GIOVANNI : CAP. 8
1 Gesù si avviò allora verso il monte degli
ulivi.
Il brano che va dal primo
versetto all’ottavo gli studiosi sembrano attribuirlo
più a Luca che a Giovanni, ma di fatto noi l’abbiamo qui e siccome niente è
casuale quando si tratta della parola di Dio, allora sicuramente ci sarà pure un
motivo profondo che cercheremo di scoprire andando avanti. Gesù dopo una giornata piena di tensione in cui aveva rischiato di essere arrestato si ritira su quel monte
degli ulivi che noi conosciamo bene per via dell’ultima notte della sua vita
passata là come uomo libero. Questo monte doveva essere per lui il suo luogo
d’elezione per la preghiera. Come le battaglie
quotidiane di Gesù anche le nostre dell’uomo non
possono concludersi nel sonno come risarcimento fisico
per lo stress accumulato durante la giornata. E Gesù,
modello della nostra vita, ci fa capire che la giornata non può concludersi se non si è fatto il punto della situazione con
noi stessi di fronte a Dio. Mangiare o dormire, senza aver messo il
proprio cuore di fronte al Padre
per ringraziarlo della giornata trascorsa o per purificarlo nel caso si fosse
macchiato, mette l’uomo in una condizione di malessere che poi sboccia nelle
malattie dello spirito e del corpo.
La nostra vita e la
Parola
Signore, quante volte,
quando abbiamo peccato, sentiamo l’esigenza di ritornare a te, e quante volte
induriamo il nostro cuore facendo finta di niente.
Aiutaci a non soffocare il tuo Spirito che vuole aiutarci!
2 Ma all'alba si recò di
nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li
ammaestrava.
Il popolo diventa
l’interlocutore principale di Gesù ed il tempio viene riempito dalla sua presenza. Gli scribi, i farisei ed i
capi del popolo si sentono provocati nel luogo che essi ritengono proprio. Il
Signore però se ne sta seduto in olimpica serenità ed ammaestra la gente che ora
non sembra più temere nulla. Se il giorno precedente
neppure i soldati erano riusciti a prenderlo allora, avranno pensato, qualcosa
si stava movendo per il suo riconoscimento. Nello stesso tempo però la loro
presenza massiccia è una specie di protezione che vogliono offrire al loro
maestro e benefattore. La premura
del Signore di recarsi al tempio di buon mattino indica come nella sua
valutazione quel giorno sarebbe stato di una importanza
particolare e così sarà.
La nostra vita e la
Parola
Anche a noi capita, Signore, di svegliarci presto quando abbiamo qualcosa
di importante da fare il giorno dopo. Le nostre però sono piccolissime cose di
fronte ai misteri che tu venivi a svelarci. Per noi però andare anche alle
piccole cose imparando dal tuo grande animo, magari ci aiuterà a farle meglio e
con più passione.
3 Allora gli scribi e i
farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo,
La scena è crudele. Una
povera donna
in preda al terrore viene trascinata davanti al Signore. Attorno a Gesù il cerchio di scribi e farisei ed in mezzo la donna che
non può fuggire e che si aspetta da un momento all’altro di essere
lapidata. Il clima che si respira non è più quello pieno di gioia e di
una attesa che apre il cuore che si respirava un
momento prima. Anche la folla viene disturbata da
questi zelanti scribi e farisei che vogliono, proprio lì nel tempio, prendersi
una rivincita per lo smacco che avevano subito il giorno precedente. Il giorno prima infatti avevano mandato i soldati, oggi
invece sono loro stessi che si espongono e lo fanno perché convinti di poter
avere dallo loro parte il popolo che forse sarebbe stato allettato dal poter
lapidare la donna.
La nostra vita e la
Parola
Signore, la violenza sulle
donne è molto antica ed ancora oggi difficile da estirpare. Dall’altra parte
stanno sempre gli uomini che le sfruttano e l’opprimono anche
se essi, quanto a peccati, le superano di molto. Che
noi possiamo, Signore, accompagnarle con delicatezza ed amore per i tratti di
strada che la vita ci concederà di fare assieme.
4 gli dicono: «Maestro, questa
donna è stata sorpresa in flagrante adulterio.
Per la legge mosaica l’adultera come l’adultero
vanno puniti con la morte. Nel caso di questa donna sorpresa in flagrante
adulterio abbiamo già una interpretazione riduttiva
della legge in quanto viene portata davanti al
Signore solo la donna :
Levitico 20,10:
“ Se uno
commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l'adùltero e l'adùltera dovranno
esser messi a morte.”. Assieme a lei ci sarà
stato sicuramente un uomo, anch’esso colto in flagrante come la donna, ma gli
scribi e farisei, maschi anche loro come quell’uomo, lo salvano per connivenza
di genere e ciò rivela come quel tipo di società, nonostante volesse riferirsi a
Dio, fosse profondamente maschilista. La legge però diceva pure che gli adulteri
dovevano essere trascinati davanti all’assemblea per poter essere giudicati. Qui
invece sembra che non vi sia
stato alcun giudizio perché il loro fine è quello tendere un tranello a Gesù.
La nostra vita
e la Parola
Signore, pur di non metterci di fronte alla tua Parola e al tuo amore, facciamo carte false per tenderti dei tranelli in seguito ai quali miseramente moriamo. Liberaci dalle nostre ragioni e fai librare alto il nostro cuore
5
Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come
questa. Tu che ne dici?».
L’episodio rivela come la situazione della donna, allora come adesso, sia di grande debolezza di fronte alla società. A Gesù infatti viene portata solo la donna e non l’uomo che aveva peccato con lei. I Giudei vogliono sapere che cosa ne pensa Gesù su un caso dove, secondo loro, non vi può essere che una sola risposta: la condanna alla lapidazione. Essi vogliono sapere se il Maestro è un uomo che pensa secondo la Legge oppure ne fa a meno perché ha una sua interpretazione personale. In quest’ultimo caso avrebbero chiarito a se stessi in modo evidente che Gesù era contro la Legge e quindi punibile come la donna. Erano andati con l’intenzione di lapidarli assieme.
La nostra mente inquieta ha
un continuo bisogno di sentirsi giustificata. E soprattutto quando trova un
peccatore, per un meccanismo perverso di occultamento
delle proprie colpe, si scaglia contro chi ha peccato con un tale vigore da far
pensare agli altri di trovarsi di fronte ad un santo. Ed invece tu che ci
conosci, Signore, sai quanto siamo meschini e come
bassi siano i nostri mezzucci. La tua Sapienza ci faccia abbassare la cresta
predisponendoci al tuo perdono.
6Questo dicevano per
metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma
Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per
terra.
Gesù da consumato maestro dei
cuori non sta alla loro provocazione. Non c’è evento che possa forzare i suoi tempi. Solo l’amore, interpretato dal
suo cuore divino può determinarlo a fare una cosa piuttosto che un’altra. Anche
il suo stare a scrivere per terra non è da interpretare come indifferenza, né,
come capita a noi umani, come tempo di rimuginii rancorosi, ma piuttosto
come creazione di uno spazio di calma dove tutte le passioni avessero tempo per
retrocedere. Il nemico non si ferma di fronte a niente e siccome non può più
affrontare direttamente il Signore, visto che era stato sconfitto all’inizio
della sua vita pubblica, allora si serve di ogni
occasione e di ogni mezzo per provarlo. In questo caso cerca di metterlo in
cattiva luce presso gli altri. Questo è un mezzuccio a cui gli uomini ricorrono quando non sanno combattere e vincere le loro
battaglie. Mostrare agli altri le mancanze e i punti deboli dell’avversario,
inchiodarlo ai suoi peccati significa dargli una morte civile, indebolirlo per
sostituirci a lui al momento opportuno. Mentre Gesù
scriveva per terra e se ne stava zitto alcuni pensavano
che egli era davvero in difficoltà a rispondere, mentre altri, ad es. i
discepoli, dal contrasto tra la pacata figura di Gesù
e l’esagitazione dei giudei erano invece più portati a
credere che qualcosa di veramente grande stava per accadere da un momento
all’altro.
La nostra vita e la
Parola
Signore, quando gli altri
vogliono rovinarci
e siamo in attesa che
ci capiti qualcosa di tremendo dacci la capacità di interpretare la tua
scrittura per leggervi la grande notizia del tuo perdono.
7 siccome insistevano
nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: «Chi di voi è senza peccato,
scagli per primo la pietra contro di lei».
A differenza della maggior
parte di noi uomini che vogliamo imporre il nostro
punto di vista all’altro cercando di convincerlo con le molte parole e con la
prontezza della risposta, Gesù in un primo momento ha
scelto di non rispondere ai giudei. Egli ha colto il carattere provocatorio della loro richiesta e non vuole che la sua
risposta sia situata allo stesso livello di quello dei suoi avversari. Qui non
si stanno confrontando idee diverse dove ad una teoria se ne può contrapporre
un’altra, qui il quadro di riferimento è rappresentato dalla vita stessa della
donna. E Gesù, da supremo
maestro, non risponde con una teoria, ma fa un affondo nel cuore di ciascuno di
quelli che gli stavano davanti. E così li sfida ad uno
ad uno a scagliare la prima pietra. Gesù li chiama
alla responsabilità. Loro volevano presentarsi come i puri osservanti della
legge che si prendono il lusso di giudicare gli altri
ed il maestro li chiama a rientrare in se stessi, a rivedere la loro storia, ad
interrogarsi se nella loro vita non vi sia qualcosa che li accomuni in radice
con quel peccato che volevano punire nella donna.
La nostra vita e la
Parola
Quante volte, Signore,
cancellando la nostra storia di infedeltà e di peccato
ci poniamo come giudici spietati degli altri. Dacci memoria della nostra miseria per essere compassionevoli e portatori
della tua misericordia.
8 E chinatosi di nuovo,
scriveva per terra.
Il Signore non ha profferito un anatema, ma ha messo i suoi interlocutori
nella condizione di poter prendere una decisione e cioè
ha suggerito un punto di osservazione in cui, se volevano esser veri almeno per
un po’, avrebbero preso coscienza dei loro peccati passati sconfiggendo quella
loro falsa ira per il peccato della donna. Chi compie un’azione di così alto
valore educativo non può utilizzare un atteggiamento di
pressione esagerata sugli altri perché si uniformino alla sua parola, ma deve
creare, come ha fatto Gesù con il suo chinarsi e
scrivere per terra, uno spazio di silenzio in cui l’interlocutore sia aiutato a
prendere una sua propria decisione.
La nostra vita e la
Parola
Signore, il treno di parole
con cui aggrediamo gli altri quando vogliamo che si
comportino in un determinato modo non li aiuta certo a prendere decisioni
veramente libere. Liberaci allora dalla paura di vedere che l’altro prende
decisioni opposte alle nostre e concedici di essere contenti
solo perché li abbiamo aiutati a prendere una decisione veramente
responsabile.
9 Ma quelli, udito ciò, se
ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani
fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in
mezzo.
