Ogni
epoca sogna quella successiva. Si apre con questa enigmatica frase l’ultimo
miracolo dell’animazione nipponica uscito dalle scuderie Gainax. Metropolis,
titolo di questa pellicola diretta da Rintaro, riporta in auge i
fasti e le miserie dell’altrettanto famoso Metropolis girato da Fritz Lang nel
27. Dopo quasi ottanta anni di silenzio la fenice sembra essere risorta dalle
sue ceneri. Moderna capitale del futuro, Metropolis è una città dalle architetture
avveniristiche dove gli uomini conducono una vita frenetica all’insegna del
dinamismo e della spensieratezza. Sul destino di Metropolis aleggia però lo
spettro della mitica città di Babilonia, l’ambizione umana infatti ha solo cambiato
nome e si chiama progresso. E in nome di questo tanto celebrato progresso gli
uomini hanno costruito la Ziggurat, un’enorme edificio che s’innalza orgogliosamente
a sfiorare il cielo, simbolo di potere e dominio,ma anche funesto presagio di
una tragica fine. Designato a regnare su questo impero è l’Essere Supremo, perfetto
connubio tra uomo e macchina che s’incarna nella piccola Tima, un androide dalle
fattezze umane, dolce ed eterea creatura alla ricerca della propria identità.
Al suo fianco, in questo viaggio alla scoperta di sé e delle proprie origini
attraverso le labirintiche strade di questa città, c’è il giovane Keinichi,
sensibile e coraggioso investigatore che proteggerà Tima dalle oscure trame
del Duca Red , signore della città, e di suo figlio Rock. E mentre fervono i
festeggiamenti per l’inaugurazione della Ziggurat, nei meandri di Metropolis
qualcuno tesse le fila della rivolta che promette di insanguinare la città.
I robot, da sempre discriminati dagli uomini di superficie che non vogliono
riconoscerli come loro pari e sottoposti alle angherie della temibile polizia
segreta,hanno deciso di ribellarsi. Il conflitto, come nel film di Lang, è inevitabile
.E’ impossibile non riconoscere in questi robot, che vestono come gli uomini,
che si comportano come loro, che hanno le loro stesse passioni, gli spettri
degli operai vestiti di nero della pellicola di Lang che sfilavano rigidi per
i lungi corridoi scuri della “vecchia” Metropolis a capo chino, sperando in
un impossibile riscatto. Ancora una volta è una donna,sospesa a metà tra essere
umano e macchina, ad essere motore dell’azione. Tima infatti, inconsapevole
strumento di distruzione, sfuggita ad ogni controllo, porta a compimento la
vendetta dei suoi simili, come l’”androide cattivo” che prende il posto dell’angelica
Maria nell’opera di Lang. Potrebbe essere la fine di tutto, se all’ultimo momento
un barlume improvviso di umanità non alimentasse la piccola fiammella d’amore
che ardeva nel cuore della piccola Tima. L’amicizia , la solidarietà di Keinichi
non sono andate perse e solo nel momento supremo Tima acquista la sua identità,che
la rende unica e inimitabile. E’ il cuore, quell’ingombrante fardello di sentimenti,
emozioni, passioni, che sopravvive alla distruzione e che Keinichi prende con
reverenza tra le sue mani. Forse non tutto è andato perduto,forse qualcosa,il
ricordo di chi non c’è più può ancora rivivere nelle persone che ci hanno voluto
bene. Ispirato al fumetto di Osamu Tezuka questo novello Metropolis si chiude
sulle note di “I can’t stop loving you” motivo centrale del film che testimonia
come sul futuro spiri un vento che proviene dal passato. Tutto si ripete.