Anonimo
DON SCULACCIABUCHI
Poesia satirico/goliardica - Scipioni
Collana Curiosit�
Prima edizione 1994
brossurato - 68 pagine - lire 4.000

"Il processo a Sculacciabuchi" � uno dei testi pi� noti (e senz'altro pi� diverenti) della poesia goliardica. Si dice che autore ne fosse un certo Rosati, poi divenuto Ministro della Giustizia in un governo giolittiano, quando ancora era studente in Giurisprudenza. Nato nei primi anni del secolo appunto nel contesto universitario fiorentino il poemetto � godibile universalmente proprio perch� dissacra il sapere giuridico e il principio di autorit� mettendosi al servizio della pi� gioviale e popolaresca provocazione. L'introduzione di Felice Scipioni (il quale ha collazionato le varie versioni del testo, giungendo a definire una non scientifica edizione critica) vuole mettere in relazione questa composizione con i Carmina Burana, le poesie dell'Aretino, i sonetti del Belli. Sicuramente le convergenze ci sono, e finanche i rimandi a uno stesso spirito di ludica trivialit�. Tuttavia "Don Sculacciabuchi" � principalmente l'espressione di una voglia di ridere al di fuori degli schemi imposti dall'etica e dalla morale, in nome di una estrema sboccatezza che rompe tutti gli argini. La pedofilia e l'omosessualit� di un certo clero, che vengono certo denunciati nel poemetto, non sono secondo me il bersaglio principale dell'autore n� dei fruitori mossi al riso: pi� che i preti che cercano bambini da traviare o si portano a letto le monache o le mogli dei parrocchiani, viene messa alla berlina la concezione del sesso come tab�. La trama del poemetto � semplice: si tratta di un processo a un sacerdote accusato di aver sodomizzato un ragazzino:
"Si discute dell'atto criminale / di don Sculacciabuchi da San Rocco /
imputato di aver, con arte magistrale / attirato un giovanetto sciocco, /
e avergli messo in culo dieci dita / di grossa fava, lucida e forbita".
Questo � l'inizio, si immagini il seguito. L'accusa e la difesa si combattono davanti al giudice con variet� di argomenti, e alla fine il prete verr� assolto grazie alla "gran legge del Menga". Che tutti conosciamo.


Giobbe Covatta
SESSO? FAI DA TE!
Umorismo - Zelig Editore
Collana Hellzapoppin
Prima edizione 1995
brossurato - 150 pagine - lire 18.000

E' il terzo libro di Giobbe Covatta, il cui acquisto era indispensabile dopo l'esilarante lettura del primo, "Parola di Giobbe". Il secondo, "Pancreas", invece aveva deluso, ma c'erano i margini per dare a Covatta la terza possibilit�. In effetti, il comico si � in parte riscattato, anche se non � riuscito comunque a uguagliare il s� stesso della prima volta. Che cos'� che va e che non va in "Sesso? Fai da te!" � presto detto: si tratta di testi che sarebbero divertentissimi se li udissimo recitati dallo stesso Covatta sottoforma di monologhi teatrali, mentre perdono molto smalto in forma scritta. Sentire il comico che legge qualche sua pagina al "Maurizio Costanzo Show" fa davvero sbellicare; leggerlo per conto proprio al massimo fa sorridere, e neppure sempre. Questo � il punto. Sono da cabaret molte battutacce fatte apposta per essere dette in compagnia, sono da cabaret i continui riferimenti a personaggi dell'attualit� e della cronaca (che faranno invecchiare il libro molto rapidamente). Un testo destinato a figurare in biblioteca dovrebbe invece cercare di sublimare i suoi contenuti, portarli su un piano pi� letterario e universale, soprattutto non contingente. Covatta � qui di nuovo "tradotto", come in passato, da Paola Cantella: la misteriosa collaboratrice d� forma di libro alle sue elucubrazioni, essendo il comico, evidentemente, non in grado di reggere da solo il peso della stesura di un testo che a lui viene detto piuttosto che scritto, a maggior sostegno della nostra tesi di partenza circa la cabarettisticit� del suo umorismo. Comunque sia, "Sesso? Fai da te!" � quel che � e non altro, per cui esaminiamone la struttura. L'autore finge di voler fare un corso di educazione sessuale a beneficio di giovani lettori, e su questa falsariga spiega a modo suo le differenze fra i sessi, lo sviluppo puberale, le tecniche della seduzione, le pratiche amorose, le varianti e le perversioni, la contraccezione e le malattie. Qua e l� ci sono battute fulminanti, come "il reggicalze � un accessorio che, come sanno bene gli uomini, non tiene su soltanto le calze"; ma spesso le battute riescono a malapena ad allargare i lati della bocca. Nel complesso, comunque, il testo � sufficientemente divertente e ha il pregio di poter essere riletto a casaccio: cio�, aprendo una pagina a caso, vi si potranno trovare battute e giochi di parole a volte gustosi. Ma � un pregio? Un vero umorista dovrebbe cercare di costruire un suo libro su qualcosa di pi� di un susseguirsi di battute fatte per essere lette al bar dalle cricche di giovani. Ci vorrebbe una trama. Speriamo nel prossimo successo di Covatta, ma dubitando del fatto che un cabarettista possa riuscire a emulare Wodehouse. 


