CAPITOLO PRIMO

 

Prologo.

 

 1 In principio

 

Prima che io esistessi su questa terra, prima che la mia mamma mi generasse Tu eri.

Prima di ogni mio pensiero, di ogni mia parola, di ogni mio tentativo di creare il mondo a mia immagine e somiglianza Tu eri. Prima di tutte le storie però tu pensavi a me, a noi. In principio, nel fuoco del tuo amore, eravamo il tuo progetto nel tempo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, quando su di me pesa la stanchezza del tempo e non darei un soldo per la mia vita, concedimi di percepire d’essere veramente prezioso ai tuoi occhi dal momento che hai voluto relazionarti a me sin  dal principio. Che la mia vita si una riposta a te gradita!

 

era il Verbo

 

Un atto di apertura, di amore. L'amore si palesa, costituisce ed intende l'altro.  E noi uomini, di Dio, per prima cosa, non possiamo che intenderne la manifestazione. Noi assieme alla natura siamo la sua libera manifestazione.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, tu che sei stato con noi fin dal principio, fa che sorgano  uomini e donne che ti amino e siano fedeli fin dal principio della loro vita.

 

e il Verbo era presso Dio

 

Il Verbo è comunicazione all'interno di Dio. La sua apertura non  è verso un fuori, ma è lo stesso Dio che al suo interno fa procedere da se stesso il suo Verbo. La forza infinita di un tale atto è che Chi procede non è una emanazione o una propaggine del Generante, ma un Essere completamente diverso  e nello stesso intimo di chi l'ha generato. Il suo stare quindi presso Dio è segno della sua completa partecipazione della divinità come della sua perfetta intimità con lo stesso Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, fa che capiamo come non ci sia contraddizione tra l’essere per noi e l’essere per gli altri.

 

 2  e il Verbo era Dio

 

Di rivelazione in rivelazione ci viene detto che la categoria del Verbo a cui è pervenuto Giovanni, naturalmente partendo dalla sua esperienza del Cristo, è anzitutto Parola (comunicazione, manifestazione, relazione) che non si situa solo vicino a Dio, ma è Dio stesso. In Dio c’è una distinzione preziosa che permette atti comunicativi e quindi la circolazione della vita stessa. La vera vita di Dio è comunicazione che avviene tra vicini (distinzione) ma che avviene in Dio (unità). Nell'affermazione di Giovanni c'è tutta la meraviglia e la beatitudine sgorgante dalla contemplazione di una tale verità. Quasi un godimento nell'apprendere che questo Verbo è così vicino a noi da essere paragonabile alla parola umana che fonda la possibilità stessa di diventare uomini. Inoltre dal momento che prima si afferma che il Verbo è presso Dio, e quindi distinto da Dio, e poi  che il Verbo è Dio predicandone di tutti e due la divinità ( la divinità sia di Dio distinto dal Verbo sia del Verbo) allora se ne deve dedurre che  non vi è conflitto per stabilire chi dei due è Dio, ma che tra di loro vige una forza di amore infinito che li pone in pari dignità. Non vi è sottomissione  e ciò significa che il modello increato dell’essere fronte a fronte in pari dignità è per noi il fondamento del nostro stare di fronte al fratello nello stesso modo. Noi quindi siamo destinati ad essere liberi da ogni sottomissione perché nella vita di Dio non vi è sottomissione, ma esaltazione della diversità nell’unione di una sola ed intima natura, quella divina. La Parola porta l’uomo alla consapevolezza di poter imitare la vita intima di Dio, dove non vi è competizione, ma comunicazione e scambio nell’amore che è il fondamento del riconoscimento della diversità dell’altro. Dal momento infatti che  in Dio la pariteticità è pienamente realizzata, e  non è un ideale da perseguire, allora l'uomo può  imitare questo modello  perché  è intrinsecamente realizzabile.  E' allora possibile quindi per lui vivere  situazioni in cui la diversità e l'unità si abbraccino senza paura anche se sentirà che il peso della propria umanità decaduta farà da zavorra per opporsi alla trasposizione su questa terra della perfetta vita intima di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore Dio, tu sei grande e sai come rapportarti a noi, così in questa tua rivelazione non ci presenti la tua inaccessibile divinità, ma ci rassicuri presentandoci tuo Figlio, che ha la tua stessa dignità di Dio ed è Parola rivolta a noi per rendere possibile nella verità ogni nostra umana parola. 

 

Egli era in principio presso Dio:

 

Questo 'Egli', ancora non nominato con il suo vero nome, Giovanni lo afferma, sussurra e svela ai suoi destinatari che ben sapevano che quell'Egli era Gesù che molti avevano conosciuto in carne ed ossa. Nell'uomo finito Gesù c'é la stessa profondità di Dio, anzi lui stesso è Dio. Giovanni confessa la divinità di Gesù come la prima e più importante realtà da annunziare.  Proprio l'opposto di quello che avevano sostenuto i suoi assassini quando lo condannarono a morte colpiti dalla sua presunta bestemmia per essersi dichiarato Figlio di Dio.

In questa affermazione c'è pure una ulteriore rivelazione e cioè che il Cristo prima della sua comparsa in questo mondo se ne stava presso Dio e come già sappiamo dalle prime battute del vangelo di Giovanni ciò significa trovarci di fronte a Dio stesso.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, senza la tua luce brancoliamo nelle tenebre e perdiamo la strada maestra della salvezza. Meglio morire subito che sprofondare nel buio lontano da te.

 

3 tutto è stato fatto per mezzo di Lui

 

Dopo la morte del maestro lo Spirito Santo ha aperto gli occhi dei discepoli ed in questo inizio di vangelo abbiamo la prova tangibile di come esso li abbia illuminati in profondità rendendoli capaci di testimoniare agli altri, con ferma convinzione, la loro fede. La stessa assolutezza di queste parole mostra come  tutto l’essere di Giovanni è preso dalla loro verità. L'apostolo confessa che la sua stessa esistenza è frutto delle mani del Verbo. Ogni cosa quindi non solo è stata creata secondo l'idea del Verbo, ma per mezzo di Lui è collegata a Dio creatore. Non esiste niente che non abbia rapporto con il Verbo. L’esistenza di questa relazione è un punto di forza per l’uomo nei momenti duri della sua esistenza quando si sente solo e senza speranza. Tutto è per mezzo di Lui e quindi tutto è vicino a Lui: non si può essere distanti da Lui se non con grandi sofferenze (le sofferenze morali sono la conseguenza dell’allontanarsi dell’uomo dal suo fondamento).

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore se tu non ci avessi  concepiti nel tuo essere divino, non esisteremmo. Ti siamo quindi debitori della nostra vita.

 

e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.

 

Il niente non esiste, ma tutto ciò che esiste (prima e dopo il suo apparire) era ed è in Lui. Anche il maligno, la morte, il dolore sono in  Lui, quindi fanno parte del piano di Dio.

Sembra incredibile, ma qui ci viene detto che tutto rientra in un piano di grazia. Tutto ciò che esiste ha il segno indelebile della bontà di Dio che l'ha creato e nello stesso tempo ha quei tratti di luce che sono le riverberazioni del Verbo grazie a cui esiste. Il Verbo qui viene presentato come il fondamento totale, assoluto di ogni esistenza: nessuno è lontano da Lui. Anche chi è lontano è nel Verbo perché noi gli apparteniamo per la sua ideazione creativa.

 

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, non veniamo da una sottomarca, ma da te che tra gli dei non hai pari. E se siamo opera delle mani di Dio, sicuramente siamo stati fatti e pensati  fatti in modo divino.

 

4 In Lui era la vita

 

Se Lui ha la vita allora tutto ciò che è stato fatto per mezzo di Lui ha la sua vita e non la morte. Tutto il creato quindi è stato fatto con un destino di vita immortale. Angeli, uomini e natura, benchè niente prima di essere portati all'esistenza, una volta posti nell'essere, sono stati pensati con una vita eterna a somiglianza del loro Creatore.

 

La nostra vita e la Parola

 

La tua vita, Signore, ci sia di incoraggiamento nelle nostre morti quotidiane e speranza di incontrarti dopo la morte del nostro corpo.

 

e la vita era la luce degli uomini;

 

Cosa più della luce può farci intendere che cosa è la vita? Noi siamo abituati alle luci artificiali e le nostre esperienze di luoghi senza luce sono molto limitate. Tuttavia se solo per un istante pensassimo ai momenti in cui abbiamo fatto esperienza del buio ed abbiamo desiderato la luce,  ecco che potremmo rivivere quel momento di liberazione dall’oppressione delle tenebre quando essa diffondendosi rischiara ogni cosa e ridà vita a tutto ciò che sembrava essere inesistente. Questa luce sul mondo, che noi se vogliamo possiamo vedere in crescendo, è il Verbo. Voler quindi affrontare la propria vita senza aprirsi alla ricezione di questa luce è come se volessimo illuminare la realtà con le nostre debolissime luci piuttosto che con quelle dell’autore della vita. La qualità della nostra luce dipende dall’esercizio della libertà e cioè sarà scura se ci chiudiamo in noi stessi e variopinta se ci apriamo a Dio e agli altri.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, fa che possiamo seguire sempre la tua vita per essere freschi nell’animo e poterci accostare a te vivi nel momento della nostra morte.

 

5 La luce splende nelle tenebre,

 

In queste tenebre ci sono anche degli uomini che si sono sottratti alla luce. Eppure come ci dice l'inizio di questo vangelo l'uomo era stato creato per godere della luce del Verbo. La luce tuttavia continua a risplendere per quelli che sono nelle tenebre come una continua occasione per decidere di farsi illuminare Le tenebre quindi sono avvertite che la Luce splende sempre e che da un momento all’altro possono essere rigettate indietro lasciando spazi liberi per l’azione di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, quando il maligno vuole convincerci che per noi non c’è più niente da fare e che ormai siamo pronti per la rottamazione,  dacci la forza di sbugiardarlo aprendo le finestre e facendo entrare la luce del tuo sole.

 

ma le tenebre non l'hanno accolta.

 

Le tenebre non hanno bisogno di questa luce perché si ritengono a loro volta l'unica luce di questo mondo. Esse si trovano nel cuore dell'uomo ed invischiano tutto il contesto umano. Le tenebre non sono sconfitte una volta per tutte, ma assediano continuamente gli spazi di luce. Esse si sottraggono alla luce del Cristo che non le ha condannate a rimanere per sempre tenebre, ma le ha solo nominate ‘tenebre’ perché esse prendano coscienza di esserlo ed invochino la sua luce.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, se guardiamo indietro alla nostra vita, comprendiamo molto bene queste parole perché, quando eravamo nelle più spesse tenebre, la tua luce ci sembrava un affronto alla nostra libertà.

