
Hanno raccolto le lampade, avvolto gli oggetti. Basterebbe
un fiammifero e questa casa dalla luce di legno e dalle travi
incrociate sarebbe sterpo e tronco, fuoco di campagna.
La casa è ciò da cui si è tolti.
Ammaestramento
lattesa sul ciglio dei mattoni
il pavimento così angusto:
roccia divisa e fili
di terra scardinata
labbandono la luce
legata alla ringhiera.
I bambini non hanno casa
abbassano un ripiano sul tappeto
basta limpronta
di una grande stoviglia
e da laggiù, dalla lana e dal coccio
dallincertezza delle forme
che trasmutano nei giochi invernali
viene il dolore che si conserverà negli anni.
Cè il vano della stanza più fonda
ancora la pena deriva dalla luce
dal giorno in cui qualcosa
lala di un uccello o il lembo
di una tenda
hanno scavato unombra lungo il muro
e il lume si è ritratto nella notte.
Non è il vento che annuncia il terremoto
ma gli oggetti ad avere bordi
troppo stretti troppo brevi pause
tra lo spazio e le mani
sono i tonfi, le grate dascensore
a battere un tempo sconosciuto
sono i polsi dei morti
che mimano ombre cinesi
di buio in buio accompagnandoci
fino allultimo traverso varcare.
Campo invernale pace
che segue una battaglia.
La casa può essere richiusa
sulle nostre teste distese.
Le sue chiavi sono
tibie
tra code
spezzate di coniglio
ANTONELLA ANEDDA
( da Residenze invernali Crocetti editore)