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Spazio Libero
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Introduzione al desiderioParlare di desiderio significa parlare dell'uomo e, in particolare, di qualcosa che sta al centro dell’edificio-uomo. Infatti è soprattutto il desiderio a mettere in movimento l’apparato psichico dell’ uomo. Non è la volontà, ma il desiderio a suggerire l'azione. Non ci può essere azione volitiva vera senza un desiderio previo. Senza desiderio, la volontà perde la sua linfa vitale, la sua energia, il suo calore, la sua freschezza. Certo, la volontà poi interviene a dare realizzazione al desiderio, a consolidarlo, a tutelarlo. Ma una volontà senza desiderio è ridotta a testardaggine, manca dell'attrazione, diventa rigidità e ripetitività.
Definizione di desiderio: una disponibilità a canalizzare le nostre energie verso un oggetto stimato centrale per noi. Il desiderio è una forza incanalata e formata da un significato. In una prospettiva di analisi di tipo psichico, è la confluenza di una forza e di un significato a costituire il desiderio umano. I desideri, in quest’ottica, non sono mai semplicemente bisogni. Io sono attratto sessualmente da una donna, non da un'altra; non è mai soltanto una questione di semplice quantità di libido immagazzinata, ma si tratta, piuttosto, della mia forza erotica incanalata e formata dai vari significati che la prima donna ha per me. In quel desiderio sessuale c'è un qualcosa che va al di là della pura libido sessuale. C’è un volgersi verso un qualcosa che è significativo. Il desiderio dunque contiene una valutazione del suo oggetto come capace di dare senso. Quando una cosa è desiderata, vuol dire che è percepita come portatrice di un significato importante per me, come qualcosa che è buono per me, che è funzionale ai miei disegni e ai miei progetti. Di qui segue la volontà di appropriarsene. Desiderare, quindi volere. Se il desiderio umano è una tendenza che reca con sé dei significati, ne segue che il desiderio è una facoltà nobile dell'uomo. E, come si diceva prima, una delle espressioni più umane dell'uomo. Non sì situa a livello degli istinti, che sono percezioni programmate che fanno scattare risposte programmate, ma a livello di attività simbolica, quindi nell'ambito dei processi mentali superiori. Lo ripetiamo: desiderare qualcosa significa attribuirgli un significato simbolico: quel qualcosa diventa importante, centrale; ottenerlo non significa solo impossessarsi di quell’oggetto, ma -di più- godere per ciò che esso sta a significare: pienezza, vita, sicurezza, realizzazione di sé...
A questo punto, opero un'interruzione nell'esposizione che del desiderio ha dato A. Manenti nel suo libro "Vivere gli ideali fra paura e desiderio" e di cui ho riportato sopra alcuni stralci, per inserire alcuni cenni sul contributo che R. Girard ha dato alla riflessione sul desiderio e sulle sue dinamiche. Pongo qui questa inserzione, perché mi pare che sia a questo punto dell'analisi che si evidenzia una divaricazione fra la riflessione di Manenti e quella di Girare. I cenni che seguiranno sono desunti dalla dispensa che l'esimio prof. R. Pinetti ha redatto a proposito dell'edificio intellettuale di Girard. Da segnalare sono l'inoltre e l'approfondimento filosofico che Pinetti ha portato all'opera dell'autore francese.
Resta da chiarire infatti perché un determinato oggetto risulti agli occhi del soggetto come significativo e quindi desiderabile. Manenti dice che è propriamente umano quel desiderio che riesce a cogliere in un determinato oggetto o persona o situazione il significativo-in-sé. il buono-in-sé, il bello-insé. Il desiderio viene così a configurarsi come esperienza di consonanza fra il mio io -con le sue domande e le sue ricerche- e un valore intuito -con le sue offerte e le sue proposte-. E una percezione intuitiva; un fiutare che ciò verso cui mi oriento è la perla preziosa, un intuire che quella è la strada giusta. Già... ma la strada giusta per dove? Qui Manenti di nuovo richiama il carattere specificatamente umano del desiderare, ricordando come per desiderare occorre innalzarsi al di sopra della realtà immediata e vivere all'apice della vita psichica dove la vita è definita come ricerca di senso. E questo è proprio appunto solo dell'uomo. Solo alla sua natura appartiene di non essere semplicemente racchiusa nella parte limitata di essere che le spetta, ma di poter trascendere questa parte limitata ed orientasi nel più profondo all'essere stesso e quindi alla pienezza illimitata o all'assoluto, a prendervi parte o ad essere da lui improntato. Semplificando , il desiderio secondo Manenti sarebbe una relazione lineare che un uomo, colto nella sua ricerca di senso e di pienezza, pone nei confronti di un oggetto che intuitivamente gli appare come capace di offrire una qualche risposta alla sua domanda di senso e di pienezza.
