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LA SIGNORINA PRISM: (Che chiama) Cecilia, Cecilia. Ma che cosa fai? Innaffi fiori quando invece dovresti studiare. La grammatica tedesca e` sul tavolo. Aprila a pagina quindici. Inizieremo la lezione col ripetere quella di ieri. CECILIA: (Avvicinandosi piano, piano) Ma a me non piace il tedesco. Non e` una bella lingua. Mi sento sempre insignificante dopo aver finito la lezione. LA SIGNORINA PRISM: Sai molto bene com`e` ansioso il tuo tutore che tu ti istruisca su ogni cosa. Mi ha raccomandato la tua lezione di tedesco ieri prima che partisse. Me la raccomanda sempre prima di partire. CECILIA: Povero zio Giacomo. E` cosi` serio! Certe volte e` cosi` serio che mi da` l`impressione che sia ammalato. LA SIGNORINA PRISM: (Alzandosi) Tuo zio sta benissimo. Il suo contegno deve essere ammirato in uno che e` cosi` giovane. Non ho mai conosciuto nessuno con piu` senso di dovere e di responsabilita`. CECILIA: E` per questo che sembra cosi` annoiato quando e` con noi. LA SIGNORINA PRISM: Cecilia! Ma non riesci a capire che il signor Worthing ha molti problemi? L`ozioso divertimento e la superficialita` sono del tutto fuori posto nelle sue conversazioni. E` costantemente ansioso verso il fratello, lo sai bene. CECILIA: Come desidero che zio Giacomo permetta suo fratello di venire a trovarci. Non pensa che lo potremmo aiutare a rimettersi sulla buona strada? Io ne sono certa che lei e` capace di fargli cambiare vita. (Cecilia si mette a scrivere nel diario) LA SIGNORINA PRISM: (Tentennando la testa) Penso che neanche io riuscirei a produrre alcun effetto nel suo temperamento che come ben sai e` irrecuperabilmente debole e vacillante. Non mi viene neanche la voglia di provarci. ... E poi ... non sono favorevole a questa moderna mania di cambiare la gente cattiva in buona nello spazio di un momento. ...Lascia che raccolga cio` che semina!... E ... ti prego metti via quel diario. Non arrivo a capire perche' tu debba tenere un diario.
CECILIA: Ma e` per annotare tutti i momenti belli della mia vita, signorina Prism. Non vorrei certo dimenticarli.
LA SIGNORINA PRISM: Li devi annotare nella memoria, figliuola. La memoria e` il solo bagaglio che ci serve. CECILIA: La memoria fa troppo gioco sulla fantasia. Infatti, ho l`impressione che la memoria sia la sola responsabile per la stesura dei tre volumi mandatici da Mudie. LA SIGNORINA PRISM: Non parlare cosi` leggermente della letteratura. Ho scritto un romanzo pure io.
CECILIA: Davvero signorina Prism? Com`e` brava! Spero non lo abbia fatto finire felicemente. Non mi piacciono i romanzi a lieto fine. Mi deprimono.
LA SIGNORINA PRISM: I buoni hanno avuto lieto fine ed i cattivi un cattivo fine. Questa era la morale del mio romanzo: il trionfo del bene sul male. CECILIA: Il trionfo del bene sul male? E` ... una cosa che non mi convince. L`ha mai pubblicato? LA SIGNORINA PRISM: Ohime` no.! Il manoscritto sfortunatamente lo persi. (Cecilia soprassalta) Ma ...lasciamo le chiacchere... Tutto cio` non c`entra con i tuoi studi.
CECILIA: (Sorride sollevata) Ecco il dottor Chasuble. LA SIGNORINA PRIMS: (Alzandosi e avvicinandosi a lui) Dottor Chasuble! E` un piacere inaspettato rivederla. (Entra il dottor Chasuble)
CHASUBLE: Come stiamo questa mattina? Benissimo spero, signorina Prism. CECILIA: La signorina Prism ha mal di testa. Una piccola passeggiata con lei nel parco le fara` molto bene. LA SIGNORINA PRISM: Cecilia, non mi sembra di aver menzionato nessun mal di testa.
CECILIA: Ha ragione. Era una scusa per potermi sottrarre alla lezione di tedesco. CHASUBLE: Spero che tu sia una studente diligente. CECILIA: Sai, se non fossi io lo studente della signorina Prism mi attaccherei a tutto cio` che le esce di bocca. (La signorina Prism lo guarda meravigliata) ...Ho parlato in modo metaforico. Stavo pensando alle api. ...E` ritornato il signor Worthing? LA SIGNORINA PRISM: No. Non lo aspettiamo fino a lunedi` pomeriggio. CHASUBLE: Si. Me lo immaginavo. A lui piace passare la domenica a Londra. Non e` il tipo a cui piace divertirsi. Bene... Io vado, non vorrei disturbarla Egeria ... e la sua studentessa.
LA SIGNORINA PRISM: Egeria? Mi chiamo Letizia, dottore. CHASUBLE: (inchinandosi) Semplicemente un`allusione tratta dagli autori pagani. Vi vedro` senza dubbio al vespro. LA SIGNORINA PRISM: No. Non vada via. Ho deciso di farmi una passeggiata con lei. Ho davvero mal di testa. Una passeggiata mi fara` bene. CHASUBLE: Sono contento, signorina Prism. Potremmo andare fino alle scuole e poi ritornare. LA SIGNORINA PRISM: Benissimo. Cecilia, nel frattempo studia l`economia politica. Se non vuoi, non leggere il capitolo �La caduta della rupia'. E` piu` emotivo di quanto credessi. Perfino questi problemi metallici hanno il loro lato melodrammatico. (Attraversa il giardino con il dottor Chasuble) CECILIA: (Prende dei libri e li ributta sul tavolo) Orrenda economia politica! Orrenda geografia! Orrendo, orrendo tedesco! (Entra Merriman con una cartolina sul vassoio)
MERRIMAN: Il signor Worthing Severo e` appena arrivato dalla stazione. Ha portato il suo bagaglio con se'. CECILIA: (Prende la cartolina e la legge) "Signor Worthing Severo, B4 Albany." Il fratello dello zio Giacomo! Gli hai detto che il signor Worthing e` in citta`.
MERRIMAN: Si, signorina. Mi e` sembrato molto deluso. Gli ho menzionato che lei e la signorina Prism eravate in giardino. Mi ha chiesto se potesse parlare con lei per un momento. CECILIA: Lo faccia passare. Ti prego parla con la governante per fargli preparare una stanza. MERRIMAN: Va bene, signorina. (Merriman esce)
CECILIA: ...Non ho mai incontrato uno spericolato. Mi sento un po` impauriata. Ho paura che abbia l`aspetto di qualsiasi altra persona... (Entra Algernon con un aspetto affascinante e allegro) ...Mio Dio e` vero!