Se avessimo una sfera di
cristallo per conoscere
il tipo di peccati di cui si era macchiata questa gente
scopriremmo forse, con nostro grande stupore, che la maggior parte dei peccati
erano legati alla sfera del sesso. A chi pecca capita spesso
di diventare inflessibile verso coloro che fanno lo stesso loro peccato e ciò
per una sorta di meccanismo perverso che riconosce sì il peccato come peccato e
quindi punibile, ma che sposta ad altri la pena che invece dovrebbe applicare a
se stesso. Quasi che il
mettersi dalla parte degli accusatori avesse il potere reale di allontanare
negli altri
il pur minimo sospetto che qualche volta nella vita erano rimasti
invischiati nello stesso tipo di peccato. Le parole di Gesù hanno il potere di metterli di fronte al loro passato, ma questo richiamo non sarebbe bastato a fermarli se
non avessero intuito che il Signore non stava scherzando e che lui conosceva
veramente le loro vite e avrebbe potuto fare delle dichiarazioni pubbliche sul
loro conto. Mentre gli accusatori peccatori vanno via non
assolti, la donna peccatrice sta lì completamente dominata da ciò che sta
succedendo. Da come la sua sorte sta per essere cambiata da un momento
all’altro.
La nostra vita e la
Parola
Signore, questo è il momento
più bello per te, per la tua misericordia e il tuo amore e cioè quello di dimostrare all’uomo che non sei venuto per
condannarlo, ma per perdonarlo e avvicinarlo a te in un abbraccio amoroso.
Anch’io voglio stare solo davanti a te, come quella donna, convinto fino in
fondo di aver peccato e quindi di essere meritevole di
condanna, ma nello stesso tempo, grazie al tuo intervento, desideroso di morire tra le tue braccia
per poter risorgere alla tua vita rinnovata.
10 Alzatosi allora Gesù le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha
condannata?».
Gesù con la prima domanda vuol
fare alzare la testa alla donna ed invitarla a guardarsi attorno ed a scoprire
che tutti se ne sono andati veramente via e che nessuno era rimasto lì a
condannarla. E come se volesse dirle: “ Sei stata
fortunata a trovare me di fronte ai quali questi tuoi accusatori non possono
portare avanti quella loro falsa aria di perbenismo ed ora puoi guardarmi e
rispondere alla mia domanda”. Gesù invitandola a
rispondere vuole che lei si apra alla relazione con lui, non vuole che tutto si
risolva in niente, ma da vero vincitore divino vuol portare a termine la sua
opera di salvezza. Il male ha una sua tragica realtà che non risparmia neppure
quelli che sono accomunati da uno stesso destino di peccato. Se dal più vecchio al più giovane erano peccatori come mai
non si commuovono di fronte ad una persona che è peccatrice come loro? Perché invece infieriscono e diventano così feroci da
arrivare a commettere un omicidio? Le vie del male sono perfide e ricostruirle
veramente difficile, e dove esse trovano un letto per
scorrere si installano e per somiglianza si uniscono in una rete intricata che
s’aggroviglia sempre di più fino a prendere visibilità e nelle masse farsi
arrogante e violenta. E’ bastato che un piccolo gruppo di due o tre persone si
fosse trovato davanti all’adulterio e per non apparire complici gli uni agli
occhi degli altri ecco che avranno cominciato a maltrattare la donna ed a
gridare fino a che anche altri attirati dalle loro grida non fossero arrivati e
quindi a quel punto non si poteva più non lapidarla. Ma tra di loro v’era
qualcuno di importante e stratega che vede subito come
il caso dell’adultera può servire ad incastrare Gesù e
così magari gridando più forte ferma la lapidazione immediata per portarla da
lui. Questi non dice niente sull’atto stesso della lapidazione, ha però da obiettare su quelli che volevano lapidarla e con
la forza di chi sa di non parlare a
vanvera li disperde.
La nostra vita e la
Parola
Signore, quando abbiamo una
tremenda paura degli altri perché l’abbiamo fatta grossa siamo portati a
proiettare su di te l’immagine terribile della divinità che ci vuole punire.
Permettici di capire che solo in te possiamo avere rifugio e che e immagini
terrifiche appartengono solo a quel tuo antagonista infernale che cerca solo di
plagiare il nostro cuore.
[11]Ed essa rispose: «Nessuno,
Signore». E Gesù le disse:
«Neanch'io ti condanno; và e
d'ora in poi non peccare più».
Questi rappresentanti
dell’umanità posti di fronte a Gesù ci offrono
l’opportunità di capire come siamo fatti e siamo fatti
male. La facilità nel condannare dipende da una grossa bugia che l’uomo dice a
se stesso facendo finta di non accorgersene. Egli crede di avere l’autorità di
totalizzare brutalmente le situazioni di peccato degli
altri facendosene giudice. Quando si sentono ai nostri
giorni testimonianze di persone che vorrebbero la morte di chi ha commesso dei
delitti ci troviamo nella stessa situazione di questi ebrei che vorrebbero fare
giustizia da soli. Tutti quanti pensano di essere
giusti e quindi abilitati a poter condannare a pene capitali. Di fronte a
Dio però siamo tutti peccatori ed è solo di fronte a noi che crediamo di non
esserlo. Noi vogliamo inoltre essere più giusti di Dio, nel senso che vorremmo cancellare dalla vita chi crediamo, a torto, essere
irriducibilmente peccatore. La parola che Dio rivolge all’uomo però non è di condanna, ma di perdono. E’
incredibile, ma l’uomo si trova più a suo agio solo nel giudizio di condanna.
E chi condanna? Condanna suo fratello. Il dito puntato
sembra essere la nostra specialità umana. Gesù
riconosce che la donna ha peccato, ma non tira la conseguenza che debba essere punita, ma perdonata e così operando ci indica
la via per far rifiorire il nostro prossimo a nuova vita. Il brevissimo dialogo
tra Gesù e la donna riassume
in modo esemplare uno scambio per la vita e non per la morte. In esso c’è una vera lettura della situazione e cioè
comprensione della posta in gioco che non riguardava solo la donna, resistenza
contro gli accusatori, perdono, avviso che la situazione di estremo pericolo in
cui essa si trovava era collegata alla sua vita di peccato ed infine invito ad
una vita diversa. Questa vita diversa non poteva che essere se non quella che
Gesù stesso gli stava proponendo grazie al suo
perdono. La donna impara da Gesù il perdono e su
questo fondamento inizierà una nuova vita.
La nostra vita e la Parola
[12]Di nuovo Gesù parlò loro: «Io sono la luce del mondo; chi segue me,
non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Signore, senza la tua luce
siamo gettati nel mondo dei nostri sforzi personali e del nostro valore da dimostrare agli
altri, mentre con la tua luce siamo sanati dalla nostra distorsione percettiva e
abilitati a vedere il mondo secondo i tuoi occhi ed il tuo
cuore.
[13]Gli dissero allora i
farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua
testimonianza non è vera».
L’impeccabile ragionamento
dei farisei sembra veramente non dare scampo a Gesù.
Qui ci viene offerto da parte dei farisei un esercizio
della ragione che sembra risplendere di verità ed invece è falso. Se io affermo
qualcosa inerente la realtà e non la spiego agli altri
con il metodo scientifico è evidente che ricorro alla mia personale esperienza.
In questo caso due sono le possibilità o gli altri si
fidano di me perché conoscono la mia sincerità, oppure non si fidano. Nel primo
caso gli altri vedono che, pur testimoniando io stesso la mia esperienza, sto dicendo il
vero, nel secondo vedono forse che io dico il falso? No, ma solo che, a rigor di logica,
non do loro la prova di ciò che affermo. I farisei quindi, ancora una volta, non
cercano la verità, ma si fanno maestri di logica solo per attaccare Gesù.
Signore, quando il demone
della negazione della verità ci prende il cuore non sentiamo ragione e la
vogliamo avere a tutti i costi. Per fortuna che tu sei più costante della nostra
dura cervice
e ci lavori come goccia che batte sulla dura
roccia.
[14]Gesù rispose: «Anche se io rendo
testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove vengo
e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove
vado.
Non è indifferente per
l’uomo sapere o non sapere. Sapere, nel suo senso più
nobile, indica accrescimento dell’essere stesso, ma per sapere occorre scoprire
i giusti punti di accesso alla verità. Gli avversari di
Gesù gli contestano proprio questo e cioè il suo non avere le carte in regola per testimoniare la
verità. Nel loro ragionamento, come abbiamo visto, sbagliano e Gesù
inserendosi nella falla della loro logica dichiara che anche chi
dà testimonianza a se stesso può testimoniare il vero. Il problema della
testimonianza della verità, sembra dire Gesù, non è
legata al numero, ma se la sua testimonianza sia vera o
meno. Gesù afferma di essere
veritiero perché sa dall’inizio qual è la sua storia e dove vuole andare ed è questo suo
sapere che gli conferisce autorità e credibilità nella testimonianza della
verità. Tanto è vero quello che dice che implicitamente
li sfida a dichiarare d’essere essi stessi autorevoli e credibili affermando di
sapere da dove vengono e dove
vanno. Inoltre mette tra sé e i farisei una barriera
insormontabile nel momento in cui dichiara che essi non sanno da dove lui venga
e dove vada. Gesù vuol far capire che sta agendo
secondo un piano ben preciso e che in lui non vi è improvvisazione alcuna ed il
fatto che i suoi avversari non riescano a capire qual è il suo piano questo non
significa che esso non sia vero.
Signore, noi veniamo dal
Padre e tramite lo Spirito Santo che ci hai donato andiamo, dopo aver servito i fratelli, verso il regno che ci
hai promesso. Questa verità la conosciamo e non abbiamo bisogno di dimostrarla
ad alcuno, ma solo condividerla con quanti la vogliono conoscere. Dacci,
Signore, la tua prudenza nel parlare dei tuoi
tesori.
[15]Voi giudicate secondo la
carne; io non giudico nessuno.
Perché i farisei non riescono a mettersi in vera relazione con Gesù? La verità è che essi giudicano secondo la carne e cioè secondo interessi materiali, non vivificati dallo spirito. La carne per sua natura è portata a giudicare, a dividere, ad impossessarsi, mentre chi viene dallo spirito, non giudica secondo la carne, ma anzitutto accoglie. Gesù è venuto a salvare questa umanità, non a condannarla. L’uomo non vuole capire e si ostina a credere che il Signore voglia punirlo. La paura d’essere condannato lo costringe a prendere posizioni assurde contro i suoi stessi interessi vitali.
La nostra vita e la
Parola
Signore, man mano che capiamo le tue divine intenzioni passiamo dalla paura all’amore lasciandoci invadere dalla tua luce e non dalle nostre oppressioni.
[16]E anche se giudico, il mio
giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato.