 

 6 Venne un uomo mandato da Dio ed il suo nome era Giovanni.

 

Nel mondo si combatte una guerra tremenda con le sue strategie e le sue battaglie, le vittorie e le sconfitte e i suoi uomini. La venuta di Giovanni fa parte del piano di Dio per la salvezza dell’uomo. Dio quindi non se ne sta nel suo mondo perfetto dimentico delle creature che ha creato, ma ha rapporti con l'uomo e può addirittura inviare qualcuno in suo nome. Dio può avere rapporti privilegiati con il singolo uomo, ma l’obiettivo di questi rapporti mira ad aprire un canale verso tutti gli uomini. Nel Paradiso terrestre Dio aveva dato la possibilità ad Adamo ed Eva di potergli parlare non solo direttamente, ma pure in co-presenza. L’uomo peccando brucia questa possibilità e Dio per intraprendere il suo piano di salvezza non ha altra possibilità che quella di rivolgere la sua parola all’uomo singolo, e dopo la caduta il più importamnte è stato  Abramo. Nel piano della salvezza quindi Dio si manifesta normalmente attraverso quegli uomini che singolarmente hanno creduto in lui. In questa strategia la salvezza degli uomini, pur sempre voluta da Dio, non è sua opera diretta, ma mediata  dalla volontà del singolo uomo che l’accetta e se ne fa portatore presso gli altri.. Ne deriva che non esistono rapporti privilegiati di Dio con l’uomo che non abbiano come finalità la salvezza di tutti gli uomini.  Nel rapporto tra Dio e l'uomo c'è sempre un apertura verso gli altri: il rapporto con Dio non è proprietà privata. E Giovanni era una di queste porte attraverso cui ci sarebbe arrivata la salvezza. Il suo nome era stato voluto da Dio stesso, quasi a voler indicare una predilezione ed una paternità speciale.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, la tua salvezza ce la fai conoscere attraverso i nostri fratelli nella fede ed in questo dipendere gli uni dagli altri ci insegni ad aprirci e vedere quant’è grande e meravigliosa questa umanità creata dal Padre a tua immagine. 

 

7 Egli venne come testimone

 

Dio si è ritratto dal rapporto diretto con gli uomini e si serve di persone che non solo hanno accettato di avere un rapporto con Lui, ma pure vogliono partecipare questa loro esperienza a tutta l'umanità. Essi sono i suoi testimoni e insegnano agli altri ad essere umili ed apprezzare la ricca diversità di carismi presenti tra i figli di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, grazie per tutti i tuoi santi che ci metti vicino lungo il cammino. Fa che possiamo vederli ed accogliere in essi la tua luce.

 

per rendere testimonianza alla luce,

 

L'inviato è testimone delle meraviglie che Dio opera in lui attraverso la sua Luce. Il testimone non va a dire cose di cui non sa niente, ma parla di ciò che ha visto ed udito. La testimonianza di Giovanni è grande perché egli è stato elevato ad esperienze così alte da poter addirittura riconoscere la Luce venuta in questo mondo. Non sappiamo ancora niente di quest'uomo, ma ci viene presentato con una attribuzione così essenziale da metterlo tra i più grandi uomini mai esistiti. Gesù gliene darà atto davanti ai suoi discepoli. La sua grandezza si misura in rapporto alla Luce di cui sarà testimone. Dio Padre ha preparato il 'testimone' rendendolo adatto a riconoscere il Figlio. Il testimone quindi doveva brillare della stessa luce di Dio, dello stesso amore di Dio per poter riconoscere il Figlio di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, se capissimo che la nostra vita andrebbe spesa per renderti testimonianza non perderemmo tanto tempo in cose inutili, ma avremmo sempre la nostra attenzione fissa sulla tua luce.

 

Perché tutti credessero per mezzo di lui

 

Giovanni aveva una missione altissima che era quella di preparare la via alla luce, ma poi alla venuta di Gesù avrebbe dovuto mettersi da parte. Il Battista doveva sicuramente sentire d'essere uno snodo vitale per i destini dell'intera umanità perché si percepiva nello stesso tempo simbolo dell’incompletezza della legge e via che conduce a Cristo, nuova e radicale occasione di vita vera per l'umanità. Tutti quelli che verranno dopo di lui, e quindi anche noi, dobbiamo a Giovanni il Battista riconoscenza perché grazie alla sua fede e alla sua testimonianza abbiamo potuto conoscere  Gesù.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, anche noi siamo presi dallo stesso desiderio di Giovanni e cioè d’essere via attraverso cui molti possono arrivare a te. Dacci allora coscienza dei nostri limiti perché non siamo di ostacolo alla tua luce.

 

8 Egli non era la luce,

 

In Dio e nella sua parola questa affermazione non può assolutamente diminuire l’uomo a cui è rivolta: Giovanni. E’ una affermazione vera ed in quanto tale appaga la giustizia.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, illuminaci in modo che non ci illudiamo sul nostro compito in questo mondo, ma aiutaci ad essere legati umili come il tuo Battista.

 

ma doveva rendere testimonianza alla luce.

 

Il suo compito storico era proprio quello di testimoniare la luce e lo ha fatto non opponendo la sua luce a quella del Cristo. Non si è posto contro, ma una volta riconosciuto il Maestro si è fatto da parte accettando di buon cuore che i suoi discepoli diventassero discepoli di Gesù.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, la figura del Battista è per noi fondamentale per capire come dobbiamo comportarci nelle situazioni. Tu ci vuoi come Giovanni disponibili a uscire fuori scena quando la nostra presenza non fa più passare la tua luce.

 

9 Veniva al mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

 

Veniva nel mondo la luce vera. Una luce che non inganna, una luce non commista a tenebra. Finalmente l'uomo poteva avere a disposizione un punto di riferimento certo, un fondamento su cui costruire la propria vita. Chi viene a contatto con questa luce è costretto a prendere posizione. 'E una luce che dà vita: e come la luce fa crescere gli esseri viventi, così questa luce li incrementa nella verità e, come dirà poi Gesù, questa verità renderà libero l'uomo. L'uomo cioè potrà scegliere il bene senza sentirsi costretto, spinto e tirato dalle forze negative che vorrebbero renderlo schiavo.

Questa luce non ha illuminato solo i discepoli, ma la sua forza di irradiazione raggiunge in radice l'uomo storico in quanto tale. Chi sarebbe arrivato dopo l’apparizione della luce del Cristo l’avrebbe accettato o rifiutato come durante la sua vita pubblica, ma l’uomo storico assolutamente preso si sarebbe arricchito ed oggi dopo duemila anni di storia, a parte le miserie proprie dell’umana natura, si può dire che questa luce ha fatto risplendere la vita di miliardi di uomini. Gesù viene ad indicarci la strada, ci aiuta a vedere quello che già c’è. Egli stesso si dona come testimone di quello che ha visto. E’ un inviato speciale che però non riferisce solo a parole ciò che ha visto, ma riesce a farlo vedere anche nei fatti. Questo lo doveva a Dio per rendere onore all’infinita bontà, misericordia e giustizia di Dio e lo doveva all’uomo per rincuorarlo che tutte le promesse fatte da parte di Dio si sarebbero avverate.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, non sei per noi un falso luccichio, ma un faro, una luce vera che illumina ed indirizza  i nostri passi verso il Padre.

 

 10 Egli era nel mondo

 

Egli non era il mondo, ma nel mondo e quindi distinto dal mondo. Non vi può essere confusione tra il finito e l'Infinito. Questo essere Infinito però sceglie di farsi circoscrivere in un mondo finito. Allora anche il nostro concetto di finito va rivisto perché ciò che apparentemente sembrerebbe finito ha potenzialità di accogliere l'Infinito.

Essere nel mondo da parte della Luce è un annuncio rassicurante: come capita a chi perso nella selva ha la ventura di intravedere la luce di un casolare.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, non solo sei stato nel nostro mondo 2000 anni fa, ma ci sei ancora adesso ed io, solo che voglia sintonizzarmi con te, ti incontro ad ogni piè sospinto.

 

e il mondo fu fatto per mezzo di Lui

 

Egli è venuto tra le realizzazioni dei suoi sogni di amore. Tra il creato e Lui c'è una somiglianza e una vicinanza incredibili. Mai uomo fu così vicino alla natura e agli stessi uomini come il Verbo fatto carne.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, il tuo respiro è simile al nostro, ecco perché possiamo capirci al volo.

 

eppure il mondo non lo riconobbe.

 

Per convincere l’uomo non è bastato che il Verbo si sia presentato come  il modello di tutto ciò che è stato creato. Nella frase di Giovanni c’è anche il superamento delle prove di Dio a partire dalla creazione intesa come natura. L'uomo per lo più risale a Dio dal creato solo se prima lo ha incontrato personalmente. E Gesù è la risposta all’insufficienza della creazione per ritornare a Dio. Di per sé non è la natura che non parla più di Dio all’uomo,  ma è il mondo dell’uomo che è così infarcito di false presenze che opacizza la stessa natura rendendola indisponibile a trasmettere la sua presenza. Il mondo qui è soprattutto quello degli uomini, sono loro che non accolgono la luce diventando di fatto la causa della venuta di Gesù su questa terra. Beata però la nostra colpa che ci ha mostrato nel Signore Gesù  l'amore intimo, tremendo e profondo di Dio verso di noi.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, il nostro desiderio in questa vita è quello di riconoscerti sempre, ma sappiamo quanto sia difficile. Aiutaci nella visione del tuo corpo, della tua anima e della tua divinità.

 

11 Venne tra la sua gente

 

Non venne a caso catapultato nel mondo come un bussolotto di una lotteria. No, il Signore si è fatto attirare da quelli che l'hanno sempre amato, e tra questi ha il primo posto Maria vergine anche se ancora non nata al mondo, ma che già nell’eternità aveva detto il suo sì al Padre, e poi in ordine di tempo il popolo di Israele che era rimasto a lui fedele anche se colpevole di tanti tradimenti. La proposta di un'alleanza, tramite Mosè, con il popolo è stato un espediente di Dio per attirare a sé l’umanità tutta. Se due si vincolano in un patto di amicizia allora tra questi due amici possono passare più cose, e incredibili, che tra semplici conoscenti. La venuta di Cristo tra i suoi è la risposta a questo patto di amicizia fatta al popolo del suo amore, ma con l’intento di estenderlo a tutta l’umanità..

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, anche noi vogliamo invocarti perché tu venga nei nostri cuori e vi dimori, ma saremo pronti per accoglierti? Solo tu puoi liberare il campo dai nostri rottami.

 

ma i suoi non l'hanno accolto.

 

Gesù non è accolto da quelli che avrebbero dovuto conoscerlo e viene trattato come uno sconosciuto. Nel grande disegno di Dio era stata presa in considerazione anche questa naturale ritrosia che l'uomo ha rispetto a chi crede di non conoscere. Lo sconosciuto suscita sempre nell'uomo diffidenza per la mancanza di un contesto di riferimento dove collocarlo. Gesù potè essere riconosciuto solo da chi aveva conservato la memoria storica e una vigile attesa, unita ad una intensa fiducia che il Dio dei padri avrebbe mantenuto le sue promesse: i più, e cioè la totalità, non lo riconobbero .

Il Cristo quindi venne non tra estranei, ma tra i suoi, nella sua terra, inserito in una lunga tradizione che parlava di Lui anche se i suoi immediati referenti storici avevano il loro cuore altrove.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, sembra che tu stia parlando di noi, di me e di quante volte non sei stato accolto pur avendo tutto il diritto di essere ospite d’onore nella nostra casa. Avevamo altri ospiti più importanti, ma tu non te ne sei andato ed hai fatto la fila per incontrarci. Anche questo hai fatto per noi.

