Tesi sulle condizioni di ammissione alla Internazionale Comunista
(Approvate dal
2 � Congresso dell'Internazionale Comunista Mosca 29-30 luglio 1920)
Il primo congresso dell'Internazionale comunista non ha
fissato condizioni precise per l'ammissione alla III� Internazionale. Fino al momento
della convocazione del I Congresso, nella maggioranza dei paesi esistevano soltanto
tendenze e gruppi comunisti.
Il II Congresso dell'Internazionale comunista si
riunisce in altre condizioni. Nella maggioranza dei paesi esistono oggi non solo correnti
e tendenze comuniste ma partiti e organizzazioni comunisti.
All'Internazionale comunista si rivolgono spesso
partiti e gruppi che ancora poco tempo fa appartenevano alla II� Internazionale e ora
vogliono aderire all'Internazionale comunista, ma che non sono ancora di fatto comunisti.
La II� Internazionale � definitivamente sconfitta, e i partiti intermedi e i gruppi del
"centro", consapevoli della situazione disperata in cui viveva la II�
Internazionale, tentano di appoggiarsi all'Internazionale comunista, che si rafforza
sempre pi�; ma sperano di conservare una "autonomia" che permetta a loro di
continuare nell'antica politica opportunistica e "di centro". L'Internazionale
comunista sta in una certa misura diventando di moda.
Il desiderio di alcuni gruppi dirigenti di aderire
all'Internazionale comunista conferma indirettamente che questa si � conquistata la
simpatia della stragrande maggioranza degli operai coscienti di tutto il mondo, e che
diviene una forza di giorno in giorno crescente.
L'Internazionale comunista � minacciata dal pericolo
di essere inquinata da elementi oscillanti e irrisoluti che non si sono ancora
definitivamente spogliati dell'ideologia della II� Internazionale socialdemocratica.
Rimane inoltre fino ad oggi in alcuni grandi partiti
(Italia, Svezia, Norvegia, Jugoslavia ecc.) la cui maggioranza condivide i principi del
comunismo, una rilevante ala riformista e socialpacifista, che aspetta solo l'occasione
per risollevare il capo, iniziare il sabotaggio attivo della rivoluzione proletaria, e
cosi venire in aiuto della borghesia e della II� Internazionale.
Nessun comunista deve dimenticare gli insegnamenti
della Repubblica dei consigli di Ungheria. Troppo cara � costata al proletariato
ungherese la fusione dei comunisti magiari con socialdemocratici cosiddetti "di
sinistra".
Il II Congresso dell'Internazionale
comunista reputa quindi necessario fissare col massimo rigore le condizioni di ammissione
di nuovi partiti, e richiamare i partiti gi� ammessi all'Internazionale comunista agli
obblighi loro imposti.
Il II Congresso dell'Internazionale
comunista formula le seguenti condizioni di appartenenza all'Internazionale comunista:
1. Tutta la propaganda e agitazione
deve avere carattere realmente comunista e corrispondere al programma e ai deliberati
dell'Internazionale comunista. Tutti gli organi di stampa del partito devono essere
diretti da comunisti fidati che abbiano dato prova della loro dedizione alla causa del
proletariato. Della dittatura del proletariato non bisogna parlare unicamente come di una
formula trita imparata a memoria, ma bisogna propagandarla in modo che ogni semplice
operaio, ogni operaia ogni contadino ne comprendano la necessit� dai fatti stessi della
vita quotidiana che la nostra stampa deve sistematicamente osservare e utilizzare giorno
per giorno.
La stampa periodica e non periodica
e tutte le case editrici del partito devono essere interamente sottoposte alla direzione
del partito a prescindere dal fatto che in un dato momento il partito nel suo insieme sia
legale od illegale. � inammissibile che le case editrici del partito abusino della loro
autonomia e conducano una politica non del tutto conforme a quella del partito.
Nelle colonne dei giornali, nei
comizi, nei sindacati, nelle cooperative - dovunque i militanti dell'Internazionale
comunista abbiano accesso - � necessario stigmatizzare sistematicamente e spietatamente
non solo la borghesia, ma i suoi manutengoli, i riformisti di tutte le sfumature
2. Ogni organizzazione che voglia
aderire all'Internazionale comunista deve allontanare metodicamente e sistematicamente da
tutti i posti pi� o meno responsabili del movimento operaio (organizzazioni di partito,
redazioni, sindacati, gruppi parlamentari, cooperative, amministrazioni comunali) i
riformisti socialdemocratici e sostituirli con comunisti provati, senza preoccuparsi
se, soprattutto in un primo tempo, operai semplici subentrino a opportunisti
"esperti".
