COMUNITA’
DEL MONTE TABOR
QUALE
ASCOLTO
Durante la meditazione noi ci disponiamo ad accogliere la Parola
di Dio lasciando cadere ogni preoccupazione
circa la nostra capacità di comprenderla. Noi infatti
confidiamo nel suo Autore e sul fatto che se ha voluto rivolgerci la sua Parola è perchè risuoni
dentro di noi piena di significato. Inoltre grazie a ciò che della Parola avremo
capito o alle domande o ai dubbi che essa avrà suscitato in noi potremo poi
procedere ad approfondimenti di ampio respiro che la collochino nel contesto di
tutta la Bibbia e nella comprensione che oggi ne ha la Chiesa. Vogliamo insomma
che la Parola raggiunga la nostra persona come se fosse la prima volta proprio perché
essa, pur essendo stata accolta e vissuta dall’umanità passata, deve essere di
nuovo ascoltata da quella presente perché possa prendere corpo oggi nella nostra vita e
nella società di cui facciamo parte.
A CHI SI
RIVOLGE L’INVITO ALLA MEDITAZIONE
Oggi viviamo una situazione in cui è di
primaria importanza l’accoglienza delle molteplici appartenenze e diversità.
Noi cristiani ci apprestiamo a farlo accogliendo nei nostri incontri di
meditazione chi, pur non essendo cristiano, è in qualche modo attratto da Gesù.
Noi non chiediamo loro di appartenere alla Chiesa, pur facendone parte, ma di unirsi a noi nell’ascolto del Maestro i cui
insegnamenti e la cui figura non possono rimanere privilegio solo dei cristiani
essendo essi a buon diritto Patrimonio dell’umanità.
VITA COMUNITARIA
Da questo ascolto potranno nascere
iniziative di ogni genere con ricadute sia per la comunità
ecclesiale che per il più vasto contesto umano che abita il creato. In ogni
cosa però ‘La Comunità’ cercherà di
mantenere una unità ‘leggera’ che permetta ulteriori momenti di crescita e
nello stesso tempo ‘ordinata’ che offra a tutti la possibilità di dare il
proprio contributo. La Comunità consapevole dei suoi limiti e delle sue sempre
scarse capacità d’ascolto eleverà preghiere per rispondere con generosità alla
chiamata del Signore.
L’ESPERIENZA DEL TABOR E LA NOSTRA
· L’episodio dell’ascesa al monte Tabor di Gesù e dei suoi discepoli più intimi può accompagnarci
nella comprensione del nostro itinerario meditativo. Anche noi ci troviamo in
cammino tra tante attività e luoghi e ci
sentiamo chiamati da Gesù a contemplare la storia della salvezza durante il
tempo dedicato alla meditazione.
· Sul Tabor Gesù viene presentato
come Figlio prediletto. La voce che parla dalla nube si rivela essere quella
del Padre mentre chiede agli uomini, rappresentati da Pietro, Giacomo e
Giovanni, di ascoltare il Figlio:“Ed ecco una voce che
diceva: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto.
Ascoltatelo.”. Ed è proprio questo che vogliamo fare durante la nostra
meditazione e cioè ascoltare Gesù come il vero protagonista e la vera chiave
interpretativa della storia della salvezza e
come persona che avendo vissuto in pienezza sia l’umanità che la divinità può
insegnarci la via per essere come lui.
· La discesa in profondità, propria dello
stato meditativo, ci aiuterà a fare un salto nel tempo proprio come fece Gesù quando nella sua trasfigurazione fece
assistere i discepoli al suo colloquio con uomini del passato.
· I discepoli vedono parlare Gesù con due
personaggi importanti della vita di Israele: Mosè ed Elia. Sia Mosè che Elia ci
introducono nel nostro cammino meditativo. Mosè viene chiamato dalla vita di
tutti giorni (pascolava il gregge) verso qualcosa di meraviglioso: un roveto
che bruciando non si consuma ( il punto d’attenzione dove nel profondo del
nostro essere Dio parla), poi viene invitato a togliersi le scarpe per la santità
del luogo ( in meditazione ci si libera da tutti gli impedimenti che si
oppongono all’incontro con il Signore) e invitato a dialogare con Dio ( per noi
quindi non solo un monologo ma un dialogo, diverso da quello che abbiamo con
gli uomini ma la cui realtà, consistenza e qualità va scoperta nelle singole
relazioni con le Persone trinitarie). Nella relazione a tu per tu Dio promette
a Mosè la liberazione del suo popolo e gliene dà il mandato ( la nostra
meditazione non è solo un atto privato ma è
anche la disponibilità a ricevere un dono che non riguarda solo il singolo ma
anche il contesto in cui è inserito). L’altro personaggio che parla con
Gesù è Elia. Questi quando fugge da Acab (1Re,19) salì sul monte di Dio: l’Oreb.
