IL CONFLITTO NELLA COPPIA
Il viaggio
della coppia, che viaggio è? Su un transatlantico, su una nave da crociera, una
zattera…………
Quello che vi voglio proporre è un viaggio in barca a
vela. Cinquant’anni fa le coppie partivano per il loro viaggio su un
transatlantico, tutti si sposavano, il matrimonio era
socialmente condiviso come valore, i
ritmi della vita di coppia erano scanditi da una comunanza di rituali.
La meta, soprattutto , era abbastanza certa.
Oggi, invece, la coppia parte per un viaggio in barca
a vela, il che vuol dire che è sola: è una barca a vela a due posti. Mia suocera
ci ricordava che lei si è sposata con altre cinque coppie a Novate Milanese, a nove chilometri dal centro di Milano. I
giovani che lavoravano nella stessa fabbrica avevano deciso di sposarsi tutti insieme.Hanno fatto la cerimonia insieme, il banchetto
insieme…
E sono andate a vivere
in quelle casettine che il padrone della fabbrica aveva fatto costruire,
tutti quanti vicini. Tutti hanno fatto tre o quattro figli .
Nel giro di cinque anni avevano sfornato una
trentina di bambini.
Quella vita di coppia lì era una vita sul
transatlantico, perché la mia suocera
apriva la porta , ne diceva di tutti i colori sul
marito e c’era una condivisione che era
anche uno stemperamento delle problematiche interne alla coppia, si sfogavano fuori, si condividevano, si
elaboravano, perché la vicina ti diceva:
“ Sai, è successo anche a me, io ho
provato a fare così, porta pazienza.” Così riducevano la drammaticità degli
eventi interni alla coppia.. Non voglio dire che oggi
è peggio e che era meglio allora, perché dire che siamo tutti su un
transatlantico aveva anche degli aspetti
restrittivi. Oggi la coppia è
sicuramente più libera, perché essere solo in due sulla barchetta vuole dire
anche decidere la rotta, essere autonomi, decidere anche il proprio ritmo di viaggio, ma ha degli
svantaggi. Quello che riguarda
maggiormente il tema del conflitto è proprio la
solitudine della coppia.
La solitudine e l’individualismo sono gli aspetti
socio-culturali che più influiscono sulle dinamiche di
coppia e f anno sì che il conflitto sia
carico di tutta una serie di
ansie, di paure precedenti al conflitto stesso. Oggi si ha addirittura paura
prima che il conflitto insorga, si fa di
tutto per evitarlo, e quando lo si annusa si cerca di negarlo, perché si ha molta paura
di entrarci, perché si sa che sarà molto
difficile, molto doloroso, molto ansiogeno. E
perché? Perché saremo
soli lì dentro. Questa brevissima premessa è molto importante, perché
ci dice che se vogliamo provare a far
qualcosa per le coppie, occorre
innanzitutto prevenire questa ansia che
impedisce alle coppie di fare i conti in maniera evolutiva .
Il viaggio verso il quale la coppia si accinge a partire quando si sposa, o va
a vivere insieme, è come un viaggio in
barca a vela nell’Oceano Indiano., perché la
dimensione conflittuale, sociale è molto alta e questo influisce anche nella
vita di coppia. La dimensione sociale è estremamente complessa, gli stimoli che vengono dal di
fuori sono così variegati , che questo
incide anche sulla vita di coppia.
E non vi sto dicendo che questo non è bene, non diamo una connotazione valoriale a
questa cosa, anzi, secondo me potrebbe essere anche
molto bene avere una dimensione sociale per esempio complessa, credo sia meno
bene averla così tanto conflittuale , però non necessariamente queste cose
influiscono negativamente sulla dimensione di coppia, ma influiscono. Non
facciamo finta che la coppia sia un’isola: è una barca, certamente i due sono
su una barca, ma una barca inserita sul
mare e se il mare è tanto mosso…………
Il mare oggi non è il Mediterraneo, ma un mare in cui
si scatenano delle bufere improvvise.
Questa è la premessa. Cinquant’anni fa mia suocera si è sposata e sapeva che sarebbe morta con quell’uomo lì, lo sapeva già.