Sembra esservi
contraddizione tra l’affermazione: “Io non giudico nessuno” e quest’altra: “E
anche se giudico”, ma la contraddizione è apparente
perché nel primo caso Gesù afferma di non giudicare
nessuno secondo i parametri della carne, mentre nel secondo di giudicare secondo
verità. Inoltre emerge l’idea che la verità in quanto detta deve avere alla sua
base un rimando collegiale ed in questo dà in qualche modo ragione ai suoi interlocutori quando contestavano Gesù perché dava testimonianza a se stesso. Il riprendere da
parte del Maestro questo aspetto della verità ce la fa
collegare strettamente all’umiltà. Nessuno infatti si
può dichiarare unico autore di verità che interessano gli altri in quanto
uomini. Se qualcuno pretendesse di fare completamente sua una verità scadremmo nel dogmatismo o nell’assolutismo. Diverso è
testimoniare perché in quest’atto c’è il riconoscimento che la verità è
sì affermata, ma nello stesso tempo staccata, quanto all’origine, da chi
l’afferma (in
Gesù è diverso in quanto egli stesso non solo
è testimone, ma per generazione è verità e via). Nella testimonianza non ci
si inventa la verità, ma solo la si legge secondo una
propria penetrazione personale ed in relazione ai propri interlocutori. Gesù presenta il Padre come colui
che è garante dei suoi giudizi e questa garanzia i farisei, se avessero
voluto, avrebbero potuto vederla nei miracoli fatti da Gesù nel nome del Padre.
La nostra vita e la
Parola
Signore, tu quelle parole le hai sentite dalla bocca stessa del Padre e quanto ti è costato riferircele di persona!
[17]Nella vostra Legge sta
scritto che la testimonianza di due persone è vera:
L’attenzione di Gesù verso i suoi interlocutori è estrema. Egli non vuole
far la parte di quello che sa tutto ed è tutto, che abbaglia senza dar la
possibilità agli altri di rendersi conto degli oggetti che stanno loro attorno
tanto è forte la luce che li avvolge. Gesù sta vicino
al loro cuore, conosce tutta la loro storia, gliela
ricorda. Non ha interesse alcuno a stravincere, ma vuole il loro assenso. Per
questo cerca ogni via per essere un interlocutore possibile e non uno che li
condanna all’insufficienza, come ad es., fanno alcuni
padri verso i loro figli. Il richiamo alla Legge ha questo significato e cioè quello di stabilire un ponte di comunicazione dove
potersi incontrare.
Signore, aiutaci ad usare la
nostra mente per cercare con gli altri punti di
incontro e non di giudizio o condanna. E se
siamo chiamati qualche volta a giudicare che il nostro giudizio sia solo
ispirato alla tua verità e non alle nostre passioni.
[18]orbene, sono io che do
testimonianza di me stesso, ma anche il Padre, che mi ha mandato, mi dà
testimonianza».
Gesù riassume le due condizioni
di possibilità stessa della verità e ciascuna condizione non esclude l’altra. La
prima è legata al fatto che la verità per essere tale non ha bisogno che qualcun
altro la dichiari tale perché essa si afferma da sé a prescindere dal numero di
quanti l’affermano, la seconda è legata al fatto che nel piano della
manifestazione non esiste una verità che non sia detta da qualcuno a qualcun
altro e che quindi la verità stessa nasce nella relazione ( nella e non
dalla). Basterebbe di per sé la testimonianza del Figlio, ma il Padre
dà anche la sua per venire incontro alla durezza
dell’uomo.
Signore, aiutaci a non
essere paurosi quando siamo chiamati dalle circostanze a testimoniare per
gli
altri.
[19]Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù:
«Voi non conoscete né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio».
Sembrerebbe che i piani dove si muovono Gesù e i suoi interlocutori non si incontrino per mancanza di un qualche cosa di sensibile da conoscere come, ad es., il vedere il padre di Gesù. Sembrerebbe che la richiesta dei farisei sia più che legittima, ma non è così perché Gesù attribuisce alla durezza dei loro cuori l’incapacità di conoscere lui e il Padre. Inoltre fa intendere di essere una porta spalancata sul Padre perchè conoscendo la sua persona si arriva alla conoscenza vera del Padre. Ciò vuol dire che la vita di Gesù è talmente perfetta e relazionata al Padre che chi vive secondo Dio vede in Gesù necessariamente il Padre.
La nostra vita e la
Preghiera
Signore, ora ho capito che solo tu ci puoi far vedere veramente il Padre. E se ancora spesse volte non lo vedo almeno so dove cercarlo. Dammi la costanza e la fede nel confrontarmi continuamente con la tua vita, perché così conoscerò come il Padre immensamente mi ama.
[20]Queste parole Gesù le pronunziò nel luogo del tesoro mentre insegnava nel
tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora
giunta la sua ora.
Il Signore rivelava il suo
tesoro nel luogo del tesoro. Ed il suo insistere
nell’insegnare nel tempio ci mostra questa sua fedeltà al popolo di Israele che aveva ricevuto da Dio tutte le indicazioni per
la sua costruzione. Gesù nel tempio stava nella casa
del Padre e proprio nella sua casa, sua perché la casa
del padre è anche quella del Figlio, è guardato male, anzi rischia di essere
portato via ed arrestato. Se ciò non avviene è perché
non è giunta la sua ora. Da ciò possiamo capire come anche la nostra vita non è
in balia del maligno, ma che veniamo tentati solo
quando è Dio che lo permette.
Signore, fa che quando
giunge la nostra ora sia nel fare il bene che nel
resistere alla tentazione noi siamo pronti a darti quella testimonianza di amore
che tu ti aspetti da noi.
[21]Di nuovo Gesù disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete
nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete
venire».
Gesù predice ai suoi ascoltatori che lo cercheranno dopo che lui sarà andato via. In genere succede che quando la vita ci libera dalle persone importune noi non le andiamo a cercare, anzi ringraziamo il cielo per non averle più d’attorno. Gesù non è tra questi. Succede invece che noi stessi possiamo contrastare in continuazione una persona di valore e se essa per qualche motivo non c’è più ecco che ci sentiamo defraudati del potere acquisito e la cerchiamo per continuare a infastidirla. Nella ricerca però riaffermiamo il suo valore perché, come abbiamo detto sopra, nessuno va dietro ad un piantagrane. Tuttavia la positività dell’altro non basta a calmarci piuttosto ci stimola ad essere più cattivi. Questa attitudine diabolica ci farà morire nel peccato senza aver potuto beneficiare, per invidia, delle cose buone che l’altro ci offriva. Gesù dice pure che, rimanendo nel cuore l’attitudine negativa verso di lui, essi non potranno raggiungerlo. E’ il peccato che distrugge il ponte verso Gesù.
Signore, queste tue parole sono dure, ma esse vogliono liberarci in modo definitivo da qualsiasi dubbio che ci trattenga dall’affidarci completamente a te.
[22]Dicevano allora i Giudei:
«Forse si ucciderà, dal momento che dice: Dove vado io,
voi non potete venire?».
Rimane sottinteso che i
Giudei sembrano essere disposti a seguirlo dovunque e
che non vi sia luogo dove essi non possano raggiungerlo. In realtà loro si
sentono provocati da Gesù che li interpella in prima
persona e sapendo che il Maestro non fa discorsi
astratti, ma concreti essi suoi interlocutori sono presi dalla curiosità e
vogliono saperne di più. Il bello è che invece di confessare i loro reconditi
pensieri e cioè che volevano arrestarlo ed ucciderlo,
attribuiscono a lui una intenzione assurda e cioè quella di porre fine ai suoi
giorni. I giudei gettano su Gesù una disperazione
completamente lontana dal suo essere ed invece ci aprono una finestra sul mondo
reale in cui loro vivono e cioè in un clima di morte
dove la vita dell’uomo non conta niente ed è esposta a continui
soprusi.
La nostra vita e la
parola
Signore, potremo seguirti
bevendo il calice che tu hai bevuto? No, ascoltando la
voce del nostro caro io che non vuole saperne di morire, sì se
ascoltiamo la voce del tuo Santo Spirito. Aiutaci ad essere
pronti per benedire il calice che tu ci porgi.
[23]E diceva loro: «Voi siete
di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo
mondo, io non sono di questo mondo.
Gesù vuole dire alle loro
piccole teste che è inutile che si sforzino di
comprendere le cose celesti con un
modo di ragionare legato a quelle
della terra. Egli pone tra sè e i suoi interlocutori una distanza incolmabile. Dichiarando di non
essere di questo mondo cerca anche di rassicurarli e cioè di far intendere che non è venuto nel mondo per
esercitare il potere sulle cose di questo mondo. La sua testimonianza quindi non
mira a mettere il Padre a capo delle cose di ‘quaggiù’ perché queste così come
sono vissute dai giudei non interessano né il Padre, né lui, ma mira a
riverberare sul mondo quella luce che illumini sulla vera
destinazione celeste di tutti gli esseri. Gesù con il
suo essere
‘di lassù’ non vuole quindi
impossessarsi delle cose di quaggiù, ma a dare loro il giusto contesto per
conoscersi veramente.
La nostra vita e la
Parola
Signore, tu ci solleciti
continuamente a scoprire le cose di lassù e noi facendo resistenza con il peso
delle cose di quaggiù ti
rendiamo difficile il compito di salvarci, aiutaci a capire quanta
fatica facciamo portandoci dietro tanta zavorra.
[24]Vi
ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che io sono,
morirete nei vostri peccati».
Gesù dice loro la verità e vero è ciò che corrisponde alla realtà,
se quindi loro si rifiutano di accettare l’evidenza della verità che si apre
sulla realtà come essa è, allora sono loro stessi che se tirano fuori. E siccome di fronte alla verità non ci sono vie alternative, chi non
l’accetta abbraccia la menzogna. Gesù usa loro la carità
di dire come stanno le cose e la sua richiesta di aderirvi non è immotivata e
cioè non si fonda solo sulle parole di uno che dice di sé cose strabilianti e
pretende che gli altri vi aderiscano, ma su tutta la sua vita pubblica piena di atti d’amore verso il popolo e soprattutto piena di miracoli.
La nostra vita e la
parola
Signore, morire nei nostri
peccati non ci piace anche per un motivo estetico. Ci piace
infatti vivere per le cose belle da cui siamo attratti. Dal momento però
che i
nostri occhi prendono in continuazione lucciole per lanterne concedici, tramite
la luce della tua incarnazione, di vedere quali sono le cose che ai tuoi occhi
sono veramente
belle.
[25]Gli dissero allora: «Tu chi
sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò
che vi dico.
Gesù è riuscito a farli uscire
dal branco e a far porre una domanda che ne sottintende tante altre: “Tu che
stai sconvolgendo i nostri parametri di vita, tu che fai affermazioni così
importanti, tu che fai miracoli, tu che hai da ridire continuamente sul nostro
modo di pensare, tu che stai rischiando la vita, chi sei veramente?”. E Gesù, il vero
innocente, colui che non è venuto per imbrogliare
l’uomo, ma per parlare con verità
al suo cuore dichiara di essere proprio quello dice di essere: un uomo di
lassù venuto per noi che quaggiù
non sappiamo più che cosa significhi vivere.
La nostra vita e la
parola
Signore, tu continuamente ci
fai sapere chi sei Tu e ce lo fai sapere in mille modi,
ma noi non ci sintonizziamo quasi mai con la tua emittente, così che la nostra
esposizione alle tue parole è di brevissima durata. Le tue parole ci scivolano
addosso come le altre perché ormai siamo diventati un
buco nero senza memoria. Signore, aiutaci a ribellarci a questa diminuzione
della nostra umanità.
