GIOVANNI : CAPITOLO 14
Il
colloquio con la samaritana.
1 Quando il
Signore venne a sapere che i farisei avevan sentito
dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni
Gesù è sempre attento a ciò che gli succede attorno e
quindi segue gli umori e le attenzioni di tutti quelli che si
interessavano a lui. Ora gli viene riferito che
i farisei cominciano ad avvertire più la sua presenza che quella di Giovanni.
Ciò per noi significa che la persona di Gesù comincia
ad avere uno spessore pubblico non più circoscritto a quelli che lo
conoscevano. Il potere si preoccupa quando si trova
davanti a gruppi che non riesce a controllare e quindi è di estrema importanza
per esso poter conoscere le valenze sia quantitative che qualitative di ciò che
nasce e cresce sul territorio di loro influenza. Anche
quando Gesù nacque preoccupò Erode e tutta
Gerusalemme. La sorte di tutti i giusti è quella di diventare bersaglio di chi
ha paura che le sue trame oscure vengano svelate dalla
luce.
La nostra vita
e la Parola
E noi, noi, Signore, sappiamo di qualcosa come il tuo
Giovanni, oppure somigliamo al sale disperso sulla terra che non sa di niente?
Signore, per diventare saporiti non abbiamo che seguirti sapendo che non ti
aspetti da noi estremi sforzi di intelligenza, ma una
disponibilità vera. Come i servi guardano alla mano dei loro padroni, così fa
che possiamo guardare la tua per andare dove tu ci indichi.
2 sebbene non
fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi
discepoli
Immaginiamo per
un momento questi discepoli, subito dopo l’inizio della vita pubblica di Gesù, investiti è vero di un
incarico, ma incapaci di capire fino in fondo cosa stavano facendo, ed allora
potremo capire come il Signore si comporta con chi lo segue. Egli chiama gli
uomini a cose grandi e non aspetta che maturino una comprensione completa di
ciò che mette loro in mano. Dal conferimento di questo incarico
pubblico possiamo intuire come la fiducia che i discepoli avevano nel Maestro
era totale. Avere accettato infatti di essere
trasformati da pescatori in uomini che si prestano anche a gesti diversi da
quelli del manovrare la barca o le reti indica proprio una vera sequela
disposta ad essere ed apparire in un modo diverso da come erano conosciuti
dalla gente. I discepoli che battezzano è il segno che la loro vita quotidiana
nelle mani del Maestro comincia a cambiare. ‘E il
primo compito di un certo rilievo di cui ci parla il vangelo e il significato
per i discepoli è quello di aprirsi alla constatazione che la missione di Gesù aveva un ampio respiro e che per iniziare un cammino
spirituale occorreva convertirsi (nel senso del battesimo di Giovanni) e cioè
lasciare le abitudini negative per accogliere la buona novella.
La nostra vita
e la Parola
Meno
male, Signore, che non guardi troppo dentro la nostra zucca e ti affidi solo ai
movimenti del nostro cuore. Tu
sai che un giorno capiremo e per questo ci metti in mano i tuoi tesori. Tu ci
provi sempre con noi e la tua generosità non ha confini. Sappiamo che la vita è
nelle nostre mani e che possiamo perderla facilmente, per questo ti chiediamo
di aiutarci nei momenti in cui è importante non essere addormentati o chiusi
nella fortezza del nostro io. solo se siamo svegli e
disponibili potremo accettare gli incarichi sempre più interessanti che tu ci
proponi.
3 lasciò la
Giudea e si diresse di nuovo verso la Galilea
Il Signore non ha
bisogno di competere con nessuno, anzi fugge qualsiasi situazione in cui altri
cercano di chiamarlo ad un confronto improduttivo. Le manovre del potere
coinvolgono sempre le masse, ma il punto di contatto è il singolo individuo. A
questi conviene rimanere sottomesso alle strutture che lo dominano. Rimanere
sottomesso ad un tiranno infatti può essere
conveniente piuttosto che morire. Il rapporto sinergico tra singolo e potere si interrompe quando si instaura una nuova distribuzione del
potere, ma anche nella nuova situazione ci sarà sempre una convenienza del
singolo e del potere a mantenere una situazione di fatto. Il potere quindi
cercherà, in via ordinaria, di mantenere il controllo sul singolo per averlo
sulle masse. Quando però le masse si formano, essendo esse per
loro natura facilmente influenzabili e infiammabili, possono
determinare, se ben manovrate, nuove distribuzioni del potere o addirittura le
condizioni per una disfatta di se stesse e del potere di riferimento. Ecco
perché i farisei seguono con attenzione quale gradimento hanno
i vari personaggi che si presentano di volta in volta sulla scena. Il potere fondato
sul dono di Gesù non era intenzionato ad entrare in
competizione con il potere fondato sull’avere. Ecco perché si
allontana al minimo sentore di un possibile interessamento del potere, anche se
religioso, alla sua persona. Gesù predica una
nuova realtà lontana dalle regole di dominio che regolano i regni di questo
mondo e quindi cerca di smorzare sul nascere ogni possibile interessamento di
chi vuole costringerlo a misurarsi al loro livello. Gesù
lascia il terreno facendo intendere che in quel campo non è più possibile, in
quel momento, seminare altro.
La nostra vita
e la Parola
Quante volte,
Signore, noi non vogliamo mollare il campo e ci interstardiamo a misurarci con le potenze di questo mondo
quando basterebbe poco per allontanarsi e rimanere nella pace. C’è infatti qualcosa dentro di noi che vuole entrare in
competizione in nome della giustizia. Tuttavia tu ci insegni
che il terreno dello scontro non devono essere gli altri a determinarlo, ma una
nostra valutazione veramente libera da ogni pressione e determinata solo dal
fuoco dell’amore che brucia dentro di noi.
4 Doveva
perciò attraversare la Samaria.
La Samaria è una regione che si trova tra la Giudea a ovest e la Galilea ad est. Già Gesù
l’aveva attraversata la prima volta quando era salito
a Gerusalemme ora doveva di nuovo transitare per quella regione. Da tutto il
vangelo sappiamo che Gesù si
sente inviato alla ricerca delle pecore perdute della casa di Israele e quindi
quel suo passaggio per la Samaria era per lui solo un
viaggio di trasferimento. Un viaggio dove Gesù
avrebbe fatto silenzio non avendo una parola da indirizzare alle popolazioni
che abitavano quel territorio. Ed invece assisteremo ad un incontro dei
più belli che ci vengono raccontati nei vangeli. Ciò
ci fa riflettere sullo statuto del dovere. Il dovere ci indica
la strada, è come un faro nel nostro cammino, ma esso rischia di trasformarsi
in una gelida luce d’inverno se non viene riscaldata dall’accettazione di ciò
che la vita ci offre come possibilità lungo il cammino. Tra
il tirar dritto perché si deve realizzare qualcosa e l’attardarsi ad ogni pié sospinto può inserirsi una misura diversa aperta a
cogliere una vera occasione. Guai se dovessimo sempre tirare la carretta
in una direzione, ma guai pure se dovessimo
continuamente fermarci perché tirati in ballo da ogni spiffero di vento. La
nostra vera libertà si esercita all’interno della comprensione di un nostro
compito più vasto che ci permette di essere fermi, ma
nello stesso tempo duttili come ci ha insegnato il Maestro.
La nostra vita
e la Parola
Non è facile
mantenere nella vita di tutti i giorni uno stato d’animo che ci permetta una via regale tra quello che crediamo dover fare e
quello che invece la vita, alle volte in modo dispersivo altre volte in modo
preciso, ci chiede di fare. Signore facci capire che, se la musica pensiamo di suonarla senza di te, non riusciremo mai ad
uscire in modo brillante dall’enigma della vita.
5 Giunse
pertanto ad una città della Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe
suo figlio:
Giacobbe e
Giuseppe troneggiano in questo versetto che si apre
alla contemplazione della loro storia. Il figlio Giuseppe, maltrattato dai
fratelli, diventa nelle mani di Dio strumento per la realizzazione
del suo piano di salvezza. Giacobbe dice di Giuseppe:
(Genesi 22-26)
Germoglio di
ceppo fecondo è Giuseppe;
germoglio di ceppo fecondo presso una fonte,
i cui rami si stendono sul muro.
[23]Lo hanno esasperato e colpito,
lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.
[24]Ma è rimasto intatto il suo arco
e le sue braccia si muovon
veloci
per le mani del Potente di Giacobbe,
per il nome del Pastore, Pietra d'Israele.
[25]Per il Dio di tuo padre - egli ti aiuti!
e per il Dio onnipotente - egli ti benedica!
Con benedizioni
del cielo dall'alto,
benedizioni dell'abisso nel profondo,
benedizioni delle mammelle e del grembo.
[26]Le benedizioni di tuo padre sono superiori
alle benedizioni dei monti antichi,
alle attrattive dei colli eterni."
Vengano sul capo
di Giuseppe
e sulla testa del principe tra i suoi fratelli!
Queste
benedizioni richiamate in questo momento dalla memoria
biblica sembrano essere ritagliate su Gesù ed è quest’uomo, così pieno di benedizioni e così speciale, che
fra poco incontrerà la Samaritana.
La nostra vita
e la Parola
Signore, ad
ognuno di noi piacerebbe essere benedetto così, ma io so con certezza che tu
fin dall’inizio del mondo ci hai benedetto e adesso ti dai da fare e solo
aspetti che le nostre orecchie possano, finalmente libere, ascoltare le tue
benedizioni.
6 Qui c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era
verso mezzogiorno.
Un pozzo è un
luogo di vita. Giacobbe viene ricordato come chi ha
scavato e trovato l’acqua. Gesù si mette
all’interno di questa metafora dello scavare e del trovare e nel racconto
dell’evangelista comincia a viverla. Per la prima volta lo cogliamo in
tutta la sua umanità, uomo come noi, uomo che si stanca e cerca rifugio presso la frescura di un pozzo. Quando
noi siamo affaticati cominciamo a lamentarci e a chiudere ogni apertura verso
gli altri. Molte volte è proprio la stanchezza che ci fa irrigidire e
diventiamo immotivatamente reattivi. Molte ire hanno
origine dalla stanchezza. Infatti quando siamo stanchi
vorremmo fermarci a riposare e se qualcuno ci fa presente che dovremmo fare
qualcosa ecco che ci sentiamo attaccati nel nostro diritto di fare ciò che ci
pare e piace. Percepiamo violentemente che solo noi possiamo disporre
di noi stessi e non gli altri. Inoltre ci arrabbiamo perché il nostro
prossimo non vuole entrare in una vera relazione con noi constatando che siamo
stanchi e che non possiamo dare quello che avremmo dovuto dare.
Ci offendiamo perché ci viene chiesta una prestazione
senza tener conto di come siamo in quel momento. Siamo dispiaciuti
tremendamente del poco tatto di chi ci conosce o addirittura ci
è amico. Insomma vorremmo, in simili circostanze, un trattamento di
favore e dal momento che non viene e si pretende da
noi qualcosa ecco che troviamo mille scuse per sottrarci a ciò che la vita
comunque ci sta chiedendo. Ci rifiutiamo di servire, perché vorremmo che
l’altro entrasse in relazione con il nostro bisogno di essere lasciati in pace.
Nel nostro immaginario vitale non ci siamo riservati delle forze supplementari
per occasioni in cui siamo senza forze. Gesù invece,
come vedremo, non si tira indietro dall’entrare in rapporto profondo con la
samaritana proprio nel momento in cui era stanco e c’era un caldo tremendo che
certo non invitava ad aver uno scambio tanto intenso.
La nostra vita
e la Parola
Signore credo che
il segreto del non stancarsi pur stancandosi sia
quello di rimanere in te che sei l’origine di tutte le forze. Se credo solo in
me, Signore, mi stanco subito e non ho energie sufficienti neppure per me
stesso, ma se credo in te troverò sempre insospettate forze per realizzare ciò che mi chiedi.
7 Arrivò
intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le
disse Gesù: "Dammi da bere".
Cerchiamo di
visualizzare la scena. Gesù è seduto, non è all’impiedi vicino al pozzo, ciò
crea una situazione più vivibile per la donna che si sta avvicinando al pozzo. Gesù è infatti uno sconosciuto,
lei è una donna e in giro non c’è nessuno. Non è una situazione priva pericoli
per la donna di Samaria, ma almeno l’uomo che vedeva era seduto e non in una posizione da cui mettersi in
guardia. Si avvicina così quel tanto da poter sentire la sua voce. Il Maestro
inizia chiedendo aiuto alla samaritana. Questo approccio di Gesù
nei confronti di questa donna, e in generale di Dio con l’uomo è ciò che l’uomo normalmente non vuole fare con il suo simile o con Dio
stesso: noi non vogliamo mostrarci bisognosi e se ci tocca di esserlo lo
facciamo a denti stretti perché non ci piace ricevere. Dio invece insiste
continuamente perché noi, quando realmente non ce la facciamo con le nostre
forze, chiediamo aiuto al prossimo e a Lui. Questo riconoscimento di essere piccoli ed insufficienti ci attira le sue grazie. Gesù avrebbe potuto fare un miracolo e darsi l’acqua di cui
aveva bisogno, ma la sua vita era in relazione con
quella dell’uomo: egli non era venuto per mostrarci i suoi poteri. Chiede di
essere dissetato per soddisfare quel desiderio di essere accettato dagli uomini
non per se, ma per l’uomo stesso. Si fece bisognoso davanti alla bisognosa per
togliere il bisogno. Chiede l’acqua, uno degli elementi più importanti presenti
in natura. L’acqua è collegata alla vita, quindi Gesù
chiede alla samaritana la vita. Non sarebbe morto di
sete, perché la città era vicina e tra poco sarebbero arrivati i suoi
discepoli, ma il decidere di chiedere l’acqua lo pone agli occhi della donna in
una situazione di inferiorità. Nel paradiso terrestre
è la donna che prende l’iniziativa e propone ad Adamo
di prendere il frutto proibito. Qui invece è un uomo che prende l’iniziativa
invitando la donna a prendere non qualcosa di proibito, ma dell’acqua, e cioè un simbolo di vita. L’uomo e la donna nei millenni
hanno vissuto storie impossibili: la donna è rimasta dominata dall’uomo, e l’uomo è rimasto incapace di far fruttare il giardino di
delizie della donna. Ora si trovano di nuovo uno di fronte all’altro, a tentare
di riscrivere una nuova storia.