ALGERNON: (Alzandosi il cappello) Sei la mia piccola nipote Cecilia non e` vero?
CECILIA: Ti stai sbagliando. Non sono piccola. Infatti mi sembra di essere abbastanza alta per la mia eta`. (Algernon sente di aver sbagliato tattica)
Comunque non ti sbagli di chiamarmi nipote se sei il fratello dello zio Giacomo. Sei il mio spericolato zio. ALGERNON: Oh! Ma io non sono affatto spericolato, mia cara nipote. Non devi pensarla cosi`. CECILIA: Vuoi dire che ci hai ingannati per tutto questo tempo? Non te lo potremmo perdonare mai. Non mi dire che per tutto questo tempo fingevi di essere uno scapestrato mentre eri invece una persona piuttosto seria. Non puoi essere stato cosi` ipocrita! ALGERNON: (La guarda meravigliato) Beh, scapestrato, lo sono stato, per dire la verita`. CECILIA: Meno male.
ALGERNON: Infatti, adesso che me lo rammenti, il mio modo di vivere e` stato del tutto azzardato.
CECILIA: Non dovresti essere fiero di questo, sebbene, ne sono sicura, ti sia divertito un mondo. ALGERNON: E` piu` piacevole stare qui con te.
CECILIA: Non capisco come mai tu sia qui. Lo zio Giacomo non ritornera` fino a lunedi` pomeriggio. ALGERNON: Mi dispiace tantissimo. Io devo ripartire lunedi` mattina. Ho un appuntamento molto importante... dal quale mi dovro` sottrarre. CECILIA: Non potresti...sottrarti...in qualche altro luogo? ALGERNON: No l`appuntamento e` a Londra. CECILIA: Capisco l`importanza di mantenere gli appuntamenti d`affari, se si vuole ritenere un po` di senso di bellezza nella vita. Pero` dovresti aspettare finche` arrivi lo zio Giacomo. Ti vorrebbe parlare riguardo l`emigrazione.
ALGERNON: Riguardo cosa?
CECILIA: L`emigrazione. E` andato a comprarti il vestito. ALGERNON: Il vestito? Ma se lui non sa neanche scegliere una cravatta? CECILIA: Non penso che avrai bisogno di cravatte. In Australia non penso si usino cravatte. ALGERNON: In Australia!? Ma no mia cara, questo e` il mondo che mi sta bene, non l`Australia. Da quanto ho sentito dire, sia la viata dell`Australia che quella dell`al di la` non sono da incoraggiare ... a nessuno. Come ti ho gia` detto, questo e` il mondo che mi sta bene. CECILIA: Si, ma te lo meriti? ALGERNON: Ho paura di no. Ecco perche' vorrei che mi aiutassi a cambiare vita. Se vuoi questa sara` la tua missione. CECILIA: Si, ma io questo pomeriggio sono impegnata. ALGERNON: E va bene allora ci devo provare da solo. CECILIA: E` pazzesco. ... Ma se vuoi, provaci. ANGERNON: Lo faro`. ... Mi sento gia` meglio. CECILIA: Non mi sembra che tu stia meglio. Infatti ti vedo un po` pallido. algernon: E` perche' beh... sono un po` affamato. CECILIA: Che sconsiderata. Avrei dovuto ricordarmi che quando si vuole cambiare vita, si ha bisogno di pasti sostanziosi. Vuoi entrare? ALGERNON: Grazie. Mi metteresti un fiore all`occhiello prima? Non riesco a mandar giu` niente se non ho un fiore all`occhiello. CECILIA: Un Marechal niel? (Prende le forbici) ALGERNON: No. Vorrei una rosa rosa. Perche'? (Raccoglie un fiore) ALGERNON: Perche' somigli a una rosa rosa, cara nipote. CECILIA: Non penso sia giusto che tu mi dica queste cose. La signorina Prism non me le dice mai. ALGERNON: Sara` una vecchia miope. (Cecilia mette la rosa nell`occhiello) Sei la piu` bella ragazza che io abbia mai vista. CECILIA: La signorina Prism mi ha detto che le bellezze sono dei tranelli. ALGERNON: Sono tranelli in cui ogni uomo sogna di essere imprigionato. CECILIA: Non penso che sia interessata nell`intrappolare un uomo perbene. Non saprei cosa dirgli. (Vanno dentro. La signorina Prism e il dottor Chasuble ritornano) LA SIGNORINA PRISM: E` sempre solo, dottore. Si dovrebbe sposare. Risceo a capire un misantropo, ma non un donnantropo. CHASUBLE: (Alzando le spalle) Mi creda non mi merito una frase cosi` neologica. Comunque, sia il precetto che la pratica della Chiesa Primitiva erano chiaramente contro il matrimonio. LA SIGNORINA PRISM: (Sentenziosamente) Ecco perche' la Chiesa Primitiva non e` durata ai giorni nostri. Lei non si rende conto di come la sua persistenza nel rimanere celibe sia una permanente tentazione pubblica. Dovreste essere piu` prudenti, voi uomini. Il celibato vi trascina verso la perdizione. CHASUBLE: Ma non le sembra che gli uomini siano affascinanti anche quando sono sposati? LA SIGNORINA PRISM: Proprio per niente. Nessun uomo sposato e` affascinante se non che alla propria moglie. CHASUBLE: E molte volte neanche a lei. LA SIGNORINA PRISM: Ah.. Questo dipende dall`intelligenza della donna. La maturita` e` sempre relativa a qualcosa. E` la sola cosa di cui si puo` aver fiducia. Se facciamo allusione all`orticoltura, si puo` dire che le donne giovani sono verdi, come le mele quando sono acerbe. Ma... dov`e` Cecilia? CHASUBLE: Forse ci ha seguiti fino alle scuole. (Giacomo si avvicina con passo lento. Attraversa il giardino. Indossa fascia di crespo nero al cappello e guanti neri.) "Tristissima anima mia, serpeggiata d`inganni e di follie,
tu cerchi il sonno di una pace vera!" (..//Copyright: Giacomo Barbalace)
LA SIGNORINA PRISM: Signor Worthing! CHASUBLE: Signor Worthing?
