tina barbalace


(Il salotto dell`appartamento di Algernon in via Mezzaluna. La stanza e` arredata in modo lussuoso e artistico. Si sente il suono di un pianoforte che proviene dalla stanza accanto. Lane sta apparecchiando il tavolo per il rinfresco pomeridiano. Quando la musica cessa Algernon entra.)

ALGERNON: Mi hai sentito suonare il piano Lane?

LANE: Non mi e` sembrato cortese ascoltarla signore.

ALGERNON: Mi dispiace per te. Suonavo con cosi` tanto sentimento!!! ...anche se ero un po` fuori chiave... ...al giorno d`oggi, quando tutti suonano cosi` bene! Il sentimento e` il mio forte. La scienza la uso si`, ma per le cose di ogni giorno.

LANE: Fa bene, signore.

ALGERNON: ALGERNON: A proposito, hai preparato i panini al cetriolo per la signora Bracknell?

LANE: Si, eccoli signore. (Glieli presenta in un vassoio)

ALGERNON: (Li ispeziona, prende due panini e si siede sul divano) E... un`altra cosa...giovedi` sera, quando il signor Worthing e il signor Shoreman cenavano con me, ho notato dal registro che otto bottiglie di champagne risultavano vuote.

LANE: Si lo so, signore. Otto bottiglie e un quarto per essere precisi.

ALGERNON: Scusa eh... te lo chiedo solo per informazione.... Mi sapresti dire come mai nella casa di uno scapolo i servi bevono champagne?

LANE: Credo sia dovuto alla qualita` del vino, signore. Nelle abitazioni di gente sposata, noto che lo champagne e` raramente di buona qualita`.

ALGERNON: Accipicchia! Stai cercando di dirmi che il matrimonio e` cosi` demoralizzante?

LANE: No, al contrario. Io...da parte mia, ne ho cosi` poca esperienza. Vede... sono stato sposato soltanto una volta... e per via di un malinteso...

ALGERNON: (Con indifferenza) Non penso che io sia tanto interessato nella tua vita matrimoniale, Lane.

LANE: No, signore. Non la trovo interessante neanch`io.

ALGERNON: Grazie. Puoi andare Lane.

LANE: Grazie signore..

(Lane esce)

ALGERNON: Lane prende il matrimonio con tanta leggerezza. Non sembra avere nessun senso di responsibilita` morale. Mi chiedo dove si andra` a finire se la servitu` non da` il buon esempio?

(Lane entra)

LANE: Il Signor Worthing Severo.

(Entra Giacomo. Lane esce)

ALGERNON: Come stai mio caro Severo? Qual buon vento ti porta qui in citta`?

GIACOMO: Oh, il divertimento, mio caro amico. Ma che cos`altro potrebbe portare chiunque in qualsiasi posto, se non il divertimento? ...Come al solito stai mangiando. Non cambi mai.

ALGERNON: (Freddamente) Prendere qualcosa verso quest`ora, sai molto bene che e` normale tra la gente del nostro rango. Comunque, dove sei stato? Non ti vedo da giovedi`?

GIACOMO: (Sedendosi sul sofa`) In campagna.

ALGERNON: Per fare cosa?

GIACOMO: (Togliendosi i guanti) Beh. In citta` come ben tu sai, ci si diverte, mentre in campagna beh... si fanno divertire gli altri. E` una noia, guarda.

ALGERNON: E chi sarebbero queste persone che tu diverti?

GIACOMO: Oh... I vicini, i vicini di casa.

ALGERNON: Hai dei buoni vicini dalle parti di Shropshire?

GIACOMO: Orrendi! Non rivolgo loro mai la parola.

ALGERNON: Ah. Ho capito. (Si avvicina al tavolo e prende un panino) A proposito, Shropshire e` la tua contea, non e` vero?

GIACOMO: Scusa? Shropshire? Ah si. ...Come mai ci sono tutte queste tazzine? Panini al cetriolo! Non ti pare una stravaganza un po` avventata per un giovane come te? ...Aspetti qualcuno?

ALGERNON: Beh si. Ma niente di importante. E` ...la zia Augusta e Gwendolen.

GIACOMO: Oh!!! Ma che bella sorpresa!!!

ALGERNON: Beh si. Pero` non penso che zia Augusta sia contenta di vederti.

GIACOMO: Perche'? ALGERNON: Mah... Sara` perche' non le piaci. In fondo non piace neanche a me quel tuo romantico atteggiamento quanto ti trovi vicino a Gwendolen. Il modo in cui tu fai la corte a Gwendolen e` assolutamente ignobile. Mi azzarderei a dire che e` cosi` ignobile quanto lo e` il modo in cui Gwendolen fa la corte a te.

GIACOMO: Io amo Gwendolen. Sono venuto in citta` appunto per chiederla in sposa.

ALGERNON: Credevo che fossi venuto per divertirti? ....Allora sei venuto per affari?

GIACOMO: Non sei romantico proprio per niente.

ALGERNON: Io non ci vedo niente di romantico in una dichiarazione d`amore. Il romanticismo sta nell`essere innamorati... senza legame alcuno... Mi sapresti dire cosa c`e` di romantico nel fare la dichiarazione? Per l`amor di Dio... potrebbe essere accettata. Normalmente lo sono. E se questo avviene... addio eccitamento. Mio caro amico. Il romanticismo e` basato nell`incertezza. Dimenticala. E` il consiglio che ti do` io.

GIACOMO: Ti capisco pienamente, Algy. Lo sai, la corte del divorzio sembra essere stata inventata appunto per chi la pensa come te.

