I cartella Agata Fagone 17/05/06

“Quel ramo del lago di Como che, volge a mezzogiorno, …” No, niente di tutto ciò: lungi da me simili pretese! Questa sarà una storia semplice, ambientata nella Sicilia di una ventina di anni fa; il protagonista, Tanu, avremmo potuto trovarlo al lavoro nella sua botteguccia di calzolaio in un paesino dell’entroterra isolano: uno di quei piccoli centri «in via d’estinzione» dai quali i giovani fuggono, lasciando i vecchi a fare i conti coi ricordi del tempo che fu.

Tanu era l’unico calzolaio del paese, artigiano preciso e puntuale nel suo lavoro; la sua bottega era molto frequentata, ma egli non si intratteneva con i clienti. Era talmente schivo e riservato che i compaesani lo chiamavano “Tanu ‘u muortu”. Aveva circa quarant’anni, ma il suo modo di vestire lo invecchiava non poco. Non era alto, aveva una corporatura robusta e la schiena incurvata dal lavoro sedentario; una folta barba nascondeva le prime rughe e una cicatrice vicino alle labbra, ricordo dei furori di gioventù. Conosceva bene la fatica: aveva perso il padre quando era ancora un ragazzino e si era subito fatto carico dei bisogni della famiglia. Non possedeva nient’altro che la bottega e una modesta abitazione.

La domenica Tanu usciva di buon’ora per andare a messa; finita la celebrazione, passava a trovare sua zia Nunziata. La donna non godeva di buona fama in paese per il suo carattere scontroso; i fantasiosi compaesani l’avevano soprannominata “’a Cana” perché sembrava sempre pronta a «ringhiare» contro chiunque.

Tanu era molto affezionato a sua zia, tanto più che era l’unica parente rimastagli.

Era proprio domenica il 21 gennaio 1984, Nunziata compiva ottantacinque anni e il nipote aveva confezionato per lei un comodo paio di scarpe. Finita la messa, Tanu si affrettò a raggiungere la vecchia casa di sua zia per consegnare il regalo; dopo aver suonato ripetutamente al portone senza ricevere risposta, si persuase che doveva essere successo qualcosa di grave. Ruppe il vetro della finestra e, introdottosi in casa fece l’amara scoperta: Nunziata era morta, sola.

Il povero calzolaio rimase impietrito, ma prima che avesse il tempo di realizzare quanto era accaduto, sopraggiunsero i vicini messi in allarme dal fragore dei vetri rotti della finestra.

Tanu si chiuse in casa per giorni: la morte era tornata ancora una volta a sconvolgere la sua vita.   

 

 

II cartella Giusy Cuccia 18/05/06

 

Quel periodo fu molto difficile per Tanu. La zia Nunziata per lui era come una madre e il loro rapporto si era rafforzato ancora di più alla morte di Carmela, la sorella di Nunziata e mamma di Tanu.

Tuttavia nei suoi ricordi la zia non morì mai. Anche se in paese non aveva una buona fama, Nunziata era molto dolce con il suo unico nipote. Non gli faceva mai mancare un po’ d’affetto e spesso si confidavano l’uno con l’altra. Un giorno la zia raccontò a Tanu perfino di aver avuto una storia, da giovane, con un ragazzo. I due andavano d’amore e d’accordo, ma la malignità paesana aveva finito per prevalere e Nunziata, delusa dall’esperienza si era isolata completamente dal resto del mondo. Solo una fedele amica le era rimasta vicina per tutti quegli anni, Teresa.

Anche lei era presente al funerale di Nunziata, insieme a pochi altri conoscenti.

Dopo la cerimonia funebre, Tanu tornò a casa, si lasciò cadere pesantemente sul suo divano e la solitudine tornò più aggressiva di prima adesso che non c’era più la zia a colmare quel vuoto dentro di lui.

Decise di prendersi un periodo di pausa dal lavoro e spesso andava in montagna a fare lunghe passeggiate. Gli piaceva stare solo, ma sentiva molto la mancanza di una persona amica. Si ricordò di Angelo, un suo vecchio compagno di scuola. All’epoca erano molto amici, ma Tanu aveva abbandonato presto gli studi e le loro strade si erano divise. Provò a cercarlo, e trovato il suo numero di telefono, decise di chiamarlo. Angelo si ricordò subito di Tanu, quel ragazzo timido seduto nel banchetto dietro di lui, con cui aveva condiviso molte “ragazzate”.

Tanu gli propose un incontro e Angelo accettò subito, felice di poterlo rivedere.

L’emozione era tanta in entrambi, ma la gioia di essersi ritrovati prevalse.

Tanu gli raccontò della morte della zia e della sua solitudine incolmabile dopo la scomparsa di lei. Continuarono spesso a vedersi e Angelo lo aiutava a sfogarsi, lo rincuorava e riusciva sempre a fargli vedere tutto sotto un’altra luce e grazie al suo aiuto Tanu era pronto a ricominciare, pieno di energie, il suo lavoro e a continuare la sua vita, non più solo.

 

III cartella Nelly Scalia 19/05/2006

 

L’amicizia lo aveva cambiato in meglio: cercava di essere meno introverso con gli altri e di instaurare un dialogo con la gente. Ma sentiva dentro di lui qualcosa che gli mancava, come fosse un pezzo del puzzle della sua personalità: ma cosa? Era solo una stupida sensazione o c’era sotto qualcosa di veramente importante? S’interrogava ma non trovava una risposta soddisfacente. I giorni passavano e questo tarlo lo rodeva sempre più. Non trascorse però tanto tempo per trovare la risposta. Un giorno quando Tanu stava per chiudere la propria bottega, una bella ragazza di colore gli si avvicinò e gli chiese di ripararle delle vecchie scarpe ed il manico di una borsa da viaggio, gli chiese anche se per caso poteva fare il lavoro subito e Tanu si mise a lavorare immediatamente… era assorto nei suoi pensieri quando il suo sguardo si posò più attentamente sulla ragazza e per quanto non fosse vestita benissimo era stupenda, aveva dei capelli neri ricci e molto lunghi e uno sguardo che lasciava senza fiato…Tanu si fece coraggio e le chiese il nome…Lei rimase un po’ perplessa a sentire che quell’ uomo si stava “interessando” a lei, così gli fece uno dei suoi sorrisi più gentili e le disse non solo il suo nome – Karin - ma anche che era arrivata da poco in Italia e che era in cerca di lavoro. Iniziarono a parlare delle loro vite e incredibilmente scoprirono di avere molte cose in comune. Il tempo passava veloce, Tanu aveva finito di lavorare, ma la conversazione continuava vivissima fino a quando le campane fecero sentire ai conversanti che era l’una… Karin prese le sue cose un po’ di corsa, pagò il dovuto e uscì dalla porta di corsa…Il calzolaio non aveva avuto il tempo di capire bene quello che era successo, lei era lì un secondo fa…e adesso non c’era più… voleva dirle un’ultima cosa.. era importante… uscì dal negozio e la vide già un po’ lontana…

- KARIIIIIIIIIIIIN - le gridò.