26 Avrei molte cose da dire
e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha
mandato è veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da
lui».
Gesù sembra dire che se dipendesse solo da lui avrebbe tante cose da dire
ai Giudei, ma invece dirà solo le cose che ha udito dal Padre. Gesù come logos è verità e la verità tutta piena, completa, tuttavia egli non si fa
portatore di questa completezza perché ha deciso di dire solo quello che vuole
il Padre. Il Padre ha nei riguardi degli uomini una regia di manifestazione che
tiene conto della estrema fragilità dell’uomo. Ecco
perché Gesù afferma che avrebbe tante cose da dire,
ma di fatto non le dice. Tuttavia questo suo non dire
non si fonda su una volontà di menzogna, ma sull’obbedienza al Padre che è
veritiero e che sa fare tutto bene.
La nostra via e la
Parola
Signore, come sei diverso da
noi che invece vogliamo dire anche quello che sarebbe opportuno
tacere.
Noi spesso non teniamo conto dei nostri interlocutori e sbattiamo loro in faccia
il nostro ritenerci
gli unici detentori della vera verità. Aiutaci ad imparare da te
che eri in perfetto ascolto del Padre e non di ciò che avresti voluto dire anche
se vero.
[27]Non capirono che egli
parlava loro del Padre.
I Giudei avevano sentito
Gesù affermare un momento prima
:” colui che mi ha mandato”, e che cosa avranno pensato in merito a quel
“colui”? Forse a qualcuno che non era lì presente, ma di cui Gesù si faceva portavoce? ‘E
possibile perché il testo evangelico afferma che essi non capirono che Gesù parlava del Padre. Al Padre si arriva solo se uno ha il
cuore in qualche modo indirizzato verso di lui, solo in questo modo si può
riconoscere che chi parla sta proprio parlando e
rivelando ciò che ci sta più a cuore.
Questo riconoscimento quindi non è simile ad una
acquisizione di dottrina, ma somiglia ad un rispondere per risonanza
interna ad una vibrazione che viene da fuori. L’esistenza del Padre non la si può dedurre da niente ed anche il rispondere dell’uomo
è solo l’offerta di un terreno di ascolto perché possa arrivare ciò che è
completamente nuovo.
La nostra vita e la
Parola
Signore, se tu non
ci avessi parlato del Padre noi non l’avremmo mai
conosciuto. Tu invece, tanto lo ritieni grande e meraviglioso, te ne sei fatto
un punto di onore farcelo conoscere. Che il tuo desiderio si avveri completamente in noi che bramiamo con
tutte le nostre forze di conoscerlo di persona.
[28]Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il
Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio nulla da me stesso, ma
come mi ha insegnato il Padre, così io parlo.
Gesù, profetando, afferma che
quando sarà innalzato in croce i giudei capiranno veramente chi è lui e
come tutto
il suo essere, in vita, non ha
fatto altro che obbedire alle parole
del Padre. Gesù nascondendo la sua persona vuole mettere in risalto
l’azione e le parole del suo Padre celeste. Egli si è fatto uomo per obbedire
alla volontà del Padre che vuole salvo l’uomo. Gesù
ama talmente il Padre che si presta a realizzare ogni suo desiderio, egli offre
se stesso, il suo corpo, i suoi poteri. L’idea è
tutta e solamente del Padre e Gesù l’apprende da lui,
come apprende da lui tutti i particolari di questo piano meraviglioso. Ecco
perché quando parla riporta gli insegnamenti del Padre.
La nostra vita e la
Parola
Signore, se anche noi
fossimo così attenti al Padre come lo sei stato tu,
forse non solo ci eviteremmo delle figuracce, ma faremmo la sua volontà con
nostro grande guadagno e quello dei fratelli.
[29]Colui che mi
ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose
che gli sono gradite».
Gesù proclama la grande verità, che sarà poi quella lasciata ai suoi discepoli
e poi a noi, del suo non essere solo su questa terra, ma strettamente collegato
a colui che l’ha mandato e cioè al Padre. Il segreto di questa
unione non sta nel fare le proprie cose, ma quelle che sono gradite al
Padre. E le cose che sono gradite al Padre celeste Gesù le fa sempre. Abbracciare le cose gradite del
Padre è come abbracciarlo ed essere intimamente unito a lui. Il Signore Gesù è mandato dal Padre ed
è sul fondamento dell’invio che si fonda la Chiesa inviata da Gesù a portare la buona novella del regno ai lontani. Ed in
questo invio non v’è perdita o distacco, ma unione con
l’inviante Gesù Cristo ed in lui con il suo, ed ora
nostro, Padre celeste.
La nostra vita e la
parola
Signore Gesù, tu non hai dubbi, per te è chiara la tua unione con il
Padre. A noi capita invece, soprattutto nei momenti duri della
vita, di cancellare la presenza del Padre anche se qualche volta lo facciamo non
per cattiveria, ma perché siamo impegnati ad autocommiserarci. Aiutaci, Signore, a fare le cose
gradite alla Trinità perché possiamo sperimentare l’esaltante condizione di essere uniti alle vostre divine
Persone.
[30]A queste sue parole, molti
credettero in lui.
[31]Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui:
«Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero
miei discepoli;
Le parole hanno una funzione
vicaria della presenza fisica di Gesù. Il suo essere
tra gli uomini abbraccerà un periodo di tempo molto limitato e quindi egli lascia ai suoi discepoli le sue parole. Queste hanno il
potere per chi vi crede di veicolare l’insegnamento e
l’energia che da esse promana. Per il discepolo si tratta non solo di aderire,
ma di rimanere fedeli alla parola ascoltata. Gesù ha
di fronte a sé dei veri interlocutori e non fa il moralista dicendo: “Dovete
rimanere fedeli…”, ma : “ Se rimanete…”, cioè
interpella la loro libertà e li tratta da pari a pari. Rimanere fedeli significa far risuonare e rendere vivente nel tempo la Parola
che è stata inizialmente accettata e non significa avere un rapporto con essa di
tipo conservativo, quasi mussale, ma evolutivo, come di chi stando perennemente
in ascolto di questa Parola la penetra sempre più profondamente e la fa sua
tanto da diventare una sola cosa con la Parola e quindi con il
Cristo.
Signore, tu sai come siamo
continuamente sopraffatti da altre parole, parole del
mondo e parole che noi stessi produciamo senza vergogna. Nel tempio del nostro
corpo fa che risuonino, come campane a festa, solo le tue sante parole di vita
eterna.
[32]conoscerete la verità e la
verità vi farà liberi».
L’affidamento alla parola di
Gesù renderà libero l’uomo
dalle sue passioni. Non quindi il proprio pensiero, le proprie strategie mentali
o tutto quello che nasce nel cuore dell’uomo lo potrà
liberare, ma l’attenzione ad una Parola che viene dal di fuori e risuona dentro
come le Parole del Padre risuonavano all’interno del suo Figlio diletto. E’
quindi tutta una prospettiva di vita diversa da quella che siamo soliti avere. L’attenzione deve quindi spostarsi
all’esterno e cioè ad una Parola che ci viene detta in
mille modi e che vuole strapparci dai nostri vaneggiamenti e sogni di potenza
per farci gustare la realtà come essa è. Questo atteggiamento nei confronti
della Parola ci procurerà un grande senso di leggerezza
e di libertà e cioè dal essere costretti ad agire a motivo di meccanismi
costrittivi e depauperanti.
Questa,
Signore,
è la cosa più difficile che ci possa capitare e cioè quella di guardare oltre la
nostra testa e nell’oceano della tua santa volontà. Aiutaci in questo continuo
decentramento dal nostro io se no non riusciamo a
vedere le atronavi pieni di angeli che continuamente
ci invii.
[33]Gli risposero: «Noi siamo
discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di
nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?».
I Giudei sono stati punti sul vivo e con fierezza rispondono di non essere schiavi, ma liberi in quanto discendenti di Abramo. Essi pensano che il riferimento alla fede di Abramo basti e di per sè basterebbe per essere liberi, ma c’è qualcosa nel loro richiamo ad Abramo che li mette fuori strada. La libertà di cui parla Gesù riguarda il realizzare che noi siamo figli del Padre grazie a Gesù che si è fatto nostro fratello e ci ha dato la possibilità di scoprirci fratelli. ‘E questa la libertà portata da Gesù e non il fatto di risalire, come appartenenza, ad un fondatore. Gesù in questo dialogo con i Giudei li aiuta a prendere coscienza del loro essere anche se loro non riescono a collimarsi con il suo discorso: Gesù cerca di parlare personalmente al loro cuore, ma essi mettono davnti a tutto il loro pedigree.
La nostra vita e la
Parola
Signore, non c’è salvezza se non capiamo fino in fondo che siamo fratelli e riferiti nell’essere a Dio. Noi ti ringraziamo per essere venuto a ricordarci queste verità e fa che possiamo, non nelle parole, ma nella vita metterle in pratica.
[34]Gesù rispose: «In verità, in verità
vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del
peccato.
Il peccato non è solo
qualcosa di mentale, ma si trasferisce sempre in un atto che è espressione
dell’essere intero della persona. La schiavitù quindi inerisce a tutto l’uomo e non solo alla sua parte più
intellettuale, è l’essere che patisce la prigionia. Il richiamarsi ad Abramo non
salva dal peccato se non si fanno le opere di Abramo e
loro opponendosi a Gesù che dice la verità stanno
peccando e quindi è legittimo che egli li richiami sul piano personale, anche se
apparentemente la frase suona come rivolta a chiunque. Non è il momento di fare
accademia e Gesù mette i suoi interlocutori di fronte
alle loro responsabilità. Che cosa vogliono fare?
Continuare a peccare, continuare a non voler vedere quello che succede davanti
ai loro occhi?
La nostra vita e la
Parola
Signore, una delle nostre colpe più gravi è quella di non voler vedere le ingiustizie palesi che avvengono davanti ai nostri occhi. Di fronte ad esse facciamo finta di niente mentre tu ci insegni che non possiamo accettare condizioni di schiavitù né per noi, né per gli altri. Signore dacci il tuo spirito perché possiamo capire come muoverci in questa realtà ostile cercando di non andare a braccetto con gli oppressori dei nostri fratelli.