ALGERNON: Ci tengo a precisare che il divorzio e` stato fatto in paradiso. Comunque poniamo fine a questo argomento. (Giacomo allunga la mano per prendere un panino. Algernon subito lo ferma) Non toccare quei panini, sono per la zia Augusta. (Allunga poi la mano e ne prende uno.)

GIACOMO: Ma tu ne stai mangiando cosi` tanti.

ALGERNON: E questo che c`entra? Lei e` mia zia. (Prende un altro piatto) Prendi una fetta di pane e burro. Questo e` per Gwendolen. Lei va matta per il pane e burro.

GIACOMO: (Avvicinandosi al tavolo e prendendo una fetta di pane) Buono questo pane e burro!

ALGERNON: Non dovresti mangiare con tanta liberta`. Ti stai comportando come se fossi gia` sposato con lei. Non lo sei e non lo sarai mai.

GIACOMO: Ma cosa dici?

ALGERNON: Beh, prima di tutto le ragazze non sposano mai gli uomini a cui fanno la corte. Non pensanto che sia giusto. Tutto qui.

GIACOMO: Che sciocchezze!

ALGERNON: Non lo sono. E` la verita`. Infatti lo puoi notare dal numero spaventoso di scapoli che vedi dovunque vai. Secondo, io non ti do` il consenso.

GIACOMO: Il tuo consenso?

ALGERNON: Gwendolen e` mia cugina, e, prima che io ti dia il consenso, tu mi dovrai spiegare la faccenda di Cecilia. (Algernon suona il campanello.)

GIACOMO: Cecilia. Ma che diavolo dici? Io non conosco nessuno dal nome "Cecilia".

(Lane entra)

ALGERNON: Portami l`accendino del signor Worthing, quello che si dimentico` l`altra volta quando ceno` da noi.

LANE: Subito, signore. (Lane esce)

GIACOMO: Sciagurato, per tutto questo tempo hai avuto il mio accendino e non mi hai avvertito. Ma lo sai che cosa ho fatto? Ho scritto lettere frenetiche alla Scotland Yard riguardo questo accendino. Stavo per offrire persino un grande compenso.

ALGERNON: Ne sono proprio contento. Mi trovo proprio al verde.

GIACOMO: Ma ormai e` inutile. Non penserai certo che ti paghero` dopo avermi causato tant`angoscia. E poi, dal momento che ce l`avevi tu, l`accendino non era perso, quindi... la storia del compenso non c`entra proprio per niente. (Lane entra con l`accendino in un vassoio. Algernon lo prende subito. Lane esce.)

ALGERNON: Cattivo. (Apre l`accendino) E va bene...Comunque, da quello che c`e` scritto, non sembra che l`accendino sia tuo.

GIACOMO: Come non e` mio? (Andando verso di lui) Me lo hai visto usare ben cento volte. E poi non e` da galantuomini leggere l`interno di un accendino. Non ne hai nessun diritto.

ALGERNON: Ti prego, non inventare regole su cio` che si puo` o non si puo` leggere. Meta` della cultura moderna e` basata su cio` che non si deve leggere.

GIACOMO: Di questo ne sono al corrente, e non mi propongo certo di discutere la cultura moderna. Non e` un argomento da discutere quando si e` in privato. A preme soltanto riavere il mio accendino.

ALGERNON: Si. Ma questo non e` il tuo accendino. Hai appena detto che non conosci nessuno che si chiami �Cecilia'. Eppure questo e` un regalo che proviene da una certa �Cecilia'.

GIACOMO: Ma se lo vuoi proprio sapere, Cecilia e` mia zia.

ALGERNON: Tua zia!

GIACOMO: Si. Ed e` anche molto graziosa. Abita a Tunbridge Wells. Dammelo, Algy.

ALGERNON: (Ritirandosi verso l`altro lato del sofa)

Ma come mai scrive "Piccola Cecilia" se e` tua zia e vive a Tunbridge Wells? (Legge) "Dalla piccola Cecilia con tutto l`affetto".

GIACOMO: (Dirigendosi verso il sofa e inginocchiandosi su di esso) Non essere assurdo. Che c`e` di strano? Alcune zie sono alte, altre invece non lo sono. Non sta certo a noi decidere sulla loro altezza. Dipende esclusivamente da loro. Dammi quell`accendino diamine. (Lo insegue)

ALGERNON: Si. Ma come mai tua zia ti chiama zio? Ascolta "Dalla piccola Cecilia con tutto l`affetto al caro zio Giacomo." Io non obbietto il fatto che tu abbia una zia un po` bassa. Pero` mettendo da parte la statura, come mai una zia chiama il nipote `zio'? Come me la metti ora, eh? E poi il tuo nome non e` Giacomo ma Severo.

GIACOMO: Non e` Severo. E` Giacomo.

ALGERNON: Mi hai sempre detto che e` Severo. Ti ho presentato a tutti con il nome di Severo. Hai l`aspetto di uno che si chiami Severo. Sei la persona piu` severa che io abbia mai conosciuto. Ti sta a perfezione. E` assurdo dire che non ti chiami Severo. E` stampato anche qui, nei tuoi bigliettini. (Legge) "Worthing Severo del B.4, Albany". Questo lo terro` come prova che il tuo nome e` Severo se mai oserai negarlo a me o a Gwendolen o a chiunque. (Rimette il bigliettino nella tasca.)

GIACOMO: E va bene. Il mio nome e` Severo in citta` e Giacomo in campagna, e l`accendino mi fu dato in campagna.

ALGERNON: Ho capito. Pero` non mi hai ancora spiegato come mai la tua piccola zia Cecilia che abita a Tunbridge Wells ti chiama zio. Dai, ora ti conviene dirmi la verita'.

GIACOMO: Caro Algy. Parli come se fossi un dentista. Ma lo sai che e` volgare imitare un`altra persona. Si sente che c`e` dentro qualcosa di falso.