Oggi non è così; non credo che questo sia un bene o un male, ma questo ha un influsso sulla vita di coppia
nel senso che questo contribuisce a far sì che
le coppie sanno che il loro stare insieme non è obbligatorio,. Allora il modo in cui uno affronta la conflittualità non è poi così sereno, perché c’è sempre il
timore che quella lì sia la spia di chissà che cosa. Oggi parlare di conflitto vuol dire parlare
di conflitto in questa situazione, che fa
sì che le coppie vivano il conflitto a priori come qualcosa di estremamente
pericoloso.
Questo è il principale motivo per
cui molti conflitti sono gestiti
male. Perché se
ne ha paura ancora prima.
E più si evitano i conflitti, più quando scoppiano fanno
male. Oppure l’altra tecnica è quella di attribuirli a qualcosa d’ altro. Si chiama spostamento: Sapete cosa si fa? Si dice: “ Ma guarda, non sapevo che mio
marito fosse così disordinato, la colpa è di mia suocera che non lo ha educato
bene.” Oppure: “Non sapevo
che mio marito fosse un po’ sporco”. Sono queste le cose che uno va a scoprire
all’inizio della vita di coppia, che mangia usando le dita, che non si lava come tu ti saresti immaginata, che non usa mettere i calzini nel
portabiancheria sporca, e la colpa è
della suocera. L’altra causa che si tira spesso in ballo sono le origini.
Se uno è rigido di solito è
del nord , se è disordinato è perché è calabrese, pugliese…..Quello che c’è
dietro è il bisogno di salvaguardare l’oggetto d’amore. Se
io attribuisco la responsabilità di un difetto alla cultura, alla razza, alla
suocera eccetera, io salvo lui e attribuisco la responsabilità fuori. Questo fa
sì che io non me la prenda direttamente con l’oggetto del mio amore. Anzi,
quello che di solito uno si racconta è: “ok,
ci penserò io…Mia suocera l’ha educato
così, ma adesso gli insegno io come ci si lava.”.
Questo è un altro modo per evitare il conflitto vero,
che poi viene fuori dopo.
Una delle cose che io vorrei è che noi provassimo adesso a prendere le distanze, per capire che noi
usiamo la parola conflitto per chiamare così situazioni che conflittuali non
sono. Spesso confondiamo conflitto con
crisi che non sono affatto la stessa cosa. E’ vero che
sono potenzialmente due situazioni di malessere ed è importante sapere se siamo
qui o lì perché le cose da fare sono diverse. Voi organizzate le conferenze
perché volete che qualcuno vi dia gli stimoli per rifletterci su e parlare tra di voi. Qualcuno desidera poter provare intenzionalmente
alcuni strumenti. E per fare ciò bisogna saper
distinguere.
Quando uno è in crisi è down, quando uno è in conflitto,
com’è? Spada sguainata, . Torniamo sulla barca.
Quando si parte si è perfettamente convinti che
l’altro è il navigatore che tu ti aspettavi, sei sicura che è
il navigatore che va bene per te. Nel “Piccolo Principe “ di Saint–Exupéry c’è una frase che dice: “ l’amore non è rimirarsi a vicenda, ma guardare tutti e due
nella medesima direzione”. In alcuni momenti si può rimirarsi a vicenda,
l’importante è fermare la barca, perché se si sta navigando non va bene. Però quando quei due
partono sono profondamente convinti di guardare nella stessa direzione, fiduciosi l’uno dell’altro.
Adesso vediamo come nasce il conflitto.
Sono al timone e mi accorgo che lui non è ben sicuro
con i piedi sulla barca , non ha un buon senso
dell’equilibrio. Che cosa penso? Che
mi abbia fregato.Questo è successo a ognuno di
noi, perché eravamo certi che l’altro avrebbe fatto tutto quello che avrebbe
dovuto fare, invece è titubante, barcolla.
Oppure penso. “Oddio, come faccio”. Questa giovane donna magari non sa nuotare,
ma non è stata lì a spiegarlo. Si volevano bene, ci credevano tanto, perché scendere nei
particolari? Facciamo un altro esempio:
lei si accorge che lui non ha molta forza nel tirare le corde, non è il forzuto che credeva.