Lei si girò un attimo e gli sorrise, Tanu le si avvicinò un po’ e le disse col fiatone.

- Hai detto che cercavi lavoro, se vuoi puoi venire nella mia bottega, ti insegnerò tutto io non ti preoccupare - . Lei lo guardo sorpresa e accettò di buon grado.

Si sarebbero visti l’indomani mattina, Tanu non vedeva l’ora di stare con lei… e sospirava, cosa gli stava succedendo?? Era strano sentirsi così…

Quando la sera si incontrò con Angelo gli raccontò tutto nei minimi particolari e l’amico straniato da questo “nuovoTanu” gli chiese se per caso non si era preso una cotta per la “bella-straniera”…

Era veramente così!?!?!?!?

 

 

IV cartella Rosaemilia Seminara 20/05/06

 

Tanu parlava e il tempo scorreva inesorabile; Angelo cominciava a sbadigliare, ma l’amico continuava a fantasticare, come non aveva mai fatto prima, sulla sua vita futura. L’entusiasmo di Tanu gli sembrava un po’ eccessivo. In fondo si era trattato solo di un incontro fugace! Non si stava illudendo un po’ troppo? 

Karin! Quante volte Tanu ripeteva questo nome! Ancora una volta volle raccontargli l’incontro con la ragazza. Se l’era vista improvvisamente sulla porta della bottega e lo aveva subito colpito. C’era in lei qualcosa di familiare e, pur non conoscendola, si era sentito ben disposto ad accoglierla. Forse l’abbigliamento dimesso, la tristezza dei suoi occhi, e anche la compassione che aveva provato istintivamente, lo avevano indotto ad iniziare una conversazione con lei. Quanto dolore c’era stato nella vita di quella ragazza! Karin aveva sofferto il freddo, la fame e la paura. Era nata in una famiglia poverissima, terza di dieci figli. Il padre non era un gran lavoratore e spesso tornava a casa ubriaco fradicio: allora c’era per tutti una serata di terrore. La madre non era mai riuscita a reagire e più passava il tempo e più si incupiva. Aveva lavorato anni ed anni per assicurare un po’ di pane ai suoi bambini, ma ora era malata e stanca per pensare a loro. Così, i figli più grandi si erano decisi ad andare in Italia, in cerca di lavoro.

Karin, e tre dei suoi fratelli, si erano imbarcati nella stiva di un battello vecchio e malconcio. Dopo una settimana di viaggio, erano arrivati in Sicilia e per avere più possibilità si erano separati. La giovane aveva cercato tanto, ma fino a quel momento era riuscita a vivere solo di elemosina e Tanu era la prima persona che si interessava a lei. Quando lui gli aveva offerto un lavoro Karin si era subito illuminata ed aveva accettato. Si sarebbero rivisti l’indomani alle otto.

Angelo commentò che l’amico aveva fatto davvero una buona azione, ma gli raccomandò di essere cauto. Era sempre una sconosciuta!

 I due amici si lasciarono che il campanile della chiesa scoccava la mezzanotte. 

Il giorno dopo Tanu si svegliò presto e si preparò con più cura del solito. Entrò nella bottega, si mise il grembiule, prese un paio di scarpe da risuolare , ma gli occhi gli andavano di continuo alla porta.

Cominciarono a passare i minuti, poi le ore, ma Karin non andò. Si fecero le dodici, ora in cui, di solito, Tanu staccava il lavoro per il pranzo, ma questa volta non aveva fame: la delusione gli aveva bloccato lo stomaco e quasi non riusciva ad alzarsi dal suo sgabello.

 

V Cartella Rosaemilia Seminara 21/05/06

All’improvviso bussarono alla porta. Era Teresa.

- Buongiorno Tanu! Come va? E’ più di un mese che non ti si vede in via Manzoni!

- Ha ragione, ma non ho avuto il coraggio di tornare nella casa della zia.-

- Allora è il momento di andarci insieme. C’è una finestra che sbatte e disturba i vicini. – Con un gran peso sul cuore Tanu si accinse ad entrare in quella casa. Con Teresa chiuse tutte le persiane, poi i due si misero a guardare vecchie foto della zia finché venne fuori una busta indirizzata a Tanu. Con mani tremanti, egli aprì e scoprì che la zia gli aveva lasciato la casa e un po’ di denaro. Gli avvenimenti della giornata lo avevano scosso parecchio. Era stanco, ma quando si mise a letto cominciò a girarsi senza prendere sonno. Si addormentò solo all’alba.

Fu il suono del telefono a svegliarlo il giorno dopo. Era Angelo il quale chiese all’amico di prepararsi per uscire. Tanu, intontito, lo interrogò su cosa succedesse, ma l’altro gli intimò di non fare domande. Il ciabattino non fece nemmeno in tempo a vestirsi che Angelo era già lì e con il clacson della sua auto lo incitava a fare presto. Tanu uscì e saltò in macchina. Durante il viaggio i due non si rivolsero la parola. Di colpo Angelo si fermò, scese dall’auto e cominciò a camminare. Tanu si guardò intorno e senza dire nulla lo seguì. Giunsero in un bar semivuoto. Angelo si diresse verso l’unico tavolo occupato. Vi era un uomo che in silenzio aspettava. Appena vide i due però, si alzò e gli corse incontro. Vedendo Tanu indietreggiare, Angelo ruppe il silenzio:

- Pensavo che appena lo avresti visto, ti saresti ricordato di lui. Sbagliavo! Certo, sono quasi trent’anni che non vi incontrate. La tua reazione è normale.- Mentre ascoltava queste parole Tanu continuava a fissare quelluomo il cui volto gli sembrava sempre più familiare. All’improvviso fu colpito da un particolare: una cicatrice vicino all’occhio destro. Questa gli riportò alla mente un suo vecchio compagno di giochi.- Matteo!- esclamò Tanu abbracciando l’amico ritrovato. 

