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  O' JAYS

"Chi sarà stato dei cinque la mente che partoriva 'sti nomi schifosi ?"

 

La storia degli O'Jays inizia quando due ragazzini, Eddie Levert (16 Giugno 1942) e il suo compagno di banco Walter Williams (25 Agosto 1942), danno vita ad un duo gospel in una parrocchia di Canton, in Ohio (tra Cleeveland e Pittsburgh).    A quindici anni decidono di unirsi ad altri tre compagni di classe che, a loro volta, cantano in sltri cori gospel della città.  Tra i banchi della McKinley High School di Canton si forma, così, un quintetto ( Levert e Williams più William Powell, Bobby Massey e Bill Isles) che decide di chiamarsi inizialmente "The Emeralds" (gli Smeraldi) ma che poi cambia il proprio nome in "The Mascots (1959) e poi ancora in "The Miracles" (1960).

In questo primo periodo, però, la loro ricerca pare più rivolta a trovare un nome decente piuttosto che a farsi notare da qualche discografico, se  è vero che il loro impegno come cantanti non viene ripagato dal benchè minimo successo.     I primi brani di un certo rilievo li registrano nel 1961 per la "King Records" di Cincinnati, ma proprio quando sembrano perdersi come centinaia di altri gruppi della zona, i loro brani esplodono nella zona di Cleeveland (poche miglia più a Nord) dove un rinomato dj del posto - Eddie O'Jay - sta passando in continuazioni i loro brani,  che trova decisamente interessanti.     

L'amicizia tra il gruppo di giovani ed il dj nasce immediatamente, ed è lo stesso Eddie a parlare di loro ad un famoso produttore di Detroit : Don Davis.    I ragazzi sono talmente grati a quel dj di Cleeveland che ne approfittano per cambiare nome per l'ennesima volta : andranno a Detroit e tenteranno di sfondare con il nome "O'Jays".

   

                                                     Love Train (1973)          

Ma il successo non arriva subito, il loro primo singolo (1961) inciso per la "DACO records" (il nome deriva da DAvis e COleman. Coleman era il cognome della famiglia in società con Don Davis; in quella famiglia c'era anche Thelma Coleman, che sarà la prima moglie di Berry Gordy) resta praticamente indifferente al pubblico, cos' come i singoli registrati - sempre a Detroit - per la "Apollo records" .                                        

Siamo nel 1962, ed i cinque decidono, perciò, di tentare il tutto per tutto andando a Los Angeles e cercando miglior fortuna nella "Little Star" la casa discografica di H.B. Barnum, che li mette sotto contratto affidando loro, più che altro, parti di back up [ in questa vesta si erano guadagnati già una discreta fama accompagnando Linda Jones nei brani "That's when I'll stop loving You"  e ""I'll be sweater". Tra le loro collaborazioni ci sono, tra l'altro, anche quelle con Nat King Cole e le "Ronettes" ]  Le cose, stavolta, sembrano andare per il meglio, dal momento che il singolo che registrano a Los Angeles, cioè "How does It feel" riscuote un buon successo in tutta la West Coast, tanto che la piccola casa discografica non riesce a soddisfare tutte le richieste di dischi.                                                                 

Poco tempo dopo la "Little Star" confluisce nella più grande "Imperial" (che ha sotto contratto grandi artisti come Fats Domino) sempre di los Angeles, e con questa casa discografica gli O'Jays si legheranno per diversi anni.                          

Alla "Imperial" registrano, nel 1963 il loro primo successo, "Lonely drifter" un brano che li vede lontano dalle origini gospel, alle prese con un pezzo dove cantano accompagnati dal suono di onde e gabbiani.  Il brano entra nella Top100 e sebbene sia, in quella classifica. quasi ultimo, fa sì che l 'America cominci a conoscere i cinque di Canton.   Nello stesso anno, invece, l'altro singolo "Stand tall" , su cui tutti credono, non riesce a sfondare, anche se - qualche anno dopo - diventerà una gemma northern soul ("Per anni siamo stati quasi sconosciuti in Europa e ci hanno detto che quando i primi dj inglesi cominciarono a sentire i nostri pezzi - firmati O'Jays - dicevano : " Sono forti quei ragazzi. Chi sono ? Dal nome dovrebbero essere irlandesi ")                                                                                                             

Le vere hit arrivano dal 1965 in poi, quando, grazie ad una innovativa cover del pezzo di Benny Spellman, "Lipstick traces", entrano per la prima volta nella Top50, mentre l'anno seguente toccano il numero 12 della R&B chart con la ballata "Stand in for love".         Nel 1966 la "Imperial" viene assorbita dalla "Liberty records", la quale sarà poi assorbita dalla "Minit".  Alla "Minit" registrano quello che sarà un altro successo northern, la mitica "Working on your case".                                                                                                                  

Nel frattempo (1965) Bill Isles, al termine del contratto che legava i cinque alla "Minit", decide di lasciare il gruppo : dopo sei anni il gruppo subisce il primo cambiamento di formazione.

