Giusy Cuccia
matr. 646/000947
I cartella 17/05/06
Vento, pioggia, freddo. Un uomo solo in casa, davanti a sé i resti di una cena consumata in fretta.
I gomiti appoggiati sul tavolo, lo sguardo fisso, la mente persa tra mille pensieri, la camicia sporca di olio e molliche di pane. Roberto sa che domani si ritroverà ancora seduto a quello stesso tavolo, alla stessa ora, sempre solo. Improvvisamente si alza e si avvicina al vetro freddo della finestra. Vede solo il buio, pesante e angosciante, che ricopre il paese. Appoggia la fronte sul vetro e il contatto lo fa tornare ai suoi pensieri, ricordi, sogni. Al di là della finestra vede adesso un sole tiepido, primaverile e quasi riesce a sentirne i benefici sulla pelle del viso. E sommerso dal sole vede suo padre tornare dal lavoro, sudato, arrossato in faccia per la fatica. Roberto gli corre incontro e subito gli afferra i pantaloni per farsi prendere in braccio e coccolare un po’. Ma suonano alla porta. Di malumore, per un attimo lascia il suo ricordo ad aspettare e si avvicina alla porta d’ingresso. Guarda dallo spioncino, ma non riesce a vedere bene. Forse è la volta buona per comprare un paio di occhiali nuovi. Apre la porta con fare sicuro e saluta la signora Adele.
- Buonasera Adele. E’ successo qualcosa?
- No, no niente di che! Ma disturbo?Stava mangiando vero? Mi dispiace!!E’ che le dovevo chiedere una cosa urgente! La testiera del letto…sempre lei…beh se domani…quando vuole lei!! Se ha un po’ di tempo…magari di mattina, sì insomma si è staccata! Lo so che sono pesante, ma è una questione urgente…lo sa che tra una settimana mia figlia si sposa??? E quindi, sa come vanno queste cose.. sì insomma, la casa deve splendere!! Allora Roberto me lo fa questo favore entro domani?? Lei è il fabbro più in gamba del paese e poi siamo anche vicini di casa…lo sa che le galline di Comare Nella fanno uova particolari? Gliene potrei regale un bel po’ se mi fa questo favore! Le piacciono le uova? Oppure, sa che…
- Va bene Adele, va bene prendo quello che mi serve dall’officina e arrivo va bene?? Lasci perdere le uova…non so nemmeno cucinarle.
- Grazie! Grazie! Ma non la disturbo troppo, vero??
- Tranquilla, sto arrivando. Ci vediamo tra mezz’oretta. A dopo.
- A dopo Roberto! Lei è un santo! Grazie!
Lascia la porta socchiusa, si mette il giaccone e il cappello di lana, prende le chiavi dell’officina, accende una sigaretta, spegne la luce ed esce.
II cartella 18/05/06
Quel periodo fu molto difficile per Tanu. La zia Nunziata per lui era come una madre e il loro rapporto si era rafforzato ancora di più alla morte di Carmela, la sorella di Nunziata e mamma di Tanu.
Tuttavia nei suoi ricordi la zia non morì mai. Anche se in paese non aveva una buona fama, Nunziata era molto dolce con il suo unico nipote. Non gli faceva mai mancare un po’ d’affetto e spesso si confidavano l’uno con l’altra. Un giorno la zia raccontò a Tanu perfino di aver avuto una storia, da giovane, con un ragazzo. I due andavano d’amore e d’accordo, ma la malignità paesana aveva finito per prevalere. Nunziata, delusa dall’esperienza si era isolata completamente dal resto del mondo. Solo una fedele amica le era rimasta vicina per tutti quegli anni, Teresa.
Anche lei era presente al funerale di Nunziata, insieme a pochi altri conoscenti.
Dopo la cerimonia funebre, Tanu tornò a casa, si lasciò cadere pesantemente sul suo divano e la solitudine tornò più aggressiva di prima adesso che non c’era più la zia a colmare quel vuoto dentro di lui.
Decise di prendersi un periodo di pausa dal lavoro e spesso andava in montagna a fare lunghe passeggiate. Gli piaceva stare solo, ma sentiva molto la mancanza di una persona amica. Si ricordò di Angelo, un suo vecchio compagno di scuola. All’epoca erano molto amici, ma Tanu aveva abbandonato presto gli studi e le loro strade si erano divise. Provò a cercarlo, e trovato il suo numero di telefono, decise di chiamarlo. Angelo si ricordò subito di Tanu, quel ragazzo timido seduto nel banchetto dietro di lui, con cui aveva condiviso molte “ragazzate”.
Tanu gli propose un incontro e Angelo accettò subito, felice di poterlo rivedere.
L’emozione era tanta in entrambi, ma la gioia di essersi ritrovati prevalse.
Tanu gli raccontò della morte della zia e della sua solitudine incolmabile dopo la scomparsa di lei. Continuarono spesso a vedersi e Angelo lo aiutava a sfogarsi, lo rincuorava e riusciva sempre a fargli vedere tutto sotto un’altra luce e grazie al suo aiuto Tanu era pronto a ricominciare, pieno di energie, il suo lavoro e a continuare la sua vita, non più solo.
III cartella 19/05/06
Il lavoro, oltre ad appassionarlo, lo aiutava a non pensare ai problemi. Qualche cliente, però, spesso gli faceva ricordare la zia Nunziata e allora Tanu, preso dallo sconforto, tratteneva a stento le lacrime.
Con Angelo erano ritornati amici come prima e più di prima, ma c’era qualcosa in lui che non convinceva Tanu. Avendo passato tanto tempo solo aveva imparato a capire meglio se stesso e anche a interpretare certi atteggiamenti delle persone e Angelo, secondo lui, nascondeva qualcosa.
Un giorno si convinse a parlargli di quei dubbi nei suoi confronti con molta sincerità, sentendosi anche un po’ in colpa per avere dubitato di lui, magari senza ragione.
Durante la pausa per il pranzo, presa la sua vespa e andò a trovarlo in via Catapedonte. Suonò il campanello. Una volta, due, tre… nessuna risposta.
