il Rimino Sottovoce 2021

Rimini 1921, il santo manganello
ANNIVERSARI


Sono storie politiche locali del 1920-21, e riguardano le uccisioni di Secondo Clementoni a San Lorenzino (Riccione), e del dott. Carlo Bosi a San Marino.
Clementoni era un possidente di 44 anni. Mentre si reca alla fiera di Cattolica, domenica 2 giugno 1920 è fatto segno ad un colpo d'arma da fuoco a bruciapelo. L'11 maggio 1921, alla vigilia della consultazione elettorale del 15, il dott. Carlo Bosi è ferito nel territorio di San Marino. Muore il 14, dopo una straziante agonia. Bosi era un semplice simpatizzante del fascio. Il 19 maggio 1921 Luigi Platania, pluridecorato al valor militare, mutilato di guerra, è ucciso alla stazione ferroviaria di Rimini, dove lavorava come guardasala. Per la sua morte è arrestato Guerrino Amati. Nel '23, del delitto si assume la responsabilità Carlo Ciavatti, che non poteva essere l'autore del fatto: alcuni testimoni, la sera del 19 maggio, lo avevano visto al cinema Fulgor. Nel '24, Ciavatti è condannato a 20 anni di carcere: ne sconta 14.
Il delitto Platania incendia gli animi. "L'Ausa" del 21 maggio 1921 scrive: "Abbiamo sempre deprecato dalla nostra città il sorgere del fascismo, riconoscendo per altro che, ove esso è sorto, è frutto di violenze subìte e di provocazioni continuate". Prima di quel fattaccio, il giornale cattolico aveva scritto: "Oggi i provocatori ed i violenti sono due: questi e quelli per noi… pari sono". Questi sono i fascisti, quelli i socialisti (7.5.1921). "L'Ausa" nel novembre del '19 è stata dura: "Le oppressioni selvagge e vigliacche dei socialisti non si contano più. Con questi degenerati bisogna tornare al medio evo ed instaurare la legge del taglione" (8.11.1919). Non più la legge dello Stato s'invocava, ma la ritorsione, la rappresaglia.
Il 23 aprile 1921, alla vigilia della costituzione del fascio cittadino, "L'Ausa" in un articolo firmato G. (don Garattoni?), incensa il "santo manganello": "La violenza fascista… ha portato realmente un grande bene alla Nazione, purificando l'aria dai pestiferi bacilli rossi". Sino al 6 ottobre 1923 il giornale si definisce "Periodico popolare", cioè è l'organo del partito sturziano. Dal 1° gennaio 1922 non è più direttore don Luigi Del Monte, ma firma come gerente responsabile Silvestro Genestreti. Ufficialmente non appare che don Garattoni diriga il giornale.
Il 27 maggio 1922 sul medesimo foglio si legge: "Il Resto del Carlino, con gran lusso di particolari annuncia le dimissioni del Can. D. Garattoni da Direttore dell'Ausa. Ci teniamo a dichiarare che il soggetto in parola non è mai stato Direttore del nostro periodico, a meno che non lo sia diventato per autogenerazione, forse allo scopo di mostrarsi tale davanti agli occhiali fumosi di qualche compiacente liberale, o di qualche socio del Casino Civico". Il 3 giugno "L'Ausa" annuncia le dimissioni di don Garattoni da socio del partito e da redattore del giornale. Il quale dal 13 ottobre '23 torna a definirsi "Settimanale cattolico", come organo della Giunta diocesana. In tale data il presidente della Giunta diocesana don Luigi Maria Magi (1894-1961) ne diventa direttore. Igino Righetti, il 13 dicembre '24 vi scrive che esso non è l'organo ufficiale della Diocesi ma "dei cattolici militanti del Riminese". Dal 23 maggio '25, Ferruccio Angelini firma come redattore responsabile; ma il 9 gennaio '26 è definito condirettore. Dall'11 febbraio '26 (anno in cui il giornale cessa le pubblicazioni), appare la qualifica di condirettore responsabile per Angelini, che era farmacista.
Il 1° aprile 1922 il giornale precisa che non fa suo "il giudizio sommario" pronunciato in quel pezzo sul fascismo. Che cosa sosteneva di tanto eretico l'articolo? "Non una voce di condanna si è levata da nessuno dei capi del fascismo, e l'autorità stessa, che poteva impedire certe violenze, le ha invece protette". Nel '22 il giornale cattolico prende le sue distanze dalla violenza squadrista. Riferendo della commemorazione di Platania nel primo anniversario della morte, scrive: "La manifestazione fascista, fatta eccezione di qualche bastonatura senza la quale avrebbe perduto il suo carattere di fascista, è proceduta con una certa calma e con ordine". Nello stesso numero si citano le dimissioni di don Garattoni dalla redazione.
Il 31 marzo 1921 sono diffusi manifesti annuncianti "la costituzione del fascio di combattimento a Rimini". Qualcuno li straccia. All'attacchino ne vengono sottratti cinquanta esemplari, bruciati poi in piazza Cavour. "L'Ausa" del 2 aprile, nel riportare la notizia, raccomanda la calma. Il 24 aprile il movimento fascista viene alla luce ufficialmente in piazza Cavour, in una saletta dell'albergo Leon d'oro, dopo quel primo nucleo "diciannovista". Il foglio socialista "Germinal", il 24 dicembre 1920 ha anticipato l'evento, segnalando "un gran daffare tra i figli di papà mangiasocialisti di Rimini e qualche pezzo grosso del fascismo forestiero", non esclusi alcuni reazionari di San Marino.
Alle elezioni politiche del 15 maggio 1921, nell'intero circondario riminese il primo posto resta ai socialisti con 7.256 suffragi rispetto ai 9.784 di due anni prima, mentre 2.198 voti vanno ai comunisti, e 4.560 ai popolari (ne avevano avuti 3.440 nel 1919). I repubblicani salgono da 715 a 1.308 voti, e il blocco nazionale va da 1.394 a 2.003.
I socialisti calano anche nel dato complessivo di tutta l'Italia, passando da 156 a 123 seggi; 15 li conquistano i comunisti, 107 i popolari (aumentati di 6). Il grosso di 265 seggi (sui 535 disponibili), va a liste di blocchi nazionali favoriti da Giolitti per far fronte ai due grandi partiti di massa: tra essi ci sono i 35 seggi dei fascisti ed i 10 dei nazionalisti. Giolitti, non potendo contare su di una maggioranza salda, si dimette.
Queste storie del biennio 1920-21 sono apparse su "il Ponte" nel 1993: il 17.01. ricordammo le uccisioni di Secondo Clementoni a San Lorenzino (Riccione), e del dott. Carlo Bosi a San Marino. Il 14.03.1993, il delitto Platania. Esso sono state poi riproposte nel 2020.
Antonio Montanari

Archivio.
Rimini 1900. Articoli de "il Ponte"



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