INTERNAZIONALE COMUNISTA
i 21 punti di Lenin

 

Tesi sulle condizioni di ammissione  alla Internazionale Comunista

 

(Approvate dal 2 ° Congresso dell'Internazionale Comunista Mosca 29-30 luglio 1920)

 

 

Il primo congresso dell'Internazionale comunista non ha fissato condizioni precise per l'ammissione alla IIIª Internazionale. Fino al momento della convocazione del I Congresso, nella maggioranza dei paesi esistevano soltanto tendenze e gruppi comunisti.

Il II Congresso dell'Internazionale comunista si riunisce in altre condizioni. Nella maggioranza dei paesi esistono oggi non solo correnti e tendenze comuniste ma partiti e organizzazioni comunisti.

All'Internazionale comunista si rivolgono spesso partiti e gruppi che ancora poco tempo fa appartenevano alla IIª Internazionale e ora vogliono aderire all'Internazionale comunista, ma che non sono ancora di fatto comunisti. La IIª Internazionale è definitivamente sconfitta, e i partiti intermedi e i gruppi del "centro", consapevoli della situazione disperata in cui viveva la IIª Internazionale, tentano di appoggiarsi all'Internazionale comunista, che si rafforza sempre più; ma sperano di conservare una "autonomia" che permetta a loro di continuare nell'antica politica opportunistica e "di centro". L'Internazionale comunista sta in una certa misura diventando di moda.

Il desiderio di alcuni gruppi dirigenti di aderire all'Internazionale comunista conferma indirettamente che questa si è conquistata la simpatia della stragrande maggioranza degli operai coscienti di tutto il mondo, e che diviene una forza di giorno in giorno crescente.

L'Internazionale comunista è minacciata dal pericolo di essere inquinata da elementi oscillanti e irrisoluti che non si sono ancora definitivamente spogliati dell'ideologia della IIª Internazionale socialdemocratica.

Rimane inoltre fino ad oggi in alcuni grandi partiti (Italia, Svezia, Norvegia, Jugoslavia ecc.) la cui maggioranza condivide i principi del comunismo, una rilevante ala riformista e socialpacifista, che aspetta solo l'occasione per risollevare il capo, iniziare il sabotaggio attivo della rivoluzione proletaria, e cosi venire in aiuto della borghesia e della IIª Internazionale.

Nessun comunista deve dimenticare gli insegnamenti della Repubblica dei consigli di Ungheria. Troppo cara è costata al proletariato ungherese la fusione dei comunisti magiari con socialdemocratici cosiddetti "di sinistra".

Il II Congresso dell'Internazionale comunista reputa quindi necessario fissare col massimo rigore le condizioni di ammissione di nuovi partiti, e richiamare i partiti già ammessi all'Internazionale comunista agli obblighi loro imposti.

Il II Congresso dell'Internazionale comunista formula le seguenti condizioni di appartenenza all'Internazionale comunista:

1. Tutta la propaganda e agitazione deve avere carattere realmente comunista e corrispondere al programma e ai deliberati dell'Internazionale comunista. Tutti gli organi di stampa del partito devono essere diretti da comunisti fidati che abbiano dato prova della loro dedizione alla causa del proletariato. Della dittatura del proletariato non bisogna parlare unicamente come di una formula trita imparata a memoria, ma bisogna propagandarla in modo che ogni semplice operaio, ogni operaia ogni contadino ne comprendano la necessità dai fatti stessi della vita quotidiana che la nostra stampa deve sistematicamente osservare e utilizzare giorno per giorno.

La stampa periodica e non periodica e tutte le case editrici del partito devono essere interamente sottoposte alla direzione del partito a prescindere dal fatto che in un dato momento il partito nel suo insieme sia legale od illegale. È inammissibile che le case editrici del partito abusino della loro autonomia e conducano una politica non del tutto conforme a quella del partito.