  

                 

 

Il 1967 inizia con il quartetto che firma un contratto per la "Bell records".          Il brano-simbolo di questo periodo è "I'll be sweater tommorrow" che tocca il numero 8 della R&B chart; viene poi registrato anche il pazzo northern "I dig your act" , ma il successo vero stenta ad arrivare, tanto che - alle soglie dei trent'anni - gli "O'Jays" cominciano a vagliare anche la possibilità di sciogliersi e di proseguire la carriera vicino casa e in forma meno impegnativa.

Vengono dissuasi, l'anno seguente, dalle proposte del duo Kenny Gamble e Leon Huff, i due managers della "Neptune"; e come spesso accade, anche in questo importantissimo incontro un ruolo importante lo gioca la sorte.    Gli O'Jays infatti si trovano a New York proprio gli stessi giorni dell'esibizione degli "Intruders", un gruppo che sta riscuotendo grande fortuna (è primo nella R&B chart con il brano "Cowboys to girls"), tanto che da Filadelfia sono partiti, per ascoltarli dal vivo, anche Gamble e Huff.          

Sono gli stessi "Intruders" - da molto tempo amici dei ragazzi di Canton - che suggeriscono ai due produttori di non perdersi lo spettacolo degli O'Jays.   I due talent-scout restano in città e vanno alla serata : basta loro un'occhiata per convincersi; qualche giorno di trattativa  e il quartetto viene messo sotto contratto (fortunatamente questa volta non scelgono di cambiare ancora nome in segno di riconoscenza) 

Sotto la guida dei due compositori/manager gli O'Jays toccheranno le vette più alte, tanto che il connubio durerà fino al 1980 ed inizierà, anche per merito loror, un nuovo capitolo per la storia della soul-music : l'era del "Philly soul".   La casa discografica di Filadelfia raggiunge il successo immediatamente, dal momento che i due produttori riescono ad ereditare  lo stile classico "Motown" - il modello è lo stile di Norman Whitfield - ma, come tratto distintivo, mettono nei propri pezzi una grande attenzione alla parte sinfonica, con un innovativo dispiegamento di archi (tanto che, tradizionalmente, il soul prodotto in quel periodo a Filadelpfia verrà definito come quello contraddistinto dal "full orchestral backing").  A tutto ciò, gli O'Jays, dal canto loro, uniscono la loro formazione vicina al doo-woop ed una grande capacità di showmen ("Sul palco eravamo uno spettacolo; sia in cinque che in quattro.  Oltre ad avere splendidi abiti di scena, facevamo molte prove per riuscire a muoverci a tempo in modo più coordinato possibile. Niente era lasciato al caso")   L'esperimento del duo Gamble&Huff riesce in pieno :  gli O'Jays e la "Neptune" registrano diversi successi, tra i quali si ricordano "One night affair" (poi rifatta da Jerry Butler), "Looky looky (look at me girl)" e "Deeper".            

Ma quando tutto sembra filare liscio, arriva qualche problema : la "Neptune" ha dei problemi con la più grande "Chess record" , che si occupa della distribuzione, ed è costretta a chiudere.    

 

 

  Eddie Levert  

 

WalterWilliams                                  

                                                                                        

I quattro - che diventano in quello stesso anno (1971) tre per l'uscita di scena di Bobby Massey, che intraprende la carriera di produttore a tempo pieno  - si trovano, pertanto, all'improvviso senza la possibilità di ricevere i vecchi pagamenti e senza la possibilità di registrare.                                                 

Vengono reclutati dalla nuova casa discografica di Gamble e Huff. la appena fondata "Philadelphia International" , che è in pratica la stessa "Neptune", ma  stavolta con le spalle coperte dalla solidissima "Columbia records" (oggi Sony).   E' il 1972 e arriva il pezzo più famoso : "Backstabbers" (ripreso recentemente anche nel film "Carlito's way". Il brano viene suonato nel club di proprietà del gangster - che sta cenando al piano superiore -  e nella scena appare  la  pista piena di giovani,  abbigliati in giacche e camicie in pieno stile 7t's , che ballano alle parole del ritornello : "They smile in your face / every time they wanna take your place : / the backstabbers / the backstabbers"  ) Gli O'Jays sono sulla bocca di tutti e il brano consacra definitivamente il trio (Levert, Williams e Powell) che arriva finalmente al numero 1 della R&B chart. Nonostante il successo di vendite, i critici non si entusiasmano troppo nei commenti : i brani dell'album - tra cui soprattutto "Love train", che raggiunge il numero 1 nel 1973 - vengono accusati di porsi in modo troppo evidente sulla scia dei successi Motown con richiami neanche troppo nascosti ai "Four Tops".

 

Il successo della "International records" consolida il periodo d'oro del soul di Filadelfia : la Motown è definitivamente scalzata dal trono e ora tutti guardano a Gamble & Huff (aiutati nelle proprie intuizioni da maestri come Vince Montana e Norman Harris) come ai nuovi oracoli della musica nera.                  