La nostra
storia e la Parola
Chiusi a doppia mandata
dentro casa nostra difficilmente riusciamo a percepire le richieste degli altri
che continuamente ci chiedono da bere. Abbiamo un pozzo, ma abbiamo paura che
si dissecchi e quindi siamo avari, insensibili e passiamo la vita a tenerci
tutto per noi. Quel poco che riusciamo a ricavarne è
anche marcio. Signore, insegnaci a capire che non abbiamo bisogno di
trattenere, ma di dare perché in te abbiamo trovato un pozzo senza fondo.
8 I suoi
discepoli infatti erano andati in città a far
provvista di cibi.
Il Maestro ama i
luoghi fuori dalle città. E
chi oggi più di noi può capire questa predilezione! La città
è vero ha tantissime ricchezze, offre la possibilità di innumerevoli
incontri, ma la città è così presa dal suo frenetico movimento che spesso non
riesce a dare profondità a ciò vive. Al tempo di Gesù
forse sarà stato diverso, la città sarà stata meno caotica, tuttavia rimane che entrare in città è come mettersi in mostra.
Entrare poi con tutti quei discepoli avrebbe fatto subito notizia e il Signore
non andava in cerca di pubblicità. Ci si può chiedere
come mai tutti i discepoli sono andati in città a far provvista di cibo, quando
ne sarebbero bastati solo alcuni e la risposta è che Gesù,
sapendo cosa sarebbe avvenuto, crea di proposito uno scenario adatto per
l’incontro con la samaritana. Gesù utilizza i suoi
poteri per favorire l’uomo, non per metterlo in imbarazzo o per costringerlo ad
amarlo.
La nostra vita
e la Parola
Tu, Signore, ci
parli nel silenzio e lontano dalla fretta. Forse vivendo vicino alla tua calma
potremo accorgerci e prepararci nel modo migliore alla venuta
di nostra sorella morte.
9 Ma la
samaritana gli disse:" Come mai tu, che sei
Giudeo, chiedi da bere a me che sono un donna samaritana?. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i samaritani.
La donna è
sospettosa, vede sì l’uomo stanco ed assetato, ma non si commuove e vuole prima
capire qualcosa dell’uomo che gli sta davanti. Le relazioni
tra giudei e samaritani non sono buone, quindi non c’è motivo di credere
che possano cambiare proprio ora. La donna è convinta che un giudeo non
chiederebbe mai da bere a un samaritano perché
credendosi un essere superiore non si abbasserebbe a chiedere qualcosa a chi
ritiene inferiore. Un giudeo che viaggia non si fa cogliere alla sprovvista,
egli porta con sè tutto il necessario. Ed invece
questo giudeo solitario si presenta senza niente e per
di più non si vergogna a chiedere un favore. I conti non tornano alla donna
anche perché l’avrà pure visto stanco ed assetato, ma
sicuramente avrà notato in lui qualcosa di particolare che lo differenziava da
un comune giudeo. La richiesta di Gesù alla
samaritana supera ogni barriera legata alla diversità del sesso e al livello
sociale e recupera una qualità di rapporto vietata al modo corrente di rapportarsi
tra giudei e samaritani. La donna infatti mette le
mani avanti richiamandosi all’ ostilità presenti tra i due popoli e non gli
dice che non gli darà da bere, ma che prima vuole capire qual’è
la ragione per cui lui supera questi dati di fatto. La risposta della
samaritana, mettendo da parte una interpretazione che
la vede sospettosa, può essere semplicemente interpretata come quella di una
donna che è rimasta favorevolmente colpita dalla richiesta di Gesù e vuole darsi ragione semplicemente del perché l’uomo
che ha di fronte non si comporta come gli altri giudei. Un’ultima impressione
dalla risposta della donna: sembra che lei si senta separata dal suo popolo non
dice infatti ‘con noi samaritani", ma ‘con i samaritani’. Ma è solo
un’impressione.
La nostra vita
e la Parola
Cogliere la
differenza che ci divide dagli altri è per noi uomini un
buon e continuo motivo per allontanarci dai loro umani bisogni. Fa, Signore,
che la loro diversità sia per noi immediata intuizione
della ricchezza che attraverso i fratelli tu ci vuoi donare.
9 Gesù le rispose : Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti
dice:" dammi da bere" tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti
avrebbe dato acqua viva.
Qui Gesù non si nasconde come spesso fa con chi si accosta a lui
con fare interessato o per coglierlo in fallo. Egli dice alla donna che se lei
avesse abitudine con Dio e con il suo dono la percezione di ciò che gli sta
capitando sarebbe sicuramente diversa. E qual’è questo dono di Dio? Il dono
di Dio è la vita di Dio nel cuore dell’uomo. Chi ha
questo dono riesce ad interpretare bene la realtà, riesce a vederla al di là delle apparenze. Chi è con Dio, interno alla sua
vita, ha il dono del discernimento ed è impossibile che non riconosca un uomo
di Dio. La samaritana invece è cieca e vede solo uno che ha sete e che per di
più non è del suo popolo e che forse potrebbe avere delle cattive intenzioni
nei suoi riguardi. Gesù vuole riportare la donna a
quello sguardo iniziale quando come Eva poteva
guardare il suo compagno Adamo e nello stesso tempo il suo Creatore che lo
aveva creato con un atto di amore infinito. E per
aprirle uno spiraglio di luce crea un momento di confusione nella sua mente,
sostenendo di poter fornire addirittura lui dell’acqua. Non è un’acqua qualsiasi
quella che offre Gesù, non è depositata nel fondo di
un pozzo, ma un’acqua piena di vita come quella che ciascuno di noi forse ha sperimentato quando l’ha vista scendere saltellante dalla
montagna. Se uno ha il coraggio di farsi il bagno in quell’acqua si accorge, subito dopo, come quell’acqua
all’inizio freddissima diventa una benedizione della carne, uno stimolo di vita
che penetra in ogni poro della pelle. Forse Gesù
aveva presente questa sensazione elettrizzante quando
accenna all’acqua viva ed è probabile che sia così perché egli amava i luoghi
d’acqua per via del battesimo da Battista e quello dato dai suoi discepoli. Ma
l’acqua viva che Gesù offre non è un’acqua che si possa attingere dal pozzo o che disseta il corpo, quanto un
qualcosa di spirituale che va a colmare l’eterno bisogno dell’uomo di
completezza e di essere finalmente a proprio agio in tutte le sue relazioni:
con la natura, con il prossimo e con Dio. L’uomo da solo non può immaginare la
vita che il Maestro può offrire se lui non gliela dà ed allora ci si può
chiedere come mai la offra alla samaritana e non agli altri? Forse lo capiremo
più avanti. Adesso dobbiamo prendere atto che Gesù
offre un qualcosa di speciale che, se noi non ne avessimo
perso memoria, sapremmo subito riconoscere. Siamo quindi, noi uomini, in una
situazione molto precaria nella quale non sappiamo neppure riconoscere ciò che
ci potrebbe fare felici. E questo qualcosa può anche sfiorarci nella vita
quotidiana senza che noi ce ne accorgiamo minimamente
tanto siamo presi dall’attingere acqua per i nostri bisogni quotidiani. Siamo
totalmente fuori di testa, ecco perché poi rispondiamo
come risponderà la samaritana. Condizione essenziale per ricevere il dono di
Dio è che noi glielo chiediamo. Il desiderio di Dio di salvarci non basta. Noi
siamo i partner che egli ha scelto come interlocutori, ma lo statuto
dell’interlocutore è tale solo se egli è libero di esserlo e quindi vuole
esserlo. Ecco perché Gesù dice: "Se tu
conoscessi...", e cioè inizia con lei un cammino
di avvicinamento per farle conoscere il dono che vuole farle. Vuole metterla
nella condizione di poter scegliere.
La nostra vita
e la Parola
Quante occasioni
perdute! Buona parte della nostra della nostra vita può essere letta come un
rifiuto di voler crescere e una azione costante per
mantenere appositamente lontano il concime della grazia. Per
fortuna che il Signore ci sorprende con le sue domande dirette, per fortuna che
ci mette in confusione. Nello sconvolgerci nei nostri rigidi schemi
mondani egli gioca con noi fino a quando seguendolo
lungo il filo dei nostri contorcimenti mentali, non arriviamo, finalmente
davanti a Lui per dirgli con Agostino: ‘Tardi ti ho amato Signore, tardi ti ho
amato".
11 Gli disse la donna tu : "Tu non hai un mezzo per attingere
e il pozzo è profondo, da dove hai dunque quest’acqua
viva?".
Succede sempre così quando non vogliamo capire una parola che ci può
liberare, resistiamo e ci inventiamo delle risposte razionali al cento per
cento. Inoltre proiettiamo sempre agli altri, se siamo
generosi, la misura della comprensione della vita che noi stessi abbiamo
raggiunto. Se noi infatti con tutta la nostra vita, la
nostra esperienza non siamo riusciti a raggiungere l’acqua viva, come è
possibile che possa riuscirci un altro, umano come noi? Accettare da un nostro
simile qualcosa che veramente può ribaltare l’esistenza
non è facile. La prudenza ci dice di diffidare o almeno mettere alla prova
l’altro e la samaritana non è da meno. E’ però incuriosita dall’affermazione di
Gesù e gli chiede da dove vuole prendere quest’acqua e senza accorgersene sposta il discorso dal
piano della realtà ad un altro dove si inserirà la
parola di vita del Maestro.Ritornando ad un discorso
più interumano questa affermazione esemplifica molto
bene certi nostri atteggiamenti in cui neghiamo profondità alla vita. Noi ci immaginiamo di avere acquisito una saggezza che
difficilmente crediamo essere posseduta dalla maggior parte degli esseri umani.
Noi sì che sappiamo quanto è profondo il pozzo e quanta è
grande la fatica per tirare su l’acqua e non accettiamo che il primo venuto ci
possa dare una lezione a cuor leggero. Aprendosi e chiedendogli arditamente da
dove pensava di attingere quest’acqua viva la
samaritana qui ci insegna a superare la tentazione dei
pensieri che volevano vederla solo diffidente. Un uomo forse avrebbe
chiuso il discorso, la donna samaritana, no. Sarà
forse stato il fascino dell’uomo Gesù a trattenerla?
E’ possibile.
La nostra vita
e la parola
Siamo abissi di
senso, Signore, ma come è difficile riconoscere agli
altri la stessa nostra profondità. Vorremmo farlo, ma ci percepiamo così
diversi, che se anche tentiamo di stabilire dei ponti con gli altri, ci tocca spesso o litigare od arrivare ad una impossibilità di
comunicare che ci fa davvero male. Tu che sei il perfetto comunicatore facci
capire che gli abissi si colmano solo con il tuo aiuto e non perché noi
pensiamo di essere bravi. ‘E
il tuo Santo Spirito che può operare questa meraviglia, operala Spirito Santo e
ridacci lo stupore e la gioia di vedere negli altri
una risonanza della tua infinita profondità.
12 Sei tu
forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne
bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?
La memoria di
quelli che ci hanno preceduti, quando ha lasciato un segno,
risplenderà sempre. Questo è stato vero per la samaritana e lo è per noi che
così ci sentiamo obbligati, grazie al vangelo, ad interessarci alla figura di Gacobbe. Giacobbe lotta con Dio, lo guarda in faccia e non
muore; si è guadagnato la sua fortuna servendo; è furbo e sa districarsela
nelle situazioni più difficili; riceve da Dio una promessa esaltante:
"[13]Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo
padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e
alla tua discendenza. [14]La tua discendenza sarà come
la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione
e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua
discendenza tutte le nazioni della terra.[15]Ecco io sono con te e ti
proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché
non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto"(Genesi
cap.28). La sua figura è davvero grande e la
samaritana, sentendo che Gesù doveva certamente
essere molto di più di quello che appariva, chiede se per caso lui non si
sentisse più grande addirittura del loro padre Giacobbe. Nella domanda si
condensano aspetti contrastanti: da una parte incredulità ed ironia, dall’altra
una incertezza nel giudizio perché non riusce ad omologarlo ad un uomo comune. Tuttavia il fatto
che la donna si dilunghi nell’enumerazione di quanti avevano
beneficato del pozzo sta ad indicare che nella sua mente c’era presente
un sincero sforzo per far capire al suo interlocutore che l’impresa di aprire
un’altro pozzo sarebbe stata molto ardua. Solo un uomo veramente grande e
potente avrebbe potuto far ciò, ma l’uomo che aveva di fronte non corrispondeva a questi canoni.
La nostra vita
e la Parola
In ogni momento
nella giornata noi siamo increduli quando non ci affidiamo,
Signore, alle tue parole di vita e vogliamo fare di testa nostra. Tu sei più
grande di tutti i nostri padri, di tutti i potenti
della terra e di tutti i saggi di questo mondo. Saperlo, Signore, non basta. Se
fossi così audace e forte per dirti: "Lotta con me come hai fatto con il
tuo servo Giacobbe", te lo direi per avere sul mio corpo un segno del tuo
passaggio, ma tu conosci la mia debolezza ed allora infondimi il tuo Spirito
per credere che ogni momento di questa mia vita è nelle tue mani .
13 E Gesù le rispose:" Chiunque
beve di quest’acqua avrà di nuovo sete.
L’acqua è legata
fortemente ad ogni vita presente sulla terra. Senza acqua niente può nascere e
senza acqua anche l’uomo non ha possibilità di vita.
