P. Pietro 29.07.99 Acquasparta
I° incontro: Parabola Padre Misericordioso           Luca 15,11-32

 Per conoscere Dio, i suoi pensieri ci sono state date delle mappe, delle icone che ritornano in tutta la Bibbia; la mappa di Dio per eccellenza c’è l’ha data Gesù stesso nel vangelo nella parabola del Padre Misericordioso.
Una grande caratteristica del Padre è la discrezione; egli ha in mano tutti ma non ti si manifesta chiaramente ma ti parla in codice attraverso le persone che ti sono accanto; quando una persona si converte esplode di gioia perché si accorge della presenza di Dio vicino a lui.
Pubblicani e peccatori sono quelle persone che non hanno niente ma che hanno il coraggio di rischiare quel poco che possiedono per incontrare Gesù; anche gli scribi e i farisei ascoltano Gesù che parla ma queste persone “sagge” sono coloro che già sanno come Dio deve parlare e pertanto non riescono a sentire la sua voce.
Anche dentro di te c’è un po’ del pubblicano e del fariseo; anche dentro di te in fondo c’è il desiderio di ascoltare. 
Gesù parla per parabole ossia il linguaggio della libertà nel senso che tu sei libero di capire quello che lui vuole dirti o meno; solamente coloro che desiderano avere la vita da Dio lo capiscono.
Se tu come il figlio minore vivi da dissoluto non è vero che vai incontro alla punizione di Dio; la parte del patrimonio chiesta dal figlio è la richiesta dell’uomo di poter decidere di fare quello che gli pare; Dio non ti punisce ma ti lascia libero, accetta la tua richiesta, certo con la sofferenza nel cuore ma ti lascia andare.
Il figlio minore è colui che percepisce Di come qualcosa che va contro la propria libertà, è colui che fa ciò che fa la maggioranza, che vuole vivere senza imposizioni ma invece è succube di loro.
Il figlio minore vede il Padre come un antagonista della sua libertà, come un tiranno e siccome non si possono amare due padroni decide di amare se stesso e inizia per lui il pellegrinaggio della morte.
Andare in un paese lontano significa allontanarsi da Dio e via via essere sempre più schiavo e infelice. Il figlio all’inizio delle sue sofferenze non ritorna alla casa del Padre perché crede che per ritornare da Dio bisogna fare grandi cose e non crede minimamente alla misericordia del Padre. Dio non ti ama perché sei buono ma perché diventi buono.
Ma dentro di te arde sempre una fiammella che ti impedisce di cadere nell’abisso della morte, nessuno ti può dare le carrube perché Lui non lo permette; non puoi cadere così in basso tanto che Gesù Cristo non è più in basso di te per raccoglierti.
Il figlio non crede nemmeno alla gratuità dell’amore ma crede di conquistare il Padre offrendosi come salariato alle sue dipendenze.
Dio è colui che ti aspetta da tempo, che vede da lontano, diversamente dal figlio minore non ha paura di perdere la faccia, ma gli va incontro e gli getta le braccia al collo, il concetto di punizione non c’è per niente, non gli interessa nemmeno i motivo per cui ritorni, basta che ritorni. 
Dio non ama ciò che è amabile ma rende amabile ciò che ama. Lui scommette la dove nemmeno tu scommetteresti.
Dio accetta la confessione del male perché tu devi riconoscere il tuo peccato, la tua condizione, ma non devi dare consiglio su come devi essere trattato, questo e dettato solamente dal tuo orgoglio; Dio restando Padre tiene in vita te che lo hai rinnegato essere Padre; dopo che sei tornato egli ti educherà ad essere suo figlio.
Fino a quando vedi il tuo peccato che ti schiaccia sei solo sulla via del ritorno, quando vedi il peccato ma in questo vedi il volto di Dio che ti dice guarda a me e ti ridà speranza allora sei arrivato a casa del Padre.

 

Pensieri

    1-   Non fidarti della tua fedeltà ma della fedeltà di Dio
2-   Oggi Dio ha scelto di fissare la sua dimora in me
3-   Meditare la Parola significa calarla nel cuore e arricchirla dell’esperienza di vita
4-   Distruggi in te l’immagine falsa di Dio.

 

 

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