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Girard in breve

Tradotto e riadattato da:
http://www.philiphunt.com/girard_for_dummies.htm
We are grateful to Philip Hunt for this material!

La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo.

1. Gli esseri umani sono essenzialmente creature imitanti. Imitiamo gli altri. Girard afferma che l’imitazione (mimesis) è la caratteristica umana fondamentale. È come impariamo e cresciamo.

2. Imitiamo i desideri degli altri esseri umani. Impariamo a desiderare (oggetti, valori,…) imitando il desiderio degli altri. Non desideriamo semplicemente le stesse cose, imitiamo il desiderio stesso. Possiamo chiamare ciò "desiderio mimetico"; chiamiamo il nostro modello "mediatore".

3. Il desiderio mimetico porta alla rivalità (per l’oggetto desiderato).

4. La rivalità porta al conflitto.

5. Il conflitto porta alla violenza.

6. La violenza è essa stessa imitata, portando alla violenza collettiva.

7. Inizia una spirale di violenza crescente; l’ordine e la stabilità si disintegrano. La società, satura di conflitti, è a rischio di autodistruzione.

8. Data la fluidità mimetica dell’odio, può avvenire che la folla polarizzi il suo odio su una sola vittima. La vittima (capro espiatorio) prende la colpa della violenza e viene (normalmente) uccisa; chiamiamo questo fenomeno "meccanismo vittimario".

9. L’escalation della violenza si interrompe, perchè l ’obiettivo comune di uccidere il capro espiatorio ha rimosso la violenza dalla società. La pace e la stabilità sono temporaneamente ripristinate. Alla vittima viene attribuita, insieme alla colpa della crisi iniziale, la miracolosa risoluzione della crisi stessa (sacralizzazione di un essere umano).

10. La pace e la stabilità sono mantenute in due modi, che vengono appresi direttamente dal meccanismo vittimario:

11a. Introducendo le proibizioni per gli oggetti che possono creare rivalità mimetiche (nascita delle proibizioni; ad esempio la proibizione per l’incesto)

11b. Riproducendo (imitando) spontaneamente l’evento originario di eliminazione del capro espiatorio in modo collettivo e controllato (nascita dei riti sacrificali).

12. I miti raccontano l'evento di uccisione del capro espiatorio, distorcendone però la realtà, dato che contengono solo la versione della folla, la quale descrive se stessa come innocente.

13. Il meccanismo vittimario, quindi, produce e perpetua la religione (il sacro), le leggi e la letteratura primitive. Da questi tre elementi si sviluppano poi le altre forme culturali umane (filosofia, politica e scienza).

14. Ma il meccanismo vittimario (eliminazione del capro espiatorio) funziona (mantiene la stabilità sociale) solo finché non si sa della sua esistenza.

15. Gesù con le sue parole, con le sue azioni e con la sua Passione rivela il meccanismo vittimario. Nei Vangeli, per la prima volta nella storia, la storia è raccontata dal punto di vista della vittima. Conosciamo, ascoltiamo la vittima e vediamo cosa sta succedendo attorno a lei. Lei ha fatto in modo che fosse così, perchè lei stessa ci spiega cosa accade, mentre viene “condotta al macello”:

Dopo aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori, Giovanni Battista ha visto e mostrato in Gesù l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente, che si lascia condurre in silenzio al macello e porta il peccato delle moltitudini, e l'Agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima pasqua. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione: servire e dare la propria vita in riscatto per molti. (Catechismo CC, n. 608)

Gesù accetta di subire il meccanismo di capro espiatorio, cioè la morte, perchè sa che solo vivendolo dall'interno può fermarlo per sempre, proclamando l'innocenza di tutte le vittime della storia umana e offrendo in questo modo la possibilità di salvezza ai suoi stessi persecutori.

"Padre, perdonali, perchè non sanno quello che fanno!" (Lc 23,34)

16. La divinizzazione di Gesù non avviene da parte dei persecutori; anzi, al contrario, la sua Risurrezione fisica è la manifestazione (non imposta) della sua innocenza, che smaschera la colpevolezza dei persecutori per il loro stesso bene; è la rivelazione di Dio che trascende i meccanismi della violenza umana e si dichiara dalla parte delle vittime.

17. Quindi il potere del Vangelo agisce nel mondo da quando Cristo è vissuto, morto e risorto, continuando a svelare il meccanismo vittimario. Questo meccanismo è stato reso sempre più inefficace come metodo per creare e preservare la stabilità delle società umane.

18. Il meccanismo vittimario non può più continuare a preservare la cultura e noi assistiamo a un dilagare progressivo e incontrollato di violenza mimetica.

19. Il Vangelo ha definitivamente sancito l’innocenza (e l’autorità morale) della vittima. Questo è stato ed è il compito dello Spirito Santo inteso come difensore (paraclito), opposto a Satana, l’accusatore del fratello contro il fratello:

Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l'accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell'Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio;
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.

20. Nella seconda metà del ventesimo secolo, questa autorità morale della vittima è cresciuta esponenzialmente nella parte del mondo maggiormente esposta all’effetto della rivelazione evangelica. Grazie a ciò si è assistito a un moltiplicarsi di associazioni e organizzazioni che si pongono in difesa delle vittime, ma, contemporaneamente, anche a un sistematico tentativo, giustificato ideologicamente, di tornare ai sistemi pre-evangelici, tramite stermini di massa pianificati.

21. Privata delle protezioni sacrali dalla rivelazione evangelica, l’umanità si trova a dover scegliere tra due possibilità estreme: o continuare sulla via della violenza, ormai esplicita e consapevole, verso la propria autodistruzione, o rinunciare totalmente ad essa.

Alcune implicazioni

1. La violenza continua, e continuerà, proprio per la ragione che è sempre più inefficace: per ottenere gli stessi effetti, essa deve ormai essere effettuata in dosi sempre maggiori.

2. Il messaggio dei Vangeli è molto più radicale e dirompente di quanto spesso pensiamo: “La violenza non può più porre fine alla violenza, Satana non può più scacciare Satana, e solo il ritorno al Vangelo può salvarci.” – J. Bottum “First Things”

3. Il compromesso col meccanismo vittimario, che si realizza nella “violenza giustificata” anche “in difesa delle vittime”, per esempio, può funzionare a breve termine, ma si tratta in realtà di un argine inadeguato al sistema e al potere che Cristo è venuto a eliminare.

4. La via d’uscita dal sistema vittimario inizia con la rinuncia personale alla violenza.

5. Dato che siamo creature imitative, dovremmo chiederci: chi dobbiamo imitare? Cioè, i desideri di chi dobbiamo imitare?

6. È dal Dio Padre di Cristo che possiamo imitare desideri di pace e carità. Egli ci libera dal desiderio distorto che ci sprofonda in orgoglio, rivalità e violenza. Ma imitiamo il Padre imitando Cristo:

Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,8)

e anche la Chiesa è costruita e vive su questo progetto:

Temete dunque il Signore e servitelo con integrità e fedeltà; eliminate gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume e in Egitto e servite il Signore. Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrei, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore. (Gio 24,15)

Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo. (Cor1 11,1)

7. Questa “imitazione” non è una semplice e arida ripetizione passiva. Vista alla luce del desiderio mimetico, l’imitazione è un modo di vivere, un modo di essere con-l'Altro, che risulta nella attiva e totale trasformazione della nostra vita.

8. Questo significa “sequela di Cristo”: che i nostri desideri siano plasmati sui suoi, vivendo noi in Lui e Lui in noi.

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