Gisella, Bernardino Zapponi, Leone Frollo
LA VITA E' UN LAMPO
Romanzo autobiografico / Memorie - Glenat Italia
Prima edizione 1990
cartonato - lire 35.000

"Gisella � una signora alta e ben piantata, che abita (o abitava) in una piccola via del vecchio centro di Roma; l'appartamento � ordinato e confortevole, senza quella polverosa paccottiglia kitsch, tipica del gusto delle ex-prostitute. Ha accettato volentieri (in cambio di un certo peculio), di raccontarmi la sua vita; cos�, per alcune mattinate, sono andato a trovarla, munito di registratore. Mi offriva il caff�. Una ragazza sua ospite si intravedeva sullo sfondo, intenta a varie attivit�, la pi� importante delle quali costituiva (suppongo) il sostentamento suo e di Gisella. Ma era molto discreta, indifferente direi; badava ai fatti suoi, riceva i visitatori, li accudiva, li congedava, tutto in un silenzio quasi monacale. Gisella raccontava disordinatamente, e ho faticato un po' a sistemare in forma di romanzo i suoi caotici frammenti. Molte cose sono rimaste fuori, altre le ho arrangiate a modo mio. Ho rispettato per� al massimo il tono discorsivo, comprese frasi e locuzioni di tipo gergale o dialettale. Credo che Giselle approverebbe la mia elaborazione: ma non la legger�. Ormai legge solo la Settimana Enigmistica ". Cos� Bernardino Zapponi nella sua breve prefazione che ben rende il senso di tutto il libro. Gisella, il cui vero nome � Domenica, o Mim�, racconta di anni lontani in cui in Italia erano ancora aperte le case di tolleranza e le ragazze vi si recavano per fare la "quindicina", riuscendo a guadagnare in poco tempo i soldi necessari per aprire un'attivit� o comprarsi la casa. Molte, per�, non erano in grado di gestire il denaro, o erano sfruttate, o erano allettate dal miraggio di altri soldi, e non riuscivano mai a uscire dal giro. Del resto, anche le case di tolleranza erano di vari livelli: nel primo in cui entra Gisella, per esempio, regnano la pulizia, l'igiene, le buone maniere e il rispetto delle regole. Pi� avanti negli anni, Gisella scende la scala dei bordelli fino a "esercitare" nel Sud in certi casini dove i clienti pagano in natura con caciotte o polli. Il racconto di Gisella, reso efficacemente da Zapponi, � colloquiale e non c'� traccia di costruzione romanzesca: tutto � narrato in prima persona e si ha l'impressione di ascoltare il racconto dalla stessa Mim�. La lettura incuriosisce, ma certo non c'� pretesa di valore letterario nella narrazione. A tratti il racconto � eccitante, a volte sconcertante, sempre divertente. Pi� che il racconto delle assurde richieste erotiche dei clienti pi� strani, mi ha stupito il continuo riferimento ai preti, che sembra frequentassero con assiduit� i bordelli. Quando si arriva al giorno della chiusura delle case chiuse per colpa della legge Merlin, viene davvero da chiedersi se sia stato un bene oppure un male. Almeno, nei bordelli di un certo livello, le ragazze venivano controllare da dei medici, erano tutelate e protette perfino con affetto dalle maitresse. Dopo la chiusura dei casini, la prostituzione � continuata per le strade, senza garanzia alcuna. Bench� il racconto di Gisella sia quasi tutto incentrato sulla sua carriera di prostituta, � interessante seguirla in certi passaggi in cui la sua vita anche sentimentale sembra sul punto di prendere il volo verso lidi migliori, ma poi c'� sempre qualcuno o qualcosa che la riporta alla vendita del proprio corpo. Con questo, Mim� non sembra pentita e anzi traspare un certo divertimento nel racconto, come se tutto sommato della vita potesse tirare un bilancio positivo. A illustrare il libro, di grande formato e con sovraccoperta, bei disegni di Leone Frollo (che per� sono troppo sofisticati ed eleganti in confronto alla materia narrata: Frollo idealizza e sublima la vita del bordello, Gisella la racconta in modo pi� quotidiano).  