ALGERNON: Hai ragione. Purtroppo questo e` il modo in cui i dentisti si comportano. E dai, dimmelo. E dire che ho sempre sospettato che tu fossi un bumburista. Ora ne sono proprio sicuro.

GIACOMO: Bumburista? Ma cosa stai dicendo?

ALGERNON: Ti spieghero` il significato di questa impareggiabile parola dopo che mi avrai spiegato il perche' ti fai chiamare Severo in citta` e Giacomo in campagna.

GIACOMO: Prima dammi il mio accendino.

ALGERNON: (Glielo da`) Eccolo. Ed ora spiegami... E ti prego sii il piu` inverosimile che puoi. (Siede)

GIACOMO: Mio caro amico, non c`e` niente di inverosimile in quello che ti diro`. E` molto semplice. Il vecchio signor Cardew Tommaso che mi ha adottato quando ero bambino mi ha dato in custodia la figlia che per rispetto, cosa che tu non potrai certo capire, mi chiama `zio'. Cecilia abita nella mia abitazione di campagna insieme alla sua eccellente governante, la signorina Prism.

ALGERNON: A proposito, dove abiti in campagna?

GIACOMO: Questo non ti riguarda. Non sarai invitato... Ti informo soltanto che non abito in Shropshire.

ALGERNON: L`avevo capito. Vai avanti. Ma come mai ti fai chiamare Severo in citta` e Giacomo in campagna?

GIACOMO: Mio caro Algy, non so se sei in grado di capire. Non mi sembra che tu ne abbia la stoffa. Quando si e` custodi, si deve agire da tali. E` un dovere sacrosandto. Ma come ben sai cio` non apporta ne` salute ne` felicita`, ragion per cui mi sono inventato un fratello che ho chiamato Severo e che abita ad Albany e che ne combina di tutti i colori. Quasta e` la pura e sacrosanta verita`.

ALGERNON: La verita` e` raramente pura o semplice. Guai se fosse cosi`. La vita moderna sarebbe troppo noiosa e la letteratura poi... non avrebbe modo di svilupparsi.

GIACOMO: E` proprio cio` che ci vuole.

ALGERNON: Il criticismo letterario non e` il tuo forte. Lascialo fare a coloro che non sono stati all`universita`. Lo fanno cosi` bene i rotocalchi! Pero` ... avevo ragione di chiamarti bumburista. Sei uno dei piu` accaniti bumburisti che io conosca. GIACOMO: Ma si puo` sapere cosa intendi dire con questa parola?

ALGENON: Bene, ti sei inventato un fratello e lo hai chiamato Severo per far si che tu abbia la liberta` di fare cio` che vuoi. Io dal mio canto mi sono inventato un amico invalido a cui ho dato il nome di Bumburi, in modo che vada in campagna quando ne ho voglia. Non tropi che il mio amico sia inestimabile? Pensa... se non fosse stato per lui io questa sera non potrei cenare con te da Willis. E` da una settimana che la zia Augusta mi tiene occupato.

GIACOMO: Io non ti ho chiesto di cenare con me stasera.

ALGERNON: Lo so. Sei molto pigro nel mandare gli inviti. Dovresti essere piu` gentile e non dimenticarti degli amici. Il non ricevere inviti e` la cosa piu` noiosa che possa esistere nella vita.

GIACOMO: Io penso che dovresti cenare con tua zia.

ALGERNON: Ma va la`. Inanzitutto ho cenato con lei lo scorso lunedi` e, secondo me, cenare con lei una volta per settimana e` abbastanza. Inoltre, se lo vuoi proprio sapere, quando ceno da lei, mi si tratta come uno di famiglia e pertanto mi si mette o tra due donne o vicino nessuna donna. Io lo so dove mi si mettera` stasera se dovessi accettare di cenare da lei. Vicino a Mary Farquhar. Che orrore! Il modo in cui lei fa la corte a suo marito e` assolutamente indecente. Infatti, io trovo che il modo con cui le londinesi fanno la corte ai propri mariti e` addirittura scandaloso. E` quasi... come lavare il bucato pulito in pubblico. Ma tornando a noi ...ora che ti ho scoperto...mio caro bumburista..., lascia che ti spieghi le regole del gioco.

GIACOMO: Ma io non sono un bumburista. Infatti se Gwendolen accettera` di sposarmi, io uccidero` mio fratello. Lo devo uccidere ugualmente. Vedi, ho l`impressione che Cecilia si sia un po` innamorata di lui. Lo devo far fuori... E penso che tu debba fare la stessa cosa col tuo invalido amico.

ALGERNON: Neanche per sogno. Comunque se ti sposassi, cosa che a me sembra improbabile, avrai bisogno di un bumburi. Senza di un bumburi rischierai di avere una vita molto noiosa.

GIACOMO: Ma non essere ridicolo. Se io sposassi Gwendolen non avre certo bisogno di un bumburi.

ALGERNON: Allora lo avrebbe tua moglie. Ma non capisci che in un matrimonio se si e` in tre si e` in compagnia e se si e` in due e` come se si fosse con nessuno?

GIACOMO: (sentenzioso) Questa e` la teoria che divulga da piu` di cinquant`anni, la corrotta commedia francese.

ALGERNON: Hai ragione, e in piu` e` stata ben accolta, da ben venticinque anni, dalla felice famiglia inglese.

GIACOMO: In nome del cielo, non fare il cinico. E` facile fare il cinico.

ALGERNON: Oggi giorno niente e` facile. Con tutta questa competizione. (Si sente un campanello) Ah, deve essere zia Augusta. Il campanello lo suonano o i parenti o i creditori, di solito. ....Senti, se intrattenessi zia Augusta per dieci minuti in modo che tu faccia la dichiarazione a Gwendolen, potrei cenare con te da Willis stasera?

