MASI (PD): terra d'origine dei Previero

INTRODUZIONE: LA MASI DEL 2000

 BREVE STORIA DI MASI

 MASI E I PREVIERO

 

LA MASI DEL 2000 

Il territorio della moderna Masi, oggi quasi anonimo e ignaro del proprio passato, ha invece origini antichissime. Chi arriva ai giorni nostri nel piccolo Comune ha l'idea immediata di un centro giovane e senza storia, residenziale ed appartato. Sembra quasi una ricca periferia industriale di una qualche città del Nord. Non una vera strada di passaggio pedonale, non una classica piazza con gli anziani ai tavolini. Durante l'inverno la pianura che circonda le case è immersa nel silenzio della nebbia: ha il fascino di una zona morta ma incredibilmente accogliente. La rotabile che arriva a Masi, uscendo da Badia Polesine e attraversando l'Adige, si ritrova in una landa desolata, dove le distruzioni dell'ultima guerra hanno ucciso per sempre il paese che fu. Sembra quasi impossibile immaginare la vita che ferveva nelle stradine del borgo scomparso, nell'antica chiesa parrocchiale in riva all'Adige. Oggi, di questo tempio, non rimane più niente. La moderna Chiesa di San Bartolomeo, grande e funzionale, denuncia purtroppo tutta la modulare architettura del nostro dopoguerra. Le vie di Masi sono strade di passaggio, deserte, alcune percorse da camions. Non hanno più la fisionomia del focolare domestico, non sono più il ricettacolo di pettegolezzi paesani. Perfino il cimitero, da sempre simbolo delle generazioni passate, è per Masi una necropoli moderna e dislocata, perduta tra campi coltivati e lontana da tutto. Ville e villette si incrociano ad angolo retto, su strade grige che tagliano a scacchiera la piatta campagna della "bassa padovana".

Non sembri questa decrizione voler svalutare un centro così particolare. Anzi. Masi ha il fascino delle cose perdute, l'aspetto curato e sereno dei suoi gentili abitanti. Se delude lo storico dell'arte non può però non lasciare favorevolmente impressionato chi è in cerca delle ere più antiche. L'importante è sapere dove guardare. La Masi di oggi, silenziosa e decentrata, ha secoli di vicende alle spalle. Basta riuscire a trovarle.

 

BREVE STORIA DI MASI

Il termine "Masi" deriva, per alcuni, da una misura terriera detta "maso", per altri, da "villa mansorum", villa dei Mansi, conti provenienti all'entroterra veneziano.

Il primitivo borgo agricolo risorse dopo la disastrosa rotta dell'Adige, detta "della Cucca", che nell'anno 589 d.C. determinò l'attuale corso del fiume. Tale straripamento sconvolse tutto il territorio in questione, apportando terre paludose e malariche.

Le origini certe del comune di Masi, però, risalgono solo all'anno 952 d.C., quando Ugo di Provenza concesse ad Almerigo dei Marchesi d'Este di donare alcuni territori alla Chiesa di Santa Maria della Vangadizza (Badia Polesine). In questo atto notarile, compilato prima del Mille, appare per la prima volta il nome del territorio in oggetto.

Chi veramente diede un tempo importanza al borgo fu una comunità di frati, che verso il XII secolo fece sorgere una chiesa-convento dove ora è un capitello dedicato alla Madonna. Fino al 1945 la parrocchia di Masi prosperò in tal luogo, venendo poi distrutta dal passaggio della seconda guerra mondiale.

Situata sulla sinistra dell'Adige, Masi è stata terra di conquista nelle lotte medievali tra Comuni e ha subito il dominio e le invasioni dell'epoca. La Serenissima Repubblica di Venezia, entrando in possesso del territorio, fece poi conoscere un certo periodo di pace e prosperità.

Masi visse, in tempi immemorabili, di agricoltura e di pesca, sempre in lotta con i corsi d'acqua: l'Adige e il Fratta (detto "la Rabiosa", per le piene improvvise e devastanti). Iniziò a popolarsi e ad avere le dimensioni attuali verso la fine del Settecento.

Qualche secolo fa fu costruito un ponte in legno sull'Adige, per consentire un maggiore sviluppo dei commerci fra le terre di Padova e Rovigo (in precedenza il transito era assicurato da traghettatori privati). Questo provvidenziale ponte in legno fu distrutto dalla spaventosa rotta dell'Adige del 1882 e sostituito da uno in ferro, anch'esso destinato alla rovina per il passaggio della seconda guerra mondiale.

Masi ha dato i natali al filosofo Boaretti, allo stovigliere e ceramista Dall'Aglio, al celebre pittore Fausto Zonaro e al Vescovo di Udine Mons. Alfredo Battisti. Naturalmente non si dimentichi la stirpe dei Previero, esigua per numero ma sparsa oggi un po' dovunque!

Attualmente il comune di Masi è pregiato per i suoi vini, merlot e tokai, nonché per una moderna frutticoltura ed orticoltura. Sono presenti artigiani del mobile e imprenditori nel ramo delle confezioni.

MASI E I PREVIERO

La famiglia Previero, nonostante il passaggio dei secoli e l'inevitabile diaspora, è ancora presente nel Comune di Masi. Alcuni rami della stirpe, diversamente, risalendo il corso dell'Adige, si sono sviluppati a Verona. Altri ceppi, come quello del sottoscritto, dopo una breve permanenza a Padova sono emigrati in Toscana come profughi della Grande Guerra. Significativa anche la presenza di alcuni Previero intorno a Como, fenomeno che andrebbe oggi maggiormente indagato. Per non parlare di "misteriosi" Previero in Brasile: forse dovuti ad un omonimo cognome portoghese che niente ha a che vedere con l'Italia.

Dagli atti parrocchiali, così come da memorie tramandatesi, la famiglia Previero dimostra di aver avuto un ruolo molto particolare nella storia di Masi. La stirpe in questione, almeno dalla fine del '700, risulta aver prodotto una nutrita serie di artigiani calafati (costruttori di mulini galleggianti).

Intorno a Masi, un tempo, ondeggiavano enormi chiatte ancorate alla riva dell'Adige. Tali piattaforme erano provviste di baracche macinanti (un esemplare di tali manufatti è stato recentemente ricostruito sulle acque di un laghetto a Badia Polesine).

Volendo stabilire quindi, per i Previero, un "mestiere di famiglia", non vi è dubbio che l'arte del calafataggio è la caratteristica cercata. Tale lavoro rese i Previero famosi lungo tutto il corso dell'Adige. Fabbricare col legno una grande chiatta, erigere il sovrastante mulino, rendere la struttura impermeabile, furono atti d'un lavoro artigiano dalla sapienza secolare.

Le voci da me raccolte interrogando i vecchi di Masi, incentrate sul binomio Previero - calafataggio, risultano confermate da tanti documenti parrocchiali.

Osserviamo a tale proposito il mio albero genealogico : sia il quintisavolo Giovanni (1780-1848) sia il quadrisavolo Cipriano (1820-1900) sia il trisavolo Antonio (1843-1909) sono stati validi costruttori di mulini galleggianti.

Anni fa, nel corso di una mia visita a Masi, mi furono regalati da un artigiano alcuni enormi chiodi recuperati dalla distruzione delle chiatte sull'Adige. Sono 3 vecchi picchetti di cui si servivano i Previero per costruire i mulini galleggianti, sfidando i pericolosi gorghi del fiume. Mai un così piccolo dono fu per me pregno di tanto significato...

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