Angelo gli aveva raccontato di essersi sposato e di avere tre figli, ormai grandi. Ed era strano che all’ora di pranzo un’intera famiglia non fosse in casa. Attese un paio di minuti poi riprovò. I dubbi sull’amico cominciarono a farsi più forti. Percorse l’intero quartiere a piedi, girando perfino intorno allo stabile in cui abitava Angelo, ma non si accorse di ciò che stava accadendo. Suonò il campanello di una casa attigua e subito una vecchietta, baffuta, grassoccia e allegra scostò le tende che fungevano da porta del piccolo tugurio in cui abitava.
- Buongiorno signora, sono un amico di Angelo, il suo vicino. Potrebbe dirmi se è in casa?
- Picciottu comu pozzu sapiri iu se iddu è ‘n casa? Pirchì nun sona ‘u campanellu?
- L’ho già fatto, ma non risponde nessuno! Non vorrei che fosse successo qualcosa. La famiglia di solito è in casa a quest’ora?
- Senta, iu mi fazzu i fatti mi! ‘U so amicu è un tipo strammatu. Anticchia c’è anticchia no…e nun parramu di so mugghieri! Si fa ppi diri ca su’ vicini…l’avi prisenti i suopi? Chiddi ca stannu a Santuzza? E iddi su precisi! Nun è ca iu vuogghiu murmuriari…ma è ‘na famigghia sfasciata!
- Grazie signora, grazie lo stesso. E mi scusi se l’ho disturbata. Continui a farsi i fatti propri che fa bene!
- Bravu! Iu nun vidu, nun sentu e nun parru!
La vecchia entrò subito in casa, lasciando Tanu ancora più perplesso.
Tornò alla sua vespa, mise in moto e proprio dopo aver inserito la prima marcia e avere accelerato per tornare al lavoro, un grido di donna, proveniente dalla casa di Angelo scosse tutto il vicinato. Ma Tanu era ormai lontano, assordato dal rumore del motore.
IV cartella 20/05/06
Il giorno dopo Karin si presentò puntualissima al lavoro. Era vestita con gli stessi vestiti malandati, ma forse era proprio dell’aria da zigana che faceva provare a Tanu tanta tenerezza per lei. La sera stessa dell’incontro aveva chiamato Teresa, l’amica della buon’anima di zia Nunziata, per chiederle dei vestiti per Karin. A prima vista sembravano portare la stessa taglia. Sperava solo di non offendere la povera ragazza con quell’offerta. Ma Karin fu gentile, anzi veramente riconoscente a Tanu per quel regalo.
-Ecco una ragazza che si accontenta di poco, è gentile, lavoratrice, bella…ma quale bella…è bellissima… - pensava Tanu guardandola arrivare di buon mattino.
In realtà Tanu era consapevole che il calzolaio non andava bene come mestiere per quella ragazza così giovane e bella. E poi quando mai si è visto un calzolaio donna? In paese l’avrebbero “murmuriato” proprio tutti. E per finire la ragazza era anche di colore. Karin iniziò subito a mostrasi molto servizievole e sistemava ogni cosa, riordinando tutto ciò che poteva. Verso le 11 era andata perfino a comprare un bel panino imbottito con la mortadella al panificio per Tanu. Cosa voleva di più? In fondo era nera, ma si comportava come una perfetta donna siciliana…anzi meglio!
Gli venne un’idea. E se invece di farla lavorare nella bottega la impiegava nei lavori di casa? Magari sapeva anche cucinare! Avrebbe tenuto pulita la casa, fatto il bucato e preparato il pranzo per lui. Doveva essere bellissimo trovare qualcuno a casa ad aspettarti…Tanu non aveva mai provato questa sensazione se non da giovane quand’era ancora viva la mamma. Ma adesso era un uomo…
Fece la proposta alla ragazza. Karin lo guardava con i suoi begli occhi bruni, pieni di lacrime. Non riusciva a capacitarsi del miracolo che le stava accadendo. Dalle stalle alle stelle e tutto ciò grazie ad un uomo da sempre solitario e introverso, ma generoso e premuroso con lei.
C’era forse sotto qualcosa? Ma no…sembrava veramente un uomo onesto.
Karin accettò l’offerta e Tanu allora le chiese di pranzare insieme a casa sua e così le avrebbe mostrato il nuovo lavoro da fare.
La casa di Tanu era però un vero disastro! Era disordinata e poco pulita. Per non parlare del frigo! Era un elettrodomestico inutile in casa…
Ma l’entusiasmo di Karin non fu stroncato anzi, le sue energie erano al massimo. Aveva voglia di lavorare e dimenticare il suo passato, magari insieme a quell’uomo così misterioso…
V cartella 21/05/06
L’istinto gli diceva che era successo qualcosa. Forse Karin si era sentita male…forse qualcuno dei suoi fratelli era andato a trovarla e non era potuta andare da lui…Forse non era come pensava, una ragazza bisognosa d’aiuto e ingenua…Magari era una delle tante che erano costrette dalla fame ad avere una doppia vita. Saltò il pranzo, aveva lo stomaco chiuso. Sentiva un senso di angoscia assalirlo e nello stesso tempo si vergognava per essersi fatto prendere in giro così. Prese la sua KTM, indossò il casco e, a tutto gas, andò a cercarla per le vie del paese. Voleva chiedere in giro se qualcuno l’avesse vista, ma ripensando alla descrizione fisica della ragazza si accorse che solo una cosa ricordava di lei: gli occhi bellissimi e i capelli molto ricci e lunghi. Quegli occhi!L’avevano stregato, non riusciva a dimenticarli, li cercava nel viso di ogni donna che vedeva per strada, se ne era innamorato. Girò due ore senza sosta, ma nessuna traccia di Karin e così tornò al lavoro per cercare di non pensare a lei. Dopo aver aperto la porta della bottega, si accorse di un pezzetto di carta stropicciata sul pavimento. Lo raccolse e lo aprì. Una biro nera aveva tracciato un numero di telefono. Quel numero non gli ricordava niente. E poi lui segnava i numeri nell’agenda che, ogni anno, la banca presso cui aveva depositato i suoi risparmi, gli regalava. Si sedette un attimo e cercò di ricordare chi era andato in bottega in quei giorni. Boh! Non gli veniva in mente nessuno in particolare e poi era ancora arrabbiato con Karin per il suo comportamento. Arrotolò di nuovo il pezzetto di carta, lo buttò nel cestino dei rifiuti e riprese a lavorare fino a tarda sera. Ma il tempo scorreva lentissimo per Tanu. Quel giorno per lui era da dimenticare, ma non era ancora terminato. Prima di chiudere posò lo sguardo per l’ultima volta su quel pezzetto di carta, lo prese di nuovo e lo portò a casa. Appena arrivato alzò la cornetta del telefono e compose il numero. Ma dall’altra parte nessuna risposta. Quando stava per riagganciare la voce calda di un uomo ancora molto giovane lo fermò.