GIACOMO: Va bene, se proprio ti va.

ALGERNON: Pero` me lo devi promettere. Le persone che promettono e poi non mantengono a me sembrano troppo superficiali.

(Entra Lane)

LANE: Donna Bracknell e la signorina Fairfax.

(Algernon va loro incontro. Entrano Donna Bracknell e Gwendolen)

DONNA BRACKNELL: Buon pomeriggio caro Algernon, spero ti stai comportando bene.

ALGERNON: Sto benissimo zia.

DONNA BRACKNELL: Non ho detto questo. Infatti le due cose sono del tutto diverse.

(Vede Giacomo. Si inchina freddamente)

ALGERNON: Sei splendida cara cugina.

GWENDOLEN: Lo sono sempre non e` vero signor Worthing?

GIACOMO: E` la perfezione incarnata, signorina Fairfax!!!

GWENDOLEN: Spero di no. Non avrei piu` niente da imparare. Ed io intendo imparare tante cose.

(Gwendolen e Giacomo si siedono in un angolino)

DONNA BRACKNELL: Mi dispiace se siamo arrivate con un po` di ritardo, Algerno, ma mi sono sentita in dovere di visitare la cara signora Harbury. Non la vedevo da quando le e` morto il marito. E` cambiata enormemente. Sembra che abbia venti anni di meno. Potrei avere una tazza di te` e un panino al cetriolo come mi hai promesso?

ALGERNON: Certamente zia Augusta. (Si dirige verso il tavolo)

DONNA BRACKNELL: Perche' non vieni a sederti qui Gwendolen?

GWENDOLEN: Sto bene anche qui. Grazie mamma.

ALGERNON: (Prende e guarda inoridito il piatto vuoto) Santo cielo Lane! Come mai non ci sono panini al cetriolo? Li ho ordinati appunto per la zia.

LANE: (Gravemente) Non c`erano cetrioli al mercato oggi. Ci sono stato due volte.

ALGERNON: Non c`erano cetrioli? LANE: No signore. Neanche se li avessi voluti comprare a contanti.

ALGERNON: Grazie Lane. Puoi andare.

LANE: Con permesso. (Esce)

ALGERNON: Mi dispiace cara zia, mi dispiace tanto.

DONNA BRACKNELL: Non ti preoccupare, Algernon. Ho mangiato delle focaccine dalla signora Harbury. ...Sembra che adesso lei viva soltanto per divertirsi.

ALGERNON: Ho sentito dire che che i suoi capelli sono diventati biondo-oro dal grande dolore.

DONNA BRACKNELL: Il colore dei suoi capelli e` certamente cambiato. Quale sia la causa, non lo saprei. (Algernon le porge il te`) Grazie. Stasera ti troverai molto bene. Ti siederai vicino Mary Farquahar. E` una donna cosi` buona. Piena di premure verso il marito. E` una delizia guardarli.

ALGERNON: Ho paura, cara zia, che stasera non posso avvalermi della tua gentilezza; sono stato invitato fuori.

DONNA BRACKNELL: (Accigliandosi) Oh no Algernon. Mi rovinerai tutto. Andra` a finire che tuo zio dovra` cenare di sopra. Per fortuna lui ci e` abituato. ALGERNON: Mi dispiace tanto dell`inconveniente, zia Augusta. Ma ho appena ricevuto un telegramma in cui mi si avvisa che il mio povero amico sta di nuovo male. (Guarda Giacomo) Pensano che gli debba stare vicino.

DONNA BRACKNELL: Questo Bumburi sembra avere una strana malattia.

ALGERNON: Hai ragione zia.

DONNA BRACKNELL: Sarebbe ora che si decidesse di vivere o di morire. Questo tentennamento da parte sua e` del tutto assurdo. Mi azzarderei a dire che e` del tutto raccapricciante. Io, sono assolutamente contraria verso qualsiasi compassione per gli invalidi. Le malattie non sono da incoraggiare. La salute e` il dovere sacrosanto dell`uomo. Piu` d`una volta gliel`ho detto a tuo zio, ...ma non la vuole capire. Ti prego Algernon, fammi un piacere.. Di` al tuo amico di non ammalarsi sabato. Se lo facesse mi rovinerebbe tutto. Vedi, io conto su di te per l`organizzazione della musica. ... E` l`ultimo ricevimento... C`e` quindi bisogno di qualcosa che ispiri la gente e la incoraggi a parlare. Essendo verso la fine della stagione si e` anche anche alla fine di cio` che si deve discutere, che... poi in fin dei conti non e` proprio tanto.

ALGERNON: Senz`altro gli parlero`. E penso di poterti promettere che per sabato il signor Bumburi stara` bene. Certo mi sara` difficile organizzare la musica, specialmente se si tien conto che la gente tende a non ascoltarla se e` ben suonata, e a non parlare se e` fuori chiave. Comunque se vieni di la` ti spieghero` il programma che ho progettato.

DONNA BRACKNELL: Grazie Algernon. Sei cosi` premuroso! (Si alza e segue Algernon) Sono certa che e` brillante... dopo alcuni aggiustamenti. ... Ti prego, non includere canzoni francesi. La gente le trova inadatte, e, o si indigna, cosa che trovo molto volgare, o si mette a ridere, che e` ancora peggio. Includi invece delle canzoni tedesche. Quelle si` che sono rispettabili. (Rivolgendosi a Gwendolen) Gwendolen mi accompagni?

GWENDOLEN: Si mamma.

Donna Bracknell e Algernon si avviano verso la sala della musica. Gwendolen rimane indietro.)

