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Simulazione del Vangelo di Marco

Spazio Libero - Venerdì 1 Ottobre 2004

 

Marco, Cap 3, versetti 7-30

Le folle al seguito di Gesù

[7]Gesù intanto si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e lo seguì molta folla dalla Galilea. [8]Dalla Giudea e da Gerusalemme e dall'Idumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una gran folla, sentendo ciò che faceva, si recò da lui. [9]Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. [10]Infatti ne aveva guariti molti, così che quanti avevano qualche male gli si gettavano addosso per toccarlo. [11]Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». [12]Ma egli li sgridava severamente perché non lo manifestassero.

Istituzione dei Dodici

[13]Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. [14]Ne costituì Dodici che stessero con lui [15]e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni. [16]Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; [17]poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; [18]e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo [19]e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.

Passi dei parenti di Gesù

[20]Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. [21]Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: «E' fuori di sé».

Calunnie degli scribi

[22]Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni». [23]Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? [24]Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; [25]se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. [26]Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. [27]Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. [28]In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; [29]ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». [30]Poiché dicevano: «E' posseduto da uno spirito immondo».


Alcuni appunti su ciò che è emerso dalla simulazione

 

Malattia e possessione

Nel racconto evangelico, con “scacciare i demoni” si intende la liberazione di gente ossessa o la guarigione dei malati; guarigione ed esorcismo sono spesso coincidenti nell’operato di Gesù. Nelle società arcaiche, e quella ebraica non faceva eccezione, i malati erano allontanati dalla comunità con tutte le precauzioni possibili. I lebbrosi, ad esempio, erano considerati impuri e venivano fisicamente estromessi dalle città. Nessuno poteva toccarli. Potevano essere reintegrati solo dopo l’eventuale guarigione e, quando essa si verificava, doveva essere sancita dall’esame del sacerdote. Inoltre chi toccava un lebbroso diveniva impuro tanto quanto lui: un’impurità intesa non solo in senso fisico, ma anche morale. Eppure Gesù tocca un lebbroso e lo guarisce.

Sorte analoga toccava ai malati mentali e ovviamente ai deformi. Ma l’emarginazione, o l’eliminazione fisica (si pensi a Sparta), non era semplicemente una forma di prevenzione igienica (quelle culture non erano sufficientemente avanzate per pianificare politiche del genere, né avevano le conoscenze mediche adatte). In realtà l’espulsione era effettuata perché sortiva un effetto ben particolare e concreto. Quale?

Il sacrificio e lo Yom Kippur

Nella più importante festa ebraica, lo Yom Kippur, secondo la tradizione ognuno è tenuto a chiedere perdono personalmente per le offese arrecate e ad andare a Gerusalemme in pellegrinaggio. Tutta la comunità, poi, si riunisce attorno al sacerdote che, imponendo le mani ad un capro, trasferisce su di lui i peccati del popolo. Il capro è infine spinto nel deserto, dove trova la morte. Tramite il rito, l’animale viene a rappresentare il male, anzi lo incarna, lo assorbe; la comunità, nella persona del sacerdote, espelle il male fuori da se stessa e se ne libera. Questo, almeno, è esattamente ciò che ogni membro del gruppo percepisce. Il risultato finale è che il gruppo si è riappacificato, perché tutti gli attriti interni, le offese reciproche, sono state scaricate all’esterno, sacrificando il capro. Ma è un risultato temporaneo e infatti il sacrificio dev’essere periodicamente ripetuto.

Potremmo azzardare un paragone: come la comunità ha “bisogno” di sacrificare il capro per riappacificarsi e trovare unità, così ha “bisogno” di espellere gli “spiriti immondi”, i malati, i pazzi, per lo stesso identico motivo: dire che “lui” è diverso da noi, serve per definire “noi”, il nostro gruppo; espellendo chi è impuro, possiamo metterci al sicuro, noi che siamo puri.

Riassumendo, per rinnovare periodicamente la propria coesione, la comunità scarica collettivamente le proprie tensioni interne ai danni di una vittima, che viene emarginata o giustiziata. L’alternativa è la frantumazione della società a causa degli odi interni e Gesù ricorda agli scribi che questo è proprio il loro timore: “Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi”. L’espulsione viene eseguita dentro alla cornice della legge, o del rito religioso. La vittima, infine, sembra scelta in modo casuale, oppure basandosi su motivazioni pretestuose: chi nasce deforme fa paura perché è “diverso”…

Gesù, scacciando i demoni, libera gli espulsi, guarisce gli emarginati: così facendo li reintegra nella comunità. Ma se la comunità ha davvero “bisogno” di emarginare qualcuno per sopravvivere, allora Gesù sta facendo inceppare proprio questo meccanismo e mette letteralmente in pericolo la vita della comunità. Se tutto questo ragionamento è corretto, possiamo prevedere che chi detiene il potere, cioè, in questo caso, i farisei e i sacerdoti, non dovrebbe apprezzare la cosa. In effetti questo è ciò che avviene, come leggiamo nel Vangelo.

Allo stesso modo, in altri passi, Gesù mette in crisi la vendetta regolamentata e l’intero sistema di amministrazione della giustizia tutte le volte che insegna il perdono.

“Lo dice la Bibbia”

Eppure il concetto di impurità, l’espulsione, la vendetta regolamentata o addirittura prescritta («occhio per occhio» Es 21,24; Lv 24,20; Dt 19,21), che sono saldamente legati tra loro, sono fissati nella Torah, dati da Mosè. Il sacrificio animale era compiuto fin da Abele il giusto, come dice la Genesi. Come interpretare, allora, la posizione di Gesù? Innanzitutto, se consideriamo il sacrificio, non possiamo dimenticare che in altri passi la posizione di Dio sembra molto diversa:

 

Geremia, Cap 6:

[13]Perchè dal piccolo al grande

tutti commettono frode;

dal profeta al sacerdote

tutti praticano la menzogna.