La novità di Girard sta invece nell'aver mostrato come il desiderio abbia andamento triangolare, anziché lineare. L'oggetto desiderato sarebbe cioè desiderato dal soggetto perché c'è qualcun altro che lo desidera. L'oggetto sarebbe significativo agli occhi del soggetto (e quindi desiderabile) perché è significativo agli occhi di un terzo. Girard bolla come proprio dell'ideologia romantica l'interpretare il desiderio come pura e semplice spontaneità grazie a cui il soggetto si volge verso un oggetto particolare. Più il desiderio è spontaneo ed intenso, secondo questa ideologia, più è da considerare genuino. L'ideologia romantica proclama che il desiderio autentico è quello che non ha alcun modello a disposizione e, allo stesso tempo, che sono i deboli, gli incapaci e gli immaturi ad aver bisogno di un modello nelle loro decisioni. Girard afferma invece che la verità sul desiderio è proprio quella che descrive il desiderio del soggetto come imitazione del desiderio di un terzo che d'ora in poi chiameremo mediatore. Sotto l'ideologia romantica -dice Girard- sta il tentativo illusorio di aspirare all'originalità originaria, ovvero il tentativo di credersi indipendenti, autonomi, assolutamente autosufficienti. Prendere le distanze dall'ideologia romantica, riconoscendo al mediatore un ruolo centrale nella dinamica del desiderio, significa rigettare l'individualismo più sfrenato, quello che presuppone l'autonomia totale degli individui, ossia l'autonomia dei loro desideri. Dal desiderio secondo se stessi al desiderio secondo l'altro. Il desiderio particolare si basa su un altro che dà valore agli oggetti desiderati dal soggetto. In fondo lo slancio verso l'oggetto è lo slancio verso il mediatore. Questa struttura triangolare del desiderio è in consonanza con una specifica concezione dell'uomo, il quale è visto come essere costitutivamente mancante, incompleto e incompiuto, che per completarsi deve aprirsi all'altro da sé, ricevendo dall'altro la pienezza che non è. Questa incompiutezza costitutiva orienta l'uomo alla vita di relazione: scopre e sviluppa se stesso grazie alla relazione con il tu. E questo si riflette anche sulla modalità del suo desiderare, che non è spontaneo, ma mimetico (imitativo). L’individuo del resto è sempre inserito in un contesto sociale ed è questo contesto a suggerirgli ciò che deve o non deve desiderare. Lo stesso processo di apprendimento si fonda sull'imitazione dell'altro. Ma se questo è da tutti riconosciuto come vero per i bambini, altrettanto non lo è per gli adulti. L'adulto, specie nel nostro contesto culturale caratterizzato dai forti tratti autonomistici, si vergogna il più delle volte di modellarsi sugli altri; ha paura di rivelare la sia mancanza d’essere. Si dichiara altamente soddisfano di sé; si presenta come modello agli altri. Occorre invece essere franchi con se stessi e riconoscere, una volta per tutte, la propria non autosufficienza. Ciò non significa rinunciare alla propria identità personale, ma semplicemente riconoscere l'importanza che l'altro svolge nella mia esistenza. Scopro la mia identità e sviluppo la Mia personalità aprendomi all'altro da me, al tu. Più l'uomo tende a censurare questa verità e vuole essere autonomo come un dio, più nei fatti cede agli altri il modesto grado di autonomia di cui potrebbe godere... e più si consegna nelle mani di innumerevoli tiranni.