GIACOMO: Bellissima giornata vero signorina?

GWENDOLEN: Non mi parli del tempo atmosferico, la prego, signor Worthing. Quando qualcuno mi parla del tempo, sono certa che vuol dirmi qualcos`altro. Mi fa cosi` nervosa.

GIACOMO: Ma io non intendevo altro.

GWENDOLEN: L`avevo capito. Infatti, non mi sbaglio mai.

GIACOMO: Vorrei prendere quest`opportunita`...

GWENDOLEN: La prenda, la prenda... e al piu` presto se non vuole che mia mamma la sorprenda. Vede, mia mamma ha la strana abitudine di sorprendermi sempre quando parlo con un uomo... Piu` di una volta ho dovuto riprenderla.

GIACOMO: (Molto agitato) Signorina Fairfax, da quando l`ho incontrata l`ho ammirata piu` di ogni altra donna.. abbia mai incontrato... l`ho incontrata...

GWENDOLEN: Lo so. E ho sempre sperato che tu fossi piu` aperto. Ti trovo affascinante. Non mi eri indifferente neanche prima che t`incontrassi. (La guarda meravigliato).

Viviamo, come sai, in un era di ideali. Tutti i rotocalchi piu` costosi ne parlano e anche i preti sul pulpito. Il mio ideale e` di amare un uomo dal nome Severo. C`e` qualcosa in questo nome che ispira fiducia. Dal vero momento in cui Algernon mi parlo` di un amico dal nome Severo, capii che ero destinata ad amarti.

GIACOMO: Mi ami davvero Gwendolen?

GWENDOLEN: Appassionatamente.

GIACOMO: Cara! Non sai come mi stai rendendo felice.

GWENDOLEN: Il mio Severo.

GIACOMO: Ma scherzi quando dici che non mi ameresti se il mio nome non fosse Severo?

GWENDOLEN: Ma il tuo nome e` Severo.

GIACOMO: Si lo so. Ma supponi che sia qualcos`altro. Vuoi dire che non mi ameresti piu`?

GWENDOLEN: (Loquacemente) Questa e` speculazione del tutto trascendentale, e come tante altre speculazioni trascendentali ha ben poco a che fare con i fatti della vita reale.

GIACOMO: Personalmente cara se dovessi parlare schiettamente, questo nome non mi piace affatto. Non penso mi stia bene.

GWENDOLEN: Ti sta benissimo. E` un nome divino. Ha la sua musica. Produce vibrazioni.

GIACOMO: Veramente io trovo altri nomi molto piu` belli di questo. Giacomo, per esempio, e` bellissimo.

GWENDOLEN: Giacomo! ... No, non c`e` musica nel nome Giacomo. Non eccita. Non produce vibrazioni... Ho conosciuto alcuni uomini dal nome Giacomo ed erano del tutto scialbi. D`altronde e` ben tristemente noto che Giacomo sostituisce il domestico Giovanni! Sento pieta` per colei che sposa un Giovanni. Pensa, non potra` mai aver l`opportunita` di conoscere l`incantevole piacere che solo un momento di solitudine sa dare. L`unico nome di cui ci si puo` fidare e` Severo.

GIACOMO: Gwendolen... Devo battezzarmi al piu` presto... voglio dire, dobbiamo sposarci al piu` presto. Non voglio perdere tempo.

GWENDOLEN: Sposarci, signor Worthing?

GIACOMO: (Sbalordito) Certamente. Lo sai bene che ti amo, e mi hai fatto capire che mi ami anche tu.

gwendolen: Io ti adoro. Ma non mi hai fatto ancora la dichiarazione. Non mi hai parlato di matrimonio. Questo argomento non e` stato neanche menzionato.

GIACOMO: Te la posso fare adesso?

GWENDOLEN: E` un`ammirevole opportunita`. E per risparmiarti qualsiasi dubbio di delusione, mi sembra giusto dirti, ancor prima che inizi a parlare, che sono del tutto risoluta ad accettare la tua proposta.

GIACOMO: Gwendolen!

GWENDOLEN: Si, signor worthing, cos`ha da dirmi?

GIACOMO: Lo sai benissimo.

GWENDOLEN: Si, pero` non lo dici.

GIACOMO: Gwendolen, mi sposeresti? (Inginocchiato)

GWENDOLEN: Certamente mio caro. Pero` l`hai presa per le lunghe. Non sembra che tu abbia tanta esperienza su queste cose.

GIACOMO: Mia cara. Non ho mai amato nessuna, in questo mondo. Solo te.

GWENDOLEN: Si, pero` gli uomini normalmente fanno la dichiarazione... cosi` ... per imparare come si fa. Mio fratello Gerardo lo fa. Le mia amiche dicono cosi`. ... Che begli occhi azzurri! Sono proprio di un azzurro mare. Spero mi guarderai sempre cosi`, specialmente quando c`e` gente.

(Entra donna Bracknell)

DONNA BRACKNELL: Signor Worthing! Si alzi. E` indecoroso vederla in quella posizione vicino a mia figlia.

GWENDOLEN: Mamma! (Egli cerca di alzarsi; lo trattiene) Ti prego vai via. Il signor Worthing non ha ancora finito.

DONNA BRACKNELL: Finito! Che cosa? GWENDOLEN: Mi sono fidanzata con il signor Worthing, mamma. (Si alzano insieme)

DONNA BRACKNELL: Scusami, ma tu non ti sei fidanzata con nessuno. Quando ti fidanzerai, io o tuo padre, se la salute glielo permettera` ti informeremo di cio`. Il fidanzamento dovra` arrivare a una ragazza come un sorpresa piacevole o non piacevole che sia. Una ragazza non potra` mai organizzare il proprio fidanzamento da sola... Ed ora permetta che le faccia alcune domande, signor Worthing. Tu intanto aspettami in carrozza, Gwendolen.

