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 THE   MECCA  * Tiffanys Ballroom,  Blackpool *

"Un Raggio di Soul" is simply great !  A site where to which you will want to return. Sure ! "  Angie Goodman (Mail On Sunday)

 

Il "Mecca"  - locale  considerato, all'epoca, per fighetti  sorge, per un curioso destino, in una delle località più working class dell'intero Regno Unito : Blackpool, città dove - si racconta -  "l'odore di fritto degli ambulanti sul lungomare a volte ti stordisce" e dove l'Amministrazione comunale ha speso, nell'ultimo trentennio, l'impossibile per illuminare quanto più possibile il "seafront" ("La gente vuole questo, giusto o sbagliato che sia.  In pochi amano il teatro o altre cose troppo sofisticate; in compenso tutti vanno orgogliosi di queste luci sfavillanti, di questi neon multicolori ... Di notte Blackpool diventa "wonderland",  ammette il Sindaco )

La città ha, inoltre, una particolare struttura : in essa manca un vero e proprio "centro", e la vita (uffici e negozi più importanti) si svolge per lo più nelle strade parallele al lungomare (promenade).  Quasi naturale, perciò, che il "Mecca" -  uno dei locali di punta di Blackpool -  sorgesse in una posizione di pregio e strategica : cioè in una  di quelle vie parallele al lungomare (precisamente in Central Drive)  a metà strada tra esso e l'ipotetico centro città.

In questo scenario, fatto di pub strapieni e sale da bingo lungo il "Golden Mile" ( la passeggiata della città - che però non è esattamente un miglio, come dice il nome -  il posto dove da sempre c'è la più alta densità di slot-machine della Gran Bretagna)  apre nel 1965 un locale -  la " Tiffanys Ballroom&quuot;, chiamata "The Mecca" dalla gente del posto  -  che si vanta nelle inserzioni pubblicitarie di essere un night club di alto livello : l'ingresso è permesso solo indossando giacca e cravatta, le risse non vengono minimamente tollerate ; la conseguenza è che i teenagers si contano sulle dita di una mano "Una volta provai ad entrare per dare un'occhiata - raccontava un giovane  - e al bar ordinai "scotch and coke" : lo pagai 42 pence, mentre a Wolverhampton lo pagavo, al massimo, 19 pence !!"

Fino alla fine degli anni Sessanta, quindi, la clientela dell'enorme sala da ballo di Blackpool (3500 posti totali e diverse piste da ballo) è piuttosto selezionata e si accontenta di assistere tranquillamente ai molti concerti pop dal vivo che vengono proposti con regolarità ogni Sabato sera; il tutto finchè - nei primi anni Settanta - la direzione del locale, incuriosita dal successo riscosso da locali come il "Twisted Wheel" ed il "Torch", prova ad attirare un pò di gioventù a Blackpool usando la consolidata formula dell' allnighter di rare soul.   Per questi avvenimenti viene completamente messa a disposizione una sala al piano superiore, che si affaccia sulla pista principale. Da allora in poi, in quel posto (la pista al piano superiore si chiamava - proprio per il fatto di essere in alto - "Highland Room"; riprendendo il nome dalle alture scozzesi, poste a Nord del Regno Unito.) si suonerà esclusivamente quel genere che appassiona i giovani cultori di black music   : il Northern Soul.

Uno dei primi dj ad essere assunto è un giovanotto diciassettenne di Blackpool -  figlio di uno dei più ricchi commercianti del posto -  Ian Levine : un fanatico di musica soul con una collezione impressionante per un giovane della sua età ("Ho iniziato a collezionare quei dischi nel 1966. Avevo 13 anni quando andavo ancora a scuola...") 

Una delle cause che contribuisce a fare del giovanissimo Ian una vera e propria autorità deriva, oltre che dalla notevole disponibilità economica, soprattutto dal fatto che il ragazzo appena può, passa - prima con i genitori, in seguito da solo -  qualche settimana in America (in un periodo dove non c'erano "low fares" nè "last minute" e le trasvolate erano dispendiosissime) cercando dischi rari nei magazzini di dischi e nei più sperduti negozi degli States.  Il risultato di quei raid sono veri e propri sacchi e bauli pieni di vinili (addirittura un' estate ritorna a Blackpool con oltre 4000 singoli !) che con il tempo divengono inestimabili. 

Per essere sicuro di non fallire, il proprietario - qualche tempo dopo -  chiama a mettere i dischi anche il dj di punta dell' ex-"Torch" : Colin Curtis, contando sul fatto che la folla di seguaci che ogni Sabato aveva macinato molte miglia per andarlo a sentire a Stoke-on-Trent non avrebbe esitato a seguirlo anche qualche chilometro più a Nord.

In breve a Blackpool vengono passate selezioni che nessun altro locale può proporre; "obscurities" di alto livello, reclamizzate da un passaparola sempre più massiccio che presto richiama al "Mecca" una folla sterminata di giovani ansiosi di sentire quelle vere e proprie gemme scovate in anonimi "junk shops" americani.   