LA SIGNORINA PRISM: Questa si che e` una sorpresa. Non l`aspettavamo fino a lunedi` pomeriggio. GIACOMO: (Stringe la mano alla signorina tristemente) Sono ritornato prima. Dottore come sta? CHASUBLE: Caro signor Worthing. Spero che questo suo vestito di lutto non presagisca una disgrazia? GIACOMO: Mio fratello. LA SIGNORINA PRISM: Ancora debiti e stravaganza? CHASUBLE: Vive ancora la sua vita dissipata? GIACOMO: (Tentennando la testa) Morto! CHASUBLE: Suo fratello Severo e` morto? GIACOMO: Si. LA SIGNORINA PRISM: Una perfetta lezione. Spero che ne tragga profitto. CHASUBLE: Signor Worthing, le offro le mie piu` sentite condoglianze. Almeno ha la consolazione di essere stato cosi` paziente e amoroso verso di lui. GIACOMO: Povero Severo! Aveva tanti difetti. Ma e` cosi` triste pensare che e` morto. CHASUBLE: Si. E` molto triste. E` stato con lui fino alla fine? GIACOMO: No. E` morto all`estero. A Parigi. Mi e` pervenuto un telegramma ieri sera dal direttore dell`albergo. CHASUBLE: Di che cosa e` morto? GIACOMO: Sembra che abbia avuto un raffreddore micidiale. LA SIGNORINA PRISM: Cio` che si semina, si raccoglie. CHASUBLE: (Alzando la mano) Abbia carita`, signorina. Nessuno e` perfetto. Io, ad esempio, non posso prendere nessun colpo d`aria. ...Lo sotterranno qui. GIACOMO: Ha espresso il desiderio di essere sotterrato a Parigi. CHASUBLE: A Parigi! (Tentenna il capo) Ho paura che alla fine dei suoi giorni, suo fratello, abbia proprio perso il senno. ... Signor Worthing, spero mi permettera` di fare riferimento a questa sua tragedia nel mio sermone di domenica prossima. (Giacomo gli stringe la mano con convulsione) Esso ha come argomento �la manna nel deserto' e puo` essere adattato per qualsiasi occasione, sia essa gioia che dolore. (Sospirano) Lo uso sempre per la celebrazione del raccolto, battesimi, cresime, giorni di penitenza e giorni festivi. L`ultima volta che lo predicai fu in cattedrale, un sermone di carita` a favore della societa` delle prevenzioni e scontentezze tra gli ordini superiori, alla presenza del vescovo, il quale, fu impressionato dalle mie analogie. GIACOMO: Lei sa battezzare vero? (Il rettore lo guarda con stupore) ...Voglio dire, lei battezza ancora, non e` vero? LA SIGNORINA PRISM: E` uno dei doveri che il rettore compie ogni giorno. Ne ho spesso parlato alla gente del ceto basso. Purtroppo questa gente non arriva a capire cosa significa fare economia. CHASUBLE: Ha in mente di battezzare qualche bambino che le sta a cuore, signor Worthing? Suo fratello non era sposato per quanto mi risulta, o mi sbaglio? GIACOMO: No. Non si sbaglia. LA SIGNORINA PRISM: (Amaramente) La gente che vive soltanto per i piaceri di solito non lo e`. GIACOMO: Non stavo pensando a un bambino, dottor Chasuble. Volevo battezzarmi io. CHASUBLE: Lei non ha ricevuto il sacramento del battesimo? GIACOMO: Non me lo rammento. CHASUBLE: Lo dubita davvero? GIACOMO: Si. E lo vorrei proprio fare. Pensa che sia troppo vecchio? CHASUBLE: Assolutamente no. Immergere e spruzzare gente adulta ai giorni d`oggi e` perfettamente normale. GIACOMO: Immergere? CHASUBLE: Non abbia paura. La spruzzata e` la sola cosa necessaria, o consigliabile specialmente quando si pensa al modo in cui la temperatura balza da un estremo all`altro. A che ora vuole che questa cerimonia si faccia? GIACOMO: Verso le cinque, se va bene per lei. CHASUBLE: Per me va benissimo. Infatti a quell`ora ho altre due cerimonie. Devo battezzare i gemelli del povero Jenkins, il carrettiere, un uomo che lavora sodo notte e giorno. GIACOMO: Non mi va di essere battezzato insieme ad altri bambini. Mi sembra fanciullesco. Si potrebbe fare verso le cinque e mezza? CHASUBLE: Certamente. (Estrae l`orologio dal taschino) E adesso signor Worthing, non mi intrattengo piu` nella casa del dolore. Ma non sia cosi` triste. Cio` che a volte ci sembra una catastrofe puo` essere una benedizione travestita. LA SIGNORINA PRISM: A me sembra una benedizione ben evidente. (Entra Cecilia) CECILIA: Zio Giacomo! Sono cosi` contenta che tu sia ritornato. Ma che vestito orrendo ti sei messo? Vai a togliertelo subito.
LA SIGNORINA PRISM: Cecilia!
CHASUBLE: Bambina mia. (Cecilia va incontro a Giacomo il quale la bacia sulla fronte con un modo malinconico.)
CECILIA: Che cosa c`e` zio Giacomo? Sii contento! Sembra che tu abbia il mal di denti. Ho una bellissima sorpresa per te. Indovina chi c`e` nella sala da pranzo?... Tuo fratello.
GIACOMO: Chi? CECILIA: Tuo fratello Severo. E` arrivato mezz`ora fa. GIACOMO: Che sciocchezze! Non ho fratelli. CECILIA: Oh... non dire questo. Puo` essere scapestrato, ma e` sempre tuo fratello. Non potrai essere cosi` spietato da non volerlo riconoscere. Gli diro` di venire ad incontrarti e vi stringerete la mano. Lo farai vero zio Giacomo? (Corre in casa) CHASUBLE: Che meravigliosa notizia. LA SIGNORINA PRISM: Dopo esserci abituati alla sua scomparsa, la sua ricomparsa e` del tutto sconvolgente. GIACOMO: Mio fratello e` nella stanza da pranzo? Non so cosa voglia dire. E` una cosa assurda. (Entra Algernon e Cecilia mano in mano. Si avvicinano piano piano a Giacomo) GIACOMO: Santo cielo! (Fa cenno ad Algernon di allontanarsi) ALGERNON: Giovanni, sono venuto per chiederti scusa di tutto il male che ti ho procurato, e per dirti che intendo cambiare vita. (Giacomo lo guarda furioso e non gli prende la mano).
