LA
COMUNITA’ DEL MONTE TABOR

A CHI SI RIVOLGE L’INVITO ALLA MEDITAZIONE
Oggi viviamo una situazione in cui è di
primaria importanza l’accoglienza delle molteplici appartenenze e diversità.
Noi cristiani ci apprestiamo a farlo accogliendo nei nostri incontri di meditazione
chi, pur non essendo cristiano, è in qualche modo attratto da Gesù. Noi non
chiediamo loro di appartenere alla Chiesa, pur facendone parte, ma di unirsi a noi
nell’ascolto del Maestro i cui insegnamenti e la cui figura non possono
rimanere privilegio solo dei cristiani essendo essi a buon diritto Patrimonio
dell’umanità.
VITA COMUNITARIA
Da questo ascolto potranno nascere
iniziative di ogni genere con ricadute sia per la comunità ecclesiale che per il più vasto contesto
umano che abita il creato. In ogni cosa però ‘La Comunità’ cercherà di mantenere una
unità ‘leggera’ che permetta ulteriori momenti di crescita e nello stesso tempo
‘ordinata’ che offra a tutti la possibilità di dare il proprio
contributo. La Comunità consapevole dei suoi limiti e delle sue sempre scarse
capacità d’ascolto eleverà preghiere per rispondere con generosità alla
chiamata del Signore.
L’ESPERIENZA DEL TABOR E LA NOSTRA
· L’episodio dell’ascesa al monte Tabor di Gesù e dei suoi
discepoli più intimi può accompagnarci nella comprensione del nostro itinerario
meditativo. Anche noi ci troviamo in cammino tra tante attività e luoghi e ci
sentiamo chiamati da Gesù a contemplare la storia della salvezza durante il
tempo dedicato alla meditazione.
· Sul Tabor Gesù viene presentato come
Figlio prediletto. La voce che parla dalla nube si rivela essere quella del
Padre mentre chiede agli uomini, rappresentati da Pietro, Giacomo e Giovanni,
di ascoltare il Figlio:“Ed
ecco una voce che diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi
sono compiaciuto. Ascoltatelo.”. Ed è proprio questo che vogliamo fare durante
la nostra meditazione e cioè ascoltare Gesù come il vero protagonista e la vera
chiave interpretativa della
storia della salvezza e come persona che avendo vissuto in pienezza sia
l’umanità che la divinità può insegnarci la via per essere come lui.
· La discesa in profondità, propria dello stato meditativo, ci
aiuterà a fare un salto nel tempo proprio come fece Gesù quando nella sua trasfigurazione
fece assistere i discepoli al suo colloquio con uomini del passato.
· I discepoli vedono parlare Gesù con due personaggi importanti
della vita di Israele: Mosè ed Elia. Sia Mosè che Elia ci introducono nel
nostro cammino meditativo. Mosè viene chiamato dalla vita di tutti giorni
(pascolava il gregge) verso qualcosa di meraviglioso: un roveto che bruciando
non si consuma ( il punto d’attenzione dove nel profondo del nostro essere Dio
parla), poi viene invitato a togliersi le scarpe per la santità del luogo ( in
meditazione ci si libera da tutti gli impedimenti che si oppongono all’incontro
con il Signore) e invitato a dialogare con Dio ( per noi quindi non solo un
monologo ma un dialogo, diverso da quello che abbiamo con gli uomini ma la cui
realtà, consistenza e qualità va scoperta nelle singole relazioni con le
Persone trinitarie). Nella relazione a tu per tu Dio promette a Mosè la
liberazione del suo popolo e gliene dà il mandato ( la nostra meditazione non è
solo un atto privato ma è
anche la disponibilità a ricevere un dono che non riguarda solo il singolo ma
anche il contesto in cui è inserito). L’altro personaggio che parla con
Gesù è Elia. Questi quando fugge da Acab
(1Re,19) salì sul monte
di Dio: l’Oreb. Entrato in una caverna vi passò la
notte ( nella meditazione ci ritiriamo dentro noi stessi per oscurare tutte le
distrazioni) ma poi il Signore lo invita ad uscire e a fermarsi sul monte alla
sua presenza (alla fine del rilassamento anche noi ci poniamo alla presenza del
Signore). Elia però non esce in presenza
del “vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce
davanti al Signore, perchè il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un
terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. [12] Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore
non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero. [13]Come l'udì, Elia si coprì il
volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.” (allo
stesso modo per noi lo stare alla presenza del Signore non è legata all’attesa
di un qualcosa di spettacolare o a illuminazioni particolari; per noi è
importante metterci nella stessa disposizione d’animo di Elia che seppe
attendere la Sua vera manifestazione). Alla fine anche Elia riceve un
mandato da parte del Signore (può succedere anche a noi di ricevere delle
ispirazioni che riguardano la nostra vita e quella degli altri).