I primissimi anni Settanta, e specialmente il 1972, sono gli anni del "boom" : chi ama sentire nuovi pezzi soul non ha scelta, il "Mecca" è una tappa obbligatoria per l'allnighter del Sabato, tanto più che in quella gigantesca ballroom non c'è alcun problema nell'ospitare grandi concerti dal vivo -  quali, ad esempio, quelli di Edwin Starr, dei "The Miracles" e molti altri -  ed i problemi di ordine pubblico e di calca che si registrano altrove, a Blackpool  non si verificano.

      

           

   "We have records nobody else in the Country has"

  

 

Le cose cambiano nel 1973, quando pochi chilometri di distanza iniziano gli allnighter a Wigan.

In breve la concorrenza del "Casino" si fa quasi insostenibile per i ragazzi di Blackpool, dal momento che il club di Wigan ha dalla sua due fattori determinanti : la quasi completa assenza di restrizioni (sia come abbigliamento che come comportamento) all'ingresso, che - soprattutto -  il permesso di restare aperto fino al mattino seguente, mentre il "Mecca", essendo un regolare night club, deve chiudere i battenti alle 2 della notte.  Fin troppo chiaro, quindi, che le sensazionali  chicche scovate da Ian Levine in anni e anni di ricerche in America fossero destinate soccombere di fronte ad una concorrenza che, oltre ad essere ugualmente ben fornita di rare grooves,  poteva farsi forte di ben 6 ore in più di musica e (s)ballo.

In breve ne viene fuori una velata competizione, anche se all'inizio i due locali, intrattengono buoni rapporti ( testimoniati dal fatto che i due dj, Curtis e Levine, vengono invitati  a mettere i dischi a Wigan ) la clientela, inoltre, è praticamente la stessa, dal momento che la tendenza dominante, tra i soulboys, è quella di iniziare il weekend a Blackpool e poi, dopo le 2, mettersi in autostrada per essere alle 3 al "Casino" e ballare fino alla mattina successiva.

Quando, però, l'esplosione del "Casino" diviene praticamente inarrestabile, è il "Mecca", più di ogni altro locale, a soffrirne.  A Blackpool provano di riguadagnare il terreno perduto proponendo degli alldayers, in modo da aggirare il problema della licenza, ma sebbene la qualità delle selezioni sia sempre altissima, questi appuntamenti di mezzogiorno (12 a.m. - 12 p.m.) non riescono a reggere il confronto con il fascino di un allnighters : l'appuntamento principale della settimana, il raduno del sabato sera che raduna davvero ragazzi e collezionisti da tutto il Paese.

In breve Ian Levine, consapevole di dover fare qualcosa di eccezionale per riportare il proprio nome e quello del "Mecca" ai fasti di un tempo,  dà al locale una svolta epocale : decide che alla "Highland Room" non si sarebbe più suonato solo northern soul, ma che, da allora in poi, la politica del locale sarebbe stata quella di favorire l'ascesa del "soul contemporaneo" : quello venato di funky, quello cioè più recente (modern) ma ugualmente soulful e coinvolgente.

Pertanto, durante una serata (inizi del 1974) Ian Levine annuncia improvvisamente al microfono che "It's time to move forward" e per un'ora e  mezza smette di passare brani Sixties, iniziando a mettere per un bel pezzo solo modern. La settimana seguente quell'ora e mezza di modern raddoppia.  In men che non si dica la voce di questa novità arriva a tutti i soul lovers del Nord dell'Inghilterra.

La mossa suscita scalpore.

Molti ragazzi si rifiutano di ritornare al "Mecca", ritenendo imperdonabile la concessione di spazio a brani che non fossero strettamente "60s stompers" preferendo il "Casino Club", contemporaneamente da Blackpool partono commenti poco diplomatici nei confronti del club di Wigan, accusato di proporre musica preistorica. Pronte arrivano le risposte dal "Casino", dove lo staff dice senza mezzi termini che il "Mecca" si regge solo grazie alla musica commerciale (fatto che non pare vero, dal momento che quando - nel momento di maggior fortuna del Casino - il manager cercò di risollevare le sorti del locale insistendo per suonare successi commerciali, Ian Levine lasciò per alcuni mesi il "Mecca")  l'unico fattore che avrebbe evitato una triste chiusura anticipata del locale.  Levine e soci controbattono immediatamente che se avessero avuto la licenza per restare aperti tutta la notte non ci sarebbe stato confronto ..... e così via,  in un susseguirsi di frecciatine e di polemiche (addirittura parte una campagna chiamata "Levine must go" volta non solo screditare, ma quasi a "demonizzare" l'operato del dj di Blackpool)  che portano la clientela dei due locali a dividersi in maniera piuttosto netta.   La frattura diviene talmente netta che la leggenda dice che non solo la clientela dei due locali fosse diversa come abbigliamento (a Blackpool decisamente meno casual) ma che addirittura si sarebbe potuto riconoscere un soulboy legato all'uno o all'altro locale ... dal modo di ballare (!).