Gli consiglia allora di prendere un complesso
vitaminico e di fare due ore di ginnastica al giorno perchè l’ha letto su un manuale del buon navigatore. Lui non sarebbe d’accordo ma lo fa perché glielo chiede lei. Quando
non ne potrà più se la prenderà con la moglie
perché lo ha quasi costretto e si
sentirà frustrato. Il conflitto nasce da lì e vedremo poi come se ne può uscire
in modo evolutivo. La signora di prima
non ha detto al marito che la sua poca
forza la manda in paranoia dato che non sa nuotare. Se due parlano così il conflitto non si scatena neanche. Parlare così significa avere una grande
capacità di guardarsi l’uno nell’altro, significa non scagliarsi contro il
difetto, ma chiedersi perché non lo si regge.
Che cosa c’è in me che fa sì che io non regga
questa cosa? Perché
?
Questo cambia la relazione di coppia: Lui può dirle di
imparare a nuotare perché lui non ha nessuna intenzione
di far aumentare i bicipiti per calmare le sue ansie, oppure le può dire che
farà aerobica perché l’ha deciso lui. Perché il
conflitto diventi evolutivo occorre che
la differenza sia messa al servizio della conoscenza reciproca. La differenza di per sé non è un problema,
neanche la diversità, anzi…
Diventa un problema quando la diversità posta
dall’altro non ci piace. Ci sono
differenze che salutiamo con molta benevolenza, ad es., un marito che sa fare tante cose, altre invece in cui
facciamo fatica perché non accettiamo
che l’altro sia differente da noi. Nel periodo
dell’innamoramento non c’è
scoperta vera, è un periodo in cui si è ciechi. , siamo troppo vicini
all’altro. Quando parlo di conflitto è quando la diversità dell’altro
tocca corde che mi impediscono di accettarla. Stiamo parlando di una tipologia di
conflitti.
Tornando sulla nostra barca. Ricordate che molti dei
conflitti, anche dopo vent’anni di convivenza, hanno origine in qualcosa di intravisto nell’altro che non è stato elaborato.
Immaginate che il nostro signore vada avanti a fare ginnastica per un anno, due anni. Ho in mente una coppia
in cui lui da venticinque anni sta
sempre dietro alla moglie. E tutto perché questa donna è profondamente insoddisfatta
di sé , con problematiche che si tira dietro da anni
buttando tutta la sua insoddisfazione sul marito. “ Visto che
io sono insoddisfatta, rendimi felice tu!”. E il marito però ha problemi grossi
come una casa : a sei anni gli è morto il fratellino e
ha dovuto passare anni a cercare di rendere felice sua madre che era caduta in
depressione, ma non ce l’ha mai fatta, perché sua madre non ne è più uscita.
Ora ha passato venticinque anni a cercar di rendere felice sua moglie e lei comincia ad avere attacchi di panico. Così sono venuti da me. Noi chiediamo all’altro di risanare le
nostre ferite e l’altro può anche essere disponibile. Ma
deve essere lui a capirle, a desiderare di sentire se ce la fa. Ma se tutto viene continuamente spostato., se lei crede che sarà felice
quando lui avrà i muscoli, imparerà
l’inglese e così via…….
Il conflitto allora nasce soprattutto quando non si
riesce a parlare di sé, dei propri sentimenti ed emozioni. Se la signora,
esprimendo i suoi bisogni più profondi, avesse detto al marito che gli era sembrato piuttosto
debole forse sarebbe andato in crisi o
forse sarebbero andati in crisi tutti e due, ma intanto si sarebbero detti
delle cose, Quando si parla del proprio
io profondo, il tono di voce scende se stiamo dicendo delle cose vere. La
parola crisi ha dentro di sé anche una connotazione evolutiva: viene dal greco
e significa anche valutare e decidere. Questo è il momento del down ma è anche
quello in cui puoi valutare, e fare un’analisi E
adesso che ce le siamo dette, possiamo ripartire. Bisogna però mettere l’ancora
per avere ben chiaro che la barca è ferma.
Fuor di metafora questo vuole dire che in questi casi è bene che la
coppia si fermi e non abbia nessuno in giro.
Queste cose hanno bisogno di spazio e di tempo per poter essere dette, per
aprire il cuore bisogna sentirsi protetti. Finché siamo presi da centomila cose è facile che io
ti dica : “ Se avessi fatto un po’ di ginnastica in più, forse i muscoli ce li
avresti. “ Ma anche se fosse andato e anche se i muscoli gli fossero
venuti, si è incontrata quella coppia
veramente, o si è incontrata di più andando in crisi e facendo silenzio al di
fuori e parlando di sé ? Quello che
vogliamo veramente è che la coppia si incontri o che faccia finta di incontrarsi? E guardate
che si fa finta se si fanno cose così, tanto per
fare alla svelta.