· I discepoli sul monte Tabor
vivono quindi un’esperienza estatica ma nello stesso tempo in relazione alla
storia della salvezza. Non vengono proiettati in qualcosa di indefinito e
neppure in una saturazione degli affetti
senza relazione con la vita. I discepoli avrebbero voluto
continuare a stare sul Tabor
ma Gesù che li ha fatti assistere alla sua trasfigurazione li ricollega al quotidiano facendo loro
intendere che tra i due mondi non vi è separazione ma continuità.
· La meditazione allora diventa un’occasione per entrare in un
intimo rapporto con le persone divine e in una
economia di salvezza dove Dio è in relazione con la
natura, le persone ed i popoli per liberarli da ogni schiavitù ed
in particolare da tutte le divisioni che non permettono loro di amare in
pienezza Dio e i fratelli. Mosè ed Elia sono per noi degli esempi riusciti di
questa libera, e per nulla disumanizzante, esposizione alla chiamata divina.
· In questa chiave Gesù non è un guru che ci conduce
all’illuminazione, anche se rimane libero di concederci esperienze elevate come avvenne per i
discepoli sul Tabor, ma
uno che ci sta accanto assicurandoci la vittoria sulle forze
disgregatrici del male anche quando sembra che tutto ci stia crollando addosso.
· L’insegnamento che emerge dal Tabor ci conferma che la
meditazione non deve essere percepita come lo stato più vero in cui vorremmo
sempre dimorare ma come una pausa significativa e buona nel cammino comune per
disporci ad entrare nel flusso della misteriosa vita divina (passato, presente
e futuro) e per essere aiutati ad esercitare, in modo responsabile e liberante, la nostra
libertà nella vita quotidiana.
· Il tempo che vi dedichiamo è il segno concreto della nostra
attiva partecipazione all’ascolto. Durante questo tempo, certi della sua
presenza e della parola che ci viene rivolta, saremo esposti a diversi stati d’animo
(aridità, timore, gioia ecc.), ma non saremo mai toccati dalla
disperazione. Meditare quindi è un’avventura la cui certezza è quella di vivere
con il Signore una vera esperienza d’amore.
· La nostra meditazione oltre al rilassamento iniziale e
all’attenzione al respiro che veicola la preghiera non ricorre a pratiche per raffinare le
energie corporee volte al raggiungimento di stati elevati di coscienza. Non
vogliamo infatti distoglierci
dal vivere quella tensione che unisce il Signore che è il capo alle sue membra
e cioè a quell’umanità che spera lotta ed ama per far parte del suo
Regno.
· La discesa dal Tabor,
grazie al richiamo di Gesù, è un invito a continuare nella quotidianità ciò che
si è scoperto nell’ascesa e nella esperienza
della vetta. Inoltre dall’esperienza che Gesù fa fare ai discepoli dobbiamo
dedurre che non siamo chiamati ad una vita
piatta e senza mistero, ma a possibili visitazioni da parte del
Signore che nella trama del quotidiano può chiamarci a vivere cose
straordinarie.
UNA SPECIALE PROTETTRICE
In questa nostro cammino è importante
imparare da Maria che per il suo ‘sì’ incondizionato alla divina Parola fece
dell’ascolto la sua forza nell’accostarsi al suo divino interlocutore. Inoltre
avendo vissuto con il suo Gesù una vita itinerante può accompagnare ed aiutare anche noi lungo gli
andirivieni della nostra vita quotidiana. Quelli che vogliono affidarsi a Lei
allora potranno invocarla così :
Maria, madre itinerante, prega per noi.