[35]Ora lo schiavo non resta
per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre;
Gesù ci
indica qual’è la differenza tra il figlio e lo schiavo e cioè che il
primo stando nella casa del Padre sta a casa sua, mentre il secondo può essere
inviato altrove anche contro la sua volontà. Fuori metafora ciò vuol dire che solo se si riconosce il Padre come proprio Padre si
può ricevere l’adozione a figlio e partecipare alla sua vita ed alla sua
eredità. Nella casa del Padre vi sono tante presenze rassicuranti e con le quali
si può fare comunità, sono forze benefiche pronte ad aiutare l’uomo e fargli
sentire la calda mano di amore del Padre. Chi invece si
sente schiavo e cioè con quella situazione interiore di
continua recriminazione e di lamento sta sempre sul chi va là perché teme che
potrebbe capitargli una tegola in testa da un momento all’altro. Qualche volta
gli capita pure di stare nella casa del Padre, ma non
ne capisce la dinamica e spreca tutte le posibilità di
vita che potrebbe avere. L’uomo potrebbe stare sempre nella casa del Padre, ma
c’è qualcosa in lui che lo mette sempre sulla difensiva, c’è sempre un astio ed
una invidia che lo tormentano: “Perché quell’uomo sì ed io no?”. Eppure il
Padre per accoglierci nella sua casa non vuole cose impossibili, ma
un’obbedienza alle sue leggi, e soprattutto un affidarsi al lui credendo in modo
incondizionato che Egli ci ama ed ha pensato per noi un mondo di incredibile bellezza.
La nostra vita e la
Parola
Signore, continuiamo a
correre il rischio di declassarci con le nostre mani da figli a schiavi. Quando allora diventiamo gli
avventurieri della meschinità provoca, Signore, delle
frane in modo che non possiamo proseguire ed essere costretti, anche per disperazione, ad invocare con
l’animo pentito i favori del tuo Padre celeste.
[36]se dunque il Figlio vi farà
liberi, sarete liberi davvero.
Se il Figlio annulla la condizione di schiavitù, ecco che gli uomini possono tornare liberi. Questo favoloso Figlio del Padre ha il potere di attirarci nel suo mondo di libertà e di verità ridonandoci la nostra dignità perduta con il peccato. Ora ci si può chiedere se sia lui a liberarci totalmente senza un nostro intervento oppure c’è bisogno di noi anche nel momento della nostra liberazione. Il nostro sì è importante non tanto perché ha il potere in sé di liberarci, ma solo come passaggio essenziale per aprire la porta del nostro cuore al Signore. Il Figlio non può liberarci se noi non lo vogliamo dal momento che noi non siamo nei suoi confronti delle entità da assorbire come chi ha più massa assorbe chi ne ha meno. Non ci troviamo quindi di fronte ad un processo di tipo fisico dove il più forte attira e domina il più debole. Gesù non è il forte inteso come potenza umana e non ha quindi bisogno di sentirsi forte a scapito nostro. Se ci vuole donare la vera libertà è solo per un movimento di puro amore interessato solo al nostro bene. Se noi diciamo sì al Signore ciò non aggiungerà niente alla suo esser divinamente Altro, ma completerà solo un circuito di verità messo in atto per la nostra salvezza. In termini umani si può dire che lo renderemo felice, ma anche se dicessimo di no, per nostra dannazione, Dio rimmarrebbe nella sua grandezza e verità. L’amore di Dio è terribile perché, pur di avere un vero uomo libero davanti a se, resiste alla sua stessa volontà di salvarci ad ogni costo, anche se fa di tutto per salvarci.
La nostra vita e la
Parola
Signore, fa che almeno una volta nella nostra vita abbiamo la possibilità di rivolgerci a te per consegnarti le chiavi della nostra fortezza, cosicchè anche se per disgrazia dovessimo abbandonarti Tu possa sempre, al momento opportuno, tirare fuori le chiavi che ti abbiamo consegnato e cacciare via tutti i nemici.
[37]So che siete discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non
trova posto in voi.
Il nostro problema non è
quello se accettare o meno la liberazione perché tutti
la vorremmo, ma è di capire se ci possiamo fidare di chi ci promette la libertà.
E noi, come i Giudei, abbiamo una estrema difficoltà a
credere nel Signore. E quando si entra nel circuito del sospetto allora ogni scusa è
buona, anche quella lontana di richiamarsi ad Abramo per far intendere al
Signore che non sta parlando con gente qualsiasi. Gesù
riconosce la loro nobile provenienza e la conferma rassicurandoli, ma vuol
tirarsi fuori dal modo come essi si interpretano
discendenza di Abramo. Gesù
infatti potrebbe rivendicare di essere anche lui di quella tradizione, ma
invece si mette a loro cospetto come se non lo fosse lasciando capire che anche
la tradizione di Abramo non vale in sé, ma solo se si riconosce in lui. La vera
motivazione non è una questione di tipo formale, ma
sostanziale e riguarda proprio il loro personale rifiuto di accettare la parola
del Signore. Nel momento infatti in cui si rifiuta la
verità e si sceglie di peccare si cerca con ogni mezzo di occultarla e se non ci
si riesce allora si ricorre anche ai mezzi estremi e cioè all’uccisione di chi
si fa portavoce della parola di verità. Perché si
arriva a tanto? Perché non si può lasciare in vita chi può smascherare gli
operatori di iniquità. Questi hanno bisogno di operare
nel nascondimento e non amano che qualcuno punti il dito sui loro
misfatti.
La nsotra vita e la Parola
Quante volte, Signore, ci capita di arrabbiarci contro quelli che ci dicono la verità. Non sopportiamo infatti che essi svelino le nostre reali intenzioni e se anche poi concediamo loro qualce ragione, non sopportiamo poi di essere stati attaccati personalmente. Fà invece che, ogni volta che un nostro fratello ci corregge, noi mentalmente diciamo:”Grazie, fratello, per il tuo coraggio e grazie perché mi fai toccare con mano quella miseria che volevo invece portare avanti come se si trattasse di qualcosa di prezioso.”.
[38]Io
dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete
ascoltato dal padre vostro!».
Si rimane sorpresi a sentire
Gesù trattare questi giudei come una longa manus mnon del loro padre Abramo, ma di Beelzebub. Quelli che lo stavano a
sentire appartenevano a varie categorie, c’erano quelli che aprivano
totalmente il loro cuore e lodavano Dio per aver dato agli uomini Gesù, poi vi erano gli indecisi e poi quelli che cercavano
con ogni mezzo di avversarlo. Noi rimaniamo colpiti dalla virulenza di
quest’ultimi perché non riusciamo a capire come si possa
essere stati contrari ad una persona come Gesù.
Tuttavia possiamo avvicinarci a questo mistero prendendo degli esempi dalla
nostra stessa vita e cercando di ricordarci quanta fatica abbiamo fatto quando quando abbiamo sostenuto una
posizione giusta e vera. Amici che sembravamno tali non lo sono
stati più e persone invece che conoscevamo appena si sono messe dalla nostra
parte. Il trionfo della verità ha dovuto passare attraverso una accanita opposizione che non ci aspettavamo e proprio
dalle persone che credevamo amiche. Sembra allora che quando ci si avvicini alla
verità questa ha il potere di scatenare le potenze avverse. Le tenebre non
vogliono la luce. Per questo Gesù dice che essi sono figli del Principe delle tenebre, perché
essi si stanno opponendo non ad una verità qualsiasi, ma alla fonte della
Verità. Un simile ardire non può essere frutto solo dell’umano sentire, ma deve
in qualche modo essere collegato alla potenza contraria per eccellenza e cioè a Lucifero. Gli uomini diventano suoi canali perché
trovano in Lucifero la stessa propensione a nascondere, a dire menzogne e a
risolvere il conflitto con l’eliminazione dell’avversario.
La nostra vita e la
Parola
Signore, vogliamo sentire solo le tue parole perché tu ci riporti le Parole del Padre che scegliamo come unico nostro referente. Se per caso ci attardiamo nelle tenebre fà che sia solo perché vogliamo giocare a nascondino per poi correre a perdifiato tra le braccia del tuo Padre celeste.
[39]Gli risposero: «Il nostro padre è Abramo». Rispose Gesù: «Se siete figli di Abramo,
fate le opere di Abramo!
Ci si può dichiarare
credenti, ma nello stesso tempo lontanissimi dalle vere intenzioni del fondatore
perché, come qui appare evidente, questi stessi che si dichiarano figli di Abramo sono gli stessi che vogliono uccidere Gesù. La cosa assurda è che credevano davvero di fare
un’opera di religione eliminando lo scomodo profeta della
Galilea. A questo punto chi vuole credere in una religione deve anzitutto porsi delle domande serie e vedere
dove porta veramente il credo che gli viene proposto e chi sono quelli che lo
portano avanti per non trovarsi poi complice di un modo di viverlo fondamentalista e legato a Caino. Dalla risposta di Gesù si capisce che queste tenebre non sono totali, ma che
al momento in cui le sue parole di verità raggiungono i suoi interlocutori
esse si
fanno largo e trovano uno spazio tutto proprio. La Parola del Signore, che è
parola di vita, entrando attraverso l’udito crea comunque un foro interno dove volente o nolente la persona
deve prendere una decisione. C’è sempre quindi uno stacco possibile dalla
tenebra del cuore che si ha avuto fino ad un momento
prima del risuonare della parola. Ecco perché Gesù pur
dicendo che la sua parola non trova posto in loro li
invita lo stesso a fare le opere di Abramo. La partita è tutta aperta e il
Maestro insiste perché non si credano falsamente costretti a fare il gioco di
quel loro padre occulto, ma prendano coscienza che
dipende da loro fare le vere opere di Abramo.
Signore, grazie all’udito, anche se prendiamo delle decisioni che riteniamo definitive, ci può sempre arrivare una tua parola. Che il nostro udito allora sia, nonostante le nostre resistenze, come un imbuto che raccolga le tue parole e le versi nella memoria del cuore sperando che un giorno o l’altro esse sciolgano le barriere del nostro ghiaccio per aprirci al tuo amore.
[40]Ora invece cercate di uccidere me, che vi ho
detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non l'ha fatto
Il Signore legge i pensieri
del loro cuore e glieli ritorna in modo che ne prendano più coscienza. La Parola
di Dio quindi quando, grazie all’udito, risuona all’inteno dell’uomo dà nome e cognome
a ciascun stato d’animo. Mentre l’uomo, quando commette il male, cerca con ogni
mezzo di nascondersi alla sua stessa coscienza, la Parola invece fa luce sulle
sue reali intenzioni diventando per lui rovina o salvezza a
seconda di come risponde. Gesù fa presente che
non solo Abramo non si è comportato come un assassino, ma neppure i suoi
contemporanei l’avevano ucciso quando riferiva le
verità udite da Dio. Quest’ultimo passaggio interpretativo è suggerito proprio
dalla vicinanza tra la ‘verità udita da Dio’ ed
Abramo, che appunto fu padre degli israeliti proprio perché credette dopo aver ascoltato nella verità Dio che si
rivolgeva a lui. Ed allora se Dio parlò ad Abramo e questi la riferì e non fu ucciso perché allora, sembra dire Gesù, volete uccidere me che mi trovo nella stessa
condizione di testimonianza?
Signore, è duro rivelare
agli altri il loro pensiero profondo soprattutto quando
è pieno di odio, ma tu qui ci insegni e ci incoraggi a dare la nostra
testimonianza contro ogni speranza così come hai fatto con i
Giudei.
[41]Voi fate le opere del padre
vostro». Gli risposero: «Noi non siamo nati da prostituzione,
noi abbiamo un solo Padre, Dio!».
