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Brenda Holloway

"Che significa cabarettistico ?" "Boh ..."

 

Brenda Holloway nasce il 21 Giugno 1946 a Atascadero [a metà strada tra San Francisco e Los Angeles] , in California, ma a due anni si trasferisce, con l'intera famiglia, a Los Angeles, e precisamente nel distretto di Watts, un quartiere non certo "alla moda"."Eravamo molto poveri - dice - ma mai disperati. Abbiamo sempre avuto una casa dignitosa. Ho passato tutta la mia adolescenza nel ghetto, ma sempre impegnandomi. Di pomeriggio studiavo violino, suonando nel backyard mentre spesso tutt'intorno i cani abbaiavano e c'era ogni tipo di rumore". 

Nasce in una famiglia di modesti musicisti. La madre - che affronta ogni sacrificio per permettere alle due sorelle Brenda e Patrice una vita normale - inculca sin da piccole, alle due, la passione per la musica, ma senza frivolezze : alla formazione musicale delle due sorelle unisce, infatti, una rigida disciplina e una profonda moralità, preoccupata per il futuro delle figlie, che cresceranno in una metropoli, invece che nel paese di Atascadero.

In particolare, la stessa madre insiste perchè la giovane Brenda prenda anche qualche lezione di dizione, e su questo punto è intransigente : i frutti del lavoro per una perfetta dizione, comunque si vedranno in futuro, tanto che proprio la ineccepibile pronuncia sarà un tratto distintivo delle interpretazioni di Brenda.

Le prime esperienze musicali sono nel coro parrocchiale,per la messa della Domenica, mentre - durante la settimana - a scuola studia violino (la sua passiione), viola, violoncello e flauto. In quegli anni già si intuisce la bella voce della piccola Brenda, che, però, ha un chiodo fisso : più che cantante, sogna di diventare "primo violino" nell'orchestra della città.   Almeno finchè una Domenica arriva nella chiesa cattolica di Watts una visita importante : assiste alla funzione festiva - quella della mattina, nella quale Brenda canta nel coro - Martin Luther King Jr., il quale, fuoori dalla chiesa le dirà : "Ragazzina, la tua splendida voce è un dono di Dio : devi continuare a cantare".   Da quel periodo il canto diventa la sua vera passione.

Il debutto discografico, infatti, avviene prestissimo, quando lei (a 12 anni) è chiamata ad accompagnato la sorella Patrice (14 anni) in un brano intitolato "Do the Del Viking".  La stessa Patrice, nel frattempo, entra stabilmente nell'ambito delle artisti della "Del-fi" e spinge perché anche la sorella Brenda entri nel giro della casa discografica cittadina e inizi a cantare in modo più continuo. D'altra parte, Bob Keane, il manager della "Del-fi" conosce bene la famiglia Holloway ed il talento della più piccola delle sorelle, tanto che ha già fatto sapere a Patrice che non avrebbe problemi a far registrare qualche brano anche alla sorella minore.

Convintasi delle proprie possibilità, Brenda entra nella famiglia della "Del-fi" e registra subito due brani grandiosi : "Echo" e, soprattutto, la versione originale di "Every little bit hurts".    Inseritasi nell'ambiente, viene subito ben voluta dal già famoso compositore Hal Davis, che la aiuterà a scrivere qualche pezzo [Brenda oltre a cantare e suonare, già … compone n.d.a.] ; ma soprattutto insieme alla sorella e allo stesso Davis formaun gruppo chiamati i "Wattisans" (cioè quelli che vengono dal distretto di Watts) che diventa richiestissimo per parti di "back up", arrivando a lavorare con artisti del calibro di Johnny Rivers e Tina Turner.

             

        

      Berry Gordy (Tamla Motown)  

                                                                                           

Rispetto a quand'era ancora bambina, adesso Brenda acquista maggiore sicurezza nei propri mezzi e, intorno ai sedici anni, incide diversi brani anche per le altre case discografiche di Los Angeles, quali la "Donna", la "Catch" e la "Minasa".  

A diciotto anni la svolta : al "Coconut grove" (letteralmente "la piantagione di noci di cocco", che a dispetto del nome è un locale "in" di Los Angeles) si tiene l'ennesima "disc jockey's convention" per la zona della California, ma per questa occasione è annunciata la presenza di Berry Gordy.  La possibilità di esibirsi in città davanti al talent-scout della Motown è un'occasione che stuzzica le due sorelle Holloway. Le due, in più, ottengono la promessa che l'amico Hal Davis - che con Berry Gordy si conosce da tempo - presenterà loro il mitico manager.  