 

12 A quanti però l’hanno accolto,

 

Dio pende dal nostro sì. ‘E tutto proteso verso l’uomo, creatura del suo amore, che regge con il suo continuo sì creativo. C’è però in Dio un dolore ed è proprio nel passaggio daltutti’ alla limitazione del ‘quanti’. Da tutti egli vorrebbe essere corrisposto, ma nella parola di Dio quelquanti’ suona come attesa ed invito all’uomo perché si trasformi in ‘tutti’.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, per fortuna che ti apriamo la porta e non ci facciamo sedurre dalle promesse del maligno. Questo avviene per grazia che si appoggia al nostro sì incondizionato alla tua persona.

 

ha dato il potere di diventare figli di Dio:

 

L’apertura ad un mondo impensabile dalla sola ragione è quello che ci viene offerto da Gesù. Egli  ci costituisce in una nuova relazione: un rapporto che ha come metafora quella intercorrente tra un padre umano e suo figlio. E che cosa dà un padre ad un figlio? Tutto ciò che gli servirà per crescere e la sua stessa eredità. Nel paragone viene stabilita una corrispondenza tra il piano umano e quello divino e ciò è possibile grazie al potere che il Padre ha dato al Figlio di far diventare gli  uomini anch’essi figli del Padre L’uomo può rifiutare di cogliere l’oppotunità di diventare figlio, ma nel momento in cui sperimenta questa sua nuova condizione scopre di stare nel cuore di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, hai congegnato tutto bene perché in questo nostro incontro siamo operanti: ci sei Tu che ci dai l’opportunità di diventare figli di Dio e ci siamo noi che con il nostro sì apriamo  i rubinetti della tua gioia.

 

a quelli che credono nel suo nome,

 

Quelli che hanno fiducia in Lui, quelli che pur non conoscendolo accettano di aprirsi alla vita ed anche quelli che fanno ciò con fatica, ma hanno il coraggio necessario per non rimanere chiusi nel cerchio del proprio io: tutti questi sono i destinatari della promessa del Signore. La promessa non viene fatta a quelli che sono intelligenti che non hanno fatto fatica alcuna per essere quello che sono, ma a tutti quegli uomini che dimostrano fiducia in Lui e nella vita. L’invito è rivolto a tutti, perché tutti sono stati messi in grado di decidere a chi affidarsi se solo all’intelligenza che alla fine diventa discriminatoria verso chi non è sufficientemente dotato, oppure al cuore che avendo un riferimento a 360 gradi riesce a vedere al di là dell’immediata evidenza logica. Il cuore riesce a legarsi con l’attesa e la pazienza, il cuore riesce a modulare, non ha la fretta dell’intelligenza che vuol subito capire, il cuore si allea con il tempo, ama la crescita, sa dare speranza, riesce a intuire che affidarsi al nome del Signore è la più grande operazione educativa che può fare verso se stesso. Credere, e quindi affidarsi, è capire che questo cuore può ricevere molto di più di quello che può dare, e può essere condotto verso sentieri che la sola intelligenza non potrebbe mai indicare. Nel credere c’è la differenza tra una vita vissuta all’insegna dei propri interessi e una vita grande fondata sull’infinito amore di Dio che ci vuole grandi come Lui.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, il tuo nome è vera vita, è il sospiro del nostro cuore. Imprimilo a fuoco sui nostri occhi perché possiamo vedere il mondo solo attraverso la sua impronta.

 

i quali non da sangue,

 

Il sangue nel corpo dell’uomo ha un potere vivificante: porta l’ossigeno in tutte le sue parti. Il sangue è mobile, somiglia allo spirito, all’aria e dell’aria ha l’ossigeno. E’ una parte molto nobile del corpo umano che serve ad unificarlo, mantenerlo e farlo crescere. Tuttavia anche questo suo essere prezioso non basta a creare qualcosa di veramente nuovo nel mondo dello spirito. Il sangue poi richiama al legame parentale: il figlio ha lo stesso sangue del padre e della madre. Questi però possono generare nell’ordine umano, ma non in quello divino.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, facci capire che non vale nulla il nostro pedigree se esso non è vissuto all’interno della tua grande famiglia spirituale.

 

da volere di carne,

 

C’è una volontà che è propria della carne ed è quella della riproduzione: l’istinto dell’uomo tende a perpetuare la razza umana anche in mancanza di una precisa volontà di generare. Ebbene i figli di Dio non sono frutto di un oscuramento della matrice generativa. I figli provenienti dall’alto sono voluti da Dio: non ci può essere un figlio di Dio per sbaglio. Ne consegue che anche i figli generati dall’uomo, ma non voluti, anche questi hanno la stessa possibilità di diventare figli di Dio. Di fronte a Dio nessuno è orfano o non amato se lui stesso non lo vuole.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, il nostro essere carne e quindi limitati, non ci convinca che tutto finisce al cimitero, ma ci sia di sprone per una ricerca circa ciò che c’è oltre il confine del nostro corpo.

 

da volere di uomo,

 

L’uomo anche volendo generare un figlio secondo Dio non può farlo perché tale figliolanza non dipende dal suo potere, ma dal suo potere dipende, per concessione del potere di Dio, il fatto di diventare lui stesso figlio di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, la nostra volontà può solo prendere coscienza di esserci e di essere fatta per cercarti e dirti sì una volta che ti ha trovato.

 

ma da Dio sono stati generati.

 

Ecco la rivelazione suprema ed esaltante per l’uomo: il suo essere figlio non dipende da un orizzonte limitato, ristretto, le sue strade arriveranno a qualcosa di angusto partorito dalla sua breve intelligenza, ma direttamente da una potenza infinita e da un amore senza mezze misure, totale. Cosa può volere di più l’uomo se Dio stesso si mette a fargli la corte ed offrirgli non solo mare e monti, ma la sua stessa intimità di Padre?

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, grazie per averci rivelato di avere un Padre così buono e così grande. Grazie per averci fatto scoprire un Padre così insistente nel volerci restituire la dignità dimenticata  di essere suoi figli.

 

14 E il Verbo si fece carne

 

Si potrebbe dire che il Verbo venne a casa sua, in quella casa che lui stesso aveva progettato. Venne nella carne in quella stessa carne dove qualche versetto prima si affermava essere impotente a generare un figlio di Dio. Impotente sì, ma predisposta ad accogliere il Figlio di Dio per eccellenza, Gesù, e ad offrire all’uomo se stessa come luogo di purificazione e di nascita dei figli di Dio.

Nel giro di tre parole viene descritto un evento preparato da millenni e che in una frase lapidaria ci esprime l’assolutezza della volontà  divina di farsi carne. Sappiamo che questa volontà ha cercato un alleato nello stesso uomo e cioè nella sua madre Maria, ma qui è più sottolineata l’infinità volontà di salvarci del nostro Dio che si abbassa al livello delle nostre vibrazioni carnali.

Immediatamente dopo il peccato dei progenitori il Verbo ha cominciato a farsi carne: tutta la preparazione alla sua venuta sta dentro al suo farsi carne.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, non hai subito la carne, ma l’hai trasformata  nel fulgore della tua persona, rendendola capace di Infinito, ancora grazie.

 

e venne ad abitare tra noi;

 

Quando i tempi furono maturi allora il Verbo si scelse un luogo vicino al cuore dell’uomo, alla sua sensibilità, al suo linguaggio, alla sua storia. Non venne come l’inconoscibile che bisogna faticare per avvicinare, ma come un bambino piccolo che tutti vogliono incontrare e toccare come si fa anche oggi quando si vede un bebè portato in giro dalla sua mamma.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, da quel momento sei con noi e non ci lasci più e se anche non hai preso ora un dato anagrafico tutto tuo (una città, una casa ed un numero civico) è perché hai voluto prendere quello di ciascuno di noi.

 

e noi vedemmo la sua gloria,

 

La fede passa attraverso i sensi e quindi nella vita di ciascuno di noi la sfera delsentire’ è importante. I sensi saranno limitati e limitanti. ma è attraverso di loro che passa il nostro assenso.

I sensi sono il terreno dove piovono le stimolazioni provenienti dalla realtà: tocca all’intelletto cogliere il significato di tale impatto e alla ragione collegarlo ad altre esperienze. L’aver visto la gloria del Verbo da parte dei discepoli è fondamentale.

Allora perché un uomo creda rimane fondamentale che possa  vedere la gloria del Verbo. L’affermazione di Giovanni: “e noi vedemmo la sua gloria” ci fa credere che ad ogni uomo è dato prima di un giudizio definitivo da parte di Dio l’occasione di poter vedere tale gloria: e ciò sia in vita con i suoi stessi sensi che, ci piace pensare, subito dopo la morte quando Dio si farà vedere per essere per l’ultima volta scelto o rifiutato da parte dell’uomo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, che i nostri sensi si affinino sempre di più per non lasciarsi sfuggire il tocco finissimo della tua presenza. E se per questo c’è da soffrire, siamo pronti.

 

gloria come di unigenito dal Padre,

 

L’intensità di Dio è tutta in questo suo Figlio. Il Verbo incarnato è l’unica vera ed infinita espressione di Dio. In Lui non abbiamo una brutta copia divina, ma lo splendore stesso di Dio che si rivela nella condizione umana e cioè assumendo tutti i velamenti necessari per rendere possibile a noi uomini un pieno esercizio della nostra libertà: e questo nascondimento fa agli occhi dell’uomo più grande la sua gloria.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, anche questo tuo nascondimento  canta la tua gloria. Se ti sei ritirato per non abbagliarci ci deve essere un  valore nell’abbassarsi. Fa che possiamo scoprirlo.

 

pieno di grazia e di verità.

 

In Dio c’è pienezza e cioè distensione delle qualità che lo riempiono in modo assoluto e senza mancamenti. In Dio non c’è apparenza, ma il suo essere è totalmente presente nella sua verità: siamo noi che ci siamo nascosti a lui. Questo Dio vero ritorna a noi non solo nella verità, ma nella pienezza della grazia e cioè in un essere umano, Gesù Cristo, pronto a farci toccare con mano che la verità di Dio va assieme alla sua grazia e benevolenza. La nostra natura decaduta ha particolarmente bisogno della sua grazia che è  pronta a liberarci dalla nostra paura.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, tu ci visiti con la tua delicatezza e ci fai prendere coscienza del nostro essere lontani da te. La tua grazia è  la scala divina che ci porta alla tua altezza e ci fa dimorare sul piano della tua benevolenza.