Gli stessi magazines musicali del periodo alimentano la "rivalità", non credendo ai propri occhi nel vedere una così netta divisione già bella e pronta (cioè una polemica ad effetto da sbattere in prima pagina) e così tanto avvincente.  Logico, perciò, che molti giornalisti musicali contribuissero a tenere vivo il teatrino della divisione Wigan / Blackpool  facendo leva su una diversa politica musicale tra i due club che andava differenziandosi ogni giorno di più.  Addirittura Colin Curtis - che aveva una invidiabile collezione "tradizionale" - in breve inizia a proporre lunghe selezioni modern, affermando sulle riviste musicali  :"Il nostro successo deriva dal fatto di proporre sempre le ultimissime novità, il ritorno al passato va bene, ma non possiamo fossilizzarci solo sui suoni dei primi anni Sessanta : la gente vuole sentire anche brani più recenti e noi l'abbiamo capito prima di altri". Affermando poi di non sentirsi toccato dalle  molte critiche dei puristi del northern Soul :  " Molta gente ci critica per partito preso, senza essere mai stata al "Mecca".... If they come, listen and then criticise us, we'll pay attention"  

 

                     

Ian Levine        

 

Il "Mecca", pertanto, inizia ad abbandonare la strada conosciuta e diviene in breve famoso per brani come "It Really Hurts Me Girl" (Carstairs), che diventa l'inno del locale ("Quando l'ho messo per la prima volta in molti mi chiesero se, per caso, fossi impazzito" ricorda Ian Levine) , nonchè per pezzi decisamente più nuovi e più lenti di quelli ascoltabili al "Casino", quali  : "Seven Day Lover" (James Fountain),  "Don't You Care Anymore" (Jody Mathis), "Cashing In" (Voices of East harlem), "On The Real Side" (a proposito : a Wigan affermavano di averlo suonato loro per la prima volta , Levine ne rivendica da sempre la scoperta),  fino ad arrivare a proporre anche brani al limite della "disco".

In breve la divisione tra il "Mecca" ed il "Casino" diviene così tanto accentuata che si creano due tipi di audience completamente diverso e non interscambiabile tra loro.  Alla fine del 1974 il "Mecca" ha ormai quasi completamente abbandonato  i suoni 60s e l'unico punto di contatto tra i due club che si dividono il popolo dei soul lovers risiede nel fatto di proporre entrambi diverse rarità dal valore stratosferico. Levine, in particolare, non abbandona le proprie ricerche e pur essendosi orientato decisamente al modern riesce a scovare negli Stati Uniti assolute rarità.  Come se non bastasse inizia egli stesso a produrre dei dischi che - cantati anche da artisti bianchi - riescono a riprodurre le tipiche atmosfere dei brani Northern Soul. 

Pertanto Ian Levine - sempre più deciso ad andare oltre quello che era il ruolo classico del dj -  intraprende in modo "professionale" anche la carriera di produttore, scrivendo insieme a Danny Leake moltissimi brani (a tutt'oggi se ne contano circa 800) di stampo "Northern Soul", molti dei quali  (ironia della sorte)  finiscono per spopolare al "Casino Club".  Tra i più conosciuti vanno citati "Doomsday" e "Weak Spot" di Evelyn Thomas,  " Your Magic Put A Spell On Me" di L.J. Johnson, "24Hours A Day" di Barbara Pennington , "Reaching For The Best"  degli Exciters, quasi tutti registrati a New York dove molto spesso Levine si recava per incidere i propri lavori.  

Tutti brani di successo, ma niente, veramente niente in confronto al mare di dollari che Ian Levine riuscirà a fare nei primi anni Novanta, quando decide di co-produrre i brani della prima boy-band moderna : i famigerati "Take That

Ritornando al discorso principale ... che fine ha fatto il "Mecca" ?  Ebbene, l'enorme pista da ballo è stata riempita con piste da bowling  ( "Le bowling shoes che a volte usavo per venire a ballare  - dice un soul fan della città -   per alcuni anni le ho rimesse, sempre al Mecca ... ma per giocare veramente a bowling ! Qui in UK il bowling è sempre stato di moda, ma ultimamente è riesploso come non mai. Blackpool, poi, è la capitale riconosciuta di questo gioco; ci sono una infinità di sale per gli appassionati.  Ritornando al "Mecca", devo dire che ultimamente, però, quelle pista da bowling sono state tolte . Ma non so cosa hanno intenzione di farci adesso col locale...." ). Ora - dopo lo smantellamento della sala da bowling -  il destino del locale è in mano alla Amministrazione cittadina che non ha ancora deciso il da farsi.  Alcune voci dicono che uno dei progetti del Sindaco sia quello di aprire lì il terzo casinò cittadino.  Davvero il colmo : il Mecca che diventa "Casino" !  Sarebbe l'ennesimo smacco per quell'orda di patiti di modern soul che mai hanno rinunciato a dire " Wigan Casino ?  Oh no ...  Mecca is the best ! "    

 

                                                                                            i n d i e t r o

 

 

 

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