Articolo del Dott. Michele Manzo
Le
Strade del vino, definite in Italia dalla Legge
27 luglio 1999 e dal successivo DM
12 luglio 2000, regolamentate in Campania con DGR n. 3504/01
e successive
modifiche ed integrazioni, vogliono essere un tentativo di favorire, razionalizzare
e qualificare l’offerta enoturistica; mirano a promuovere il territorio nella
sua accezione più vasta, sostenendo la creazione, la qualificazione e la valorizzazione
di percorsi che favoriscano l’organizzazione di un’offerta congiunta e coordinata
che partendo dalle produzioni enologiche coniughi tutte le realtà produttive
che insistono nelle aree ad elevata vocazione viticola della regione: le produzioni
tipiche, i tesori d’arte, la tradizione, la gastronomia, l’artigianato, la cultura,
la storia e le eccezionali bellezze paesistiche dei nostri territori.
Il Regolamento regionale non intende porre vincoli, ma, oltre a rispondere ad un’esigenza di coordinamento, di omogeneità e di controllo, vuole garantire la rappresentatività della proposta (fissando il numero minimo di adesioni per ciascuna delle categorie interessate), la qualità della stessa (stabilendo gli standard minimi cui devono rispondere gli aderenti e la stessa Strada) e intende fissare le coordinate in base alle quali i produttori possono edificare la loro strada e con essa la rete di aziende che accettano, con convinzione, di cooperare per essere più competitivi e acquisire visibilità.
Non a caso il Regolamento prevede che gli attori, i protagonisti di questa nuova opportunità siano solo ed esclusivamente i produttori, perché è da loro che dovranno pervenire le proposte per l’istituzione, la gestione, la promozione e lo sviluppo di ciascuna Strada del vino.
In
Campania sono state riconosciute 10 Strade del vino, che includono 19 delle
20 denominazioni di origine campane; per la Strada del vino Doc Capri sono in
corso le procedure per il riconoscimento. Complessivamente vi hanno aderito
130 aziende vitivinicole e cantine, 65 aziende agrituristiche, 78 aziende produttrici
di prodotti tipici, 80 ristoranti tipici, 34 strutture turistico-recettive,
17 enoteche.
Ma il riconoscimento della Strada rappresenta solo la prima fase; entro sei
mesi dal riconoscimento i Comitati promotori, organismi che hanno favorito la
prima aggregazione dei produttori, dovranno trasformarsi in veri e propri Comitati
di gestione che devono definire gli standard minimi di qualità per l'accesso
alla Strada stessa (che comunque devono soddisfare quelli imposti dal Regolamento
regionale), le attività di controllo, i parametri per la determinazione
delle quote associative, l'individuazione dei vini e dei prodotti della Strada,
ecc.
A conclusione di questo iter ciascuna Strada sarà gestita da un Comitato;
avrà il suo Statuto, con le regole di funzionamento; sarà facilmente
identificata dagli utenti mediante un logo distintivo e una capillare cartellonistica
stradale che, utilizzando un'immagine coordinata, consentirà agli enoturisti,
attraverso una segnaletica informativa, mappe di territorio e mappe di micropercorso,
di muoversi facilmente sul territorio e di raggiungere l'ufficio informazione,
le aziende vitivinicole ed i tanti soggetti aderenti alla strada, tra cui gli
agriturismi, i ristoranti, le enoteche, gli artigiani e le aziende agricole
espressione di produzioni tipiche; le aziende dovranno essere in condizioni
di offrire accoglienza, dovranno disporre di personale adeguatamente preparato
e dovranno offrire materiale informativo, rispettando gli orari minimi resi
noti. Altri requisiti sono specifici per tipologia di impresa aderente.
La Regione Campania al fine di assicurare un'immagine unitaria e coordinata
del sistema delle Strade del vino in Campania ha definito ed approvato il logo-cornice
regionale - che deve armonizzarsi con i loghi relativi alle singole Strade -,
la normativa grafica e la cartellonistica stradale.
Le Strade del vino sono, così, al nastro di partenza in Campania; ma è opportuno evidenziare che, per far decollare una Strada del vino, non basta fare una mera elencazione o presentazione di soggetti economici o, meno ancora, tracciare un percorso su una cartina. Il successo di una Strada del vino, oltre agli itinerari "classici" , che possono usufruire di una "rendita" storica e culturale, dovuta ad una dizione presente da anni sul mercato, sarà correlato al grado di validità del progetto elaborato, ma anche, e soprattutto, alla professionalità degli aderenti, alla loro formazione culturale, al grado di solidarietà tra gli stessi, al "patto" di accoglienza che proporranno agli eno-turisti, alla qualità e quantità di servizi che i soggetti economici potranno garantire ad un ospite qual`è l`enoturista, particolarmente attento. Un patto di fiducia e di trasparenza con il visitatore che non ammette smagliature da parte di alcuno: ognuno dovrà esprimere al meglio la necessità di possedere capacità oltre che imprenditoriali anche di tipo relazionali. Il produttore di vino si qualificherà sempre piu` oltre che nel produrre vino, nel tutelare ed incrementare la risorsa ambiente nell`ambito del territorio delimitato come strada del vino.
Solo a queste condizioni le Strade del vino potranno consentire la crescita dell’intero tessuto economico di territori che spesso sono dei veri e propri giacimenti di ricchezze artistiche, culturali e enogastronomiche, spesso poco valorizzate. Un’opportunità che non può essere disattesa se si considera che alcune stime attribuiscono alle Strade del vino potenzialità di crescita economica sino a 15 volte l’investimento - semprechè vengono attuate le proposte ed i servizi che l`enoturista richiede e sollecita – e la possibilità di creare nuova occupazione e nuovi mestieri, spesso molto gratificanti, per 10.000 unità.
di Michele Manzo