Nelle colonne dei giornali, nei comizi, nei sindacati, nelle cooperative - dovunque i militanti dell'Internazionale comunista abbiano accesso - è necessario stigmatizzare sistematicamente e spietatamente non solo la borghesia, ma i suoi manutengoli, i riformisti di tutte le sfumature

2. Ogni organizzazione che voglia aderire all'Internazionale comunista deve allontanare metodicamente e sistematicamente da tutti i posti più o meno responsabili del movimento operaio (organizzazioni di partito, redazioni, sindacati, gruppi parlamentari, cooperative, amministrazioni comunali) i riformisti socialdemocratici e sostituirli con comunisti provati, senza preoccuparsi se, soprattutto in un primo tempo, operai semplici subentrino a opportunisti "esperti".

3. In quasi tutti i paesi dell'Europa e d'America la lotta di classe sta entrando nella fase della guerra civile. In tali condizioni, i comunisti non possono avere alcuna fiducia nella legalità borghese. Essi hanno l'obbligo di creare dovunque un apparato clandestino parallelo che nel momento decisivo aiuti il partito a compiere il suo dovere verso la rivoluzione. In tutti i paesi nei quali, in seguito allo stato d'assedio e alle leggi eccezionali, i comunisti non hanno la possibilità di svolgere legalmente tutto il loro lavoro, la combinazione dell'attività legale con quella illegale è assolutamente necessaria.

4. L'obbligo di diffondere le idee comuniste include il particolare obbligo di un'energica e sistematica propaganda nell'esercito. Dove questa agitazione è ostacolata da leggi eccezionali, bisogna condurla illegalmente. La rinuncia a un tale lavoro equivarrebbe a tradimento del dovere rivoluzionario, e sarebbe inconciliabile con l'appartenenza all'Internazionale comunista.

5. È necessaria una sistematica e costante agitazione nelle campagne. La classe operaia non può vincere se non ha dietro di sé i proletari agricoli e almeno una parte dei contadini più poveri, e se non si è assicurata con la sua politica la neutralità di una parte della restante popolazione rurale. Il lavoro comunista nelle campagne assume oggi un'importanza primaria. Esso deve essere svolto prevalentemente per mezzo di operai rivoluzionari dell'industria e dell'agricoltura, che abbiano relazioni con le campagne. La rinuncia a questo lavoro o la sua consegna in mani infide e semiriformistiche equivale a una rinuncia alla rivoluzione proletaria.

6. Ogni partito che desideri appartenere all'Internazionale comunista è tenuto a smascherare non solo il socialpatriottismo aperto, ma anche l'insincerità e l'ipocrisia del socialpacifismo, a dimostrare sistematicamente agli operai che, senza l'abbattimento rivoluzionario del capitalismo, nessuna corte arbitrale internazionale, nessun accordo sulla limitazione degli armamenti, nessuna riorganizzazione in senso "democratico" della Società delle Nazioni, sarà in grado di impedire nuove guerre imperialistiche.

7. I partiti che desiderino appartenere all'Internazionale comunista sono tenuti a riconoscere la completa rottura col riformismo e con la politica del "centro", e a propagandare questa rottura nella più vasta cerchia di militanti. Senza di ciò è impossibile una politica comunista conseguente.

L'Internazionale comunista esige incondizionatamente e in forma ultimativa l'attuazione nel più breve tempo possibile di questa rottura. L'Internazionale comunista non può tollerare che socialdemocratici notori quali Turati, Modigliani, Kautsky, Hillquit, Longuet, MacDonald ecc., abbiano diritto di passare per membri dell'Internazionale comunista. Ciò avrebbe il solo effetto che l'Internazionale comunista assomiglierebbe in larga misura alla defunta IIª Internazionale.

8. Nella questione delle colonie e delle nazioni oppresse, un atteggiamento particolarmente chiaro e definito è necessario nei partiti dei paesi la cui borghesia possiede colonie e opprime altre nazioni. Ogni partito che voglia appartenere all'Internazionale comunista deve smascherare le malefatte dei "propri" imperialisti nelle colonie, appoggiare ogni movimento di liberazione nelle colonie non a parole ma nei fatti, esigere la cacciata da queste colonie degli imperialisti della propria nazione, alimentare nei cuori degli operai metropolitani sentimenti veramente fraterni per la popolazione lavoratrice delle colonie e per le nazionalità oppresse, e svolgere tra le truppe del proprio paese un'agitazione sistematica contro ogni oppressione dei popoli coloniali.