- Ero sicuro che ti sarebbe bastato poco per ricordarti di lui.- disse Angelo – Eravate così legati! Nessuno è mai riuscito a separarvi…-

- Solo il treno per la Germania. - aggiunse Matteo - Quel treno che da bambini ci faceva sognare ma che dal giorno della mia partenza ho odiato con tutto me stesso. - I tre si sedettero e iniziarono a parlare dei tempi passati. Matteo era partito con la sua famiglia negli anni 50. Si erano trasferiti per trovare fortuna. Erano riusciti, lì, a costruirsi una buona posizione, ma Matteo non aveva mai dimenticato la sua terra. Così, da circa un anno era ritornato, e adesso che si era stabilito definitivamente in quel paese, aveva deciso di ritrovare i vecchi amici.

 

VI cartella Giusy Cuccia 22/05/06

Dopo essersi raccontate tante cose, si accorsero che si era fatto tardi e Angelo e Tanu salutarono Matteo. Dopo essersi scambiata la promessa di rivedersi presto, Tanu e Angelo salirono in macchina e andarono via. Ma qualcosa non andava e Angelo se ne accorse. Tanu era così triste da fare tenerezza. Ma un buon amico capisce al volo certe cose e la delusione per Karin continuava a turbare Tanu. Interrompendo il silenzio che era calato tra di loro Angelo gli disse:

-                                  Ma perché non vai a cercarla?? Si deve lottare per le cose che contano veramente e se credi di esserne veramente innamorato, vai! Non perdere altro tempo! Potresti pentirti un giorno di non averla più cercata!

-                                  Ma dove la cerco? – rispose Tanu.

Angelo accostò bruscamente l’auto, si girò verso Tanu con lo sguardo minaccioso:

-                                  Scendi da questa macchina e cercala! E non tornare a casa se prima non l’hai trovata!

Angelo guardò l’amico e rimase di stucco. Era la prima volta che gli parlava in quel modo. Forse aveva ragione. Guardò Angelo e l’abbracciò, poi lo salutò con un sorriso e scese dall’auto.

Iniziò a cercare nei negozi, nelle botteghe. Alle signore affacciate al balcone e alle vecchiette sedute davanti la porta di casa chiese di Karin, ma nessuno si era accorto di lei. Il sole tramontò ed era ancora in giro a cercarla, stanco e affamato. L’entusiasmo che gli aveva infuso Angelo svanì di colpo e subentrò la rabbia e, di nuovo, la delusione. Sulla strada verso casa, si fermò in una trattoria per mangiare qualcosa e iniziò a bere sconsideratamente. Una bottiglia di vino, due, tre…cominciava a balbettare e a ridere senza ragione, ad insultare chiunque gli capitasse sotto gli occhi. Il gestore, fortunatamente un suo amico, lo riaccompagnò a casa perché non riusciva nemmeno a camminare e finalmente arrivati, l’amico lo lasciò sul pianerottolo e tornò dai suoi clienti. Tanu stava per aprire la porta quando si accorse che qualcuno era arrivato prima di lui e pure la luce era accesa! Ritornò in sé, dimenticò la sbornia ed entrò in casa a controllare. Era tutto a posto, i ladri non avevano rubato niente…Mah.. Era molto strano! Quando si avvicinò al divano per sedersi e riprendersi un poco capì chi era entrato. In quello stesso divano, Karin era distesa e dormiva. Tanu era contentissimo e subito cercò una coperta per evitare che prendesse freddo. Rimase più di un’ora a guardarla mentre dormiva…era bellissima! Non aveva più sonno, avrebbe voluto svegliarla e parlarle e…Ma come era riuscita ad entrare???

 

VII cartella Nelly Scalia 23/05/2006

 

Quella notte non dormì, si girava e rigirava nel suo letto senza prendere sonno, aspettava con ansia il sorgere del sole per poter parlare con quella ragazza… Non appena il primo raggio di sole filtrò dalla sua porta semi chiusa si alzò immediatamente, si vestì molto velocemente e si sistemò un po’ più del solito, aveva intenzione di fare una bella impressione a Karin, così aveva pensato di prepararle una colazione calda e “accogliente”. Ma non appena entrò in cucina vide che Karin lo aveva preceduto e sorridendogli gli disse un po’ imbarazzata:

- Buon giorno Tanu, come va?? - E Tanu rispose:

- Bene!! E tu? Come va?? Tutto bene? L’altro giorno mi hai fatto preoccupare lo sai?? - Karin divenne immediatamente rossa e gli rispose che andava tutto per il meglio, a parte il lavoro che non aveva trovato, inoltre gli disse che non era potuta andare a lui per diversi motivi, e poi  non voleva approfittarsi di lui; in più aveva incontrato sua sorella Selima ed i suoi due fratelli Mirko e Johnny e con loro aveva trascorso l’ intera giornata non rendendosi conto del tempo che passava…

- Hei - le disse Tanu – non c’è bisogno che mi dai tutte queste spiegazioni non sono mica tuo padre… e poi comunque la mia offerta è ancora valida, vieni a lavorare con me. - Lei non riuscì a fare altro che sorridere, era davvero contenta di poter lavorare e poi Tanu sembrava così una brava persona… riordinarono la cucina e andarono in negozio… Lì Karin fu colpita dal forte odore di colla e di cuoio che si sentiva entrando in quel piccolo stanzino e gli disse che non era molto brava

– A dire la verità non ho mai fatto questo lavoro - aggiunse sotto voce - , e Tanu le disse che sarebbe stato un buon maestro con lei, le diede anche un grembiule per non farla sporcare… Tanu era quasi in estasi, non gli sembrava vero che Karin era lì con lui e avrebbe lavorato al suo fianco… gli sembrava un sogno, troppo bello per essere vero.

 

VIII cartella Agata Fagone 24/05/06

  

Le ore che Tanu trascorreva con quella splendida ragazza erano per lui così preziose che avrebbe voluto fermare il tempo e godersi un eterno presente. Il cuore gli batteva all’impazzata. Quando i loro sguardi si incontravano, il povero Tanu si perdeva in quegli occhi neri e tentava con ogni mezzo di celare l’agitazione e l’imbarazzo, quantomeno per non apparire ridicolo davanti alla sua amata.

Karin dimostrò di avere tanta buona volontà: ascoltava con attenzione il suo improvvisato maestro e metteva in pratica i suoi insegnamenti. Provava una profonda gratitudine nei confronti di Tanu e si sentiva in colpa per essersi introdotta in casa sua di nascosto. Era doveroso che gli desse una spiegazione:

- Ho aspettato a lungo l’altra sera ma tu non arrivavi. Era molto tardi e la gente mi guardava in malo modo. Si è affacciata la tua vicina e le ho chiesto se aveva le chiavi di casa tua.

- Sì, gliele diede mia madre non so quanti anni fa. Non le ho mai chieste indietro.

- Non voleva aprirmi, ma io avevo paura a stare di notte in strada: l’ho supplicata e lei ha ceduto. Le ho detto che tu sapevi…

Tanu apprese con gioia che la ragazza non si era introdotta in casa sua come una delinquente.

