Alla conferenza di Andrea Pezzi c’erano più persone del solito,ho pensato:”…chissà perché la gente crede che i personaggi famosi abbiano sempre qualcosa di interessante da dire?”.Ma in fondo ero lì anch’io e,ammetto, più per curiosità che per necessità! Credo che Pezzi si inserisca in quella categoria di personaggi che sono famosi senza un motivo preciso, quelli che hanno la fortuna di lavorare in un programma troppo popolare tra i giovani indipendentemente dal livello di intelligenza del programma stesso. Quelli, insomma, che sono conosciuti più per la bella faccia che per quello che fanno:praticamente un buffone. Puro materiale televisivo a disposizione del divertimento umano. La cosa interessante è stata scoprire che dietro a quella bella faccia non c’era uno stupido, ma una persona molto determinata, che sa quello che vuole e lo fa per un interesse(altrimenti non farebbe televisione!).Non è stata una conferenza tradizionale, dove ascolti interessato e prendi appunti, oppure dove ascolti, ti annoi, e pensi ad altro per non addormentarti.Io la definirei sconvolgente: non c’era una cosa che diceva per cui essere d’accordo, ma cavolo, erano cose che avevano senso, che esistevano, che potevano funzionare, ma come?Sono uscita con un punto interrogativo sulla fronte:mi aveva messo in crisi!Parlava di come nel mondo della televisione e della comunicazione in generale ci fosse bisogno di flessibilità, intesa come capacità di adattarsi ai diversi ambienti,una sorte di selezione naturale darwiniana, soprattutto applicata alle opinioni.In pratica chi vuole far televisione dovrebbe cercare di adattarsi alle opinioni altrui,non facendo trasparire la propria personalità (appunto flessibile) e soprattutto non manifestare i propri credo, le proprie convinzioni o dogmi personali, per evitare qualsiasi forma di fossilizzazione e poi estinzione dagli schermi, il tutto cercando di non cadere comunque in uno squallido qualunquismo. Certo una filosofia di questo genere può funzionare per assicurarsi lavoro,che, come quello televisivo,è garantito soprattutto da circoli di conoscenze e interessi,ma un buon comunicatore quale deve essere un presentatore o un qualsiasi mediatore di comunicazione ha le sue basi nella stima e nella fiducia del suo pubblico.Il pubblico deve credere a quello che dice un buon comunicatore, altrimenti fallirebbe anche solo il presupposto dell’ascolto,cioè la base di qualsiasi discorso, anche fatto attraverso i media, soprattutto in questa società dove il è il pubblico stesso a dettare le regole del gioco nel senso che è molto più selettivo nella scelta delle informazioni e del mezzo e del programma che le veicola. Con questi suoi discorsi sulla flessibilità mi ha fatto notare come le persone abbiano bisogno di inquadrare chi ci sta di fronte entro schemi precostituiti, non solo in termini di pregiudizi,ma proprio una sorta di catalogazione per scomparti, derivante dal modo di presentarsi, di porsi, di pensare e agire, che sta alla base di qualsiasi rapporto umano.Ogni civiltà,ogni epoca ha i suoi memi, mattoni di conoscenza e tradizione che insieme costituiscono il nostro muro di certezze (e di giudizi),e ci aiutano nel duro lavoro di identificazione dei nostri simili. Se non riusciamo a classificare chi abbiamo di fronte non riusciamo ad entrare in contatto con lui.Questo è il suo concetto di flessibilità, o meglio, ciò che lui ha detto…perché proprio per questa sacro santa verità noi, o meglio io,non sono stata in grado di capire il suo scheletro, com’è, cosa pensava veramente e quindi non sono riuscita a farmi convincere.Evidentemente con le altre persone questa sua teoria della flessibilità ha funzionato, cioè gli ha permesso di far carriera e fama, ma dal punto di vista della comunicazione diventa un fantoccio!Che credibilità dai a qualcuno che la pensa come te solo quando ti è di fronte?Ma soprattutto che garanzia dai ad un pubblico televisivo se non trasmetti come sei, e un po’ di credibilità,non tanto in quello che fai,ma almeno nell’apparire?Forse lui è stato molto bravo a farsi paladino di una falsa spontaneità che dimostrava sia in tv che di fronte a me.Resta il fatto che anche se è riuscito a farmi riflettere non è riuscito a “farmi bere” la sua bella teoria e chissà,magari avrò occasione in futuro di poter approfondire con lui il discorso…e poi vi dirò chi aveva ragione! Sig.na Prym
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