Nella zona più aspra, i vini più “dolci”: Greco, Fiano e Taurasi, le 3 DOCG della Campania

Da Benevento dirigetevi senza indugio in direzione di Avellino, ma abbandonate la strada principale all’altezza di Pratola Serra.

Il paese si sviluppa tutto intorno ad un edificio centrale del 1700, ma la Chiesa Madre dell’Addolorata nasconde interessanti pitture del Vaccaio, di Nicola Leone, artista della zona, e della scuola del Giordano. Potete anche recarvi a visitare il castello del piccolo Borgo di Serra e il dolmen nella frazione di Casal San Michele, e iniziare ad avvicinarsi ai vini della zona nella bella azienda di Pellegrino Musto, La Casa dell’Orco.

Nelle vicinanze, a Prata di Principato Ultra, merita una sosta la Santissima Annunziata, una costruzione composta da basiliche paleocristiane che insieme alle catacombe sono in parte scavate nella roccia e dove si possono ammirare ricchi affreschi di epoca bizantina. Risalendo il corso del fiume Sabato ecco che incontriamo Tufo con le Grotte di San Michele di epoca longobarda e le miniere Di Marzo, e in via Gaetano Di Marzo si trovano anche le cantine Di Marzo scavate interamente nel tufo sotto la villa di famiglia.

Siamo nel cuore del territorio del Greco di Tufo dove la storia e il vino sono una cosa sola. Ricordatevi che nella seconda metà di settembre ha luogo la Sagra del Greco, potrete partecipare anche voi alla festa e celebrare la bontà di questo bianco squisito nel luogo d’origine. Se invece il periodo della vostra vacanza non coincide con queste date potete rifarvi nelle cantine di Benito Ferrara specializzato nella produzione del Greco ottenuto da vigne in pieno suolo di denominazione. Ferrara, con una quantità relativa, riesce a distinguersi con un vino pulito e fresco, che sa di frutta matura e profumi floreali. Prima di scendere lungo la stretta valle del Sabato fate un salto a vedere Montefusco che al tempo dei longobardi fu trasformato in una fortezza e che conserva il castello della stessa epoca che nel 1743 fu adibito a prigione.

Avvicinandovi ad Avellino vi ritroverete a Montefredane zona a cavallo tra le denominazioni del Greco di Tufo e del Fiano di Avellino fermatevi allora nelle cantine di Vadiaperti per assaggiare la buona qualità di entrambi. Il terremoto che nel 1980 ha colpito la regione ha distrutto buona parte dell’antico insediamento del capoluogo, ma il duomo duecentesco, il Museo Diocesano e il Museo Irpino sono in grado di tenervi impegnati per una visita culturale.

Se poi vi sentite ispirati, recatevi al vicino Santuario di Montevergine dalla struttura maestosa. Anticamente era meta di pellegrinaggio, almeno una volta all’anno, dei devoti napoletani che riunivano parenti e amici in una lunga passeggiata tra i boschi e le edicole della “Via Crucis”, per semplificare le cose venne poi costruita una lunghissima e ripida funicolare. All’interno del santuario, insieme al museo abbaziale potrà essere visitata una curiosa e ricca esposizione di presepi in mostra permanente. Dai monaci di Montevergine potrete acquistare il liquore Arthemis che producono in modo assolutamente artigianale.

Passiamo sulla sponda destra del fiume Sabato per recarci ad Atripalda che, oltre alla storia raccontata negli scavi e ai sapori del Fiano ci riserva l’incontro con la celebre cantina di Mastroberardino e con le prime degustazioni del famoso Taurasi. Così, ai bianchi del Fiano di Avellino dai toni brillanti e dal sapore vivace Antonio Mastroberardino, affianca un Taurasi, di aglianico e piedirosso, solido ma delicato, persistente ma elegante, che rende onore al lavoro ventennale del suo produttore. La nostra prossima meta è Salza Irpina, ma a Manocalzati, la deviazione è di qualche chilometro, si può visitare il castello medioevale di San Barbato. Una volta arrivati a Salza Irpina, dopo una doverosa visita alle cantine Di Meo che negli ultimi anni hanno saputo creare una buona produzione di vini in continuo miglioramento, date un’occhiata al Palazzo Imperiale e alla Chiesa di San Sebastiano che dal 1475 conserva un prezioso trittico ad opera di Francesco da Tolentino. In località Cerza Grossa, vicino a Sorbo Persico, si trova uno dei cardini del panorama enologico non solo campani ma di tutta Italia, Feudi di San Gregorio. L’azienda gestita dalle famiglie Capaldo ed Ercolino è riuscita ad incrementare il territorio dei vigneti e anche la qualità, sempre ottima dei suoi vini, dai Fiano di Avellino, ai Taurasi, dal Serpico, un rosso di solo uvaggio aglianico di viti centenarie, ad un merlot, il Pàtrimo, che si fregia dei più autorevoli consensi non solo in Italia, e un bianco tutto particolare, il Campanaro, che scaturisce dall’unione di uve di fiano e di greco entrambe di vigneti Doc.

Ma addentriamoci nel cuore del territorio del Taurasi e il vostro tour non può non passare per il paese che gli dà il nome. Anche questo paese ha origini antiche, e lo testimoniano il castello longobardo circondato delle mura edificate però nel 180 a.c. dai Liguri che si erano ribellati al potere dei romani. Il vino qui è il dominatore delle sagre paesane e il re della Festa dell’uva che si svolge nella seconda decade di ottobre. E il vino è onorato adeguatamente nell’azienda agricola di Antonio Caggiano anche lui testimone di come l’imprenditorialità in campo enologico, in una terra di cui si sono spesso ignorate le possibilità, ricompensi con risultati esemplari nel giro di pochi anni. Tutto questo e l’aiuto di enologi rinomati (Marco Moccia e Luigi Moio) ha consentito di creare un Taurasi dal succoso sapore di frutti neri perfettamente armonizzati con aromi dolci e proporzionati di spezie, tabacco, legno. Il vero vanto delle cantine Caggiano è che anche il resto delle etichette dell’azienda, tra cui i bianchi di fiano, raggiunge livelli sorprendenti.

Il nostro giro vi lascia in buone mani, e mentre decidete, o trovate il coraggio, per tornare a casa non vi dimenticate che il senso del gusto, anche con un solo sorso di vino, avrà il potere di farvi ripercorrere i luoghi lungo i quali vi ha condotto.

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