Arriva il giorno della convention, e Brenda deve esibirsi in un pezzo di Mary Wells.  Per l'occasione (e per il caldo) sfoggia un abitino aderente che evidenzia le sue perfette forme da modella ("E' stata la più bella cantante che sia mai stata scritturata dalla Motown", dirà non a caso l'esperto Nelson Gorge, qualche anno dopo). Finita l'esibizione, Brenda si reca in una saletta riservata, in attesa che arrivi Hal Davis e con lui Berry Gordy, per la sognata presentazione. All'ingresso della saletta trova un ragazzo in piedi sull'entrata.   Alla domanda del ragazzo "Cosa posso fare per lei ?", Brenda lo prega di non preoccuparsi per lei, e di essere lì semplicemente in attesa di un amico che gli avrebbe, poi, presentato Berry Gordy.  Il ragazzo la invita ad accomodarsi, nell'attesa, e se ne va.  Dopo un'oretta lo stesso ragazzo torna e, stendendo il braccio, dice : "Piacere, sono Berry Gordy. Le farebbe piacere cantare per la Motown ?".  In seguito a questo contratto, Brenda diventa la prima cantante della "Tamla Motown" proveniente dalla West Coast.  

Il primo singolo che incide per la mitica casa discografica è la struggente ballata "Every little bit hurts", che a dispetto di quel che si crede, viene registrato a Los Angeles. Questo rimane il sua principale successo, dal momento che appena uscito (2 Maggio 1964) si piazza al numero 12 della " Billboard pop chart" (la classifica detta anche "Hot 100"). Dello stesso anno è anche "I'll always love You" [niente a che vedere con il brano di Whitney Houston, nel senso che il brano della Houston ha avuto ben altro successo rispetto a questo pezzo semi-sconosciuto della Holoway], che però arriverà non più su della posizione numero 60.

     

           

 

"Every little bit hurts" non è solo il suo maggior successo, ma è uno dei più grandi successi del tempo come disco di debutto per un artista, un exploit oscurato, al tempo, solo dal fenomeno Beatles.    E proprio i "Fab four" sono un'altra passione per Brenda, che - come tutti i giovani del periodo - non resiste alle melodie del gruppo di Liverpool.  Decide allora di non farsi sfuggire l'occasione : contatta il suo grande amico Jackie DeShannon, che è uno dei cantanti che aprono il tour dei Beatles, e lo supplica di mettere una parola buona a suo favore. DeShannon la accontenta : fa ascoltare il successo della ragazzina (appunto "Every little bit hurts") alla coppia Lennon/McCartney dicendo loro che la giovane sarebbe lieta di aprire con i propri pezzi alcune serate dei Beatles nella zona di San Francisco / L.A. Il gruppo si tiene il disco e promette che la richiesta sarà presa in considerazione.

Dopo alcuni giorni, infatti, arriva una telefonata all'ufficio di Berry Gordy : è il manager dei Beatles che gli chiede se ha qualcosa in contrario sul fatto di far cantare Brenda Holloway in occasione di alcuni concerti del gruppo. Il sogno così si avvera e diversi concerti nella West Coast si aprono con i singhiozzi ed i gorgheggi di "Every little bit hurts", compresa una delle date principali : quella nello strapieno "Shen Stadium".

Nel frattempo, del pezzo che da molti mesi le regala la fama viene fatta una cover nel regno Unito, ad opera dello "Spencer Davis Group" , così come si intensificano, sempre più frequenti i voli in direzione Detroit che la diciottenne Brenda è costretta ad affrontare, in attesa del successo definitivo("In totale, sommando le varie registrazioni, venivo a passare più di un mese all'anno a Detroit")  Quella vita,però, non le piace troppo, ed in più avverte la sensazione che, venendo da tanto lontano, le vengano proposti, da parte degli autori, i brani meno riusciti, restando, in generale, piuttosto trascurata. In ogni caso nessuna tragedia, e, sempre nel 1965, Smokey Robinson scrive per lei un altro pezzo di discreto successo "When I'm gone", brano per cui in America non fanno follie (numero 25 nella Pop chart e numero 12 nella R&B chart), ma che contribuirà ad animare parecchi dancefloors inglesi, soprattutto per la splendida introduzione, dove si sente uno schioccare ritmato di dita al ritmo di batteria.     

