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Spazio Libero
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Simulazione del Vangelo di MarcoSpazio Libero - Venerdì 12 Novembre 2004Marco, capitolo 4Parabola del seminatore[1]Di nuovo si mise a insegnare lungo il mare. E si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli salì su una barca e là restò seduto, stando in mare, mentre la folla era a terra lungo la riva. [2]Insegnava loro molte cose in parabole e diceva loro nel suo insegnamento: [3]"Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare. [4]Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e vennero gli uccelli e la divorarono. [5]Un'altra cadde fra i sassi, dove non c'era molta terra, e subito spuntò perché non c'era un terreno profondo; [6]ma quando si levò il sole, restò bruciata e, non avendo radice, si seccò. [7]Un'altra cadde tra le spine; le spine crebbero, la soffocarono e non diede frutto. [8]E un'altra cadde sulla terra buona, diede frutto che venne su e crebbe, e rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno". [9]E diceva: "Chi ha orecchi per intendere intenda!". [Non leggiamo i vv. 10-20] Altre parabole sull'insegnamento di Gesù[21]Diceva loro: "Si porta forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? O piuttosto per metterla sul lucerniere? [22]Non c'è nulla infatti di nascosto che non debba essere manifestato e nulla di segreto che non debba essere messo in luce. [23]Se uno ha orecchi per intendere, intenda!". [24]Diceva loro: "Fate attenzione a quello che udite: Con la stessa misura con la quale misurate, sarete misurati anche voi; anzi vi sarà dato di più. [25]Poiché a chi ha, sarà dato e a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha". Parabola del seme che spunta da solo[26]Diceva: "Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; [27]dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. [28]Poiché la terra produce spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. [29]Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura". Parabola del grano di senapa[30]Diceva: "A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? [31]Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti semi che sono sulla terra; [32]ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra". In questa simulazione abbiamo vestito i panni di coloro che hanno scelto di continuare a seguire Gesù. Dopo la prima parte di discussione, uno di noi impersona uno dei Dodici (scegliamo Giacomo di Alfeo), il quale ha assistito alla spiegazione privata della parabola del seminatore (i versetti 10-20, che noi non abbiamo letto in gruppo) e che deve a sua volta rispondere alle nostre domande. Il target di GesùGesù si rivolge a «una folla enorme». È facile intuire, anche sulla scorta di ciò che già sappiamo del Vangelo, che questa folla contiene uomini, donne, bambini. Ciò sembra banale, ma in realtà non lo è affatto. «Nella società giudaica dei tempi di Gesù, come in genere nell'oriente antico, la donna non partecipava alla vita pubblica; non partecipava attivamente al culto, né poteva valere come testimone nei processi. Al Tempio le donne non potevano oltrepassare il vestibolo a loro riservato, e nella sinagoga non intervenivano né per la lettura della Torah né per le preghiere. Le donne non erano tenute allo studio della Bibbia alla stessa maniera che gli uomini; l’occupazione della donna consisteva soprattutto nel disbrigo dei lavori domestici. La condizione teorica della donna nell'antichità è ben descritta dalla frase di Flavio Giuseppe: “La donna, dice (la Legge), è inferiore all'uomo in ogni cosa” (Contra Apionem II,24). Nella pratica, la tradizione garantì alla donna giudea una serie di diritti considerevoli se teniamo presente l'epoca; ad esempio i testi che autorizzavano il padre a vendere la figlia, come schiava o per il matrimonio, furono notevolmente temperati. Il fatto che un gruppo di donne abbia seguito Gesù (Lc 8,1-3; Mc 15,41), in ogni caso, doveva apparire a quel tempo piuttosto insolito.» (Tratto da http://spazioinwind.libero.it/popoli_antichi/, di Paolo Pastore) La società ebraica, come tutte le società antiche, si fondava su una rigida differenziazione e sopravviveva grazie ad essa. Con questo termine intendo dire che le varie attività sociali erano svolte secondo schemi ben precisi e che in esse i ruoli dei partecipanti erano molto ben definiti: il testo che ho riportato mostra chiaramente, ad esempio, che certe cose erano vietate alle donne, mentre altre erano loro riservate. Inoltre, man mano che consideriamo fenomeni sociali più vicini alla sfera religiosa, constatiamo che questa differenziazione si intensifica. Nella sua predicazione, contrariamente all’usanza comune, Gesù si rivolge indistintamente a “tutti”. Questo atteggiamento di rottura è perfettamente in linea con altri avvenimenti che abbiamo già esaminato: la vicenda delle spighe raccolte, il miracolo di sabato, la reintegrazione degli espulsi dalla comunità sono atti che minano le fondamenta dell’ordine religioso, e quindi culturale. Purtroppo spesso si cade nella tentazione di semplificare il tutto appiccicando a Gesù l’attributo di “ribelle”, che piace molto ai