VOLTE E SVOLTE DOPO I 50 ANNI

Dott.  Claudio gusmaroli

 

 

 

La mia esperienza che porterò qui é un'esperienza se vogliamo "accademica” ma anche vissuta attraverso le esperienze delle persone che me le hanno raccontate.  Del resto mi sembra che questo sia lo spirito di queste conferenze e cioè di non fornire delle cose già confezionate.  il problema del dopo i 50 anni quanto  é molto nuovo e soltanto da pochi anni é stato affrontato in maniera così massiccia nei vari settori. Tanto per darvi un dato: é soltanto dal 1994 che la percentuale delle persone oltre 65 anni, cioé il 16%, ha superato quella dei soggetti sotto i 15 anni. Vuol dire che in Italia, e questo é ormai risaputo, la popolazione sta invecchiando, cioé sono più gli ultra 65enni rispetto a quelli di età inferiore ai 15anni. Ciò vuol dire che mentre anni fa la famiglia era il primo luogo nel quale l'anziano veniva accudito fino praticamente al momento del trapasso, adesso non potrà più essere così e diventa sempre più importante che  la famiglia rispetto al problema degli anziani riceva un aiuto dall’esterno. Oggi è cambiata la struttura familiare, non c'é più la famiglia allargata, in cui convivevano diverse generazioni: la tendenza é verso la famiglia composta da padre, madre, figlio o 2 figli e quando ve ne sono tre già allora siamo davanti ad una famiglia numerosa. Ci troviamo di fronte ad una grossa trasformazione. D’altra parte però, paradossalmente, adesso sembra quasi che gli ultra cinquantenni sotto certi aspetti siano più tranquilli, più soddisfatti del loro stile di vita rispetto alle persone più giovani. Questo naturalmente é un merito che va a queste generazioni ed i giovani dovrebbero trarne dei suggerimenti importanti. Questa sera pensavo di dirvi qualche cosa sulla classificazione che in genere si fa per delineare quelle che sono le tappe della vita dopo i 50 anni. Che cosa si intende per tappa. S'intende un momento di grosso cambiamento all'interno della vita dell'individuo. Mi rendo conto che per alcune persone questo non sarà nient'altro che un ripercorrere ciò che ha  vissuto. Credo importante però avere un quadro sufficientemente chiaro di queste tappe e quindi degli esami, permettetemi questa parola, che tutti noi dobbiamo affrontare. Come si esce dagli esami in genere? Si esce o promossi, e quindi si assume merito e si va avanti,oppure si esce bocciati, nel senso che si torna in  dietro, e nel nostro caso significa la riapertura di alcune problematiche che  si acuiscono spingendosi  a rivederle. Ripeto quindi: queste tappe che io andrò a elencarvi vanno intese in questo senso, che se c'é stata prima una buona base ed una certa dose di fortuna o degli incontri che ci hanno aiutato nei momenti critici ecco che tutto ciò ci aiuterà sia  in termini di  qualità di vita che di serenità.  Se invece prima vi sono stati  dei problemi o si é stati semplicemente sfortunati ecco che potremmo trovarci a dovere affrontare delle svolte, in qualche caso  drammatiche.  Cominciamo a fare degli esempi: - Il primo é quello che viene chiamato del nido vuoto e cioè dei figli che se ne vanno. Per la coppia genitoriale questo riorganizzare tutta la loro vita. I figli sono una parte estremamente importante della vita di una famiglia e se questi piano piano cominciano ad andarsene i due coniugi alla fine si ritrovano da soli. In genere quali sono le risposte a questa situazione? La prima potrebbe essere quella più ottimistica : "Toh, finalmente possiamo permetterci delle cose che per tanti anni non ci siamo mai potuti permettere". E questo é il salto in avanti.  Un’altra invece è questa: "Porca miseria non abbiamo più la scusa dei figli, dobbiamo vedercela tra noi due".  E quindi vengono a galla i nodi che non sono stati sciolti nel corso degli anni.  Il momento del nido vuoto per la coppia é un momento in cui riaffiorano le problematiche che magari i figli avevano in un certo senso tacitato. Non é raro purtroppo che in molti casi i figli apparentemente risolvono  per un certo periodo le problematiche della coppia. Ecco allora che quando i figli se ne vanno le problematiche riaffiorano, passatemi il termine bancario, con gli interessi perché nel frattempo si sono accumulate altre cose. C’è anche da dire però che anche  l’andar via dei figli  sta  molto cambiando. Un tempo si tendeva ad andar via prima possibile per essere indipendenti e quindi impostare la propria vita come si voleva. Adesso pare che le cose stiano molto cambiando,  cioé i 30 anni in casa sono un fatto abbastanza normale. Non mi dilungo qui su quelle sulle le problematiche altrettanto importanti di carattere sociale del tipo: il figlio trentenne non  esce di casa perché ora la vita costa troppo fuori, oppure perché è abituato a tenere un certo livello di vita che da solo non si potrebbe permettere.  Qui voglio considerare soltanto gli aspetti di tipo psicologico.   In questo discorso considererò almeno tre generazioni:   cioé la generazione di quelli che sono destinati a diventare gli "anziani”, la generazione "di mezzo", in questo caso sono quelli che lasciano il nido, cioé i figli, e poi più avanti entreranno anche i nipoti. Cercherò allora  di considerare la relazione tra queste tre generazioni. Partiamo dalla prima fase che è quella del nido vuoto Qual’è il principale compito  dei genitori di fronte ai figli cresciuti? Quello di lasciar andar via i figli. E quello  dei figli?  Conquistarsi la loro libertà. Vedete che se non si incontrano queste due esigenze si vanno a creare grossi problemi. Un esempio: ci sono molte coppie che hanno paura di diventare anziani,  ed hanno paura di perdere il contatto col mondo se il figlio va via di casa.  