E’ possibile
che in serti momenti le persone sentano
come vere certe cose. Io credo
che ci siano verità più profonde, ed è quello che a me succede tutti i giorni
in psicoterapia. Ho davanti a me delle
persone che mi portano quella che in
quel momento è la loro verità.
La signora che dice : “ Io
volevo i muscoli. Ho paura perché non li
hai.” , sta dicendo la verità in quel momento, può darsi però che il giorno
dopo dica : “ Ho paura perché non so nuotare.” Ma allora, perché sono partita per un viaggio in barca? “
Tutti partono per un viaggio in barca, perché è di moda, perché mi spaventava di più la montagna. Quando la coppia
comincia a darsi lo spazio per dirsi un po’ di verità, se si va avanti a stare
in coppia, tu stessa scopri le tue verità. E’ un continuo lavoro su di te, per
capire. E ‘ ciò che non tolleriamo
nell’altro che ci risveglia, ciò che non
riusciamo ad accettare di noi,.
Avete letto “
Il diario di Etty Illesun ? “ E’ una storia
vera. Una giovane donna che, potendo non andarci, alla fine
decide di andare in campo di concentramento. C’è un passaggio in cui
dice che per perdonare l’altro ( i nazisti ), bisogna aver perdonato se
stessi. I nemici sono fuori, ma i primi
nemici sono quelli che hai dentro. Facciamo
l’esempio che una sia perfettamente consapevole dei
suoi difetti e delle sue mancanze.
L’essere umano ha dentro di sé una spinta al
cambiamento. Ciò che non cambia muore.
Se lei dice : “So che sono fatta così e tu sei fatto cosà, benissimo, andiamo d’accordo “. Non funziona, perché l’uomo non sta dentro un equilibrio
statico, si ammala, muore. Avrei anche dovuto fare un’altra premessa, cioè che la consapevolezza totale non c’è mai, ma te la
lascio passare. Anche se è così, tu hai
dentro di te la spinta alla vita, che vuole che tu ti
muova, che tu cresca. Dentro di noi c’è una spinta al
cambiamento e se non rispondiamo a ‘sta roba, ci ammaliamo. Ci saranno momenti in cui potrai dire a tuo marito che per ora sei così, ma più uno si sente
accettato e più cambia.
Sto seguendo
una donna che è venuta da me per attacchi di panico molto forti. Quando era in casa da sola
con i suoi bambini temeva di compiere atti inconsulti, come buttarne uno giù
dalla finestra. Dopo qualche mese ha cominciato a non avere più attacchi di
panico. Ne è venuta fuori bene. Qualche settimana fa mi ha detto che ci sono
cose di suo marito che non tollera e che prima non vedeva. Adesso è una donna
nuova. Ha detto che, ora che è guarita
dagli attacchi di panico, deve mettere in crisi la sua coppia e questa è una cosa che non vuole. E’ riuscita a dire questa a suo
marito che è guarita
dagli attacchi di panico ed ora ha una paura micidiale di perderlo. Non c’è
stato bisogno di litigare.Se gli avesse detto che è un maschilista perché non
l’aiuta mai, lui avrebbe tirato su una bella difesa. Lei gli ha detto: “ Ci
sono delle cose di te che prima non vedevo, adesso
cosa faccio? “ Non gli ha detto: “Devi cambiare, smollati, fai qualcosa. “ Il
problema è che la fiducia che c’era prima
di intraprendere la navigazione era un sogno. La fiducia vera è quella
che nasce durante il viaggio. E si
costruisce a furia di errori dell’uno e
dell’altro.Ciò è molto importante perché
si pensa che la fiducia si dia prima.
