SUOR JOSEFA MENÉNDEZ E L'INFERNO


La SS. Vergine disse a Josefa: - "Tutto quello che il Signore permette che tu veda e soffra delle pene infernali, è perchè tu lo faccia sapere per la gloria del Cuore di Gesù e per la salvezza di molte anime".

4 ottobre 1922

"Oggi ho visto precipitare in inferno un gran numero di anime: credo che fossero persone del mondo. Tra esse vi era una fanciulla di quindici anni che malediceva i genitori perchè non le avevano insegnato a temere Dio, nè che c'è un inferno! Essa diceva che la sua vita, benchè così breve, era stata piena di peccati, poichè si era concesse tutte le soddisfazioni che il suo corpo e le sue passioni esigevano. Essa si accusava soprattutto di aver letto libri cattivi...

"Il demonio gridava: "Ora il mondo è a buon punto per me! ... so quale è il mezzo migliore per impadronirmi delle anime! ... quello di eccitare in loro il desiderio del piacere e quello di primeggiare..:" io la prima in tutto!"... e soprattutto niente umiltà, ma godere! Ecco ciò che mi assicura la vittoria, che le fa cadere qui in abbondanza! ".

"Intesi il demonio, a cui un'anima era sfuggita allora allora, costretto a confessare la sua impotenza: "Confusione! Confusione! ... come sfuggono tante anime? eppure erano mie... (ed enumerava i loro peccati). Lavoro senza tregua e tuttavia mi sfuggono... Ciò avviene perchè c'è qualcuno che soffre e ripara per esse! ".

5 novembre 1922

"Ho visto cadere le anime a gruppi serrati... in certi momenti è impossibile calcolarne il numero! ..."

Rimane sconvolta e insieme sfinita. "Senza un aiuto speciale non sarei più capace nè di lavorare, nè di far niente". Quella domenica, dopo una notte terribile di espiazione, le appare Nostro Signore. Josefa non può contenere il suo dolore e gli parla di quel numero incalcolabile di anime perdute per sempre. Gesù l'ascolta col volto improntato a grande tristezza: poi, dopo un istante di silenzio: - "Tu hai visto quelle che cadono, ma non hai ancora visto quelle che salgono! ". "Allora scorsi una fila interminabile di anime strette le une alle altre. Entravano in un luogo spazioso, sconfinato, pieno di luce, e si perdevano in quella immensità".

II cuore di Gesù si infiammò ed Egli disse: - "Queste anime sono quelle che hanno accettato con sottomissione la croce del mio amore e della mia volontà".

- "In quanto al tempo in cui ti faccio sperimentare i dolori dell'inferno non lo credere inutile e perduto! Il peccato è un'offesa fatta alla Maestà infinita e grida vendetta e riparazione infinita.

"Quando tu scendi nell'abisso, le tue sofferenze impediscono la perdita di molte anime, la divina Maestà le accetta in soddisfazione degli oltraggi che riceve da quelle anime e in riparazione delle pene che i loro peccati hanno meritato. Non dimenticare mai che è il mio grande amore per te e per le anime che permette queste discese! ".

3 febbraio 1923

" Questa notte non sono stata all'inferno, ma sono stata trasportata in un luogo senza luce, tranne che nel centro, dove vi era una specie di fuoco ardente e rosso. Fui stesa e legata senza che potessi fare alcun movimento. Attorno a me stavano sette od otto persone nude, il cui corpo nero veniva rischiarato solo dai riflessi del fuoco; stavano sedute e parlavano. Una diceva: "Bisogna agire con precauzione, perchè non si conosca la nostra mano, perchè altrimenti ci scoprono".

Il demonio rispondeva:

"Potete entrare col sentimento della indifferenza... sì, credo proprio che voi potete, dissimulandovi, perchè non se ne accorgano, rendere indifferenti al bene o al male queste persone e gradatamente inclinare la loro volontà verso il male. Gli altri tentateli di ambizione, che non cerchino altro che il loro interesse... l'accrescimento delle loro sostanze, senza preoccuparsi se lecitamente o no, "Quegli altri istigateli all'amore del piacere, alla sensualità! Fate che si accechino nel vizio! (Qui pronunziò parole oscene).

"Quegli altri, infine... prendeteli per il cuore... voi sapete a che cosa tende il loro cuore... andate... andate con sicurezza: fateli amare! appassionarsi! Fate bene il vostro lavoro, senza tregua e senza pietà... bisogna perdere il mondo...e che le anime non mi sfuggano!"

