Dal libro del
Dalai Lama, Dr. Tenzin Gyatso, premio Nobel per la Pace 1989 "L'abbraccio
del mondo - Quando scienza e spiritualità si incontrano"
Titolo originale: "The
universe in a single atom"
N.B.: sul rapporto tra razionalità scientifica e filosofia
buddhista è di grande interesse
anche il libro del Dalai Lama "Nuove
immagini dell'universo"
"La
mia fiducia nella Scienza poggia sulla convinzione che sia il Buddhismo
sia il pensiero scientifico
tentino di comprendere la realtà attraverso un'analisi
critica: se la ricerca scientifica dovesse
dimostrare
senza ombra di dubbio che alcune affermazioni del Buddhismo sono
errate,
dovremmo accettare questo fatto e abbandonarle."
"La
spiritualità deve essere arricchita dalla consapevolezza
delle scoperte scientifiche.
Se ignorassimo i progressi della Scienza, la nostra pratica spirituale
ne soffrirebbe notevolmente
e potremmo perfino diventare preda
del fondamentalismo. Ecco una delle ragioni per cui
incoraggio
i miei fratelli buddhisti a studiare la Scienza, in modo da poter
integrare le sue scoperte
all'interno della visione buddhista del mondo."
"Sia
il Buddhismo sia la Scienza condividono la fondamentale attitudine a
portare avanti una ricerca
volta
ad appurare la verità attraverso mezzi empirici e ad
abbandonare antiche
convinzioni e certezze."
"C'è
un detto, nella filosofia buddhista, secondo il quale sostenere un
punto di vista che contraddice
la realtà scredita chi lo porta avanti. Contraddire
l'evidenza empirica è una colpa ancora più grave."
"Asanga
(grande filosofo buddhista) nel IV° secolo e.v., parlava
dell'origine dell'universo nei termini
dell'origine interdipendente. Questa teoria afferma che tutte le cose
nascono e finiscono in relazione
a cause e condizioni. Asanga identifica tre condizioni base che
governano l'origine interdipendente. La prima è la
condizione della mancanza di un'intelligenza primigenia.
Asanga confuta la possibilità che l'universo sia stato
creato da un'intelligenza primigenia, deducendo che
se postuliamo una tale intelligenza questa dovrebbe trascendere
completamente sia la causa sia l'effetto.
Un essere assoluto, eterno, trascendente e non toccato dalla legge di
causalità, non potrebbe quindi
interagire con la causa e l'effetto. Dunque non sarebbe in grado
nè di iniziare qualcosa nè di terminarlo.
La seconda è
la condizione dell'impermanenza, la quale stabilisce che
le cause e le condizioni che fanno
nascere il mondo dell'origine interdipendente sono esse stesse
impermanenti e soggette al cambiamento. La terza è la
condizione della potenzialità. Questo principio
si riferisce al fatto che qualcosa non può
essere prodotto dal nulla. Piuttosto, affinchè un
particolare gruppo di cause e condizioni possa dar vita
a un particolare gruppo di effetti e conseguenze, ci deve essere un
qualche tipo di relazione naturale tra di essi.
Asanga sostiene che l'origine dell'universo debba essere compresa in
termini del principio di una catena
di cause che non necessita affatto di un'intelligenza superiore e
primigenia. Quindi Buddhismo e Scienza
condividono una forte riluttanza a postulare un essere trascendente
origine di tutte le cose.
E questo fatto non deve sorprendere, dal momento che entrambe le
tradizioni sono essenzialmente
non teistiche nei loro orientamenti filosofici."
"Nel
Buddhismo non si postula nulla di simile a un'anima peculiare agli
esseri umani. Dalla prospettiva
della coscienza, la differenza tra umani e animali è solo
questione di differenti livelli."
"Ritengo
che la teoria darwiniana dell'evoluzione, arricchita dai contributi
della moderna genetica,
ci fornisca una coerente spiegazione dell'evolversi della vita umana
sulla Terra."
"Una
delle emozioni più forti che abbia mai sperimentato fu
destata da una fotografia della Terra ripresa
dallo spazio. L'immagine di un pianeta blu fluttuante nel cosmo mi
convinse ancor più che siamo tutti parte
della medesima famiglia che divide la stessa piccola casa. Compresi
quanto futili fossero gli attaccamenti
alle differenze che ci dividono. Da questa prospettiva si
può sentire la fragilità, la
vulnerabilità
del nostro pianeta e anche quanto piccola sia la sua orbita schiacciata
tra Venere e Marte nell'immensità
dello spazio infinito. Se non ci preoccupiamo di questa
casa, cos'altro dovremmo fare?"