Questo succede anche con gli adolescenti. Non avete mai avuto un figlio che vi dice:
“Tu non ti fidi di me. “ Provate a rispondergli che è vero. La madre invece
risponde che non è vero, che di lui si fida ma non si fida degli altri. Gli
risponda invece che di lui non si fida. Avrà dei motivi per non fidarsi…..Perché non si può dire ad un altro: “Non mi fido, ma
costruiamolo questo rapporto di fiducia!”: Perché bisogna dare la fiducia
gratis? Io non do fiducia gratis, solo se vedi se
qualcuno si impegna… naturalmente può anche sbagliare. Gli allievi a scuola, da
sempre copiano, tentano di imbrogliare ed il professore non si fida; il
professore chiarisce quindi cosa deve fare l’alunno per far sì che ci si possa
fidare di lui. La fiducia la si costruisce insieme con
reciprocità, non è data a priori. Solitamente si ha paura della società che ci
circonda, ma noi siamo la società. Si tende a considerare male ciò che è
all’infuori di noi, fuori dalle nostre mura familiari,
ma non è affatto così.. anche noi siamo società, il male è anche dentro di noi.
Ricordo il delitto di Novi Ligure.. quel giorno tutti
i miei pazienti mi parlarono di codesto delitto; stessa sa per la faccenda di
Cogne… Cosa aveva sconvolto tutti? Il fatto che il male era
presente in un rapporto familiare. Io però non ero scandalizzata, non
comprendevo le reazioni spaventate della gente.
Fin dall’antichità, come nella tragedia greca,
all’interno delle relazioni familiari accadevano determinati conflitti. Perché attualmente fa così scalpore? E’ come se nei rapporti
familiari i sentimenti negativi non ci debbano essere. Pensiamo semplicemente
ad una mamma che viene svegliata in piena notte dal
pianto del bambino, prova un impulso negativo verso di lui, come nei confronti
del marito.Nessuno di voi ha mai avuto dei sentimenti di odio
nei confronti del partner? Naturalmente sì.. e se non
ne avete mai provati allora.. non amate abbastanza; come diceva Catullo.. “odio et amo”. Con le persone alle quali si vuole bene , ci si riempie a vicenda di emozioni “forti”, positive o
negative che siano. Se siamo indifferenti non proviamo
niente. La differenza implica infatti una bellezza,
un’emozione.. L’indifferenza implica invece un “non esserci”. La diversità del
partner diventa ricchezza se si è disposti a mettere in comune ciò che la sua
diversità provoca in noi. Questo passaggio non è affatto semplice, ma è
fattibile se aiutati dall’altro. Se una coppia inizia
ad avere fiducia reciproca, senza dubbi e sfrenate gelosie, non fingendo di
fidarsi, si può rilassare. Altrimenti quando sopraggiungono le “tempeste” : lutti in famiglia, nascita di un figlio…come le si
attraversa se non con fiducia reciproca? Spesso è difficile scindere le dinamiche interne alla coppia e le crisi determinate da
“tempeste esterne”. Se si è sfiduciosi, al momento
del dramma si aggiunge anche la sfiducia nell’altro… In
questi caso occorre fermarsi, evitare di fingere.
Per esempio cosa significa fermarsi alla nascita del
primo figlio? Chiedere gentilmente alla nonna di accudire il
bambino e trascorrere una serata con il partner. Ogni coppia ovviamente avrà il
suo modo di fermarsi. Un altro esempio sono i figli che abbandonano la loro
casa… bisogna quindi fermarsi per discernere le problematiche interne ed
esterne. Occorre quindi fare questa distinzione. Molta gente spera che col
tempo i problemi si risolvano, ma non è il tempo che aiuta a superare le crisi,
ma il nostro Io che lavora nel tempo. Lavorare nel tempo significa prendercelo
il tempo… Oggigiorno conduciamo una vita troppo frenetica che ci impedisce di ascoltarci a vicenda. La ritualità della
vita coniugale aiuta a stemperare i conflitti: il cenare insieme è un rito che
se compiuto adeguatamente comprende una liturgia, delle abitudini, che
scandiscono le cose.
Oggi stiamo perdendo tutti riti, per
cui non c’è modo di far emergere i conflitti. Quasi tutti mangiano con
il televisore acceso, magari con la scusa del telegiornale..
perdendo occasioni di confrontarsi, di ascoltare i figli. Sono gli unici
momenti adatti al dialogo. Se si mantengono alcuni riti senza televisione o
radio, si discute, si litiga, si parla di attualità…
ed è la diversità di opinioni che ci fa crescere. Stanno aumentando sempre più
gli attacchi di panico a causa dell’incapacità di
gestione delle emozioni negative che dove possono essere gestite se non,
inizialmente, all’interno della famiglia? I nostri figli devono imparare questa
capacità dai genitori che, pur avendo pareri discordanti nei diversi campi,
fanno trasparire comunque il loro amore. Altrimenti si insegna ad aver paura, a comprimere le emozioni negative,
a non riconoscerle ed a trovarsi in situazioni angoscianti. Le emozioni
negative sono l’invidia, la gelosia, la paura, la
vergogna… perché non esprimerle?
