17 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
I cartella
“Quel ramo del lago di Como che, volge a mezzogiorno, …” No, niente di tutto ciò: lungi da me simili pretese! Questa sarà una storia semplice, ambientata nella Sicilia di una ventina di anni fa; il protagonista, Tanu, avremmo potuto trovarlo al lavoro nella sua botteguccia di calzolaio in un paesino dell’entroterra isolano:uno di quei piccoli centri «in via d’estinzione» dai quali i giovani fuggono, lasciando i vecchi a fare i conti coi ricordi del tempo che fu.
Tanu era l’unico calzolaio del paese, artigiano preciso e puntuale nel suo lavoro; la sua bottega era molto frequentata, ma egli non si intratteneva con i clienti. Era talmente schivo e riservato che i compaesani lo chiamavano “Tanu u muortu”. Aveva circa quarant’anni, ma il suo modo di vestire lo invecchiava non poco. Non era alto, aveva una corporatura robusta e la schiena incurvata dal lavoro sedentario; una folta barba nascondeva le prime rughe e una cicatrice vicino alle labbra, ricordo dei furori di gioventù. Conosceva bene la fatica: aveva perso il padre quando era ancora un ragazzino e si era subito fatto carico dei bisogni della famiglia. Non possedeva nient’altro che la bottega e una modesta abitazione.
La domenica Tanu usciva di buon’ora per andare a messa; finita la celebrazione, passava a trovare sua zia Nunziata. La donna non godeva di buona fama in paese per il suo carattere scontroso; i fantasiosi compaesani l’avevano soprannominata “a Cana” perché sembrava sempre pronta a «ringhiare» contro chiunque.
Tanu era molto affezionato a sua zia, tanto più che era l’unica parente rimastagli.
Era proprio domenica il 21 gennaio 1984, Nunziata compiva ottantacinque anni e il nipote aveva confezionato per lei un comodo paio di scarpe. Finita la messa, Tanu si affrettò a raggiungere la vecchia casa di sua zia per consegnare il regalo; dopo aver suonato ripetutamente al portone senza ricevere risposta, si persuase che doveva essere successo qualcosa di grave. Ruppe il vetro della finestra e, introdottosi in casa fece l’amara scoperta: Nunziata era morta, sola.
Il povero calzolaio rimase impietrito, ma prima che avesse il tempo di realizzare quanto era accaduto, sopraggiunsero i vicini messi in allarme dal fragore dei vetri rotti della finestra.
Tanu si chiuse in casa per giorni: la morte era tornata ancora una volta a sconvolgere la sua vita.
18 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
II cartella
Incaricò il prete del paese di occuparsi del funerale e spese tutti i suoi risparmi per assicurare alla zia una dignitosa sepoltura. Il giorno dopo non scese in bottega.
Conosceva già quello stato di impotenza che lo attanagliava: era la stessa sensazione che aveva provato alla morte di suo padre. E la mente tornava a quei giorni di quasi trent'anni fa, a quella subdola malattia che aveva rovinato la sua famiglia. Ne era passato di tempo, ma la ferita non s'era mai rimarginata. L'immagine del suo amato padre, bello e maestoso, steso sul letto di morte, era marchiata a fuoco nel cuore di Tanu. Certe notti, gli sembrava ancora di sentire risuonare nella stanza il mesto pianto di sua madre e la voce di Nunziata che ripeteva "vuluntà do Signuri"... Sì, povera cara Nunziata: aveva speso tutti i suoi averi per sfamare i nipoti rimasti orfani, altro che "Cana". Sola era morta, a farle compagnia una vecchia televisione in bianco e nero che aveva continuato, indifferente, a trasmettere i suoi programmi, mentre la povera donna esalava l'ultimo respiro. Chissà se la zia aveva sofferto, un immediato soccorso avrebbe potuto salvarla?
I clienti, noncuranti del lutto, reclamavano le loro scarpe. Fu il loro chiacchiericcio a scuoterlo dal torpore dei suoi dolorosi pensieri. Le voci arrivavano ovattate nella stanzetta del primo piano, ma si distinguevano chiaramente: Saru voleva ritirare i mocassini, Lucia aveva bisogno delle sue scarpe col tacco, a Mario servivano gli stivali per andare a caccia... Tanu si affacciò da una fessura della finestra giusto per dire: "Malatu sugnu"; il vocio, però, non accennava a smettere.
Il calzolaio scese di corsa al pianterreno, guardò con fastidio il suo vecchio grembiule sporco di colla e uscì dalla porticina del retrobottega. Quell'uscita secondaria si apriva su un vicolo ormai disabitato, perciò non gli fu difficile raggiungere, non visto, la casa di Nunziata. Non sapeva neanche lui che ci andava a fare in quella vecchia casa piena di ricordi. Con sua grande sorpresa, trovò un bel mazzo di fiori poggiato sul davanzale della finestra del piano terra: forse Tanu non era il solo a voler bene alla vecchia Nunziata.......
19 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
III cartella
Con sua zia Tanu aveva parlato sempre e solo del passato, con Angelo riscopriva il presente. L'amico gli parlava spesso della sua famiglia: sua moglie Carmela, i figli Peppi e Annina erano il suo argomento di discussione preferito. Tanu lo ascoltava affascinato: non ricordava quasi più la sensazione di avere una famiglia vicino.
Una domenica mattina, dopo una lunga passeggiata, Angelo invitò l'amico a pranzare in casa sua. Tanu era imbarazzatissimo, non la ricordava nemmeno l'ultima volta che aveva avuto dei commensali alla sua tavola.
E che dire del suo aspetto? Indossava quello stesso vestito logoro, ogni domenica, da più di dieci anni; Angelo invece aveva sempre i pantaloni ben stirati, le camicie inamidate...insomma, si capiva subito che c'era una donna a occuparsi di lui. Furono le insistenze dell'amico a vincere la ritrosia di Tanu.
La campana della chiesa scandiva i dodici rintocchi di mezzogiorno e la tavola, in casa di Angelo, era già imbandita. Tanu entrò in casa con la vista appannata dal sole; mano a mano che i suoi occhi si abituavano alla penombra, metteva a fuoco un delizioso quadretto familiare: Carmela armeggiava ai fornelli, la figlia disponeva le posate in tavola e Peppi guardava la formula uno in TV. Accortisi dell'ospite, lo salutarono cordialmente e il padrone di casa fece le presentazioni:
-Questo è Tanuzzu, un carissimo amico; Tanu, lei è mia moglie Carmela, è una tua cliente. Questi sono i nostri bambini.