- Ehi! Ma quanto ci hai messo per farti viva?? Dove sei stata tutto il giorno?Non sei più in Africa! Selvaggia che non sei altro!Ingrata! Lo sai che il capo vuole vederti??E’ da un giorno che ti cerca!E’ inca***** nero! Come te! AHAHAHAHA!Se non torni entro un’ora sei finita!
Sentite queste parole, Tanu interruppe la telefonata e si sedette. Era turbato. Adesso aveva capito a chi apparteneva il pezzo di carta con il numero!
VI cartella 22/05/06
Si era fatto tardi e Angelo e Tanu salutarono Matteo. Dopo essersi scambiata la promessa di rivedersi presto, Tanu e Angelo salirono in macchina e andarono via. Ma qualcosa non andava e Angelo se ne accorse. Tanu era così triste da fare tenerezza. Ma un buon amico capisce al volo certe cose e la delusione per Karin continuava a turbare Tanu. Interrompendo il silenzio che era calato tra di loro Angelo gli disse:
- Ma perché non vai a cercarla?? Si deve lottare per le cose che contano veramente e se credi di esserne veramente innamorato, vai! Non perdere altro tempo! Potresti pentirti un giorno di non averla più cercata!
- Ma dove la cerco? – rispose Tanu.
Angelo accostò bruscamente l’auto, si girò verso Tanu con lo sguardo minaccioso:
- Scendi da questa macchina e cercala! E non tornare a casa se prima non l’hai trovata!
Angelo guardò l’amico e rimase di stucco. Era la prima volta che gli parlava in quel modo. Forse aveva ragione. Guardò Angelo e l’abbracciò, poi lo salutò con un sorriso e scese dall’auto.
Iniziò a cercare nei negozi, nelle botteghe. Alle signore affacciate al balcone e alle vecchiette sedute davanti la porta di casa chiese di Karin, ma nessuno si era accorta di lei. Il sole tramontò ed era ancora in giro a cercarla, stanco e affamato. L’entusiasmo che gli aveva infuso Angelo svanì di colpo e subentrò la rabbia e, di nuovo, la delusione. Sulla strada verso casa, si fermò in una trattoria per mangiare qualcosa e iniziò a bere sconsideratamente. Una bottiglia di vino, due, tre…cominciava a balbettare e a ridere senza ragione, ad insultare chiunque gli capitasse sotto gli occhi. Il gestore, fortunatamente un suo amico, lo riaccompagnò a casa perché non riusciva nemmeno a camminare e finalmente arrivati l’amico lo lasciò sul pianerottolo e tornò dai suoi clienti. Tanu stava per aprire la porta quando si accorse che qualcuno era arrivato prima di lui e pure la luce era accesa! Ritornò in sé, dimenticò la sbornia ed entrò in casa a controllare. Era tutto a posto, i ladri non avevano rubato niente…Mah.. Era molto strano! Quando si avvicinò al divano per sedersi e riprendersi un poco capì chi era entrato. In quello stesso divano, Karin era distesa e dormiva. Tanu era contentissimo e subito cercò una coperta per evitare che prendesse freddo. Rimase più di un’ora a guardarla mentre dormiva…era bellissima! Non aveva più sonno, avrebbe voluto svegliarla e parlarle e…Ma come era riuscita ad entrare???
VII cartella 23/05/06
Certo, non era poi così difficile aprire la porticina d’ingresso! Era di legno di scarso pregio, non era blindata e la serratura faceva i capricci. Solo verso le quattro del mattino riuscì a dormire un po’, ma sogni strani lo facevano agitare nel sonno e con un braccio fece cadere la sveglia poggiata sul comodino posto a fianco del letto.
Karin, al rumore dell’oggetto caduto sul pavimento, si svegliò di soprassalto. Si ricordò di essere a casa di Tanu, si passò le mani tra i capelli e li scostò dal viso, quasi che così potesse riflettere meglio su quanto era accaduto. Si alzò dal divano e nel buio cercò la stanza in cui dormiva Tanu. Lo trovò disteso sul suo letto; era rannicchiato come un bambino. Osservando i suoi dolci lineamenti pensava…pensava che doveva dirgli la verità. Era un buon uomo ed era stato veramente gentile con lei. L’aveva accolta in casa sua come una parente, non era stato razzista con lei, come la maggior parte degli uomini che aveva incontrato in Italia e soprattutto non aveva cercato di approfittarne. Si, doveva dirglielo! Ma come? Non aveva il coraggio, si sentiva veramente una traditrice… Iniziò a vagare per le stanze, frugando nei cassetti…cercava qualcosa… Finalmente, con una penna e un foglio di carta in mano, tornò in cucina, si sedette al tavolo e incominciò a riflettere: avrebbe scritto quella lettera contenente la verità e poi sarebbe andata via…forse Tanu l’avrebbe capita. Ma scrivere cosa!!!! A malapena sapeva firmare! L’italiano lo conosceva in modo essenziale e riusciva a parlarlo poco, figuriamoci scriverlo! Appallottolò il foglio e andò a sdraiarsi sul divano.
Passò un’ora, due, tre…DRIIIIIIIIINNNNNNNNN DRRIIIIIIIIINNN, la sveglia avvertì Tanu che erano le 7, doveva svegliarsi e andare a lavorare. Con fatica, a causa della notte insonne, si alzò e andò in bagno; si sciacquò il viso e il collo e andò in cucina. Karin lo aspettava sveglia e non gli diede nemmeno il tempo di sedersi:
- Tanu io non sono quella che credi! Non sai perché sono venuta qui e se sono venuta in bottega quel giorno, non è stato casuale!
- Karin, cosa stai dicendo? Mi hai già raccontato la tua storia giusto? Non devi spiegarmi più niente. Dai siediti e facciamo colazione, ti va?
