Aforismi sull'Alpinismo Aforismi sull'Alpinismo scelti da Bruno Moretti Turri IK2WQA

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Il ’68 non è stato inutile:
“Le due candidate presentate nel 1964 (Bianca Di Beaco, Silvia Metzeltin) provocarono un’incredibile
reazione che oserei definire di panico, che si concluse nel 1966 con l’espressione da parte
dell’Assemblea Generale del CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) di un esplicito veto
alla partecipazione femminile.
[…] nel 1977 un’altra Assemblea Generale del CAAI […] il veto viene abolito. […]
E nel 1978 sono state ammesse due donne al CAAI.”
Silvia Metzeltin Buscaini, una delle migliori alpiniste italiane,
prima donna Accademica del CAAI,

nell’appendice al libro di Cicely Williams “Donne in cordata”, 1978
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«Il padre spirituale dell’arrampicata libera (free-climbing) e del concetto di “by fair means”
(con mezzi leali) applicato a questo sport è Paul Preuß (Paul Preuss) […]
Oggi come oggi il pensiero di base resta il rotpunkt di Kurt Albert: per la progressione sfruttare
solo la struttura naturale della roccia, da capocordata, senza usare la catena delle protezioni
se non per la sicurezza della progressione stessa.
[…] E’ la situazione stessa a far risaltare ciò che è indiscutibile da un punto di vista sportivo rispetto
a ciò che può essere qualificato come “bad style”.
A nessuno oggi verrebbe in mente di trapanarsi una via al Cerro Torre, come fece Cesare Maestri.
Sarebbe tutto l’ambiente a punirlo pesantemente con il massimo disprezzo.»

Stefan Glowacz, alpinista e free-climber, On the rocks
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“Gli ultimi metri non mi sembrano neppure difficili, arrivo su un’ampia piattaforma,
intorno a me non vedo più niente, è proprio la cima!
Le diciassette e quarantacinque del 13 gennaio 1974: sono sulla vetta del Cerro Torre!”
Casimiro Ferrari, primo uomo a mettere piede sul “fungo” sommitale di ghiaccio,
cioè sulla vera vetta,
del Cerro Torre, "urlo pietrificato" della Patagonia.
(N.B.:il "trapanatore" Cesare Maestri nel 1970 si era fermato sotto al “fungo”).

Prima assoluta alla vetta del Cerro Torre: Casimiro Ferrari “Miro”, Mario Conti “Zenin”,
Daniele Chiappa “Ciapìn”, Giuseppe Negri “Pino”, tutti membri dei Ragni di Lecco.
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“Il mio motto era «lotta alla pagliacciata del trapano». […] Gli italiani chiamano il più recente
grado di sviluppo dell’alpinismo “alpinismo del trapano”. Non c’è espressione migliore per definire
il tarlo distruttore che si è insinuato nell’alpinismo. Quando mi chiesero che cosa avessi da dire
contro il chiodo a pressione, potei esprimermi solo in modo positivo:
[…] può essere usato anche da persone che non hanno mai arrampicato;
aiuta a procedere dappertutto; serve anche ad appendere i quadri su una parete di cemento;
dà un apporto all’alpinismo: ne favorisce il tramonto.”

Reinhold Messner, Siebter Grad (ed. it.: Settimo grado), 1973

“Chi si attacca alla bombola dell’ossigeno degrada l’Everest al ruolo di un seimila. […]
Everest by fair means, Everest con mezzi leali, è la dimensione umana che m’interessa.”

Reinhold Messner, Everest: Expedition zum Endpunkt (ed. it.: Everest), 1978

“O ci si dice «bene, ho vissuto la mia vita, proseguirò sui binari consueti», e si comincia a morire,
oppure, a metà della propria vita, si riconosce l’entusiasmo come possibilità di gioco.
Ci si infervora per un’idea, si rischia, si mette di nuovo a repentaglio la propria vita ogni giorno,
e fino alle estreme conseguenze.”

Reinhold Messner, Wettlauf zum Gipfel (ed. it.: Corsa alla vetta), 1986
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“Siamo in cima e riceviamo scariche elettriche come se fossimo seduti sulla sedia elettrica.
Non appena mi alzo, qualcosa mi trapassa il cervello. Fiamme azzurre [fuochi di Sant’Elmo]
guizzano dalle rocce. Sulle Alpi ho sperimentato bufere di questa portata,
ma mai scariche elettriche così persistenti.”

Hans Kammerlander sulla vetta del Dhaulagiri (8.167 m) con Reinhold Messner
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“Fuochi di Sant’Elmo in cresta! Fuori dai coglioni la ferramenta! Subito! O siamo fritti!”
Un minuto dopo osservando la picozza fusa da un fulmine:
“Stracazzo che straculo! Se l’avessi avuta ancora in mano…”
Bruno Moretti Turri a Francesca Alliata sulla cresta di Peutérey del Monte Bianco
(ripetuta in altra occasione)

“Vento a oltre 150 Km/h, visibiltà 3 metri, fuochi di Sant’Elmo dalle rocce e fulmini a tutto spiano.
Dietro-front, vaffanculo la vetta e la Dea del Turchese, salviamo la ghirba!”
Bruno Moretti Turri a quota 8.130 metri sulla calotta sommitale
del Cho Oyu, 8.211 m (Tibet, Himalaya) salito in solitaria dal versante W


“E adesso, una bella canna di marijuana columbiana! Me la merito!”
Bruno Moretti Turri sulla vetta del Chimborazo, 6.310 m (Ande, Ecuador),
dopo aver aperto in solitaria una nuova via sulla parete SE
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“Nell’arrampicata il muscolo più forte è il nostro cervello.”
Wolfgang Güllich, alpinista e free-climber
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“Intanto nella mia mente fra tutti i pensieri, i ricordi che scorrono rapidamente e si accavallano fra loro,
uno ingigantisce accompagnato da visioni paurose: l’anticipazione della nostra miseranda fine. […]

Ad un tratto mi sorprendo a gridare: «No, non voglio morire! Non devo morire!
Lino [Lacedelli]! Achille [Compagnoni]! Non potete non sentirci! Aiutateci! Maledetti!»

Walter Bonatti sul K2, 1954.
Soltanto diversi decenni più tardi la verità di Walter Bonatti verrà riconosciuta
dal CAI
e smentite le menzogne di Lino Lacedelli, Achille Compagnoni e Ardito Desio
che hanno puerilmente infangato l’impresa  italiana sul K2 / Chogori.
Vedi: Walter Bonatti, K2 la verità
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