Le riviste specializzate sono unanimi nel dire che mai prime si sono sentiti arrangiamenti migliori, mai le melodie erano state così accuratamente lavorate, mai si era arrivati a tal punto di raffinatezza : in breve cambia l'intero modo di concepire la musica nera.  Ormai il soul abbandona lo stile morbido di Detroit e acquisisce un ritmo più funky, l'esperimento dell'accompagnamento con archi e vibrafoni - una volta verificatane la bontà - viene sempre più accentuato : al fianco dei cantanti vengono chiamate vere e proprie orchestre.    In particolare alla corte della "International" c'era a dsiposizione degli artisti una band (meglio dire una orchestra con fiuti ed archi) di cinquanta elementi - la "Mother, Father, Sister and Brother" (meglio conosciuta con l'acronimo "MFSB") autrice del pezzo che è il manifesto del "suono di Filadelfia", cioè il fortunatissimo singolo "TSoP" (appunto The Sound of Philadelphia)    Siamo alla metà degli anni '70 ed è il boom per il suono di Filadelfia : nel 1974 la "Imperial" porta 11 successi in classifica, mentre l'altro produttore cittadino, il nero Thom Bell (compositore per i "Delfonics" e per gli "Spinners", ed ottimo amico del duo della "Imperial") ne porta 10.   

 

Tratto caratteristico dei brani degli O'Jays (e un pò di tutta la produzione di Gamble e Huff) è anche una vena di minimo impegno sociale contenuto nei testi delle canzoni : niente di troppo profondo, ma semplicemente un'altra piccola differenza rispetto ai successi "made in Detroit".                                   

L'attenzione al sociale comincia a vedersi già in "Love train", dove c'è qualche richiamo in favore della pace mondiale, mentre i testi di denuncia veri e propri sono contenuti in due brani del 1973, cioè  "Put your hands togheter" e in "For the love of money", quello che a detta di tutti i critici viene catalogato come il pezzo più originale del loro repertorio, con una irresistibile vena funky.  Questa attitudine a toccare temi sociali procura loro anche qualche disguido : alla fine degli anni Settanta fanno uno show nel Sud Africa martoriato dall'haparteid : l'intenzione è quella di focalizzare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla brutta situazione esistente in quella terra, ma il fatto di violare il boicottaggio culturale che è in corso nei confronti del Sud Africa, provoca molte polemiche per quel loro gesto non autorizzato ed il loro nome è depennato dalla lista degli artisti scelti dalle Nazioni Unite per gli show di beneficenza.  

Gli anni dal 1972 al 1978 sono gli anni d'oro, ma anche gli anni della grande tristezza : come contraltare della gioia per gli otto singoli portati in vetta alla classifica, i cinque "dischi d'oro" ed i tre "dischi di platino", si registra la tragedia di William Powell al quale viene diagnosticato un cancro nel 1975. Costretto dai medici a lasciare il gruppo, morirà due anni dopo. Il suo posto viene preso da Sammy Strain (9 Dicembre 1941) già da dodici anni nel gruppo di "Little Anthony & the Imperials" (e a quel gruppo ritornerà nel 1993 rimpiazzato da Nathaniel Best).

 

 Eddie Levert oggi    

Eddie Levert   ieri                                   

Gli anni Ottanta aprono una nuova era per gli O'Jays : ormai star acclamate dello star-system americano si aprono maggiormente alle atmosfere funk e rap, ben innestate nella classicissima base soul che li ha resi famosi.                         

Il fatto di essere sempre pronti a sperimentare e a seguire le nuove tendenze fà si che riescono a stare a galla più che disgnitosamente : a Novembre del 1987 raggiungono di nuovo il primo posto della "R&B chart"  con il pezzo "Lovin' You" ( l'ultima hit prodotta con la collaborazione di Gamble e Huff ) mentre due anni dopo si trasferiscono alla "EMI" dove raggiungono altri successi (tra tutti "Just coolin'" e "Have You had your love today" di nuovo al numero 1 nel 1989 ) con la collaborazione di compositori del calibro di Derrick Pearson e Terry Stubbs.

Gli ultimi vent'anni li vedono sempre sulle scene, e ad ogni uscita è un successo ( impossibili citarli tutti, basta pensare che hanno avuto una nomina per il "Grammy Awards" del 2002 per l'album "For the love of").   E al momento di passare il testimone sapranno anche a chi passarlo : ormai, infatti, è stabilmente sulla breccia anche il figlio di Eddie, cioè Gerald Levert  che - passati i tempi della gavetta - si è conquistato una fetta considerevole di mercato e di consensi in America. "Per tutta la giovinezza ho passato interamente le vacanze estive seguendo i tour di mio padre : pomeriggi interi a vederli provare, e serate in teatri di ogni parte del mondo. Ho suonato per anni insieme a lui, ho conosciuto mostri sacri come James Brown, ho fatto la sua vita per vent'anni, poi quando gli ho chiesto : "Papà, vorrei fare il cantante. Che ne pensi ?", lui m'ha risposto "Quello della musica è un mondo difficile, non so se saresti in grado di abituarti a quella vita...".  Ancora mi chiedo se stesse scherzando o se diceva sul serio".

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