- No Tanu! Adesso mi ascolti! Tu eri solo un aggancio da cui dovevo partire per la mia missione e… Tanu io sono una spia del governo Mauriziano! Sei in pericolo! Non sai tutta la verità sul tuo passato…
VIII cartella 24/05/06
Chissà perché quel giorno il negozio era pieno di clienti. Sembrava che tutti avessero bisogno di un paio di scarpe nuove! Sarà stata la presenza di Karin o l’innata bravura di Tanu? E Tanu doveva essere contento di quel via vai oppure… Dentro di sé, doveva ammetterlo, era geloso. Il primo sguardo di ogni uomo che arrivava era per lei e solo dopo si rivolgeva al calzolaio. Ma era normale! Karin era una bellissima ragazza e poi in paese abituarsi a una ciabattina di colore era impresa ardua! Le donne invece, passando per la piazza antistante la bottega, lanciavano solo sguardi di cattiveria. Chissà come sparlavano di Karin, quando si riunivano tra di loro!
Tuttavia lei sembrava non accorgersi di quello che la circondava, era concentrata sul lavoro e osservava le mani di Tanu per apprendere più in fretta.
Era quasi giunta l’ora di pranzo e i ragazzini, appena usciti da scuola, affollavano la piazza con le loro biciclette quando uno di loro si avvicinò alla porta della bottega. Aveva visto Karin e, insieme a due sue compari, non voleva perdere l’occasione per dimostrare le sue capacità. Iniziò ad insultarla, in un modo così cattivo come solo un bambino più fare. Karin rimase impietrita, avrebbe voluto rispondergli e magari dargli un bel ceffone, ma forse era meglio ignorarlo e continuare a lavorare. Il monello non aveva fatto, però, i conti con Tanu. Posò la scarpa che stava riparando e si pulì le mani, si tolse il grembiule e con calma si avvicinò al bambino. Gli chiese di chi era figlio e poi lo invitò gentilmente ad andarsene perché altrimenti gli avrebbe dato tante sculacciate. Il bambino andò via, dispettoso, continuando a borbottare ingiurie. Karin guardava Tanu, stupefatta. Che pazienza!
- Stasera, appena incontro suo padre, gliele faccio suonare di santa ragione! – le disse Tanu.
- Dai, era solo un bambino…non è il caso di…
- Deve capire cos’è il rispetto per gli altri e deve imparare a non essere razzista!
In fondo a Karin faceva piacere che Tanu si preoccupasse per lei. Era la prima volta che qualcuno la proteggeva senza volere niente in cambio…almeno per ora.
IX cartella 25/05/06
Scaraventò il quaderno il più lontano possibile. Una rabbia cieca si impadronì di lui dopo aver letto quelle cose. Roberto…ma chi è questo Roberto??? Attraverso quel quaderno aveva capito che lei l’amava, sì, ma lui?? Che razza di uomo era?Lasciare che quella ragazza sola andasse in giro, vestita di stracci a cercare un lavoro. Lui non si sarebbe comportato così con lei. L’avrebbe protetta e mai avrebbe permesso che andasse via da lui. Forse questo Roberto non l’amava veramente. Forse c’era ancora un possibilità per lui. Cercò di calmarsi e bevve un po’ d’acqua fresca. Pensò che in fondo si conoscevano da pochissimo tempo e magari c’erano tante altre cose che non sapeva di lei.
Karin lo considerava un amico e sicuramente si stava affezionando al suo “salvatore”, ma l’amore era un’altra cosa. E poi si sa, più gli uomini sono stronzi e più le donne li amano. Tanu era veramente disperato…che doveva fare? Continuare a fare finta di nulla, dichiarare i suoi sentimenti oppure allontanarla da lui? Ma, si…mandarla via era l’unica soluzione. Proprio quando qualcuno gli aveva fatto tornare il sorriso e la gioia di vivere, era costretto di nuovo a fare “u muortu”. Chiudersi in sé stesso e farla finita con gli “astratti furori”. Aveva quarant’anni!
Quando rivide Karin in bottega non sapeva più cosa fare. Mandarla sarebbe stato da vigliacchi; in fondo, se era innamorata di un altro che colpa ne aveva lei? Ma tenerla lì con se avrebbe significato vederla tutti i giorni, starle vicino, stare male, soprattutto. Ma Tanu era un uomo molto intelligente. Capì che starle vicino e continuare a volerle bene era l’unico modo per farla affezionare a sé e magari un giorno avrebbe dimenticato Roberto.
Il giorno dopo andava già meglio e si impegnò molto sul lavoro, soprattutto per non pensare. La trattava però, involontariamente, in modo freddo e sgarbato, come un corteggiatore respinto tratta la donna dei suoi sogni. Ma Karin non sapeva che lui “sapeva” di Roberto e si sentiva in colpa per quei rimproveri ingiustificati. “Ma come?”, pensava, “un giorno prima mi tratta come una regina e il giorno dopo come una serva?”.
X cartella 26/05/06
Una sera, circa due giorni dopo il loro ultimo incontro, Angelo telefonò a Tanu.
- Ho qualcosa per te Tanu, ed è molto interessante!
- Va bene, vediamoci al solito posto alle 7.
- Ok, ciao.
Prima di aprire la bottega, il giorno dopo, si sarebbe visto con l’amico. Chissà che informazioni aveva trovato...Da uomo fantasioso qual’era iniziò a immaginarsi possibili scenari scoperti da Angelo. L’orologio del forno lo fece spaventare per un attimo e, “tornato sulla terra”, si diresse verso il vecchio forno, ma le patate erano diventate già carbone. Pensò che le patate in fondo erano come lui…bruciate, lui dall’amore, sì, ma le patate erano da buttare, lui aveva ancora un’opportunità!
Mangiò con molto appetito e andò a dormire presto.
Il giorno dopo alle 7 era al solito bar a sorseggiare un caffé e ad aspettare Angelo. Era sempre in ritardo, fin dai tempi delle medie!
Alle 7, 15 l’amico arrivò trafelato:
- Scusa, ma c’era un traffico…sembra Catania alle 9!Pazzesco…
- Dai, raccontami! Cos’ha scoperto Matteo?
