Troy
C'è stato un tempo di grandi eroi: il tempo del glorioso Achille, di Ettore domatore di cavalli, dell'astuto Odisseo e un tempo di donne bellissime per le quali muovere eserciti, di nobili ed epiche gesta. Peccato che, di tutto questo, nel film di Wolfgang Petersen rimanga ben poco. Liberamente ispirato a quella che fu l'Iliade di omerica memoria, Troy si concentra sulle gesta di Achille (Brad Pitt), terrore delle file nemiche, però riluttante a partecipare alla battaglia a causa di dissidi con il re Agamennone. Tra le mura di Troia invece Ettore (Eric Bana), consapevole dei limiti del proprio esercito cerca di mettere in salvo i propri cari e non teme di andare incontro al proprio destino. Tra storie d'amore, battaglie, duelli, intrighi, il celebre assedio si protrae fino all'esito che tutti conosciamo in cui l'astuzia di un uomo porta alla caduta di una città. L'unico fascino che può sprigionare questa pellicola però va attribuito a dei versi scritti quasi tremila anni fa. Le sue riflessioni sull'ambivalenza della guerra, sulla passione e sulla memoria infatti fanno da collante a quella che altrimenti sarebbe solo una sfilata di figurine e bei paesaggi. Perfetto dal punto di vista visivo, con scenografie maestose e magie effettistiche Troy non riesce a coinvolgere né a emozionare. Non si ride, non ci si commuove, e Troy rimane quello che è, un film di puro intrattenimento in cui gli unici forse a spiccare sono il re Priamo (Peter O'toole) e l'eroe troiano Ettore. Molta azione dunque e poco sentimento per quello che voleva essere l'erede dei peplum in voga negli anni 50'.