Ma anche bevendo l’uomo non ha risolto il suo problema perché la vita che gli
viene dall’assunzione del cibo o dell’acqua è come se gli venisse
data a tempo: esaurito il carburante deve di nuovo provvedere al suo
mantenimento mangiando o bevendo. Questa situazione esistenziale ricorda
all’uomo come egli non è padrone della sua vita, ma
deve riceverla continuamente dall’esterno. A questa situazione di carenza si riferisce Gesù parlando
con la samaritana. Le sue parole, limitatissime nel numero ed assolutamente non
complicate, operano uno spostamento di senso così radicale da lasciare la donna
completamente di stucco. Quell’uomo davanti a lei le stava proponendo qualcosa di assurdo: l’acqua che le
offriva avrebbe estinto per sempre la sua sete. Un dono gratuito del tutto
slegato da qualsiasi comprensibile scambio. Infatti
lei credeva di non avere niente di illimitato da offrire, mentre Gesù offrendogli qualcosa di incondizionato cercava di
portarla a capire che anche lei aveva qualcosa di immensamente grande da
offrire. Nella logica ristretta della donna però ciò al momento era del tutto
fuori della sua portata.
La nostra vita
e la Parola
Siamo
ossessivamente ripetenti di modi di vivere perdenti, ma ostinatamente non
demordiamo nonostante gli schiaffoni che la vita ci dà. Le tue carezze,
Signore, fa che sappiamo accettarle senza diffidenza, ma con una grande apertura di cuore. Tu non ci prendi in giro e ci vuoi
dare il massimo, anche noi vorremmo essere alla tua
altezza, aiutaci.
14 ma chi beve
dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli
darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla
per la vita eterna.
Gesù capisce che non può insistere nell’offrire il suo
dono, per questo la sua frase pur rivolgendosi alla
donna se ne distacca. I destinatari sono tutti quelli che accettano di ricevere
il suo dono. Gesù promette di estinguere la sete di
quelli che bevono la sua acqua e cioè
di estinguere quel desiderio dell’uomo che lo fa continuamente insoddisfatto ed
inquieto. Ancora la donna non riesce a capacitarsi ed assiste a quest’offerta senza sapere che cosa pensare. Potrebbero
essere le parole di un imbonitore, di un furbo che sta cercando di sedurre una
donna qualsiasi incontrata per caso. L’affascinante figura del Cristo mentre si
scambiano parole sta agendo su di lei, e si sarà detta: "la vita è piena di stranezze e di sorprese, ecco un uomo
perfettamente convinto di quello che dice, ma che vuole da me? proprio da una come me?". E Gesù continua affermando che addirittura quest’acqua si trasformerà in una sorgente interna all’uomo
stesso e i suoi zampilli congiungeranno il cielo e la terra donando all’uomo la
vita eterna. Ce n’è da far perdere la testa a chiunque. Ma la vita si sa è dura e nessuno dà niente per niente.
Mentre Gesù parlava la samaritana si sarà chiesta qual’era il prezzo che doveva
pagare per avere quest’acqua. La frase di Gesù però si chiude senza alcuna richiesta e lei rimane lì
ferma a cercare di capire mentre il sole continua a
picchiare e sente che questa volta non se la può cavare come altre volte aveva
fatto con altri uomini. Pensa però che questo giudeo non può promettere ad una
donna una cosa simile e poi non mantenere la promessa. Fidarsi? Forse, ma
perché? Gesù promette inoltre di creare una sorgente di acqua zampillante in chiunque accetta il suo dono. Avere
allora una sorgente al proprio interno cambia completamente la prospettiva
della propria vita e di quella degli altri. Di quella propria
perché con il tempo chi ha ricevuto il dono scoprirà che lungo la colonna
vertebrale si può formare una corrente di vita aperta all’Infinito, di
quella degli altri perché le energie che si riceveranno saranno messe a
disposizione perché tutti possano mettersi nella condizione di ricevere il
dono.
La nostra vita
e la Parola
Signore, noi non
siamo stati al pozzo, non abbiamo avuto con te un incontro ravvicinato del
terzo tipo, tu sei arrivato a noi attraverso uno stuolo infinito di tuoi
testimoni che ti hanno preparato il terreno. Ma poi
sei venuto. Voglio testimoniarti che quelle tue parole dette due millenni fa in
un mezzogiorno di fuoco sono vere e che mentre le dicevi in quel ‘chi’ avevi visto anche me.
15
"Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua,
perché non abbia più sete e non continui a venire qui
ad attingere acqua".
Normalmente tra gli
uomini può succedere che uno si metta a sbadigliare se gli si comunica delle
realtà spirituali da cui lui è molto lontano. La samaritana non sbadiglia, ma
interpreta molto grossolanamente quello che il Signore le aveva
detto. Lei voleva il dono senza capire il significato del dono stesso e si comporta come una bambina che vuole subito
la bambola che le è stata promessa. Dio ci offre se stesso,
ma noi non siamo pronti per riceverlo. La Samaritana proprio perché non
vuole capire qual’è la posta
in gioco si rifiuta di guardarsi dentro e spensieratamente limita il dono di
Dio. Mentre Gesù le offre
qualcosa di veramente infinito, lei con la sua interpretazione riconduce il
tutto di nuovo ai limiti di questo mondo. Avere infatti
sempre a disposizione l’acqua sembra sì qualcosa di illimitato, ma nell’ordine
delle cose esistenti serve solo a colmare la sete del corpo e non quella del
cuore. Molto abilmente la donna riconduce l’offerta di Gesù
a qualcosa di comprensibile per lei e nello stesso tempo cerca di capire con
l’ingenuità della sua risposta dove il Maestro effettivamente voleva andare a
parare. Nella sua risposta non si preoccupa più delle modalità attraverso cui
il Signore le darà l’acqua, ma entra, se pur in maniera interessata, nel mondo
assoluto di Gesù. L’importante è avere l’acqua che
disseta per sempre, il modo con cui averla è per adesso secondario.
La nostra vita
e la Parola
Quante volte,
Signore, faccio finta di non capire e mi creo degli schermi per non essere
troppo vicino al tuo amore esigente ed infuocato! E poi successivamente
mi lamento che non ti sento, che sei lontano, che la vita è veramente dura
senza di te. Sono veramente un teatrino dove succede tutto e l’incontrario di
tutto. Riportami nella vita vera dove tu continuamente mi offri la tua acqua
che disseta in eterno.
16 "Le
disse: " va a chiamare tuo marito e ritorna qui."
Gesù comincia a farle prendere coscienza che una cosa sono le sue illusioni ed un’altra la vera realtà della sua
vita. Egli non ha intenzione di sedurre la donna promettendogli qualcosa che
poi si ritorce contro di lei. Non vuole farne una schiava, né legarla a sè attraverso la promessa di doni sempre più grandi. Dio ci
chiama a ricevere la sua intimità e il suo dono, ma
rivelando se stesso vuole che anche l’altro si riveli. E
per far questo si avvicina con delicatezza all’uomo. Non gli offre cose
marginali o superflue, ma si innesta sui suoi bisogni
fondamentali e gli dà la possibilità di scoprire che il suo dono è il vero
soddisfacimento dei suoi desideri. Gesù va a toccare
il suo punto debole, la sua passione fondamentale. Ora
si comincia a capire che tutto quello che sta succedendo non è un incontro
qualsiasi tra umani, ma qualcosa di più. Gesù non la
trattiene a sè, ma la rimanda perché torni con suo
marito. La mente della samaritana, abbandonatasi per un momento al sogno di
avere a buon mercato qualcosa di meraviglioso, a quel punto deve avere avuto
una scossa. Avrà capito che la vicenda cominciava a farsi estremamente
seria. E poi perché le chiedeva di suo marito? Che ne sapeva lui se aveva un marito? O
forse lei, da sola, non era all’altezza di ricevere quanto lo sconosciuto
prometteva? Il dono di Dio non può essere ricevuto dall’uomo maschio o
dall’uomo femmina, non è qualcosa che possa essere
pensato e vissuto solo in beneficio di uno dei sessi. Non può essere preso per
il soddisfacimento dell’uno o dell’altro, non è paragonabile a quanto si vive
nel rapporto sessuale in cui l’appagamento dei due rimane diseguale, ma è
qualcosa che integra profondamente l’uomo e la donna perché li fa partecipare
al divino facendoli uscire dalle comuni umane misure. Gesù chiamando
il marito, chiama in causa in assoluto la coppia umana e il loro rapporto.
Il Maestro desidera portare alla luce come la donna ama l’uomo e l’uomo la donna perché è quel rapporto che vuole sanare come
condizione per poter ricevere il dono di Dio.
La nostra vita
e la Parola
Mi metto davanti
a te, Signore, in attesa che tu mi fai le tue domande.
Mi faccio piccolo e mi sento un poco di buono perché so che il rapporto con
l’altra potrebbe crescere molto e se non cresce è per quella valutazione del
mio io che in molte situazioni mi dice:"ma devi
pur vivere, no?". E gli anni passano e le situazioni si ripetono
quando basterebbe poco per andare oltre, per aprire nuovi spiragli, per
respirare nuova aria e nuovo futuro. Signore, trattienimi a
colloquiare con te finché capisca veramente!
17 Rispose la
donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene: Non ho marito":
I modi soprasegmentali con cui la samaritana ha risposto non ci
sono riferiti quindi dobbiamo immaginarceli. Nella risposta poteva esservi
rimpianto nel non aver marito oppure orgoglio come se dicesse a Gesù che nessun uomo poteva vantare su di lei il dominio di
possederla. L’interesse di Gesù nel voler conoscere
qualcosa della sua vita personale avrà fatto pensare alla donna che l’uomo che
gli stava di fronte cominciava ad avere un interesse proprio per lei. Ed allora rispondere: "Non ho marito", era come
dire a Gesù che se voleva poteva essere disponibile
per lui. Dichiarare la propria identità o la propria vita intima non è un
qualcosa che si confida al primo venuto e quindi la sua affermazione è nello
stesso tempo un offerta. Se scaviamo ancora in questa risposta troviamo che la donna confessa di non essere
riuscita nella sua vita ad instaurare un rapporto vero con un uomo. O forse
aveva tentato, ma tutto si era svolto a livello così umano che i motivi per cui si era messa con un uomo non avevano retto all’usura
della vita o ai reciproci egoismi. E quindi dire:"Non
ho marito" significava non solo dichiarare che per lei l’istituto del
matrimonio non era mai esistito, ma che la sua vita per quanto concerneva
l’amore era rimasta lontana da qualsiasi integrazione con i valori superiori.
In questa risposta comincia a profilarsi più chiaramente la posizione
esistenziale della donna samaritana.
La nostra vita
e la Parola
Signore, dalla
vita ci vengono poste della domande continuamente e
finché non avremo dato la giusta risposta saremo sempre insoddisfatti e alla
ricerca continua di una pace che non può arrivare. Insegnaci ad
essere veri e a non avere tante risposte a seconda della nostra
convenienza. Soltanto se guardiamo te possiamo
superarci e imbroccare la strada maestra della vita.
18 infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è
tuo marito; in questo hai detto il vero".
Gesù insiste sulla verità detta dalla donna. Infatti tutte le esperienze che si fanno hanno per qualche
verso per la persona che le vive un aspetto di verità. Passare da un uomo
all’altro ( o viceversa da una donna all’altra) fa parte dell’orizzonte umano,
di quel nascere e morire delle cose che ci fa apparire
naturale che ciò avvenga. Sono tante le stagioni del nostro crescere che è
impensabile avere un partner buono per tutto l’arco della nostra vita. I ritmi
delle due persone sono diversi, i sogni sono diversi:
come si fa, finito il tempo dell’innamoramento, a stare forzatamente assieme?
Si potrà farlo per un periodo limitato, ma poi le forze disgregatrici
cominceranno ad agire e ci sarà bisogno di energie
nuove. Si segue in fondo l’istinto della vita fino all’ultimo. Gesù però sembra dare l’impressione, dicendole di aver detto il vero, di valorizzare, in questo suo passare da un
uomo all’altro, la sua ricerca di una vita migliore. Nell’enumerare poi i
mariti avuti è come se le aprisse uno squarcio di luce per farle intendere
l’inanità di questi sforzi volti ad ottenere quello che il suo cuore
ardentemente desiderava. Non è cambiando uomo che si può raggiungere la
pienezza, ma solo accettando che quel surplus di vita ci venga
dato solo da Dio. Allora, pur amando e lottando per una maggiore integrazione
con l’altro, si capirà che l’appagamento nel rapporto non è solo una questione
legata alla sfera umana, ma un qualcosa di strettamente armonizzato con le
sfere superiori. Quindi non c’è da meravigliarsi se l’uomo e la donna cambiano
i loro amori, essi infatti si rapportano l’uno
all’altra come se facessero parte di un processo naturale che ha la sua
nascita, crescita e morte. L’amore invece vissuto in Dio non potrà mai entrare
in questo ciclo di deperimento. Per vivere però questo tipo di
amore occorre accettare l’amore di Dio che vuole essere cercato e scelto
perché solo così potrà portare pace nell’irrequietezza del cuore umano. La
samaritana, come molti delle donne e degli uomini di oggi,
passando da una esperienza all’altra, non per capriccio, ma per l’esperienza di
una cocente e continua delusione, aveva nel fianco una profonda ferita che voleva
essere medicata e guarita. Ecco perché invece di chiudere la
conversazione continua a parlare con uno sconosciuto. E’ la sua ferita aperta, il suo cuore sempre alla ricerca di un amore vero
che la trattiene e la renderà alla fine disponibile al cambiamento.
La nostra vita
e la Parola
Mostraci,
Signore, come fare per non ingolfare la nostra mente nelle preoccupazioni
dell’amore umano. Imparando da te l’amore possiamo darlo veramente e non
pretenderlo invano dall’altro. I conti puoi pareggiarli solo Tu, perché noi
siamo sempre in difetto. Certo sapremo prenderci le
nostre responsabilità, sapremo fare la nostra parte, ma in fondo in fondo c’è
una parte che non potremo mai fare se tu non stai vicino a noi per farci fare
il salto nella qualità suprema del tuo divino amore.