Ora  il contatto col mondo é fondamentale per la sopravvivenza, per la salute fisica e non solo per quella mentale, e di conseguenza se c'é una paura che con la perdita del figlio in casa si perde questo contatto col mondo, sarà naturale che queste persone faranno di tutto per trattenere il figlio il più possibile in casa. Da parte sua il figlio trovandosi troppo bene in famiglia non ne vuole uscire per cui o ha una grossa motivazione per andarsene  o altrimenti in casa tutto sommato ci sta bene. Oggi i figli hanno anche conquistato un grosso grado di libertà nella propria famiglia e ciò non li incentiva ad abbandonare il nido. La seconda realtà che devono affrontare i post-cinquantenni é il pensionamento che è un problema più per l'uomo che per la donna. L'uomo infatti   struttura i suoi  interessi e la sua stessa personalità più sul mondo del lavoro; la donna invece, a parte  l'esperienza più recente del suo inserimento nel mondo del lavoro, ha una maggiore capacità di riconvertirsi e adattarsi meglio alle diverse situazioni. Anche qui però ci sono i due lati della medaglia: da una parte il pensionamento è il: "Finalmente non devo più fare certe cose per obbligo o per dovere, finalmente posso scegliere alcune cose da fare, che mi vanno di più, posso coltivare quegli interessi e lasciare stare al  tre cose". Questo é l'aspetto positivo perché ci troviamo di fronte ad una persona che é riuscita a mantenere una propria identità al di fuori del suo ambito professionale. Se invece uno ha dato anima e corpo al mondo del lavoro, questo é un trauma, ed il risultato in famiglia è la depressione, la perdita degli affetti, una mancanza di sicurezza e tutto ciò andrà ad incidere anche sulla salute fisica.  Nella fase del pensionamento quindi il tema di fondo non è tanto incentrato sulla relazione di coppia  quanto all'identità della singola persona. La  persona cioè deve in qualche modo riscoprirsi, riambientarsi, riadattarsi ad un modo di vivere che era totalmente sconosciuto prima. Pensiamo soltanto cosa vuol dire alzarsi sempre a una certa ora, fare sempre stesse cose e scoprire che poi che queste cose  si possono non fare. Sono due i vissuti che si possono vivere. Nel primo si è contenti perché si ha a disposizione dello spazio finalmente libero dal lavoro e disponibile per ciò che sta a cuore, nel secondo si è preoccupati perché ci si chiede: " Ed adesso cosa faccio?". Quindi da una parte il vuoto dà tanto spazio ad altre cose nuove; dall'altra parte il vuoto diventa angosciante perché uno dice: "Non ho più le mie sicurezze. Chi sono io?” Mi facevano notare come in altri paesi, ad es, prendendo adesso spunto dalla mia professione, non ci si presenti dicendo : “ Sono uno psicologo”, ma dicendo:” io faccio lo psicologo”. E quindi il solo fatto di abituarsi, quando si é in attività lavorativa, a dire "faccio" e non "sono" credo che aiuti da una parte a prendere le distanze e dall’altra ad articolare meglio la nostra personalità che é fatta di tante facce . Il pensionamento é anche quel periodo della vita in cui uno può coltivare degli interessi nuovi  dedicandovisi senza l'affanno del dover a tutti i costi arrivare a fine mese in un certo modo. Arriviamo poi alla fase successiva che é quella del diventare nonni. Cominciano a comparire le tre generazioni di cui parlavo prima: cioé i nonni, la generazione di mezzo e i nipoti. Perché é importante considerare tutte queste fasi sulle tre generazioni? Perché i momenti critici si possono presentare contemporaneamente. Mentre, ad es.,un genitore può andare in pensione, il figlio diciottenne è in piena crisi giovanile, alla ricerca di se stesso e in questo il momento di crisi non riguarda solo la persona che va in pensione, ma anche l’altra persona che sta attraversando anch’essa un momento di crisi altrettanto importante. E’ sempre importante quindi quando si parla di  fasi del ciclo vitale, di eventi critici, tenere presente cosa succede nelle altre generazioni. Fondamentalmente cosa comporta diventare nonni? Comporta il riconoscere ai propri figli il ruolo di genitori, cosa non facile. E' un classico per il genero, e viceversa, il parlar male della suocera, ma questi piccoli conflitti peraltro fisiologici, quindi naturali, non sono nient'altro che delle fasi di adattamento. Il vero problema quindi  è legato a come l'uomo riesce ad adattarsi alle diverse situazioni.  Certi conflitti quindi, tra le diverse generazioni, visti da questa angolatura, assumono una connotazione positiva. Alcuni atteggiamenti rivendicativi dei figli in certe fasi sono salutari perché il giovane é quello che si sta conquistando la propria libertà, ma é altrettanto salutare la posizione della generazione che non molla perché dice: "No, questa é la mia vita, quindi io non posso modificarla". Il compito di chi diventa nonno è proprio questo: fare un passo indietro per lasciare spazio ai propri figli perché possano fare delle nuove esperienze. Il compito dei figli è quello di prendersi la responsabilità di ciò che sta succedendo. L’avere a disposizione i nonni per l’accudimento dei propri è molto economico: i nipoti stanno bene, i nonni sono felici, ecc. Questa cosa va benissimo se però permette anche una netta distinzione dei ruoli, cioé permette ai novelli genitori di maturare facendo le proprie esperienze, senza quella situazione in  cui nonni di fatto e piano piano aumentano sempre di più il controllo sul proprio figlio. L'ideale sarebbe di mantenere quel legame saldo e forte che c'era prima, però accettando di calibrare una giusta distanza alla luce della nuova situazione familiare. La tappa successiva é quella dell'affrontare la malattia: a un certo punto dobbiamo fare tutti i conti con é il nostro limite fisico e cioè il progressivo decadimento del corpo. Anche qui ci sono i due aspetti: se uno tutto sommato é arrivato in modo abbastanza armonico a superare tutte le altre tappe, anche affrontare la malattia diventa un problema di minore intensità. Quand'é che invece la malattia diventa un problema enorme ?  Quando ad esempio il capo famiglia non cede il posto al successore oppure quando ad esempio c'é stato uno che non ha mai avuto un problema fisico. Molto spesso,chi non ha mai avuto un problema fisico e comincia ad affrontare a una certa età la malattia, si trova molto più spiazzato di un altro che invece ha avuto qualche problema nel corso della vita. 

