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ChiacchierePRIMO: «Di quante cose parleresti se te ne fosse data la possibilità?» SECONDO: «Di nessuna.» P: «Perché?» S: «Credo di non aver nulla da dire.» P: «Ma dai! Tutti quanti abbiamo qualcosa da dire. Sembra una frase abusata ma credo che sia così.» S: «No, la frase non mi pare abusata o altro, semplicemente è incompleta. Voglio dire: certo tutti possiamo dire qualcosa, ma credo di non aver nulla da dire che non sia già stato detto. Inoltre dubito fortemente dell’utilità di ciò che potrei dire.» P: «Di che utilità parli. Le parole sono quasi sempre inutili, voglio dire…….fini a se stesse.» S: «Ma certo. Ma l’inutilità di cui parlo fa riferimento all’infondatezza di ciò che diciamo. Prendi un argomento, un argomento qualsiasi, ciò che mi chiedo io è: chi siamo per parlare? O meglio, chi sono io per parlare.» P: «Non lo so, però credo che valga comunque la pena, per quel poco che possiamo sapere, sprecare due o tre parole per un argomento. Sai a volte idee importanti vengono fuori così , da intuizioni appena abbozzate. E poi non bisogna mica aver letto tutti i libri del mondo per poter dire una cosa che sia anche minimamente intelligente, oppure farsi un opinione su qualcosa.» S: «Riguardo alle opinioni il dato di fatto è che non ci vuole nulla per farsi delle opinioni sbagliate. E poi io non me la sento di parlare a caso, so davvero troppo poco del mondo, per cui preferisco non dire idiozie………. Si dovrebbe ridurre il linguaggio alla sua essenza: comunicare per far fronte ai bisogni fisiologici. Come gli animali.» P: «Beh. Ma questo sarebbe sminuire la nostra natura: credo che noi siamo comunque qualcosa di meglio degli animali. Voglio dire guarda cosa ha fatto l’uomo durante la sua storia: le scoperte scientifiche, l’arte, la politica, la tecnologia. Non è grandioso?» S: «Personalmente credo che l’uomo sia superiore all’animale nella misura in cui ha una forma di linguaggio più evoluta, più raffinata. Ciononostante rimane il problema: abbiamo un metodo di comunicazione quasi perfetto, ma nulla di cui parlare.» P: «Ma se l’uomo ha fatto tutto questo probabilmente qualcosa da dire ce l’aveva.» S: «Già, ma questo cosa c’entra con la domanda che mi hai fatto prima. E poi io non sono l’uomo. Sono un uomo…..un uomo che non ha nulla da dire.» P: «Credo che tu sia divorato dal dubbio, dubiti di te stesso e cadi nello stesso errore che mi hai corretto: espandi il dubitare a tutti gli altri, è esatto?» S: «Mah, la risposta più appropriata sarebbe non lo so. Comunque no. Non è così. Ti ho detto che io non sono nessuno per parlare e se gli altri hanno qualcosa di cui parlare buon per loro.» P: «Come fai a dubitare di tutto. Ci deve essere un punto fermo, qualcosa…. se non altro un sogno davanti a te da inseguire.» S: «Senti, non è che uno inizia a dubitare per scelta, è qualcosa che ti entra dentro. E poi non parlarmi di sogni: non sono riuscito ad avere neanche un sogno un concetto che mi prenda anima e corpo, qualcosa a cui piegare ogni mia azione.» P: «Questo deve essere un grande male.» S: «Dipende dai punti di vista. Io sono sempre stato poco dedito all’azione, preferisco osservare. A volte mi sembra che le persone che inseguono un sogno caschino troppo facilmente nel fanatismo, sembra quasi che imparino a imbrogliare talmente bene da diventare spacciatori e fruitori delle bugie che hanno in testa. Anche se questo non si addice ai piccoli sogni.» P: «Già. In effetti sembra così. Beh, alla fine avevi qualcosa da dire.» S: «Si, ho detto che tutti gli uomini diversi da me sono degli idioti. Ti sembra una cosa da dire?» P: «Va bene, beviamoci sopra così non ci pensiamo più.» S: «Giusto. E poi è così buona questa birra.» P: «Che birra è?» S: «Fischer naturalmente.» P: «Ah già dimenticavo, a proposito di fanatismo, che sei un fanatico della Fischer.» S: «Non è buffo?» P: «Buffo cosa?» S: «Che molti parlano di come si sciolga la lingua quando si beve, oppure dell’ispirazione che si può avere da ubriachi, o degli influssi che possono dare le sostanze allucinogene o semplicemente della libertà che una persona sembra acquisire dopo aver bevuto.» P: «Già, molti per cercare l’ispirazione ne hanno fatto uso o ne fanno uso.» S: «Eppure quel senso di libertà interiore, o di conforto, o di allegria che può dare una sana sbronza, altro non è che un effetto chimico dato da una sostanza che circola nel nostro corpo.» P: «E quindi?» S: «Beh, è come cercare di raggiungere un altro mondo…. forse più spirituale, più interiore se non altro, attraverso una reazione chimica. Mi sembra che