Quelli che Angelo aveva sempre chiamato "picciriddi" erano, in realtà, un bel ragazzo sulla ventina e una ragazzina di almeno dodici anni.
Durante il pranzo Tanu non disse una parola, ma gli piacque molto ascoltare i loro discorsi. Angelo lo trattava con molta confidenza, così anche i suoi familiari vinsero l'iniziale imbarazzo nei confronti dell'insolito commensale. In casa regnava un clima armonioso e anche l'ospite ne colse gli effetti benefici.
Una volta a casa, Tanu sentì più di prima il peso della solitudine.
20 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
IV cartella
Tanu era in preda ad un'agitazione febbrile; trascorse la notte a rigirarsi nel letto. Non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine di lei. Si alzò di scatto non appena lo raggiunsero le prime luci del giorno, filtrate attraverso le imposte sgangherate. Tirò fuori dall'armadio un paio di pantaloni ed una camicia pulita; si lavò e si profumò con l'acqua di colonia: sembrava domenica. Dopo essersi specchiato una, due, tre, quattro,...volte, scese in bottega a mettere un po' d'ordine: ripulì il vecchio grembiule dalle incrostazioni di colla, spazzò il pavimento, tolse dal mucchio le scarpe riparate e le dispose sui ripiani. In un angolo, coperto da un telo nero, stava, ormai da vent'anni, il vecchio tavolo da lavoro di suo padre: Tanu l' aveva conservato come una reliquia, ma adesso serviva a Karin. Trascinò il tavolo alla luce e si accorse che era ancora in ottime condizioni, lo spolverò e vi dispose tutti gli attrezzi del mestiere.
Erano già le sette passate. Tanu fece un salto dal panettiere e comprò dei biscotti appena sfornati, poi tornò di corsa in bottega. Rimase qualche minuto sulla porta: gli faceva una strana impressione vedere i due tavoli da lavoro al centro della stanza; era tutto disposto come vent'anni prima, quando aiutava suo padre dopo la scuola. Subito tornò a scuoterlo il pensiero di Karin: perché tardava? Che avesse cambiato idea? Che sciocco! Come aveva potuto illudersi che una ragazza così bella lavorasse insieme a lui.
-Scusa il ritardo, ma non trovavo la strada. Non succederà mai più, lo prometto...
Era lei, era proprio lei. Non gli aveva dato buca.
Tanu rimase per un attimo incredulo. La guardava come se la vedesse per la prima volta. Karin era bellissima: aveva i folti capelli neri un po' scomposti, la fronte imperlata di sudore e i suoi grandi occhi inondavano di luce la stanza. Che si fosse innamorato sul serio?
Tanu voleva tranquillizzarla, dirle che la scusava per il ritardo, offrirle i biscotti, ma riuscì appena a balbettare:
-Me..mettiamoci a lavoro!
21 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
V cartella
Che stupido era stato a pensare che la bella straniera potesse lavorare in una bottega da calzolaio. Magari gli aveva raccontato solo un mucchio di sciocchezze e il povero Tanu se le era bevute in pieno. Eppure quegli occhi,...come poteva raccontare frottole una con quegli occhi! Quando Karin era entrata per la prima (ed unica) volta in bottega, la stanza era stata inondata da una luce intensa....una luce che si era dissolta con lei, lasciando Tanu nella consueta penombra della sua solitudine. Ma questa volta aveva qualcuno su cui contare: Angelo!
-Non è venuta. Avevi ragione tu: mi sono illuso come un ragazzino.- urlava agitato al telefono.
Ma all'altro capo della linea non c'era il suo amico...
-Lei è il signor Tanu, vero? Sa, mio marito parla spesso di lei. Le vuole un gran bene. Angelo torna più tardi dal lavoro stasera, ma dica pure a me.
Aveva risposto Carmela, la moglie di Angelo. Tanu piombò in un profondo imbarazzo e tentò di rimediare alla sua irruenza con le solite frasi di circostanza:
- Come sta signora? Tutto bene? E i suoi figli?
Carmela rispose cordialmente per mettere a suo agio l'interlocutore, poi passò alle domande dirette:
- Parlava di una donna vero? Perdoni l'insistenza, ma c'era tanta tristezza nella sua voce....
Tanu aveva proprio bisogno di sfogarsi e spiegò brevemente l'accaduto. Carmela rispose accorata:
- Non se ne faccia una colpa, per carità! Anzi, lei è stato molto generoso. Ma la signorina vive una situazione difficile, potrebbe esserle successo qualcosa. Oppure le ha raccontato veramente delle sciocchezze, in questo caso è meglio che non sia tornata.
Chi meglio di una donna poteva capire le donne? Tanu fu un tantino rincuorato dalla chiacchierata, ma il pensiero che Karin potesse essere in difficoltà non gli dava pace. Ma dove poteva rintracciarla? E poi, come poteva pretendere che una donna tanto bella lo degnasse della sua compagnia! Del resto la solitudine non era certo una novità per lui.
22 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
VI cartella
Angelo pensava di tirare su di morale Tanu allargando la cerchia delle sue frequentazioni. Il povero ciabattino era deluso dal comportamento di Karin, ma l'incontro con il suo vecchio compagno di giochi gli fece un gran piacere.
Matteo raccontò con orgoglio della sua bella famiglia, dei sacrifici che aveva dovuto fare per acquisire una posizione in un paese straniero... Il pensiero dell'avventurosa vita dell'emigrante scosse profondamente Tanu: ripensò subito a Karin e si intristì. Anche Matteo notò il repentino cambio di umore dell' amico e lo incoraggiò ad esternare le sue preoccupazioni:
- Niente di che, ho conosciuto una ragazza di colore. Le ho offerto un lavoro, ma non si è più fatta viva... dovresti vederla: è bellissima! Lo so, sono un povero illuso. Magari con l'età mi sono rimbambito.
- Niente di che?- rispose Angelo - Caro mio, mi sa che sei proprio cotto a puntino!