 

15 Giovanni gli rende testimonianza e grida:

 

Quando  vogliamo  comunicare assolutamente qualcosa a qualcuno e sentiamo il rischio che il nostro interlocutore non senta ecco che gridiamo. Dentro a questo grido c’è la preoccupazione che l’altro non capisca e nello stesso tempo la determinazione a far capire all’altro quello che gli vogliamo dire. Giovanni aveva coscienza che in quel suo grido c’era tutta la ragione  della sua vita, per questa testimonianza era venuto al mondo e il gridare era come dire: israeliti so che la mia voce presso di voi è accolta come quella di Dio, ma adesso ciò che devo dirvi lo grido perché è come se tutta la storia passata entrando dentro di me volesse avvertirmi e avvertirvi che è arrivato il Signore che tanto abbiamo atteso. Gesù era ebreo di sangue e di tradizione, ma il nascondimento in cui era vissuto non lo aveva reso riconoscibile come un profeta o qualcuno da cui ci si poteva aspettare qualcosa di grande. Mentre Gesù viveva nel nascondimento Giovanni operava alla luce del sole facendo discepoli e soprattutto polarizzando l’attenzione degli ebrei sul suo collegamento con tutta la storia di Israele. Giovanni è riconosciuto dal popolo come un inviato del Signore. Quando lancia il suo grido rendendo testimonianza a Gesù è come l’ultimo stadio di un missile che dopo aver consumato la sua carica di combustibile lancia il suo carico prezioso nello spazio e ricade giù. Il suo grido raccorda presso il popolo la figura di Gesù a tutta la storia precedente. Gesù quindi non si è presentato da solo con i suoi miracoli, ma si è fatto lanciare da un altro, Giovanni: esempio di umiltà e, per noi, di vita. Certe nostre personali autopromozioni non rispecchiano il suggerimento che il Cristo ci dà: farsi aprire la porta dagli altri.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, oggi per noi è più difficile darti testimonianza gridando, ma possiamo rendere più intensa la nostra vita in modo da diventare degni di darti testimonianza.

 

Ecco l’uomo di cui io dissi: “ Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me.”

 

Giovanni sa ed in questa confessione mette ordine alle apparenze esteriori. Ognuno di noi, come Giovanni, può rendere giustizia a ciò che è sottraendolo alle apparenze. Ognuno può riscoprire quel cordone ombelicale che lo collega a Dio per trovarsi dipendente ed accettare il posto che gli è stato riservato dalla divina volontà. 

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, aiutaci a non essere reticenti, ma a darti gloria quando star zitti significherebbe tradirti.

 

16 Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.

 

La sua pienezza richiama per contrasto il nostro vuoto pieno di disgrazie e cioè di ciò che noi vorremmo fossero grazie, e ci illudiamo che siano, ma che  non sono. Dalla fonte del Verbo fatto carne ci arrivano a cascate le sue benevolenze, i suoi doni: essi arrivano a tutti e solo chi è pronto per riceverli potrà introdurli nella propria casa. La penuria non è di Dio. L’infelicità non è di Dio. Chi è infelice non sta con Dio. Dio può darci le sue grazie solo se esse trovano un cuore aperto. Dio va oltre le nostre misure, ma nello stesso tempo ci allarga il cuore perché diventi capace di accogliere il suo ‘oltre’.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, con te non c’è penuria, né corsa per accaparrarsi i tuoi tesori. Se viviamo in te saremo protetti dalla tua generosità e dal caldo senso di grazia di essere tuo fratello e grazie a te fratelli degli altri uomini, figli del nostro comune Padre.

 

17 Perché la legge fu data per mezzo di Mosé,

 

Ciò che arriva agli uomini da parte di Dio non è esattamente ciò che Dio vorrebbe per lui: Dio voleva dare se stesso all’uomo ma non gli fu subito possibile. A malincuore Dio diede un re agli ebrei, così a malincuore avrà dato a Mosè la legge. Tuttavia rimane sempre che la legge è santa perché proviene da Dio. La legge poi non venne data direttamente al popolo perché questo tipo di rapporto diretto, pensato da Dio per i primi uomini, era stato messo in crisi dall’uomo stesso quando aveva preferito credere a Lucifero piuttosto che godere dell’ intimità di Dio. La legge quindi fu data a Mosè che, in una nuova alleanza, si era affidato al Dio di Abramo, ma Mosè era un uomo e come tale limitato dalla sua storia e dalla sua stessa capacità di pensiero.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, la tua legge, i tuoi santi precetti sono le vie che ci hai preparato perché i nostri piedi non poggino sui rovi .

 

La grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

 

Senza amore e bellezza non vi può essere verità e senza verità non vi può essere amore e bellezza. L’incarnazione della grazia e della bellezza è Gesù Cristo che è la loro sintesi vivente. Mosè aveva ricevuto dall’esterno la legge, Gesù invece all’uomo direttamente la sua persona divina velata dalla sua umanità e con la sua venuta rimette l’uomo di nuovo in grado di scegliere Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, sorriso del nostro cuore, quando potremo vedere la tua bellezza? Quando potremo conoscere i tesori della tua verità? Lo sai che vogliamo tutto ciò, ma nel luogo dove stiamo facciamo fatica a desiderare con tutto noi stessi di entrare nel regno dove sei assiso nella gloria ed allora dacci quell’oblio di tutto dove si senta solo il nostro cuore che batte solo per te.

 

18 Dio nessuno l’ha mai visto

 

Quante parole, quanti pensieri si hanno su Dio! Su quello che Dio è e su come dovrebbe essere, su cosa dovrebbe o non dovrebbe fare. L’unità di misura su Dio il più delle volte è lo stesso uomo. Quanti errori nella storia fondati sulDio è.......!’, quanti fondamentalismi, quante interpretazioni puramente umane! Sembra che noi uomini riguardo a Dio non ci sentiamo più vincolati dalla testimonianza della visione e che quindi possiamo dire qualunque cosa senza tema di essere smentiti. Il problema su Dio come su qualsiasi argomento sono le referenze: “il chi afferma che cosa. La frase evangelica comunque suggerisce che tutte le rivelazioni storiche fatte all’uomo, pur rimanendo dotate di verità, hanno il difetto di non essere coseguenti all’aver visto direttamente Dio nella sua intimità.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, Tu ce l’avevi data tutta la verità nel Paradiso terrestre. Noi non abbiamo creduto alle tue parole ed ora ci tocca raccattarle una dopo l’altra dal catino della storia con nostra grande fatica e tuo sommo dispiacere. Fa, che una volta ritrovate le tue parole di vita non le perdiamo più.

 

proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre,

 

Gesù è il Figlio Unigenito del Padre. Dio è Padre di un solo Figlio: il tutto del Padre, ad eccezione del suo essere distinto, è presente nel Figlio perché lo specchiarsi del Padre nel Figlio non ammette divisioni: non c’è qualcosa del Padre che aspira ancora a manifestarsi in altri figli. Ne deriva che solo tale Figlio Unigenito ci può parlare del Padre come è, non solo perché ne ha ricevuto l’autorità, ma pure perché non vi è nessun altro che lo possa fare essendo Lui l’unico Figlio. Nel modo umano di parlare il figlio unico, inteso nella forma positiva, è quello che ha ricevuto delle attenzioni non condivise con altri figli: la mamma e il papà se li è potuti godere per intero. Il Figlio dimora nel seno del Padre e cioè nella sua parte più intima. Questa intimità non è statica: il Figlio che si trova nel seno del Padre significa che deve ancora nascere definitivamente. Il senso dell’incarnazione è quello di portare a compimento questa nascita per collegare a se, in un unico parto, tutti i figli di Dio e di cambiare in qualche modo la sua unicità di Figlio nell’essere primogenito di tanti fratelli.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, è fuori di ogni nostra portata pensare di poter essere figli del tuo Papà. Se questo miracolo è stato possibile è grazie a te che ci hai voluto tuoi fratelli.

 

Lui lo ha rivelato

 

Vi sono miliardi di dichiarazioni su Dio, ma nel Verbo vi è la possibilità di apprendere chi  lui sia veramente. Nel Cristo si condensa quella sostanza che permette anche alla nostra mente di farsi una immagine di Dio. Diversamente se non vi fosse stato nella storia un punto di vera coagulazione divina (Gesù Cristo) si brancolerebbe nel buio più pesto con il conseguente scetticismo e la convinzione che la divinità si disinteressa degli uomini. Solo Gesù Cristo ha avuto il coraggio di affermare di essere Figlio di Dio. Cristo svela il vero cuore di Dio arricchendo l’uomo di un vero sapere su Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, se tu non ci avessi rivelato la cara e calda paternità di tuo Padre, noi con il tristo senso di colpa che ci portiamo dietro, avremmo continuato ad immaginare Dio come  Colui che ci perseguita e punisce.

 

 

RIVELAZIONE  DI  GESU’ AL POPOLO

 

Testimonianza di Giovanni Battista.

 

 19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: Chi sei tu?

 

Già sappiamo da altri passi del vangelo cosa può significare prendere informazioni (la raccomandazione di Erode ai Magi di prendere informazioni su Gesù) e come questa attività per innocente possa avere tanti sbocchi: dalla curiosità (ma una istituzione nel suo complesso non si muove per curiosità), al voler sapere di prima mano qual’è il messaggio che l’indagato propone, al voler invece contestare sul campo le sue affermazioni. E quando ci si muove a questo livello e su un terreno così delicato come quello della religione dei padri non si va solo per fare dell’accademia, ma  per prendere decisioni che segneranno nel bene e nel male la vita della persona indagata. I sacerdoti e i leviti però non danno l’impressione di essere lì solo per ascoltare, perché credono di sapere bene chi è l’uomo Giovanni. Il secco:Chi sei tu?’, prospetta non un vero domandare per ottenere una vera risposta, ma piuttosto un ‘redde rationem’ da parte di una autorità che già lo ritiene fuori dall’ortodossia. Giovanni, benché richiesto in modo così arrogante, non perde l’occasione per testimoniare ai Giudei e al mondo il senso della sua venuta.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, fa che quando ci sarà posta questa domanda noi possiamo dichiarare di essere tuoi fratelli e figli del Padre.

 

20 Egli confessò e non negò, e confessò: “Io non sono il Cristo”.

 

Nella risposta si può cogliere tutta la profondità raggiunta dall’essere di Giovanni: è un uomo che vivendo nel deserto ha capito fino in fondo qual’è il suo posto in questa vita. Il gioco del confessare e non negare e confessare, è il gioco della verità che è come una spada che taglia ciò che non serve per far vivere solo ciò che è veramente. Nei lunghi anni vissuti in solitudine Giovanni aveva fatto un profondo lavoro su di cercando di capire la realtà dell’uomo e quella di Dio diventando così uno strumento docile nelle sue mani. Tutto ciò l’aveva reso cosciente di essere un diverso tra i suoi contemporanei e sia le vicende familiari che le sue lo rendevano sempre più consapevole della sua funzione di raccordo tra l’antica religione ebraica e il Messia che stava arrivando. Giovanni intuisce che i suoi interlocutori erano venuti per chiedergli se proprio lui era il Messia e li precede nella risposta, anzi approfitta della loro domanda per cominciare a introdurre anche davanti al popolo la persona del Cristo grazie al quale la sua stessa vita riceveva un senso. L’affermazione non deve essere interpretata come se lui si rammaricasse di non essere il Cristo, ma come una testimonianza di verità che mette le mani avanti come per scongiurare false attribuzioni. Nella risposta non dice:io sono’, ma’ io non sono’, e quell’io presentato senza qualità, nudo e crudo, è come un cardine grazie al quale potrà aprirsi quella porta di salvezza che conduce al Cristo. Lui si nega, mentre afferma il Cristo. ‘E come se volesse disarmare i suoi interlocutori, ma nello stesso tempo dare loro una serie di indicazioni : ’Tutto ciò che ho vissuto in prima persona e l’immagine del Messia che vi siete fatta, non corrispondono al vero Messia. Il Cristo che deve venire andrà oltre ogni mia e vostra aspettativa.’. Spesso nelle vita mettiamo davanti agli altri ciò che vogliamo essi intendano di noi. Ci costruiamo delle etichette esplicite o solamente mentali attraverso cui presentarci. Qualche etichetta è vero può servire perché siamo fatti di carne, di lentezza e non abbiamo una intuizione immediata di noi e degli altri, tuttavia la preoccupazione, al primo contatto con persone che non si conoscono, di definire gli ambiti e le geografie di appartenenza o semplicemente di vedere l’altro giudicandolo dal proprio status (fisico, psichico e spirituale) crea confusione e spesso incomprensione. Giovanni ci suggerisce di aiutare gli altri ad andare oltre a come sembriamo ai loro occhi e soprattutto a vederci per quello che siamo nella differenza tra la nostra persona e quella del Cristo. Il segreto della frase :’io non sono il Cristo’ sta nel continuo confronto fatto da Giovanni tra se stesso e il Salvatore, non tanto per dire ‘mea culpa’, ma per indicare un cammino verso il  Cristo, modello perfetto del Padre.