GWENDOLEN: (Con rimprovero) Mamma!

DONNA BRACKNELL: In carrozza, Gwendolen. (Gwendolen esce. Si soffiano un bacio senza che la signora li veda. La signora si guarda intorno vagamente cercando di capire da dove proviene il rumore. Finalmente si gira.) Gwendolen, in carrozza.

GWENDOLEN: Si mamma. (Va fuori sempre guardando Giacomo)

DONNA BRACKNELL: (Sedendosi) Si puo` accomodare signor Worthing. (Cerca nel borsellino)

GIACOMO: Grazie donna Bracknell, ma preferisco stare in piedi.

DONNA BRACKNELL: (Con libretto e matita in mano) Mi sento in dovere di dirle che lei non e` nella lista dei pretendenti di mia figlia, anche se la mia e` tale e quale a quella della duchessa Bolton. ... La duchessa ed io lavoriamo insieme di solito. Ma ci tengo a precisare che questo non rappresenta un problema, infatti, io ne sarei piu` che felice di includerla nella lista se le sue risposte corrispondono a cio` che qualsiasi madre affezionata si aspetta.

Fuma?

GIACOMO: Si. Devo ammettere che fumo.

DONNA BRACKNELL: Ne sono contenta. Un uomo deve pur avere un certo qual tipo di occupazione. Ci sono gia` ben troppi buoni a nulla a Londra. Quanti anni ha?

GIACOMO: Ventinove.

DONNA BRACKNELL: Una buona eta` per sposarsi. Sono stata sempre dell`opinione che un uomo che desidera sposarsi, debba sapere tutto o niente. A quale categoria appartiene?

GIACOMO: (Dopo un po` di esitazione) Io non so niente signora.

DONNA BRACKNELL: Sono contenta di sentirlo. Non approvo alcuna cosa che interferisca con l`ignoranza naturale. L`ignoranza e` simile a un delicato frutto esotico... Se lo tocchi, muore. Tutta la teoria dell`istruzione moderna e` fondamentalmente corrotta. Fortunatamente in Inghilterra l`istruzione non produce nessuna conseguenza. Se lo avesse fatto ci sarebbe un serio pericolo nell`alta societa` e apporterebbe atti di violenza in piazza Grosvenor?

Quanto guadagna?

GIACOMO: Circa sette o otto mila all`anno.

DONNA BRACKNELL: (Prende nota nel suo libricino) In terreni o in investimenti?

GIACOMO: Per la maggior parte in investimenti.

DONNA BRACKNELL: Fa bene. Se si pensa a cio` che si deve fare sia in viat che dopo morte, ci si rende conto che i terrenti cessano di essere sia un profitto che un piacere. Infatti, se da una parte stabiliscono una posizione, dall`altra impediscono di mantenerla.

GIACOMO: Ho una casa con un po` di terreno... circa quindici acri. Pero` non lo tengo per guadagno. Infatti, da quanto capisca, solo i cacciatori ci guadagnano qualcosa.

DONNA BRACKNELL: Una casa di campagna! Quante stanze da letto? Non fa importanza. Si puo` sempre riparlarne. Ha una residenza cittadina, spero? Una ragazza semplice, non viziata, come Gwendolen, non puo` certo abitare in campagna.

GIACOMO: Ho una casa in piazza Belgrave, ma al momento l`ho data in affitto a Donna Bloxham. La posso riavere quando la voglio, ... se do` un avviso di sei mesi.

DONNA BLOXHAM: Donna Bloxham. Non la conosco.

GIACOMO: Non si fa tanto vedere. E` un po` anziana.

DONNA BRACKNELL: Si, oggi giorno questo non garantisce la rispettabilita` di una persona. Che numero e`? GIACOMO: Centoquarantanove.

DONNA BRACKNELL: (Tentennando la testa) Ah... nel quartiere antico. Mi pareva ci doveva essere qualcosa. Non fa importanza. Si puo` sempre rimediare.

GIACOMO: Che cosa? Il quartiere o l`antichita`?

DONNA BRACKNELL: Tutti e due. Che tipo di politica professa?

GIACOMO: Nessuna. Sono un unionista liberale.

DONNA BRACKNELL: Ah. E` un tory. Fa parte del partito conservatore. Gente per bene. I suoi genitori vivono ancora?

GIACOMO: Li ho persi tutti e due.

DONNA BRACKNELL: Perdere un genitore, signor Worthing puo` essere una sfortuna; ma perderli tutti e due e` negligenza. Chi era suo padre? Era ricco? E` nato in cio` che i rotocalchi radicali chiamano il viola del commercio o nella nobilta` aristocratica?

GIACOMO: Mi dispiace, ma non lo so. Lo so che ho detto che ho perso i miei genitori, ma ho paura che loro abbiano perso me... Io non so veramente chi sia. Sono stato... beh... trovato.

DONNA BRACKNELL: Trovato???

GIACOMO: Il defunto signor Cardew Tommaso, un vecchio gentiluomo molto buono e caritatevole, mi trovo`, e mi diede il nome di Worthing, perche' aveva in mano un biglietto di prima classe per Worthing nel suo taschino. Worthing e` una localita` in Sussex. E` una stazione balneare.

DONNA BRACKNELL: Dove lo ha trovato questo gentiluomo che aveva il biglietto per la stazione balneare?

GIACOMO: (Gravemente) In una borsa.

DONNA BRACKNELL: Una borsa???

GIACOMO: (Seriamente) Si signora. Ero in una borsa... un po` grande, di pelle nera non manici.. Una borsa normale.