Mariane Alcaforado - Milo Manara
LETTERE DI UNA MONACA PORTOGHESE
Illustrazione - Nuages
Prima edizione 1997
brossurato - 66 pagine - lire 35.000

Si legge nei risvolti di copertina: "Fu Mariane, religiosa a Beja, tra l'Estremadura e l'Andalusia, entrata in convento a dodici anni, diventata badessa nel 1709 che, abbandonata dall'amante il conte di Chamilly scrisse le cinque lettere? O fu piuttosto Gabriel-Joseph de Lavargne conte di Guilleragues, nobile guascone alla corte di Luigi XIV, uomo colto e di illustri frequentazioni, noto nel mondo letterario per i suoi brevi componimenti poetici? Forse addirittura aiutato dall'amico Racine? Gi� alla loro apparizione, nel 1669, le Lettere ottennero un successo folgorante, tale da renderle una moda, un genere letterario. Il loro contenuto avrebbe scatenato uno dei pi� controversi casi editoriali di tutti i tempi. Non tutti infatti vollero credere alla storia della povera suora che si strugge d'amore e, nello stesso anno della pubblicazione, ci fu qualcuno che avanz� i primi dubbi". Il motivo del successo delle Lettere mi �, francamente, oscuro. Si tratta di testi in cui non si raccontano fatti, privi di erotismo, solo trasudanti di lamenti per un amore perduto e pieni di accenni a sospiri, pianti, lamenti, lacrime versate da parte di una donna abbandonata. Forse fu considerato particolarmente conturbante il fatto che a scrivere fosse (nella finzione o nella realt�) una monaca, ma � vero o non � vero che nel Seicento il vestire l'abito religioso era pi� o meno una professione o un destino non pi� duro di altri, e che dunque era abbastanza comune che anche frati e suore avessero una loro vita sessuale? Per assurdo, la cosa potrebbe scandalizzare pi� adesso in cui certe pratiche sembrano del tutto bandite dai conventi. In ogni caso, i testi, fortunatamente brevi, sono oltremodo noiosi, anche se non privi di un garbo letterario che serve per� solo ad annoiare ancora di pi�, privando le lettere dell'immediatezza che avrebbero avuto se fossero stati scritti in un tono pi� colloquiale e spontaneo. Ma non � certo la parte letteraria quella per cui le edizioni Nuages hanno pubblicato questo libro. Il testo serve solo a incorniciare sei illustrazioni di Milo Manara. Illustrazioni stupende, bellissime, va detto. Stampate su carta ad altra grammatura, riprodotte in modo eccellente, peraltro in copie numerate (la mia � la 1268 su 4000), si tratta di disegni loro s� conturbanti, che aggiungono malizia a un testo che non ne ha affatto. E del resto, Manara renderebbe malizioso anche "Sussi e Biribissi".