 

La nostra vita e la parola

 

Signore, nel gioco dell’apparire agli altri in un certo modo piuttosto che un altro fa che emerga sempre chiaro che noi siamo tuoi.

 

21 Allora gli chiesero: Che cosa dunque ? sei Elia? Rispose: “Non lo sono”. Sei tu il profeta?. Rispose: No”.

 

Davanti ad un altro che ci sfugge perché lontano della nostra comprensione, siamo presi da una curiosità invincibile e se percepiamo che ci resiste allora facciamo di tutto per scoprire chi è. Non abbiamo rispetto per il mistero dell’altro che rimane a tutti gli effetti un mondo infinito. Vorremmo forzare il nocciolo della sua persona per spremerne un significato comprensibile per noi e vorremmo in qualche modo impadronircene per non averne paura. Ecco perché i Giudei pongono tute quelle domande preventive: la semplice via dell’ascolto sembra molto difficile.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, aiutaci a rimanere in ascolto di ciò che ci vuoi rivelare.

 

22 Gli dissero dunque: Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?

 

E un vizio quello dell’uomo di chiedere agli altri sempre patenti di riconoscimento. Questo atteggiamento si spiega per il principio di ‘minor fatica’ che l’uomo segue quando si mette in relazione. Si è così abituati al mondo come lo si è conosciuto che l’accoglimento del diverso è quasi impossibile. Allora si carica l’altro della propria ombra e dei propri limiti e non si va oltre se stessi. Nel caso di Giovanni hanno provato ad inquadrarlo in tutti i modi, ma non riuscendovi gli danno la grande opportunità di essere un profeta o addirittura la reincarnazione di un grande del passato e solo alla fine gli chiedono di dire qualcosa di se stesso. Sembra che si stiano interessando all’uomo di Dio, ma cercano solo che lui si comprometta con le sue stesse parole. Anche di Gesù volevano sapere chi era, ma solo per avere materiale di condanna. Giovanni è veramente qualcosa di nuovo e di non omologabile a l’esperienza di nessun altro: non ha scimmiottato alcun personaggio, non si è fatto portatore di idee pensate per interlocutori di altri tempi. Giovanni ha seguito la sua vocazione: nel deserto ha fatto morire tutto quanto poteva allontanarlo dal suo compito.

 

La nostra vita e la parola

 

Se nessuno ci viene a chiedere chi siamo è perché nessuno si stupisce di noi apparendo la nostra vita piatta e senza mistero. Essa pesca nello scontato quotidiano pensato e gestito per noi dai mezzi di informazione e dall’oggettistica di massa. Le nostre acque sono basse e in esse possono trovar vita pochi pesci. Acquisire profondità significa seguire l’esempio di Giovanni: creare dentro di noi il deserto perché possa apparire solo ciò che conta veramente.

 

23 Rispose: “Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore”, come disse il profeta Isaia.

 

Ci troviamo di fronte ad uomo che non si presenta con manifestazioni miracolose, che sa cosa vuol dire fino in fondo procurarsi il cibo in un ambiente ostile, che ha scelto il deserto per rendere la sua voce veramente libera. Un uomo che conosce bene la dura cervice di quelli che in massa lo vanno a trovare e che è disposto a mettere da parte la sua esigenza di silenzio per divulgare il messaggio di cui è portatore. Non si definisce attraverso le opere, dal numero dei discepoli, ma solo con la forza della sua testimonianza. ‘E il suo compito che ci fa capire chi è. Non si chiude quindi in una definizione (‘io sono voce di uno che grida nel deserto’), ma essendosi messo al servizio di una causa (‘preparate la via del Signore’), dipende egli stesso dalla realizzazione di questo suo compito.

La vita, in tutti i campi essa possa sorgere, ha bisogno di essere accolta: senza un terreno che possa accoglierla non è possibile la vita. Non c’è niente al mondo che non segua questa legge. Il Signore quindi per potere essere accolto ha bisogno di trovare un terreno già preparato: la missione di Giovanni consisteva nel preparare questo terreno nel cuore dell’uomo.

 

La nostra vita e la Parola

 

‘E importante capire con Giovanni se la nostra vita si fonda su ciò che ci inventiamo oppure se è al servizio di una causa, una persona o delle idee. Solo una vera autotrascendenza può riempire la nostra vita di un senso appagante. Il tema dell’accoglienza ci suggerisce  ancora che la nostra vita non può essere completamente lontana da ciò in cui crediamo, perché l’oggetto e il frutto della credenza vengono incrementati solo se si continua a creare  spazio per accoglierli.

 

24 Essi erano stati mandati dai farisei.

 

I farisei all’interno del popolo di Israele avevano il ruolo importante di custodire la legge. La loro preoccupazione nei riguardi di Gesù era legittima: essi dovevano verificare se ciò che lui predicava era secondo le scritture oppure no. Da questo punto di vista anche Gesù poteva essere detto fariseo per eccellenza in quanto dichiara nel vangelo che neppure uno iota della legge andrà perso. Ciò che cambia è lo spirito con cui Gesù si avvicina alla legge: per lui infatti la legge è stata fatta per l’uomo e non l’uomo per la legge.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, già da adesso cominci a farci meditare sull’enorme differenza che c’è tra la tua e la nostra interpretazione dei fatti e delle leggi. Quanto tu sei aperto e giusto, tanto  noi siamo gretti e limitati nei nostri giudizi. Signore dacci la tua visione superna perché possiamo vederci inseriti in un grande progetto senza perderci in orizzonti piccoli e noiosi.

 

25 Lo interrogarono e gli dissero: “Perché tu dunque battezzi se non tu non sei il Cristo, Elia, il profeta?”.

 

Secondo una logica corretta gli inviati avrebbero dovuto chiedere il significato della frase di Giovanni: “preparate la via del Signore” e perché lui l’aveva scelta come motto della sua missione. Essi invece lo attaccano perché battezza non essendo un profeta, Elia. Non gli hanno chiesto da quale autorità aveva ricevuto quel mandato, interrogato quelli che avevano ricevuto il battesimo da Giovanni per toccare con mano se si erano convertiti veramente a Dio oppure no. A loro interessa solo la gestione del potere e non il vero cambiamento dell’uomo.

 

La nostra vita e la parola

 

Quante volte ci capita di essere gelosi di chi, fuori dall’ortodossia, agisce in nome di Dio. Dio può suscitare figli anche dalle pietre e quindi nel vasto mondo delle nostre relazioni dobbiamo gioire ogni volta che qualcuno si comporta come figlio di Dio e raduna attorno a figli di Dio per il Regno. Nella vita quotidiana poi un atteggiamento veramente libero si rapporta all’altro dandogli fiducia in modo che se quella persona deve comunicarci qualcosa  lo possa fare a prescindere dalla nostra previa valutazione sulla sua competenza: ciò perché l’altra persona può essere semplicemente ispirata da Dio.

 

26 Giovanni rispose loro: “Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete, 

 

La risposta è del tipo:io faccio quello che posso, ma dopo di me arriverà qualcuno che, sulla strada da me segnata, farà cose grandiose’.

La certezza con cui afferma che loro non conoscono Chi viene dopo di lui apre uno squarcio profondo sull’azione di Dio: Gesù ha vissuto nel completo nascondimento, in un silenzio che fino a quel momento non ha fatto trasparire niente della sua realtà e della sua alta missione. Proprio tutto l’opposto di come succede agli umani che appena hanno qualcosa che li differenzia dagli altri cercano quanto prima di mostrarlo, anche se i tempi non sono maturi. Il Figlio di Dio invece aspetta che i tempi maturino, non ha nessuna fretta, non che il tempo gli sia indifferente, ma è che lo vede sotto la luce dell’eternità: come un fiore che si apre solo quando è il momento. Prima del momento c’è solo concentrazione in Dio e nel suo volere.

 

La nostra vita e la parola

 

Signore, in mezzo a noi stanno tanti sconosciuti che sono i tuoi portavoce. Per conoscerli dobbiamo anzitutto percepirli come figli del Padre. Aiutaci ad essere come un sentiero per poter accogliere i piedi dei tuoi inviati.

 

27 uno che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio del sandalo.

 

 Il di più che viene dopo non lo imbarazza, non si sente menomato dal paragone con chi è più di lui. Dà il suo contributo fino in fondo, conscio che anche la sua goccia servirà a mettere in luce la differenza a tutto vantaggio di “quell’uno che viene dopo di me”.

Anche Giovanni vive nello stesso modo e lo dichiara con quel suo togliersi dalla scena: “uno che viene dopo di me.”. Si sta preparando ad entrare nel cono d’ombra, ma non sembra preoccupato quanto invece attratto da questa Luce sfolgorante che comincia a interagire pubblicamente con Lui. Giovanni non fa uno scoop giornalistico, di cui potrà godere i benefici in termini di immagine, al contrario l’annuncio della venuta di chi è di più di lui coinciderà con la sua scomparsa. Nascondimento e presenza se sono vissute secondo la volontà di Dio fanno della vita dell’uomo una sinfonia dove tutto ha la sua armonia e la sua interiore gioia.

Gli inviati erano venuti per incastrarlo, ma Giovanni rivela che il gioco è più complesso di quello che loro sospettano: lui certo ha un ruolo in ciò che sta accadendo, ma niente in confronto allo straordinario Essere di cui annuncia la venuta. Ed in più crea in loro una curiosità che non potranno soddisfare secondo il metro delle loro curiosità da consumare subito.

 Con queste sue parole Giovanni si rivela essere un vero profeta.

 

La nostra vita e la Parola

 

 Spesso sembra che la nostra vita non ci porti quella pienezza che tanto desideriamo. Tuttavia se si vuole rimanere fedeli alla nostra vocazione, come lo fu Giovanni, occorre andare avanti anche se la vita ci prospetta di entrare nell’ombra. Questo atteggiamento infatti può essere la piccola chiave che apre la porta verso qualcosa di grandioso, qualcosa che non dipende direttamente da noi (se non per l’atto di procurarci la chiave).

 

28 Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

 

Giovanni proveniva dal deserto dove fino a poco prima aveva impersonato il suo grido secondo quanto aveva scritto il profeta Isaia. Ora aveva varcato il Giordano tornando tra gli uomini per concludere la sua missione. Il suo lasciare il deserto è un gesto augurale e di speranza per la salvezza degli uomini. Inizia una modalità, che sarà poi quella di Gesù, di vivere tra gli uomini con una vocazione da missionario. Nel deserto la gente lo andava a trovare, ma oltre il Giordano è lui che si muove per annunziare la venuta del Cristo e dare a quelli che lo vogliono un battesimo di purificazione. Con questo suo transito sul fiume Giordano è come se lo stesso popolo di Israele attraversasse di nuovo il mar Rosso per dirigersi verso la terra promessa: Giovanni porterà il popolo battezzato da Gesù, la vera terra promessa dell’uomo.

