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Gli Arcani Maggiori dei Tarocchi - Una interpretazione psicologica e alchemica dei simboli di L. Guasco

 "Se si sapesse che ai nostri giorni sussiste un'opera degli antichi Egiziani, un loro libro scampato alla maligna distruzione.......un libro sulle loro più pure ed interessanti dottrine, ognuno senza dubbio s'affretterebbe a studiare un così straordinario e prezioso oggetto"
Monde primitif analisé comparé avec le monde moderne - Vol. VIII
COURT de GEBELIN (1728-1784)

Agli inizi del Quattrocento appare nelle corti italiane il gioco di carte conosciuto come “ludus trionphorum” o “naibi”, successivamente chiamato “Tarocchi”, sovente condannato con decreti di proibizione e sermoni. Fra questi ricordiamo il “Sermone de ludo cum Aliis” (Anonimo, 1480, Ferrara) da cui si ricavano informazioni importanti sulla configurazione del gioco in quel periodo, e le infuocate prediche di S. Bernardino da Siena.Per nulla indegni di riempire il tempo libero dei principi della Chiesa, in alcuni casi (Tarocco del Mantegna), essi riproducono in modo preciso l’ordine stesso che la teologia assegna all’universo: “ Distribuiti in giusta successione, essi formano una scala simbolica, che sale dalla terra al cielo. Dall’alto di questa scala, Dio, la Prima Causa, governa il mondo, senza tuttavia intervenirvi direttamente, ma operando ex gradibus, cioè attraverso una serie ininterrotta di intermediari per modo che la sua potenza divina si trasmette fino alle creature che si trovano al punto inferiore, fino all’umile mendicante. Letta invece dal basso verso l’alto la scala insegna che l’uomo può elevarsi gradualmente nell’ordine spirituale inerpicandosi lungo le cime del bonum, del verum e del nobile, e che la scienza e la virtù lo avvicinano a Dio.” (J.Seznec, La sopravvivenza degli antichi dei.).Le origini del gioco, per altro assai oscure, in base ad alcune considerazioni e alla presenza di documenti che ne indicano la provenienza “saracena” sono state ricercate più volte nel mondo islamico; la vicinanza del nord-Italia con la penisola iberica, tappa fondamentale per la diffusione in Europa della cultura araba, ne avrebbe facilitato l’immissione e influenzato la preesistente e raffinata cultura umanistica. Non sono tuttavia soltanto le origini del nome: Tariqua (pron. in arabo Taricca: cammino, sentiero, ma anche confraternita e palazzo) a stabilire un rapporto fra il gioco dei tarocchi e il simbolismo che vi è rappresentato, durante il XV secolo, scrive Jean Aubin, in Iran si vive in un mondo di sogni, presagi, premonizioni e simboli. Telepatia, chiaroveggenza, visioni, voci e altri miracoli rappresentano tuttavia l’aspetto leggendario di una disciplina spirituale, il sufismo, che anche nella rottura con i sistemi della religione puramente legalitaria presenta aspetti di assoluta dedizione e rigore. Nel silenzio e nella ricerca di intimità con Dio, tale unione, meta finale del percorso, prevede il passaggio attraverso varie fasi, o stazioni, che costituiscono altrettanti stadi di meditazione, indispensabili per acquisire le virtù necessarie ad operare la trasformazione salvifica. In questa struttura è evidente la somiglianza con altre esperienze, dalla tecnica estatica della Quaballah ai “sette palazzi dell’anima” di S. Teresa d’Avila, alla filosofia greca.La visione complessiva del significato della vita umana, negli scritti dei mistici islamici, oltrepassa tuttavia quel senso di inevitabilità che sovente l’uomo attribuisce al destino, (nella religione musulmana il fatalismo è una grave eresia) ma attribuisce grande valore a tutto ciò che è sconosciuto, indicando in esso forse gran parte di ciò che oggi viene attribuito a “correnti cosmiche” ed a fenomeni privi di spiegazioni razionali. Il rispetto per la molteplicità degli aspetti della vita e la distinzione fra i differenti stati di coscienza, in apparente contrasto con le tendenze più dogmatiche dell’Islam, indica in realtà un rapporto più libero con il