CECILIA: Zio Giacomo non gli rifiutare la mano, ti prego. GIACOMO: Non gliela daro`. Il suo arrivo in casa mia e` ignobile e leui ne ben sa la ragione. CECILIA: Zio Giacomo, sii gentile. C`e` qualcosa di buono in ogni persona. Severo mi ha parlato del suo invalido amico Bumburi. Certamente ci sara` qualcosa di buono in una persona che lascia i piaceri che offre la citta` di Londra per sedersi al capezzale del letto di un invalido. GIACOMO: Ah... Ti ha parlato di Bumburi? CECILIA: Si. Mi ha raccontato tutto del signor Bumburi e del suo terribile stato di salute. GIACOMO: Bumburi!? Non ti avrebbe dovuto parlare ne` di Bumburi ne` di nessun altro. Vuol fare soltanto impazzire la gente. ALGERNON: Ammetto che ho fatto tante cose sbagliate. Pero` il tuo modo di trattarmi mi addolor tanto, Giovanni. Mi aspettavo un caloroso benvenuto da parte tua. Specialmente dal momento che e` la prima volta che ti vengo a trovare. CECILIA: Zio Giacomo se non gli stringi la mano non te lo perdonero` mai. GIACOMO: Non me lo perdonerai mai? CECILIA: Mai, mai, mai. GIACOMO: Va bene. Ma e` l`ultima volta che lo faccio. (Gli stringe la mano e lo guarda guardigno) CHASUBLE: E` meraviglioso vedere questa rappacificazione. Forse e` meglio lasciare i due fratelli soli. LA SIGNORINA PRISM: Cecilia vieni con noi. CECILIA: Certo. Il mio compito di rappacificazione e` terminato. CHASUBLE: Hai fatto un`opera buona oggi. LA SIGNORINA PRISM: Non diciamo le cose prima del tempo. Ancora non si sa se le cose andranno bene. CECILIA: Sono cosi` felice. (Escono e rimangono soltano Giacomo e Algernon) GIACOMO: Sei una canaglia, Algy. Vattene subito. Non voglio nessun Bumburi qui. (Entra Merriman) MERRIMAN: Ho messo le valigie del signor Severo nella stanza attigua alla sua. GIACOMO: Cosa? MERRIMAN: Le valigie del signor Severo, signore. Le ho messe nella stanza attigua alla sua. GIACOMO: Le sue valigie!?
MERRIMAN: Si, signore. Tre valigie-armadio, una borsa da viaggio, due cappelliere e un grande cestino da pic-nic. ALGERNON: Merriman ordina la carrozza al piu` presto. Il signor Severo e` stato richiamato in citta`. MERRIMAN: Va bene signore. (Rientra in casa) ALGERNON: Sei un bugiardo. Non sono stato richiamato in citta`. GIACOMO: Si, che lo sei.
ALGERNON: Nessuno mi ha chiamato. GIACOMO: E` il tuo dovere di galantuomo che ti chiama. ALGERNON: Il mio dovere di galantuomo non si e` mai messo di mezzo tra me e il mio divertimento. GIACOMO: Di questo me n`ero reso conto. ALGERNON: Cecilia e` meravigliosa. GIACOMO: Ti proibisco di parlare della signorina Cardew in questo modo. Non mi aggrada. ALGERNON: Beh. A me non piacciono i tuoi vestiti. Sei cosi` ridicolo. Perche' non ti vai a cambiare? E` cosi` infantile vestirti da lutto per una persona che deve passare una settimana con te. Mi azzarderei a dire che e` grottesco. GIACOMO: Non rimarrai qui per una settimana. Devi andartene... con il treno delle cinque. ALGERNON: Ma non e` amichevole andarmene mentre il mio piu` caro amico e` in stretto lutto. Se fossi io in lutto tu staresti senz`altro con me. Se non lo facessi ti chiamerei scortese. GIACOMO: E se mi cambiassi i vestiti, te ne andresti? ALGERNON: Si. Se non la prenderai per le lunghe. Non ho mai visto nessuno prendere cosi` tanto tempo per vestirti e poi con cosi` poco gusto. GIACOMO: Ad ogni modo e` sempre meglio che andare vestito a perfezione come lo fai tu. ALGERNON: L`hai capito anche tu? Non mi dire? Sono una persona immensamente accorta. Non mi presento mai ... in occasioni come queste... se non che, con un abbigliamento piu` che perfezionato. GIACOMO: La tua vanita` e` ridicola. La tua condotta e` un oltraggio. E la tua presenza nel mio giardino e` del tutto assurda. Prendi il treno delle cinque e buon viaggio Algernon. Come ben vedi questa volta il tuo bumburiggiare con ha funzionato. (Rientra) ALGERNON: Penso che invece sia stato un gran successo. Sono innamorato di Cecilia, questo e` l`importante. (Entra Cecilia dal retro del giardino. Prende un recipiente pieno d`acqua e si mette a innaffiare i fiori) La devo vedere prima che vada via. Devo fare un appuntamento per un altro Bumburi. ...Eccola li`. CECILIA: Sono ritornata per innaffiare le rose. Pensavo che fossi con zio Giacomo. ALGERNON: E` andato a ordinare la carrozza per me. CECILIA: Ah. Ti vuol portare per una passeggiata. ALGERNON: No. Mi manda via. CECILIA: Allora dobbiamo dividerci? ALGERNON: Ho paura di si. E` molto triste partire. CECILIA: E` sempre triste lasciare la gente che si e` conosciuata da poco. Se la separazione tra vecchi amici puo` essere sopportata con serenita`, quella tra persone che si sono appena incontrate e` assolutamente insopportabile. ALGERNON: Grazie. (Entra Merriman) MERRIMAN: La carrozza lo aspetta. (Algernon guarda Cecilia supplicandola con gli occhi) CECILIA: Puo` aspettare, Merriman... per ... cinque minuti? MERRIMAN: Va bene signorina. (Esce) ALGERNON: Spero Cecilia di non offenderti se ti dico apertamente che mi appari come la visibile personificazione dell`assoluta perfezione. CECILIA: Penso che la tua franchezza ti dia credito. Se me lo permetterai, lo scrivero` nel diario. (Va verso il tavolo e si mette a scrivere nel diario)
ALGERNON: Tieni davvero un diario? Farei di tutto per leggerlo. Posso?
CECILIA: Certamente no. (Vi mette una mano sopra) Il diario e` la rappresentazione delle memorie, pensieri ed impressioni di una ragazza, pertanto e` destinato alla pubblicazione. Spero ne comprerai una copia quando lo pubblichero`. .. Ma ti prego non ti fermare. Mi fa tanto piacere scrivere cio` che mi detti. Sono arrivata a 'perfezione assoluta'. Puoi continuare. Sono pronta a scrivere il resto.
ALGERNON: (meravigliato) Eh..Eh...