DONNA BRACKNELL: In quale localita` questo signor Cardew Tommaso trovo` questa borsa?

GIACOMO: Alla stazione Vittoria, nel deposito-bagagli. La borsa gli e` stata data in sbaglio.

DONNA BRACKNELL: All stazione Vittoria???... Nel deposito bagagli???...

GIACOMO: Si. La linea Brighton.

DONNA BRACKNELL: La linea non c`entra, signor Worthing. Confesso di sentirmi stupefatta di cio` che mi ha rivelato. L`essere nato, o allevato in una borsa, che abita o on abbia manici, sembra dimostrare lo sprezzo verso le norme del vivere civile della vita familiare la quale fa venire in mente una delle peggiori smoderatezze della rivoluzione francese. Ritengo che lei non sappia quali furono le conseguenze di quel movimento.

Per quanto riguarda la localita` laddove la borsa fu trovata, il deposito-bagagli di una stazione ferroviaria, potrebbe servire a nascondere un`indiscrezione sociale. Probabilmente, puo` essere stata usata per questo tipo di transazione, ma non puo` certamente essere ritenuta come base sicura per una posizione riconosciuta nella buona societa`.

GIACOMO: Cosa mi consiglia di fare? Io farei di tutto per assicurare la felicita` di Gwendolen.

DONNA BRACKNELL: La consiglio di acquistarsi un po` di parentela al piu` presto e di trovarsi almeno un genitore prima che la stagione finisca.

GIACOMO: Mi sembra una cosa impossibile. Potrei procurare la borsa. E` nel mio armadio a casa. Penso che questo dovrebbe soddisfarla, donna Bracknell.

DONNA BRACKNELL: Me, signore! E cosa c`entro io? Cerchi di capire, caro lei, che il signor Bracknell ed io non potremmo mai dare il permesso alla nostra unica figlia, una ragazza cresciuta con tanto affetto, di sposare dentro il deposito-bagagli e di formare allenza con un pacco. ...Buongiorno.

(Donna Bracknell avanza verso la porta con indignazione)

GIACOMO: Buongiorno. (Algernon, dall`altra stanza suona la marcia di matrimonio. Giacomo va verso la porta e furioso grida...) Per l`amor del cielo non suonare questo odioso motivo, Algy. Non fare l`idiota.

La musica si ferma e Algernon entra felice)

ALGERNON: Non ti e` andata bene, vecchio amico? Non mi dire che Gwendolen ti ha rifiutato? Lo fa sempre. Con tutti. E` il suo modo bisbetico.

GIACOMO: Al contrario. Gwendolen e` molto contenta. Per quanto riguarda lei, siamo fidanzati. Sua madre e` impossibile. Non ho mai incontrato una Gorgon come lei... Non so neanche come siano, le Gorgon. Ma... Sono certo che donna Bracknell sia una Gorgon. E` un mostro senza un mito! Ti chiedo scusa, forse non dovrei parlarti cosi` di tua zia.

ALGERNON: Amico mio, a me piace sentire gli abusi verso i miei parenti. E` l`unica cosa che mi aiuta a sopportarli. I parenti sono semplicemente un odioso pacco di gente, che non hanno la minima idea di come vivere, e neanche il piu` piccolo istinto di quando devono morire.

GIACOMO: Ma che sciocchezze! ALGERNON: E` la verita`.

Ma smettila. Cerchi sempre qualcosa da discutere tu.

ALGERNON: Certamente. E` il motivo per cui le cose sono fatta.

GIACOMO: Ma va la`... Se solo ci penso mi viene la voglia di suicidarmi... (pausa) Senti ... tu pensi che Gwendolen tra cento cinquant`anni possa diventare come la madre?

ALGERNON: Tutte le donne diventano come le loro madri. Questa e` la loro tragedia, a differenza di noi uomini che rimarremo sempre uguali.

GIACOMO: Ti sembra giusto?

ALGERNON: Il detto e` perfetto. La verosimilita` ... beh... diciamo che sia vero quanto lo e` qualsiasi osservazione che si fa sulla vita civilizzata.

GIACOMO: Sono stufo delle tue analizzazioni. Non sei neanche originale. Lo fanno tutti. Infatti non ci si puo` andare da nessuna parte senza che si incontri qualcuno che non analizzi. E` un`insensatezza pubblica! Ah... se solo ci fossero alcuni ignoranti in giro!!!

ALGERNON: Ci sono.

GIACOMO: Mi piacerebbe incontrarli. Di che cosa parlano? ALGERNONG: Gli ignoranti? Oh, della gente istruita certamente.

GIACOMO: Che ignoranti!!!

ALGERNON: A proposito, hai messo al corrente Gwendolen che ti fai chiamare Severo in citta` e Giacomo in campagna?

GIACOMO: (In maniera condiscendente) Mio caro amico, la verita` non e` quella cosa che si dice a una donna, graziosa, dolce e raffinata quale e` Gwendolen. Certo che hai delle maniere un po` estrose sul come trattare le donne.

ALGERNON: L`unico modo di trattare le donne e` di fare l`amore con loro se sono belle, e con qualcun altro, se non lo sono.

GIACOMO: Sciocchezze.

ALGERNON: E riguardo tuo fratello? Riguardo lo scapestrato Severo?

GIACOMO: Prima che la settimana finisca, lo faro` fuori. Diro` che e` morto a Parigi di apoplessia. Tante persone muoiono d`apoplessia, improvvisamente, non e` vero?

ALGERNON: Si. Ma e` una malattia ereditaria. Sara` meglio che tu dica che e` morto con un severo raffreddore.

GIACOMO: Sei sicuro che un severo raffreddore non sia ereditario?