[19]Ascolta, o terra!

«Ecco, io mando contro questo popolo la sventura,

il frutto dei loro pensieri,

perché non hanno prestato attenzione alle mie parole

e hanno rigettato la mia legge.

[20]Perché mi offrite incenso portato da Saba

e la preziosa cannella che giunge da un paese lontano?

I vostri olocausti non mi sono graditi

e non mi piacciono i vostri sacrifici».

 

Geremia, Cap 7:

[21]Dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: «Aggiungete pure i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne! [22]In verità io non parlai né diedi comandi sull'olocausto e sul sacrificio ai vostri padri, quando li feci uscire dal paese d'Egitto. [23]Ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; e camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici.

(Altri passi fondamentali sull’argomento: Is 1, Is 58, Sal 50 (49), Am 5)

 

Rifiutando l’espulsione e l’emarginazione di vittime innocenti, Gesù rifiuta in blocco la logica dello Yom Kippur, cioè la logica del capro espiatorio. La menzogna cui allude Geremia è proprio quella che permette la ripetizione di ogni sacrificio di una vittima innocente: è il doppio gioco che consiste nel far passare come Parola di Dio l’impurità, il sacrificio cruento, la vendetta regolamentata e tutto ciò che, in realtà, fa comodo alla comunità, perché le permette di rimanere unita, scaricando la colpa della propria violenza verso qualcuno che poi viene eliminato.

Non stiamo facendo della sociologia. Tutto ciò che abbiamo detto può valere anche per le nostre relazioni umane: l’emarginazione, il sospetto e la violenza da noi esercitati, su qualcuno che è in relazione con noi, sono le armi di cui ci serviamo per non vedere le nostre responsabilità, per sopravvivere alla nostra miseria e alla nostra rabbia. Ognuno di noi accusa ingiustamente i propri capri espiatori.

Contraddizioni?

Per chiarire le apparenti contraddizioni del testo biblico, dobbiamo cercare un criterio assoluto che ci permetta di interpretare l’Antico Testamento. Allora vedremo che in alcuni punti la Parola di Dio affiora come una vena d’oro in una miniera, mentre in altri è stata come offuscata. Trovare questo criterio è facilissimo: esso ci è offerto esplicitamente dalla Tradizione della Chiesa; la chiave è Cristo. Se pensiamo allo stile di Cristo, non abbiamo più dubbi: i suoi gesti non sono mai violenti, non comportano mai spargimento di sangue, né sopruso, né inganno. Ecco cosa pensa Lui della vendetta:

[38]Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; [39]ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; [40]e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. [41]E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. … [43]Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; [44]ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori. (Mt 5,38-44)

Cristo stesso ci dice che Mosè ci ha dato una certa legge per venire incontro alla durezza del nostro cuore; ma ora Egli è qui per dissipare definitivamente ogni equivoco. Nella simulazione, poiché la questione è: ‘come considerare questo Gesù, che stiamo seguendo?’, e poiché la storia di Gesù non è ancora giunta alla Passione e alla Risurrezione, questo principio non può essere assunto a priori e su ciò è imperniata la discussione: incompatibilità tra lo stile di Gesù e alcuni aspetti della Scrittura, e conseguente smarrimento.

Satana scaccia Satana

Poiché “se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi”, la società ha bisogno di espellere, di scacciare qualcuno, addossando a lui ogni colpa (il lebbroso è un peccatore, e come tale è contagioso, pericoloso) per ritrovare la coesione. Lo scacciato è quindi accusato (giustamente o ingiustamente, questo non importa!) di essere un demonio, un Satana. Ma la società stessa emargina e scaccia per il proprio inconsapevole e inconfessato tornaconto, e lo fa in nome di Dio, quindi compie una solenne ingiustizia indipendentemente dalla responsabilità reale della vittima. Dunque la società è contemporaneamente assassina e menzognera, caratteristiche che Gesù attribuisce a Satana («Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.» Gv 8,44). La società scaccia colui che essa accusa di essere Satana, ma così facendo è essa stessa Satana. La domanda di Gesù: «Come può Satana scacciare Satana?», seguita dalle affermazioni successive, sembra descrivere davvero il meccanismo satanico con cui i gruppi umani perpetrano la violenza. Naturalmente Egli non lo fa in modo semplice e lineare: sembra che voglia utilizzare il linguaggio perverso dei suoi ascoltatori, ma per dire la verità, e questo li getta nella confusione.  

L’uomo forte

Sull’interpretazione di questa frase registriamo uno stallo, perché non troviamo accordo: secondo alcuni di noi «l’uomo forte» rappresenta Gesù e “il ladro” il nemico; per altri il ladro che entra in casa è Gesù. Quest’ultima interpretazione si accorda con il quadro generale tracciato sopra; per togliere a Satana (l’uomo forte) il suo potere, che consiste nel soggiogare le società umane obbligandole ad esercitare una violenza ingiusta per sopravvivere, Gesù (colui che entra per «rapire» e «saccheggiare») deve prima fare inceppare il meccanismo su cui Satana fonda la sua potenza (deve «legarlo»). Come? Reintegrando gli espulsi, coloro che soffrono la violenza altrui, e mandando in crisi l’ordine costituito (si badi bene che Gesù compie questo non con atti a loro volta violenti, rivoluzionari, ma con l’anti-violenza, l’accoglienza dell’altro e il perdono dei peccati). Ecco perché Gesù utilizza quest’immagine per rispondere agli scribi.

 

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