Pierre Louys
PICCOLE SCENE AMOROSE
Narrativa erotica - ES
Prima edizione febbraio 1998
Collana Biblioteca dell'Eros
Traduzione di Nico Mieli
brossurato - 146 pagine - lire 25.000

Si legge nella Nota all'Edizione: "La prima edizione di Douze douzains de dialogues ou Petites sc�nes amoureuses apparve anonima, senza indicazione di logo n� di data e fu stampata in soli cento esemplari. Il piccolo libro si presentava sotto forma di un volumetto in foglio, che riproduceva in facsimile il manoscritto di Louys ed era corredato da undici acqueforti colorate. Sul dorso della cartella contenente i fogli era scritto: P.L. Petites sc�nes amoureises. L'edizione fu pubblicata nel 1927, dal libraio Robert T�lin. Successivamente questi dialoghi furono pi� volte ristampati sotto titoli diversi. La nostra edizione segue il testo e la disposizione dell'edizione originale". Da notare c'� che alcuni dei dialoghi sono datati ("Il terzo capezzolo", per esempio, � del 23 settembre 1894). Louys � anche l'autore del Piccolo galateo erotico per fanciulle, e si vede. Le sue scenette amorose hanno la stessa perversa eppure leggiadra malizia di quegli osceni eppure divertentissimi suggerimenti. Qui, brevissimi testi composti esclusivamente di dialoghi, quasi fossero stati concepiti per venire recitati a due voci, sono divisi per argomento: dialoghi di fanciulle nude, di masturbate, di masturbatrici, di leccatrici, di fallofore, di vampire, di appassionate, di inculate, di cagatrici, di pisciatrici, di madri e di bambini. Come si pu� capire solo dall'elenco delle sezioni, Louys non ha remore di sorta e affronta con assoluta levit� anche la descrizione di pratiche erotiche estreme come il pissing o la coprofagia. Se lo pu� permettere perch� riesce a non mostrare morbosit� psicopatologica in quel che descrive, ma al contrario completo abbandono all'estasi dei sensi da parte di una umanit� (in massima parte femminile) naturalmente e ludicamente dedita alla ricerca del piacere, senza nessun senso del peccato e del torbido. Le fanciulle di Louys si mostrano, toccano, si fanno toccare, baciano, si fanno baciare come se non fossero venute al mondo per fare solo quello, per dare e ricevere godimento.Un esempio? L'ottavo dialogo fra masturbate.
"Sei proprio gentile, Simone, a ospitarmi nel tuo letto... Ma non vorrei scandalizzarti".
"E come?"
"Non posso addormentarmi senza... senza..."
"Ah! Sei stata proprio cortese a dirmelo. Io l'avrei fatto senza confessartelo".
"Ah! Tu pure?... Ma tutto il letto trema, sappilo, quando io lo faccio. Per questo ho preferito avvertirti...".


Lidia Ravera - Marco Lombardo Radice
PORCI CON LE ALI
Narrativa erotica - Arnoldo Mondadori Editore
Prima edizione I Miti aprile 1996
brossurato - 210 pagine - lire 5.900

Un classico degli Anni Settanta, opportunamente ristampato: "La restituzione di un pezzo di passato a chi non lo conosce e a chi non c'era, ma anche un documento restituito a chi c'era". Sandro Veronesi, citato in quarta di copertina, commenta: "Credo che la prima cosa a cui ciascuno pensa quando gli si nomina Porci con le ali sia il se stesso di allora, com'era, che cosa faceva". Verissimo. Anch'io lessi il romanzo, quando usc�, e tutti lo fecero, della mia et� e pi� grandi, e mi parvero sconvolgenti le parti in cui i protagonisti facevano sesso, soprattutto le pagine della sodomia. Perch� io sentivo Rocco e Antonia miei coetanei, e cercavo anch'io una ragazza con cui fare l'amore. A distanza di tempo, trovo che siano valide ancora oggi le parti in cui si descrivono i rapporti interpersonali, l'incontro e la relazione tormentata fra i protagonisti che vengono da esperienze diverse, e soprattutto le contrapposizioni fra ci� che pensa lei e ci� che pensa lui, i diversi punti di vista durante il sesso. Molto invecchiate, invece, le pagine in cui si parla di politica e si ricostruisce un clima giovanile che, per fortuna, non c'� pi�. Assemblea, collettivi, dibattiti, droga, cortei, scioperi, proteste, frasi fatte e slogan. Per questo ritengo Porci con le ali un piccolo capolavoro di letteratura erotica pi� che un libro generazionale o politico. Eccezionale il primo capitolo, con i due protagonisti che, separatamente, inseguono entrambi pensieri erotici per masturbarsi. Va notato che all'epoca i due autori, Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice (quest'ultimo prematuramente scomparso), non firmarono il romanzo, che comparve come scritto da Rocco e Antonia. 