 

La nostra vita e la Parola

 

L’invito è quello di andare oltre, oltre quanto si è vissuto, anche se vissuto bene. Quando la nostra vita sembra concludersi, può aprirsi una storia che può diventare infinita.

 

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo venire Gesù verso di lui disse: “ ecco l’Agnello d Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo”.

 

Gesù non si trovava lì per caso. Egli sta iniziando la sua vita pubblica e quindi va da Giovanni, come rappresentante del resto di Israele, a ravvivare quel lumicino che in Lui diventerà un fuoco immenso e inestinguibile di amore verso l’uomo. Giovanni, sicuramente ispirato, in quell’ “ecco”, che reitera più volte, è come se sciogliesse finalmente una attesa durata secoli, anche se per lui Gesù non è uno sconosciuto. L’agnello che Giovanni presenta è solo di Dio, non porta altre bandiere: è un tutt’uno con la sua missione. La presentazione ai discepoli non poteva essere più radicale, ma nello stesso tempo sconcertante per i discepoli che si attendevano come messia un guerriero liberatore.

La  dichiarazione del Battista era frutto di quanto del messia aveva capito negli anni del deserto, ma nello stesso tempo il diretto portato delle intuizioni che sul messia aveva avuto suo padre Zaccaria. In Gesù Giovanni vede una persona insanguinata che si offre perrischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte’ (Lc 1, 76). Gesù viene per gli ingiusti per convincerli, con il suo sangue, ad abbandonare le valli della morte per dirigersi verso la luce.

Con quest’annuncio Giovanni induce i suoi discepoli a chiedersi come farà questo Gesù a togliere il peccato del mondo. Inoltre assegnando, in modo così totale, la liberazione a Gesù egli si spoglia nello stesso tempo di ogni autorità ed invia di peso i suoi discepoli al nuovo venuto.

 

La nostra vita e la Parola

 

Interroghiamoci se stiamo incrementando il peccato del mondo, se stiamo vivendo una vita lontano da Dio. Cosa si respira intorno a noi:  tristezza  o gioia? Pesantezza o leggerezza? guerra o pace?

 

30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato davanti, perché era prima di me.

 

Dalla narrazione evangelica è chiaro che Giovanni era nato prima di Gesù e che quindi queste parole hanno un altro peso. Per i discepoli invece questa affermazione poteva suonare come se Gesù fosse nato prima del Battista. E comunque questo riferirsi, rispetto ad uno sconosciuto, a dei criteri che sembravano a prima vista legati all’età avranno certo sconcertato i suoi interlocutori. Riconoscere che l’ultimo arrivato ha qualcosa in più e testimoniarlo agli altri sembra in assoluto una operazione umanamente difficile. Il segreto di queste parole verrà svelato più avanti quando si capirà chi ne è il vero ispiratore.

 

La nostra vita e la Parola

 

Dentro abbiamo un suggeritore che è lo Spirito Santo. Solo se lo ascoltiamo possiamo collocare tutte le persone che ci stanno vicine nel loro giusto posto. In alcuni casi alcune persone ci sono state affidate, in altri siamo noi che siamo affidati alla cura di altri. Riconoscere ciò è estremamente importante per fare una strada che non sia solitaria, ma collegata a tutti quelli che l’infinito ci ha destinato.

 

31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere ad Israele.

 

‘E come se il Battista volesse fare intendere ai suoi discepoli che lo sconosciuto era veramente tale e che lui non avendolo conosciuto prima non aveva alcun interesse privato nei suoi confronti. Giovanni non sta promuovendo un suo parente, ma sta accogliendo in modo gratuito, come gratuitamente ha ricevuto la sua missione.  Nonostante però questa non conoscenza tutta la sua vita è focalizzata al comparire del Cristo. E il Messia non può avere altro riferimento che una persona, il Battista, strumento di purificazione del popolo. D’altra parte il Signore non può farsi conoscere dagli uomini se essi non iniziano la via della purificazione.

Solo quando gli  uomini riconoscono di essere piccoli e bisognosi di misericordia, solo allora potrà avvenire il miracolo dell’incontro con l’unto di Dio. L’acqua purificatrice di Giovanni ricordava quella dell’esodo ed apriva alla terra promessa e cioè al Cristo, salvatore di Israele.

 

La nostra vita e la parola

 

‘E vero noi non ti conosciamo Signore e non possiamo pretendere di avvicinarci a te se non guardiamo a tutti quelli che ci porgono la tua acqua perché ne possiamo rimanere purificati.  Il riferimento ad altri che ci mediano la tua grazia, il tuo perdono e la tua misericordia è importante perché ci fa capire fino in fondo che Tu, su questa terra, ti servi di tutti i tuoi figli per farci capire che stai sempre vicino a noi e ci accompagni per mano.

 

32 Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui.”

 

Un uomo della statura di Giovanni non può stare con gli occhi legati alla terra perché era proprio suo compito quello di attendere la venuta del Signore. Lo Spirito di Dio si rivela a quelli che lo aspettano. E se uno aspetta un intervento di Dio saprà, all’occasione, riconoscerlo anche nelle diverse apparenze in cui vuol mostrarsi. L’abitudine del Battista alla preghiera gli avrà fatto sicuramente capire di trovarsi davanti ad una comunicazione celeste. La colomba, immagine dello Spirito di Dio, connota il Salvatore  come portatore di pace. Da Dio ci viene offerta la pace e questa pace ha un volto e un nome: Gesù Cristo.

 

La nostra parola e la vita

 

Se la nostra vita è scandita da piccole cose rischiamo di non vedere cosa ci offre l’orizzonte, e cioé i meravigliosi doni del Padre.

 

33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto:” L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo”.

 

Dio mantiene separati i destini degli uomini fino a quando, seguendo i suoi disegni provvidenziali, li congiunge. Persone che non abbiamo conosciuto possono così apparire nella nostra vita per percorrere con noi un pezzo di strada. Ciò che conta è trovarsi pronti per essere utilizzati al momento opportuno. Giovanni non si chiedeva continuamente quando il Signore sarebbe arrivato, perché sapeva che nella sua vita l’avrebbe incontrato come gli era stato detto. La vita del Battista è quella del discepolo fedele che si muove solo se inviato e ritiene importante per la sua vita solo ascoltare le parole di chi lo invia. La discesa dello Spirito su Gesù non è qualcosa di peregrino o di occasionale, ma in lui una coabitazione stabile. Lo Spirito era sempre stato in Gesù, ma discende sotto forma di colomba solo per rivelarlo a Giovanni. Il battesimo in Spirito Santo che Gesù porta agli uomini è diverso da quello di Giovanni e se ne capirà il vero senso solo alla fine della sua testimonianza sulla terra. Ora si può solo intuire vagamente che Dio attraverso il battesimo in Spirito Santo di Gesù conferma all’uomo in quanto tale la sua origine divina attraverso la carne ‘umana’ del suo stesso Figlio.

 

La nostra vita e la parola

 

Nella vita ci troviamo spesso nella situazione di non conoscenza pur sapendo che qualcosa si richiede alla nostra vita. Se ci si attesta nella consapevolezza di non sapere e si leva lo sguardo per capire dai segni della vita cosa dobbiamo fare allora è molto probabile che saremo aiutati.

 

34 Ed io ho visto ed ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio.

 

La visione quindi è importante per credere, ma da sola è insufficiente se nello stesso tempo il contenuto della visione non manifesta la sua verità: Giovanni aveva vissuto una esperienza particolare dove gli era stato rivelato che Gesù era il Figlio di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Abbiamo bisogno di vivere e sperimentare questo tipo di visione perché altrimenti rischiamo di vivere nell’illusione. Siccome questo vedere non possiamo darcelo occorre chiederlo. Non c’è bisogno di vedere tantissime cose, ma una sola: il Figlio di Dio. Nel Figlio, proprio perché umano come noi, tutte le altre esperienze che ci aprono ai mondi superiori non ci vengono precluse, ma ce ne viene fornito un accesso tramite la santa porta dell’umanità di Cristo.

 

I primi discepoli vanno a Gesù.

 

 35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora con due dei suoi discepoli

 

Questi sono gli ultimi giorni della sua presenza con i suoi discepoli. Si sta compiendo su di lui il disegno di Dio che è quello di scivolare nel silenzio, ma prima deve convincere i suoi discepoli che Gesù era il messia atteso. Questo è un momento delicato perché segna il passaggio del resto più puro di Israele a Gesù.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, aiutaci a non affrontare da soli questo cammino verso di te, ma attorniaci dei tuoi figli più cari perché ci diano le giuste indicazioni per trovarti.

 

36 e fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: “Ecco l’agnello di Dio!”

 

Giovanni fissa gli occhi sull’innocente, su colui che non ha macchia e lo indica ai suoi discepoli come proprietà di Dio. Sono poche parole, ma che riassumono tutto quello che Giovanni voleva dire loro. Orami essi sanno chi devono seguire.

 

La nostra vita e la parola

 

Signore, se ci mettiamo alla tua sequela potremo diventare innocenti come te e nello stesso tempo aperti per essere utilizzati come agnelli che seguono la loro sorte senza lamentarsi, ma offrendo se stessi per il bene dei fratelli. ‘E difficile, ma non abbiamo scelta, dobbiamo affidarci.

 

37 E i due discepoli sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

 

Il discepolo, e cioè colui che si sente tale, che ha scelto di esserlo, che ha scelto di affidarsi, consegna la sua vita al maestro. Il discepolo sta in ascolto per definizione perché le parole del maestro non vadano perdute e trovino in lui un terreno che le accolga. I discepoli di Giovanni, forse con le lacrime nel cuore, e comprendendo il motivo della sua insistenza nel proporre Gesù, intendono il messaggio e seguono il nuovo venuto. Saranno i primi discepoli di Gesù e i più qualificati per capire il diverso stile di predicazione tra Giovanni e Gesù.

Per Giovanni quanto stava accadendo era nello stesso tempo occasione di tristezza per il distacco dai discepoli e di gioia perché li vedeva seguire il Figlio di Dio: in tutto ciò percepiva che la sua missione sulla terra si stava realizzando.

 

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Chiediamoci se siamo discepoli di un maestro e di quale maestro siamo discepoli. Verifichiamo se le nostre scelte di vita, quelle importanti, le prendiamo da soli oppure le poniamo davanti a chi può indicarci la strada.

E cerchiamo di chiarire se quando chiediamo qualcosa al Maestro il nostro cuore è disposto ad accettare di non ricevere ciò che chiede. Ed ancora: quando abbiamo ricevuto una risposta l’accettiamo o ci rimangiamo la nostra disponibilità ad essere veri discepoli e quindi obbedienti?

 

38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: “ Che cercate?”