sia come cercare di fuggire dal meccanicismo rifugiandosi nel meccanicismo stesso.» P: «Credo di non aver capito.» S: «Non fa nulla. Probabilmente ho bevuto troppo.» P: «Forse intendi dire che le visioni che può avere un artista nel momento in cui diciamo… cerca l’ispirazione non sono cose dettate dalla sua anima ma semplicemente dal suo corpo in uno stato alterato.» S: «Proprio così. Ma è una cosa che riguarda tutti. Siamo convinti di essere come siamo, eppure sotto l’effetto di una sbronza ci comportiamo in modo diverso, non siamo più noi. E allora, cosa siamo? Siamo tutto ciò che c’era prima, dal punto di vista materiale e dal punto di vista del comportamento che ne consegue, più una certa quantità di alcool. E questo basta, te lo posso assicurare, a rendere persone calmissime in individui irritabili.» P: «E la conclusione di tutto questo qual è?» S: «Credo che la conclusione più immediata è che oltre alle budella e alle interiora non c’è altro dentro di noi.» P: «Intendi dire che non credi nell’anima?» S: «Già, se un po’ di alcool basta a cambiare la nostra persona, significa che noi siamo solo reazioni chimiche.» P: «Ma le persone hanno molti modi di comportarsi. Non è che uno è sempre calmo. Sarà calmo nella maggior parte delle circostanze ma può incazzarsi anche senza aver bevuto. Forse l’alcool non fa altro che mettere in luce un carattere nascosto: un carattere che abbiamo ma che fatichiamo far vedere.» S: «Quindi se dio esistesse e se fosse stato lui a crearci, si è dimenticato di metterci un pezzo: avrebbe dovuto metterci dentro anche un serbatoio di alcool, per far si noi ci comportassimo realmente per quello che siamo.» P: «Una persona non può mostrare sempre tutti i suoi lati. Uno può essere di indole calma ma se scopre sua moglie a letto col suo migliore amico può incazzarsi come una bestia. E infine ci sono quelli che si comportano diversamente da quello che sono perché siamo tutti costretti in un certo tipo di società, e solo lasciandoci andare la loro vera natura può uscire allo scoperto.» S: «E così l’uomo si sarebbe condannato all’inferno colle sue mani e non per un colpo di follia, ma attraverso un’azione meditata e protratta nel tempo. Questo è degno del peggior psicologo ospite di Porta a Porta.» P: «Già ho detto una gran stronzata, ma forse è così. Comunque pare che di cose da dire ne avevi parecchie.» SECONDA: «Già ma sono solo chiacchiere da beone: vedi quel ragazzo a quel tavolo che sta leggendo la gazzetta. Magari ha sentito tutte le chiacchiere che due ragazze si stanno scambiando, per provarci si intromette nel nostro discorso e dice qualcosa che io non avevo assolutamente considerato nella foga di parlare. In un attimo si dimostra una volta di più che dovevo stare zitta.» PRIMA: «Ma allora se il problema è legato solo alla foga di parlare, forse è meglio mettere per iscritto le cose, almeno per non perdere la coerenza in ciò che si sta dicendo.» SECONDA: «È vero, mi è capitato di scrivere qualcosa in generale……..su ciò che penso o altro. Il risultato però è che una volta che ho scritto ciò che mi sembrava logico mi rendo conto, quando lo leggo la prima volta, che è costellato da una serie di errori. Li correggo. Poi lo rileggo e scopro altre incongruenze. Allora uno si mette a leggere quello che ha scritto quaranta volte e ogni volta trova qualcosa che semplicemente non va, poi uno alla quarantesima volta si ferma perché sa che prima o poi si deve fermare, ma al tempo stesso sa che se leggesse per la quarantunesima volta i suoi ragionamenti troverebbe ancora nuovi errori, semplicemente perché non può avere un visione totale delle cose. È così e basta. Siamo parziali e frammentari per natura.» PRIMA: «E perché ora siamo diventate donne?» SECONDA: «Non lo so, dovresti chiederlo a quel babbeo che sta scrivendo. Qui lui è dio e fa quello che vuole.» PRIMA: «Però che faccia da scemo che ha.» SECONDA: «Come hai fatto a dirlo lui controlla tutto.» PRIMA: «Non lo so, forse si è distratto un attimo e mi ha dato la possibilità di parlare. » SECONDA: «Ah! Ma lo sa che sta plagiando il mondo di Sofia? » PRIMA: «Ma figurati. Guarda che faccia che ha. Secondo me è già tanto se sa leggere. » SECONDA: «Come minimo deve saper anche scrivere. Be’ adesso però dobbiamo andare. » PRIMA: «Sei te che lo hai pensato o è lui. » SECONDA: «Ma è chiaro che è lui: si deve essere rotto le scatole di noi due. » PRIMA: «Però! Va’ che ci ha fatto proprio bene: guarda che sederi che abbiamo e che gambe. Ehi! Perché a te ha fatto le tette più grosse delle mie? » SECONDA: «Uff.. non lo so. Non credo che sia importante. » |