Matteo aveva ascoltato con interesse il breve resoconto e gli venne un'idea per tentare di rintracciare la misteriosa straniera:
- Mia moglie svolge attività di volontariato in un centro di accoglienza per poveri. Spesso prestano assistenza anche agli stranieri. Se vuoi posso incaricare Rita di fare qualche domanda agli ospiti del centro, forse troviamo qualche informazione.
Tanu si sentì rincuorato. Angelo, invece, era preoccupato: che ne sapevano loro di questa ragazza, e se fosse stata una poco di buono?
Matteo si appuntò il nome della ragazza e quelle poche informazioni di cui l'amico disponeva poi si congedò con l'impegno di ritornare in quello stesso bar ogni domenica pomeriggio alla stessa ora: finalmente i tre si erano ritrovati e non avevano intenzioni di perdersi ancora di vista.
23 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
VII cartella
Tanu rimase sveglio tutta la notte a fissare la bella Karin. La ragazza dormiva senza avvertire la presenza del suo inconsapevole ospite: doveva essere proprio stanca e spaventata per cercare ricovero presso uno sconosciuto. Tanu provava la sensazione di conoscerla da sempre e avrebbe fatto qualsiasi cosa per aiutarla.
Karin si svegliò poco dopo le sette del mattino seguente. La stanza profumava di caffè e il tavolo era apparecchiato per la colazione. La ragazza aveva capito subito che quell'uomo era il più buono che avesse mai conosciuto, ma credeva che si sarebbe almeno un tantino arrabbiato trovandola in casa.
I due fecero colazione insieme, senza dire una parola. Tanu non voleva mettere a disagio la sua interlocutrice e Karin non sapeva da dove cominciare con le spiegazioni, perché si sa: la gentilezza disarma più della scortesia.
La bella straniera si fece coraggio e, tra le lacrime, raccontò di essere arrivata in Italia a bordo di un «barcone» con molti altri clandestini. Una volta sbarcati, il loro traghettatore li aveva lasciati in pace per un po'; da qualche giorno era tornato a cercarli e pretendeva molto denaro, altrimenti li avrebbe denunciati alla polizia come irregolari. Con Karin poi, quel losco individuo era particolarmente violento perché intendeva forzarla a battere il marciapiede.
Tanu non aveva abbastanza denaro per pagare la libertà della ragazza, ma si offrì subito di ospitarla in casa propria e avrebbe richiesto per lei un regolare permesso di soggiorno.
E se l'avessero trovata, che ne sarebbe stato di Tanu? Karin contava sul suo aiuto, ma non voleva metterlo in pericolo. Per non offenderlo accettò la sua offerta di ospitalità, ma in cuor suo decise di togliere il disturbo quella notte stessa.
24 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
VIII cartella
Le ore che Tanu trascorreva con quella splendida ragazza erano per lui così preziose che avrebbe voluto fermare il tempo e godersi un eterno presente. Il cuore gli batteva all’impazzata. Quando i loro sguardi si incontravano,il povero Tanu si perdeva in quegli occhi neri e tentava con ogni mezzo di celare l’agitazione e l’imbarazzo, quantomeno per non apparire ridicolo davanti alla sua amata.
Karin dimostrò di avere tanta buona volontà: ascoltava con attenzione il suo improvvisato maestro e metteva in pratica i suoi insegnamenti. Provava una profonda gratitudine nei confronti di Tanu e si sentiva in colpa per essersi introdotta in casa sua di nascosto. Era doveroso che gli desse una spiegazione:
- Ho aspettato a lungo l’altra sera ma tu non arrivavi. Era molto tardi e la gente mi guardava in malo modo. Si è affacciata la tua vicina e le ho chiesto se aveva le chiavi di casa tua.
-Sì, gliele diede mia madre non so quanti anni fa. Non le ho mai chieste indietro.
-Non voleva aprirmi, ma io avevo paura a stare di notte in strada: l’ho supplicata e lei ha ceduto. Le ho detto che tu sapevi…
Tanu apprese con gioia che la ragazza non si era introdotta in casa sua come una delinquente.
Karin chiese il permesso di staccare un po’ prima per far visita ai suoi fratelli, Tanu glielo concesse, a malincuore però, perché gli pesava separarsi da lei.
La vicina, approfittò dell’assenza della «straniera» per richiamare Tanu:
- Vergognati ! E chi si aspettava che frequentassi certa gente! Di notte poi…in casa…questo è un quartiere rispettabile…ti ho visto crescere…hai quarant’anni. Che direbbe la tua povera madre? Io non voglio avere niente a che fare con la nera, riprenditi le tue chiavi.
A Tanu non importava il parere della gente e almeno aveva recuperato le sue chiavi!
Dopo qualche giorno,il ciabattino si accorse che Karin aveva dimenticato delle cose sul divano: una penna e un grosso quaderno. Prese quegli oggetti solo per sentire l’odore di lei, ma dal quaderno cadde una foto della ragazza abbracciata con un giovane di colore: doveva essere il suo fidanzato. Quando Tanu le aveva raccontato della morte di sua zia, Karin gli aveva parlato di questo ragazzo, rimasto vittima di un incidente stradale. A questo punto la curiosità di aprire il quaderno fu tale che il pover’uomo non seppe trattenersi.
Era quasi tutto scritto in francese e Tanu non sapeva leggerlo, ma,a giudicare dai cuori e dai fiori disegnati lungo i margini, molte pagine dovevano essere dedicate al caro estinto. Insomma, doveva trattarsi di una specie di diario. Era evidente che Karin avesse amato tantissimo quel giovane. Tanu si sentì ferito dalla lama della gelosia e se ne vergognò: quel povero ragazzo non c’era più e chissà quanto aveva sofferto la bella straniera per la sua scomparsa.
Continuando a sfogliare il quaderno si accorse che le ultime pagine erano scritte in una sorta di lingua ibrida italo-francese: forse Karin voleva esercitarsi con l’italiano. Tanu cominciò a leggere per sapere se il diario parlava di lui. Macché, neanche il minimo accenno! Si parlava però di un ragazzo italiano, un certo Roberto, Karin spendeva per lui parole dolcissime: era innamorata, sì, ma non del suo benefattore.
Era corsa da Tanu, l’altra sera, solo perché aveva litigato col suo Roberto.