Karin chiese il permesso di staccare un po’ prima per far visita ai suoi fratelli,

Tanu glielo concesse, a malincuore però, perché gli pesava separarsi da lei.

La vicina, approfittò dell’assenza della «straniera» per richiamare Tanu:

- Vergognati ! E chi si aspettava che frequentassi certa gente! Di notte poi…in casa…questo è un quartiere rispettabile…ti ho visto crescere…hai quarant’anni. Che direbbe la tua povera madre? Io non voglio avere niente a che fare con la nera, riprenditi le tue chiavi.

A Tanu non importava il parere della gente e almeno aveva recuperato le sue chiavi!

Dopo qualche giorno, il ciabattino si accorse che Karin aveva dimenticato delle cose sul divano: una penna e un grosso quaderno. Prese quegli oggetti solo per sentire l’odore di lei, ma dal quaderno cadde una foto della ragazza abbracciata con un giovane di colore: doveva essere il suo fidanzato. Quando Tanu le aveva raccontato della morte di sua zia, Karin gli aveva parlato di questo ragazzo, rimasto vittima di un incidente stradale. A questo punto la curiosità di aprire il quaderno fu tale che il pover’uomo non seppe trattenersi.

Era quasi tutto scritto in francese e Tanu non sapeva leggerlo, ma,a giudicare dai cuori e dai fiori disegnati  lungo i margini, molte pagine dovevano essere dedicate al caro estinto. Insomma, doveva trattarsi di una specie di diario. Era evidente che Karin avesse amato tantissimo quel giovane. Tanu si sentì ferito dalla lama della gelosia e se ne vergognò: quel povero ragazzo non c’era più e chissà quanto aveva sofferto la bella straniera per la sua scomparsa.

Continuando a sfogliare il quaderno si accorse che le ultime pagine erano scritte in una sorta di lingua ibrida italo - francese: forse Karin voleva esercitarsi con l’italiano. Tanu cominciò a leggere per sapere se il diario parlava di lui. Macchè, neanche il minimo accenno! Si parlava però di un ragazzo italiano, un certo Roberto, Karin spendeva per lui parole dolcissime: era innamorata, sì, ma non del suo benefattore.

Era corsa da Tanu, l’altra sera, solo perché aveva litigato col suo Roberto.

 

 

IX cartella Rosaemilia Seminara 25/05/06 

Diversi erano i pensieri che affollavano la mente di Tanu: abbandonare il sogno di avere Karin come compagna della sua vita, oppure sperare che lei un giorno avrebbe potuto innamorarsi di lui e corrispondere il suo amore sincero, dimenticando Roberto? Che il destino si fosse di nuovo accanito contro di lui? Tanu non riusciva proprio a darsi pace! Pensava che il resto della sua vita non avrebbe avuto più senso se fosse passato rimpiangendo una donna che non avrebbe mai saputo quello che lui provava per lei. L’idea che Karin potesse abbandonarlo per sempre, per via di un altro uomo, lo faceva impazzire, ma non vedeva alcuna via d’uscita. Intanto per Karin la vita scorreva tranquilla, o almeno così sembrava a Tanu che, accecato dalla gelosia, non si accorgeva che Karin, quando tornava dagli incontri con Roberto, non aveva sempre un’aria serena. Il suo sguardo era perso nel vuoto, non riusciva a trovare la sua solita concentrazione, parlava pochissimo e schivava lo sguardo del ciabattino innamorato. Se solo lei si fosse confidata con lui… Intanto l’incertezza logorava il povero Tanu. Una mattina però, dopo una delle ormai consuete notti insonni, convintosi che Karin fosse troppo importante per lui, decise di chiedere consiglio ad Angelo. Gli diede appuntamento al solito bar e lì, gli confessò del diario e di quello che aveva scoperto leggendolo. Angelo avrebbe voluto tanto aiutare l’amico ma non sapeva come e  d’altra parte Tanu non avrebbe potuto affrontare apertamente il discorso con la giovane, perché avrebbe significato confessare la sua indiscrezione. Cosa avrebbe dovuto fare allora? All’improvviso, Angelo si ricordò che Matteo abitava nello stesso paese in cui lavoravano la sorella e i fratelli di Karin. Matteo avrebbe potuto prendere informazioni, con molta discrezione naturalmente, su Roberto. L’idea piacque molto a Tanu: dopo aver conosciuto il suo rivale, o almeno, aver saputo qualcosa di più su di lui, avrebbe deciso il da farsi.

X cartella Nelly Scalia 26/05/06

 

Karin era sdraiata su quello che per ora era diventato il suo letto, illuminata da un debole chiarore mattutino che penetrava dalla finestra semi chiusa, si muoveva in continuazione, sperando di trovare la posizione giusta per prendere sonno, ma non ci riusciva, aveva una tale confusione in testa: un continuo ronzio, come se il caos di una ipotetica città le si fosse intrufolato in testa, sentiva una serie di voci e tra queste vi erano quelle di Tanu e di Roberto… che si mescolavano con le altre, che si sovrapponevano, che si mescolavano, che parlavano fra di loro come se si fossero conosciuti da tutta la vita…poi sentì una frase distintamente … era “quella” frase che la tormentava… SEI SOLO MIA, SOLO MIA E DI NESSUN ALTRO… decise di alzarsi, avrebbe fatto qualunque cosa per non ripensare più a quella frase… più che parole d’amore le erano sembrate una minaccia, il tono che Roberto aveva usato per pronunciarla non le era piaciuto per niente ed ora continuava a tormentarsi per capire il vero significato… Quando il sole fu alto nel cielo, Tanu si trovava in macchina con Angelo e Matteo, era molto pensieroso “e se conoscere Roberto fosse solo una stupidaggine?E se dovessi compromettere il mio rapporto con Karin?”

-         Perché sei così agitato? Non avrai mica paura? - disse improvvisamente Angelo –

-         Non c’è proprio nulla di cui preoccuparsi -  prontamente Tanu rispose che stava per combinare qualcosa di veramente irreparabile, se lo sentiva..

