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Tre tonnellate di rifiuti per fare un anello d'oro

Secondo l'edizione 2003 del rapporto annuale sullo stato del pianeta,
l'estrazione dei metalli è una delle attività più devastanti del Pianeta
Per costruire un anello d'oro si producono circa tre tonnellate di rifiuti. Le
attività di estrazione
utilizzano
circa il 10% dell'energia complessivamente consumata, minacciano il 40% delle
foreste primarie ancora esistenti e in molti Paesi sono responsabili di oltre la
metà delle emissioni tossiche. I suoi costi sociali, ambientali e sanitari sono
tra i più alti che si conoscano. Lo denuncia l'edizione 2003 dello State of the
world, il rapporto annuale sullo stato del pianeta pubblicato ogni anno in 30
lingue dal Worldwatch Institute americano, fondato da Lester Brown. L'edizione
italiana, curata come ogni anno dal portavoce del Wwf, Gianfranco Bologna, è in
arrivo nelle librerie dai primi di aprile, edita dalle Edizioni ambiente.
Il settore minerario, denuncia il sesto capitolo del rapporto ('Chiudere le
miniere', di Payal Sampat) è ai primi posti tra le attività non sostenibili ed è
anche l'attività lavorativa più pericolosa in assoluto: in media ogni giorno
muoiono 40 minatori in qualche parte del mondo. Le attività estrattive sono
anche in cima anche alla classifica della produzione di rifiuti e di sostanze
tossiche. Negli ultimi 20 anni i minatori brasiliani hanno estratto dalle 80
alle 100 tonnellate di oro l'anno con i metodi tradizionali. Ma l'estrazione del
prezioso metallo ha provocato il rilascio di circa 100 tonnellate di mercurio
nei terreni e altrettante in atmosfera. Negli Usa queste attività sono
responsabili ogni anno dell'emissione di circa due milioni di tonnellate di
inquinanti tossici come mercurio, piombo, cadmio e cianuro.
'Esistono però alternative praticabili - si sostiene nello State of the world
2003 - che il mondo dell'industria deve considerare. Ad esempio la Danimarca ha
messo al bando l'alluminio dai contenitori di bevande, riducendo la dipendenza
dall'attività estrattiva. Le alternative esistono e si chiamano riciclo dei
metalli, ripristino e riuso dei materiali, come avviene in alcuni paesi'.
Il rapporto 2003 oscilla tra i segnali di cambiamento incoraggianti e i
fallimenti politici, come il vertice 2002 di Johannesburg sullo sviluppo
sostenibile. Ogni giorno, rileva, muoiono 5.500 bambini per malattie causate
dall'inquinamento ambientale (acqua, alimenti, aria) e la malaria toglie la vita
a 7.000 persone. I riscaldamento climatico da gas serra sta provocando lo
scioglimento dei ghiacci polari, fenomeno in grado di sollevare in meno di cento
anni i livelli dei mari fino a far saltare gli equilibri geografici ed ecologici
attuali. Le estinzioni degli uccelli, provocate dallo stesso modello di sviluppo
che minaccia il clima, provocando malattie o l'inquinamento, sono oggi 50 volte
più veloci rispetto ai ritmi di scomparsa naturale.
Tra gli elementi positivi il rapporto cita la messa al bando dei CFC (Clorofluorocarburi),
che ha ridotto le emissioni di questi gas dell'81%, la campagna di eradicazione
della poliomelite e la crescita impetuosa delle energie rinnovabili, come solare
ed eolico (oltre il 30% in paesi come Spagna, Giappone Germania). 'Le sfide che
lo stato del pianeta lancia all'uomo, dal problema demografico al degrado
ambientale, sono di proporzioni enormi ma non sono inaffrontabili - si legge nel
volume - La storia dimostra che l'umanità è capace di grandi scatti in avanti
quando la situazione lo richiede'. Fondamentale sarà, concludono i curatori del
rapporto, la capacità di abbandonare l'attuale modello di sviluppo basato solo
sui parametri della crescita economica, per abbracciare lo sviluppo sostenibile.
'E' necessario e urgente - scrive nell'introduzione Gianfranco Bologna - avviare
politiche innovative coraggiose che le conoscenze scientifiche e tecnologiche ci
consentirebbero, e capaci di futuro, come la cultura della sostenibilità
richiederebbe. Finora, di fronte a queste grandi sfide, la risposta politica ed
economica è stata assolutamente inadeguata, come ha confermato il fallimento del
summit di Johannesburg'.
corriere 31 marzo 2003