19 Gli replicò la donna: "Signore vedo che sei un
profeta."
Quando ci viene detto qualcosa che colpisce la nostra intelligenza
sviluppiamo con i nostri interlocutori un rapporto di tipo mentale,
diversamente quando incontriamo uno sconosciuto che ci dice qualcosa sul nostro
modo di essere rimaniamo non solo sorpresi per quello che ci viene detto, ma
ammirati dell’altro che senza conoscerci è riuscito a decifrare le pieghe più
nascoste del nostro cuore. Una tale persona non può essere un uomo comune. Se
però, come nel caso di Gesù, ci viene
detto con chiarezza qualcosa che l’altro non poteva assolutamente desumere
dalle nostre parole, come nel caso della samaritana, allora percepiamo di
trovarci di fronte ad un uomo che ha pure dei poteri di chiaroveggenza. La donna è subito all’altezza di capire con chi sta parlando e
per lei avere subito questa chiarezza significa poter cominciare ad organizzare
il prosieguo del suo discorso che, come vedremo, si rivelerà essere una abile
tecnica difensiva.
La nostra vita
e la Parola
Signore, la
nostra vita è una continua ricerca di segni, ma questi si rivelerebbero meglio
solo se noi chiedessimo direttamente a te di aiutarci nei nostri continui
problemi. Ed allora di sicuro la tua grande
delicatezza e premura ci darebbe segni comprensibili e definitivi, compreso
l’aiuto dei tuoi santi e dei tuoi profeti.
20 "I
nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite
che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare".
Come Gesù aveva tirato in ballo il marito per
riportare la samaritana al centro del suo problema esistenziale, così la donna
si attacca al fatto di aver scoperto un profeta per allontanare
l’attenzione di Gesù dalla sua persona. La donna non
capisce il senso di ciò che le sta succedendo e cerca a braccio di cavarsela
alla meno peggio riuscendo brillantemente a portare
dentro nel suo discorso la differenza che li costituiva e cioè l’essere Gesù un ebreo e lei una samaritana. La tematica
che sottopone al profeta è vecchia non in sè, ma in
rapporto a chi la sta ponendo e cioè a Gesù che
aveva, appena prima, contestato il modo come i giudei vivevano il loro rapporto
con il tempio. E si rivela doppiamente vecchia perché è formulata nello stesso
momento in cui Gesù cerca di farle intendere qualcosa
di assolutamente nuovo, e cioè il superamento nella
sua persona della diatriba teologica riguardante il luogo dove adorare Dio. Gesù proprio in quel momento stava cercando farle conoscere
il nuovo tempio di Dio e cioè la sua persona. La
samaritana sembra ignorare tutto questo anche se nel
sottotesto trapela una crescente fiducia della donna verso l’uomo che ha di
fronte. Gli sta ponendo è vero una domanda non di poco conto, ma forse lei non
è tanto interessata alla soluzione del problema posto, quanto al modo come
risponderà Gesù. Prima di aprirsi definitivamente la
samaritana vuole metterlo alla prova per vedere come se la sarebbe
cavata su una questione di importanza così vitale per i due popoli. La
donna mette in atto un tipo di resistenza di alto
livello in cui cerca di impegnare Gesù in una
questione che sembra di difficile soluzione. Gesù
risponderà alla sua domanda, ma nello stesso tempo la riporterà al qui ed ora
del loro incontro vicino al pozzo, nel sole di mezzogiorno.
La nostra vita
e la Parola
Per anni ed anni ho cercato, Signore, di darti delle risposte e di farti
delle domande come la samaritana. Tu ti avvicinavi ed io mi allontanavo con gli
artifizi del mio piccolo ego che creava nebbie per non vederti. Il gioco è
durato a lungo e se adesso sono qui a colloquiare con te è perché, pur
continuando a giocare, alcune cose me le hai fatto
capire nonostante i miei sforzi di tenace diniego. La tua parola snebbi la mia
vista ed io possa sempre più beneficiare della tua
forza e della tua pazienza.
21 Gesù le dice:"Credimi, donna, è giunto il momento in cui nè su questo monte, nè in
Gerusalemme adorerete il Padre".
Gesù premette alla sua rivelazione un invito a credere in lui perché egli non vuole presentarsi come chi enuncia principi filosofici e vuole costringere gli ascoltatori con la forza delle sue argomentazioni. Il suo intento non è quello di spostare l’attenzione della donna verso un fantasma concettuale, ma quella di riportarla continuamente alla sua persona. Comincia allora a farle delle rivelazioni grandiose anche se lei al momento non riesce a capirne la portata più profonda. Le parole di entrata nella prima rivelazione che fa alla donna si trova in quel:" è giunto il momento" in cui Gesù si presenta come colui che sa leggere il disegno di Dio sulla storia. Ciò che fa la differenza tra il prima e il dopo è proprio l’arrivo di questo momento che divide la storia in modo radicale e definitivo. E il momento del mondo è Gesù stesso. La seconda radicale rivelazione è che l’adorazione del Padre non sarà più legata ad un luogo. Da quel momento non ci saranno più sacri monti deputati alla preghiera. La risposta è formidabile perché in un sol colpo toglie all’uomo ogni scusa per farsi la guerra in nome di Dio. Se Dio non è localizzabile in un luogo preciso allora non può essere proprietà di alcun popolo e non può essere utilizzato come motivo di divisione. Inizia da qui quel processo di unificazione dell’umanità che da questo momento in poi potrà guardare ad un unico Dio non come impoverimento dell’immagine di Dio stesso, ma come garanzia per gli uomini che l’unico Dio che pregano è Padre di tutti e che quindi essi sono fratelli. L’ultima rivelazione riguarda l’uso del ‘voi’ al posto del ‘noi’. Gesù ancora non fa capire cosa vuol dire questo essersi messo fuori dal noi umano, ma questa affermazione avrà sicuramente colpito la donna, il cui cuore si sta allargando a progressione supergeometrica.
La nostra vita e la Parola
Signore, le tue parole liberano l’uomo da quella preoccupazione di cercare dei luoghi particolari dove la preghiera ti è più accetta. Posso elevare una preghiera a Te, al Padre e allo Spirito Santo anche battendo sui tasti di una terrena tastiera di computer ed aver fiducia che, in modo del tutto misterioso, essa sarà ascoltata ed accolta .
22Voi adorate
quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza
viene dai giudei.
Alla verità si può arrivare da tanti punti di vista e ciò è particolarmente stimolante per noi uomini. Infatti che noia sarebbe arrivare tutti a pensare la stessa cosa della verità. Se poi la verità si prestasse ad essere così uniformemente pensata forse sarebbe una ben piccola verità quella che ci troveremmo tra le mani. Per mantenere il suo statuto di vera verità essa non deve essere totalmente frutto della mente dell’uomo. Solo così l’uomo potrà tendere ed essere attirato dalla verità. Ciò rende giustizia sia alla verità, perché essa è trascendente, che all’uomo stesso, perché il suo cuore che si apre all’infinito tende a verità senza limiti. Gesù qui però non parla di una verità filosofica, ma di salvezza e la lega al popolo di Israele. Ci si può lamentare, ed in modo molto superficiale, che Dio per comunicare se stesso abbia scelto una via storica legata ad un popolo particolare, ma se si leggono i primi passi fatti da Dio con l’uomo allora si capisce come Dio sia stato costretto a questa via dall’uomo stesso, perché all’inizio non era così. L’uomo è buono ad accusare ed a farsi più grande di Dio quando pensa di essere più democratico di lui, ma forse dovrebbe far silenzio ed ascoltarlo. E dunque la salvezza viene dai giudei, ma non si ferma ai giudei. Se si fermasse a questo popolo allora Gesù non avrebbe fatto alcun passo avanti riguardo alla samaritana che già all’inizio della loro conversazione aveva sottolineato che era divisa da Gesù dall’appartenenza ad un popolo diverso. Gesù invece pur legando la salvezza ad Israele afferma, anche se in forma implicita, che essa ha come destinatario l’uomo in quanto tale al di là di qualsiasi differenza di popolo. Tuttavia siccome Dio è fedele alle sue scelte, fino alla venuta di Gesù, se si voleva conoscere Dio occorreva far parte del suo popolo eletto. Gesù in tutto quello che dice e fa offre sempre qualcosa di nuovo, un qualcosa che contagi tutto l’universo, ma lo fa con una estrema delicatezza, responsabilità ed una visione storica a tutto tondo.
La nostra vita e la Parola
Signore, quanto è grande il tuo cuore e come ami i fratelli che ti sei conquistato con la tua vita. Questa tua premura ci sproni sempre ad essere aperti come te, stimolanti come te e soprattutto portatori di unità là dove le divisioni trascinerebbero il mondo all’ odio e alla diffidenza.
23 Ma è giunto il momento ed è questo in cui i
veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca
tali adoratori.
Gesù si esprime su come deve essere il rapporto tra l’uomo e il Padre. Anzitutto deve essere un rapporto libero e per questo non condizionato da problemi di spazio e di luoghi. L’uomo con la venuta del Cristo non ha più bisogno di frapporre tra se e Dio nessun tipo di mediatore spaziale. Egli, grazie al Cristo, può ritornare al tempo primordiale quando Dio scendeva a passeggiare con gli uomini nel paradiso terrestre in una relazione diretta tra lo spirito di Dio e quello dell’uomo. Insomma il grande tempio di Gerusalemme non è amato da Dio quanto il cuore dell’uomo. Il Padre cerca l’intimità con i suoi adoratori, perché mettersi nell’atteggiamento di adorazione (ad os) significa avvicinare la propria bocca a quella di Dio per riceverne un bacio di vita. Il Padre cerca e sappiamo che chi cerca è continuamente vigile per trovare ad ogni costo l’oggetto della sua ricerca. Noi quindi siamo sotto l’attenzione costante degli occhi di Dio che leggono nel nostro cuore e amplificano a nostro vantaggio spirituale anche quel poco che vi trovano, se quel poco è indirizzato ad accrescere la nostra intimità di vita con lui. Gesù qui è solenne e questa solennità non ha bisogno di luoghi, nè di masse osannanti per esprimersi. Egli con questo annuncio dimostra alla donna samaritana, già da subito, la stessa intensità attribuita al Padre per la ricerca dei veri adoratori e l’intensità consiste nel restituire profondità e grandezza al cuore della donna e tramite essa all’umanità intera. La donna è infatti invitata a diventare adoratrice di Dio nel momento stesso in cui le si rivela che il Padre la sta cercando e la vuole. Naturalmente, come è nello stile del Maestro, essa è avvicinata da lui, ma sempre a distanza e non con distacco, in modo che sia salvaguardata la sua intima libertà.
La nostra vita e la Parola
Mi fa piacere estremo, Signore, pensare che sono oggetto della ricerca di nostro Padre. Non mi sentirò allora gettato in questo mondo e se mi succederà qualcosa di negativo potrò sempre fermarmi un momento e considerare se veramente sono stato abbandonato oppure no. Il guaio nostro è quello di dichiararci perduti prima di verificare se è proprio così e con ciò autoavverando le nostre cattive proiezioni. Basterebbe che alzassimo lo sguardo per vedere frotte di angeli venire in nostro aiuto, basterebbe!
24 Dio è
spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.
Le parole di Gesù sono chiare, così chiare che quasi ci viene sconcerto a credervi fino in fondo. Infatti è più consolante pensare che se si va a pregare in un luogo sacro lì si può gustare di più la presenza di Dio. Gesù ci offre il luogo virtuale del nostro cuore per farlo diventare il suo tempio. Virtuale perché finchè non ne prenderemo possesso esso rimarrà tale e cioè solo una possibilità. Come mettere però assieme queste parole di Gesù con l’impressione che si ha quando visitando luoghi di devozione, o, come dicono alcuni, i luoghi di potere, si percepisce una atmosfera di sacralità? Forse le parole del Signore vogliono liberare il contatto con il Padre dai vincoli della materialità in tutte le forme in cui esso si può presentare ed affermare quindi che l’uomo per pregare Dio può farlo prendendo coscienza che in lui vi è lo stesso spirito del Padre e che lo spirito è il medium comune all’uomo e a Dio per cui essi possono comunicare. In qualsiasi punto dello spazio l’uomo può elevare una preghiera al Padre perché il sacro recinto da cui parte la sua preghiera non è un luogo, ma la sua umana esistenza racchiusa in un corpo. Il corpo quindi è il tempio di Dio, non per la sua materialità, ma solo come il veicolo che permette allo spirito di quel corpo di potersi esprimere. Sarà poi lo spirito dell’uomo, in relazione con lo spirito di Dio, che aiuterà il corpo-tempio ad essere sempre più un corpo luminoso e cioè sempre più somigliante al corpo che Dio diede ai progenitori. Affermato questo nuovo modo di pregare niente vieta all’uomo di pregarlo collettivamente nelle chiese, nei santuari, nei luoghi dove hanno pregato i santi perché i luoghi si impregnano della santità di Dio e si rivelano solo a coloro che hanno già aperto il loro cuore a Dio. Quindi non è il luogo che apre al Padre, ma è il Padre che donandosi allo spirito dell’uomo santifica per suo tramite il luogo. Pregare però il Padre in spirito non basta perché occorre pregarlo nella verità e la verità la samaritana l’aveva in quel momento davanti a sè e cioè Gesù. La verità di Dio per gli uomini è il Maestro, è lui che apre all’uomo le porte della sua riconciliazione con il Padre. ‘E lui che detta i tempi di questo cambiamento radicale di atteggiamento dell’uomo verso Dio. Gesù infatti dice: " è giunto il momento ed è questo...". La vita personale di ogni uomo spesso passa soggettivamente per le tappe che sono state dell’umanità e cioè da un Dio creduto lontanissimo, ad un Dio più vicino ma legato ai luoghi, a un Dio che invece si fa scoprire dentro la parte più intima dell’uomo stesso ed infine ad un Dio che non è frutto solo della nostra intuizione e fantasia, ma si presenta con il volto di chi ce lo ha rivelato e cioè Gesù Cristo.
