La fucilazione di Benito Mussolini
 
   
Michele Moretti, il partigiano comunista "Pietro Gatti" (1908-1995)
commissario politico della 52a Brigata Garibaldi "Luigi Clerici"

Vedi anche
Dichiarazione del CLNAI sulla fucilazione di Mussolini e dei suoi complici

Dal libro del giornalista varesino e storico dell'antifascismo Franco Giannantoni
"Gianna" e "Neri": vita e morte di due partigiani comunisti

Storia di un "tradimento" tra la fucilazione di Mussolini e l'oro di Dongo

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Mussolini e la Petacci cadranno a Giulino di Mezzegra per mano di Michele Moretti "Pietro Gatti"

e NON del "colonnello Valerio" [Walter Audisio, partigiano comunista,
esponente della segreteria del Comando generale del CVL, Corpo Volontari della Libertà].


L'ordine di morte era stato intimato da "Valerio".
Improvviso, secco come una frustata, per i due prigionieri certamente inatteso.
"Al muro!", aveva urlato il responsabile della missione.
Mussolini e la Petacci avevano allora compiuto qualche passo all'indietro, rivolgendo sempre
il loro sguardo a "Valerio". Una manciata di secondi ancora e poi questi, imbracciato il mitra americano,
aveva premuto il grilletto ma la raffica non era partita. L'arma si era inceppata con un rumore sordo. (...)

L'uomo designato per l'atto estremo contro il duce del fascismo e la sua compagna,
il grigio ragioniere piemontese, si era mostrato alla prova dei fatti impreparato, impacciato. (...)
"Pietro, Pietro, Pietro..." era stato il grido di "Valerio" e di "Guido"
preoccupati di vedersi sfuggire di mano una situazione che si era fatta drammatica.

"Guido" [Aldo Lampredi, partigiano comunista, collaboratore di "Gallo" Luigi Longo al Comando
generale del CLNAI-CVL di Milano], sino a quel momento era apparso freddo, distaccato,
quasi assente davanti ad un evento che sembrava non lo riguardasse.

"Pietro", lontano una ventina di metri, aveva intuito cosa stava succedendo.
Non aveva sentito la raffica del mitra, si era insospettito, più volte aveva lanciato lo sguardo
in direzione della villa (villino Belmonte) cogliendo il maldestro movimento di "Valerio".

La designazione di "Pietro" da parte di "Francesco" [Pietro Terzi, ispettore della Delegazione
Lombardia Brigate d'Assalto Garibaldi, Comandante della 52a Brigata Garibaldi "Luigi Clerici",
responsabile militare del triangolo Como-Erba-Lecco, Commissario di Guerra della Piazza di Dongo]

per quella fase operativa si stava dimostrando determinante.
L'uomo era spigoloso, chiuso, ma audace, sempre disponibile.
Quando si era trovato a pochi passi da Mussolini e dalla Petacci aveva fatto fuoco in corsa,
senza attendere ordini, certo di non sbagliare.
Dal "Mas" 7,65 [mitra francese Mas calibro 7,65 modello '38 matricola 20.830]
era partita una sventagliata da destra a sinistra che aveva falciato entrambi i prigionieri
con una traiettoria dal basso verso l'alto per il dislivello delle posizioni. (...)
Erano le 16.10 del 28 aprile 1945.

Appunti di "Riccardo" Oreste Gementi, comandante della Piazza di Como del CVL:
«Infatti, "Sandrino" [Guglielmo Cantoni, partigiano della 52a Brigata Garibaldi "Luigi Clerici"]
e "Lino" [Siro Rosi, commissario politico della 90a Brigata Garibaldi "Elio Zampiero"]
che furono i custodi della coppia tra il 27 e 28 aprile, presenti all'esecuzione,
venuti al Comando il I° maggio, mi precisarono che dopo la dichiarazione di "Valerio"
"In nome del popolo italiano ecc." il mitra di "Valerio" si inceppò e "Pietro" (Michele Moretti)
che si trovava al suo fianco col mitra spianato, fece partire la scarica mortale.»


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