CECILIA: Non tossire ti prego Severo. Quando si detta, si deve dettare fluentemente e non tossire. E poi io non saprei certo decifrare il suono della tosse. (Scrive) ALGERNON: (Parla velocemente) Cecilia, da quando ho visto la tua meravigliosa e incomparabile bellezza mi sono azzardato di amarti selvaggiamente, appassionatamente, devotamente e disperatamente. CECILIA: Che strano! Quel tuo 'disperatamente' non sembra aver nessun significato. ALGERNON: Cecilia. (Entra Merriman)
MERRIMAN: La carrozza e` pronta signore. ALGERNON: Preparala per la prossima settimana alla stessa ora. MERRIMAN: (Guarda Cecilia che non fa nessun segno) Va bene, signore. (Si ritira)
CECILIA: Non pensi che lo zio Giacomo si arrabbiera` se partirai tra una settimana alla stessa ora invece di adesso? ALGERNON: Non mi importa cosa pensa lo zio Giacomo. Non m`importa di nessuno al di fuori di te. Ti amo Cecilia. Mi sposeresti? CECILIA: Che sciocco! Ma certo. E` da tre mesi che siamo fidanzati. ALGERNON: Tre mesi. CECILIA: Si. Per essere precisi, tre mesi giovedi` prossimo. ALGERNON: Ma come ci siamo fidanzati? CECILIA: Beh. Da quando zio Giacomo ci parlo` di te, sei stato il nostro tema preferito da discutere. E, come ben sai, quando si parla tanto di una persona, questa persona attrae su di se' un certo fascino. Infatti, come si fa a non pensare che non ci sia qualcosa di buono in lui? Forse sono un po` pazza ma io mi sono innamorata di te.
ALGERNON: Cara. E quando ci siamo fidanzati?
CECILIA: Il 14 febbraio. Stanca della tua ignoranza sulla mia esistenza, decisi di porre fine alle mie indecisioni. E dopo una lunga lotto con me stessa, sotto questo vero albero, accettai la tua proposta. Il giorno dopo comprai questo braccialetto che ha il nodo degli amanti e quest`anello e ti promisi di indossarli sempre. ALGERNON: E` un regalo che ti feci io? Ma come sono belli! CECILIA: Hai ragione. Sei cosi` bravo a scegliere le cose! Infatti questo e` l`unico pregio che ti diedi per compensare i tuoi difetti. ...E questa e` la scatola in cui tengo tutte le tue lettere. (Si inginocchia presso il tavolo, apre la scatola e vi estrae un mazzo di lettere legate con un nastro blu.) ALGERNON: Le mie lettere! Ma io non ti ho mai scritto. CECILIA: Non c`e` bisogno di ricordarmelo, Severo. Mi ricordo che sono stata forzata a scrivere le tue lettere per te. Tre volte la settimana, e altre volte anche piu` spesso. ALGERNON: Oh. Fammele leggere. CECILIA: Per carita` no. Ti renderanno presuntuoso. (Mette via la scatola) Le tre lettere che mi hai scritto dopo la rottura del nostro fidanzamento, sono cosi` belle! Tutte piene di errori. Ma ancor oggi se le leggo mi fanno piangere. ALGERNON: Allora ci siamo separati? CECILIA: Certamente. Il 22 marzo. Leggi. (Gli mostra il diario) 'Offi ho rotto il mio fidanzamento con Severo. Il tempo continua ad essere bello.' ALGERNON: E` perche` hai rotto il fidanzamento? Che cosa ho fatto? Non avevo fatto niente. Sono addolorato di sentire che hai rotto il fidanzamento. Specialmente se il tempo era cosi` bello. CECILIA: E che tipo di fidanzamento sarebbe stato senza nessuna rottura? Comunque ti perdonai prima che la settimana finisse. ALGERNON: (Inginocchiandosi) Sei un angelo di perfezione. CECILIA: Ma come sei romantico! (Si lascia baciare mentre gli accarezza i capelli) Spero che i tuoi capelli siano ricci di natura? ALGERNON: Si cara, con un po` di aiuto dal parrucchiere. CECILIA: Ne sono contenta. ALGERNON: Non ci separeremo piu` vero? CECILIA: Non penso che lo potrei piu` fare ora che ti conosco. Neanche se ci pensassi potrei farlo con uno che si chiami �Severo'. ALGERNON: Hai ragione. (Nervosamente) CECILIA: Non dovresti prendermi in giro se ti dicessi che il mio sogno proibito e` sempre stato di amare un uomo che si chiami �Severo'. (Algernon si alza, si alza anche Cecilia) C`e` qualcosa in questo nome che ispira una fiducia assoluta. Io... provo pieta` per tutte le donne che non hanno sposato un uomo che porti il nome di �Severo'. ALGERNON: Ma tesoro mio, vorresti dire che non mi ameresti se il mio nome fosse qualcos`altro? CECILIA: Qualcos`altro! Ad esempio? ALGERNON: ...Algernon, per esempio...
CECILIA: A me non piace il nome Algernon.
ALGERNON: Mia cara, dolce tesoro, non vedo perche' ti opponi al nome Algernon. Non e` un nome brutto. E` un nome piuttosto aristocratico. La maggior parte delle persone che entrano nelle corti di bancarotta portano il nome Algernon. (Andandole vicino) Ma davvero non mi ameresti se mi chiamassi Algy?
CECILIA: (Alzandosi) Ti rispetterei. Ammirerei il tuo carattere. Ma ho paura di non poterti dedicare tutto il mio essere.
ALGERNON: (Prendendo il cappello nervosamente) Scusami, il vostro pastore e` esperto in pratiche, riti e cerimonie ecclesiastiche? CECILIA: Ma certamente, caro il mio Severo. Perche' me lo domandi? Il Reverendo dottor Chasuble e` molto istruito. Non ha mai scritto un libro... da cio` puoi capire quanto sia istruito. ALGERNON: Lo devo vedere al piu` presto. (La bacia e corre verso il giardino) CECILIA: Che ragazzo impulsivo! Quandto mi piacciono i suoi capelli! Devo prendere nota della sua dichiarazione nel mio diario. (Entra Merriman) MERRIMAN: Una certa signorina Fairfax e` venuta a vedere il signor Worthing per un affare molto importante... ha detto. CECILIA: Non e` nello studio? MERRIMAN: No. Il signor Worthing si e` diretto verso la casa del pastore qualche ora fa. CECILIA: Ti prego falla entrare. Il signor Worthing ritornera` presto. Tu intanto puoi preparare il rinfresco pomeridiano. MERRIMAN: Si, signorina. (Esce)
CECILIA: La signorina Fairfax!... Suppongo sia qualche vecchia signora associata allo zio Giacomo per qualche lavoro filantropico a Londra. Non mi piacciono tanto le donne che svolgono lavori filantropici. Mi sembrano delle sfacciate. (Entra Merriman)
MERRIMAN: La signorina Fairfax. (Esce) (Entra Gwendolen, Cecilia le si avvicina) CECILIA: Permetta che mi presenti. Mi chiamo Cardew Cecilia. GWENDOLEN: (Stringendole la mano) Cardew Cecilia. Che dolce nome! Qualcosa mi suggerisce che diverremo grandi amiche. Lei e` piu` simpatica di quanto glielo possa dire. E voglio aggiungere che le mie prime impressioni non sono mai sbagliate. CECILIA: Che piacere sapere che le paiccio cosi` tanto specialmente se si tiene conto del fatto che ci siamo appena incontrate. La prego si accomodi. GWENDOLEN: (Rimanendo in piedi) Non le dispiace se la chiamo Cecilia, vero? CECILIA: Ma no, faccia pure. GWENDOLEN: E tu chiamami Gwendolen. CECILIA: Va bene Gwendolen. GWENDOLEN: Siamo d`accordo allora. CECILIA: Spero di si. GWENDOLEN: Forse questa sara` l`opportunita` buona di dirti chi sono. Mio padre e` il signor Bracknell. Ne avrai certamente sentito parlare.
