Domanda:
Ho il pene curvo. Cosa puo' essere?
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Una testimonianza di Asimov |
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Vi riporto una mia (dolorosa) esperienza personale. Non so dire se io abbia sofferto della malattia di Peyrone, non ricordo di aver sentito questo nome, ma le descrizioni combaciano. Il mio caso, a giudicare dai testi che ho appena letto, � quello di un miracolato. Vi racconto una storia a lieto fine. Oggi sto benissimo e Bonifazio (il mio amico l� sotto) � dritto come prima se non di pi�. Accadde che anni fa, io trentaduenne, cominciai ad avere erezioni *dolorose*. Cio�, quando mi diventava duro, sentivo dolore. Nessun proplema ad avere erezioni, n� allora n� prima n� oggi, per�, ragazzi, averlo duro mi faceva sentire male. Inoltre, a guardarlo era lampante che stava cominciando a curvarsi. MI sono spaventato. Ho fatto delle foto al pisello in erezione, e mi sono presentato da un andrologo fiorentino (di cui potrei fare il nome se richiesto). Con le foto ebbi l'idea giusta, perch� la curvatura si vedeva solo con il coso ritto, e farmelo diventare ritto di fronte al medico non sarebbe stato facilissimo neppure per uno con l'erezione facile come me. Il dottore vede le foto, si preoccupa, mi fa fare un'ecografia e stabilisce che si tratta di una malattia che porter� il pene a curvarsi sempre di pi�, fino a rendere impossibile i rapporti sessuali, se non mi fossi sottoposto a un intervento chirurgico (dall'esito incerto, a quanto capii). C'era una callosit� interna, nei corpi cavernosi, che progressivamente lo avrebbe incurvato. Per�, la callosit� era appena agli inizi, non si era indurita troppo... forse si poteva tentare di *scioglierla*, ammorbidirla e farla sparire con una terapia di iniezioni, senza operare. Era solo un tentativo, che con alcuni suoi pazienti era riuscito, con altri no. Si trattava per� di andare da lui prima ogni settimana, poi ogni quindici giorni, per sei mesi, a farsi fare una iniezione NEL PISELLO. Erano due medicinali diversi, che si alternavano. Non vi dico quanto fosse sgradevole la cosa. Per� mi sottoposi alla terapia. Funzion�. In capo a sei mesi la curvatura era SPARITA. L'ecografia dimostr� la completa dissoluzione della callosit�. Avevo perso un centimetro di lunghezza, ma partivo da cos� in alto che non me ne accorsi neppure (ehm). E poi, volete mettere la gioia di avere di nuovo Bonifazio ritto e diritto, eretto senza dolore ma solo con piacere? Nei sei mesi di terapia ebbi sempre rapporti regolari (salvo nei giorni dell'iniezione...). Il dottore disse che potevo ritenermi fortunato di aver preso la cosa in tempo. Il mio consiglio dunque �: chi ha qualcosa anche solo accennato, vada SUBITO da un medico e non aspetti quando � troppo tardi. |
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La Induratio Penis Plastica (IPP) o malattia di La Peyronie, dal
nome del chirurgo di Luigi XV che la scopr� nel 1743, � una
malattia del pene a causa non nota caratterizzata da una fibrosi
circoscritta della tunica albuginea, la guaina scarsamente
vascolarizzata che riveste i corpi cavernosi del pene. L�area di
fibrosi, che definiremo "placca", costituisce una limitazione alla
elasticit� della faccia del pene interessata dalla malattia durante le
erezioni determinando una curvatura verso il versante malato.
Le cause, come gi� detto, non sono note. Il riscontro frequentissimo delle placche sulla linea mediana del pene nella regione ventrale o dorsale di esso ha fatto ipotizzare a moltissimi autori gi� negli anni sessanta e poi pi� di recente che alla base del processo fisiopatologico della malattia vi siano traumi o microtraumi ripetuti nel tempo a carico del pene eretto che determinano lesioni, anche minime, di quell�area della tunica albuginea che si trova a livello del setto di separazione tra i due corpi cavernosi (setto intercavernoso). Infatti il rivestimento dei corpi cavernosi presenta fibre circolari intorno a ciascuno di essi e fibre a decorso longitudinale che li rivestono consensualmente. Sulla linea mediana queste fibre ad andamento ortogonale tra loro si incontrano nel setto intercavernoso. Un trauma a pene eretto pu� scollare questi due strati di fibre lacerandoli. A queste lacerazioni, uniche o ripetute, conseguono i normali processi riparativi dell�organismo che all�inizio producono fenomeni di infiammazione locale e, nel tempo, la formazione di una cicatrice. Questa costituisce la tipica "placca" della IPP. Col passare del tempo questi processi cicatriziali si stabilizzano, vi si depositano sali di calcio col risultato finale di placche calcifiche immodificabili, tipiche delle IPP stabilizzate. EPIDEMIOLOGIA La IPP colpisce prevalentemente uomini di mezza et�, molto pi� raramente soggetti giovani o anziani. Tale distribuzione epidemiologica viene giustificata e, allo stesso tempo, conforta l�ipotesi eziologica esposta in precedenza mettendola in relazione a due fattori: elasticit� dei tessuti e vigore sessuale.Nei giovani l�enorme elasticit� dei tessuti � in grado di assorbire il traumatismo intrinseco dei movimenti coitali; negli anziani assistiamo a una notevole riduzione della elasticit� dei tessuti a cui per� si accompagna anche una notevole riduzione di "energia" durante i rapporti sessuali. E� nella V-VI decade di vita che, pur mantenendosi un elevato stress meccanico a carico del pene eretto durante il coito, i tessuti penieni perdono pi� o meno gradualmente e pi� o meno velocemente la loro elasticit�.Devine e coll. nel 1992 riportano il riscontro quasi esclusivo della IPP nella razza bianca (rari casi tra i neri e nessuno tra gli orientali). SINTOMATOLOGIA E DECORSO