Francesca Ferreri Luna
SINGOLA VENTOTTENNE
romanzo erotico - Club degli Editori
Prima edizione novebre 1997
Collana Pizzo Nero
cartonato - 260 pagine - p.n.i.

"Singola ventittenne, con marito noioso e pedante corrisponderebbe preferibilmente con coppie e singole". Questo il testo che Francesca pubblica su una rubrica di "incontri". Fra tutti quanti le hanno risposto, l'autrice - cos� ci dice nella sua introduzione - ha raccolto le corrispondenze pi� interessanti. Resta il dubbio (non risolto) se si tratti di invenzioni o di lettere autentiche. Sulla copertina del libro c'� scritto "romanzo", ma poi nell'introduzione la scrittrice si firma con il suo nome vero e non con uno fittizio e lascia intendere che sia tutto autentico. Come se Francesca Ferreri Luna abbia voluto fare una sorta di inchiesta giornalistica con un falso annuncio. Oppure anche l'annuncio � vero e la Ferreri Luna ha davvero un marito noioso e pedante? Non � chiaro. D'altra parte i sei corrispondenti selezionati sono abbastanza variegati e ben delineati anche nell'antipatia che alcuni suscitano, e raffigurano un quadro di umanit� piuttosto convincente, dunque potrebbero essere veri. Per� � innegabile che tutti scrivono in modo letterario, senza sgrammaticature n� strafalcioni, e allora viene da pensare che si tratta di invenzioni, a meno che le lettere originali non siano state riviste e corrette dalla Ferreri Luna. L'ipotesi dell'invenzione � comunque avvalorata da altri particolari, come l'avvertenza che dice: "I romanzi della collana Pizzo Nero sono frutto di fantasie sessuali. Nella vita reale l'Editore consiglia di praticare sempre il sesso sicuro". La serie "Pizzo Nero" promette storie erotiche scritte da donne per donne: "Solo le donne possono infrangere tutti i tab� senza colpa, con leggerezza. Per puro amore del godimento e del piacere". Vere o finte che siano, le lettere sono state scritte dai seguenti corrispondenti: Paolo (un omosessuale poco convinto, che cerca amori femminili senza troppa fortuna, complice anche una strana impotenza che lo coglie in certi momenti - un tipo noioso, comunque); Federico (dirigente d'azienda, sposato ma sempre fuori casa per lavoro, puttaniere, uomo un po' deluso dal tipo di vita che fa); Floriano (50 anni, giornalista, uomo volgare e turpiloquante); Alessandro (un giovane che poi coinvolge nella corrispondenza la sua ragazza Roberta); Andrea (studente bisesessuale, fidanzato con Anna ma con rapporti omosex); Valeria e Fausto (una coppia dalle variegate esperienze erotiche). Francesca Ferreri Luna non ci mostra le sue lettere, ma solo le risposte degli altri. Si capisce che lei ha posto delle regole accettate dai corrispondenti (solo Floriano cerca di infrangerle), prima delle quali l'impegno a non cercare di incontrarla di persona. Si capisce anche che, con l'approfondirsi della conoscenza reciproca, lei invia prima delle sue foto, poi addirittura una videocassetta in cui la si vede toccarsi. Inoltre, � evidente l'invito ai corrispondenti ad accontare le proprie esperienze erotiche, e loro lo fanno offrendo alla fine al lettore un panorama piuttosto variegato di ricordi che vanno dalle esperienze scolastiche a quelle omosessuali a storie pi� complicate. Alcune sgradevoli, altre eccitanti. Ma saranno vere o saranno false? altri). La donna racconta di sue prodezze sessuali del passato, come la rapida fellatio praticata da giovanissima al padre sconvolto e colto di sorpresa in modo da poter ottenere la libert� di uscire la sera a proprio piacimento, fino al vero e proprio sequestro di un minorenne di colore, pur consenziente, da tenere in casa per sottoporlo alle pi� strane pratiche. Il tutto narrato con una scrittura alta e letteraria, ma senza che questa sia messa al servizio di una trama e un approfondimento psicologico dei personaggi.

 

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