Come si fa ad avere come
Padre, Dio se poi si vuole uccidere Gesù? Qui c’è
qualcosa che non quadra, ma il Signore non si fa ingannare dalla loro finta
devozione e dice chiaramente che il loro vero padre è il demonio. Si rimane
sempre meravigliati di fronte a scambi così duri tra Gesù e i giudei tanto da pensare che essi non siano avvenuti
proprio così, ma che si tratti di un artifici letterario di Giovanni per accentuare la contrapposizione tra la luce e le
tenebre. I giudei qui non avrebbero consistenza storica, ma sarebbero solo
necessari
come intelocutori di Gesù per mettere in scena il gigantesco scontro tra le forze
della luce e quello delle tenebre.
C’ è una frase di Paolo che riferendosi al maligno afferma che ‘circuit quem devoret’, ma questo lo può fare in quanto trova negli uomini
quel terreno che, una volta conquistato, può servire da
base per poter condurre i suoi attacchi al Santo, ai santi e agli uomini che
ancora non sono suoi. Ora il maligno pur non conoscendo i piani di Dio rispetto
al Salvatore ha capito benissimo che Gesù non è un
uomo qualsiasi e l’ha capito bene perché in Lui non v’è niente che appartenga al
suo regno. Tuttavia siccome la sua natura è quella di rendere bugiarda ogni
natura cerca con tutte le sue forze di far peccare Gesù e questo lo fa tramite i suoi adepti umani. E’ per questo che attorno a Gesù
troviamo tanta opposizione, tanta testarda non-volontà di salvarsi. E d’altra parte Gesù non poteva non
rispondere alle loro provocazioni anzitutto perché anche per questi portaborse
del diavolo, finchè erano in vita, c’era ancora una
possibilità di salvezza e poi perché queste dispute avvenivano coram populo ed
avevano bisogno quindi di essere rintuzzate apertamente.
La nostra vita e la
Parola
Signore, tramite i tuoi
santi Angeli concedici la tua grazia perché sappiamo
fuggire di fronte alle potenze maligne che ci vogliono intrappolare, ma nello
stesso tempo dacci la forza di svergognarle quando c’è ne bisogno per non
diventare loro complici.
[42]Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro Padre,
certo mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me
stesso, ma lui mi ha mandato.
Dio Padre quindi che ci ha
creato secondo la pienezza del Figlio (per mezzo di lui tutte le cose sono state
create) e Gesù rispondendo così ai Giudei ci fa
gettare uno sguardo sulla vita intima di Dio. Il Maestro ci tiene ad affermare che non
è sua la volontà di salvarci, ma del Padre. Cosa vorrà dire questo mettersi da
parte nel dire che non è lui che è venuto di sua
volontà, ma che sta facendo la volontà del Padre? Quasi che dicesse: “Se
dipendesse da me forse a questo punto me ne sarei tornato al Padre perché vedo
che non mi volete, ma la mia volontà non la posso legare semplicemente alla mia
o alla vostra, la mia volontà appartiene al Padre che vuole la salvezza degli
uomini e per me la volontà del Padre mio è tutto”.
Quindi non c’è niente che possa far retrocedere Gesù dalla sua azione redentiva
sia nei riguardi dei suoi contemporanei che dei nostri. Dal
momento che la persona e l’azione di Gesù sono
fondate in Dio se essi gli vanno contro è perché non sono e non vivono secondo
Dio.
Signore, di fronte a te non
si può barare. Davanti a te c’è solo il sì e il no perché il
di più viene dal maligno. Dacci allora questa visione sintetica della
vita che elimini ogni nostro barcamenarci ed quel mestieraccio di vivere che ci fa credere furbi mentre siamo
solo dei perdenti. Perdiamo l’occasione di entrare nei tuoi meravigliosi
giardini per attardarci nelle discariche come miserabili, mentre tu sei venuto a
ridarci la nostra dignità di figli di Dio.
[43]Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole,
Gesù dà una spiegazione del
perché i Giudei non comprendono le sue parole. Ed è molto significativo per noi capire perché questa gente sembra così
ottusa ed impermeabile a qualsiasi comprensione. Gesù
ci dice che essi non riescono a dare ascolto alle sue parole, perché fra di
loro c’è come una barriera insormontabile. Ci sovvengono qui le parole di Gesù in cui invita i suoi discepoli a non separare la
zizzania dal grano ed egli quindi continuando a parlare con loro sa che ad
ascoltarlo vi sono anche persone che godono delle sue
parole e lo prendono sul serio. Inoltre grazie alla loro durissima cervice,
essi, loro malgrado, fanno un grande servizio alla
verità. E’ proprio il loro essere così avversi che dà l’occasione a Gesù di arricchire e precisare il suo messaggio. Diciamo che grazie a loro il messaggio di Gesù si incarna a misura del più duro e diffidente degli
uomini.
La nostra vita e la
Parola
Signore, grazie a questa tua
spiegazione possiamo ora possiamo ben intendere che
quando ci sentiamo contrari ed avversi alla tua parola è perché siamo abitati da
presenze infernali che vogliono prendere il sopravvento su di noi. Piuttosto che
servire il maligno, accettaci come gli ultimi nel tuo regno ed abbi misericordia
di noi che siamo dei poveretti.
[44]voi che avete per padre il
diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin
da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso,
parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna.
Di fronte a questa
descrizione del diavolo omicida così precisa chiunque di noi umani potrebbe chiedersi a bruciapelo: “Ma tu uomo cosa ne sai
della verità e della menzogna?”. La prima cosa che potremmo rilevare è che
quando vogliamo coprire la verità diventiamo automaticamente dei bugiardi sia
apertamente se dobbiamo rispondere ad altri, sia in modo più o
meno consapevole se è la nostra coscienza che dobbiamo zittire. Guardare
alla realtà con gli occhi dell’uomo giusto è la cosa più facile se si è giusti,
ma se si è presi dalle passioni è la cosa più difficile di questo mondo. E noi normalmente
non siamo giusti perché viviamo calati in un mondo che non ama la verità. Se
allora vogliamo uscire dalla menzogna dobbiamo
intraprendere un cammino di purificazione che ci lavi continuamente gli occhi e
li ridoni alla contemplazione della verità. Ora Gesù
ci dice che il diavolo fin dal principio della storia
umana è stato un uccisore di uomini e questa sua attività la può portare avanti
solo ingannando e cioè nascondendo la verità. Egli in assoluto è il vero padre
della menzogna e cerca con ogni mezzo di cooptare gli stessi uomini che vuole
uccidere perché diventino essi stessi complici della loro morte. Essendo un
superesperto di menzogna non può essere sottovalutato e lo
si può sconfiggere affidandosi soltanto a chi è la verità per eccellenza
e cioè al Cristo venuto su questa terra proprio per dare testimonianza
attraverso la sua persona alla verità. Gesù non ci inganna, chiama le cose con il loro nome e accetta di
morire piuttosto che salvarsi la vita diventando a sua volta bugiardo. Mentre il
diavolo ci porta alla morte vera Gesù ci dice che non vale la pena giocarsi la vita
vera credendo che tutto finisce con la morte come vuole farci intendere il
diavolo. Gesù verità non solo ci ha parlato della resurrezione e quindi
che la morte non è l’ultima realtà per l’uomo, ma ce l’ha fatta vedere nella sua
persona: è risorto e l’hanno visto a migliaia. Il bugiardo al tempo della
resurrezione di Gesù avrà sofferto pene indicibili per
essere stato sconfitto e sbugiardato di fronte agliuomini.
Signore, maestro di verità,
rimani nei nostri cuori e spazza via il bugiardo, chè non abbia presa su di noi. Vogliamo essere tuoi e
cioè perseverare nella verità come tu ci hai insegnato
durante la tua vita terrena.
[45]A me, invece, voi non
credete, perché dico la verità.
Mettersi di fronte alla verità nuda e cruda come ci viene proposta dagli uomini di Dio o semplicemente da chi è nella verità è per l’uomo, spesso, un’impresa impossibile. A sbarrare il passo alla presa di coscienza della verità è il pregiudizio da una parte e dall’altra il negare la possibilità che qualcun altro ce possa spiattellare davanti e non morire. Molte volte l’uomo vive nella menzogna è ed allora vedersi scoperto da chi proclama la verità non gli fa piacere, anzi lo spinge ad andargli contro. Così è qui per Gesù che si trova a dire la verità ed a non essere creduto. Se Gesù avesse detto delle menzogne gli sarebbe stato più facile farsi ascoltare dalla gente e quindi ne deriva che l’approvazione degli altri non può essere per noi un criterio di verità, ma solo un dato da valutare con l’avvertenza che un grande successo deve continuamente metterci in guardia per vedere se quello che stiamo dicendo è ancora ascrivibile alla verità o a qualche altro capitolo meno decoroso.
La nostra vita e la
Parola
Signore, dal momento che ti abbiamo conosciuto quale altra parola poptremmo seguire? E se un giorno ci capitasse di vendere la nostra mente a qualche buigiarda filosofia del mondo tieni conto di questa nostra lucida professione di fede: ”Non vogliamo dare ascolto a nessun altra parola di salvezza che non sia la tua” e soccorrici.
[46]Chi di voi può convincermi di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?
Ecco la grande differenza tra noi ed il Maestro: noi conosciamo la
realtà del peccato, la sua miseria, le sue conseguenze, il suo mondo di tenebre,
mentre in Gesù questa realtà non ha mai preso piede,
nonostante che il maligno abbia cercato di attirarlo nel suo regno di menzogna.
Egli si presenta al mondo come santo, immacolato, non piegabile dal peccato,
splendido. E’ la forza di questa sua testimonianza che ce
lo fa amare sempre di più e ci fa sentire una forte nostalgia di vederlo
di persona, di potergli parlare, di poterlo consolare, per quel poco che
possiamo fare, di tutti i dispiaceri e i dolori che la nostra insensibilità gli
ha provocato. E’ la forza della sua santa persona che agisce allora come adesso
entrando nei cuori non prevenuti. Il suo appello di verità anche se non sarà
accolto in quel
momento, agirà anche nel futuro quando i suoi nemici di adesso
avranno la possibilità di considerare il tutto con un occhio diverso, libero da
passioni. Le parole del Signore infatti non passano
come le nostre ed una volta proferite lavorano il cuore degli uomini fino alla
fine della loro esistenza.
La nostra vita e la
Parola
Signore, fa che le nostre
parole siano sempre confrontate con la tua parola di verità perché non abbiamo a
correre invano finendo in un mondo di tenebre.
[47]Chi è da Dio ascolta le
parole di Dio: per questo voi non le ascoltate, perché non siete da Dio».
Chi è da Dio è teso con
tutto il suo essere ad ascoltare la sua parola. La sua
parola è facile da ascoltare se l’uomo si volge coscientemente a Dio dandogli il primo posto. La Parola quindi non cade in un
terreno impreparato, ma in uno che ha già preso una decisione per Dio. E’ questa
decisione che permette all’orecchio esterno di poter captare la parola e farla
entrare in contatto con l’intimo dell’uomo. A questi spetta solo la decisione
per Dio e quando l’ha fatta ecco che arriva nel suo terreno il concime della
parola per sviluppare tutti i semi che ha in sè. La
parola di Dio però non porta solo a perfezione ciò che vi è all’interno
dell’uomo, ma aggiunge una rivelazione che riguarda Dio e il suo disegno di
salvezza per l’uomo. Chi non è da Dio, perché non lo ha scelto, ha il suo
orecchio attento ad altro, alla ricchezza, al potere, al piacere dei sensi.