Gli ascoltanti rispondevano di tanto in tanto:

"Siamo i tuoi schiavi... lavoreremo senza riposo. Sì, molti ci combattono, ma noi lavoreremo giorno e notte, senza riposo... Riconosciamo la tua potenza! ".

Parlavano insieme e quello che credo fosse il demonio pronunziava parole orribili. Intesi in lontananza come un rumore di coppe e di bicchieri ed esso gridava:

"Lasciateli gozzovigliare! ... dopo, tutto ci sarà più facile! finiscano il loro banchetto, essi che amano tanto godere! ... Quella è la porta per cui entrerete! ...".

Aggiunse cose così orribili, che non si possono nè dire, nè scrivere. Poi, come sprofondandosi nel fumo, sparirono.

II demonio gridava rabbiosamente per un'anima che gli sfuggiva:

"Istigatela al timore! Fatela disperare! Ah! se essa si affida alla misericordia di quel... (e bestemmiava Nostro Signore), sono perduto! Ma no! riempitela di timore... - non lasciatela un istante e soprattutto fatela disperare! ".

Allora l'inferno fu pieno di un grido unico di rabbia quando il demonio mi cacciò fuori da quell'abisso e continuò a minacciarmi. Diceva tra le altre cose:

"E' dunque possibile? ... Sarebbe mai vero che delle deboli creature abbiano più potere di me che sono tanto forte? Ma mi nasconderò per passare inosservato... mi basta il più piccolo angolo per collocarvi una tentazione: dietro l'orecchio, nelle pagine di un libro, sotto un letto... Qualche anima non fa caso di me, ma io, io parlo, parlo... e a forza di parlare, qualche parola resta... Sì, saprò nascondermi là, dove non potrò essere scoperto"!

Tuttavia spero che anch'Egli un'altra volta avrà compassione di me: ma intanto ora la pago ben cara perché dalla notte del primo venerdì la più grande sofferenza ha sostituito il demonio, dopo avermi battuta, è scomparso e mi ha lasciata libera... Non posso esprimere ciò che ho provato nell 'anima mia quando mi sono accorta di essere viva e di poter ancora amare Dio! «Per evitare quest'inferno, quantunque abbia una gran paura di soffrire, non so che cosa sarei pronta a sopportare! Vedo chiaramente che tutti i patimenti terreni sono un nulla a paragone del dolore di non poter più amare, poiché laggiù non si respira che odio e sete della perdita delle anime».



«Domenica 19 marzo 1922, terza domenica di Quaresima. Sono nuovamente discesa in quell'abisso e mi è sembrato dimorarvi lunghi anni. Vi ho molto sofferto, ma il maggior tormento è di credermi per sempre incapace di amare N. Signore. Cosicché quando ritorno alla vita sono pazza di gioia. Mi pare di amarLo come mai L'ho amato e di essere pronta a provarglieLo con tutte le sofferenze che Egli vorrà. Mi sembra soprattutto di stimare ed amare pazzamente la mia vocazione». E, un po' più sotto aggiunge: «Quello che vedo laggiù mi dà un gran coraggio per soffrire. Comprendo il valore dei minimi sacrifici. Gesù li raccoglie e se ne serve per salvare anime. Accecamento grande è quello di evitare la sofferenza, anche nelle cose più piccole, poiché, oltre ad essere molto preziosa per noi, serve a preservare molte anime da così grandi tormenti».

«Quando arrivo in quel luogo - scrive domenica 26 marzo - odo grida di rabbia e di gioia satanica perché un'anima di più viene a sprofondarsi tra i tormenti... In quel momento non ho più coscienza di essere scesa altre volte nell'inferno: mi sembra sempre che sia la prima volta e mi sembra di esservi per l'eternità, ciò che mi fa tanto soffrire, poiché ricordo che conoscevo ed amavo Nostro Signore... che ero religiosa... che Dio mi aveva fatto grandi grazie e dato numerosi mezzi per salvarmi. Che cosa ho dunque fatto per perdere tanti beni?... Perché sono stata così cieca?... Ed ora non c'è più rimedio... Mi ricordo pure delle mie comunioni, del mio noviziato. Ma ciò che mi tormenta di più è il ricordo che amavo tanto il Cuore di Gesù! Lo conoscevo ed era tutto il mio tesoro... Non vivevo che per Lui... Come vivere ora senza di Lui?... senza amarLo?... circondata da tante bestemmie e da tanto odio? «L'anima mia rimane oppressa e schiantata a tal segno da non potersi esprimere perché è indicibile».