 

I grandi di questo mondo hanno bisogno delle masse per il loro potere e quanto più si allontanano dal servire la loro base, tanto più impongono un’ ideologia che niente ha a che fare con i bisogni della gente. Per loro non è veramente importante conoscere i problemi per cui poi saranno eletti: sì forse li conoscono, ma per quel tanto che serve ad accalappiare il consenso. L’atteggiamento del potente, se tale fosse stato Gesù, sarebbe stato quello di constatare che c’era qualcuno che lo seguiva e non tanto quello di chiedere loro: ” Che cercate?”. Il potente invece interpreta a modo suo quelli che sono i bisogni della gente, non hanno bisogno di chiederlo alla gente. Gesù quindi non vuole una cieca adesione, che lo si segua per moda, ma vuole una adesione consapevole o almeno sincera ( e cioè, anche se non si capisce fino in fondo il perché si è attratti, tuttavia si rimane attratti dalla luce del bene che si vede). La domanda di Gesù esige una risposta di chiarimento ed è la prima prova che bisogna superare se ci si mette in un cammino spirituale: aver chiaro dentro di sé perché ci si vuole affidare a qualcun altro. Rispondere bene a questa domanda significa costruire il nostro edificio su pietra viva. Chi si mette a seguire Gesù quindi deve essere una persona in ricerca che continuamente si pone la domanda sul senso del suo essere in un posto piuttosto che in un altro. E Gesù, che è attento a quelli che cercano, vuole che questo senso gli si manifesti, e cioé che risuoni a testimonianza per se e per gli  altri.

 

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A questa domanda di Gesù occorre rispondere sempre, ogni giorno, perché ogni giorno possiamo illuderci di seguirlo, mentre invece stiamo pensando ed agendo solo per i nostri interessi. Ed anzitutto siamo veramente in ricerca? O pensiamo che sol perché seguiamo Gesù abbiamo la verità in tasca e non dobbiamo cercarla e verificarla con nessuno? Se invece siamo in ricerca il nostro cuore deve avere la costante percezione che le nostre verità sono solo delle approssimazioni che tendono è vero verso la luce, ma da un cono di proiezione ristretto.

 

38a Gli risposero: “Rabbì ( che significa maestro), dove abiti?

 

Chi chiede veramente avrà sempre una risposta. Gesù è venuto per rispondere alle nostre domande. L’importante è chiedere e sapere chiedere bene. Si dice spesso che chi riesce a formulare la giusta domanda è molto avanti sul sentiero della vita. Spesso ciò che blocca è proprio l’incapacità di formulare la domanda e così si perde tempo.

I discepoli di Giovanni, anche loro, non sono da meno di Gesù nel porre una domanda significativa. Questi discepoli erano abituati ad una vita dura perché Giovanni abitava nel deserto ed essi con il loro maestro avevano avuto modo di vagliare uomini che provenivano da diverse esperienze. Chiedere a Gesù di andare a vedere dove abitava era per loro importante perché avrebbero capito che tipo di uomo era non solo dalle parole del Battista, ma per loro diretta esperienza. Inoltre chiedere di vedere la casa significava pure la loro disponibilità ad entrare in un rapporto particolare con Gesù

 

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Questa disponibilità dei discepoli ad entrare in un rapporto più profondo con il Maestro ci richiama ad esaminare i rapporti che abbiamo con gli altri. Interroghiamoci per verificare se i nostri sono rapporti standard, in cui cerchiamo il meno possibile di comprometterci, oppure delle vere amicizie aperte ad un più essere e ad uno scambio che mira, sempre con l’aiuto delle potenze superiori, a far diventare più luminoso il volto dell’altro.

 

39 Disse loro:venite e vedrete’.

 

La  risposta è un invito ad iniziare un cammino. Non ci può essere una risposta esauriente subito: una liberazione immediata. Questa la promettono i ciarlatani, ma chi prende veramente sul serio l’uomo sa che egli deve fare un cammino dove a poco a poco è invitato a liberarsi da molte cose che lo affaticano. L’invito a fare un cammino è legato alla promessa che qualcosa si vedrà e soddisferà non solo la curiosità, ma il bisogno profondo di senso che abita nell’uomo.

 

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La vita continuamente ci chiede qualcosa e anche noi chiediamo in continuazione, ma spesso ciò che chiediamo é completamente diverso da quello che la vita stessa ci chiede. A chi dare retta? Gesù ci invita ad uscire da noi stessi per iniziare un cammino ed allora la risposta al quesito non può essere che quella di rispondere ai segnali che la vita ci invia per aiutare la nostra crescita.

 

   39a Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

 

Nel cammino spirituale si tratta sempre di andare a vedere, di muoversi che significa spostarsi da una situazione che ormai non dà più niente verso una che può accendere la speranza. I discepoli avrebbero potuto vedere e andarsene via subito ed invece il vangelo ci dice che restarono presso di lui. Dovettero quindi decidere ad un certo momento della giornata, molto probabilmente prima di pranzo, se andar via oppure no: si saranno guardati negli occhi oppure semplicemente avranno fatto scorrere il tempo quasi incantati dalla gioia di quell’incontro? L’evangelista ricorda anche il momento in cui sono andati via: le quattro del pomeriggio, un’ora piena di luce, quasi a volerla collegare con la qualità dell’esperienza che avevano fatto e che li avrebbe segnati per sempre. In quelle ore i discepoli si sono innamorati di Gesù e ne sono usciti luminosi come il sole che risplendeva sopra di loro.

 

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Dimorare nel Signore si può solo se si ha il coraggio di muoversi ed andare a vedere. Cosa impedisce questo movimento? Quali lacci e lacciuoli ci inventiamo per tenerci lontano da Lui? Signore aiutaci ad avere il coraggio di affidarci a te!

 

40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.

 

In Gv 1,12-13 si afferma che Dio genera i suoi figli non da volere di sangue o di carne, ora invece si delinea uno scenario in cui sembra che Pietro verrà cooptato in quanto fratello di Andrea. Allora occorre capire fino in fondo: la carne e il sangue non potranno mai creare figli di Dio, ma la carne e il sangue essendo legate alle singole persone partecipano della loro apertura o chiusura e così può succedere che i vincoli di sangue spesso hanno un ruolo importante nelle vicende delle stesse persone. ‘E più facile che fiorisca la santità in una famiglia timorata di Dio, come è più facile che si diventi delinquenti dove l’abitudine al crimine è di casa. Ciò significa che il buono o il cattivo esempio nella famiglia sono produttivi in maniera del tutto particolare. Quindi non c’è da meravigliarsi se, anche nel gruppo dei dodici, vi sono dei legami di parentela.

 

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I nostri umori vitali come le nostre scelte più importanti sono calati nell’orizzonte dei nostri vincoli familiari. Spesso non ci accorgiamo di ciò e viviamo come se da quel lato ci venissero solo problemi, ma l’ambito familiare, se vissuto con un atteggiamento d’amore e nella giustizia, ha in una  potenzialità grandiosa: basta guardare alla sacra famiglia.

 

41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse:”Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)”

 

Chi veramente aveva trovato qualcuno, Andrea il Messia, o il Messia Andrea? In modi diversi tutti e due si erano cercati e alla fine si erano incontrati. ‘E certo che Andrea doveva essere mosso da grandi ideali se riesce subito a farsi convincere che Gesù è il Messia, ed è pure certo che aveva capito che questa ricerca non poteva portarla avanti da solo, ma doveva farla assieme agli altri, per questo si era messo con Giovanni e i suoi discepoli. Ma cosa aveva capito Andrea in quella sua affermazione di aver trovato il il Messia? Certo a lui doveva sembrare di aver trovato qualcuno di veramente grande: l’attesa per la venuta del Messia era immensa in Israele! Ma sappiamo dal vangelo che i discepoli avevano un’idea completamente diversa del vero Messia. Quindi l’entrata dei discepoli nella sfera di influenza di Gesù ha una prospettiva completamente sbagliata. Gesù però non bada a ciò che pensano, ma a ciò che sono veramente nel loro cuore e loro erano delle persone disponibili ad essere plasmate dalla verità.

 

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Quante volte siamo rimasti colpiti da nuove esperienze che ci sembrava avrebbero sconvolto la nostra vita e poi con il passare del tempo tutto si è ridimensionato e quante altre volte invece, avendo radicato la scelta in qualcosa di molto più profondo e con riscontri meno appariscenti, siamo riusciti negli anni con la pazienza a guadagnare in intensità e fuoco? A noi è difficile che capiti di incontrare il Messia, ma se non abbiamo la stessa intensa attesa che era presente tra gli Ebrei di quel tempo, non potremo incontrarlo mai.

 

42 e lo condusse da Gesù. Gesù fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa ( che vuol dire Pietro).

 

L’incontro di Gesù con Simone è l’inizio per lui di una nuova vita. Nel nuovo nome è racchiuso un destino che si svelerà a poco a poco. Dio prende l’uomo così com’è e gli apre una prospettiva che la sequela renderà effettiva. Il modo gratuito di scegliere da parte di Dio è garanzia per l’uomo di essere stato scelto al di là di ogni sua possibile proiezione: il nuovo allora per lui sarà veramente tale. La promozioni umane invece sono differenti: hanno un arco prevedibile. La gratuità della scelta di Dio quindi non è legata a nepotismi divini, ma solo a questa radicale novità che lui vuole offrire a ciascun uomo. Ogni uomo ha un compito unico da realizzare in questo mondo e un uomo non è uguale ad un altro e ciò che può fare uno non può fare l’altro. Nel mondo divino non ci sono numeri, ma esseri pieni di qualità e con una storia unica. Il mondo invece del nemico tende sempre a far perdere i connotati personali per avviare gli uomini agli anonimi campi di concentramento in cui non vi sono esseri umani da amare, ma solo numeri.

 

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Ogni volta che siamo stati tirati fuori dalla massa siamo stati fissati e chiamati per nome da Dio. E ciò succede spesso nonostante la nostra tendenza a dimenticare il nostro nome. Spirito Santo, dacci il tuo Santo Spirito che ci permetta di essere come siamo stati immaginati ed amati da Dio fin dall’inizio del mondo.

 

43 Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea, incontrò Filippo e gli disse:”Seguimi”.

 

Quattro punti di attenzione: Gesù, Filippo, la Galilea e la sequela. Si tratta di un quadretto essenziale che ci parla di un evento fondamentale per la vita dei partecipanti. Per Gesù la scelta di un discepolo e cioè di una persona che lo accompagnerà negli anni della sua presenza su questa terra e che testimonierà quanto avrà vissuto con lui; per Filippo uno sconvolgimento di vita che lo toglierà dalle  sue quotidiane esperienze consegnandolo ad una vita randagia, avventurosa e senza certezze. A Filippo Gesù fa una proposta e cioè quella di seguirlo in un luogo lontano. La scelta che il discepolo Filippo è invitato a fare dovrà quindi essere radicale perché da subito cambieranno tutti suoi riferimenti abituali da quelli affettivi a quelli del paesaggio. Siccome non avviene niente per caso forse si può pensare che per Filippo una simile proposta era quella più indicata perché lui fosse aiutato a scegliere una volta per tutte. Nella sua mente saranno apparsi i quadri della sua vita precedente e di quella attuale e mettendendoli sul piatto avrà capito, con quella intuizione preziosa propria di coloro che sono disponibili a lasciarsi prendere da ciò che vivono perché hanno un grande cuore, che Gesù aveva poggiato su di lui uno sguardo carico di amore e di futuro.