Dello stesso Smokey Robinson (Brenda aggiungerà soltanto le due strofe finali "I didn't expect him, please connect him right away / I beg of You to put Him through without delay" ) è l'altro brano del 1965, cioè "Operator", rifacimento di un pezzo di Mary Wells, a quel tempo pietra di paragone per tutte le vocalist femminili. La canzone non fa breccia nel cuore del pubblico, ed i risultati sono deludenti, rispetto agli inizi : numero 78 nella Pop chart e numero 36 nella R&B chart.   I mesi passano e - aldilà del successo degli esordi - ancora la definitiva esplosione tarda ad arrivare "A quei tempi non avevo affatto pazienza - dice oggi - non riuscivo a capire cosa mi mancasse…"

Nel 1968 decide di presentare alla Motown un pezzo scritto dalla stessa Brenda in collaborazione della sorella e di Frank Wilson e con l'approvazione e la correzione finale di Berry Gordy : è il brano "You've made me so very happy".   Nelle intenzioni degli autori il pezzo è destinato ad essere una hit, ed infatti lo sarà. Non per Brenda, però, bensì per il gruppo "Blood, sweat and tears" che, grazie ad un azzeccato rifacimento del brano, l' anno dopo riuscirà a vendere milioni di copie e a scalare molti gradini della classifica. Nella versione originale di Brenda Holloway, invece, ottiene risultati mediocri : non va oltre il numero 39 della Pop chart ed il 40 della R&B chart.

La lontananza da casa mal sopportata, il grande successo che non arriva, e soprattutto le difficoltà di inserimento nell'ambiente della Motown le fanno fare una scelta definitva : sta per finire il 1968 quando decide di porre fine al rapporto di lavoro che la lega alla Tamla Motown. Ha solo 22 anni. "C'erano troppi interessi che giravano intorno al mondo della musica, e, più che altro, c'era troppa droga. In poco tempo vidi morire Tammi Tarrell, Janis Joplin e Jimi Hendrix; decisi che quell'ambiente non faceva per me".  La notizia è clamorosa. La casa discografica liquida la faccenda emettendo un rapido comunicato-stampa in cui si dice che la cantante "vuole ritornare a cantare per Dio" con toni che fanno pensare - più che ad un ritorno nel circuito gospel - a qualcosa come una crisi mistica; da parte sua Brenda dice genericamente di non sentirsi bene in quell'ambiente e di essere delusa dal mondo dello spettacolo, mantenendo i motivi dello strappo in toni molto misteriosi e vaghi.  L'unico particolare della vicenda che viene a conoscenza della stampa è una lettera della stessa Brenda , indirizzata a Berry Gordy, nella quale lo ringrazia con distacco per ciò che ha fatto per lei, ma nella quale manifesta anche  la amara convinzione di non essere stata valorizzata appieno.                          

Che comunque sia accaduto qualcosa di molto più grande di qualche litigio, lo si potrà intuire meglio qualche decennio dopo, quando viene pubblicata la biografia di Berry Gordy : di Brenda Holloway nessuna traccia; giusto qualche riga per citare i dischi incisi, mentre nel lungo libro si parla della intera storia della Motown come se Brenda Holloway non ne avesse fatto mai parte.

Per vent'anni di Brenda Holloway non si ha più traccia : come accade in Italia per Mina, di lei arrivano solo mozziconi di notizie. Si sa soltanto che ha sposato un politico e che ha avuto tre figli. "Sono stata in Chiesa - dice oggi - per 18 anni. Avevo bisognno di ritornare a quel mondo che avevo abbandonato troppo in fretta. Ero stata per tutta la adolescenza molto religiosa e semplice; poi tutto d'un tratto mi sono accorta che rischiavo di condurre una vita esattamente opposta.   Mi vergognavo così tanto dello stile di vita di quegli anni a Detroit che per due decenni non ho fatto altro che frequentare la mia famiglia, i miei più stretti amici e la parrocchia. Volevo espiare completamente quella "macchia" nella mia esistenza di cattolica.                         

Poi mi sono accorta che mi stavo lasciando andare. Leggendo la Bibbia mi sono soffermata su un passaggio in cui c'era scritto che Dio dà ad ognuno di noi dei talenti da far fruttificare. Ripensando anche alle parole di Martin Luther King Jr. ho capito che il mio talento era la voce : dovevo tornare a cantare. Per troppo tempo la paura di fare qualcosa di sbagliato, di andare contro gli insegnamenti della mia famiglia mi ha paralizzato : per paura di dovermi poi pentire di qualcosa, non ho fatto più niente.                                                          

L'ambiente della Motown era, però, davvero troppo incentrato sul business a tutti i costi, con nessun rispetto per la personalità degli artisti. Era quasi inevitabile che il mio rapporto con loro , prima o poi, dovesse finire com'è finito".