Più una coppia esprime, elabora e razionalizza le
proprie emozioni, più si attua un’azione preventiva nei confronti dei figli.
Una giovane coppia che conosco ha litigato pesantemente per la sistemazione di
un mobile, coinvolgendo le rispettive famiglie… In seguito ad una terapia di
gruppo è risultato che il problema di fondo è una
mentalità differente tra le due coppie, che non riesce a conciliarsi, legata
alla propria famiglia di origine, ad una cultura di un certo tipo. Bisogna
quindi passare dal dichiarato (in questo caso il tavolo, il fatidico mobile) al
significato che si nasconde dietro di esso. Purtroppo
non è così semplice poiché noi per primi non riusciamo a riconoscere che
simboli hanno i banali oggetti per noi. Ecco una poesia di Pablo
Neruda che mi ha portato un mio paziente:
Ode alla vita
alla vita.
Lentamente muore chi
diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi
non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei
vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita
una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle
"i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare
gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che
fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non
capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la
certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette
almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore
chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi
non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi
distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a
lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia
incessante.
Lentamente muore chi
abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi nonfa
domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono
qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a
piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga
maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente
pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Risposte alle domande del pubblico
Autenticità
La dimensione di autenticità
è una strada molto importante per la risoluzione di molti conflitti all’interno
della coppia; molto spesso quello che spaventa è l’idea di far troppo male
all’altro se gli si dicono certe cose.
Io vi dico che la mia esperienza di terapia di coppia
è che è più quello che ci immaginiamo, soprattutto il
sentirci noi cattivi nel dire certe cose che non ce le fa dire, non è tanto il
male all’altro; e spesso vale più
la pena di essere autentici . E’
vero che in quel momento c’è un dolore
di mezzo, ma spesso è un dolore che cura di più che non il mantenersi in uno
stato di ambiguità. E’ meglio dire al figlio: “ Non ti
credo. “
Conflitto e
figli
Bisogna fare una premessa: più i bambini sono piccoli
e più soffrono per la conflittualità genitoriale perché meno la capiscono. Il bisogno del
bambino piccolo è di tenere ferma ed unita l’immagine
della coppia. lui ha Io invito normalmente i genitori
dei bambini piccoli ad andare in camera da letto a litigare, che non è una
forma di menzogna ma di rispetto nei confronti di un’intelligenza e sensibilità
ancora immature.
Quando i figli crescono non è che non gli interessa più, è
che dovrebbero avere una maggior capacità di comprensione per quello che sta succedendo. Il fatto che dicano: “ Ah, ma voi litigate
sempre! “ non è detto che sia perché
soffrono quando litigate.
All’adolescente “scoccia”, è diverso da “soffre”, che non ci sia lo spazio per parlare, discutere, ma che la coppia sia
occupata a fare altro, cioè spesso
quello dell’adolescente non è un tono di dispiacere, il tono è. “Ma che rottura! “. Il fastidio che
sente l’adolescente sta nel fatto che la sua priorità è quella di avere un ambiente in cui sia possibile discutere con entrambi i genitori e non gli va di
sentire queste robe. Non so se capite: è una questione di
sensibilità; poi c’è un altro discorso: dipende dal modo in cui litigate.
Tempo e
conflitto
Può essere a volte utile che non tanto siamo noi a
dare la spiegazione .
Provate a dire: “ Ma perché ci fai sempre questa domanda? “, non glielo
spieghi che non state litigando, chieda:
“ Come mai questa cosa
? “ e poi zitta……………………….
Sto seguendo una donna
di ventisei anni che è lacerata
all’idea che i genitori che vivono ancora insieme litighino molto
spesso, abbiano un livello di conflittualità molto alta. Nonostante
si stia per sposare ci soffre ancora tanto.
