Andate in direzione di Caiazzo, anche questa è una cittadina che vanta origini antiche, ma che sfoggia, nella via principale, case dalle facciate rococò e dove si può ammirare un castello di età aragonese. Nelle vicinanze, nella frazione di S.S. Giovanni e Paolo, un altro esempio di come la viticoltura campana stia accrescendo il suo patrimonio.
Nata negli ultimi anni dal diletto di due amici amanti del vino, la Vestini-Campagnano è diventata, grazie alla qualità e alla quantità della produzione, una azienda a tutti gli effetti. L’aiuto di una nostra conoscenza, Luigi Moio, ha permesso ai proprietari di reinserire vitigni originari della zona di Caserta, il Pallagrello bianco e nero e il Casavecchia, ed ottenere, da piante cresciute sul suolo a loro congeniale, l’eccellente risultato di due rossi e due bianchi che vi conquisteranno sicuramente nella complessità ed eleganza delle fragranze.
Proseguendo verso Telese, dove potrete godere dei benefici delle sue terme, incontrerete quello che rimane dell’antica città di origini sannitico-romane di Telesia, si tratta di una breve pausa culturale prima di bearsi della vista dei vigneti a denominazione di origine del Solopaca. Il nome è dato dal paese che troverete poco più avanti, e dove si può vedere la chiesa del 1400 di San Martino e il Palazzo Vicereale, che dal latino solis e opaca stava forse a ricordare alcune zone infauste dove il sole non arrivava. Vi arrivarono comunque etruschi e romani che hanno lasciato i resti di un villaggio di palafitte nei pressi del piccolo centro medioevale di Castelvenere dove potete assaggiare il buon risultato di vitigni autoctoni coltivati biologicamente con cura e attenzione nell’Antica Masseria Venditti.
Prima di risalire il corso del fiume Calore, potete decidere di deviare un po’ più a nord per gustare anche il Solopaca e il Sannio proposto dall’azienda Corte Normanna a Guardia Sanframondi. Nello stesso paese c’è poi la possibilità, da non farsi scappare, di continuare la degustazione del Sannio, rosso, ottenuto da uve di Aglianico, e bianco dalla Falanghina, di cui è uno specialista, da uno dei più stimati produttori di questo vino, Carlo De Lucia.
Riscendete seguendo il torrente Ianare e fermatevi nel paese di Ponte per vedere la Chiesa Badiale di Sant’Anastasia e per provare un primo saggio del Taburno Doc, nelle cantine Ocone che dal 1910 si dedica all’attività enologica. Scendiamo adesso verso sud per una strada un po’ tortuosa che dura per 10 chilometri, ma che ci porta alle pendici del Monte Taburno a Foglianise. Questo piccolo centro ha il privilegio di ospitare una delle esperienze più positive della Campania in ambito vitivinicolo: la Cantina del Taburno.
In soli cinque anni, e dopo alterne vicende dalla sua fondazione nel 1972, la cooperativa, proprietà del Consorzio Agrario di Benevento, è la chiara dimostrazione di come l’impegno e lo studio (collabora con l’Università di Agraria di Napoli) mirati ad una produzione di qualità superiore hanno dato i loro frutti migliori. Con la guida di Filippo Colandrea e Luigi Moio, la Cantina del Taburno ha ottenuto da piante secolari un Aglianico, il Bue Apis, che esprime tutto il vigore, l’intensità e l’eleganza delle sue genitrici. L’intera gamma dei vini proposti è indubbiamente fuori dal comune, bianchi compresi, sia per squisitezza che per convenienza.
A questo punto prendetevi un attimo di tregua dalle “strade del vino”, solo per apprezzare e memorizzare intimamente questi sapori ed essere poi pronti ai successivi, dirigendovi verso Benevento. Anticamente si chiamava Maleventum e ai romani il nome, che non prometteva niente di buono, non piacque. Da allora divenne Beneventum e a giudicare dal numero di vestigi che sono giunte a noi i romani e chi venne dopo ci si trovarono proprio a loro agio. Risale al III secolo avanti Cristo il teatro romano così come il Ponte Leproso, da vedere è anche l’Arco di Traiano (II sec. d.c.). Di età longobarda sono invece le mura della città, ma non dimenticate di visitare il Duomo medioevale, che è stato successivamente ricostruito, la Chiesa di Sant’Ilario del 500, quella romanica di Santa Sofia e, accanto a quest’ultima, il Museo del Sannio che conserva anche una ricchissima collezione di reperti egizi.