9. Ogni partito che desidera appartenere all'Internazionale comunista deve svolgere sistematicamente e costantemente un'attività comunista in seno ai sindacati, ai consigli operai e di fabbrica, alle cooperative ed a altre organizzazioni operaie di massa, all'interno delle quali è necessario organizzare cellule comuniste che, con un lavoro tenace e perseverante, guadagnino i sindacati ecc. alla causa del comunismo. Le cellule, nel loro lavoro quotidiano, sono tenute a smascherare dovunque il tradimento dei socialpatrioti e le esitazioni. Le cellule comuniste devono essere interamente subordinate al partito nel suo insieme.

10. Ogni partito appartenente all'Internazionale comunista è tenuto a condurre una lotta accanita contro l'"Internazionale" di Amsterdam dei sindacati gialli. Esso deve propagandare con la massima energia, fra gli operai sindacalmente organizzati, la necessità della rottura con l'Internazionale gialla di Amsterdam, e appoggiare con ogni mezzo la nascente associazione internazionale dei sindacati rossi che aderiscono all'Internazionale comunista.

11. I partiti che vogliono appartenere all'Internazionale comunista sono tenuti a sottoporre a revisione gli effettivi dei loro gruppi parlamentari, a eliminare tutti gli elementi infidi, a subordinare questi gruppi non solo a parole ma nei fatti agli organi del partito, esigendo da ogni singolo deputato comunista che subordini tutta la sua attività agli interessi di una propaganda e agitazione veramente rivoluzionaria.

12. I partiti appartenenti all'Internazionale comunista devono essere costituiti sulla base del "centralismo" democratico. Nell'epoca attuale di guerra civile inasprita, il partito comunista potrà assolvere la sua missione solo se sarà organizzato nel modo il più possibile centralizzato, se in esso vigerà una disciplina di ferro, e se il centro del partito, sorretto dalla fiducia degli iscritti, sarà dotato di pieni poteri e autorità e delle più vaste competenze.

13. I partiti comunisti dei paesi in cui i comunisti svolgono legalmente il loro lavoro, devono procedere a epurazioni periodiche (nuove registrazioni) degli iscritti alle loro organizzazioni per liberare sistematicamente il partito degli elementi socialdemocratici piccolo-borghesi in esso insinuatisi.

14. Ogni partito che desideri appartenere all'Internazionale comunista ha il dovere di aiutare senza riserve ogni repubblica sovietica nella sua lotta contro le forze controrivoluzionarie. I partiti comunisti devono svolgere una propaganda incessante per impedire il trasporto di munizioni destinate ai nemici delle repubbliche sovietiche, e condurre con tutti i mezzi una propaganda legale od illegale fra le truppe mandate a strangolare le repubbliche operaie, ecc.

15. I partiti che finora hanno conservato il loro vecchio programma socialdemocratico hanno l'obbligo di modificarlo nel più breve tempo possibile, e di elaborare, in corrispondenza alle particolari condizioni del loro paese, un nuovo programma comunista nel senso dei deliberati dell'Internazionale comunista. Di regola, il programma di ogni partito appartenente all'Internazionale comunista deve essere convalidato dal congresso ordinario dell'Internazionale comunista o dal suo Comitato esecutivo. In caso di mancata convalida del programma di un partito ad opera del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista, il partito in questione ha diritto di appellarsi al congresso dell'Internazionale comunista.

16. Tutti i deliberati dei congressi dell'Internazionale comunista come pure quelli del suo Comitato esecutivo, sono impegnativi per tutti i partiti appartenenti all'Internazionale comunista. L'Internazionale comunista, che opera nelle condizioni della più aspra guerra civile, deve essere costituita in modo assai più centralizzato di quanto non lo fosse la IIª Internazionale. Naturalmente, in tutta la loro attività, l'Internazionale comunista e il suo Comitato esecutivo devono tener conto delle diverse condizioni in cui i singoli partiti devono combattere e lavorare, e prendere decisioni di validità generale solo nelle questioni in cui esse sono possibili.