25 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
IX cartella
Tanu si sentì sopraffatto dalla dolorosa scoperta. Era convinto che Karin l’avesse usato. C’era da aspettarselo, cosa potevano avere in comune lui e la bella straniera? Stava così bene da solo, per quale assurda ragione aveva permesso a quella sconosciuta di sconvolgergli la vita?
Ormai in preda ad una folle gelosia, telefonò ad Angelo:
- Che scemo, lo diceva la vicina…ma io l’ammazzo sto Roberto, arriva e se la prende…ma che dico? Tanto non mi importa: sto bene anche da solo io! No, non è vero. Con lei avevo cominciato a vivere, ora sono di nuovo “Tanu u muortu”….
A queste parole Angelo stava per prorompere in una fragorosa risata, ma capì che si trattava di qualcosa di grave e si trattenne; rispose:
- Non ho capito niente; calmati un attimo che sto arrivando- e raggiunse l’amico in tutta fretta.
I due si abbracciarono forte. Tanu non riusciva a spiegarsi chiaramente, così anche Angelo fu costretto a spiare la vita di Karin attraverso il diario dimenticato. Era proprio un bel problema! Intanto bisognava calmare l’inconsolabile e poi trovare un nuovo lavoro alla ragazza: non sarebbe stato corretto licenziarla per essersi innamorata di un giovanotto della sua età.
La condizione di amante deluso prostrava il povero Tanu. Del resto si rendeva conto che le sue illusioni fossero aeree fantasie: Karin gli aveva offerto solo la sua amicizia.
Angelo rimase in silenzio per ore in modo che l’amico potesse sfogarsi, poi sfoderò tutta la sua dialettica per tirarlo su di morale. Il giorno dopo avrebbero fatto una bella passeggiata in campagna, nel pomeriggio però, perché di mattina Angelo aveva del lavoro da fare. Per evitare l’incontro fra Tanu e la sua “croce e delizia”, i due amici decisero di apporre un cartello alla porta della bottega con scritto: OGGI CHIUSO, giusto per non dare troppe spiegazioni.
A questo punto Tanu congedò Angelo con insistenza perché sentiva il bisogno di stare un po’ da solo.
Il giorno dopo, Roberto accompagnò Karin alla bottega; lessero l’avviso e andarono via senza farsi troppe domande. Tanu li osservò dalle fessure delle imposte, voleva scendere e fare una scenata, ma si trattenne perché si vergognava del suo stato.
Nel primo pomeriggio arrivò Angelo, suonò il campanello, ma non ricevette risposta. La vicina lo informò che Tanu era uscito.
Chissà che gli era passato per la testa?
26 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
X cartella
Passò qualche giorno prima che Matteo si facesse sentire. Poi finalmente arrivò l'attesa telefonata e i due amici si diedero appuntamento al solito bar. Tanu sapeva di violare l'intimità della ragazza, ma la gelosia gli impediva di discernere con chiarezza la gravità del suo gesto. Doveva sapere: l'idea di Karin fra le braccia di quell' uomo misterioso lo ossessionava.
Tanu si presentò all'appuntamento con largo anticipo, ma Matteo non si fece attendere. Le notizie non erano buone: Roberto era quel che si dice "un figlio di papà", un rampollo di buona famiglia che dilapidava il patrimonio dei suoi genitori comprando macchinone e circondandosi di ragazze. Per uno così, Karin non poteva che essere una delle tante.
- Ma che pensa di essere Cenerentola? È solo una ragazzina che crede alle favole. Sembrava tanto intelligente e sensibile, ma si è lasciata illudere da un poco di buono- Tanu parlava spinto dal risentimento, ma, in cuor suo, l'amore per Karin non si era minimamente affievolito.
- Amico mio, mantieni la calma. Cercherò un nuovo lavoro per Karin al mio paese. Meno la vedi e prima potrai dimenticarla.
Il povero calzolaio era combattuto: certo non poteva competere col bel donnaiolo, ma che vita sarebbe stata la sua senza Karin?
Tornato in bottega, la trovò ancora seduta al suo tavolo da lavoro, intenta a riparare un paio di mocassini da donna. La salutò con indifferenza, ma appena lei alzò gli occhi per guardarlo, Tanu non seppe trattenersi dal sorriderle.
Proprio in quel momento arrivò anche Angelo, ansioso di conoscere le novità e di vedere, finalmente, la bella straniera entrata come un ciclone nella vita di un povero calzolaio di provincia.
Erano già le otto di sera: la giornata lavorativa poteva dirsi conclusa. Karin aveva appena iniziato a mettere ordine sul suo tavolo, quando una fuoriserie si fermò davanti alla bottega. Il conducente della vettura suonò un paio di colpi di clacson; la ragazza gettò il grembiule sulla sedia, salutò distrattamente Angelo e Tanu e salì subito in macchina.
27 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XI cartella
Dopo aver letto il biglietto, Tanu cominciò a pentirsi di aver cercato Roberto: ora sapeva che l'amore di Karin era ricambiato e si sentiva irrimediabilmente tagliato fuori dalla vita di lei.
Matteo e Angelo intanto esploravano la casa. Era un'abitazione povera, addirittura decrepita, e ci abitavano almeno in cinque, a giudicare dal numero dei letti. Dopo un rapido giro di ricognizione, i tre detectives improvvisati decisero di allontanarsi rapidamente dalla casa: entrare senza essere invitati era pur sempre una violazione di domicilio. Tanu era sotto choc. Fantasticando sul misterioso Roberto lo aveva immaginato ricco e spregiudicato: per uno così, Karin non poteva che essere una delle tante... Invece il ragazzo era totalmente privo di mezzi e ricambiava i sentimenti della bella straniera.
Con la mente tormentata da simili pensieri e il cuore in pezzi, Tanu risalì in macchina e i suoi amici lo riaccompagnarono in bottega. Angelo sapeva di non poterlo lasciare solo con Karin; durante il viaggio in macchina aveva sfoderato il coltellino svizzero ed era riuscito a staccare la suola dalla sua scarpa destra: ecco, adesso era un cliente bisognoso di soccorso! Tanu ebbe appena il tempo di dirgli:- sei un amico- che subito arrivò anche Karin.
Calzolaio e apprendista si misero subito a lavoro sotto lo sguardo vigile del "cliente". Erano entrambi molto agitati. La ragazza, ancora sconvolta dal suo sogno, guardava Tanu con sospetto, in fondo la generosità del ciabattino benefattore la insospettiva sin da quando aveva messo piede in bottega per la prima volta. Glielo diceva sempre sua madre di stare in guardia:- nessuno fa niente per niente.