La nostra vita e la Parola
Quanti veli devono cadere Signore prima di
trovarci a tu per tu con te. Quante false
supposizioni, quante cattive proiezioni. Tu però non
ti scoraggi e con infinita pazienza ci aiuti a smontare pezzo dopo pezzo i nostri castelli in aria. Che
duro acquistarsi la tua intimità! E infatti noi non
riusciamo a procurarcela se tu non ci attiri con la tua grande forza e soavità.
A noi sembra tuttavia di puntare i nostri occhi nel vuoto, ma noi per tuo amore
accettiamo anche questa esperienza perché sappiamo che
se anche non ti vediamo Tu ci sei, e questo anche se nel vuoto, questo ci
basta. Per adesso.
25 Gli rispose la
donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà,
ci annunzierà ogni cosa".
Gesù e la donna stanno resistendo l’uno all’altra con motivazioni diverse. Gesù resiste a farsi riconoscere subito perché sta cercando di conquistare il cuore della samaritana un passo dopo l’altro, una apertura dopo l’altra. La donna invece resiste ad aprirsi, anche se è rimasta scossa da quello che Gesù le ha detto, forse per un riflesso condizionato a difendersi comunque dagli atteggiamenti seduttivi degli uomini che tanto nella vita l’avevano messa in difficoltà. E’ come se volesse dirgli: "Sì, sono cose tutte belle, ma chi potrà veramente dire qualcosa di definitivo sulla verità non potrà essere altri che il Messia.". Non si fida quindi e vuole un segno. Ma la sua non fiducia ha come rovescio il suo voler essere fiduciosa solo verso l’uomo che sta attendendo da tutta la vita: il Messia. La samaritana pur nella difficoltà di vita in cui si trovava non aveva perso la speranza ed attendeva veramente il salvatore. Non è un caso che Gesù l’abbia incontrata. La samaritana l’ha attirato con la sua fede e la sua preghiera nascosta. Gesù non è venuto per i sani, ma per quelli che hanno bisogno. E’ venuto per noi che riconosciamo di non farcela e il suo aiuto arriva: egli ci offre se stesso e la sua acqua che zampilla fino alla vita eterna.
La nostra vita e la Parola
Signore, questa donna che hai incontrato in un mezzogiorno di fuoco è per noi una luce che conforta il nostro cuore e ci fa comprendere che se ti amiamo, se ti desideriamo, nonostante le nostre vite sbrindellate, saremo da te visitati ed amati. Cosa possiamo desiderare di più se la stessa Vita ci cerca e si offre a noi? Rendi, Signore, il nostro cuore capace di ricevere l’incredibile realtà del tuo amore!
26 Le disse Gesù: "Sono io che ti parlo.".
La rivelazione di una persona ad un’altra è sempre un dono. ‘E uno svelarsi che accetta il rischio di farsi vedere come si è. Per Gesù quale poteva essere il rischio? Non tanto quello di farsi prendere per pazzo, quanto il rischio di perdere il contatto con quella creatura per cui si era incarnato. A Giuda non era bastato sapere che lui era il messia atteso da secoli, non erano bastati i continui miracoli così densi di significato salvifico per convincerlo che Gesù non era un liberatore politico come si era immaginato. Quindi l’incontro con Gesù non sana di per sè, ma solo se l’uomo riesce ad andare oltre le sue proiezioni e le sue passioni. Il Signore poi si rapporta a quelli che incontra non per fissarli nel peccato, ma per essere occasione della loro salvezza. Lo scenario in cui Gesù parla è completamente diverso da quello in cui Dio si rivelò a Mosé nel roveto ardente, e cioè come un Dio lontano, anche se vicino con la parola, e che comunque incuteva paura: "E Dio disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva paura di guardare verso Dio" [Es. 3,6]. Nell’incontro con la samaritana rimane presente l’elemento fuoco :"era mezzogiorno", ad indicare che quando ci si avvicina a Dio occorre purificarsi, ma lo scenario è completamente cambiato e Dio si fa vicino nella persona di Gesù. Dio è vicino, si può toccare, gli si può parlare. Anzi è lui stesso che si fa parola di salvezza per la donna. E’, questo Dio rivelatosi nella persona di Gesù, veramente accessibile, è un tu per l’uomo, ma l’uomo fa estrema fatica a concepire Dio come un interlocutore. L’uomo è più bravo a crearsi idoli di Dio, a dipingerlo con i colori delle sue mentali assolutizzazioni, ma assolutamente incapace di immaginarlo come un qualcuno a cui si può parlare e da cui poter ricevere risposte. Gesù è venuto a rivelarci questo volto colloquiale di Dio e per arrivare a questo punto della sua manifestazione più intima ha dovuto faticare con l’uomo per millenni. Ora ci ha dato un grande facilitatore : Gesù Cristo. Se noi vogliamo liberarci dal nostro piccolo io, dobbiamo imparare a parlare con lui, ma non come si parla con dei muti o dei sordi, ma come con chi può darci una risposta pronta e all’altezza di ciò che gli chiediamo, ammesso poi che si voglia noi essere veramente disponibili a ciò che ci viene risposto ed ai cambiamenti che ci vengono richiesti. Di fronte ad una rivelazione così grande il cuore della donna sarà andato su di giri da non poterli più contenere, e il provvidenziale arrivo degli apostoli, interrompendo lo scambio con Gesù le dà la possibilità di riprendersi un momento dalla sconvolgente esperienza che stava vivendo.
La nostra vita e la Parola
Tu insisti, Signore, in ogni modo per farci capire che sei il nostro ‘tu’, il vero interlocutore contro ogni nostro tentativo di metterti lì lontano sugli altari. Non vuoi essere imbalsamato, aiutaci allora a vivere questo rapporto sempre in prima persona, a tu per tu, dove noi possiamo ascoltarti e tu ricevere le nostre risposte perché grazie a questo continuo dialogo noi possiamo crescere secondo il tuo divino disegno.
Gesù quindi non è venuto a questo mondo per fare la parte che spetta all’uomo stesso e cioé liberarsi da tante catene a cui lui stesso si è vincolato. Non è venuto a fare nessun tipo di rivoluzione a cui noi dedichiamo la vita, testimoniando così i nostri ideali: ad es, non si è messo a fare il femminista ante litteram, oppure a battersi in prima persona contro la famiglia patriarcale, o contro la tirannia esercitata dai romani sul popolo di Israele. Gesù non fa niente di tutto questo, ma più in radice fa più di tutto questo: realizza nella sua persona il nuovo mondo. E così se la vita fino a quel momento non gli aveva concesso un rapporto ravvicinato con una donna, non se ne fa un problema pensando che il suo messaggio doveva arrivare fin dal primo momento anche a loro. Lascia che la vita gli porti man mano tutti i protagonisti della vita umana, ma quando si trova davanti a loro li tratta e li ascolta per quello che sono e cioè dei veri figli di Dio, che sono tali al di là del sesso o della razza. I discepoli, tardoni, non capiscono il gioco del maestro e si meravigliano che egli parli con una donna. Che Gesù parlasse così intensamente e con piacere con una donna significava per i discepoli che i due avrebbero potuto anche mettersi assieme, ma se il maestro metteva su famiglia che fine avrebbe fatto quel loro sentirsi così particolari con un maestro tutto dedicato a loro? L’intimità raggiunta dai due doveva essere palpabile se i discepoli si trovano in difficoltà a intervenire e dire qualcosa. Sarà sicuramente nato nei loro cuori un sentimento di invidia come spesso capita a noi umani quando vediamo che qualcun altro sta prendendo il nostro posto nel cuore di chi amiamo. Quel :"Che desideri?", non avevano più in quel momento il potere di dirlo. I discepoli-filtro erano spiazzati perché vedevano che il desiderio si era instaurato tra i due senza il loro intervento. Bisogna pure capirli. Insomma si trovano improvvisamente davanti a due persone che danno tutti i segni di amarsi, e infatti di amore profondo si trattava, e loro non riuscivano a capirci niente. Ancora non erano a conoscenza di quell’amore grandioso e travolgente di Gesù per le sue pecorelle, ancora possono pensare in modo stramaledettamente umano.
La nostra vita e la Parola
Quando riusciamo ad avvicinarci a questo tipo di amore disinteressato ecco che il cuore di chi ci sta di fronte si apre come per incanto e noi d’un colpo allarghiamo la nostra umanità. Ci sembra di volare e ringraziamo Dio per averci dato la possibilità di scambiare con l’altro qualcosa di buono e di vero e ci ricrediamo continuamente su questa umanità che da ogni parte ci viene dipinta in modo così truce. Signore, tu sei per noi il nostro esploratore che portandoci in luoghi bellissimi ce ne lasci poi l’eredità, ma sempre però ci spingi verso nuove terre e verso nuovi mondi.
28 La donna intanto lasciò la brocca, andò in
città e disse alla gente:
L’incantesimo, rotto a motivo dell’invidia dei discepoli, rimane però vivo nel cuore della samaritana che non perde tempo. Ha capito la cosa più importante e sente che il suo posto non è più lì in quel momento rivelandosi così una donna molto generosa che non pensa solo a se stessa. Quando una donna come lei si muove non muove solo il suo io privato, ma è una parte di popolo che si muove con lei. Il cambiamento della sua vita è repentino, non può continuare a fare ciò che aveva fatto fino a quel momento. Qualcosa di grande è entrato nella sua vita e vuole che entri anche in quella degli altri. Ecco perché lascia la brocca e se ne va in città. Non si sente legata a qualcuno in particolare e non va neppure a chiamare il marito perché dopo quello che gli ha detto Gesù non può più tornare da lui. Il fatto che si rivolga direttamente alla gente è segno di questo cambiamento radicale che la vede una nuova creatura.
La nostra vita e la Parola
Tu qui mi insegni, Signore, ad operare delle rotture nel ritmo della mia vita quotidiana, ma non per rompere alcunchè, ma per legarmi più profondamente alla tua parola. Lasciando che mi cadano di mano anche le cose che sembrano più essenziali io le salvo in te, perché se davanti ai tuoi occhi esse valgono veramente so che me le ridarai trasformate dal tuo tocco divino.
29 "Venite a vedere un uomo che mi ha
detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?".
I samaritani della città di Sikar la conoscevano bene e lei conosceva loro. Doveva essere un contatto a distanza in cui la donna aveva ben presenti vizi e vizietti degli abitanti di Sikar e dove questi sapevano bene che lei era una poco di buono, forse una guastafamiglie, una che non si accontenta mai, che si fa forza della sua bellezza per offrirsi al miglior pretendente e comunque un’anima inquieta. Eppure tra tutte le persone rispettabili di quella città Gesù incontra proprio la più disgraziata. Gesù non è venuto per i giusti o per quelli che si ritengono tali, ma per i peccatori, sono questi i più disponibili ad accettare un aiuto dal cielo. Il falso giusto invece si bea del suo essere O.K.e in questa sua autogratificazione comincia a non sentire più le voci che potrebbero aiutarlo ad aprirsi. Egli non si fa vedere bisognoso o comunque peccabile e frappone fra sè e gli altri un’alta barriera di altezzosità morale. In questa condizione è difficile per lui accettare la parola di una donna abietta se prima non ha confessato apertamente il suo peccato. E la samaritana, prima missionaria in assoluto, capisce tutto ciò e sceglie il modo più opportuno per comunicare la buona novella. Dicendo loro che Gesù le aveva detto tutto quello che aveva fatto fa cadere il muro di Berlino della loro incomunicabilità. Riconoscendo apertamente il suo peccato li mette in grado di poter ascoltare quello che le premeva riferire. Con lei è avvenuto tutto in fretta non solo la sua conversione, ma la sua riconversione ad un’altra vita. Non ha perso tempo a fare la bigotta per chissà quanto tempo espiando i suoi peccati, ma tutto il suo essere è già in azione per la sua nuova vita. La sua azione però non ha niente a che fare con una nuova voglia di protagonismo, anche se in campo spirituale, ma con un atteggiamento umile e conforme allo spirito di chi l’ha salvata. Riassumendo: lei confessa il suo peccato di fronte a quelli che la conoscono per quella che è, ma nello stesso tempo non dice :"Io ho trovato il Messia" ( perché così avrebbe suscitato una reazione contraria: "Ma come si permette di parlare di Messia una come lei che fino ad adesso ha vissuto nel peccato"), ma dice: "Che sia forse il Messia?" lasciando così a loro di verificare la verità di questa sua intuizione. La samaritana ha realizzato in pochissimo tempo una conversione radicale e un posizionamento, nel nuovo regno di Gesù, di primissimo piano. Il suo essere stata presa nel punto più basso e disperato della sua esperienza umana le dà la capacità di un molto vedere che si traduce subito in frutti buoni di cui far godere gli altri. La sua furbizia poi, legata all’umiltà che la mette a nudo di fronte ai suoi concittadini, è la chiave vincente per assicurare al regno di Dio quanti la conoscevano.
La nostra vita e la Parola
Signore, la tua lezione qui è stupenda per noi che vogliamo avere sempre tanta gente che segua le nostre idee, le nostre parole di salvezza, anche se fatte in tuo nome. Qui ci insegni che è l’intensità che deve vincerla su ogni questione di numero e che non si perde mai tempo con i pochi o con un’unica persona. A noi tu chiedi verità, capacità vera di esprimere ciò che viviamo realmente e non quello che pensiamo di vivere e non viviamo. Al resto pensi Tu, pensano i tuoi Angeli, i tuoi Santi, i nostri morti e l’azione di quelli che in ogni situazione, in ogni cultura, sotto ogni focolare sanno portare nel modo migliore il tuo messaggio.