3. In quasi tutti i paesi
dell'Europa e d'America la lotta di classe sta entrando nella fase della guerra civile. In
tali condizioni, i comunisti non possono avere alcuna fiducia nella legalit� borghese.
Essi hanno l'obbligo di creare dovunque un apparato clandestino parallelo che nel momento
decisivo aiuti il partito a compiere il suo dovere verso la rivoluzione. In tutti i paesi
nei quali, in seguito allo stato d'assedio e alle leggi eccezionali, i comunisti non hanno
la possibilit� di svolgere legalmente tutto il loro lavoro, la combinazione
dell'attivit� legale con quella illegale � assolutamente necessaria.
4. L'obbligo di diffondere le idee
comuniste include il particolare obbligo di un'energica e sistematica propaganda
nell'esercito. Dove questa agitazione � ostacolata da leggi eccezionali, bisogna condurla
illegalmente. La rinuncia a un tale lavoro equivarrebbe a tradimento del dovere
rivoluzionario, e sarebbe inconciliabile con l'appartenenza all'Internazionale comunista.
5. � necessaria una sistematica e
costante agitazione nelle campagne. La classe operaia non pu� vincere se non ha dietro di
s� i proletari agricoli e almeno una parte dei contadini pi� poveri, e se non si �
assicurata con la sua politica la neutralit� di una parte della restante popolazione
rurale. Il lavoro comunista nelle campagne assume oggi un'importanza primaria. Esso deve
essere svolto prevalentemente per mezzo di operai rivoluzionari dell'industria e
dell'agricoltura, che abbiano relazioni con le campagne. La rinuncia a questo lavoro o la
sua consegna in mani infide e semiriformistiche equivale a una rinuncia alla rivoluzione
proletaria.
6. Ogni partito che desideri
appartenere all'Internazionale comunista � tenuto a smascherare non solo il
socialpatriottismo aperto, ma anche l'insincerit� e l'ipocrisia del socialpacifismo, a
dimostrare sistematicamente agli operai che, senza l'abbattimento rivoluzionario del
capitalismo, nessuna corte arbitrale internazionale, nessun accordo sulla limitazione
degli armamenti, nessuna riorganizzazione in senso "democratico" della Societ�
delle Nazioni, sar� in grado di impedire nuove guerre imperialistiche.
7. I partiti che desiderino
appartenere all'Internazionale comunista sono tenuti a riconoscere la completa rottura col
riformismo e con la politica del "centro", e a propagandare questa rottura nella
pi� vasta cerchia di militanti. Senza di ci� � impossibile una politica comunista
conseguente.
L'Internazionale comunista esige
incondizionatamente e in forma ultimativa l'attuazione nel pi� breve tempo possibile di
questa rottura. L'Internazionale comunista non pu� tollerare che socialdemocratici notori
quali Turati, Modigliani, Kautsky, Hillquit, Longuet, MacDonald ecc., abbiano diritto di
passare per membri dell'Internazionale comunista. Ci� avrebbe il solo effetto che
l'Internazionale comunista assomiglierebbe in larga misura alla defunta II�
Internazionale.
8. Nella questione delle colonie e
delle nazioni oppresse, un atteggiamento particolarmente chiaro e definito � necessario
nei partiti dei paesi la cui borghesia possiede colonie e opprime altre nazioni. Ogni
partito che voglia appartenere all'Internazionale comunista deve smascherare le malefatte
dei "propri" imperialisti nelle colonie, appoggiare ogni movimento di
liberazione nelle colonie non a parole ma nei fatti, esigere la cacciata da queste colonie
degli imperialisti della propria nazione, alimentare nei cuori degli operai metropolitani
sentimenti veramente fraterni per la popolazione lavoratrice delle colonie e per le
nazionalit� oppresse, e svolgere tra le truppe del proprio paese un'agitazione
sistematica contro ogni oppressione dei popoli coloniali.