Angelo cercò di allentare la tensione intavolando un discorso:-Bellissima terra l'Africa! Così vicina a noi, eppure tanto diversa...Lei, signorina, da dove viene esattamente?
-Nairobi, Kenia.
-Deve essere proprio difficile lasciare la propria terra. La solitudine in un paese straniero...
28 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XII cartella
Per Karin la vita con Roberto diventava ogni giorno più difficile: le discussioni erano frequenti e animate; qualche volta si arrivava addirittura alle mani.
Karin non dubitava dell'affetto del suo fidanzato, era il suo comportamento a farle paura. Sempre più spesso le capitava di pensare a Tanu e ricordava le giornate trascorse in bottega, le tranquille chiacchierate tra una riparazione e l'altra, ma soprattutto la dolcezza del ciabattino...
Una sera Roberto rincasò molto tardi e più nervoso del solito; aveva gli occhi rossi come se avesse bevuto. Era certamente il caso di pretendere delle spiegazioni, ma Karin ebbe paura che potesse picchiarla ancora, quindi rimase in silenzio.
Da quella stessa notte, la ragazza cominciò a pensare a Tanu in modo diverso... E se dietro il loro rapporto ci fosse più di un'amicizia? Il giorno dopo sarebbe tornata a trovarlo: doveva sapere se, in qualche modo, si era resa colpevole del suo malumore.
Il sole era già alto nel cielo quando Karin si ridestò dal torpore delle sue riflessioni notturne. Che giornata meravigliosa si prospettava: gli uccellini cinguettavano sul davanzale della finestra, il cielo era inondato da un azzurro splendente e il sole brillava più del solito. Forse era un qualsiasi giorno di primavera, ma qualcosa lo rendeva speciale: Karin e Tanu stavano per ritrovarsi.
Roberto dormiva sul divano e i postumi della sbronza gli impedirono di accorgersi che la sua fidanzata stava uscendo. E mentre Morfeo lo cullava, Karin era già scesa dall'autobus che l'aveva condotta al paese di Tanu. Ritrovare la via su cui si affacciava la bottega non fu difficile, ma c'era qualcosa di strano: da quando era uscita di casa, la bella straniera avvertiva la presenza di qualcuno alle sue spalle. Guardò indietro più volte nella speranza di scorgere un volto amico, ma improvvisamente i sui inseguitori la raggiunsero e la stordirono colpendola alla testa.
Dopo un tempo imprecisato, Karin rinvenne e si ritrovò confinata dentro uno stanzino scarsamente illuminato e vi rimase per diversi giorni.
Roberto non si allarmò per la sua assenza,era infatti convinto che si fosse rifugiata dai suoi fratelli: doveva essere arrabbiata per via della sbronza. Dopo qualche giorno, però,ricevette un messaggio: SE VUOI RIVEDERLA VIVA PAGA! CI DEVI 10 MILIONI.
Da parecchio tempo ormai, il ragazzo frequentava una bisca clandestina; aveva perso molto denaro al gioco e quei delinquenti dei suoi debitori stavano usando Karin per costringerlo a pagare. Era in preda al panico, non c'era verso di trovare così tanti soldi in poco tempo. I fratelli di Karin gli suggerirono di cercare quel Tanu che era stato così generoso con la loro sorella.
29 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XIII cartella
Il giorno seguente Roberto si recò al paese di Tanu. Chiese ad un passante dove poteva trovare la bottega del calzolaio; le indicazioni ricevute gli permisero di arrivare rapidamente a destinazione. Rimase una diecina di minuti in strada perché non sapeva cosa dire, poi si decise ed entrò. Tanu lo riconobbe subito e si affrettò a servire i clienti, in modo da rimanere solo con lui.
Che voleva questo qui? Aveva portato anche la ragazza? Ma che sfacciato, presentarsi così… La mente del ciabattino era affollata da mille pensieri, ma non osò dire nulla mentre c’era ancora gente in bottega.
Quando i due rivali rimasero soli, fu Roberto a rompere gli indugi dicendo:- Signor Tanu, lei è stato sempre buono con Karin; la prego mi aiuti. L’hanno rapita quei delinquenti. Vogliono dieci milioni.
Tanu era sconvolto:- Karin rapita? Da chi?
Roberto gli raccontò dei suoi debiti di gioco. Tanu urlò furioso contro di lui:- Come hai potuto mettere a rischio la vita della ragazza? E ora che facciamo? È il caso di avvisare i carabinieri?
- Niente carabinieri, per carità! Quella è gente senza scrupoli, l’ammazzerebbero. Bisogna trovare i soldi.
Il calzolaio si ricordò dell’eredità che gli aveva lasciato sua zia Nunziata, ma non si fidava per niente di Roberto e, a questo punto, nemmeno di Karin. Insomma, se i due piccioncini si fossero messi d’accordo per spillargli un po’ di soldi? Forse era questo l’obiettivo di Karin, sin dal primo momento! Eppure la disperazione del ragazzo sembrava sincera. E se la bella straniera fosse stata davvero in pericolo?
Erano quasi le due, Angelo tornava dal lavoro e si fermò a vedere come stava il suo amico. Entrato in bottega, vide Roberto e riconobbe in lui il ragazzo della foto.
Tanu si sentì confortato dalla presenza di una persona cara e gli chiese consiglio.
- Ma in che razza di guaio ti sei cacciato, Tanuzzu? Da quando quella ragazza è spuntata dal nulla, ti ha portato solo guai e anche belli glossi. Eppure questo qui mi pare disperato veramente: o è un grande attore, o Karin è stata sul serio rapita.
Basta diffidare, tutti questi discorsi facevano solo perdere tempo. L’unica soluzione era controllare il conto di zia Nunziata e usarlo per una buona causa. Ma era possibile che una povera vecchia che viveva di pensione avesse accumulato una diecina di milioni?
Tanu andò in banca da solo. Intanto Angelo tartassava di domande Roberto, per cercare di fare chiarezza su questa brutta storia.
La banca era ancora chiusa per la pausa pranzo. Il povero calzolaio si sedette su una panchina e meditò le parole del suo amico: effettivamente Karin lo aveva turbato parecchio, ma se non l’avesse conosciuta non avrebbe potuto dire di aver vissuto veramente.