- Aspetta, fammi riposare – cameriere, un caffé per favore!- Quindi, questo Roberto è un medico, figlio di medici, a loro volta figli di medici. Lavora per un famoso ospedale di cui non ricordo il nome, ha una casa bellissima, una macchina fantastica, è un bel ragazzo, ha 29 anni e per giunta è fidanzato!
- Si, lo so che è fidanzato…che scoperta!
- No, non hai capito!! Non è fidanzato con Karin!Anzi… tra due mesi si sposa con un’altra ragazza, medico anche lei.
- Cosa??? Dici davvero? Ma…allora è per questo che spesso è triste! Magari sospetta qualcosa o sa già la verità! Quel farabutto la sta usando! Non si accontenta di una eh! Deve farne soffrire un’altra! Ma io gli spacco la faccia a quello lì!
- Tanu! Era uno scherzo… calmati.. dai.. dicevo così per scherzare…
- Angelo ma sei uno STR****!!! Guarda che mi fai venire un infarto!
- In realtà Roberto è gay…Lei vuole convincerlo del contrario e sembra si sia innamorata veramente di lui, ma…non c’è nulla da fare! Per lui, Karin è solo un’amica, anche se dividono un monolocale.
Tanu, aveva un’aria molto più sollevata adesso…E poi sapeva già come neutralizzare “er mutanda”.
XI cartella 27/05/06
Quello si che fu un duro colpo per Tanu. Sentì che il mondo gli stava crollando addosso, tutte le sue certezze e tutto il suo entusiasmo svanì come sabbia al vento. Appallottolò il foglio, lo buttò per terra e si diresse verso l’auto. Matteo e Angelo lo seguirono, muti, senza dire nulla. Erano veramente dispiaciuti per Tanu. Questa volta sarebbe stato molto difficile consolarlo. Quasi trattenne il respiro durante il tragitto, si sentiva inutile e incapace. Arrivati sotto casa sua, Matteo e Angelo lo salutarono mogi mogi e andarono via. Era meglio lasciarlo un po’ solo. In quel momento riflettere era difficile, ma dopotutto non poteva non giocare l’ultima carta: dichiarare a Karin i suoi sentimenti per lei. Forse dopo si sarebbe sentito più leggero? Magari la ragazza l’avrebbe preso in giro con il suo Roberto e insieme, già li immaginava, ridere di lui.
Il giorno dopo, al solito orario, si alzò per andare al lavoro. Aveva delle brutte occhiaie, frutto della notte insonne trascorsa. Quando Karin lo vide arrivare, vista la sua brutta cera, si preoccupò.
- Buongiorno Tanu, come va? Ti vedo triste…è successo qualcosa?
Naturalmente la ragazza era all’oscuro di ciò che stava passando il suo amico e mai avrebbe potuto immaginare che lui sapeva tutto.
All’udire le parole di Karin, Tanu iniziò a farle una scenata e a blaterare parole senza senso. La ragazza non se l’aspettava e ci rimase male, si sentì ferita e corse via dalla bottega, mischiandosi tra la folla del mercato della piazza. Tanu cercò di andarle dietro, ma nulla…Adesso sì che aveva esagerato! Disperato andò in chiesa e anche se non era praticante credeva molto in Dio e credeva che magari l’avrebbe ascoltato e aiutato. Lì trovò padre Pietro con cui Tanu parlò a lungo e ciò gli fu di grande aiuto.
Dopo il litigio Karin rimase a vivere per un po’ con Roberto e per un bel periodo non andò più da Tanu. Ma il calzolaio gli mancava sempre di più. La sua dolcezza, disponibilità e gentilezza si contrapponeva all’irruenza e all’arroganza di Roberto.
Ma dopo il colloquio con il prete, Tanu continuò la solita vita. Era cosciente di avere commesso un errore, ma si stava abituando a stare senza Karin. Anche i suoi due amici lo vedevano più sereno, come se l’avesse dimenticata. Ma non è tutto oro quello che luccica.
XII cartella 28/05/06
Se agli altri il volto di Tanu sembrava più disteso, interiormente non era così. Era come un vulcano che dopo tanto tempo di inattività, scoppia improvvisamente. E Tanu era strano. Usciva durante la notte, iniziò a frequentare postriboli e gente poco raccomandabile, prese alcuni vizi e più di una volta era tornato a casa ubriaco. Aveva quasi una doppia vita, calzolaio affabile di giorno e uomo solo e disperato di notte. Una volta, in uno dei suoi vagabondaggi notturni, incontrò Paolo. Era un suo amico di infanzia, ma si erano persi di vista da molto tempo e adesso lui faceva lo spacciatore. A poco a poco, questi riuscì a convincere Tanu che la sua vita era uno schifo e che doveva porvi rimedio. Gli regalò una dose di eroina e , eccezionalmente per la prima volta, gli insegnò a drogarsi. La sera dopo Tanu tornò da lui, e così avvenne anche per molte sere dopo quel primo incontro. Lì per lì si sentiva meglio, leggero, dimenticava i suoi problemi; finito l’effetto le preoccupazioni tornavano più feroci di prima ad investirlo, come un treno in corsa. Angelo e Matteo non riconoscevano più il loro amico. Era dimagrito, aveva gli occhi spenti e più di una volta avevano sentito parlare delle sue avventure durante la notte. Per primo Angelo cercò di parlargli, ma niente da fare. Tanu ripeteva sempre:
- Sto bene! Adesso sto veramente bene, come te lo devo dire?
E invece stava male, malissimo. Solo Karin sarebbe riuscita a tirarlo fuori dal giro, solo lei avrebbe potuto renderlo felice e salvarlo da una brutta fine.
Matteo, grazie alle sue amicizie, scoprì che la ragazza abitava con Roberto. Insieme con Angelo andarono da lei e le spiegarono la situazione. Possibile che lei non si era accorta che Tanu era innamorato di lei? E adesso si drogava per colpa sua e si stava rovinando la vita…Senza pensarci su, prese le chiavi e uscì con i due per andare a parlare con Tanu. Era decisa a farlo tornare in sé e ce l’avrebbe fatta.
XIII cartella
Ma Roberto era troppo orgoglioso per cercare aiuto. Fece passare un po’ di tempo, come se non fosse in pericolo la vita della sua ragazza. Un giorno, due, tre…al quarto giorno ricevette una telefonata piuttosto minacciosa. Era Diego, il capo della banda a cui Roberto doveva dei soldi.