Tante famiglie che hanno messo in piedi delle imprese anche di notevole entità, hanno avuto il grosso problema ad un certo punto di passare lo scettro a un  successore capace di continuare a portare avanti l'attività. Questo per dire come a volte in certe situazioni anche dei padri estremamente importanti e potenti non diventano una garanzia per i figli, se non di tipo economico; al contrario a volte avere un padre così importante può diventare un qualche cosa che fa sentire il figlio non all'altezza della propria situazione se non riesce almeno a mantenere i livelli raggiunti dai suoi predecessori. 

Qual'é la funzione anche "di adattamento" della malattia? La malattia ha anche la funzione di prepararsi al distacco. In una coppia in genere é sempre prima l'uomo che statisticamente muore prima, quindi spesso tocca alla moglie accudire il coniuge ed accettare questa situazione, mentre per l’uomo l’accettazione riguarda il suo stesso essere malato. Attualmente sta molto cambiando il rapporto interfamiliare nel senso che le famiglie sono composte da meno elementi, per cui il problema della malattia diventa un problema sociale nel momento in cui la famiglia non é più in grado di accudire ai propri anziani. Diventa Allora sempre più importante la collaborazione con gli Enti o le strutture che si occupano di questi servizi. Il problema della malattia é, per chi la subisce soprattutto se in tarda età,  come una preparazione alla morte. In questa fase sempre più importanti diventano le strutture o i gruppi di volontariato che si occupano degli anziani. Queste figure professionali devono essere in grado non solo di accudire bene la persona anziana che ha difficoltà, ma devono anche essere in grado di comprendere le dinamiche presenti nell'anziano nelle altre generazioni. 

Se si ha una buona capacità di adattamento, si risolvono tutti i problemi. Allora che cosa si intende per capacità di adattamento? La capacità di cogliere il più possibile il piacere nelle cose che facciamo. In questo senso il fatto di andare avanti a fare un lavoro oltre l'età tradizionale pensionabile potrebbe essere una buona cosa se uno é riuscito ad adattarsi bene e a provare piacere a fare un determinato lavoro. Esistono persone che non mollano il lavoro, cioé vanno avanti e non solo, ma ritrovano uno slancio vitale nel fare quel lavoro; altre persone invece non vedono l'ora di arrivare alla soglia della pensione per fare altro. Il problema non é tanto l'età giusta, quanto piuttosto la nostra capacità di adattamento e di compensazione. Per esempio se la realtà del lavoro non è molto gratificante si può compensare  con degli hobby i. Che cosa é consigliabile? Allenarsi ad essere elastici. L'elasticità, la plasticità é quello che ci dà la capacità di non cozzare contro gli eventi ma di attutire il colpo e di cercare la via migliore nelle diverse situazioni.  

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