Ecco, la banca apriva: ora era tutto “nelle mani” di zia Nunziata.
30 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XIV cartella
Roberto spiegò di aver contratto il debito con un pezzo grosso della malavita siciliana, quindi Karin non poteva che essere tra le grinfie dei suoi scagnozzi. Non era certo il caso di fare gli eroi...
Tanu ebbe la tentazione di sganciare un'altro siluro sul bel faccino del ragazzo: come poteva parlare di prudenza visto che era colpa sua se quei malavitosi avevano preso Karin? Solo l'immediato intervento di Angelo e Matteo evitò che i due rivali si azzuffassero di nuovo.
La rabbia di Tanu era certamente motivata, ma il suo piano impraticabile: qualcuno di loro doveva pedinare i rapitori per scoprire il loro covo, a questo punto, con un intervento alla Indiana Jones, avrebbero liberato Karin...
Insomma non restava che trovare il denaro e pagare!
Dato che Roberto era uno squattrinato, Tanu avrebbe provveduto a mettere insieme i dieci milioni; il ragazzo doveva solo aspettare che i rapitori lo contattassero per comunicargli le modalità dello scambio.
Il calzolaio non disponeva di tanto denaro, i suoi risparmi ammontavano al massimo a due o tre milioni; poteva sempre vendere la casa che aveva ereditato da sua zia Nunziata, ma quanto tempo sarebbe trascorso?
Sembrava tutto deciso, invece ognuno fece di testa propria. Roberto riprese a giocare d'azzardo: era convinto di poter vincere i dieci milioni, invece perse anche le cinquanta mila lire che gli restavano e contrasse un nuovo debito con uno strozzino. Tanu si appostò fuori dalla bisca per tenere sotto controllo gli sgherri del boss. Angelo si rivolse alla polizia. Matteo contattò un suo conoscente, ex poliziotto, che conduceva indagini private.
Intanto la povera Karin rimaneva rinchiusa chissà dove. La stanza era piccola e umida, forse si trattava di una cantina; una luce debolissima filtrava da una finestrella a lucernario. Ogni giorno qualcuno apriva appena un po' la porta e gettava dentro un sacchetto con del pane e poco altro.
Una sera Tanu rimase ore ed ore ad aspettare che il "padrino" e i suoi uscissero dalla bisca, ma l'attesa fu talmente lunga che si appisolò...
Ecco, quei mascalzoni uscivano semi-ubriachi. Parlavano di Karin usando un linguaggio scurrile. Tanu li seguì fino al loro covo. In preda alla rabbia, scese dall'auto e picchiò a sangue tutti i banditi. Karin, ormai libera, lo baciò con passione...
A questo punto si svegliò e capì di aver sognato. Con un simile blitz avrebbe sicuramente conquistato il cuore di Karin...e una pallottola in mezzo alla fronte.
31 maggio 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XV cartella
La misteriosa macchina sostò per un attimo davanti alla bottega, qualcuno scese e depositò un fagotto. Non appena i malviventi ripartirono, Roberto si precipitò a controllare che Karin stesse bene. Con sua grande sorpresa trovò una sorta di fantoccio di pezza e un biglietto con scritto: SEI CONTENTO DI RIAVERE LA TUA PUPA? Oltre al danno, anche la beffa: avevano sborsato venti milioni per uno spaventapasseri, e la povera ragazza era ancora nelle mani dei rapitori. Appena qualche minuto dopo arrivarono anche Tanu e i suoi amici; resisi conto dell' inganno, cominciarono a guardarsi intorno in cerca di indizi. Matteo sollevò il pupazzo e trovò una foto scattata con la Polaroid, era un po'scura, ma vi si distingueva il viso di Karin. Tanu fece luce con la lampada da tavolo: la poveretta era ritratta mentre dormiva accucciata nell' angolo di una stanza dalle pareti piene di muschio. Era sporca, dimagrita e aveva un'aria sofferente. Matteo lesse il messaggio che i rapitori avevano scritto sul retro della foto: LA TRATTIAMO COME SI MERITA! Tanu non seppe più dominarsi, cominciò a urlare e inveire contro chi gli aveva portato via la sua Karin. Roberto, ormai sopraffatto dal senso di colpa, abbracciò forte il fantoccio e scoppio in lacrime. Matteo cercava di calmarli entrambi.
Angelo si era armato di occhiali e continuava a scrutare l'istantanea, noncurante delle scene di isteria collettiva che avevano luogo intorno a lui. Ad un certo punto esclamò:- A biviratura da Santuzza! L'uomo lavorava per conto del comune da oltre vent'anni come addetto alla manutenzione, quindi conosceva tutte le strutture pubbliche del circondario; guardando bene la foto aveva individuato il luogo in cui era stata scattata. Si trattava di un vecchio acquedotto comunale ormai in disuso e, precisamente, della cisterna che veniva riempita in maggio per poter poi fronteggiare la siccità estiva. Angelo si tolse gli occhiali e, con il contegno di un luminare, spiegò di aver notato le incrostazioni di muschio provocate dall'acqua stagnante e, soprattutto, una porticina sospesa a parecchi metri da terra: si poteva scendere dentro la cisterna solo calando una scala.
Matteo e Angelo telefonarono alle mogli per avvisare del ritardo e le incaricarono di riferire tutto alla polizia;poi, insieme a Tanu.si diressero in macchina verso la contrada Santuzza. Roberto insistette per viaggiare da solo, con la sua auto: voleva assicurarsi che Karin fosse salva, poi sarebbe uscito dalla sua vita per sempre. Era imperdonabile che l'avesse messa in pericolo, se Tanu si fosse preso cura di lei, sarebbe stata al sicuro.
1 giugno 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XVI cartella
Roberto conservò uno straccio di dignità facendosi da parte senza piagnistei; certo gli dispiaceva aver perso la sua donna, ma forse era meglio così: una relazione seria implica delle responsabilità che il ragazzo non era affatto disposto ad assumersi, il suo menefreghismo aveva già fatto troppi danni. Del resto non andava via a bocca asciutta: approfittando del trambusto, era riuscito a prendere una manciata di soldi dalla borsa usata per lo scambio, prima che la polizia la recuperasse. L'arresto dei malviventi aveva di fatto estinto i suoi debiti, quindi la liberazione di Karin si era rivelata una liberazione anche per lui.