Spesso anche assiste agli sforzi accaniti del demonio e dei suoi satelliti per strappare alla misericordia divina qualche anima che Dio è sul punto di conquistare. Si direbbe che, nei disegni di Dio, le sue sofferenze siano il riscatto di quelle povere anime, che le dovranno la grazia vittoriosa dell'ultimo istante.

«Il demonio -scrive giovedì 30 marzo- è più furioso che mai perché vuole perdere tre anime. Ha gridato rabbiosamente agli altri: «- Che non sfuggano!... se ne vanno... su! su! tenete fermo!». «Udivo grida di rabbia che rispondevano di lontano». Per due o tre giorni consecutivi Josefa fu testimone di questa lotta. «Ho supplicato Nostro Signore di fare di me tutto ciò che vorrà perché quelle anime non vadano perdute -scrive di ritorno dall'abisso sabato 10 aprile. - Mi sono rivolta anche verso la Madonna che m'infonde una gran pace, perché mi sento disposta a soffrire qualsiasi cosa per salvarle. Credo che Ella non permettera al demonio di riportare vittoria». Il 2 aprile, domenica di Passione, scrive nuovamente: «Il demonio gridava: «- Non lasciatele andare... State attenti a tutto quello che può turbarle... che non sfuggano!.. fate in modo che si disperino...» «Era una confusione orribile di grida e di bestemmie. Improvvisamente, emettendo urla di rabbia, gridò: «- Poco importa! Me ne restano ancora due! Togliete loro la fiducia!». «Compresi che una di quelle anime gli era sfuggita per sempre!». «- Presto, presto! - ruggiva; - che le altre due non vi sfuggano! Afferratele... che si disperino! Presto... ci scappano!». «Allora nell'inferno si udì un digrignare di denti e con un furore indescrivibile il demonio ruggì: «- Oh, potenza... potenza di questò Dio!... che ha più forza di me... Me ne resta una; e quella non me la lascerò scappare!...». «L'inferno non fu più che un grido solo di bestemmia, confusione di gemiti e di lamenti. Compresi che quelle anime si erano salvate! Il mio cuore ne fu pieno di gioia, benché nell'impossibilità di fare un solo atto di amore...

Tuttavia non provo quell'odio verso Dio che hanno le anime infelici che mi circondano, e quando le odo bestemmiare e maledire, ne sento un tale dolore che sopporterei qualsiasi patimento perché Dio non sia così offeso e oltraggiato. Soltanto ho paura di diventare anch'io, col tempo, come quegli altri. Ciò mi tortura, perché ricordo quanto L'ho amato e quanto era buono verso di me!

«Ho molto sofferto - continua - specialmente in questi ultimi giorni. Sentivo come un rivolo di fuoco passarmi dalla gola e attraversarmi tutto il corpo, mentre avevo la persona stretta tra assi infuocate, come ho già detto altra volta. Mi sembra allora sentirmi uscire gli occhi dall'orbita come se fossero strappati, i nervi stirati; il corpo piegato in due non può muoversi e un odore fetido invade tutto. E tuttavia questo è nulla in paragone di quello che prova l'anima che conoscendo la bontà di Dio si trova obbligata ad odiarlo, sofferenza tanto più grande se essa lo ha molto amato».

NOTA: Questo intollerabile odore avvolgeva Josefa al termine di queste discese all'inferno, come pure nei rapimenti e nelle persecuzioni diaboliche: odore di zolfo e di carne putrida e bruciata, che restava percepibile attorno a lei, dicono i testimoni, per lo spazio di un quarto d'ora o mezz 'ora: essa però ne serbava molto più lunga.




L'INFERNO DELLE ANIME CONSACRATE

4 settembre 1922

L'inferno delle anime consacrate è spaventoso, Josefa vi si crede immersa e vede in un lampo tutta la sua vita: Grazie, colpe, aiuti,... la confusione è terribile.

Come nelle precedenti discese in inferno, Josefa non accusa in sè alcun peccato che abbia potuto condurla a tale sventura. Nostro Signore vuole soltanto che ella ne provi le conseguenze come se fossero meritate:

"In un istante mi trovai in inferno, ma senza esservi trascinata come le altre volte. L'anima vi si precipita da se stessa, vi si getta come se desiderasse sparire dalla vista di Dio per poterLo odiare e maledire.