30 Uscirono allora dalla città e andavano da
lui
Se la samaritana non li avesse stuzzicati nel modo giusto loro certo dalla città non sarebbero usciti. La città è il luogo delle occupazioni, degli affanni e far muovere fuori dalle loro sicurezze degli uomini non è certo facile. In fondo se ci pensiamo bene noi tuttti dobbiamo imparare dai samaritani perché il Signore non ci chiede altro che abbandonare tutto ed andare da lui che ci aspetta ed è tutto per noi. Lasciare tutto significa che il tutto che lasciamo non ci può aiutare veramente ed avendo capito questo, avendo constatato che noi non ci possiamo dare la salvezza allora decidiamo di guardare oltre noi stessi. Nella cultura cristiana nella quale ci troviamo il punto luminoso di riferimento è il Signore Gesù, mentre se fossimo nati in un’altra cultura il punto di riferimento sarebbe, magari, un avatar o uno sciamano o comunque qualcuno la cui esistenza rimandava al mistero di cui in qualche modo era testimone. Constatare questo non significa relativizzare ciò in cui si crede o asserire la possibilità di passare da un credo ad un altro, tanto è lo stesso. No, non è lo stesso, perché se soggettivamente all’uomo possono essere concesse esperienze veramente particolari in tutte le forme religiose, oggettivamente, e cioè dal punto di vista della rivelazione di Dio fa di stesso al mondo, vi sono tra le religioni delle belle differenze. Il cammino personale di ciascun uomo, nel momento che si mette a cercare veramente, scoprirà queste differenze. E i samaritani che si muovevano verso Gesù, proprio perché mossi da una vera ricerca, avranno la possibilità di fare questi confronti e scoprire di fronte a chi si trovavano veramente.
La nostra vita e la Parola
Veniamo, quasi sempre, a Te Dio nostro, gravati da una infinita serie di proiezioni su come Tu sei che la maggior parte del tempo della nostra vita passa nello scoprire che Tu non sei come ti abbiamo pensato. Ti ringraziamo per questa infinita pazienza e per come ci guidi passo dopo passo verso il tuo vero volto. Ti ringraziamo ancora di averci dato un aiuto così formidabile in Gesù Cristo perché attraverso di lui possiamo bruciare le nostre false immagini di Dio e possiamo pensarti ed amarti come Padre amoroso che vuole per noi una vera vita all’altezza delle nostre ambizioni più nobili.
31 Intanto i discepoli lo pregavano:
"Rabbi, mangia".
Quando si vivono esperienze molto intense anche a noi capita di non avere fame e Gesù è fatto di spirito e di carne come noi. I discepoli insistono nel farlo mangiare per tanti comprensibili motivi e forse anche per un senso di protezione verso un uomo giovane che pensa poco ai bisogni materiali, ma che deve pur mangiare per vivere. Gesù probabilmente era intento a seguire con il suo cuore ciò che stava succedendo a Sikar dove la samaritana, degna sua discepola, si stava riconciliando con la comunità nello stesso momento che annunziava la sua venuta. Gesù insomma non può mangiare perché è intento ad altro. Possiamo imparare da Gesù questa modalità di preparazione dell’avvento del regno. Quante volte nella giornata incontriamo persone che poi vanno via da noi, ma che percepiamo impegnate e desiderose di pace e di luce. In questi casi posiamo inviare lor delle benedizioni tramite l’intervento del nostro cuore. Basta concentrarsi, visualizzare la persona nei suoi bisogni di liberazione più profonda e immetterla in una strada-futuro di amore e di luce. Questa diventa anche per noi una esperienza molto profonda ed illuminante su come gira il mondo nel campo spirituale.
La nostra vita e la Parola
Sì, Signore, abbiamo bisogno di cibo, ma di
quello che solo tu sai donarci, facci capire che se non ce ne nutriamo
rimaniamo degli eterni disaffettivi spirituali.
32 Ma egli rispose: "Ho da mangiare un
cibo che voi non conoscete".
Il Signore non è indifferente alla nostra sorte. ‘E venuto al mondo per eliminare la lontananza che ci separa da lui e da suo Padre. Gesù è pieno di desiderio come se fosse un innamorato che aspetta il suo amore e finchè non l’ha rivisto non desidera altro. Di fronte agli stupiti discepoli che portavano i fagotti del cibo, Gesù dichiara che esiste un cibo a loro sconosciuto, ma di cui lui realmente si ciba. Fa tenerezza vedere il Maestro che dichiara la sua debolezza, il bisogno che attraversa tutto il suo essere. Se poi cominciamo a sospettare che noi abbiamo parte in causa in questo cibo che lui aspetta allora non possiamo rimanere degli spettatori passivi, ma dobbiamo cominciare a chiederci cosa ci può essere in noi di tanto prezioso da essere sospirati come suo cibo? I discepoli sono veramente all’oscuro di ciò che passa nel cuore del loro Maestro e valutandoli un po' ci sembrano degli uomini piccoli piccoli, ma se poi guardiamo a ciò che diventeranno allora possiamo capire come ciò che è successo loro è ciò che succederà a noi se seguiremo il Maestro. Noi, come loro, siamo chiamati a cambiare i nostri atteggiamenti interiori e non perché i nostri sono cattivi, forse pure, ma perché grazie a Gesù cominceremo a conoscere e a vivere cose che, senza di lui, non avremmo mai e poi mai incontrato.
La nostra vita e la Parola
Signore, il livello di vita in cui tu sei vissuto, le cose che tu hai percepito siano per noi una molla che ci spinga fuori da noi stessi per servire la vita così come si presenta, come tu vuoi che noi la incontriamo e la viviamo per donarla a Te, e assieme a Te donarla al Padre. Fa che non ci contentiamo degli scarti, ma del vero cibo che nutre le nostre anime: dacci coraggio perché non è facile.
33 E i discepoli si domandavano l’un l’altro: "Qualcuno forse gli ha portato da
mangiare?.
L’uomo finchè non capisce che moltissimi dei suoi pensieri sono sue proiezioni sulla realtà non potrà cogliere il mistero che vi si cela dietro. Se infatti egli legge ciò che succede solo con il programma legato alle sue sensazioni più grossolane si perde la grande possibilità di esplorare un mondo molto più interessante di quello che vede. Bastava una minima sensibilità, ma di tipo diverso da quella dei discepoli, per capire che qualcosa di grande era successo tra il Maestro e la samaritana e che quelle parole dovevano aver un significato diverso. In una simile notte dei sensi ci troviamo anche noi quando affrontiamo la vita con i paraocchi delle nostre immaginazioni e dei nostri desideri. La vita ci parla, ma invece siamo noi che vogliamo imporre alla vita il nostro ruolino di marcia. Ed allora tutto si restringe e i continui segnali che essa ci manda sono ignorati e così non capiamo niente degli avvenimenti che succedono e di quelli che non succedono ci lamentiamo perché non succedono senza capire che la causa di ciò siamo solo noi. Se riflettiamo veramente a come siamo fatti ci sarebbe proprio da ridere, eppure tutto ciò che ci capita è estremamente serio e ci causa molta sofferenza. Ecco perché nella vita è importante stare sempre vicini a qualcuno di veramente illuminato perché queste persone sanno aiutarci a interpretare nel modo giusto ciò che avviene fino a quando anche noi abbiamo acquisito la stessa sensibilità.
La nostra vita e la Parola
Signore, salvaci dalle nostre illusioni!
34 Gesù disse loro:
"Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato
e di compiere la sua opera".
Con questa affermazione Gesù doveva sembrare un marziano per i suoi discepoli. Egli afferma però, al di là di ogni accomodamento, la verità sulla sua missione e su quella dei discepoli che lo seguiranno. In quel momento egli non sentiva la necessità di conformarsi al quotidiano rituale di assumere il cibo, perché il suo corpo, a differenza del nostro, aveva ricevuto vero nutrimento da quanto era successo. Ed egli spiega ai discepoli la qualità di questo cibo perché riconoscendolo possano anch’essi nutrirsene. Se noi facessimo sempre la volontà del Padre quasi sicuramente non avremmo bisogno di mangiare. Gesù Cristo mangiava e beveva è vero, ma per non essere un diverso da noi dal momento che aveva scelto di essere come noi. Ma "l’essere come noi" non voleva significare per lui accettare i nostri limiti quanto, pur assumendoli, farci toccare con mano come essi siano momentanei e destinati ad essere superati per qualcosa di veramente oltre. ‘E quindi conforme al suo compito verso di noi cogliere ogni occasione per ricordarci la vera realtà, quella dietro le apparenze. La realtà dove tutto si pacifica, dove non ci sono bisogni impellenti da soddisfare, dove c’è la vera libertà di non sottomettersi ai rituali, perché il rituale è superato da qualcosa di più importante. Fare la volontà del Padre e compiere la sua opera sono le realtà per cui conviene vivere e morire, per cui non prendere cibo o fare qualcosa che agli occhi del mondo sembra strano.
La nostra vita e la Parola
Quando siamo presi dai nostri riti abitudinari, Signore, non guardiamo in faccia a nessuno. Vogliamo avere con tutte le forze ciò che pensiamo ci spetti di diritto. E se qualcuno ce lo toglie allora ci arrabbiamo e non vogliamo sentire scuse. Se gli altri si azzardano a toglierci l’osso di bocca diventiamo dei mostri capaci di far piangere gli altri. Aiutaci allora ad avere sempre la mascella rilassata.
35 Non dite voi: ci sono ancora quattro mesi e
poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: levate i vostri occhi e guardate i
campi che già biondeggiano per la mietitura?
La natura offre all’uomo una quantità di esempi che lo aiutano continuamente ad uscire da quel suo ristretto modo di agire in cui vuole totalizzare tutto e subito. La natura ci mostra in continuazione i suoi tempi che non sono nè affrettati, nè lunghi ma sono quelli giusti per ogni specie di essenze. Da questo punto di vista è come se la natura fosse fuori dal tempo. Noi invece ci siamo immersi perché lo creiamo con la nostra mente ed è proprio questa mente che lo dilata o lo accorcia a seconda dei suoi desideri. Gesù servendosi della mietitura come orologio ancora l’attesa dell’uomo alla natura e ai suoi tempi che sono certi. Il Maestro legge l’ora presente e rende noto ai suoi interlocutori che non si trovano a quattro mesi dalla mietitura, ma che se fanno attenzione, se sollevano il capo dalle loro abitudini quotidiane possono constatare come il grano è già biondo e pronto per essere mietuto. Questo paragone è una esortazione a vedere di più, ad osare una maggiore apertura del proprio cuore che nell’attesa rischia di annoiarsi e perdere ogni riferimento con l’oggetto della propria speranza.
La nostra vita e la Parola
Questo stacco che ci proponi, Signore, ci fa guardare dritto dritto alla fine della vita quando il mietitore verrà a cogliere la nostra vita. Donaci Signore di essere allora biondi, maturi e disponibili per il tuo regno.
36 E chi miete raccoglie e riceve salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda assieme
chi semina e chi mieta.
Lavorare e ricevere salario non sono contrari alla vita eterna. Ciò vuol dire che tutta la nostra vita, anche se all’esterno di noi è suddivisa secondo le gerarchie della vita materiale, è santa e degna di essere vissuta. E’ all’interno di questa vita di servizio che noi possiamo raccogliere il frutto ed esso non si annichila, quasi che fosse un sottoprodotto buono solo per essere consumato e scartato, ma è destinato alla vita in Dio. La nuova relazione tra Dio e l’uomo, e tra l’uomo e gli altri uomini, è legata al modo come si accede al frutto. Nel Paradiso terrestre la presa del frutto fu legata ad una sfiducia nelle parole del Signore e il frutto fu mangiato direttamente per soddisfare i bisogni di un di più immaginato e desiderato ardentemente. Nella nuova relazione al frutto non si può accedere direttamente, ma faticando ed in collaborazione con gli altri. La collaborazione con gli altri determina la capacità stessa di poter godere del frutto, infatti dove vi è guerra il frutto non può essere goduto essendo le energie dell’uomo investite nella distruzione. Solo quindi dividendo con l’altro il frutto del proprio lavoro si aprono le porte del godimento della vita che è sempre in Dio. La distinzione tra il seminatore e il mietitore sta ad indicare che nella casa del Padre come nella vita materiale non è necessario fare tutto. Dio che è il tutto farà in modo che il frutto sia completo in tutte le sue parti grazie all’intervento di quanti sollecitati da lui avranno risposto per la loro parte. Quando Gesù si rivela alla samaritana dicendole di essere il Messia egli, proprio in quel momento, si identifica con il mietitore riconoscendo così di non essere l’unico autore del frutto, e cioè della conversione della donna. Il Maestro così ci invita a vivere continuamente in uno stato di umiltà e quindi a non appropriarci indebitamente dei meriti della crescita del frutto, ma a entrare nella contemplazione di tutti gli interventi umani e divini che sono stati necessari per arrivare a quel punto di grazia.
La nostra vita e la Parola
Anche nel bene, e pur gioendo del bene, possiamo commettere ingiustizia in quanto ce ne attribuiamo il merito. Signore, tu ci insegni che la nostra gioia non può essere pura se non è una gioia collettiva, e cioè condivisa. Se non c’è alcuno che gioisce con me per il ritorno del figliol prodigo forse non è il figliol prodigo che sta tornando, ma un fantasma frutto della mia fantasia che ha solo bisogno di gratificazioni.
37 Qui infatti si
realizza il detto: uno semina ed uno miete.
La speranza e il godimento, il desiderio e la soddisfazione. Tutto ciò è legittimo se non è riferito solo al soddisfacimento dei propri bisogni, ma anche a quelli degli altri. Il servizio ci fornisce quel distacco utile per non fare dei nostri desideri degli assoluti la cui mancata realizzazione può gettare nello sconforto e nella disperazione. Il godimento quindi non è messo al bando nel cristianesimo, ma è moltiplicato nella gioia collettiva. La divisione del lavoro, che sembra togliere all’uomo il piacere di seguire tutto il processo di produzione dall’inizio alla fine, se guardata da un altro punto di vista lo aiuta a distaccarsi dal voler conseguire ad ogni costo il proprio frutto aprendolo così alle arricchenti influenze esterne. Ed ancora se ci capita di mietere dove non abbiamo seminato, saremo più disponibili a seminare lì dove non è certo che saremo noi raccogliere: una mano lava l’altra e così giorno dopo giorno avremo coscienza di quanto è vasto il mondo, di quanto grandi sono le forze in campo e di come l’impegno di ciascuno di noi è importante per raccogliere i frutti.