Matteo e Angelo erano un po' ammaccati, ma i medici assicurarono che si sarebbero ripresi presto.
Ovviamente Tanu era il più felice in assoluto: svegliarsi al mattino accanto alla donna che amava lo faceva sentire vivo, altro che "Tanu u muortu".
Anche Karin era felicissima. I giorni di prigionia le avevano permesso di riflettere sulla sua vita: troppo aveva sofferto, ora era tempo di essere felice...con Tanu, con lui sì che avrebbe potuto costruire una famiglia, altro che quello scavezzacollo di Roberto!
La bottega rimase chiusa finché la polizia terminò di fare i rilevamenti.
Il giorno della riapertura non si presentò nessun cliente. La ragione era facilmente intuibile: la pelle scura di Karin suscitava scandalo, soprattutto adesso che la ragazza non era più una semplice assistente. Tanu non voleva che la sua bella si sentisse in colpa e cercò giustificazioni alternative:- No tesoro mio, non è per il colore della tua pelle... questo è un paese piccolo, vanno tutti in chiesa... la convivenza è peccato. Vedrai che quando saremo sposati qui sarà un via vai continuo di gente. Anzi, sai che ti dico? Stasera stessa andiamo a messa e, appena finisce parliamo col prete. Perché noi ci vogliamo sposare, vero?
Karin era così felice per quell'insolita proposta di matrimonio che non pensò più ai clienti. Tanu invece ci pensava eccome: avrebbe formato una famiglia con la donna della sua vita, ma se i clienti non fossero tornati? Non si può certo campare d'amore!
Rimasto solo in bottega, il calzolaio decise di intraprendere la sua battaglia contro l'opinione pubblica. Si affacciò sull'uscio e saluto la vicina la quale gli rispose:- E mi pariva cosa di na sira, inveci intra sa misi a niura! Virgogna, uomu senza dignità! A niura si carricau, mancu se i nuostri fimmini s' avissiru finutu.
2 giugno 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XVII cartella
Tanu sapeva bene quanto aveva sofferto Karin, la sua vita era stata spesso funestata da improvvise disgrazie; esperienze simili temprano il carattere e impediscono di avere grilli per la testa. Ma la bella straniera era pur sempre una ragazza giovane, e forse un po' incosciente: poteva trovare la forza di lasciarsi alle spalle il passato e gustare a pieno la vita. Tanu, invece, era troppo segnato dalle esperienze; il dolore aveva finito per relegarlo alla condizione di esiliato dalla vita, solo sentimenti semplici come l'amicizia e l'amore gli avevano permesso di vincere la battaglia contro la solitudine. Dati simili presupposti, c'erano le condizioni per formare una nuova famiglia?
Karin comprendeva le perplessità del suo compagno, ma era convinta che la sua vita fosse con lui. Per rassicurarlo, volle presentargli i suoi fratelli: - Trascorreremo una serata in famiglia. Io inviterò i miei e tu inviterai i tuoi amici, così potremo anche ringraziarli per averci aiutati con i rapitori.
Quando Karin si recò a far visita ai suoi fratelli, trovò un'amara sorpresa: i tre ragazzi erano intenti a fare le valigie, e avevano già comprato i biglietti per l'Africa:- Parti con noi, la vita in un paese straniero è troppo difficile. La gente ci fa fare i lavori più umili e ci paga una miseria. Siamo stanchi di essere sfruttati. Guarda questi lividi: un gruppo di ragazzi mi hanno pestato a sangue perché una ragazzina bugiarda ha detto che la molestavo. Preferisco morire di fame nella mia terra, piuttosto che farmi umiliare in questo modo.
La ragazza non sapeva cosa rispondere. Vedeva la sofferenza negli occhi dei suoi fratelli e i segni dei patimenti fisici sulla loro pelle. In effetti non avevano tutti i torti: anche lei conosceva la discriminazione e i maltrattamenti; per non parlare dei pregiudizi che aveva suscitato la sua relazione con Tanu... Karin era veramente tentata dall'idea tornare a casa. Casa? Ma qual era ormai la sua casa? A sentire quella parola le veniva in mente solo la bottega da calzolaio, l'appartamentino e, soprattutto Tanu. "Casa" è il posto del cuore, dove ti senti amato, protetto, rispettato...e solo Tanu sapeva regalare a Karin queste sensazioni. No, non poteva partire! Anzi, doveva convincere anche i suoi fratelli a restare e chiedere aiuto a quelle persone buone che avevano già aiutato lei:- Tanu e i suoi amici non sono come gli altri. Non mi trattano da straniera. Hanno rischiato la vita per liberarmi. Fatevi aiutare, vi prego. Sapete cosa vi aspetta in Africa. Allora, rimanete?
3 giugno 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XVIII cartella
Tanu era visibilmente sconvolto. Aveva la fronte segnata da rivoli di sudore, le labbra arse, le guance infuocate, la schiena continuamente scossa da brividi.... Karin insistette per portargli la colazione a letto; vedendolo ancora in palese stato di agitazione, pensò che avesse la febbre. La ragazza appoggiò dolcemente le labbra sulle sue tempie:- No, temperatura regolare. Perché non mi dici cosa hai sognato?
Tanu non rispose nemmeno, ma la strinse forte forte a sé, come se avesse paura di non rivederla più. Per non turbarla, disse di non ricordare il suo incubo. Fece colazione in silenzio, senza mai lasciare la mano della sua bella. Si preparò in fretta e scese in bottega. Karin doveva parlargli, ma, visto che il suo compagno era così scosso, rimandò.