– Ma non dire sciocchezze - aggiunse Matteo – mica stai per uccidere qualcuno??? - 

-         Ma io non so che dovrò dire… e se lo vedessi solo da lontano piuttosto che conoscerlo? – Tanu non sapeva più come difendersi…

Intanto la macchina correva e si stava avvicinando alla famigerata destinazione… Quando furono li si trovarono davanti ad un casa modesta, ben diversa dalla lussuosa villa che Tanu si era immaginato. Bussarono alla porta con decisione tutti e tre (un modo simpatico per spezzare un po’ la tensione di Tanu) ma la porta, che non era stata chiusa bene lasciò entrate i tre uomini all’ interno della casa… era tutto un po’ impolverato e malandato… non vi era nessuno e un biglietto tutto stropicciato faceva bella mostra di se su di un tavolo <Starò via per qualche tempo… devo ritrovare Karin la donna della mia vita…sono sicuro che ha bisogno di me in questo momento>

 

 

XI cartella Cuccia Giusy 27/05/06

 

Quello si che fu un duro colpo per Tanu. Sentì che il mondo gli stava crollando addosso, tutte le sue certezze e tutto il suo entusiasmo svanì come sabbia al vento. Appallottolò il foglio, lo buttò per terra e si diresse verso l’auto. Matteo e Angelo lo seguirono, muti, senza dire nulla. Erano veramente dispiaciuti per Tanu. Questa volta sarebbe stato molto difficile consolarlo. Quasi trattenne il respiro durante il tragitto, si sentiva inutile e incapace. Arrivati sotto casa sua, Matteo e Angelo lo salutarono mogi mogi e andarono via. Era meglio lasciarlo un po’ solo. In quel momento riflettere era difficile, ma dopotutto non poteva non giocare l’ultima carta: dichiarare a Karin i suoi sentimenti per lei. Forse dopo si sarebbe sentito più leggero? Magari la ragazza l’avrebbe preso in giro con il suo Roberto e insieme, già li immaginava, ridere di lui.

Il giorno dopo, al solito orario, si alzò per andare al lavoro. Aveva delle brutte occhiaie, frutto della notte insonne trascorsa. Quando Karin lo vide arrivare, vista la sua brutta cera, si preoccupò.

-                               Buongiorno Tanu, come va? Ti vedo triste…è successo qualcosa?

Naturalmente la ragazza era all’oscuro di ciò che stava passando il suo amico e mai avrebbe potuto immaginare che lui sapeva tutto.

All’udire le parole di Karin, Tanu iniziò a farle una scenata e a blaterare parole senza senso. La ragazza non se l’aspettava e ci rimase male, si sentì ferita e corse via dalla bottega, mischiandosi tra la folla del mercato della piazza. Tanu cercò di andarle dietro, ma nulla…Adesso sì che aveva esagerato! Disperato andò in chiesa e  anche se non era praticante credeva molto in Dio e credeva che magari l’avrebbe ascoltato e aiutato. Lì trovò padre Pietro con cui Tanu parlò a lungo e ciò gli fu di grande aiuto.

Dopo il litigio Karin rimase a vivere per un po’ con Roberto e per un  bel periodo non andò più da Tanu. Ma il calzolaio gli mancava sempre di più. La sua dolcezza, disponibilità e gentilezza si contrapponeva all’irruenza e all’arroganza di Roberto.

Ma dopo il colloquio con il prete, Tanu continuò la solita vita. Era cosciente di avere commesso un errore, ma si stava abituando a stare senza Karin. Anche i suoi due amici lo vedevano più sereno, come se l’avesse dimenticata. Ma non è tutto oro quello che luccica.

 

 

XII cartella Fagone Agata 28/05/06

 

Per Karin la vita con Roberto diventava ogni giorno più difficile: le discussioni erano frequenti e animate; qualche volta si arrivava addirittura alle mani.

Karin non dubitava dell'affetto del suo fidanzato, era il suo comportamento a farle paura. Sempre più spesso le capitava di pensare a Tanu e ricordava le giornate trascorse in bottega, le tranquille chiacchierate tra una riparazione e l'altra, ma soprattutto la dolcezza del ciabattino...

Una sera Roberto rincasò molto tardi e più nervoso del solito; aveva gli occhi rossi come se avesse bevuto. Era certamente il caso di pretendere delle spiegazioni, ma Karin ebbe paura che potesse picchiarla ancora, quindi rimase in silenzio.

Da quella stessa notte, la ragazza cominciò a pensare a Tanu in modo diverso... E se dietro il loro rapporto ci fosse più di un'amicizia? Il giorno dopo sarebbe tornata a trovarlo: doveva sapere se, in qualche modo, si era resa colpevole del suo malumore.

Il sole era già alto nel cielo quando Karin si ridestò dal torpore delle sue riflessioni notturne. Che giornata meravigliosa si prospettava: gli uccellini cinguettavano sul davanzale della finestra, il cielo era inondato da un azzurro splendente e il sole brillava più del solito. Forse era un qualsiasi giorno di primavera, ma qualcosa lo rendeva speciale: Karin e Tanu stavano per ritrovarsi.

Roberto dormiva sul divano e i postumi della sbronza gli impedirono di accorgersi che la sua fidanzata stava uscendo. E mentre Morfeo lo cullava, Karin era già scesa dall'autobus che l'aveva condotta al paese di Tanu. Ritrovare la via su cui si affacciava la bottega non fu difficile, ma c'era qualcosa di strano: da quando era uscita di casa, la bella straniera avvertiva la presenza di qualcuno alle sue spalle. Guardò indietro più volte nella speranza di scorgere un volto amico, ma improvvisamente i sui inseguitori la raggiunsero e la stordirono colpendola alla testa.

Dopo un tempo imprecisato, Karin rinvenne e si ritrovò confinata dentro uno stanzino scarsamente illuminato e vi rimase per diversi giorni.

Roberto non si allarmò per la sua assenza,era infatti convinto che si fosse rifugiata dai suoi fratelli: doveva essere arrabbiata per via della sbronza. Dopo qualche giorno, però, ricevette un messaggio: SE VUOI RIVEDERLA VIVA PAGA! CI DEVI 10 MILIONI DI LIRE.

 Da parecchio tempo ormai, il ragazzo frequentava una bisca clandestina; aveva perso molto denaro al gioco e quei delinquenti dei suoi debitori stavano usando Karin per costringerlo a pagare. Era in preda al panico, non c'era verso di trovare così tanti soldi in poco tempo. I fratelli di Karin gli suggerirono di cercare quel Tanu che era stato così generoso con la  loro sorella.  

 

XIII cartella Nelly Scalia 29/05/06

 

La mattina seguente, mentre Roberto era in macchina per raggiungere Tanu, l’ignaro ciabattino si trovava davanti ad una buona tazza di caffé con Angelo e Matteo, erano seduti al tavolino del bar “Ciccio” e stavano parlando amichevolmente. Certo al di là delle apparenze tranquille Tanu aveva sempre in mente Karin, il suo sorriso, le sue labbra chissà che sapore ha un suo bacio…

-Tanu mi hai sentito? - la voce di Matteo si era intrufolata tra i suoi pensieri.

– Cosa?? - rispose come trasognato.