 

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Signore aiutaci a capire quando ci chiami, perché tu ci chiami. Spesso invece pensiamo di essere completamente fuori da ogni filo diretto con te ed allora le tue parole passano sì per le nostre orecchie, ma poi si adagiano in un angolo e noi siamo trascinati da altro. Che le tue parole entrino direttamente nel nostro cuore e rimanendoci vibrino e inviino dentro e fuori di noi la tua luce!

 

44 Filippo era di Betsaida, la città di Andrea e di Pietro

 

Ecco i primi tre discepoli! Come vederli? Forse ci possono illuminare i loro stessi nomi. Andrea significa uomo valoroso; Pietro abbiamo appreso dal vangelo che significa pietra, roccia e infine Filippo che una radice fil legata all’amore. Pare di capire allora che per seguire Gesù ci vuole coraggio, fedeltà e amore.

 

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Se quindi la nostra vita cristiana non è attraversata da queste virtù allora vuol dire che viviamo un cristianesimo all’acqua di rose che non attinge veramente al fondamento Cristo. Essere cristiani significa avere il coraggio di essere diversi in questo mondo che sempre più si omologa a valori di consumo, essere cristiani significa rimanere ancorati alla parola di Dio e alla sua Chiesa e infine essere cristiani significa far pulsare il nostro cuore di amore per Dio e per i fratelli e se non v’è tutto  questo allora  saremo ultimi nel regno dei cieli.

 

45 Filippo incontrò Natanaele e gli disse: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret.”

 

La notizia si diffonde veloce tra gli amici e conoscenti e con essa la gioia come può sprigionare dall’avere trovato un tesoro in un campo o una dracma perduta (vedi parabole di Gesù). Sono impegnative le parole proferite e cioè l’individuazione, nella persona di Gesù, del Messia di cui si parla nella legge e nei Profeti. Dietro a tale consapevolezza c’è Giovanni il Battista: è la sua vigilanza che ha permesso di unire il passato con il presente. Giovanni fa parte di quel resto di Israele che nei secoli si è conservato fedele a Dio rendendo possibile il passaggio dal vecchio al nuovo patto. Ad una persona così non si può dare meno della vita: così faranno i suoi primi discepoli.

 

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Tutta la nostra vita dovrebbe avere la preoccupazione di ricercare il tesoro nascosto. Dovremmo essere tesi a questa ricerca e chiederci continuamente se quello che abbiamo trovato è veramente ciò che volevamo oppure un surrogato. La ricerca avrà sicuramente esito positivo se il nostro cuore sarà vigile ed attento a ciò che la Provvidenza ci mette sulla strada per donarcelo.

 

46 Natanaele esclamò: Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono? Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”.

 

La dichiarazione altisonante di Filippo lascia molto scettico Natanaele che invece conosce gli uomini e sa che a Nazaret, e cioè in un luogo dove non succede mai niente, non si è mai avuta notizia dell’esistenza di una persona di così tanto valore. Un Messia non poteva uscire fuori all’improvviso come dal cappello di un prestidigiatore, qualcosa se ne sarebbe saputo prima! Tuttavia Natanaele non si lascia totalmente prendere da ciò che la gente dice di Nazaret. Usando la forma interrogativa egli lascia aperto uno spiraglio che poi gli permetterà di incontrare il Messia.

Filippo avendo già avuto la prima esperienza con Gesù non si lancia in disquisizioni per dimostrare di avere ragione, ma va al dunque:”vieni e vedi” e così facendo dimostra di aver appreso bene la lezione del Maestro.

 

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Spesso ci attardiamo a dimostrare di avere ragione, mentre bisognerebbe avere il coraggio di tagliare e di porgere all’altro solo ciò che è necessario perché prenda una decisione. Se si parla troppo è perché forse noi stessi siamo poco convinti oppure perché vogliamo recitare noi tutta la parte che spetta pure a Dio e agli altri.

 

47 Gesù intanto , visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: “Ecco davvero un israelita in cui non c’è falsità”.

 

Ad una affermazione di Natanaele corrisponde una affermazione di Gesù, ma di.

 segno opposto. Il futuro discepolo viene in qualche modo lodato per la sua schiettezza e per il modo in cui ha formulato il suo scetticismo. Gesù risponde direttamente alla sua domanda dandogli atto di ciò che lui è veramente e cioè un uomo in cui non vi è falsità. L’impatto di un tale giudizio sulla sua persona deve essere stato molto grande e per capirlo possiamo immaginare come rivolte a noi quelle parole del Cristo: certamente ci farebbero un grandissimo piacere. Gesù di Filippo apprezza subito il suo essere consapevolmente nella realtà senza dover nulla nascondere, anzi offrendosi  per il bene che si porta dentro. Chi è veramente grande non ha bisogno di deprimere chi ha vicino, ma cerca in ogni modo di valorizzare ciò che l’altro ha ed è. Il Signore ci aiuta a capire come potremmo essere con quelli che ci stanno vicini: dei testimoni, cioè, del loro valore.

 

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Spesso l’altro ci appare solo per i limiti che ci danno fastidio. I pregi,  anche se ci sono, quasi scompaiono. Sembra che in noi il dolore procuratoci dagli altri abbia la prevalenza sulla gioia che ci potrebbero dare solo che noi fossimo meno impazienti e più attenti ai tesori che si portano dentro. Il segreto sta nel capire che i limiti possono essere aiutati a sparire  solo se riusciamo ad apprezzare il buono che c’è negli altri.

 

48 Natanaele gli domandò: “Come mi conosci?”. gli rispose Gesù: “ Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”.

 

Ad un uomo così schietto non la si può raccontare, occorre che gli si dia qualcosa che collimi con il suo carattere e subito. Ad alcuni discepoli aveva detto:” vieni e vedi”, ma per Natanaele non c’era bisogno di questo invito perché egli aveva avuto una esperienza di Dio sotto il fico. Doveva essere stata una esperienza particolare ed intensa se solo al nominarla Natanaele si dona completamente e senza riserve al Signore. Questo discepolo quindi era evoluto spiritualmente e le sue preghiere arrivavano al cielo. Che non si tratti di una visione normale da parte di Gesù si capisce dalla risposta di Natanaele, infatti che uno veda un’altro in posizione di preghiera non può avere un impatto così forte con chi sa di essere stato visto: ciò può succedere perché è nell’ordine delle cose. La visione quindi a cui si riferisce Gesù doveva per forza di cose riguardare il cuore del discepolo e ciò che questo cuore aveva attivamente agito. Natanaele aveva pregato con il cuore e il frutto di quella preghiera era l’incontro che adesso aveva con Gesù: Gesù stesso è la risposta alla sua preghiera.

 

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Signore se il nostro cuore parla con te, anela a te, tu ti avvicini e ti doni a noi immancabilmente. Non c’è luogo sperduto che possa ostacolare questo incontro e ciò è estremamente consolante per noi che spesso siamo presi dall’angoscia dell’insignificanza della vita e dall’esperienza della solitudine.

 

49 Gli replicò Natanaele:” Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re di Israele”.

 

In questa testimonianza c’è molto di più di quanto Andrea aveva detto a Simone e cioè di aver trovato il Messia. Natanaele infatti non riferisce solo l’esperienza di Giovanni, ma lui stesso vive qualcosa in prima persona e capisce che solo il Figlio di Dio poteva avere accesso al suo  cuore in modo immediato e ai suoi occhi così miracoloso. Nell’abbandonare ogni prudenza e nel non avere remore a confessare ciò che aveva sperimentato si capiscono in vivo le parole di Gesù quando diceva che in lui non vi era falsità: Natanaele era un uomo sincero, non doveva difendere nessuna ideologia, ma era aperto al veramente nuovo.

 

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A differenza di Natanaele spesso la strada che porta al nostro cuore è sbarrata, piena di ghiaccio e difficilissima da liberare. Cosa tiene il nostro cuore così chiuso? Forse la pigrizia che alberga in noi nel decentrarci: vogliamo essere il perno della nostra esistenza e non molliamo facilmente la presa, vogliamo tenerci per noi stessi.

L’impeto di Natanaele ci dia la forza di far fuori quell’ io che tanto malamente si ama!

 

50 Gli rispose Gesù: “Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico credi? Vedrai cose maggiori di queste!”.

 

Se l’uomo si sente amato, e quindi conosciuto, si apre e si dona a sua volta senza riserve. Tuttavia Gesù vuole distogliere Natanaele da un modo di credere che, se coltivato in maniera distorta, può arrivare al fanatismo. Vuole che il discepolo capisca che la verità ha ancora moltissimi altri orizzonti che sono ancora tutti da scoprire. Il Maestro quindi fin dal primo momento invita i suoi discepoli alla vigilanza. Gli occhi sono importanti per capire ciò che abbiamo davanti, ma il difetto degli occhi è che non vedono oltre ciò che abbracciano con la loro apertura e quindi occorre che il discepolo si affidi, certamente sempre agli occhi, ma ad una visione differita nel tempo. Lo spazio non esaurisce il mistero, ha bisogno del tempo che lo sveli all’uomo secondo un disegno provvidenziale.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore quante volte si è tentati di darsi a persone che contribuiscono a mettere confusione nella nostra mente! Quante volte, solo perché si è vissuti in prima persona una certa esperienza, ci si sente talmente illuminati da guardare dall’alto in basso gli altri come se vivessero in un altro mondo! Quante volte, forti della visione, si vuol convincere a forza gli altri che non c’erano! Ciò che vediamo è importante, ma solo se lascia dentro di noi un impronta che gli altri possono vedere anche senza le nostre parole.

 

51 Poi gli disse: “In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo.”.

 

La promessa di Gesù rimane sempre legata alla visione, che in essenza significa apertura dell’essere umano all’esterno e cioè oltre i suoi  limiti, ma questa visione non sarà più quella legata alle apparenze perché vedremo anche ciò che  adesso rimane nascosto allo sguardo. Gesù promette  a chi lo segue il superamento del mondo di maya. A Natanaele non solo viene rivelato che Gesù era presente in un momento particolarmente intimo della sua vita, ma gli vengono aperte delle prospettive completamente nuove. Gesù usa però il futuro e in quel futuro è racchiuso il cammino che Natanaele è invitato a fare per arrivare ad essere un uomo che vede la realtà come veramente é e non come appare. Vedere oltre il cielo significa proprio vedere oltre le apparenze, ma questo cambio della prospettiva non significa la promessa di poteri legati alla conoscenza, ma apertura alla persona del Cristo: la nuova visione avrà come canone interpretativo l’essere di Gesù che all’inizio del vangelo di Giovanni apostolo è presentato come Colui attraverso cui tutto è stato creato. Guardare quindi a lui, e attraverso di lui il mondo, significa collocarsi nel giusto punto di osservazione in cui il creato si svela per ciò che veramente è e cioè un dono amoroso del Padre.

 

La nostra vita e la Parola

 

Questo versetto di Giovanni contiene un forte richiamo. ‘E di vitale importanza che  noi ci interroghiamo sui  nostri punti di riferimento per vedere se si collegano alla fonte, e cioè al Cristo, oppure solo alle nostre peregrine valutazioni. Gesù ci invita a seguirlo per poter vedere la realtà al di là delle apparenze.

 

 

 

 

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