9. Ogni partito che desidera
appartenere all'Internazionale comunista deve svolgere sistematicamente e costantemente
un'attivit� comunista in seno ai sindacati, ai consigli operai e di fabbrica, alle
cooperative ed a altre organizzazioni operaie di massa, all'interno delle quali �
necessario organizzare cellule comuniste che, con un lavoro tenace e perseverante,
guadagnino i sindacati ecc. alla causa del comunismo. Le cellule, nel loro lavoro
quotidiano, sono tenute a smascherare dovunque il tradimento dei socialpatrioti e le
esitazioni. Le cellule comuniste devono essere interamente subordinate al partito nel suo
insieme.
10. Ogni partito appartenente
all'Internazionale comunista � tenuto a condurre una lotta accanita contro
l'"Internazionale" di Amsterdam dei sindacati gialli. Esso deve propagandare con
la massima energia, fra gli operai sindacalmente organizzati, la necessit� della rottura
con l'Internazionale gialla di Amsterdam, e appoggiare con ogni mezzo la nascente
associazione internazionale dei sindacati rossi che aderiscono all'Internazionale
comunista.
11. I partiti che vogliono
appartenere all'Internazionale comunista sono tenuti a sottoporre a revisione gli
effettivi dei loro gruppi parlamentari, a eliminare tutti gli elementi infidi, a
subordinare questi gruppi non solo a parole ma nei fatti agli organi del partito, esigendo
da ogni singolo deputato comunista che subordini tutta la sua attivit� agli interessi di
una propaganda e agitazione veramente rivoluzionaria.
12. I partiti appartenenti
all'Internazionale comunista devono essere costituiti sulla base del
"centralismo" democratico. Nell'epoca attuale di guerra civile inasprita, il
partito comunista potr� assolvere la sua missione solo se sar� organizzato nel modo il
pi� possibile centralizzato, se in esso viger� una disciplina di ferro, e se il centro
del partito, sorretto dalla fiducia degli iscritti, sar� dotato di pieni poteri e
autorit� e delle pi� vaste competenze.
13. I partiti comunisti dei paesi in
cui i comunisti svolgono legalmente il loro lavoro, devono procedere a epurazioni
periodiche (nuove registrazioni) degli iscritti alle loro organizzazioni per liberare
sistematicamente il partito degli elementi socialdemocratici piccolo-borghesi in esso
insinuatisi.
14. Ogni partito che desideri
appartenere all'Internazionale comunista ha il dovere di aiutare senza riserve ogni
repubblica sovietica nella sua lotta contro le forze controrivoluzionarie. I partiti
comunisti devono svolgere una propaganda incessante per impedire il trasporto di munizioni
destinate ai nemici delle repubbliche sovietiche, e condurre con tutti i mezzi una
propaganda legale od illegale fra le truppe mandate a strangolare le repubbliche operaie,
ecc.
15. I partiti che finora hanno
conservato il loro vecchio programma socialdemocratico hanno l'obbligo di modificarlo nel
pi� breve tempo possibile, e di elaborare, in corrispondenza alle particolari condizioni
del loro paese, un nuovo programma comunista nel senso dei deliberati dell'Internazionale
comunista. Di regola, il programma di ogni partito appartenente all'Internazionale
comunista deve essere convalidato dal congresso ordinario dell'Internazionale comunista o
dal suo Comitato esecutivo. In caso di mancata convalida del programma di un partito ad
opera del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista, il partito in questione ha
diritto di appellarsi al congresso dell'Internazionale comunista.
16. Tutti i deliberati dei congressi
dell'Internazionale comunista come pure quelli del suo Comitato esecutivo, sono
impegnativi per tutti i partiti appartenenti all'Internazionale comunista.
L'Internazionale comunista, che opera nelle condizioni della pi� aspra guerra civile,
deve essere costituita in modo assai pi� centralizzato di quanto non lo fosse la II�
Internazionale. Naturalmente, in tutta la loro attivit�, l'Internazionale comunista e il
suo Comitato esecutivo devono tener conto delle diverse condizioni in cui i singoli
partiti devono combattere e lavorare, e prendere decisioni di validit� generale solo
nelle questioni in cui esse sono possibili.