- Ma allora la vuoi vedere morta ‘sta picciotta??
- No, Diego, aspettate! Non ho ancora trovato i soldi…vi prego altri due giorni! Datemi altri due giorni di tempo e vi prometto che…
- Si… si… le solite promesse. Ma lo sai che è carina?? Quasi quasi…
Non finì, riattaccò e non diede a Roberto nemmeno il tempo per rispondere. Ma quel “quasi quasi” fece venirgli una cosa in mente…Potevano tenerla per un po’…e portarla in giro per le bische per farle fare qualche lavoretto. Magari era proprio così che avrebbe saldato il suo debito!
Ma il fratello di Karin gli chiese spiegazioni. Perché la sorella non era ancora tornata? Perché mai non aveva ancora pagato?! Gli offri tutti i suoi risparmi, circa due milioni, con le lacrime agli occhi chiedendogli di farla liberare presto.
Roberto non solo prese i soldi, poteva tornargli utili, ma non disse nulla al fratello della sua idea meschina! E non poteva! Lui stesso sapeva di essere un verme, ma i debiti, l’alcool e la vita sregolata lo avevano portato, da molto tempo ormai, a essere distaccato nei confronti di tutto e tutti. Per Roberto l’importante era avere dei soldi.
Contattò Diego e gli spiegò il suo piano. Anche il rapinatore era stupefatto dal suo calcolo e dalla sua freddezza. Ma che tipo di persona era??
Tuttavia non era una cattiva idea; infatti a loro importava riavere i soldi prestati. Si era così, ma quel tipo l’avrebbe fatta franca a spese di Karin! Diego gli propose un appuntamento per studiare meglio il da farsi.
Alle 22 si incontrarono nella solita bisca. Naturalmente Diego non andò solo, ma con gli altri compari. Roberto arrivò puntuale.
- Ciao Roberto – salutò Diego.
- Ciao…allora che si fa?
- Vieni con me…
Si sedettero in un angolo buio e appartato.
- Abbiamo liberato Karin.
- Cosa??Ma…
- Hai capito bene. Non può pagare lei per te. Siamo dei disonesti anche noi, ma non dei vigliacchi come te! Adesso se tu che lavorerai per noi per estinguere il tuo debito.
Roberto si alzò e fece per scappare, ma Ciccio lo fermò. Stavolta non aveva scampo.
XIV cartella
Roberto spiegò bene tutta la situazione a Tanu. Era difficile per tutti e due cercare di collaborare, ma da una cosa erano uniti: entrambi, seppure ognuno a suo modo, amavano Karin. Dieci milioni non erano poi una cifra esagerata e insieme avrebbero potuto farcela. Angelo e Matteo diedero subito la loro disponibilità. In più Tanu aveva qualche risparmio in banca e…Ma certo! Non ci aveva pensato prima! La zia Nunziata gli aveva lasciato una piccola eredità e con quei soldi Karin poteva essere liberata subito.
Propose l’idea agli altri e solo Roberto sembrava contento. Matteo e Angelo volevano contribuire per evitare che Tanu rimanesse totalmente senza soldi. Ma Tanu non vedeva ostacoli di fronte a sé. Ormai aveva quel piano e nessuno l’avrebbe fermato.
Roberto si incaricò di contattare i rapitori, Angelo e Matteo accompagnarono Tanu in banca. L’appuntamento fu fissato per le 23 in un casolare abbandonato, in periferia. E soprattutto niente forze dell’ordine altrimenti la ragazza era morta. Tuttavia la notizia del rapimento di Karin si era sparsa con velocità e facilità nel piccolo paese e molti avevano visto il calzolaio in banca mentre prelevava del denaro, cosa veramente inusuale. Inoltre Roberto da un po’ di tempo, a causa del suo coinvolgimento nelle bische clandestine, era sorvegliato a distanza dai carabinieri del suo paese i quali, ultimamente, avevano riscontrato stranezze nel suo comportamento. Insomma avevano destato sia lui che Tanu forti sospetti.
Partirono alle 22.30 dalla casa di Tanu. Guidava Matteo, il più dotato di senso d’orientamento. Nessuno però si accorse dell’alfa romeo che lisorpassò a forte velocità.
Tanu era nervosissimo, ma anche Roberto era molto agitato. Aveva paura. Conosceva quella gente e certo non scherzava. Se qualcosa fosse andato storto poteva dimenticare la sua Karin per sempre.
Erano quasi arrivati e già in lontananza si accorsero dei fari di un’auto, posteggiata vicino al casolare abbandonato. Tanu aveva le mani sudate e appiccicate alla busta con i soldi. Si avvicinarono ancora e Matteo fermò l’auto. Si aprì una portiera e scese Roberto seguito da Tanu. Ma invece dei rapitori si trovarono di fronte tre carabinieri e Karin, in lacrime, ma felice di essere libera. Corse ad abbracciare Tanu e in quel momento Roberto capì di essere di troppo.
XV cartella
Giunte entrambe le automobili nei pressi della bottega di Tanu, quella dei rapinatori accelerò in modo improvviso e prese un’altra direzione.
- Ma che bast****!! – Tanu era fuori di sé.
Erano tutti presi dal panico. Che fare adesso? Matteo propose di continuare ad inseguire l’auto dei rapinatori che inaspettatamente, dopo un bel po’ di tempo, si fermò. Anche Matteo fermò l’auto, impaurito da quella mossa inattesa. Fuori erail deserto. Niente luci, strade, telefoni, solo aperta campagna e davanti a sé un enorme burrone. I rapinatori scesero dall’auto e uno trascinava con sé Karin. Anche Tanu, preso dall’emozione, si precipitò fuori, ma una minaccia ben precisa lo fermò. Se si fosse avvicinato per Karin sarebbe finita male, l’avrebbero gettata dal precipizio. Era il momento più brutto della sua vita. Mai si era sentito così impotente. Nel frattempo però Matteo, Angelo e Roberto, aiutati dal buio, avanzavano verso l’auto dei delinquenti cercando di distrarli e dare il tempo a Tanu di salvare Karin. Ma purtroppo si accorsero di loro e iniziarono a picchiarli ferocemente. Nel guazzabuglio creatosi Angelo riuscì a scappare appena in tempo. Corse a lungo per la campagna desolata fin quando trovò un casolare e due contadini disposti ad aiutarlo. Gli fecero utilizzare il loro telefono per avvertire la polizia. Appena in tempo. La situazione si stava infatti complicando e Matteo, Roberto e Tanu erano ormai stremati dalle botte e sanguinavano. Ma la polizia arrivò prima del previsto e arrestò in tre rapitori. Per Karin l’incubo era finito. Corse ad abbracciare Tanu. Ormai era lui ad avere sostituito Roberto nei suoi pensieri. E lui lo comprese subito. Aveva messo in pericolo la sua vita e ne aveva pagato le conseguenze, perdendola per sempre.