ALGERNON: Sicurissimo.

GIACOMO: Va bene allora. �Il mio povero fratello Severo viene trasferito improvvisamente a Parigi per un severo raffreddore, che alla fine lo uccide.'

ALGERNON: Mi sembra che tu abbia detto che... la signorina Cardew sia un po` interessata in questo tuo fratello Severo? Non le dispiacera` tanto?

GIACOMO: Oh, non ti preoccupare. Cecilia non e` una romantica sciocca. Ha un appetito da cavallo. Fa lunghe passeggiate e non sta mai attenta alle lezioni.

ALGERNON: Come vorrei vederla!

GIACOMO: Non ci riuscirai mai. E` molto bella. Ed ha solo diciottanni.

ALGERNON: Hai detto a Gwendolen che tu hai in custodia una fanciulla molto bella e di diciotto anni?

GIACOMO: Queste cose non si vanno a sbifferare dovunque. Cecilia e Gwendolen certamente diventeranno molto amiche. Scommetto qualsiasi cosa che dopo mezz`ora del loro incontro si chiameranno sorelle.

ALGERNON: Le donne fanno cosi` solo dopo essersi chiamate tante altre cose prima. ... Adesso, se proprio vuoi cenare da Willis dobbiamo andare a prepararci. Lo sai che sono quasi le sette?

GIACOMO: (Irritato) Oh, sono sempre quasi le sette.

ALGERNON: Io ho fame.

GIACOMO: Non ti ho mai conosciuto quando non ne avevi.

ALGERNON: Cosa faremo dopo cena. Andremo al teatro?

GIACOMO: Oh no! Non mi va di ascoltare.

ALGERNON: Andremo al club.

GIACOMO: Oh no! Non mi va di parlare.

ALGERNON: Verso le dieci potremmo farci un giro in citta`.

Oh no! Non mi va di andare a vanvera. E` da sciocchi.

ALGERNON: Cosa faremo?

GIACOMO: Niente.

ALGERNON: Sara` un lavoraccio. Comunque non mi dispiace lavorare duro quando non c`e` uno scopo ben definito.

(Entra Lane)

LANE: La signorina Fairfax. (Esce)

(Entra Gwendolen)

ALGERNON: Gwendolen. Santo cielo!

GWENDOLEN: Algy, voltati dall`altro lato. Devo dire qualcosa al signor Worthing.

ALGERNON: E non fare il bigotto. Questa tua assidua attitudine morale non ti si addice. Bambinone.

(Algernon si ritira verso il camino)

GIACOMO: Mia cara!

GWENDOLEN: Severo. Ho paura che non ci sposeremo, almeno... da quello che ho letto in faccia alla mamma. Certo e`, che l`antico rispetto verso i giovani sta declinando. L`influenza che avevo sulla mamma l`ho persa a soli tre anni.

Voglio che tu sappia pero` che sebbene lei si ostacola al nostro matrimonio, pur anche sposando un altro, ... e lo faro` piu` di una volta... la mia eterna devozione verso di te non verra` mai meno.

GIACOMO: Cara Gwendolen.

GIACOMO: La storia della tua origine ha eccitato ogni fibra del mio essere. Il tuo nome di battesimo mi ha irresistibilmente affascinata. La semplicita` del tuo carattere mi ha incuriosita.

Ho il tuo indirizzo di Albany. Qual`e` il tuo indirizzo di campagna?

GIACOMO: Abitazione Manor, Woolton, Herfordshire.

(Algernon ascolta e sorride compiaciuto. Scrive l`indirizzo sul polsino della camicia. Prende la guida ferroviaria.)

GWENDOLEN: La posta funziona bene, spero? ... Devo pensarci seriamente su cio` che dice la mamma. ... Ti scrivero` ogni giorno.

GIACOMO: Mia cara!

GWENDOLEN: Per quanto tempo ti soffermerai in citta`?

GIACOMO: Fino a lunedi`.

GWENDOLEN: Adesso puoi voltarti, Algy.

ALGERNON: Grazie. Mi ero gia` voltato.

GWENDOLEN: Puoi suonare il campanello se vuoi.

GIACOMO: Posso accompagnarti in carrozza, mia cara?

GWENDOLEN: Certamente.

GIACOMO: (Escono. Incontrano Lane che sta entrando) Sto accompagnando la signorina in carrozza. (Lane presenta alcune lettere su un vassorio ad Algernon. Algernon le guarda e le strappa.) Dammi un bicchierino sherry per favore, Lane.

LANE: Subito signore.

ALGERNON: Domani parto. Vado a bumburiggiare. Preparami l`occorrente.

LANE: Va bene signore.

ALGERNON: Ritornero` lunedi` prossimo.

LANE: Va bene. (Gli porge lo sherry)

ALGERNON: Spero sara` una bella giornata.

LANE: Non penso che lo sara`.

ALGERNON: Come sei pessimista!

LANE: Faccio di tutto per soddisfarla signore.

(Entra Giacomo. Lane va via)

GIACOMO: Che donna sensibile e istruita! L`unica donna che abbia mai amato nella mia vita. (Nota Algernon che ride a piu` non posso) Cosa ti diverte tanto?

ALGERNON: Niente. Sono in ansia per il mio povero amico Bumburi.

GIACOMO: Se non te ne stai attento, il tuo amico Bumburi ti mettera` in un bell`impiccio.

ALGERNON: Mi piacciono gli impicci. Sono le sole cose serie della vita.

GIACOMO: Che sciocchezze, Algy. Non dici altro che sciocchezze.

ALGERNON: Non e` vero. E` la verita`. (Giacomo lo guarda indignato e lascia la stanza. Algernon accende una sigaretta, legge il suo polsino e sorride.)


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