mondo, la cui validità si propone anche per l’uomo contemporaneo. Sembra infatti un dato rilevante del nostro tempo la necessità di svincolarsi dai criteri di assolutezza a cui ci ha abituato una certa psicologia, capace di soffocare ogni immagine interiore che non sia riconducibile a qualcosa di “inconscio”.Il metodo della divinazione, che ha trovato nell’epoca più recente una sistematizzazione nelle opere di Jean Francoise Alliette (Etteilla, 1738-1791) oltre che una lucrosa professione, trova nella complessa simbologia delle figure dei tarocchi, una inesauribile fonte di riferimenti e combinazioni, fra cui la coincidenza con il numero e il significato cabalistico dell’alfabeto ebraico, ma resta difficile non essere condizionati dalle teorie occultistiche di stampo sette-ottocentesco, che da Eliphas Levi ad Aleister Crowley, Oswald Wirth ed altri hanno anche parzialmente alterato gli stessi significati presenti negli Arcani (Court de Gebelin propose addirittura una versione dell’Appeso con i piedi a terra).Oggi sappiamo che ogni persona che si dedichi con serietà a questo argomento ammetterà di adottare un proprio metodo sperimentato e sempre esposto a margini di incertezza. In questo campo del sapere e dell’esperienza frequentemente soggetto a faciloneria di giudizio sia per chi ne valuta il senso sia per chi lo rifiuta, nulla è più imponderabile e vago; per questa ragione sia l’attinenza a rituali precisi che il rispetto dei dettagli simbolici può essere inutile.Per quanto concerne l’irrisolta questione sul significato della combinazione fra Arcani Maggiori e Minori potremmo supporre che essi rappresentino un punto di incontro fra differenti metodi divinatori, capaci di riassumere gli aspetti della vita dell’uomo nella loro globalità. La resa dei simboli attraverso le immagini pone altri interrogativi. Sappiamo che la religione islamica, come quella ebraica, rifiutano e proibiscono nel modo più assoluto qualsiasi rappresentazione della divinità: nelle carte da gioco di origine islamica che ci sono pervenute non sono presenti infatti gli Arcani Maggiori. Resta tuttavia un importante documento scritto: “La rosa mistica del giardino del re” attribuito allo Sceicco Haji Ibraim di Kerbela del 1899, che propone, nella tradizionale successione, le stesse immagini che noi conosciamo come “Arcani.”Le opere del sufismo, pur nella preminenza data all’esperienza interiore presentano notevoli aspetti di erudizione; a questo proposito conviene ricordare che l’influenza degli arabi sulla cultura europea non si è limitata alla traduzione dei testi di Aristotele e degli altri filosofi greci; le dottrine della filosofia islamica sono interessanti per se stesse, per la loro affascinante combinazione di elementi e per la vastità delle conoscenze. “Le confraternite sufi dell’Asia indiana sapevano tutto sulle posizioni, delle tecniche respiratorie, della sincronizzazione del respiro e dell’elocuzione (come pronunciare alcune sillabe in espirazione ed altre in inspirazione etc) e dell’accompagnamento di certe preghiere con movimenti del corpo. Tutti questi movimenti, estremamente vari, ma ugualmente significativi, derivano da una psicologia, una cosmologia, un simbolismo che uniscono la materia e lo spirito, il corpo e la psiche, in una medesima dinamica ritmata come manifestazioni di una stessa energia.” (Jean Chavalier, I Sufi, Mistici dell’Islam). Per restare nell’ambito religioso non è difficile stabilire un parallelo con autori a noi più familiari come Giovanni della Croce, spagnolo, o il tedesco Eckart, sulla cui formazione la conoscenza delle opere di origine islamica ha avuto una importanza fondamentale. Il riferimento ad esse vuol essere anche il riconoscimento di una corrente mistico filosofica forse poco conosciuta e apprezzata anche all’interno del suo stesso luogo di provenienza.

Leonardo Guasco

Rodolfo Renier   Tarocchi di Matteo Maria Boiardo

 STORIA DEI TAROCCHI   LE ORIGINI   IL DIVENIRE

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