In macchina nessuno parlò. Erano ancora scossi dall’avventura, ma Tanu era al settimo cielo. Ogni minimo gesto di Karin, ogni suo movimento lo rendeva felicissimo. La abbracciò e la tenne stretta a sé per tutto il tragitto. E quella sera Karin rimase a dormire con Tanu. Era un sogno o era tutto vero??
Il giorno dopo Karin si svegliò e trovò sul letto un bel mazzo rose e una colazione da regina. Ma soprattutto l’uomo a cui aveva pensato per tutta la prigionia e che ormai voleva per sempre accanto a sé.
XVI cartella
Tutto andava per il meglio tra Karin e Tanu. Avevano trascorso una bellissima giornata e il tempo era volato. Ma, tornato dal lavoro sentì la stanchezza assalirlo, ma era così dolce e mista di gioia e felicità che quasi non se ne accorse. Dopo cena andò subito a letto. Ma chissà! Forse la stanchezza, forse le cose successe in quei giorni…Tanu fece uno strano sogno. Era diretto in Lapponia, la terra di Babbo Natale. Karin, infatti, fin da bambina aveva desiderato recarvisi e lui la voleva stupire.
Appena arrivati, anziché prendere il taxi, due renne e una bellissima slitta li portarono in un albergo lussuoso. Subito dopo avere lasciato i bagagli alla reception uscirono e andarono in giro per i negozi, adorni di luci. All’entrata di ognuno di essi c’era un Babbo Natale allegro che distribuiva caramelle ai bambini. Ad ogni angolo di strada c’erano altissimi alberi di Natale decorati con mille fili lucenti e colorati. Gli zampognari allietavano la loro passeggiata suonando canzoni natalizie con le loro cornamuse. E poi c’era tanta gente in giro per le strade, mamme, bambini, nonne, nonni e papà. Anche Tanu e Karin comprarono qualcosa, qualche ricordo del loro viaggio in una terra così strana e lontana da loro. Finito lo shopping tornarono in albergo, affamati per la lunga passeggiata. Dopo aver mangiato in abbondanza tutte le più raffinate specialità locali, chiesero le chiavi della loro stanza. Ma il direttore li avvisò che era rimasta solo la numero 217 e che questa non era una stanza come tutte le altre. Infatti, una leggenda narrava che quella camera era stregata e allo scoccare della mezzanotte gli spiriti dei morti iniziavano a ridacchiare e a disturbare i turisti. Tanu rispose di non essere superstizioso, invece Karin aveva molta paura. Per distrarla Tanu le propose di addobbare il loro albero di Natale con tante palline e fili colorati, come quelli che avevano visto in giro per le strade. La ragazza rise per la proposta e lo abbracciò, ma a questo punto Tanu si svegliò.
Il sogno era finito! Rimase due minuti con lo sguardo perso nel vuoto, pensieroso. Se un giorno Karin avesse chiesto il lusso di quell’albergo, di quella cena e dei viaggi, lui, modesto calzolaio, avrebbe potuto offrirglieli?
XVII cartella
Era difficile, l’indomani, non pensare al quel sogno. Tanu era turbato. Da un lato vedeva che la ragazza si stava affezionando ogni giorno di più a lui, ma dall’altro lato aveva paura di perderla. Una sera, tornato a casa prima del solito, raccolse tutto il coraggio che aveva e le propose:
- Mi vuoi sposare? Stiamo bene insieme, andiamo d’accordo e…
- Ma, Tanu! Io cosa posso offrirti??Non ho niente, non so fare niente..
- Però ci vogliamo bene ed è questo che conta! A te ci penserò io, non ti devi preoccupare di niente e mai nulla ti mancherà insieme a me.
Karin abbracciò Tanu e all’orecchio gli sussurrò la risposta che Tanu aveva da sempre aspettato e desiderato. Felice, il calzolaio, iniziò a diffondere la lieta notizia presso tutto il paese e raccontava del suo matrimonio ad ogni cliente che entrava in bottega. La sera, insieme a Karin, preparavano la lista degli invitati, e parlavano del fioraio, fotografo, ricevimento…Erano entusiasti entrambi. Angelo e Matteo furono invitati per primi e subito andarono da Tanu per offrirgli il loro aiuto per organizzare le nozze. Però qualcuno in paese iniziò a parlar male di un matrimonio fra una ragazza extracomunitaria, di colore e di un uomo già maturo, più grande di lei.
Per la cerimonia in chiesa non c’erano dubbi. Karin aveva accettato di sposarsi secondo il rito cattolico e Tanu era corso subito in chiesa per trovare un accordo con il prete. Questo però iniziò ad opporsi. La ragazza aveva il permesso di soggiorno e i documenti? E il certificato di battesimo? Insomma, procurò delle noie a Tanu e fece slittare la data delle nozze. Ma Karin, con la sua serenità, lo convinse a pazientare. In fondo stavano bene insieme, non c’era fretta. Anzi era quasi d’accordo con don Pietro. Forse non era ancora tempo, bisognava conoscersi meglio, aspettare due, tre mesi. Tanu non capiva. Non voleva anche lei sposarsi al più presto e finalmente essere una vera coppia di fronte a Dio e alla società? Forse no, non ancora.