La malattia nel 50% dei casi ha esordio improvviso e nell�altro 50% dei casi
esordio insidioso e lento nel tempo. Anche questa differente modalit� di
presentazione del quadro sintomatologico viene ad essere in accordo con l�ipotesi
eziologica che abbiamo riportato. Infatti un paziente su due ha ricordo del trauma
penieno accompagnato da vivo dolore durato da pochi minuti a qualche giorno
intercorso circa 1-4 settimane prima dell�insorgenza della curvatura. L�altra met�
dei pazienti non ricorda invece un evento traumatico preciso. Nel primo caso �
probabile che il trauma abbia provocato una lacerazione sufficientemente
importante da essere corredata da dolore e impotenza funzionale pi� o meno
lunga, nel secondo caso probabilmente una serie di ripetuti microtraumi sono alla
base della malattia.
Comunque insorga, la malattia conclamata si manifesta con una fase acuta e una
fase di stabilizzazione. Nella fase di acuzie, che come abbiamo visto pu�
insorgere immediatamente dopo un trauma o dopo un periodo variabile di
tempo, il paziente lamenta dolore spontaneo o all�erezione e curvatura del pene in
erezione e, meno frequentemente, anche in stato di flaccidit�.
E� questa la fase in cui va effettuata la terapia. A questa fase infatti consegue,
dopo un periodo di 12-18 mesi, necessari all�organizzazione cicatriziale della
placca, la fase di stabilizzazione in cui i processi infiammatori sono risolti e
residua una placca calcifica inattaccabile dalla terapia. E' dunque fondamentale
aggredire la malattia con la terapia idonea nella fase acuta, quella in cui
l�infiammazione e i processi cicatriziali sono ancora in atto, per ridurre la
formazione della cicatrice e il deposito dei sali di calcio. Alla malattia di La
Peyronie pu� associarsi un deficit erettile sia perch� il dolore e la curvatura, con
il conseguente dolore alla penetrazione per entrambi i partner, hanno sull'attivit�
sessuale un importante effetto psicologico negativo, sia perch� le modificazioni
dei tessuti penieni che sono alla base della possibile causa dell'IPP concidono con
quelle che concorrono al determinismo delle disfunzioni erettili organiche. Ci
sentiamo quindi di affermare, in accordo con moltissimi altri Autori, che la IPP
di per s� non � causa di disfunzioni erettili ma spesso precede e/o si comporta da
concausa di alcune forme di deficit erettivo organico o psicogeno.
DIAGNOSI
Va posta il pi� precocemente possibile.
Molti Autori hanno proposto diversi protocolli diagnostici con l'utilizzo delle pi�
svariate metodiche. Noi ci sentiamo di affermare che la diagnosi di IPP si fa con
4 semplici modalit�:
TERAPIA
Il primo atto terapeutico � senza medicine o strumenti.
Il colloquio, chiaro e sereno, tra specialista e paziente, meglio ancora se
accompagnato dalla partner, � il primo momento della terapia. Enfatizziamo la
presenza della partner al colloquio per il ruolo che riveste la coppia, come
elemento unitario, nella evoluzione della malattia e, soprattutto, nella scelta della
strategia terapeutica. Un pene curvo infatti pu� essere altrettanto doloroso per il
paziente che per la partner col risultato che spesso l'evitamento del rapporto
sessuale diviene una scelta forzata di entrambi.
Nella fase acuta della malattia, la terapia viene effettuata con farmaci
somministrati per via orale o per via locale (infiltrazioni o ionoforesi), talvolta
associata a terapia fisica (laser, ultrasonoterapia, radioterapia).
La terapia chirurgica, con interventi di semplice raddrizzamento dell�asta, di
escissione della placca e apposizione di patch in materiale sintetico o autologo
(lembi di mucosa prelevati al paziente stesso) o interventi di impianto di protesi
peniene per i rari casi di deficit erettile irreversibile, a nostro giudizio va riservata
a quei pazienti che, a causa della curvatura o del deficit erettile, non possono
avere rapporti sessuali (o li hanno con particolare difficolt�) e li desiderino. Va
da se che, quando la lesione � ormai stabilizzata, l�unica opzione terapeutica
efficace resta la chirurgia, con le varianti sopra elencate, risultanto assolutamente
inefficace ogni forma di approccio terapeutico farmacologico o fisico.
Inoltre ... Diagnosi e terapia delle malformazioni peniene |