 

Nel 1980 si convince a ritornare nella sala di incisione : registra per la "Birthright records" un album gospel e, sporadicamente, collabora - in parti di back up - con l'amico Joe Cocker. La svolta è però nel 1987. Ian Levine, dopo averla corteggiata a lungo ("Fallo per loro, mi diceva" - rivela oggi - "Qui in Inghilterra i patiti del northern soul non ti hanno mai dimenticato" ) la convince a registrare per la "Motorcity records" i propri brani migliori del periodo Motown, ma soprattutto a ritornare su alcuni palchi inglesi (famosa la sua performance al Ritz di Manchester tra una folla impressionante e adorante) per riproporre dal vivo i suoi successi. Sicuramente uno dei migliori colpi di Levine.

Un altro passo importante,inoltre, si ha nel 1995; esattamente 27 anni dopo lo strappo con la Motown. Rigenerata dal bagno di folla e di affetto ricevuto nell'ambito della scena northern  ("Il Northern Soul? Quei ragazzi (ragazzi? Forse riferendosi ai buttafuori…n.d.a.) sono duri a morire. Sembra che per loro non sia passato un giorno da quando io cantavo a Detroit")  riprende a cantare sul serio.      

Inizia un tour nella zona di Los Angeles insieme ad un veterano della musica nera : Brenton Wood. Con lui si esibisce per gran parte della California, sia in tv che dal vivo; ed è proprio in una delle sua performance ai limiti del confine messicano che incontra il produttore Fred Pittman. Pittman, chiacchierando dopo il concerto, lancia a Brenda l'idea di lavorare ad un nuovo album : registrare un album per la "Fantasy Records".   La Holloway risponde che è pronta ad impegnarsi per un nuovo album, a patto che non sia qualcosa di patetico, che rifaccia il verso alla Brenda di trenta anni prima.  Il produttore le assicura che non pensa a niente di tutto questo; ma ad un album R&B al passo con i tempi, una sfida al blues moderno, rivisto con gli occhi di chi ha vissuto gli anni d'oro di Detroit. "E' stato veramente liberatorio - rivela la ex "bellissima" della Motown - far emergere la vera Brenda Holloway; quella di oggi, non l'icona degli anni Sessanta.  Finalmente non sono più costretta a cantare cercando di imitare lo stile di Mary Wells (che nel frattempo è venuta improvvisamente a mancare) per conservare i posti in classifica, né sono costretta ad agire come la vecchia Brenda Holloway per conservare una immagine. Quest'album non è né la rivisitazione della vecchia Brenda, ma non è neanche l'esperimento di una nuova Brenda. In quelle canzoni ho avuto semplicemente l'opportunità di essere Brenda Holloway, la vera Brenda. Non me la sono lasciata scappare".                                                                                     

La stessa Holloway rivela anche un retroscena, che Fred Pittman non aveva mai reso pubblico ai media per normale senso di rispetto verso quella che restava, pur sempre, un vero e proprio mito "non ho niente da vergognarmi se rivelo che alla "Fantasy" erano tutti d'accordo nel volere Mary Wilson.   Poi alcune difficoltà e l'arenarsi delle trattative hanno costretto Fred a rivolgersi a me. Quindi devo, simpaticamente, dire grazie a Mary Wilson se al giorno d'oggi sono rinata grazie ad un progetto ben fatto come quello". L'album (del 1999) si intitola "It's a woman's world" , e tutte le canzoni sono state scritte con l'aiuto della stessa Brenda, vogliosa di fare, finalmente, un album davvero "proprio". L'album è aperto proprio dall'omonima "It's a woman's world", il manifesto della rinascita. Il testo recita, infatti : "It's a woman's world  / in the 21th Century  / I'm the kind of girl /  I can be what I want to be /  It's a woman's world /  and every day I feel brand new //  There's no turning back / 'cause a girl gotta do what a girl's gotta do ".

Del 1999 è anche una raccolta della Motown, dal titolo "The very best of " , un altro grande successo discografico, che raccoglie - in 15 tracce per un totale di 43 minuti di puro soul - tutti i suoi brani storici. "Non so come tutto quello che mi sta succedendo sia potuto accadere, ma non mi importa, sono contenta e basta. Devo dire che ricorderò il 1999 come uno dei migliori anni della mia vita Mi sento come rinata e sento una gran forza per ricominciare daccapo la mia carriera di cantante come se avessi di nuovo sedici anni ".

Che dire ?… beata te. E bentornata grande Brenda !

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