CECILIA: Non mi sembra. GWENDOLEN: Ne sono contenta. Al di fuori della mia famiglia, nessuno lo conosce. Ed e` giusto. La casa e` la dimora dell`uomo. Non trovi che gli uomini che trascurano i doveri familiari finiscono con il diventare penosamente effeminati e piu` attraenti? (Non aspetta risposta... continua) Senti Cecilia ti dispiacerebbe se ti guardassi attraverso il mio binocolo? Le rigorose idee di mia mamma sull`istruzione mi hanno resa terribilmente miope. CECILIA: Oh! Ma nient`affatto, Gwendolen. Fai, fai pure. GWENDOLEN: (Dopo averla esaminata attentamente attraverso il suo binocolo) Sei qui da poco tempo suppongo? CECILIA: O no. Io non ho la mamma e neanche parenti. GWENDOLEN: Davvero? CECILIA: Il mio caro tutore con assistenza della signorina Prism, ha l`arduo compito di curarsi di me. GWENDOLEN: Il tuo tutore. CECILIA: Si. Sono la pupilla del signor Worthing. GWENDOLEN: Oh! E` strano che non me l`abbia mai menzionato. Com`e` misterioso! Lo trovo sempre piu` affascinante. Non sono sicura pero` se questa notizia m`ispira sentimenti di genuino diletto. (Alzandosi e andandole vicino) Mi sei affezionata Cecilia. Mi sei piaciuta da quando ti vidi la prima volta. Tutto cio` pero` non m`impedisce di desiderare che tu fossi in eta` piu` avanzata e un po` meno avvenente. Infatti, se potessi parlare schiettamente...
CECILIA: Ti prego fallo. Penso che quando qualcuno deve dire qualcosa di sgradevole deve parlare schiettamente.
GWENDOLEN: Beh. Mi sarebbe piaciuto che tu fossi quarantaduenne e molto meno attraente. Io lo so che Severo ha un carattere forte e onesto. Infatti egli e` l`anima della verita` e dell`onore. L`infedelta` sarebbe per lui cosi` impossibile quanto lo e` l`inganno. Purtroppo anche gli uomini dal carattere piu` nobile e morale sono estremamente suscettibili all`influenza del fascino fisico degli altri. La storia moderna non meno di quell`antica ci fornisce i piu` tristi esempi a cui io sto alludendo. Se non fosse cosi` la storia sarebbe indecifrabile. CECILIA: Ti chiedo scusa Gwendolen, hai detto Severo? GWENDOLEN: Si. CECILIA: Ma non e` Worthing Severo il mio guardiano. E` suo fratello. Il fratello maggiore. GWENDOLEN: (Sedendosi di nuovo) Severo non mi ha mai detto di avere un fratello. CECILIA: Non sono stati buoni amici da tanto tempo. GWENDOLEN: Ah! Capisco. E` un argomento scottante, e piuttosto delicato. ...Certamente non da raccontare a chicchessia! Come sono contenta di questa spiegazione. Sarebbe terribile se quanche nuvola si posasse sulla nostra ben salda amicizia! Ma sei proprio sicura che non sei la pupilla del signor Worthing Severo? CECILIA: Sicurissima. (Pausa) Infatti io e lui ci dobbiamo sposare. GWENDOLEN: Chiedo scusa? CECILIA: (Piuttosto timida e confidente): Cara Gwendolen non c`e` ragione alcuna di tenere segreto questo avvenimento dal momento che siamo cosi` grandi amiche. Il signor Worthing Severo ed io siamo fidanzati. La notizia verra` pubblicata nel giornale della contea la prossima settimana. GWENDOLEN: (Alzandosi con delicatezza) Mia cara Cecilia, penso che ci debba essere un equivoco. Il signor Worthing Severo e` il mio fidanzato. L`annuncio apparira` nel �Morning Post' sabato al piu` tardi. CECILIA: (Alzandosi con delicatezza) Ti sarai fraintesa. Severo si e` chichiarato a me dieci minuti fa. (Le mostra il diario)
GWENDOLEN: (Esamina il diario attraverso il binocolo) E` davvero strano. Egli si e` dichiarato a me ieri pomeriggio alle 5.30. Se vuoi, puoi consulatare il mio diario. Eccolo. (Tira fuori il diario) Non viaggio mai senza. Si deve pur avere qualcosa d`interessante da leggere sul treno. Mi dispiace, mia cara, se rimarrai delusa, ma come ben vedi, egli si e` dichiarato a me prima che si dichiarasse a te. CECILIA: Ed io ne sono piu` che afflitta se questa notizia ti abbattera` sia fisicamente che moralmente, ma mi sembra che da quando si e` dichiarato a te, lui abbia dovuto cambiare idea. GWENDOLEN: (Meditativamente) Se il pover`uomo e` stato intrappolato in qualche insensata promessa, di certo non gliene vorro`. CECILIA: (Pensosamente e tristemente) Lo aiutero` certo di districarsi da qualsiasi disgraziato imbroglio in cui vi e` caduto. GWENDOLEN: Si riferisce a me signorina Cardew, quando parla di disgraziato imbroglio? Lei e` presuntuosa. Ci tengo a precisare che e` in un`occasione come questa quando ci si sente in dovere morale di parlare schiettamente. Infatti, cio` diventa quasi un piacere. CECILIA: Suggerisce, signorina Fairfax, che io abbia intrappolato Severo in un fidanzamento? Come si permette? Questo non e` il momento di usare la maschera delle buone maniere. Quando vedo una vanga, io la chiamo vanga. GWENDOLEN: (Satiricamente) Sono contenta di dire che non ho mai visto una vanga. E` ovvio capire che le nostre sfere sociali sono grandemente diverse. (Entra Merriman, seguito dal servo. Porta un vassoio, una tovaglia da tavola, e un tavolinetto. Cecilia e` in procinto di replicare. La presenza dei servi esercita un`influenza di impedimento che irrita ancor di piu` le giovani donne) MERRIMAN: Prepariamo il rinfresco qui, signorina? CECILIA: (Con tono severo ma con voce calma) Si grazie. (Merriman comincia a liberare il tavolo da alcuni oggetti per porvi la tovaglia. Una lunga pausa. Cecilia e Gwendolen si fulminano con gli occhi) GWENDOLEN: Ci sono paesaggi interessanti nelle vicinanze, signorina Cardew? CECILIA: Oh si. Molte. Dalla cima di un`altura si possono vedere ben cinque contee. GWENDOLEN: Cinque contee! Non penso che mi aggradi. Non mi va di vedere molta gente. CECILIA: (Dolcemente) Suppongo questa sia la ragione per cui vive in citta`? (Gwendolen si morde il labbro, e batte il piede nervosamente con il parasole) GWENDOLEN: (Guardandosi intorno) Un giardino ben mantenuto, signorina Cardew. CECILIA: Sono cosi` contenta che le piaccia, signorina Fairfax. GWENDOLEN: Non avevo nessuna idea che in campagna ci fossero fiori. CECILIA: Oh, i fiori sono cosi` comuni qui, quanto lo sono le persone a Londra. GWENDOLEN: Personalmente non capisco come si possa vivere in campagna. La campagna mi annoia terribilmente. CECILIA: Ah! Questo e` cio` che i rotocalchi chiamano depressione agricolturale, non e` vero? Credo che l`aristocrazia stia soffrendo moltissimo di depressione al momento. Da quanto ho sentito dire, e` quasi come un`epidemia. Le posso offrire un po` di te`, signorina Fairfax? GWENDOLEN: (Con gentilezza elaborata) Grazie. (Tra se') Che donna orrenda!... Devo pero` essere gentile, ho bisogno di un po` di te`. CECILIA: (Dolcemente) Zucchero? GWENDOLEN: (Altezzosamente) No, grazie. Lo zucchero non e` piu` di moda. (Cecilia la guarda con rabbia. Prende le mollette e mette due zollette di zucchero nella tazza) CECILIA: (Severamente) Torta o pane e burro? GWENDOLEN: (In maniera annoiata) Pane e burro, per favore. La torta e` raramente usata nelle case della gente d`alto rango oggi giorno. CECILIA: (Taglia un bel pezzo di torta e la mette nel vassoio) Passalo alla signorina Fairfax. (Merriman lo fa, ed esce con il servo. Gwendolen beve il te` e fa una smorfia. Mette giu` la tazza subito. Cerca poi di prendere il pane e burro, lo guarda e si rende conto che e` torta. Si alza indignata) GWENDOLEN: Ha riempito la mia tazza con zollette di zucchero, e sebbene io abbia chiesto pane e burro mi ha dato un pezzo di torta. Lo so che mi si conosce per la gentilezza del mio carattere e per la straordinaria dolcezza del mio temperamento, ma l`avverto che lei sta esagerando. CECILIA: (Alzandosi) Per salvare il mio povero, innocente e fiducioso uomo dalle macchinazioni di donne senza scrupoli non ci sono limiti che mi possano fermare. GWENDOLEN: Dal vero momento in cui l`ho vista ho diffidato di lei. Sentivo che era falsa e ingannevole. Non mi sbaglio mai. Le mie prime impressioni sulle persone sono immancabilmente giuste. CECILIA: Mi sembra, signorina Fairfax, che io le stia intrattenendo un po` troppo. Senz`altro lei avra` altre visite dello stesso tipo da fare nei paraggi. (Entra Giacomo) GWENDOLEN: (Vedendolo) Severo, mio caro Severo. GIACOMO: Gwendolen cara! (Cerca di baciarla ma lei si ritrae) GWENDOLEN: Scusa, posso chiederti se sei fidanzato con questa donna? (Indica Cecilia) GIACOMO: (Ridendo) Cecilia! Ma no! Chi ti ha messo questa idea ridicola nella tua bella testolina? GWENDOLEN: Oh nessuno. Puoi baciarmi se vuoi. (Gli offre la guancia) CECILIA: (Dolcemente) Me ne ero resa conto che ci doveva essere un equivoco. Signorina Fairfax, questo signore e` il mio guardiano. Il signor Worthing Giovanni. GWENDOLEN: (ritirandosi) Giacomo! Oh! (Entra Algernon) CECILIA: Ecco Severo. ALGERNON: (Si dirige verso Cecilia senza notare gli altri) Mio caro amore! (Cerca di baciarla ma lei si ritrae)
CECILIA: Scusa, posso chiederti se sei fidanzato con questa giovane donna? ALGERNON: (Voltandosi) Quale giovane donna? Santo cielo Gwendolen! CECILIA: Si, con santo cielo Gwendolen. ALGERNON: (Ridendo) Certamente no! Chi ti ha messo questa idea ridicola nella tua deliziosa testolina? CECILIA: Oh, nessuno. Ora puoi baciarmi se vuoi. (Gli offre la guancia) GWENDOLEN: Me n`ero resa conto che ci doveva essere un equivoco. Signorina Cardew, il signore che lei sta abbracciando e` mio cugino, il signor Algernon Moncrieff. CECILIA: (Ritraendosi) Algernon Moncrieff! Oh! (Le giovani donne si avvicinano e si abbracciano avvilite) Ti chiami Algernon? ALGERNON: Vorrei poterlo negare. Ma non posso. CECILIA: Oh! GWENDOLEN: Ti chiami Giovanni? GIACOMO: (In piedi piuttosto con fierezza) Vorrei poterlo negare. Ma non posso. E` da anni che mi chiamo Giovanni. CECILIA: (Rivolgendosi a Gwendolen) Ci hanno ingannate. GWENDOLEN: Cara la mia tradita Cecilia! CECILIA: Cara la mia tradita Gwendolen! GWENDOLEN: (Piano e con tono serio) Ti prego chiamami sorella. Mi sento cosi` vicina a te in questo momento. (Si abbracciano, mentre Giacomo e Algernon lamentandosi vanno su e giu`) CECILIA: (Con tono vivace) Io avrei ancora una domanda da porle. GWENDOLEN: Anch`io. Signor Worthing dov`e` suo fratello Severo? La sua risposta e` molto importante per noi, dal momento che siamo tutte e due disgraziatamente fidanzate con lui. GIACOMO: (Esita e poi dice con calma) Gwendolen, Cecilia, mi state costringendo a dirvi la verita`, ed essendo questa la prima volta che lo faccio, spero capirete quanto tal cosa mi metta in disagio. Io non ho un fratello che si chiami Severo, non l`ho mai avuto e non intendo averlo in futuro. CECILIA: (Sorpres) Nessun fratello? GIACOMO: (Allegramente) Nessuno. GWENDOLEN: (Severamente) Non ha mai avuto un fratello? ... di nessun tipo? GIACOMO: (Scherzosamente) Mai. Di nessun tipo. GWENDOLEN: La cosa e` chiara, Cecilia. Nessuna delle due e` fidanzata. CECILIA: Il trovarsi in questa posizione non e` divertente. GWENDOLEN: Andiamo dentre. Non avranno certo il coraggio di seguirci. CECILIA: Hai ragione. Gli uomini sono cosi` vigliacchi. (Si ritirano in casa con sguardi sdegnosi) GIACOMO: Quest`orrenda situazione e` cio` che tu chiami bumburiggiare, suppongo? ALGERNON: Si. Hai capito a perfezione. E` il miglior bumburiggiare che abbia mai avuto nella mia