– Ho detto: va bene se ci facciamo portare il conto?? - Tanu guardò l’ orologio e, vedendo che si era fatto tardi, disse che era in ritardo per l’apertura della bottega. I due amici al suono di queste parole si guardarono stupefatti e poi si misero a ridere… Pagato il conto si incamminarono tutti e tre verso la bottega. Non appena girarono l’angolo le loro conversazioni si bloccarono, c’era un uomo seduto sui gradini della bottega, non aveva affatto un bel aspetto, sembrava disperato, fumava una sigaretta rabbiosamente e batteva freneticamente il piede per terra… Non appena vide i tre uomini avvicinarsi verso la bottega si alzò ed andò loro incontro. Tanu, anche se in un primo momento non aveva capito chi fosse quel ragazzo, non appena vide l’ espressione di stupore sul volto di Matteo intuì che quello doveva essere il suo “nemico”. Il cuore iniziò a battergli più forte, cosa poteva volere “quello” da lui?? Buttata la sigaretta per terra Roberto gli disse:

- Tanu? Mi chiamo Roberto, forse tu non mi conos…- Tanu non gli diede il tempo di finire la frase:

- So benissimo chi, sei quello che mi domando è che cosa vuoi da me..- Il ragazzo assunse un’ aria quasi di sfida e gli spiegò che Karin era stata rapita, voleva spiegargli tante cose ma Tanu aveva già perso le staffe, gli andò incontrò e gli diede un pugno con tutta la rabbia che sentiva dentro… Matteo ed Angelo fecero il possibile per fermare quella rissa ed una volta divisi i due, tentarono di farli ragionare. Se Karin era davvero in pericolo non era quello il modo per salvarla… Tanu aprì la bottega ed iniziarono a parlare civilmente sul da farsi…

 

 

XIV cartella Rosaemilia Seminara 30/05/06

- Bisogna salvare Karin!- esclamò Tanu.

- Forse è meglio chiamare la polizia.- disse Angelo.

- Sei pazzo!- intervenne Matteo – Potremmo peggiorare le cose.-

L’improvviso squillare del telefono lasciò tutti di sasso. Chi poteva essere a quell’ora?

- Pronto, chi parla?- rispose il ciabattinno.

- Non ha importanza! - si sentì dall’altra parte - Abbiamo la ragazza e se tu o quel disgraziato di Roberto non pagate…-

- Ditemi solo dove e quando e vi farò avere i soldi. -

- Bene! Ma dieci milioni non bastano più. Dovete portarci il doppio entro 24 ore. Ci faremo sentire noi per nuove informazioni. - L’uomo non aggiunse altro e chiuse il telefono.

- Cosa ti hanno detto? - chiese Roberto.

- Abbiamo 24 ore per trovare venti milioni. Si faranno sentire loro per darci le istruzioni per lo scambio. -

- Ma dove li prendiamo tutti questi soldi? Io non ho una lira. Se avessi avuto anche solo la metà di quello che chiedono avrei saldato i miei debiti e Karin sarebbe stata al sicuro. -

- La zia mi ha lasciato una piccola eredità. Appena sarà giorno andrò alla posta a prendere quanto serve. -

Sorto il sole, Tanu uscì per andare a prendere i soldi. Doveva essere il primo! Intanto Matteo, Angelo e Roberto aspettavano a casa che i rapitori chiamassero. Tanu tornò a casa presto e si unì alla loro attesa.  Il telefono squillò e Tanu rispose prontamente:

- Pronto? -

- Hai i soldi? -

- Si, cosa devo fare? -

- All’anglo tra il viale e la piazza c’è una cabina telefonica, alle nove di questa sera lascia il contante lì dentro e vattene. Ti faremo trovare la ragazza direttamente in bottega. -

Dopo aver riagganciato, Tanu raccontò tutto agli altri e dopo essersi consultato con loro, decise di andare nel luogo dell’appuntamento con l’auto di Roberto in modo che, se ci fossero stati problemi, avrebbero potuto muoversi più velocemente. Roberto uscì a fare il pieno alla macchina e intanto Tanu prese uno zaino e vi mise dentro delle corde e un coltello. Avrebbero potuto rivelarsi utili. Roberto tornò verso le sette, così, definite le ultime cose, salirono in auto e si recarono in anticipo nel luogo concordato. La sera era abbastanza limpida e in giro non si vedeva anima viva. Alle nove in punto, Matteo scese dalla machina, posò la busta con il riscatto nella cabina e tornò dagli altri.

- Direi di aspettare dentro quella stradina - suggerì Roberto. Mise in moto la macchina, e la parcheggiò all’entrata di un viottolo che dava sulla piazza. I rapitori non si fecero attendere. Dopo pochi secondi un’automobile si accostò alla cabina. Si potevano riconoscere quattro persone: uno guidava, l’atro gli stava seduto acanto, mentre dietro c’era Karin e il terzo uomo che la teneva sott’occhio. Ad un tratto, un uomo uscì fuori, si guardò intorno e raccolse il pacco, poi, salì nell’auto che partì velocemente Roberto seguì la  vettura che si allontanava in direzione della bottega.

XV cartella Giusy Cuccia 31/05/06

Giunte entrambe le automobili nei pressi della bottega di Tanu, quella dei rapinatori accelerò in modo improvviso e prese un’altra direzione.

- Ma che bast****!! – Tanu era fuori di sé.

Erano tutti presi dal panico. Che fare adesso? Matteo propose di continuare ad inseguire l’auto dei rapinatori che inaspettatamente, dopo un bel po’ di tempo, si fermò. Anche Matteo fermò l’auto, impaurito da quella mossa inattesa. Fuori era il deserto. Niente luci, strade, telefoni, solo aperta campagna e davanti a sé un enorme burrone. I rapinatori scesero dall’auto e uno trascinava con sé Karin. Anche Tanu, preso dall’emozione, si precipitò fuori, ma una minaccia ben precisa lo fermò. Se si fosse avvicinato per Karin sarebbe finita male, l’avrebbero gettata nel precipizio. Era il momento più brutto della sua vita. Mai si era sentito così impotente. Nel frattempo però Matteo, Angelo e Roberto, aiutati dal buio, avanzavano verso l’auto dei delinquenti cercando di distrarli e dare il tempo a Tanu di salvare Karin. Ma purtroppo si accorsero di loro e iniziarono a picchiarli ferocemente. Nel guazzabuglio creatosi Angelo riuscì a scappare appena in tempo. Corse a lungo per la campagna desolata fin quando trovò un casolare e due contadini disposti ad aiutarlo. Gli fecero utilizzare il loro telefono per avvertire la polizia. Appena in tempo. La situazione si stava infatti complicando e Matteo, Roberto e Tanu erano ormai stremati dalle botte e sanguinavano. Ma la polizia arrivò prima del previsto e arrestò in tre rapitori. Per Karin l’incubo era finito. Corse ad abbracciare Tanu. Ormai era lui ad avere sostituito Roberto nei suoi pensieri. E lui lo comprese subito. Aveva messo in pericolo la sua vita e ne aveva pagato le conseguenze, perdendola per sempre.