La nostra vita e la Parola.
Non ci chiedi, Signore, di fare grandi cose, ma piccole. Tu poi le metti assieme e sfami tutti, anche noi. E noi mangiando con la gioia nel cuore ci dimentichiamo delle nostre piccolezze perché Tu sei vicino a noi.
38 Io vi ho mandato a mietere ciò che voi non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro.
Si può passare tutta una vita chiusi nel giro delle proprie conoscenze e, avendone la capacità, riuscire a capire come mai si conoscano delle persone piuttosto che altre. I nostri amici sono in qualche modo la proiezione esterna di ciò che a noi piace. Se poi si vuole applicare ad altri questo tipo di indagine allora basterà conoscere che tipo di amici frequenta una persona per capire molto della sua personalità. Ciò per dire che ciascuno di noi si relaziona agli altri a partire dalla sua visione del mondo. Nel caso però in cui non si fa soltanto il proprio gioco, ma sempre di più quello del Signore, allora si entra in una dimensione diversa di incontro con gli altri e si vengono a conoscere persone che sono come regalate perché seguendo i normali canali delle proprie conoscenze personali non le si sarebbe mai incontrate. Ed ecco che per usare le stesse parole del Maestro si mietono persone che sono come un regalo del Signore per noi. Avendole poi conosciute nel particolare contesto della loro ricerca spirituale è come se si spezzasse quella spessa barriera che oppone normalmente gli uomini tra di loro. Così si crea un tipo di fraternità non più fondata sulla carne e sulle sue propagini anche intellettuali, ma fondata solo sullo spirito ed i suoi doni. Questo vivere le persone nel Signore e con il Signore, e quindi mettendo anzitutto avanti i suoi interessi, che sono poi i nostri più veri, ci predispone a lavorare senza pretendere di raccogliere un frutto dal nostro lavoro. Questo scambio divino tra chi non dà e riceve e tra chi dà e non riceve ci aiuta a superare i limiti strutturali del nostro egoismo e ci fa capire che la nostra vera umanità sarà tanto più vera quanto più l’avremo fatta crescere per gli altri e con gli altri.
La nostra vita e la Parola
Mettersi al tuo servizio, Signore, è come vivere sempre in festa tra i tuoi amici che poi diventano anche nostri. ‘E un tuo modo di avvicinarti a noi per farci conoscere attraverso gli altri la ricchezza e la profondità del tuo amore. Più siamo assieme a te, più gioia avremo su questa terra.
39 Molti samaritani di
quella città credettero in lui per le parole della
donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto".
La vita degli uomini è fatta in maniera tale che quanto più essa è lontana dal bene, tanto più si cela agli occhi degli altri. Fare il male significa anche creare una caligine attorno al proprio mondo in maniera che gli altri non vedano le opere cattive. E siccome non si può star da soli anche nel male, allora ci si circonda di gente complice a cui non fa problema comportarsi in modo obiettivamente negativo. La gente sveglia e retta però capisce cosa si cela dietro all’attività di queste persone anche se alcune volte pecca di ingenuità e non percepisce fino in fondo i pericoli di certe situazioni e della presenza di alcune persone. Sikar però non era una grande città in cui era facile nascondersi nell’anonimato, e quindi tutti conoscevano la samaritana. Tutti sapevano e forse avevano trovato il modo di isolarla nella periferia della città nascondendola così ai loro occhi e alla loro convivenza. Non completamente però perché lei riusciva ad insinuarsi dove molto probabilmente la noia aveva già reso invivibili alcune situazioni. C’era quindi nella città qualcosa che non andava bene e la donna samaritana non era che la cartina al tornasole di questo disagio. Quando allora lei confessa pubblicamente i suoi peccati, gli altri non rincarano la dose dicendole che non c’era bisogno che si presentasse uno venuto dall’esterno per sapere come stavano le cose, perché già da tanto tempo loro sapevano tutto, ma realizzano che nel momento stesso in cui la samaritana confessa forse in quello stesso momento una speranza si apriva anche per loro. Gesù ricordando alla samaritana la sua vita di peccato è come se ricordasse anche ai samaritani di Sikar i loro peccati. Ecco perché credono, perché percepiscono che Gesù è un uomo di Dio a cui non sfuggono non solo i peccati della donna, ma anche i loro. La conversione della donna li colpisce profondamente, perché anch’essi vogliono avere perdonati i loro peccati e vogliono riavvicinarsi a Dio.
La nostra vita e la Parola
Stare vicino ai tuoi santi, Signore, può aiutarci a capire fino in fondo quanto siamo lontani da te e dal tuo amore. Mettici lungo la strada i tuoi amici intimi in modo che possiamo imparare da loro come amarti in modo che svaniscano così tutte le nostre illusioni e le nostre cattive abitudini.
40 Molti samaritani di
quella città credettero in lui per le parole della
donna che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto".
La nostra situazione attuale di discepoli somiglia molto a quella dei samaritani al primo annunzio dell’arrivo del Messia fatto loro dalla donna. Essi credettero per la forza e la credibilità di chi annunziava loro che qualcuno non solo aveva sconvolto la sua vita, ma era addirittura la speranza di tutto il popolo. Anche noi non abbiamo visto il Messia e siamo quindi, in un primo momento, completamente dipendenti dalla forza e dalla credibilità di chi ci annunzia la salvezza. La samaritana in un sol colpo riacquista la sua credibilità confessando apertamente ai concittadini i suoi errori. E loro credono non tanto perché sentono le sue colpe, quasi non le conoscessero, ma perché vedono negli occhi della donna una nuova luce, una nuova esistenza che li sconcerta e nello stesso tempo li convince. Se qualcuno era riuscito, avranno pensato, a cambiare il cuore di una tale donna non poteva che essere un uomo veramente grande quello che era arrivato alle porte della loro città.
La nostra vita e la parola
Signore, nella nostra piatta vita fatta di piccole cose, non riusciamo a percepire profondità di cambiamenti nè per noi, nè per gli altri. Facci capire che, comunque, occorre coltivare grandi ambizioni, piuttosto che sotterrare quel poco che abbiamo per paura di perderlo. Anche i nostri errori all’incontro con Te possono diventare occasione di vera vita per noi e per gli altri.
40 E quando i samaritani giunsero a lui, lo
pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due
giorni.
La samaritana deve proprio aver fatto centro nel cuore dei suoi concittadini se questi addirittura si muovono per andare a trovare Gesù. Se l’impatto della donna su di loro non fosse stato così forte essi avrebbero potuto dirle: "Fai venire qui quell’uomo". Al contrario si muovono e questo ci fa capire quanto questi cittadini, anche se alcuni di loro erano complici della donna, fossero nel loro complesso buoni e giusti. Essi fino a quel momento avevano mantenuto verso la donna una giusta distanza morale e sociale. Frequentarla infatti avrebbe significato per loro convalidare la sua condotta. Essi accorrono quindi per capire come uno sconosciuto abbia potuto operare il miracolo della conversione della donna quando loro con tutte i loro divieti e le loro prediche, anche fatte con le migliori intenzioni, non erano riusciti a farle cambiare vita. Era davvero buona gente e Gesù li premia stando con loro addirittura due giorni. La permanenza prolungata di Gesù presso di loro è un segno che quei due giorni devono essere stati qualcosa di speciale, un incontro tra le vere attese di redenzione di quella gente e la volontà di offrire la salvezza da parte del Signore.
La nostra vita e la Parola
Signore, a chi ti invita tu non dici mai di no, il problema è che quasi sempre il nostro campo vogliamo coltivarlo solo noi, con il nostro concime, con la nostra fatica, con le nostre sementi. Ma come può rendere veramente un campo così se non si apre a quelle forze che possono integrare al meglio tutto quello che nel campo c'é, comprese quelle essenze che noi non sappiamo prendere in considerazione?
41 molti di più credettero
per la sua parola
Noi siamo dei niente con un puntino sopra, come la i. Il Signore ci può chiedere di mettergli a disposizione il nostro puntino per i suoi giochi provvidenziali. Lo prende e lo tira verso qualcun altro, e se noi non lo rincorriamo gridando che quel puntino è nostro e non vogliamo cederlo a nessuno, esso viaggia carico del nostro spirito e di quello di Dio. Esso poi tornerà su di noi pieno delle meraviglie che Dio ci ha preparato. Se gli altri sono toccati positivamente dal nostro puntino, colmo di una carica positiva divina, ecco che anche in loro avrà inizio una trasformazione tanto più interessante quanto il nostro puntino era libero da scorie e trasparente all’azione divina che lo muoveva. La samaritana aveva lanciato il suo puntino ai suoi concittadini e vi aveva operato una bella trasformazione. Ma che succede se è la stessa fonte divina che contatta direttamente il cuore degli uomini? Tutto si espande in proporzione della luce, della forza e dell’amore della fonte. Gesù era la fonte e i samaritani parlando con lui ricevono direttamente da lui il messaggio di vita ed i risultati si vedono.
La nostra vita e la Parola
Signore, fa che io sia veramente quel niente pieno di te che va per il mondo ad annunciare la tua leggerezza, il tuo perdono e il tuo amore. Fa che io non sia uno che sa, ma uno che ama: solo l’amore infatti quando è intenzionale, cosciente e presente alla situazione può bruciare le tenebre che lo angustiano e lo fanno sentire impari alle situazioni.
42 e dicevano alla donna: " Non è più per
la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo
che questi è veramente il salvatore del mondo.".
ll problema di chi annunzia è quello di non oscurare la fonte. Noi umani tuttavia con il nostro modo proiettivo di pensare e di agire operiamo sempre un qualche oscuramento della fonte divina e solo l’intervento degli esseri superiori possono far sì che l’attenzione che gli altri prestano a quello che diciamo vada meno al nostro essere piuttosto opaco e più a ciò che si sta annunciando. Spesso però, se in noi non v’è coscienza della nostra piccolezza e dell’insufficienza delle nostre forze, nonostante la nostra buona volontà, invece che attirare respingiamo i destinatari del messaggio evangelico e non c’è aiuto divino che possa cambiare le cose. Questo avviene a salvaguardia del messaggio stesso che non può essere veicolato se non da chi si mette nella medesima lunghezza d’onda del Cristo. La samaritana aveva veramente capito lo spirito di Gesù e nonostante il suo passato riesce a mettere in comunicazione i suoi concittadini con il Signore. Ciò vuol dire per noi che non ci sono peccati della nostra vita passata che possano metterci in una condizione di inferiorità psichica e/o morale nell’operare l’annuncio del Signore. Il Signore aiuta il nostro desiderio di farlo conoscere e partecipa alla nostra fatica dandovi buon fine. Quando poi vediamo che anche gli altri vedono e toccano con mano la bellezza, la bontà, l’unicità, la verità del Signore ecco che siamo felici perché gli altri ci aiuteranno a loro volta ad essere fedeli proprio alle stesse cose e allo stesso Signore che abbiamo loro annunziato.
La nostra vita e la Parola
E’ grande sentire delle parole di ringraziamento da parte di chi abbiamo aiutato a far conoscere il Signore. La grandezza consiste nel capire che anche noi siamo sull’onda del ‘grazie’, un ‘grazie’ verso chi ci ha fatto conoscere un così grande Salvatore ed un grazie continuo per tutti gli aiuti che continuamente riceviamo dalle forze superiori.
43 Trascorsi due giorni, partì di là per
andare in Galilea.
Quando si sta bene in una situazione si cerca di viverla intensamente per tutto il tempo che si può e poi, quando il momento magico è passato, si vuole subito parteciparlo agli amici. Così sarà stato per i samaritani che vissero con il Signore due giorni memorabili. La nostra vita è chiamata sempre di più a vivere della freschezza e della festa che accompagnava la vita del Maestro. Non si tratta di forzare, quasi che noi potessimo essere gli autori della qualità di questo tipo di vita, ma di vivere sempre in Dio perché solo Lui è l’autore della vita vera. Ed una premessa importante per poter godere della gioia divina è l’essere disposti, come la samaritana, a lasciarsi lavorare dal Signore cambiando ciò che è incompatibile con la sua presenza.
La nostra vita e la Parola
Signore, i giorni passano spesso senza che succeda niente di importante, ma io so che se si sta in Te non è possibile che ciò avvenga. Allora insegnami a vivere come tu hai vissuto: oltre le apparenze nella vita vera.
44 Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria.
Quando si cresce in un contesto comune si pensa di aver ricevuto una forma uguale a quella degli altri cresciuti nel medesimo contesto. E se si è stati formati in una famiglia abbiente si è portati a credere di essere migliori rispetto a chi è cresciuto in una famiglia povera e senza mezzi. Il valore sia nell’uguaglianza che nella diversità è data dal comune destino con gli altri. Inoltre il valore delle persone viene giudicato in relazione al massimo del valore che nei singoli contesti è stato raggiunto. Se qualcuno quindi si mette sulla strada per raggiungere un determinato valore trova nel suo contesto qualcuno che l’ha preceduto e che può aiutarlo o contrariarlo nei suoi sforzi. Quando però qualcuno si pone nella realtà in modo veramente innovativo allora vengono fuori, prima o poi, degli oppositori che, oltre a criticare lo spirito di libertà con il quale si pongono rispetto all’autorità e ad invidiare profondamente il loro coraggio e la loro determinazione, non vogliono riconoscere i nuovi contenuti perché nuovi rispetto alla loro esperienza che così si rivelerebbe ai loro occhi limitata: e questo è difficile da accettare. E’ difficile accettare che qualcosa sia potuto sfuggire alla propria intelligenza quando si sa che il mondo va in un certo modo. Gesù era conosciuto come figlio di un falegname e quindi legato ad una sfera molto bassa della gerarchia sociale: che cosa si poteva apprendere da lui? Gesù è sensibile ai contesti con i quali viene in relazione e non vuole sopraffarli con la forza dei suoi miracoli.