moderni e fa sperare di avere successo nell’evangelizzazione dei giovani... Invece la verità è un’altra, ed è molto più semplice. Gesù ha un contenuto da comunicare. Messaggi o metamessaggi?Eppure in queste parabole Gesù sembra dare indizi sulla modalità con la quale prevede che si diffonderà il suo messaggio e non sul contenuto di esso. Sono in questa direzione le interpretazioni che emergono inizialmente dalla simulazione. Ad esempio la parabola del seminatore. Il seminatore semina dappertutto, semina addirittura dove sembra meno opportuno farlo: sulla strada, tra i rovi. Semina con mano esageratamente generosa. C’è quasi uno “spreco” di semente. Allo stesso modo, la lanterna si accende perché illumini il più possibile, perché la luce si diffonda in modo abbondante; deve arrivare dappertutto, altrimenti non ha significato accenderla. Quindi, sintetizzando, Gesù vuole dirci con queste parabole che la sua parola avrà un periodo iniziale di lenta incubazione, ma poi, lentamente, e che lo si voglia o no, arriverà a tutti. Tuttavia, approfondendo un po’, le parabole cominciano a sembrarci messaggi in codice. Nella parabola del seminatore Gesù, evidentemente, si paragona al seminatore; in quella del granello di senapa dice che il Regno di Dio è simile a un «uomo che semina», cioè a un seminatore! Ma l’interpretazione «Gesù = Regno di Dio» sembra inaccettabile a tutti noi e cerchiamo di trovare appigli nel testo per smentirla. Ancora, il particolare dei frutti («rese ora il trenta, ora il sessanta e ora il cento per uno») è ovviamente fuori ogni proporzione ragionevole. Oscuro è l’accenno alla sepoltura iniziale del seme, che prima di germogliare, deve essere «seminato per terra»; questa scena non torna con l’immagine immediatamente luminosa della lampada sul lucerniere. Concludiamo la carrellata di accenni enigmatici con la frase «Chi ha orecchi per intendere intenda!», ripetuta due volte nel giro di poche righe; è un richiamo esplicito, quasi provocatorio, al fatto che le parabole non sono fatte per essere capite da tutti, ma solo da coloro che hanno «orecchi per intendere». E costoro non sembrano coincidere necessariamente con i tradizionali depositari delle “cose di Dio”: i farisei, gli scribi, ecc. Ma perché questo sforzo di mantenere velato il messaggio? Sembra una slealtà nei confronti di chi ascolta. Il fatto che le parabole siano messaggi cifrati è in evidente contraddizione con la parabola della lampada, la quale, dice Gesù, non deve stare nascosta. La “solita” confusioneOgni parabola è forse di per sé comprensibile, nel suo primo significato, ma rischia ben presto di far incagliare in essa l’ascoltatore che voglia approfondire. Infatti gli apostoli capiscono rapidamente la spiegazione di Gesù sulla parabola del seminatore. Ma quando si tratta di calare il contenuto della parabola nel proprio sistema di riferimento, cioè nel momento in cui si vogliono trarre conclusioni riguardo a quello che Gesù ha voluto dire, tutto diventa più complicato. Giacomo di Alfeo, che intervistiamo dopo la spiegazione privata di Gesù ai dodici, sa riportare ciò che ha ascoltato, ma non ha la capacità, o la volontà, di dedurre le effettive conseguenze implicate dalla parabola, perché esse sarebbero distruttive per il suo schema di pensiero, che non è ancora in grado di accoglierle. Allora, perché lui e gli altri apostoli continuano a seguire Gesù se nemmeno colgono appieno i suoi messaggi? Perché la gente lo ascolta? Un effetto curioso che possiamo osservare sull’uditorio (l’abbiamo osservato su di noi) è che esso è rapito, nel bene o nel male, dalle parabole, ne è scandalizzato: una volta che il seme è gettato, che il seminatore «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.» E il contenuto?Torniamo a chiederci se queste parabole siano soltanto una descrizione del modo in cui si diffonde la parola, o se nascondano un contenuto. Durante la simulazione questo è stato solo sfiorato. Tentiamo allora un esercizio, sulla base di ciò che è stato simulato. Parafrasando l’ultima parabola (del granellino di senapa): La terra inghiotte il seme, il quale, però, proprio grazie alla sua sepoltura, rispunta dalla terra e diventa l’albero più grande. Il primo elemento che incontriamo è la terra. Cosa rappresenta? Possiamo capirlo osservando che nella prima parabola (quella del seminatore) i vari tipi di terreno sono i vari “tipi” di uomini che ascoltano la parola, cioè la folla immensa che circonda Gesù. Il seme è destinato alla terra: deve fecondarla. Per farlo deve essere inghiottito da essa: la terra lo seppellisce. Se ammettiamo per un attimo che il seme possa indicare Gesù stesso, siamo in grado di tradurre l’ultima parabola, parola per parola, nel modo seguente: La folla uccide Gesù, il quale, però, proprio grazie alla sua morte… Vi lascio terminare l’esercizio, osservando che l’albero simboleggia la Chiesa, e non solo: «Nell’albero della Croce tu (o Dio) hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita, e chi dall’albero traeva vittoria, dall’albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore» (dalla Liturgia della Esaltazione della Santa Croce - Prefazio).
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