In macchina nessuno parlò. Erano ancora scossi dall’avventura, ma Tanu era al settimo cielo. Ogni minimo gesto di Karin, ogni suo movimento lo rendeva felicissimo. La abbracciò e la tenne stretta a sé per tutto il tragitto. E quella sera Karin rimase a dormire con Tanu. Era un sogno o era tutto vero??

Il giorno dopo Karin si svegliò e trovò sul letto un bel mazzo rose e una colazione da regina. Ma soprattutto l’uomo a cui aveva pensato per tutta la prigionia e che ormai voleva per sempre accanto a sé.

XVI cartella Giusy Cuccia 01/06/06

Tutto andava per il meglio tra Karin e Tanu. Avevano trascorso una bellissima giornata e il tempo era volato. Ma, tornato dal lavoro sentì la stanchezza assalirlo, ma era così dolce e mista di gioia e felicità che quasi non se ne accorse. Dopo cena andò subito a letto. Ma chissà! Forse la stanchezza, forse le cose successe in quei giorni…Tanu fece uno strano sogno. Era diretto in Lapponia, la terra di Babbo Natale. Karin, infatti, fin da bambina aveva desiderato recarvisi e lui la voleva stupire.

Appena arrivati, anziché prendere il taxi, due renne e una bellissima slitta li portarono in un albergo lussuoso. Subito dopo avere lasciato i bagagli alla reception uscirono e andarono in giro per i negozi, adorni di luci. All’entrata di ognuno di essi c’era un Babbo Natale allegro che distribuiva caramelle ai bambini. Ad ogni angolo di strada c’erano altissimi alberi di Natale decorati con mille fili lucenti e colorati. Gli zampognari allietavano la loro passeggiata suonando canzoni natalizie con le loro cornamuse. E poi c’era tanta gente in giro per le strade, mamme, bambini, nonne, nonni e papà. Anche Tanu e Karin comprarono qualcosa, qualche ricordo del loro viaggio in una terra così strana e lontana da loro. Finito lo shopping tornarono in albergo, affamati per la lunga passeggiata. Dopo aver mangiato in abbondanza tutte le più raffinate specialità locali, chiesero le chiavi della loro stanza. Ma il direttore li avvisò che era rimasta solo la numero 217 e che questa non era una stanza come tutte le altre. Infatti, una leggenda narrava che quella camera era stregata e allo scoccare della mezzanotte gli spiriti dei morti iniziavano a ridacchiare e a disturbare i turisti. Tanu rispose di non essere superstizioso, invece Karin aveva molta paura. Per distrarla Tanu le propose di addobbare il loro albero di Natale con tante palline e fili colorati, come quelli che avevano visto in giro per le strade. La ragazza rise per la proposta e lo abbracciò, ma a questo punto Tanu si svegliò.

Il sogno era finito! Rimase due minuti con lo sguardo perso nel vuoto, pensieroso. Se un giorno Karin avesse chiesto il lusso di quell’albergo, di quella cena e dei viaggi, lui, modesto calzolaio, avrebbe potuto offrirglieli?

 

XVII cartella Nelly Scalia 02/06/06

 

Per i due innamorati il tempo trascorreva in maniera splendida, tutto sembrava andare per il verso giusto, i due passavano le loro giornate lavorando in bottega e gli affari andavano a gonfie vele, anche in paese tutti ormai amavano Karin e nessuno aveva mai detto qualcosa contro di lei, anzi era diventata per tutti la “fata” che aveva trasformato “Tanu u muortu” in una persona speciale, disponibile, gentile ed aperta con tutti. Un giorno però mentre i due stavano scherzando a tavola Karin ebbe un malore improvviso, così forte da non riuscire a respirare, si alzò immediatamente e corse verso il bagno dove rimase chiusa per un po’ di tempo. Quando tornò a tavola teneva una mano sul petto, tuttavia trovò la forza di sorridere a Tanu e disse:

- Non è niente amore, sto bene te lo assicuro –.

Ma Tanu non sembrava crederle ed il pensiero che la sua donna potesse avere qualche cosa di grave lo tormentò per tutto il giorno, di sera volle ricoprirla di attenzioni, aveva troppa paura di perderla. Questo suo timore gli giocò un brutto scherzo, infatti non appena si addormentò ebbe un incubo orribile che lo sconvolse totalmente. Tutto sembrava assolutamente reale, la casa era perfettamente uguale, i contorni dei volti erano nitidi e le azioni erano assolutamente quella della sua quotidianità. Karin però stava male, molto male, tanto da essere costretta a  rimanere a letto intere giornate, aveva dolori improvvisi, non poteva quasi più mangiare, ed il dottore quando la visitava diceva sempre a Tanu che non c’era niente da fare, che la scienza non aveva i mezzi per fermare quel male che stava consumando Karin a poco a poco… Tanu si vedeva nel sogno piangere e disperarsi logorato dall’impotenza, fino a quando la vide fargli un ultimo sorriso e spirare…

- NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO - gridò con quanto fiato aveva in gola, ma a questo punto una mano esile lo scosse dal suo sonno:

 - Tanu cosa c’è, è solo un brutto sogno svegliati. -

L’uomo stava piangendo e non appena la vide accanto a se la abbracciò con tutta la forza che aveva sorridendo…

 

 

XVIII cartella Agata Fagone 03/04/06

 

Tanu era visibilmente sconvolto. Aveva la fronte segnata da rivoli di sudore, le labbra arse, le guance infuocate, la schiena continuamente scossa da brividi.... Karin insistette per portargli la colazione a letto; vedendolo ancora in palese stato di agitazione, pensò che avesse la febbre. La ragazza appoggiò dolcemente le labbra sulle sue tempie:

- No, temperatura regolare. Perché non mi dici cosa hai sognato?

Tanu non rispose nemmeno, ma la strinse forte forte a sé, come se avesse paura di non rivederla più. Per non turbarla, disse di non ricordare il suo incubo. Fece colazione in silenzio, senza mai lasciare la mano della sua bella. Si preparò in fretta e scese in bottega. Karin doveva parlargli, ma, visto che il suo compagno era così scosso, rimandò.

