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Simulazione del Vangelo di Marco

Spazio Libero - Venerdì 22 Ottobre 2004

 

Prima della simulazione: abbiamo riletto Marco dal capitolo 1, versetto 35, fino al capitolo 3, versetti 20-21:

Passi dei parenti di Gesù

[20]Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. [21]Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E' fuori di sé».


In questa simulazione abbiamo vestito i panni dei “parenti di Gesù”. Due di noi impersonavano Giuseppe e Maria. La questione era: cosa dobbiamo fare con Gesù?

Il rischio della notorietà

Il comportamento pubblico di Gesù preoccupa notevolmente il suo clan. Egli, infatti, si sta attirando l’odio di “chi conta”: «E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.» (Mc. 3,6). Con il suo modo di fare rischia di procurare molti guai anche alla sua famiglia. È il timore di questi guai a guidare la discussione.

Il profeta…

Le opere impressionanti compiute da Gesù non sono abbastanza significative, anzi sono improbabili, in quanto nessuno di noi vi ha assistito direttamente, ma le ha solo sentite riportare da terzi. La sua autorità appare sbiadita al clan famigliare, che lo conosce da quando era piccolo. Ci è spesso difficile accettare che qualcuno appartenente alla nostra stessa cerchia di persone emerga in qualche modo, proprio perché condividiamo con lui la sua condizione di partenza, i suoi orizzonti. Rimaniamo facilmente affascinati da una persona inizialmente sconosciuta, che appartiene a un altro mondo, mentre un nostro parente o amico ci sembrerà uno sbruffone se prova a parlare in pubblico e rimarrà addirittura un enigma se poi avrà successo. Perché lui sì e io no?

… e la patria

Ben presto, quindi, la nostra comitiva assume una forte ostilità nei confronti di Gesù. Forse è pazzo. In ogni caso è uno scomodo, che muove le masse e dà fastidio ai potenti. Nessuno dei famigliari (non sto ancora parlando dei genitori) vuole avere problemi con la giustizia, nessuno vuole essere emarginato dalla propria comunità, rifiutato dalla propria sinagoga a causa di Gesù. Nessuno desidera essere malvisto, accusato come complice. Tutti noi ci teniamo al giudizio del sacerdote, degli amici.

Tutti contro uno

Se osserviamo la situazione da fuori dobbiamo riconoscere una struttura che abbiamo già incontrato nell’incontro precedente: 1) il gruppo dei parenti è coalizzato contro Gesù (poi accennerò alle eccezioni); 2) il gruppo considera Gesù pazzo (“dicevano: «E' fuori di sé»” Mc 3,21), o irresponsabile perché mette in pericolo il gruppo stesso, o misteriosamente diverso; 3) il gruppo prende in considerazione l’ipotesi di “eliminarlo dalla circolazione”. Queste caratteristiche non possono non farci pensare alle due situazioni che abbiamo già visto: la condizione dei malati/indemoniati (coalizzazione della comunità che li ritiene pericolosi e li espelle) e il rito dello Yom Kppur (coalizzazione della comunità che proietta il male sul capro e lo manda a morte). Se la ripetizione di questa struttura non è una coincidenza, abbiamo scoperto qualcosa (cioè: il Vangelo ci sta dicendo qualcosa!).

Tra noi ci sono anche alcune voci meno critiche su Gesù. Ma queste, le “colombe”, vengono presto riassorbite dalla posizione del resto del gruppo; la dimostrazione è che la decisione di andarlo a stanare (vedi sotto) sarà unanime. Gli unici a non essere travolti sono i genitori.

La figura dei genitori e l’enigma Gesù

Si potrebbe pensare che sia molto difficile immaginare la posizione dei genitori di Gesù in una situazione come quella simulata, poiché sono scarsi i riferimenti evangelici circa al loro modo di fare o di pensare. Tuttavia, per ricostruire la loro figura (che ovviamente rimane relativa alle persone che li rappresentano, le quali scavano dentro se stesse per farlo), è stato sufficiente ripercorrere attentamente gli episodi noti dell’infanzia di Gesù: l’Annunciazione, il sogno di Giuseppe, la fuga in Egitto, la scomparsa di Gesù fanciullo. In definitiva i genitori 1) sono rimasti decisamente dissociati dalla posizione ostile del resto della parentela, nonostante i continui dubbi, sospetti, accuse mosse loro e a Gesù; 2) sono comunque consapevoli dell’oscurità che ancora vela la “questione Gesù” ai loro occhi; non possono capire, ma scelgono di accettare molto umilmente la loro situazione, anche se questo è un atteggiamento facilmente attaccabile dall’esterno come irresponsabile, di comodo, eccetera. Vengono anche accusati di negligenza nell’educazione di Gesù: era un ragazzo troppo solitario, silenzioso, di cui forse i genitori hanno alimentato la stravaganza con il racconto delle strane favole riguardanti la sua nascita e che, cresciuto, è diventato un vero "megalomane". Su tutto ciò non sanno come difendersi.


Il gruppo arriva quindi alla seguente decisione: con la scusa della presenza della madre (che non sostiene, però, il piano, o forse non ne è completamente al corrente) vogliamo attirare Gesù in disparte e “convincerlo” a tornare a casa. Leggiamo dal Vangelo:

I veri parenti di Gesù

[31]Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. [32]Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: «Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano». [33]Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». [34]Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! [35]Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre».


Lo scandalo dilaga

Se fin’ora la parentela è stata ostile verso Gesù, dopo questa sua risposta una lama attraversa il gruppo dividendolo con un taglio netto. Da una parte, la maggioranza, che si straccia furiosamente le vesti per l’offesa: noi siamo venuti qui quasi per lui, per levarlo dalla piazza a salvarlo dalla propria follia e Gesù invece ci insulta rifiutando di riconoscerci come suoi parenti, rifiutando di riconoscere la nostra autorità su di lui, e pretendendo praticamente che noi ci sediamo ad ascoltarlo. Dall’altra chi, come la madre e il padre, non rimane offeso (scandalizzato, incagliato, intrappolato…) dalla risposta di Gesù, perché la riconosce semplicemente come vera. E decide di entrare per rimanere.

 

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