Entrato in una caverna vi passò la notte ( nella
meditazione ci ritiriamo dentro noi stessi per oscurare tutte le distrazioni)
ma poi il Signore lo invita ad uscire e a fermarsi sul monte alla sua presenza
(alla fine del rilassamento anche noi ci poniamo alla presenza del Signore). Elia però non esce in presenza del “vento impetuoso e gagliardo da
spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, perchè
il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il
Signore non era nel terremoto. [12] Dopo il terremoto
ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il
mormorio di un vento leggero. [13]Come l'udì, Elia si
coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.”
(allo stesso modo per noi lo stare alla presenza del Signore non è legata
all’attesa di un qualcosa di spettacolare o a illuminazioni particolari; per
noi è importante metterci nella stessa disposizione d’animo di Elia che seppe
attendere la Sua vera manifestazione). Alla fine anche Elia riceve un
mandato da parte del Signore (può succedere anche a noi di ricevere delle
ispirazioni che riguardano la nostra vita e quella degli altri).
· I discepoli sul monte Tabor
vivono quindi un’esperienza estatica ma nello stesso tempo in relazione alla
storia della salvezza. Non vengono proiettati in qualcosa di indefinito e
neppure in una saturazione degli affetti senza
relazione con la vita. I discepoli avrebbero voluto continuare a stare sul Tabor ma Gesù che li ha fatti assistere alla sua
trasfigurazione li ricollega al quotidiano
facendo loro intendere che tra i due mondi non vi è separazione ma continuità.
· La meditazione allora diventa un’occasione
per entrare in un intimo rapporto con le persone divine e in una
economia di salvezza dove Dio è in relazione con la natura,
le persone ed i popoli per liberarli da ogni schiavitù ed in
particolare da tutte le divisioni che non permettono loro di amare in pienezza
Dio e i fratelli. Mosè ed Elia sono per noi degli esempi riusciti di questa
libera, e per nulla disumanizzante, esposizione alla chiamata
divina.
· In questa chiave Gesù non è un guru che ci
conduce all’illuminazione, anche se rimane libero di concederci esperienze elevate come avvenne per i discepoli sul Tabor, ma uno che ci sta accanto assicurandoci
la vittoria sulle forze disgregatrici del male anche quando sembra che tutto ci
stia crollando addosso.
· L’insegnamento che emerge dal Tabor ci conferma che la meditazione non deve essere
percepita come lo stato più vero in cui vorremmo sempre dimorare ma come una
pausa significativa e buona nel cammino comune per disporci ad entrare nel
flusso della misteriosa vita divina (passato, presente e futuro) e per essere
aiutati ad esercitare, in modo responsabile e
liberante, la nostra libertà nella vita quotidiana.
· Il tempo che vi dedichiamo è il segno concreto della nostra attiva partecipazione
all’ascolto. Durante questo tempo, certi della sua presenza e della parola che
ci viene rivolta, saremo esposti a diversi stati
d’animo (aridità, timore, gioia ecc.), ma non saremo mai toccati dalla
disperazione. Meditare quindi è un’avventura la cui certezza è quella di vivere
con il Signore una vera esperienza d’amore.
· La nostra meditazione oltre al
rilassamento iniziale e all’attenzione al respiro che veicola la preghiera non ricorre a pratiche per raffinare le energie
corporee volte al raggiungimento di stati elevati di coscienza. Non vogliamo infatti distoglierci dal vivere quella tensione che unisce
il Signore che è il capo alle sue membra e cioè a quell’umanità che spera
lotta ed ama per far parte del suo Regno.
· La discesa dal Tabor,
grazie al richiamo di Gesù, è un invito a continuare nella quotidianità ciò che
si è scoperto nell’ascesa e nella esperienza della
vetta. Inoltre dall’esperienza che Gesù fa fare ai discepoli dobbiamo dedurre
che non siamo chiamati ad una vita piatta e
senza mistero, ma a possibili visitazioni da parte del Signore che nella trama
del quotidiano può chiamarci a vivere cose straordinarie.
·
Pur
meditando in silenzio noi non meditiamo soli perché accettando di farla insieme
ci inseriamo nella stessa vita comunitaria che fu quella di Gesù con i suoi
discepoli e nel vivo tessuto della Chiesa e di quanti sulla terra pregano Dio
con tutto il cuore. La nostra meditazione allora non è fine a se stessa ma è
destinata a vivificare i molteplici contesti comunitari nei
quali siamo inseriti. L’esperienza fatta durante la meditazione, a parte particolari
momenti difficili e pieni di sofferenza vissuti al cospetto di Dio, ci
procurerà pace e gioia e queste saranno il metro che ci aiuterà a capire se
siamo come Comunità sulla strada che il Signore vuole da noi.
UNA SPECIALE PROTETTRICE
In questa nostro cammino è importante
imparare da Maria che per il suo ‘sì’ incondizionato alla divina Parola fece
dell’ascolto la sua forza nell’accostarsi al suo divino interlocutore. Inoltre
avendo vissuto con il suo Gesù una vita itinerante può accompagnare ed aiutare anche noi lungo gli andirivieni della nostra vita
quotidiana. Quelli che vogliono affidarsi a Lei allora potranno invocarla così : Maria, madre itinerante, prega per noi.