In bottega Tanu armeggiava distrattamente con chiodi, martelli, suole e più di una volta finì per assestarsi un bel colpo sul dito pollice, però gli ematomi non sembravano preoccuparlo: il dolore fisico era ben poca cosa se paragonato all'indefinito presentimento che lo agitava. Che si fosse trattato di un sogno premonitore? Personalmente non ne aveva mai fatti, ma quante volte, anche in bottega, aveva sentito qualcuno dire: - Precisu comu m'ava 'nzunnatu! - Oppure il problema era che ne avevano veramente viste troppe lui e Karin, perciò si era insinuata nel suo animo la paura che ogni attimo di pace presagisse una batosta peggiore delle precedenti. A conferma di questa fatalistica teoria c'era poi il ritardo di Karin: erano già le dieci e lei era ancora a casa, non aveva mai tardato così tanto. Che stesse male veramente? Si alzò deciso a raggiungerla, ma proprio in quell'istante la sua mano ambrata spinse la porta d'ingresso. La bella straniera avanzò nella stanza con passo deciso, accennando un sorrisetto malizioso. Tanu la prese fra le sue braccia e la strinse così forte che quasi la soffocava. Troppe stranezze: era il caso di raccontarle quel maledetto incubo. Karin ascoltava divertita il racconto concitato del calzolaio, quanto più lui si aiutava con la sua sicula mimica, tanto più lei rideva di gusto. Tanu non osò rimarcare la drammaticità del suo sogno: il sorriso di lei lo rassicurava. Trascinato dalla sua ilarità, disse:

- Ridi eh? Tanuzzu si preoccupa per te e tu che fai? Ridi!

- Fai bene a preoccuparti sai? Le nausee mattutine mi distruggono. Tesoro, devo dirti una cosa molto importante. Promettimi però di non essere triste e di non arrabbiarti.

 

XIX cartella Nelly Scalia 04/06/06

 

Nel dire queste parole il volto di Tanu però si era oscurato lo stesso… cosa stava per dirgli la sua amata?  Il sogno centrava sicuramente con le parole che stava per sentire... Le disse la prima cosa che gli passò per la mente:

- C’è qualcosa che non va, vero? Supereremo tutto insieme non ti preoccupare.

Ma Karin lo guardava con degli occhi teneri che non facevano presagire nulla di grave…

- Non sono affatto malata, ti sembro una persona che sta male? - e detto questo gli sorrise. Tanu non sapeva cosa dire:

- No, sei… s-spendida come al solito… ma allora perché sei stata dal medico? -

- Voi uomini siete tutti uguali, non capite mai niente al volo - e gli sorrise con uno sguardo malizioso

– Hai una faccia troppo strana, possibile che non capisci?? - questa volta gli si avvicinò e gli schioccò un bacio sulle labbra…poi si mise a ridere della buffa situazione che si era creata: Tanu aveva un atteggiamento quasi straniato e lei non riusciva a rimanere seria. L’uomo però sentendosi preso in giro la guardò con un viso accigliato e le disse che non era carino da parte sua prendersi gioco di lui che si preoccupava così tanto. Karin allora per porre rimedio al “danno” che aveva causato gli disse immediatamente:

- Hai ragione amore, scusami… è che… è comunque una cosa imbarazzante da dirsi… ed io non so proprio come fare… - fece un respiro profondo e poi riprese

- Allora, sono andata dal dottore perché qualche giorno fa non mi sono sentita affatto bene e… lì dopo aver fatto una serie di controlli ho scoperto una cosa bellissima..- Karin era già diventata tutta rossa, non sapeva più cosa dire, era troppo imbarazzata… e visto che Tanu ancora non capiva, gli fece un gesto molto eloquente, con le sue piccole manine fece la forma di un pancione… Tanu la guardò sbalordita, gli si fece incontro e la abbracciò, la prese in braccio e la fece girare 

– E’ la cosa più bella che poteva capitarci, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo - e la ricoprì di baci… Adesso Tanu era  l’uomo più felice del mondo!!    

 

XX cartella Rosaemilia Seminara 05/06/06

 

 

Quella notte, ricevuta la lieta notizia, Tanu era riuscito a dormire solo poche ore e per l’eccitazione si era svegliato molto presto. Aveva deciso però, di non alzarsi e di rimanere ad ammirare la bella Karin che dormiva. Appena la ragazza fu sveglia, il ciabattino la salutò con un bacio e le sussurrò:

- Preparati, dobbiamo uscire. -

- Dove mi vuoi portare? - chiese Karin.

- Devo mostrarti una cosa importante. -

Quando la ragazza fu pronta, uscirono e Tanu la condusse a casa della zia Nunziata. Quella casa era stata per troppo tempo chiusa, era venuto il momento di aprirla. Tanu aveva pensato che la casa dove abitavano era troppo piccola per ospitare una famiglia e quindi, era arrivato il momento di trasferirsi.

Finalmente arrivò il giorno del matrimonio. Era una magnifica giornata, tutto era perfetto e Karin era al settimo cielo. Al matrimonio era presente molta gente e non potevano naturalmente mancare i due grandi amici di Tanu, che avevano contribuito a realizzare la felicità di cui ormai lo sposo era preda, e i fratelli di Karin. La cerimonia fu molto semplice ma altrettanto splendida e dopo la festa, i due sposi, innamorati più che mai, si rifugiarono nel loro nuovo nido d’amore.

Le giornate in quell’oasi di pace e serenità passavano velocemente e Karin, che non andava più a lavorare per via della gravidanza, s’intratteneva leggendo dei libri di fiabe che avrebbe raccontato al piccolo quando sarebbe cresciuto un po’ e molto spesso si trovava, senza nemmeno rendersene conto, a parlare con quel bambino che di tanto in tanto faceva sentire la sua presenza scalciando nel suo grembo. Gli raccontava del mondo che la circondava, delle persone magnifiche che l’avevano aiutata a diventare quello che era ora e di Tanu che lei descriveva come un uomo perfetto che avrebbe rischiato la vita per loro. Qualche volta capitava che Tanu, rientrando dal lavoro, si nascondesse dietro la porta ad ascoltare i discorsi che la moglie faceva al figlioletto e non osava, per nessun motivo, disturbare la giovane che gli suscitava un‘immensa tenerezza. Molte volte non riusciva a trattenere le lacrime e scoppiava in un pianto di gioia. Non avrebbe mai pensato che un essere così piccolo gli avrebbe procurato una felicità così grande.

Trascorsero i giorni e i mesi e finalmente arrivò il giorno della nascita di quella creatura che, per nove mesi, aveva abitato il corpo della ragazza. Nacque un bellissimo maschietto che i due decisero di chiamare Davide come il padre di Tanu.

 

 

 

 

 

 

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