Ecco quindi che non può ascoltare la parola di Dio e non
perché Dio non si rivolga a lui, ma perché lui è rivolto
altrove.
Signore, anche a noi, che
vogliamo essere ascoltatori della tua parola, capita di trascorrere giorni ed ore in
cui il nostro cuore è rivolto altrove. Tu continui a parlarci, ma le tue parole
ci scivolano addosso tanto siamo presi dai fumi delle nostre passioni. Ti
preghiamo, per quelle volte in cui siamo stati sinceri ascoltatori della tua
parola, di rendere sempre più esigui i periodi di lontananza dalla tua presenza
perché solo la tua parola ci la vera
vita.
[48]Gli risposero i Giudei:
«Non diciamo con ragione noi che sei un Samaritano e
hai un demonio?».
“Sei un cristiano!”,“sei un musulmano!” , “sei un samaritano!”. Allora come adesso il mondo non è cambiato. Chi è diverso,
chi non si omologa con i valori correnti ha qualcosa che non va. Agli occhi di chi ragiona in modo ideologico la presenza
del diverso è una minaccia al proprio mondo di riferimento vissuto come l’unico
mondo possibile. Il diverso allora diventa uno da convertire e se si oppone è da
costringere con la forza al proprio credo o siccome in occidente siamo più
educati, gli si rende più difficile la vita. Sentirsi parte di un sistema di
valori condiviso crea nell’uomo comune una sensazione di benessere e di
protezione che viene messo in crisi quando il diverso
acquista un peso maggiore sia in numero che in qualità. Allora ci si sente
minacciati nei propri modelli di identificazione e si è
pronti ad espellere gli intrusi. Fino a quando non si capisce che siamo tutti
nella stessa barca e che l’aver occupato prima, durante il processo
storico,
un posto non dà
diritto ad alcuno di scacciare gli altri. Se siamo quindi tutti nella stessa barca si tratterà di capire che le identità dei diversi
popoli o delle diverse religioni non possono minacciare l’identità di nessuno e
che quindi si è tutti chiamati a
scoprire la ricchezza che si trova nelle culture diverse dalla nostra per
crescere assieme.Nel caso di Gesù i giudei pensano che
lui sia un diavolo identificando se stessi come i giusti e cioè quelli così perfettamente omologati alla propria cultura
da rigettare a priori qualsiasi confronto. La negazione del confronto e cioè della luce che si può gettare nei rapporti tra gli
uomini prepara solo la violenza e cioè il rigetto violento dell’altro fuori
della convivenza civile.
La nostra vita e la
Parola
Signore, aiutaci a
confrontarci sempre di più con chi è diverso da noi, aiutaci ad allargare la
nostra mente e il nostro cuore in modo che in questo tu per
tu con gli altri possiamo scoprire la meraviglia di tutti i doni che hai
distribuito nel cuore di ogni uomo presente in ogni popolo e cultura della
nostra terra.
[49]Rispose Gesù: «Io non ho un demonio, ma onoro il Padre mio e voi mi
disonorate.
Chi onora il Padre non può
essere imparentato con il demonio e la vita di Gesù
non è che un canto di onore al Padre. Tra il Figlio ed
il Padre c’è un rapporto di fiducia, di amore. Il
linguaggio di Gesù, richiamando la forza di un legame
umano, quello tra padre e figlio, mette i suoi interlocutori di fronte ad una
realtà di grande amore che loro stessi conoscono. Essi sanno che cosa vuol dire
onore e disonore e quindi il richiamarli a questo livello di significato
dovrebbe aiutarli a capire che Gesù qui non difende la sua
sfera di influenza, ma la sua persona e la sua opera in quanto radicata nella
realtà di Dio. Gesù chiama con il loro nome ed
apertamente i veri protagonisti della sua testimonianza: il Padre, se
stesso ed
il demonio. Dando onore al Padre e disonore ai Giudei egli fa
intendere che è di loro che il
diavolo si sta prendendo gioco.
La nostra vita e la
Parola
Signore, quante volte ci
capita di perderci in difese ad oltranza delle nostre
pretese verità, mentre invece non si trattava d’altro che del sorgere e risorgere delle nostre passioni dove
sempre v’era lo zampino del diavolo. Più però si va avanti nella vita spirituale
e più si diventa cauti e circospetti. Tu Signore, dacci solo la forza infinita
di una testimonianza che abbia come centro
d’affermazione la bontà del Padre Celeste
[50]Io non cerco la mia gloria;
vi è chi la cerca e giudica.
Il Maestro da fine psicologo
afferma che chi cerca la propria gloria è portato al giudizio. I suoi
interlocutori sono proprio quelli che cercano la gloria per se stessi. Chi cerca
la propria gloria diventa invidioso delle opere buone degli altri e,
difendendosi, opera giudizi distruttivi sul diverso. In
particolare, nel caso di Gesù, cercano di fornire un
motivo valido per recidere il suo legame con il popolo. Non potendolo
accusare infatti sul bene operato ecco che
l’accusa viene fatta ad un livello
più sottile e cioè che quell’apparenza di bene così tanto legata ad atti magici
non può che essere opera di un demonio presente nella sua
persona.
La nostra vita e la
Parola
Signore, aiutaci ad avere il
giusto spirito di discernimento in modo che sappiamo riconoscere, all’interno
della nostra vita quotidiana, la presenza della tua mano che è diametralmente
opposta a quella del diavolo. Dacci ancora uno spirito di prudenza per non
prendere abbagli e dichiarare tuo ciò che è solo frutto della nostra incapacità
di avere una visione ad ampio raggio della vita.
[51]In verità, in verità vi
dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la
morte».
Gesù qui esce proprio dalle
righe di ciò che comunemente ci si può aspettare da un uomo. Un uomo che, come
lui, è nato da una madre, è stato bambino ed ora da adulto aspetta, come
tutti, di invecchiare e poi morire. Dire quindi che chi osserva le sue parole
non muore significa non solo affermare la non mortalità di coloro che osserveranno la sua parola, ma anche far intendere
che chi parla è al di sopra della morte e cioè non morirà. Per i Giudei diventerà un punto d’onore
farlo morire per dimostrare la follia di tutto quello che andava predicando per le strade della Palestina. Tornando al
significato profondo delle parole di Gesù notiamo che
esse promettono anzitutto il fiorire della vita interiore di quanti osservano la
sua parola. Se ne deduce che chi disprezza in cuor suo la sua parola patirà la morte in questa vita. Le parole di Gesù però, nella loro assolutezza, aprono un altro scenario
e cioè quello legato all’immortalità. Gesù però non dice che immortale
sarà l’uomo con il suo corpo fisico, ma solo che “se uno osserva la mia parola non vedrà mai la
morte”. Quell’uno e quel non vedere non necessariamente
sono da intendersi come unità e
visione fisiche, ma come principio di unità di una essenza umana aperta
all’essere che in uno stadio diverso dall’esistenza si vede non morto e cioè
immortale. Gesù promette questa
immortalità a quelli che osservano la sua parola. L’uomo quindi è
chiamato a seguirlo e a puntare la sua attenzione sulle sue parole, a prenderle
sul serio, a meditarle e a farle diventare carne della
sua carne. Direi di più e cioè non solo è chiamato ad
osservarle, ma pure a metterle sotto osservazione per contemplare come esse
portino vita e lo liberino dalla morte.
La nostra vita e la
Parola
Signore, le tue parole sono luce, aria, terra, acqua, metallo. Le tue parole sono
formanti perché ci tagliano dei vestiti splendidi per mostrarle agli uomini
perché ti lodino sempre più. Rendici degni di comprenderle profondamente e falle
discendere nel nostro cuore perché esse ci parlino e ci guidino nel cammino di ogni giorno.
[52]Gli dissero i Giudei: «Ora
sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici:
"Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la
morte".
La parola di Gesù è una parola di vita che libera l’uomo dall’ angoscia che uccide ogni possibilità di vero futuro. Il
cristiano sarà preoccupato come tutti della sicurezza comune come pure di non prendere
malattie, ma questa sua preoccupazione non può gettarlo nella disperazione
perché egli sa che in qualsiasi stato egli si troverà, sano o malato, sentirà di
avere sempre vicino il caldo amore del Padre celeste. I Giudei non potevano
capire questo discorso, ma non lo potevano capire perché provavano avversione
verso Gesù. Se invece avessero avuto un animo
disponibile non lo avrebbero capito lo stesso, ma lo
Spirito Santo li avrebbe aiutati a penetrare nel segreto di quelle sue parole
così misteriose. Essi portano l’esempio di Abramo e dei
profeti come per dire che se il loro fondatore come le loro più eminenti
personalità erano morte era folle pensare che l’osservanza delle parole
profferite dal loro interlocutore potessero sottrarre dalla morte chicchessia.
Sicuramente Gesù era un impostore, un pazzo o meglio
era posseduto da un demonio e per questo doveva essere evitato da tutti, anzi
bisognava metterlo a morte perché le sue parole usate per fare proseliti,
sarebbero state quelle che lo avrebbero perso.
La nostra vita e la
Parola
Signore caro, è vero, tu sei
folle di amore e per noi hai fatto cose inenarrabili.
Ti sei assunto il nostro male e l’hai riscattato. Noi ora possiamo alzare gli
occhi al Padre e riconoscerlo grazie a te. Non bastano tutti i milleni della vita umana per ringraziarti, ma permetti di
aggiungere un granello di grazie anche da noi ultimi arrivati in questo
mondo.
[53]Sei tu più grande del
nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti; chi pretendi di essere?».
Nell’esistere c’è una
restrizione dell’essere legata a ciò che si può vedere di ciò che esiste. Ed il giudizio in quanto tale nasce proprio dalla pochezza
dell’essere che si vede. Se noi potessimo vedere tutto di ciò che
e(x)-siste non avremmo
bisogno di recuperare l’essere attraverso il giudizio perché ci apparirebbe come
esso veramente è. Ciò che esiste però per sua intima
essenza non può esistere che nel limite. La realtà quindi si accompagna ad una
coscienza che non può percepire altro che limiti. L’intelligenza tuttavia, come
intus-legere, ci permette di andare oltre le apparenze
per ritagliare quei giudizi che possono rimandare ad un tutto. Esistere quindi
per l’uomo significa leggere continuamente i segni che possono collegarci ad
un tutto. Ora però questo tutto, che è moltiplicato per ogni regione della
realtà, è vero tutto solo se risuona con il divino, dove
esiste in grado sommo amore, verità e giustizia. L’uomo può collegarsi a Dio
amandolo
in sé e nei suoi attributi. La scelta che l’uomo fa di Dio gli
permette di situare gli avvenimenti limitati della storia (tendenze,
avvenimenti,
persone) in una
apertura dinamica verso Dio stesso. Ora gli interlocutori di Gesù non avevano una apertura verso
Dio, ma solo una percezione decaduta
della realtà in cui vivevano come di quella passata. Probabilmente anche
i discepoli di Gesù avevano difficoltà a capire le
parole inaudite di Gesù, ma avevano accettato di farsi
interrogare da lui senza preclusioni.