"L'anima mia si lasciò cadere in un abisso di cui non si poteva vedere il fondo perchè è immenso! ... Subito udii altre anime rallegrarsi vedendomi negli stessi tormenti. E' già un gran martirio udire quelle terribili grida, ma credo non vi sia tormento da paragonare alla sete di maledizione che invade l'anima; e più si maledice, più questa sete aumenta! Non avevo mai provato questo tormento. Altre volte l'anima mia era rimasta affranta dal dolore udendo quelle orribili bestemmie, pur non potendo produrre alcun atto d'amore. Ma oggi era tutto il contrario!

"Ho visto l'inferno come sempre: i lunghi corridoi, gli antri, il fuoco.... ho inteso le stesse anime gridare e bestemmiare, poichè, anche se non si vedono forme corporali, i tormenti straziano come se i corpi fossero presenti e le anime si riconoscono. E gridano: "Olà, eccoti quaggiù! Tu, come noi! Eravamo libere di fare e non fare i voti... ma adesso! ...".

E maledicevano i voti.

"Allora fui spinta in una nicchia di fuoco e schiacciata come tra piastre scottanti, e come se dei ferri e delle punte aguzze arroventate s'infiggessero nel mio corpo! ". Quindi Josefa espone i molteplici tormenti che non risparmiano alcun membro: "Ho sentito come se si volesse, senza riuscirvi, strapparmi la lingua, cosa che mi riduceva agli estremi, con un atroce dolore. Gli occhi mi sembravano uscir dall'orbita, credo a causa del fuoco che li bruciava orrendamente. Non c'è neppure un'unghia che non soffra un orribile tormento. Non si può ne muovere un dito per cercare sollievo, nè cambiare posizione; il corpo è come compresso e piegato in due. Le orecchie sono stordite dalle grida confuse che non cessano un solo istante. Un odore nauseabondo e ripugnante asfissia e invade tutto, come se si bruciasse carne in putrefazione con pece e zolfo.... una miscela che non può essere paragonata a cosa alcuna del mondo.

"Tutto questo l'ho provato come le altre volte, e sebbene questi tormenti siano terribili, sarebbero un nulla se l'anima non soffrisse. Ma essa soffre in un modo indicibile. Fino ad ora, quando discendevo in inferno, soffrivo intensamente perchè credevo di essere uscita dalla religione, e di essere perciò dannata. Ma questa volta, no! Ero in inferno col segno speciale di religiosa, di un'anima che ha conosciuto ed amato il Suo Dio, e vedevo altre anime di religiosi e religiose che portavano lo stesso segno. Non saprei dire da che cosa si riconoscevano: forse dai particolari insulti che i demoni e i dannati scagliavano contro di loro. Anche molti sacerdoti erano là! e non posso spiegare che cosa sia stata questa sofferenza, assai diversa da quella che ho provato altre volte, poichè, se è terribile la pena di un'anima del mondo, è poca cosa in confronto di quella dell'anima religiosa. Senza posa, queste tre parole: Povertà, Castità, Obbedienza, si stampano nell'anima come un rimorso struggente.

"Alcune anime maledicevano la vocazione che avevano ricevuta ed a cui non avevano corrisposto... la vocazione che avevano perduta, perchè non si sentivano di vivere sconosciute e mortificate...

"Vidi molti sacerdoti, religiosi, religiose che maledicevano i voti, il loro Ordine, i loro superiori e tutto quello che avrebbe dovuto dar loro la luce e la grazia che avevano perduta...

"Ho visto anche dei prelati... Uno tra essi, si accusava di aver adoperato illegittimamente i beni che non gli appartenevano...

"Alcuni sacerdoti maledicevano la loro lingua che aveva consacrato, le loro dita che avevano sostenuto Nostro Signore, le assoluzioni che avevano impartite, senza saper salvare se stessi... l'occasione che li aveva precipitati nell'inferno...

"Un sacerdote diceva: Ho mangiato veleno, mi sono servito del denaro che non mi apparteneva..." e si accusava di aver adoperato il denaro delle offerte per Messe che non aveva celebrate.

"Un altro diceva che apparteneva ad una società segreta nella quale aveva tradito la Chiesa e la religione, e che per aver denaro aveva facilitato orribili sacrilegi e profanazioni". Un altro diceva che si era dannato per aver assistito a spettacoli profani dopo i quali non avrebbe dovuto celebrare la Messa... e che era vissuto così per sette anni! ...









L'INFERNO






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