Nell'uomo c'è un desiderio fondamentale (desiderio originario): è il desiderio dell'essere, è il desiderio connaturale di essere pienamente felice. È un desiderio tuttavia dai contenuti ancora molto generici (desiderio dell'essere nei suoi aspetti di unità, bellezza, verità e bontà). Tali contenuti si specificano grazie alla mediazione di un altro, il quale sembra avere in sé l'essere a cui aspira il soggetto. L'altro diventa dunque il mediatore, colui che viene percepito come il traghettatore verso le rive della felicità. Scaturisce qui il desiderio secondo l'altro, che come già detto, è in ultima istanza il desiderio di essere l'altro (desiderio primordiale). Il desiderio secondo l'altro aspira all'essere del mediatore, ma tale aspirazione è impossibile da realizzare se il soggetto non desidera ciò che è desiderato dal mediatore. L'oggetto desiderato è il mezzo per raggiungere l'essere del mediatore. Ogni desiderio particolare non è anzitutto desiderio di avere, bensì desiderio di essere il mediatore. Il soggetto in ultima analisi aspira ad assorbire in se stesso l'essere del mediatore, a diventare il mediatore. Desideri particolari, desiderio primordiale e desiderio originario sono strettamente correlati e dicono un'unica aspirazione: la ricerca della felicità, del proprio compimento, l'attuazione di una vita pienamente riuscita. Per Gìrard, dunque, il soggetto desidera un oggetto perché lo desidera anche un altro. Ma attenzione, il soggetto non desidera tanto l'oggetto, bensì l'altro prestigioso. E' questa la verità ultima del desiderio mimetico. Ciò che veramente ci preme non sono tanto degli oggetti da possedere, bensì il compimento di noi stessi, la pienezza della nostra vita, la felicità perfetta. È l’essere che l'uomo desidera, un essere di cui si sente privo e di cui qualcun altro gli sembra fornito. Il soggetto attende dall'altro che gli si dica ciò che si deve desiderare per acquistare tale essere e dunque essere felice. Il desiderio mimetico si manifesta secondo alcune modalità fondamentali. La mimesi rappresentativa è il livello inferiore della tendenza del soggetto ad imitare l'altro. Si imitano modi di essere esteriori, come gesti, parole, atteggiamenti, abitudini. Il centro dell'analisi di Girard è dato dalla cosiddetta mimesi acquisitiva Si ha mimesi acquisitiva quando due o più individui convergono su un solo ed identico oggetto di cui tutti vogliono appropriarsi. Come è facilmente comprensibile, da ciò possono scaturire rivalità, invidie e in ultima istanza violenza. Quando si converge sullo stesso oggetto può infatti accadere che il mediatore non sia disposto a condividerlo o a cederlo al soggetto che lo desidera. In questo caso porrà ostacoli all'appropriazione dell'oggetto da parte dell'altro. Ciò può causare la rinuncia al possesso da parte dell'altro, ma, generalmente, questo non accade per il semplice motivo che il soggetto dovrebbe rinunciare a desiderare secondo il mediatore, ovvero a rinunciare al mediatore prestigioso (che è raggiungibile proprio attraverso il possesso dell'oggetto). Dunque, il soggetto è libero di abbandonare il mediatore-modello, ma solitamente non lo fa perché vede risplendere sul suo volto la luce della felicità. Inoltre, il mediatore è assai oculato nell'ostacolare il soggetto-ammiratore: fa in modo che gli ostacoli posti non allontanino il soggetto, ma, al contrario, suscitino in lui maggiore ammirazione per il mediatore. Questa oculatezza del mediatore-modello è rivelatrice di un altro aspetto della mimesi acquisitiva: se è vero che il soggetto desidera secondo il mediatore, è anche vero che il mediatore desidera la presenza dell'altro: se perdesse il soggetto-discepolo che mediatore-modello sarebbe? Mimesi dell’antagonista: quando la conflittualità diventa diffusa e mette a rischio la sopravvivenza stessa del sistema. Passaggio dalla lotta tutti-contro-tutti alla lotta tutti-contro-uno: il capro espiatorio.
Altri sviluppiTrascendenza verticale e trascendenza deviata. Scelta dei mediatori-modelli: mediatori virtuosi e mediatori viziosi. Mediazione interna e mediazione esterna. Mediazione interna conflittuale e mediazione interna di riconoscimento reciproco.
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