La nostra vita e la
Parola
Signore, noi non possiamo
fare niente per meritarci le tue grazie, ma possiamo, questo sì, sceglierti ed
amarti. Aiutaci allora a farlo nei momenti dove più ci costa rinunciare a noi
stessi e questo non perché ci piace farci del male, ma solo perché sulla tua
parola crediamo nella bontà del nostro Padre celeste.
[54]Rispose Gesù: «Se io glorificassi me
stesso, la mia gloria sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale
voi dite: "E' nostro Dio!",
Dalle parole di Gesù ci viene chiaro, casomai ce ne fosse bisogno, che chi
cerca la propria gloria è come se seminasse al vento. Eppure noi uomini abbiamo un costante desiderio di
magnificare le nostre imprese e lo facciamo perché esse sono vuote. Il nostro
continuo mostrarle agli altri per averne lodi è una confessione pubblica della
loro inconsistenza. Noi non possiamo accettare di fare cose inutili perché
abbiamo una grande considerazione di noi stessi e
cerchiamo con ogni mezzo attraverso la nostra presunzione di diventare belli
agli occhi degli altri. Se poi questi sono in nostro potere allora scateniamo la loro adulazione. Di fronte alle parole
di Gesù non possiamo accampare nessuna scusa perché
esse ci trapassano l’anima facendole confessare il suo peccato. La gloria perché
sia una luce vera che illumina chi la guarda è contemplazione del volto
dell’altro. La gloria è una confessione a cuore aperto della bellezza di chi sta
di fronte e quindi non sopporta narcisismi, ma è votata
al riconoscimento senza invidia del valore della persona amata. Il Padre ama il
Figlio e
gli dà gloria perché tutti sappiano che tra lui ed il Figlio non
vi è rivalità, ma piena comunanza. La gloria però aggiunge qualcosa di più e
cioè il riconoscimento del valore dell’altro e nel caso
di Gesù non può che essere il riconoscimento
dell’opera redentiva che il Figlio sta compiendo tra
gli uomini. Gesù affermando di
essere figlio del Padre, che
è il Dio dei Giudei, lo sdogana dalle loro false interpretazioni e si propone
come il legittimo interprete del pensiero divino.
La nostra vita e la
Parola
Signore, tu che soffi nei
nostri cuori lo Spirito di Dio, rendici sempre più consapevoli dei nostri limiti
in modo che, aprendoci alla tua grazia, noi possiamo glorificarti in ogni
momento della nostra vita.
[55]e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi
che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua
parola.
Il ragionamento di Gesù è stringente e cioè se i
Giudei conoscessero Dio certo si comporterebbero diversamente e capirebbero
almeno come la persona di Gesù operi in stretto collegamento con il Dio dei loro
padri. Tuttavia se non lo fanno non è per un difetto di
conoscenza, ma perché deliberatamente mentono. Gesù
così parlando ci dice che è impossibile non riconoscere
l’azione di Dio su questa terra perché essa non ha bisogno, per essere capita,
di nessun tipo di conoscenza umana, ma solo di un cuore disposto ad accoglierla.
E’ la libertà, unica sovrana del mondo dell’uomo, che qui viene chiamata in causa ed è solo essa che può decidere da
che parte stare se con la verità o con la menzogna, seppur quest’ultima non così
apertamente svelata, ma sotto le mentite spoglie di un bene da salvaguardare. Il
restringimento del cuore dell’uomo pare quindi operare la difesa di un bene, ma
in sostanza è sempre un’operazione di diminuzione della coscienza di fronte ad altri stimoli (in questo caso la persona e
l’azione di Gesù) che la invitano ad aprirsi al di più
del divino. Il bene quindi ha in sé una tale forza d’interpello che nessuno posto di fronte ad esso può esimersi dal prendere una
posizione. Ed il bene che il Padre aveva posto nel cuore dell’uomo, come pure
nelle sue azioni, ancora prima della venuta di Cristo, era pietra di
contraddizione buona per servire per la costruzione od occasione di morte per
chi vi inciampava.
La nostra vita e la
Parola
Signore, quanto è facile
soccombere alle menzogne del mondo se non si chiede continuamente alla santa
Trinità la luce per dare luce ai nostri passi.
[56]Abramo, vostro padre,
esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne
rallegrò».
Nel mondo divino che ci
viene presentato non esiste solo un riferimento al
passato come sguardo di chi vivendo nel presente cerca in esso i fondamenti
della sua speranza. Esiste infatti un’altra dimensione
sconosciuta alla maggior parte dei viventi, ma presente in alcuni, uomini e
donne, che nel loro presente vedono cose che avverranno nel futuro. Queste
persone hanno già nel loro presente una pienezza di consapevolezza che abbraccia
in maniera più completa il disegno della salvezza. Abramo vide il giorno di
Gesù rallegrandosene e quindi già
nella sua vita terrena, nei suoi rapporti con i contemporanei aveva presente la
figura di Cristo come stella polare di tutta la sua azione. Egli sapeva che con
le sue opere, la sua testimonianza ed i suoi discorsi permetteva al popolo di Israele d’essere quell’albero dalle
cui radici sarebbe un giorno venuto fuori il Salvatore. Il suo passaggio su
questa terra ha goduto di questa visione. La sua è
stata un’esistenza altamente realizzata in quanto tutta
la sua vita era votata ad avere nel bene una discendenza numerosa come le stelle
del cielo. Quest’esempio luminoso dovrebbe aiutare ciascun uomo a vivere nella
stessa proiezione di gioia del padre Abramo. Ed anche se a noi non è concesso di
vedere al di là del momento presente tuttavia abbiamo
la parola di Dio che ci illumina sul vero futuro che ci aspetta.
La nostra vita e la
Parola
Signore, concediti a noi nel
momento presente e se anche non ti percepiamo con i nostri sensi fisici, ma
nella notte del limite e della sofferenza, fa che in questo vuoto il nostro
cuore sia sempre sintonizzato su di Te.
[57]Gli dissero allora i
Giudei: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto
Abramo?».
Gesù però non aveva detto di
aver visto Abramo, ma che questi lo aveva visto. I
Giudei stravolgono le sue parole e la stessa prospettiva dei fatti. Essi non
potevano pensare che vi fosse qualcuno più grande di
Abramo e quindi nella loro logica solo chi è inferiore poteva volgere lo
sguardo verso chi è più grande e non viceversa. Il Signore Gesù qui ci appare proprio
come uno di noi. La visione della sua persona infatti
non era una passaporto per essere ammessi al suo regno. La sua vera
natura era nascosta pur apparendo visibilmente agli occhi degli altri. Per
essere con lui occorreva condividere il suo sogno, la sua vita, le sue parole. Occorreva insomma
decidersi per lui, diversamente appariva un essere comune di fronte al
quale indignarsi per la follia delle sue affermazioni.
La nostra vita e la
Parola
Signore, fin dalla tua
presenza su questa terra hai voluto abituarci a cercare il divino in ciò che è
comune. Non sei venuto in pompa magna, ma rispettando la nostra libertà hai
voluto presentarti a noi con le tue proposte di bene e di
amore perché fossero solo queste ad attirarci a te. Nello stesso modo
dacci la saggezza per andare al di là delle apparenze e
cogliere il cuore stesso del mondo.
[58]Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi
dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Tutto l’interloquire di
Gesù mirava a dare ai Giudei la sua testimonianza
d’essere
fuori da ogni tempo in un eterno presente. Gesù non dice d’essere contemporaneo di
Abramo perché, come i suoi interlocutori avevano ben rilevato, egli non
aveva ancora 50 anni, ma d’essere in una dimensione che si addice solo alla
divinità. Solo Dio infatti vive fuori dal tempo e può
relazionarsi ad ogni tempo come al suo presente ed il suo presente non esiste,
non viene fuori, ma è. Qualsiasi uomo di fronte a questa
affermazione sarebbe rimasto perplesso, ma il Signore porta avanti la
rivelazione di se stesso senza batter ciglio. Erano stati altri i tempi in cui
Dio aveva rivolto al popolo le sue dolcissime parole, ora invece era il tempo di
apprendere la rivelazione di Dio non in un contesto
intimo, ma all’interno di uno scontro dove però la verità trovava ancora il modo
di esprimere se stessa.
La nostra vita e la
Parola
Signore, se non ci
ricordassi continuamente che la nostra vita non finisce con il tempo, noi
finiremmo per credere a quelli che vogliono a tutti i costi allungare la nostra
vita in qualsiasi modo. Al di là ci sei tu che
vivi eternamente e che ci fai capire che l’affanno per rendere più lunga la
nostra vita è tutto tempo perso. Signore, solo l’obbedienza alla tua parola ci
dà, pur nell’accettazione della morte, una vita che in te non finisce
mai.
[59]Allora raccolsero pietre
per scagliarle contro di lui; ma Gesù si nascose e
uscì dal tempio.
Gesù è costretto ad uscire dal
tempio e cioè dalla casa scelta dal Padre per essere
onorato, ma del tempio ora gli uomini non hanno più bisogno da quando egli disse
alla samaritana che Dio non aveva un luogo preferenziale per essere adorato. Le
parole di Gesù avevano indicato l’interiorità
dell’uomo come il luogo per eccellenza dove rendere onore a Dio in spirito e
verità. Uscendo dal tempio la morte non si abbatte su di lui, ma è sicuramente
più vicina a quelli che l’avevano cacciato ed allo
stesso tempio che tra non molto vedrà squarciato il suo velo proprio nel momento
della morte del Maestro. Si tratta di morti diverse l’una per la resurrezione, e
quindi per passare dall’antico al nuovo testamento, da un contatto con Dio che
si era rivelato solo al popolo di Israele ad un
altro destinato a tutti gli uomini,
l’altra come abbandono da parte di Dio di un luogo a lui molto caro. Nessuno può
prendere il Figlio di Dio e quindi Dio stesso se lui non si consegna di sua
spontanea volontà e qui vale ricordarsi di quando i Giudei, andati a
prenderlo all’orto degli ulivi con armi e bastoni, erano stramazzano al suolo
davanti al Signore. Solo quando Gesù si consegna
possono portarlo via e questo evidenzia ancora una volta l’amore infinito del
nostro Maestro che non si è fatto mettere paura dai terrori degli
uomini.
La nostra vita e la
parola
Signore, quanto sei grande!
Chi ti guarda non può che amarti e ringraziarti chiedendosi continuamente come
hai potuto amarci così intensamente nonostante che siamo quello che siamo, con le
nostre armi, le nostre cattiverie e la nostra incapacità di essere fedeli anche
se a parole vogliamo darti tutto il nostro cuore. Signore, amandoci al di là dei nostri terrori ci scavalchi nei nostri sensi di
colpa così che possiamo ancora guardarti e chiedere il tuo
perdono.
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