Per un essere umano il fatto di venire da una coppia che comunque è una
coppia un po’ troppo conflittuale è comunque
una sofferenza. Detta questa cosa in
linea teorica ribadisco: io stasera vi ho fatto un
quadro della conflittualità come un
qualcosa di molto positivo perché è qualcosa a cui tenevo . Il conflitto è vero
che può essere pericoloso ma il conflitto è anche vitale, è anche lo spunto per
cambiare.
Detto questo, per ciò che riguarda la psico-fisiologia di una coppia, se una coppia ha imparato a litigare bene e
quindi a confliggere in modo evolutivo, più passano
gli anni e meno confiigge. Perché?
Immaginate che due navighino da anni e anni…Se i primi mesi hanno avuto occasioni di conflitto e se le
sono elaborate bene, sono arrivati a dirsi delle cose
di sé veramente profonde, tipo “ Ho
paura di nuotare”, “Ho voluto partire sì e no per questo viaggio rispetto alla
mia paura di nuotare o di imparare a nuotare “….che
dimensione esistenziale. E’ vero che
nella vita poi uno lavora, gli amici, i
figli e vai avanti a cambiare, non solo perché
vivi in coppia e hai anche altri stimoli, quindi la tua coppia necessita di un continuo
riequilibrio ma è come se due imparassero a capirsi, a misurarsi.
E poi io credo anche che ci sia un modo filosofico di prendere le cose,
quando si raggiunge una certa età.
Ciò che una volta mi scalfiva molto
, adesso meno. Io prima mi sentivo un po’ la coda di paglia , per cui ero molto più combattiva rispetto a tante
cose, non che adesso non lo sia, ma è
diverso. Se una coppia ha macinato una metodologia conflittuale , normalmente litiga meno, confligge
meno. Bisognerebbe imparare a litigare
bene i primi anni.
Maschile e
femminile
C’è un maschile e femminile che per me non è
necessariamente uomo e donna, dal punto di vista psicologico c’è un maschile e
un femminile, cioè un diverso. Allora, quello che dicevo la volta scorsa, che queste due spinte sono quelle
che fanno l’avventura della coppia: una, la tensione verso l’unità, la coesione
e l’altra verso la libertà di tutti e due, è questa la sfida incredibile, ma è
lì il mistero. Se ci fosse
solo una questione di unione……Sabato mattina ero a un seminario sulla relazione
uomo-donna, dove ho fatto un intervento che ha sconvolto un po’ di
monsignori.. Io non sono d’accordo su
questa storia dell’altra metà,io sono uomo e donna, io ho dentro di me un
maschile e un femminile, io sono un tutto e l’altro è in faccia a me , in
fronte a me, altro da me, col suo maschile e femminile . C’è dentro ognuno di noi un maschile e un femminile e quanto più se siamo psicologicamente sani, tanto più
abbiamo elaborato bene la nostra dimensione maschile e femminile. C’erano i
preti che erano sconvolti.
In questo momento
io sto tirando fuori con voi la mia parte maschile. Cosa
sto facendo? Sto parlando, sto
penetrando, sto dicendo delle cose, sto facendo affidamento alla mia dimensione maschile.
Voi siete il contenitore….La vita,
in qualunque suo aspetto è fatta di un maschile, di un femminile, il
contenitore di un contenuto. Il bambino si identifica
con entrambi i genitori, la psicanalisi
ha fatto grandi passi rispetto a questa cosa, non è vero che c’è solo
l’identificazione nei confronti del sesso del genitore di sesso opposto,
assolutamente… ma con entrambi i genitori; e una bambina, perché diventi una
donna che potrà capire il suo uomo, deve
essersi identificata con suo padre, deve aver messo dentro il maschile, fatto suo il maschile, perché vuol dire aver
conosciuto il maschile, ed è questo che le darà la possibilità di capire il suo
uomo.
Perché tanti uomini mi dicono: “ Non capisco il femminile
“, sono uomini che non hanno fatto i
conti con la loro dimensione femminile che è fatta di sensibilità, emotività,
razionalità.
Cosa ha detto il Papa qualche settimana
fa ? Ha parlato della genialità del
femminile . Avete letto? E non ha parlato di santità
del femminile, di maternità del femminile,
ha parlato di genialità del femminile e genio e sregolatezza erano
insieme un po’ di tempo fa.