In bottega Tanu armeggiava distrattamente con chiodi, martelli, suole e più di una volta finì per assestarsi un bel colpo sul dito pollice, però gli ematomi non sembravano preoccuparlo: il dolore fisico era ben poca cosa se paragonato all'indefinito presentimento che lo agitava. Che si fosse trattato di un sogno premonitore? Personalmente non ne aveva mai fatti, ma quante volte, anche in bottega, aveva sentito qualcuno dire:- Precisu comu m'ava 'nzunnatu!- Oppure il problema era che ne avevano veramente viste troppe lui e Karin, perciò si era insinuata nel suo animo la paura che ogni attimo di pace presagisse una batosta peggiore delle precedenti. A conferma di questa fatalistica teoria c'era poi il ritardo di Karin: erano già le dieci e lei era ancora a casa, non aveva mai tardato così tanto. Che stesse male veramente? Si alzò deciso a raggiungerla, ma proprio in quell'istante la sua mano ambrata spinse la porta d'ingresso. La bella straniera avanzò nella stanza con passo deciso, accennando un sorrisetto malizioso. Tanu la prese fra le sue braccia e la strinse così forte che quasi la soffocava. Troppe stranezze: era il caso di raccontarle quel maledetto incubo. Karin ascoltava divertita il racconto concitato del calzolaio, quanto più lui si aiutava con la sua sicula mimica, tanto più lei rideva di gusto. Tanu non osò rimarcare la drammaticità del suo sogno: il sorriso di lei lo rassicurava. Trascinato dalla sua ilarità, disse:- Ridi eh? Tanuzzu si preoccupa per te e tu che fai? Ridi!
- Fai bene a preoccuparti sai? Le nausee mattutine mi distruggono. Tesoro, non sei contento che avremo un bambino?
A Tanu era bastata la parola nausea per rischiare l'infarto: col viso sbiancato, si era gettato sulla sedia e piangeva a dirotto. Karin temette per un attimo che quel figlio non fosse desiderato.
Il povero calzolaio, in preda a una specie di lucida follia, cominciò a dire: -Ci dobbiamo sposare subito, dobbiamo comprare la culla, devi farti confezionare l'abito da sposa... Mi sposo e divento pure papà!
I due futuri genitori si abbracciarono felici. Superata l'euforia del momento, iniziarono ad occuparsi seriamente dei preparativi per il matrimonio.
Ora sì che era tutto perfetto.
4 giugno 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XIX cartella
Ma Tanu sentiva che mancava ancora qualcosa perché la felicità della sua Karin fosse piena. Ebbe allora l'idea di portare in Italia la madre della ragazza, almeno per il giorno delle nozze. Però non sapeva come contattarla, né quali documenti occorressero per espatriare dall'Africa: si accordò segretamente con i fratelli di Karin che erano venuti in Italia assieme a lei e affidò ad uno di loro l' incaricò di andare a prendere la madre. Tanu poté addossarsi le spese del viaggio grazie all'eredità che gli aveva lasciato sua zia Nunziata. Il suo amico Matteo, si occupò degli oneri burocratici. Il tutto si svolse all'insaputa della futura sposa.
Karin era immensamente riconoscente nei confronti del suo amato e le dispiaceva moltissimo non poter contribuire, nemmeno in minima parte, alle spese per il matrimonio. Così decise di risparmiare sull'abito da sposa accontentandosi di un tailleur bianco. Tanu non volle sentire ragioni: era disposto a dar fondo ai risparmi di una vita purché il loro giorno fosse speciale. La giovane sposa confidò le sue preoccupazioni economiche alla moglie di Angelo la quale fu subito pronta ad aiutarla:- Prima che nascessero i miei figli, lavoravo come sarta (ed ero anche molto richiesta) poi con i bambini ho dovuto smettere. Ora che i ragazzi sono grandi ho pensato tante volte di ricominciare a cucire, ma ho finito sempre per rimandare... Questa è l'occasione buona per tornare a lavoro: domani andremo in città a comprare la stoffa e a scegliere il modello, poi ci penserò io a cucirti un abito meraviglioso che mi faccia buona pubblicità. Non dovrai nemmeno pagarmi: sarà il mio regalo di nozze!- Karin era commossa dall'accoglienza e dalla cordialità che le stavano dimostrando gli amici di Tanu ed era felice di poter contribuire, in qualche modo, a salvaguardare il bilancio familiare.
Come previsto, mentre la manifattura dell'abito da sposa procedeva speditamente, dall'Africa arrivò il prezioso dono di Tanu per la sua futura moglie. La madre di Karin fu felicissima di conoscere l'uomo che aveva ridato la gioia alla sua figliola e che aveva riunito una famiglia spezzata dalla miseria.
Il grande giorno era ormai alle porte.
5 giugno 2006
FAGONE AGATA
MATRICOLA: 646/000859
XX cartella
Il matrimonio della bella straniera e del calzolaio solitario fu un vero evento per il paese : tutti ormai conoscevano la loro storia e avevano superato ogni pregiudizio nei confronti di chi ha la pelle di un diverso colore. La chiesa quel giorno era stracolma di gente, fra invitati e curiosi; nelle prime file: i parenti di Karin e gli amici di Tanu con le rispettive famiglie.
Quando la sposa entrò in chiesa tutti si voltarono a guardarla: la pelle scura sposava meravigliosamente il bianco perlaceo dell'abito, i suoi occhi grandi e profondi scintillavano per la commozione, i setosi riccioli neri le scendevano giù lungo la schiena... sembrava quasi una di quelle bellissime principesse arabe di cui si favoleggia nei libri o nei films. Il pancione iniziava già a vedersi e Karin lo sfoggiava con disinvoltura, orgogliosa della sua maternità.
Tanu attendeva all'altare; la seguì con lo sguardo mentre percorreva la navata centrale e non appena gli fu accanto, la baciò dolcemente sulla guancia. Durante la cerimonia trattenne a stento la commozione: ancora non gli sembrava vero di poter coronare il suo sogno d'amore; tante ne avevano passate, lui e la sua sposa, ma adesso sarebbero stati insieme per sempre.
E giusto per non farsi mancare niente, ci fu anche l'intermezzo comico: al momento delle promesse, il celebrante chiamò Tanu col suo nome di battesimo, Karin si guardò intorno stupita, poi chiese candidamente:-Ma chi è Gaetano?- Mentre Tanu tentava di dominarsi per non prorompere in una fragorosa risata,il sacerdote intervenne prontamente a svelare l'arcano.
Lo scambio degli anelli fu suggellato dal primo scalciare del bambino che la sposa portava in grembo.
Roberto approfittò della confusione per assistere alla cerimonia senza essere visto: Karin aveva fatto la scelta giusta rimanendo con Tanu, si stavano regalando la felicità a vicenda. Il ragazzo non sentiva più alcun risentimento nei confronti del suo rivale, anzi gli era grato perché era solo grazie a lui se aveva scoperto cosa vuol dire amare veramente una persona.
