picnicbw1.jpg (22344 byte)

 

Hanno raccolto le lampade, avvolto gli oggetti. Basterebbe

un fiammifero e questa casa dalla luce di legno e dalle travi

incrociate sarebbe sterpo e tronco, fuoco di campagna.

 

La casa è ciò da cui si è tolti.

Ammaestramento

l’attesa sul ciglio dei mattoni

il pavimento così angusto:

roccia divisa e fili

di terra scardinata

l’abbandono la luce

legata alla ringhiera.

 

I bambini non hanno casa

abbassano un ripiano sul tappeto

basta l’impronta

di una grande stoviglia

e da laggiù, dalla lana e dal coccio

dall’incertezza delle forme

che trasmutano nei giochi invernali

viene il dolore che si conserverà negli anni.

 

C’è il vano della stanza più fonda

ancora la pena deriva dalla luce

dal giorno in cui qualcosa

l’ala di un uccello o il lembo

di una tenda

hanno scavato un’ombra lungo il muro

e il lume si è ritratto nella notte.

Non è il vento che annuncia il terremoto

ma gli oggetti ad avere bordi

troppo stretti troppo brevi pause

tra lo spazio e le mani

sono i tonfi, le grate d’ascensore

a battere un tempo sconosciuto

sono i polsi dei morti

che mimano ombre cinesi

di buio in buio accompagnandoci

fino all’ultimo traverso varcare.

 

Campo invernale pace

che segue una battaglia.

 

La casa può essere richiusa

sulle nostre teste distese.

 

Le sue chiavi sono

tibie

tra code

spezzate di coniglio

 

                                                 ANTONELLA ANEDDA

                                                 ( da  Residenze invernali Crocetti editore)

 

 

                                                           

                                                                home007.gif (5133 byte)   

                                                               HOME

Hosted by www.Geocities.ws

1