17. In relazione a quanto precede, i partiti che vogliono appartenere all'Internazionale comunista devono cambiare il loro nome. Ogni partito che intenda aderire all'Internazionale comunista deve portare il nome Partito comunista del tal paese (sezione dell'Internazionale comunista). La questione del nome non è soltanto formale, ma è una questione politica di grande importanza. L'Internazionale comunista ha dichiarato guerra all'intero mondo borghese e a tutti i partiti socialdemocratici gialli. È quindi necessario che per ogni semplice lavoratore sia chiara la differenza fra i partiti comunisti e i vecchi partiti socialdemocratici ufficiali, che hanno tradito la bandiera della rivoluzione per il riformismo socialdemocratico borghese.

18. Tutti i principali organi di stampa dei partiti di ogni paese hanno l'obbligo di pubblicare tutti i documenti ufficiali importanti del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista.

19. Tutti i partiti appartenenti all'Internazionale comunista o che hanno chiesto di aderirvi sono tenuti a convocare il più rapidamente possibile, ma al più tardi quattro mesi dopo il II Congresso dell'Internazionale comunista, un congresso straordinario per esaminare tutte queste condizioni. Gli organi centrali devono aver cura che i deliberati del II Congresso dell'Internazionale comunista siano portati a conoscenza di tutte le sezioni.

20. I partiti che vogliono aderire all'Internazionale comunista, ma non hanno ancora cambiato radicalmente la tattica finora seguita, devono provvedere, prima dell'ammissione all'Internazionale comunista, affinché non meno di due terzi del loro comitato centrale e di tutti i più importanti organi centrali siano composti di compagni che prima del II Congresso si sono pubblicamente e inequivocabilmente dichiarati per l'adesione all'Internazionale comunista. Sono ammesse eccezioni soltanto con l'approvazione del Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista. L'Esecutivo dell'Internazionale comunista ha il diritto di fare eccezioni anche per i rappresentanti della tendenza di "centro" menzionati al punto 7.

21. Gli iscritti al partito che respingono per principio le condizioni e le tesi formulate dall'Internazionale comunista devono essere espulsi.

La stessa cosa vale, in particolare, per i delegati al congresso straordinario.

 

 

 

 

 

Terza Internazionale Comunista
1° Congresso - marzo 1919

TESI SULLA DEMOCRAZIA BORGHESE E LA DITTATURA DEL PROLETARIATO

1. Lo sviluppo del movimento comunista rivoluzionario del proletariato in tutti i paesi ha suscitato gli sforzi convulsi della borghesia e dei suoi agenti nelle organizzazioni operaie al fine di trovare gli argomenti politici e ideologici per difendere il dominio degli sfruttatori. Tra questi argomenti vengono messi in particolare rilievo la condanna della dittatura e la difesa della democrazia. La falsità e l’ipocrisia di quest’argomentazione, ripetuta in tutti i toni sulla stampa borghese e alla conferenza dell’Internazionale gialla, tenutasi a Berna nel febbraio 1919, sono evidenti per chiunque non voglia tradire i postulati fondamentali del comunismo.

2. Prima di tutto, in quest’argomentazione, si opera con i concetti di «democrazia in generale» e di «dittatura in generale», senza che ci si domandi di quale classe si tratta. Impostare così il problema, la di fuori o al di sopra delle classi, come si trattasse di tutto il popolo, significa semplicemente prendersi gioco della dottrina fondamentale del comunismo, cioè appunto della dottrina della lotta di classe, che viene riconosciuta a parole ma dimenticata nei fatti da quei socialisti democratici che sono passati alla borghesia. In effetti, in nessun paese civile capitalistico esiste la «democrazia in generale», ma esiste soltanto la democrazia borghese, e la dittatura di cui si parla non è la «dittatura in generale», ma la dittatura del partito della classe oppressa, cioè del proletariato, sugli oppressori e sugli sfruttatori, cioè sulla borghesia, allo scopo di spezzare la resistenza che gli sfruttatori oppongono nella lotta per il loro dominio.

3. La storia insegna che nessuna classe oppressa è mai giunta e ha potuto accedere al dominio senza attraversare un periodo di dittatura, cioè di conquista del potere politico e di repressione violenta della resistenza più furiosa, più disperata, che non arretra dinanzi a nessun delitto.

Lenin

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