vita. GIACOMO: Beh. Pero` tu non hai nessun diritto di bumburiggiare qui. ALGERNON: Non essere assurdo. Si puo` bumburiggiare dove si vuole. Tutti i seri bumburisti lo sanno. GIACOMO: Seri bumburisti? Santo cielo! ALGERNON: Si deve pur essere seri su qualcosa, se ci si vuol divertire. A me piace essere serio sul bumburiggiare. Su cosa tu sia serio, io non ne ho la piu` pallida idea. Ho l`impressione che tu sia serio su tutto. Vivi in un modo cosi` superficiale. GIACOMO: Pero`, devo proprio dire... questo imbroglio mi ha dato una piccola soddisfazione. Il tuo caro amico Bumburi e` esploso... Non potrai piu` andare in campagna quando ti pare come facevi prima, caro Algy. ALGERNON: Se e` per questo anche tuo fratello e` un po` palliduccio caro Giacomo? Non potrai piu` sparire cosi` frequentemente come ne eri abituato. Hai proprio ragione, di questo bumburiggiare ne` e` venuto fuori qualcosa di buono. GIACOMO: La tua condotta verso la signorina Cardew e` inescusabile. Ti sei fatto passare per mio fratello per intrappolare una dolce, semplice innocente fanciulla. Non ti ha fermato neanche il fatto che ella era sotto la mia protezione. ALGERNON: E tu? Che scusa potresti mai avere tu dal modo in cui hai ingannato la brillante, astuta signorina Fairfax. Non ti ha fermato neanche il fatto che ella era mia cugina. GIACOMO: Io amo Gwendolen. Volevo fidanzarmi con lei. ALGERNON: E io adoro Cecilia. Volevo fidanzarmi con lei. GIACOMO: Non avrai nessuna possibilita` di unirti alla signorina Cardew. ALGERNON: E tu non avrai nessuna possibilita` di unirti alla signorina Fairfax. GIACOMO: Questi non sono affari tuoi. ALGERNON: Lo so che non sta a me darti il consenso. Ma so benissimo che con la zia non la vincerai. (Inizia a mangiare focaccine) Comunque, trovo volgare che m`impicci degli affari tuoi. Infatti, per quanto io sappia, solo gli agenti di cambio s`impicciano degli affari degli altri e... soltanto nei giorni festivi... GIACOMO: Ma come riesci mai a mangiare focaccine in un modo cosi` calmo quando ti trovi in questi loschi pasticci? Io proprio non riesco a immaginarlo. Non sembra che tu abbia cuore. ALGERNON: Le focaccine non si possono mica mangiare in modo agitato. Il burro potrebbe scolarmi sui polsini. Le focaccine devono essere mangiate con calma. E` il solo modo di mangiarle. GIACOMO: In momenti come questi, non dovresti mangiarne per niente. ALGERNON: Quando mi trovo nei problemi, il mangiare e` la sola cosa che mi consola. Non scherzo. Tutti i miei amici sanno che io, in queste circostanze, rifiuto tutto, eccetto cibo e bevande. Al momento mangio focaccine perche' sono terribilmente scontento. D`altronde a me le focaccine piacciono tantissimo. (Alzandosi) GIACOMO: (Alzandosi) Pero`, non dovresti mangiarle in modo cosi` bramoso. (Gliele porta via) ALGERNON: E dai non me le prendere. (Offrendogli focacce dolci imburrate) Mangia queste tu. A me queste non piacciono. GIACOMO: Ma guardo un po`! Io dovrei mangiare le focacce che a lui non piacciono! Ma e` da matti! Un uomo non ha neanche il diritto di mangiare cio` che vuole nel proprio giardino. ALGERNON: Ma non hai appena detto che il mangiare focaccine rende un uomo senza cuore? GIACOMO: Intendevo te. ...Sotto queste circostanze... Che c`entro io? Io ho tutto il diritto di mangiarle. ALGERNON: E non vedo perche' io no. Le focaccine sono le stesse. (Gli prende il piatto dalle mani) GIACOMO: Algy, come vorrei che te ne andassi! ALGERNON: Non potresti certo chiedermi di andarmene prima che finisca il mio rinfresco pomeridiano. Sai bene che non salto mai i pasti. Nessuno lo fa ...ad eccezione dei vegetariani e dei loro simili. D`altronde ho gia` fatto un appuntamento con il Reverendo Dottor Chasuble per essere battezzato alle sei meno un quarto e di prendere il nome di Severo. GIACOMO: Mio caro amico, dimentica quest`insensatezza. L`appuntamento per il battesimo l`ho fatto pure io. Saro` io che prendero` il nome di Severo. Non lo possiamo fare mica tutti e due. E` assurdo. D`altronde io ho tutto il diritto di battezzarmi, se lo volessi. Non c`e` nessun documento che certifica il mio battesimo. Infatti temo proprio di non essere stato battezzato. Lo teme anche il dottor Chasuble. Tu, invece, sai benissimo di essere stato battezzato. ALGERNON: Si. Ma da tanto tempo. GIACOMO: E che c`entra? L`importante e` che tu sia stato battezzato. ALGERNON: Il fatto che io sia stato gia` battezzato, prova pero` che il mio fisico e` capace di sopportare tale prova. Tu dall`altro canto potresti avventurarti in una prova che potrebbe causarti una malattia. Non avrai certo dimenticato che un tuo parente fu portato a Parigi, soltanto una settimana fa, con un severo raffreddore che gli causo` la morte?
GIACOMO: M`hai fatto ben notare che il severo raffreddore non e` ereditario. ALGERNON: Non lo era pochi giorni fa. Non mi azzarderei a dirlo adesso. La scienza fa sempre dei miglioramenti. GIACOMO: (Prendendo il piatto delle focaccine) Sciocchezze, dici sempre sciocchezze. ALGERNON: Le stai mangiando di nuovo! Come vorrei che non lo facessi! Ce ne sono solo due. (Le prende) Te l`ho detto che vado matto per le focaccine. GIACOMO: Ma guarda un po`! Lui si mangia le focaccine, e a me fa mangiare le focacce dolci imburrate. ALGERNON: Ma come tratti gli ospiti? Perche' non te ne vai? ALGERNON: Non ho ancora finito il mio rinfresco pomeridiano. C`e` ancora un`altra focaccina. (Giacomo si butta su una sedia sbuffando, mentre Algernon non curante continua a mangiare)
(Cala il sipario)
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