Due Testamenti
non per abolire ma per compiere
di Frédéric Manns
La Bibbia non è un libro come gli altri: rappresenta, infatti, la Parola di Dio che si esprime attraverso il linguaggio umano È nella rozzezza del suo rivestimento verbale che la Bibbia rivela la gloria di Dio che interviene nella storia degli uomini. Dio si è manifestato non come l’Essere supremo, ma come una persona che cerca la comunione con l’uomo. Dio si rivela mediante un’alleanza. Si presenta come uno sposo in cerca di una sposa. È in questo atto d’alleanza che si fa conoscere. « Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, non il Dio dei filosofi » , diceva Pascal. L’uomo occidentale, attratto dalle parole astratte più che dalle realtà viventi, ha difficoltà a liberarsi della sua mentalità per scoprire con oggettività la Bibbia. La sua natura razionale o dubitativa interferisce spesso con il testo impedendo l’ascolto della parola di Dio. L’esegeta di professione, quando esamina la Bibbia, si trova a fronteggiare svariate problematiche: si deve stabilire l’esatto valore del testo ( critica testuale). I ritrovamenti dei testi di Qumran, nel deserto di Giuda, in particolare del rotolo di Isaia, hanno permesso di conoscere meglio lo stato del testo biblico nel I secolo a. C., fornendo un importante contributo alla critica testuale.
L’esegeta deve poi determinare il senso immediato dei
termini ebraici prima di spiegare il senso delle frasi mediante il contesto. A
sua volta, il contesto si inserisce nella trama generale dello scritto
esaminato di cui occorre determinare lo stile e il genere letterario ( critica
letteraria). Una volta conosciuto lo scrittore, occorre collocarlo nel suo
quadro storico, il suo ambiente naturale, poiché il suo pensiero potrebbe
essere influenzato dal quadro storico in cui si inserisce.
Infine, occorrerà definire i
legami tra il pensiero dello scrittore, quello dei suoi predecessori e le
correnti affini del passato. Un esempio permetterà di comprendere meglio
quest’ultima tappa. Israele venne in contatto con svariate cosmogonie
mesopotamiche durante l’esilio in Babilonia. Il poema epico babilonese Enuma
Elish risalente al II millennio a. C. racconta la creazione del mondo. Gli dei
sono creati a partire da due principi: l’oceano e l’abisso. Marduk, il dio di
Babilonia che ha sconfitto l’abisso, fissa il cielo, le stelle, il sole e la
luna, per poi creare l’uomo che deve servire gli dei. Sgozza un dio che si è
ribellato e con il suo sangue plasma l’uomo, un incrocio tra un essere divino e
uno terreno. Reca in sé la maledizione e la morte. Rileggendo il passo biblico
della creazione, si capisce subito che l’autore sacerdotale reagisce contro
questo racconto politeista. Un testo è di per sé troppo ricco perché si possa
racchiuderlo in un’unica interpretazione. La tradizione ebraica dichiara che la
Bibbia possiede 70 significati. Essa ha riassunto questi sensi della Scrittura
nel Midrash, un approfondimento della Scrittura. I testi del Mar Morto hanno paragonato
la Scrittura a un pozzo d’acqua viva. Per attingere l’acqua viva da questo
pozzo, bisogna applicarsi e scavare.
La tradizione cristiana scorge il senso letterale della Scrittura nella ricerca tipologica e cristologica. La lettura cristiana della Bibbia si distingue dunque dalla lettura ebraica per ciò che concerne il senso spirituale. Da notare che l’Antico Testamento rilegge e approfondisce i temi fondamentali. I profeti annunciano un nuovo esodo come fosse un presagio di un secondo cataclisma il cui diluvio rappresentava l’immagine. La rovina della torre di Babele prefigurerà per l’autore del libro di Daniele la caduta di Babilonia e la descrizione del primo Paradiso si proietterà per Ezechiele nella visione dell’ultima Gerusalemme. Servendosi di materiali raccolti dalle generazioni precedenti, i profeti annunciano una religione più approfondita. La lettura cristiana suole vedere nell’Antico Testamento la prefigurazione degli avvenimenti del Nuovo. È così che il colpo di lancia del centurione compie ciò che verga di Mosè colpendo la roccia aveva preannunciato. La Scrittura è un pane, ma questo pane non diventa per il cristiano il nutrimento vivificante se non dopo essere stato consacrato da Gesù. In breve, per riprendere un’espressione di sant’Efrem, i due Testamenti rappresentano le labbra della sposa, che rivelano lo stesso segreto e donano lo stesso bacio.
È un
dialogo d’amore quello davanti al quale ci si trova quando si hanno le
Scritture tra le mani. (...) La differenza tra la Bibbia cristiana e quella
ebraica si manifesta a partire da una giusta comprensione della categoria di
adempimento. La teologia dell’ebraismo del Vaticano II consente di comprendere
il rapporto dialettico tra i due Testamenti.
Ebraismo e cristianesimo sono
segnati dalla rottura e dalla continuità. È chiaro che le promesse del popolo
di Dio trovano il loro compimento nella Nuova Alleanza.
Allo stesso tempo la Chiesa non
prende il posto di Israele. Occorre dunque definire la nozione di adempimento
in un senso che non sia totalitario. Se il Nuovo Testamento è l’adempimento
dell’Antico, ciò non significa che questo sia sprovvisto di senso al di fuori
della sua attuazione.
Adempimento non significa abolizione. La novità del Vangelo
consiste in una rottura che introduce un senso che non cancella la Torah né i
Profeti. Un capitello della cattedrale di Vezelay, chiamato il mulino mistico,
contiene un vero e proprio trattato d’ermeneutica. Mosè recando con sé un sacco
riempito di grano viene al mulino. Un altro personaggio, che rappresenta il
Nuovo Testamento, raccoglie la farina in un altro grande sacco aperto.
Questo capitello sintetizza il rapporto dell’Antico
con il Nuovo Testamento. È il grano mutato in farina e che permette all’umanità
di nutrirsi, non essendo il mulino mistico altro che il Cristo stesso.
Un capitello a Vezelay fa un
vero trattato d’ermeneutica. Mosè viene al mulino con un sacco di grano; un
altro personaggio raccoglie la farina. L’opera sintetizza il rapporto
dell’Antico con il Nuovo Testamento: è il chicco mutato in pane che permette
all’umanità di nutrirsi, non essendo il «frantoio mistico» altro che il Cristo
stesso