La nostra vite e la Parola
Come siamo diversi, Signore, da te! Noi infatti vogliamo convincere gli altri che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta. Tu ti avvicini e quasi ti nascondi, noi invece suoniamo le trombe per annunziare il nostro arrivo. E poi, Signore, che non ci accada che a forza di dichiararci tua appartenenza diveniamo ciechi rispetto alla tua novità tanto da non volerti in noi più di tanto!
44 Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poichè
aveva visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
L’uomo si difende con ogni mezzo contro chi vuole in qualche modo imporgli qualcosa, ma non sa assolutamente come difendersi di fronte a qualcosa che la sua stessa esperienza gli porta. E così i galilei a Gerusalemme non essendo stati puntati da Gesù come destinatari delle sue parole e delle sue azioni si erano trovati, al di là di ogni loro attesa o difesa, ad essere testimoni di ciò che stava accadendo. E si sa che il testimone non avendo parte in ciò che accade non solo è completamente permeabile agli avvenimenti, ma ha con essi un rapporto di maggiore verità. Gesù quindi non viene vissuto come chi vuol saperne più di loro, ma come colui che ne sa più di quelli di Gerusalemme. Inoltre i galilei a Gerusalemme, ascoltando Gesù, avranno sicuramente capito che era un galileo, ma un galileo che fa sentire la sua voce a Gerusalemme non è la stessa cosa di un galileo che fa sentire la sua voce in Galilea. Quindi pur avendo visto ciò che accadeva e averlo letto nel loro giusto senso, dal momento che in cuor loro erano contenti per quello che Gesù aveva operato, tuttavia sentendolo parlare gioivano pure perché in fondo era il loro campanile galileo che stava suonando.
La nostra vita e la Parola
Signore, è bene che noi siamo contenti quando è il nostro campanile che suona, ma aiutaci ad essere attenti anche alle campane dei vicini!
Gesù guarisce il figlio di un funzionario del re, a Cana.
46 Andò dunque a Cana
di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re
che aveva un figlio malato a Cafarnao.
A stare con Gesù si passa di gioia in gioia. Erano gioiosi i samaritani, sono gioiosi i galilei e l’evangelista ci ricorda la gioia della festa del matrimonio dove era stata cambiata l’acqua in vino. La gioia di Gesù però non è una fuga dalla realtà, ma accoglie ogni aspetto della vita come quello portato dalla malattia del figlio di questo funzionario del re. Sarà interessante scoprire che tipo di relazione possa esserci tra Gesù e una persona malata.
La nostra vita e la Parola
La vita, prima o poi, ci porta ogni genere di fatti e di richieste. Signore, aiutaci a capire come tutto ciò che ci succede debba da noi essere preso nei suoi limiti e nelle sue aperture e portato avanti di quel passo che tu ci richiedi.
47 Costui udito che Gesù
era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a
guarire suo figlio perché stava per morire.
Quando si è in zona morte ciò che normalmente mai si farebbe diventa praticabile. La morte ha veramente quel potere tremendo di farci distinguere ciò che vale veramente da ciò che è palta. Il senso del pericolo mette l’uomo in una vera ricerca ed immancabilmente chi cerca trova, come dirà lo stesso Gesù. Il funzionario del re non si è chiesto se Gesù era abilitato alla professione, ma avendo molto probabilmente sentito dai galilei che erano stati in Gerusalemme cosa Gesù aveva operato, decide di affidarsi comunque. Sicuramente aveva già contattato tutti i migliori medici del luogo, ma senza risultato. Quando si è disperati ci si sente disponibili per rischiare. Ed in questo atteggiamento il funzionario somiglia in tutto e per tutto ai papà e alle mamme di oggi che pur di guarire i loro figli sono disposti a vendere anche la camicia. Anche seil funzionario è un personaggio importante non manda un servo a chiamare Gesù, ma si muove di persona e questo suo affrontare le vie di Galilea allontanandosi dal figlio morente ci dà la misura dell’amore, della fede e della speranza di ques’uomo.
La nostra vita e la Parola
Signore, mi viene da dire :"Lui beato che ti ha trovato vicino nel momento del bisogno. Così sia per me e per noi nell’ora suprema.".
48 Gesù gli disse:
"Se non vedete segni e prodigi voi non credete."
Alla percezione di di chi assiste alla scena, se pur attraverso la lettura, sembra tutto veramentec osì strano. Sembra strano che un uomo vada per strada alla ricerca di Gesù solo perché qualcuno aveva parlato bene di lui. E Gesù non era neppure un medico. Sembra ancora più strano che il Maestro di fronte alla richiesta di aiuto e al dolore dell’uomo dica una frase così apparentemente fuori tema. Il bambino che sta morendo infatti non è per lui che l’occasione per esplicitare un tema molto più profondo che riguarda l’uomo stesso in quanto tale. ‘E come se dicesse: "O uomo si può credere che qualcosa di nuovo succeda in questo mondo senza che questo credere sia originato da segni e prodigi.". Forse Gesù, dando questa risposta, si trovava davanti ad uno di quegli uomini lontani da Dio e che non credono più a niente, ma che poi quando si trovano costretti dalla necessità sono disposti a credere a qualsiasi cosa o persona pur di risolvere il loro problema. Gesù quindi fa capire che la dimensione del credere si addice perfettamente all’uomo e che il suo abbandonarsi ad una dimensione più grande di lui può aiutarlo anche nella risoluzione dei suoi problemi concreti. Il Maestro con queste parole svela il cuore di quest’uomo e cioé il suo modo di essere al mondo consegnato solo alla tirannia di ciò che si può vedere e valutare. Una grave sciagura per lui perché per questa via vedrà sempre meno. Gesù prende atto di questa situazione e della difficoltà in cui l’uomo in quanto tale si trova ed entra comunque in una relazione vitale con il funzionario del re.
La nostra vita e la Parola
Signore, nonostante le nostre povere parole e la nostra visione distorta del mondo tu non ti sottrai da una relazione con noi ed operi in continuazione per condurci nel tuo regno di gloria.
49 Ma il funzionario del re insistette:" Signore, scendi prima che il mio bambino
muoia".
Tutto è imperniato su quel verbo: "scendere". Il funzionario vuole che lui si muova, che arrivi prima della morte del bambino. A suo modo quindi crede, ma il suo di credere è legato a ciò che ci si può aspettare da un guaritore o da un medico molto esperto. Incita Gesù a non perdersi in chiacchere e ad operare nel regno delle realtà che si possono toccare, come la salute fisica che chiedeva per suo figlio. L’uomo, senza saperlo, conta il tempo di fronte al padrone del tempo e si preoccupa della perdita della vita di fronte a Colui per mezzo del quale tutto è stato fatto. Gesù invece non ha assolutamente fretta e vive il momento dell’incontro non in funzione di terzi, ma del suo interlocutore. E davanti ha un uomo che crede solo a ciò che vede ed allora deve portarlo a fare un passo avanti in questo suo modo di porsi guagnandolo ad una realtà ed una persona, la sua, che gli possono aprire orizzonti molto più vasti di quelli d’essere il semplice padre di un bambino.
La nostra vita e la Parola
Signore, la tua divina premura ci sta vicina per farci fare, uno dopo l’altro, tutti i passi che sono necessari perché noi diventiamo avvertiti della tua presenza e del meraviglioso mondo in cui sei ansioso di introdurci.
50 Gesù gli risponde:" Va tuo figlio, vive". Quell’uomo
credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino.
L’uomo gli aveva chiesto di muoversi ed invece Gesù invita l’uomo a muoversi lui e cioè a mutare il suo modo di vedere il mondo. Mentre il funzionario del re era andato dal Maestro con la pretesa molto umana di prescrivergli il quadro operativo per ottenere la guarigione del figlio ora è lui che è messo di fronte ad una scelta: rinunciare alla sua modalità molto sensoriale di inquadrare il futuro oppure ricredersi e ritornare a mani vuote. Gesù non offre altro all’uomo che la sua persona e la sua voce. Il segreto dell’assenso di quest’uomo sta nella relazione che al momento si instaura tra il suo bisogno e la persona divina del Cristo. Nel rapporto il suo bisogno diventa come un gradino che lo aiuta a vedere oltre il suo stesso bisogno di vedere guarito il figlio. Egli scopre in Gesù la persona di cui ci si può fidare in assoluto, una persona che a distanza può comandare alla malattia di lasciare il figlio. Egli ritorna a casa con una ricchezza nel cuore e cioè quella di avere incontrato l’essere più meraviglioso di tutta la sua vita. Quel cammino di ritorno non era sotto l’insegna dell’incertezza, non era un cammino per andare a controllare se tutto si era verificato secondo le parole del Maestro, ma un andare nella gioia e con un cuore pieno di gratitudine. Egli sta tornando con la coscienza di un padre che sa che il figlio è guarito e torna per abbracciarlo e raccontargli l’incontro memorabile che grazie alla sua malattia aveva avuto con Gesù. Il vero guarito è proprio il funzionario.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ti servi delle nostre piccolezze e dei nostri difetti per metterci di fronte a delle scelte che ci permettono di superare noi stessi. Il grande magnete che ci attira sei Tu. Grazie alla tua persona e al tuo fascino noi facciamo passi da giganti.
51 Proprio
mentre scendeva gli vennero incontro i servi a dirgli: "Tuo figlio
vive".
Questo funzionario dunque aveva dei servi e ciò a noi uomini del ventesimo secolo disturba molto. Uno dei nostri puritani si scandalizzerebbe subito al pensiero che Gesù ha addirittura fatto un miracolo ad un uomo che aveva dei servi. In noi uomini infatti prevale molto spesso un atteggiamento punitivo che vorremmo fosse pure di Dio. Ed invece lui ci prende ad un livello che è al di là dei nostri stessi difetti sia personali che storici. E questo perché noi possediamo una capacità potenziale di infinito avendoci Dio creati a sua immagine e somiglianza. Gesù quindi conoscendo come siamo fatti si rivolge a questo nostro essere profondo al di là di qualsiasi sua concretizzazione storica. Sì quell’uomo aveva dei servi, ma da quel contatto con il divino Maestro avrà sicuramente tirato delle conclusioni su che cosa è veramente l’uomo quando è collegato a Dio e quindi avrà scoperto d’essere figlio di Dio non per niente diverso, sotto questo aspetto, da quelli che fino a quel momento aveva vissuto come servi.
La nostra vita e la Parola
Signore tu guardi solo al nostro cuore, fa allora che possiamo non oscurarlo con i nostri saggi pensieri o le nostre illuminate visioni del mondo.
52 S’informò poi a
che ora avesse cominciato star meglio. Gli dissero: "Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato".
Il funzionario quindi allontanandosi dal figlio così tanto ( una giornata di cammino) aveva preso una decisione non di poco conto. E l’aveva presa grazie a qualcuno che era stato a Gerusalemme ed aveva visto all’opera Gesù. Il racconto deve essere stato così convincente da indurre un povero padre a lasciare il capezzale del figlio con l’implicito rischio che al ritorno l’avrebbe trovato morto. Eppure deve essere stata così grande l’impressione lasciata da Gesù nel cuore di quei galilei che loro riescono ad accendere nel cuore del padre una speranza vera. Questo padre che si muove per amore del figlio può essere messo vicino ad altri esempi di padri presenti nel vangelo, ad es, il padre del figliol prodigo o al Padre celeste che non lascia intentata alcuna cosa pur di assicurare la salvezza ai suoi figli.
La nostra vita e la Parola
Quando i nostri piedi sono mossi dal bisogno fa, Signore, che si diriggano solo verso di te perché tu solo puoi pronunciare quelle parole che ci salvano.
53Il Padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: "Tuo figlio vive" e credette lui con tutta la sua famiglia.
La famiglia aveva assistito al miglioramento improvviso del figlio, ma non sapeva darsi spiegazione di quanto era accaduto. I servi vanno alla ricerca del padre portandogli la buona notizia, riferiscono l’ora della guarigione e apprendono, come poi tutta la famiglia, che essa è stata causata da un uomo di nome Gesù. E così credettero tutti al Cristo. Ma cosa credettero? Credettero che non esiste solo la linea dell’interesse che muove l’uomo, che ciò che appare non è tutto, che c’è un uomo in particolare a cui obbediscono gli elementi e che sa guarire a distanza, che da quest’uomo sgorgano parole di vita.
La nostra vita e la Parola
Signore, dove crediamo di andare quando ci allontaniamo da te, quando inseguiamo le chièmere dei nostri sogni? Crediamo di darci una felicità che sentiamo spettarci di diritto e per questo corriamo a prenderla: ecco cosa pensiamo di fare. Signore, l’unica strada vera è quella percorsa da te perché tu ci sveli il mistero del nostro essere. E il nostro mistero è completamente svelato nella tua persona. Non abbiamo alternative a Te, ma la tua alternativa è quanto di meglio ci possa capitare in questa vita.
54 Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.
Si va alla ricerca del secondo miracolo di Gesù immaginandolo come una guarigione ed invece le cose non sono come noi ce le aspetteremmo. Il ‘secondo miracolo’ può essere interpretato almeno in due modi differenti: il primo si riferisce alla conversione della samaritana e dei cittadini di Sikar, il secondo alla conversione del funzionario del re e di tutta la sua famiglia. Qui comincia ad apparire evidente che Gesù si servirà sempre più dei miracoli per avvicinare l’uomo. Basterebbero solo le sue parole se l’uomo fosse meno buffo di quello che è, ed invece per tirarlo fuori dal vedere il mondo diverso da quello che è Gesù ha bisogno di mettere in scena i miracoli. L’uomo è buffo perché vivendo nel miracolo ed essendo lui stesso un miracolo ha bisogno dei miracoli per credere.
La nostra vita e la Parola
E’ la nostra poca fede che forza la mano di Dio a farci vedere uno spartito diverso del mondo attraverso i miracoli. Signore, dacci i tuoi occhi per vedere che già la natura e gli stessi uomini sono così meravigliosi da portare in sè tutte le tracce del tuo divino mondo.