17. In relazione a quanto precede, i
partiti che vogliono appartenere all'Internazionale comunista devono cambiare il loro
nome. Ogni partito che intenda aderire all'Internazionale comunista deve portare il
nome Partito comunista del tal paese (sezione dell'Internazionale comunista). La
questione del nome non � soltanto formale, ma � una questione politica di grande
importanza. L'Internazionale comunista ha dichiarato guerra all'intero mondo borghese e a
tutti i partiti socialdemocratici gialli. � quindi necessario che per ogni semplice
lavoratore sia chiara la differenza fra i partiti comunisti e i vecchi partiti
socialdemocratici ufficiali, che hanno tradito la bandiera della rivoluzione per il
riformismo socialdemocratico borghese.
18. Tutti i principali organi di
stampa dei partiti di ogni paese hanno l'obbligo di pubblicare tutti i documenti ufficiali
importanti del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista.
19. Tutti i partiti appartenenti
all'Internazionale comunista o che hanno chiesto di aderirvi sono tenuti a convocare il
pi� rapidamente possibile, ma al pi� tardi quattro mesi dopo il II Congresso
dell'Internazionale comunista, un congresso straordinario per esaminare tutte queste
condizioni. Gli organi centrali devono aver cura che i deliberati del II Congresso
dell'Internazionale comunista siano portati a conoscenza di tutte le sezioni.
20. I partiti che vogliono aderire
all'Internazionale comunista, ma non hanno ancora cambiato radicalmente la tattica finora
seguita, devono provvedere, prima dell'ammissione all'Internazionale comunista, affinch�
non meno di due terzi del loro comitato centrale e di tutti i pi� importanti organi
centrali siano composti di compagni che prima del II Congresso si sono pubblicamente e
inequivocabilmente dichiarati per l'adesione all'Internazionale comunista. Sono ammesse
eccezioni soltanto con l'approvazione del Comitato esecutivo dell'Internazionale
Comunista. L'Esecutivo dell'Internazionale comunista ha il diritto di fare eccezioni anche
per i rappresentanti della tendenza di "centro" menzionati al punto 7.
21. Gli iscritti al partito che
respingono per principio le condizioni e le tesi formulate dall'Internazionale comunista
devono essere espulsi.
La stessa cosa vale, in particolare,
per i delegati al congresso straordinario.
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Terza Internazionale Comunista
1� Congresso - marzo 1919
TESI SULLA DEMOCRAZIA BORGHESE E LA
DITTATURA DEL PROLETARIATO
1. Lo sviluppo del movimento comunista rivoluzionario del
proletariato in tutti i paesi ha suscitato gli sforzi convulsi della borghesia e dei suoi
agenti nelle organizzazioni operaie al fine di trovare gli argomenti politici e ideologici
per difendere il dominio degli sfruttatori. Tra questi argomenti vengono messi in
particolare rilievo la condanna della dittatura e la difesa della democrazia. La falsit�
e lipocrisia di questargomentazione, ripetuta in tutti i toni sulla
stampa borghese e alla conferenza dellInternazionale gialla, tenutasi a Berna
nel febbraio 1919, sono evidenti per chiunque non voglia tradire i postulati fondamentali
del comunismo.
2. Prima di tutto, in questargomentazione, si
opera con i concetti di �democrazia in generale� e di �dittatura in generale�, senza
che ci si domandi di quale classe si tratta. Impostare cos� il problema, la di fuori o al
di sopra delle classi, come si trattasse di tutto il popolo, significa semplicemente
prendersi gioco della dottrina fondamentale del comunismo, cio� appunto della dottrina
della lotta di classe, che viene riconosciuta a parole ma dimenticata nei fatti da quei
socialisti democratici che sono passati alla borghesia. In effetti, in nessun paese
civile capitalistico esiste la �democrazia in generale�, ma esiste soltanto la
democrazia borghese, e la dittatura di cui si parla non � la �dittatura in generale�,
ma la dittatura del partito della classe oppressa, cio� del proletariato, sugli
oppressori e sugli sfruttatori, cio� sulla borghesia, allo scopo di spezzare la
resistenza che gli sfruttatori oppongono nella lotta per il loro dominio.
3. La storia insegna che nessuna classe oppressa � mai
giunta e ha potuto accedere al dominio senza attraversare un periodo di dittatura, cio�
di conquista del potere politico e di repressione violenta della resistenza pi� furiosa,
pi� disperata, che non arretra dinanzi a nessun delitto.
Lenin |