XVIII cartella
Il giorno seguente Karin stava benissimo, anzi aveva il viso più luminoso e sembrava più giovane. Tanu, passata la paura per il malore che l’amata aveva avuto il giorno prima, aveva pensato di andare la domenica successiva in un lago poco distante dal paese e stare un po’ soli e tranquilli. A Karin l’idea piacque molto e iniziò i preparativi. Comprò tutto il necessario e già sabato sera era eccitatissima e aveva già tutto pronto. Il giorno dopo si alzarono presto e si misero in viaggio. L’auto di Tanu era veramente vecchia e dava qualche problema. Ogni tanto “tossiva”, e dopo 10 minuti circa dalla partenza i due innamorati dovettero fermarsi perché si era bucata una ruota. Mentre Tanu, poco esperto in queste cose, si affannava per sostituire il pneumatico, Karin lo osservava divertita.
- Tanu, perché non lo lasciamo qui e proseguiamo a piedi? E’ una bellissima giornata ed è ancora presto…
- Ma si! Hai ragione.. e poi non ce la faccio a cambiare la ruota. Sono un calzolaio non un meccanico!
Dentro di sé però si sentiva un po’ in colpa. Non poteva permettersi nemmeno un’auto decente. Avrebbe fatto un prestito! Durante il tragitto a piedi parlò dell’idea a Karin.
- Ma che ti viene in mente? La tua auto va benissimo, ha solo bisogno di una sistemata.
- Una sistemata?? E’ da rottamazione!
Iniziò a fantasticare sui nuovi modelli di automobile appena usciti, troppo belli e troppo cari per lui. Non c’era soluzione…oppure si! Matteo gli aveva proposto un affare grazie al quale avrebbe potuto guadagnare in una volta quello che lui guadagnava in tre mesi! Ma…Karin non avrebbe dovuto saperlo. Non era una cosa molto pulita. Aveva rifiutato quando Matteo gliel’aveva proposto. Era un uomo onesto lui! Ma voleva anche dare il massimo a Karin e quella sera stessa ne avrebbe parlato con Matteo.
Arrivarono dopo mezz’ora di cammino al laghetto e trascorsero una giornata bellissima. Fecero amicizia con molti gitanti e tra questi conobbero anche un meccanico che si offrì di aiutarlo con la ruota. Aveva la sua donna con sé, nuovi amici, si era divertito e riposato, cosa voleva di più? Soldi…
XIX cartella
Che fosse un sogno anche quello? Ma no! Non può piovere per sempre e per Tanu e Karin il brutto tempo era decisamente finito. Li aspettavano i preparativi per le nozze, per il corredino e per sistemare la casa. Non avevano molti parenti e almeno Karin aveva i suoi fratelli, invece Tanu era quasi solo. Pochi, ma buoni e fecero sentire il loro affetto ai due piccioncini in mille modi e preoccupandosi per loro. L’amica di zia Nunziata, Teresa, iniziò a cucire e a ricamare il corredino e in poco tempo quante cose vennero fuori da quelle mani fatate!Pigiamini, copertine, lenzuola, bavette e chi più ne ha più ne metta. Ma il bambino di che sesso era? Teresa lo chiedeva continuamente a Karin, ma lei rispondeva con la pazienza che solo le future mamme hanno:
- Teresa, ancora è troppo presto. Ma sarai la prima a saperlo va bene??
Per lei, nubile e senza figli, la nascita del figlio di Tanu era un vera felicità. La nausea di Karin, dopo i fatidici tre mesi, iniziò a svanire lentamente e lasciò il posto a qualche chilo in più, a un bel colorito e ad una piccola pancia che sbucava fuori dalle magliette di un tempo, troppo corte ormai. Tanu la riempiva di leccornie, ogni giorno le portava qualche novità, delle primizie. Non voleva che suo figlio nascesse con qualche voglia. Una sera a letto, accanto a Karin che già dormiva, provò ad immaginarsi il piccolino in arrivo. Come saranno i suoi occhi? E di che colore sarà la sua pelle? E se non fosse sano?No! Non doveva pensare quelle cose. Si immaginò un bambino bellissimo, dalla carnagione ambrata, come sua madre e gli occhi come i suoi; con i capelli ricci e castani e le manine minuscole; le orecchie piccolissime e rotonde e il nasino all’insù. Magari ci fosse stata ancora la zia! Chissà come sarebbe stata orgogliosa e felice. Se fosse stato maschio avrebbe voluto chiamarlo come suo padre, Orazio. Ma se fosse stata femmina voleva chiamarla Nunziata, come la buon’anima della zia. Si addormentò con quel dolce pensiero e dormì tranquillo.
Il giorno dopo ricominciarono i preparativi e tutto procedeva per il meglio. Pomeriggio doveva andare con Karin dal medico per un controllo e magari gli avrebbero detto il sesso!
Alle 17.40, puntuale, il dott. Campione era nello studio ad aspettarli. Dopo una breve visita li tranquillizzò: andava tutto per il meglio, ma era cambiato qualcosa. Tanu non si sentì più le gambe e strinse la mano di Karin fin quasi a stritolarla.
- Dottore, mio figlio sta male vero?
- Ma no! Da quel punto di vista va tutto bene…ma sono due figli adesso! Due gemelli.
XX cartella
Che dire?Hanno sofferto, pianto, fatto degli incubi, ma alla fine la loro storia è decollata. Adesso avranno un bambino, magari si sposeranno, forse tra un paio d’anni decideranno di avere altri figli. Nel frattempo i loro capelli diventeranno bianchi, le rughe inizieranno a segnare i loro volti, ma avranno negli occhi la luce della gioia che ha il contadino quando, con emozione, vede crescere i frutti dell’albero a cui ha dedicato mille cure e premure. Tanu e Karin avrebbero litigato qualche volta…certo che sì!M
Dopo qualche mese di attesa, finalmente nacque il piccolo Filippo. Karin aveva sofferto molto, come tutte, ma alla fine, seppur esausta, era felice di abbracciare suo figlio. Tanu, appena seppe della nascita, si sentì male e per poco non svenne. E iniziarono i pianti, le notti insonni passate a fare addormentare il piccolino sempre affamato, le poppate ogni due ore, i pannolini sporchi, i bagnetti settimanali, le uscite domenicali in tre, lo stress, ma soprattutto la commozione che solo un genitore può provare sentendosi chiamare "papà", "mamma" dal proprio bimbo. Non sempre vissero felici e contenti, le difficoltà ci sono sempre, ad ogni passo del cammino che si chiama"vita", ma sapere di essere insieme a qualcun'altro aiuta a superarle e a renderle meno gravose.