CAPITOLO 7
Gesù ed i parenti.
1 Dopo questi fatti Gesù se ne andava per la Galilea infatti
non voleva più girare per la Giudea,
perché i Giudei cercavano di ucciderlo.
I Giudei vogliono ucciderlo
perché secondo loro Gesù bestemmiava nel momento in cui si faceva uguale a Dio.
Vogliono ucciderlo per un reato di opinione. Le sue azioni sono buone, ma le
sue idee secondo i Giudei no, ed allora va ucciso, cancellato. Quando l’uomo si
prende queste libertà è perché è convinto che la sua religione sia il suo tutto
da cui può ragionare della vita o della morte di un altro che la pensa
diversamente. Ed è interessante notare che qui non c’è qualcuno in particolare
con tanto di nome e cognome che lo vuole morto, ma prevale la massa religiosa,
la forza d’urto del fanatismo di massa fomentato dai capi religiosi. Anche a
noi il Signore non chiede il martirio a tutti i costi, ma quando è possibile e
senza tradire il gregge, di stare lontano da quelli che vorrebbero cancellare
il giusto dalla faccia della terra.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ci stai
vicino sempre e ci suggerisci attraverso i tuoi Angeli i passi che dobbiamo fare momento per momento per realizzare i tuoi
disegni divini. Aumenta in noi quella vigilanza e quella attenzione che ci
rendono sensibili ad ogni tua proposta e desiderio.
2 Si avvicinava intanto la festa dei Giudei, detta delle
Capanne
Il Signore aveva fatto
dimorare gli israeliti usciti dall’Egitto sotto delle capanne. La capanna è un
rifugio, ad indicare come Dio diede una protezione al suo popolo. Inoltre durante questa festa venne introdotta
l’usanza di presentarsi davanti al Signore non a mani vuote, ma offrendo i
frutti del proprio lavoro al momento del raccolto. La festa delle capanne era
una festa piena di gioia come può essere gioioso il giorno in cui si raccolgono i frutti della propria fatica
e colmi di offerte si va a ringraziare il Signore del cielo e della terra per i
doni ricevuti. Era una festa di popolo in cui, lasciate le fatiche, ci si
poteva incontrare e star bene assieme sicuri della protezione del Signore, di
questo Dio così particolare e geloso. Anche Gesù quindi si prepara a questa
festa e ciò lo dovrebbe sollevare da quel clima pesante che aveva vissuto fino a quel momento.
Signore, insegnaci a
ringraziarti per le meraviglie che continuamente ci fai vedere. Fa che non
stiamo mai di fronte a te a mani vuote e soprattutto fa che non sviluppiamo in
noi quella disgraziata abitudine che ci fa predatori dei beni degli altri, ma
piuttosto facci dispensatori delle ricchezze tue e nostre.
3 i suoi fratelli gli dissero: “ Parti di qui e va nella
Giudea perché anche i tuoi discepoli vedano le opere che fai.”
Sembra che questi suoi
fratelli siano completamente esterni a ciò che sta succedendo a Gesù e infatti
mentre lui non vuol tornare in Giudea perché i suoi nemici vogliono ucciderlo
questi invece vogliono che vada. Essi
sembrano interessati a far conoscere ed amare sempre di più il loro Gesù e
soprattutto si presentano ai nostri occhi del tutto disinteressati a tenersi
ancora tra loro questo fenomeno chiamato Gesù. Anzi sono così interessati alla
verità, e quindi disinteressati a trarne profitto, che vogliono estendere ad altri
tale beneficio. Essi ormai hanno capito
tutto del Cristo e quindi possono farne a meno, ma invece, come si evince dai
versetti successivi, potrebbe sorgere il dubbio che essi vogliano inviare Gesù
in Giudea per vedere che reazione hanno gli altri di fronte ad un uomo che a
molti di loro appare come un fenomeno da baraccone. Ed allora non è l’interesse
o l’amore che li muove, ma un calcolo legato ad una oculata operazione di
controllo che vogliono fare su di lui.
La nostra vita e la Parola
Signore, quante volte
anche noi facciamo calcoli su di te. Quante volte pretendiamo di controllarti,
di vedere se corrispondi a ciò che apparentemente capiamo su di te. Quante
volte ci allontaniamo dalla tua presenza e, mettendoti in stand bay,
rincorriamo altre visioni della
vita perché più moderne e più in. Signore, brucia, tutte le nostre
incertezze i nostri calcoli e facci dono della tua divina presenza senza la
quale invano ci affanniamo.
4 ”Nessuno infatti agisce di nascosto, se vuole venire riconosciuto
pubblicamente. Se fai tali cose, manifestati al mondo!”.
L’affermazione dei
fratelli non fa una grinza. Data la premessa che è quella di pubblicizzare e
far conoscere le cose che Gesù fa non vi era altra via che andare in luoghi
dove si potesse raggiungere un maggior
numero di persone: e dove se non a
Gerusalemme per la festa delle Capanne? I fratelli pensavano di poter
utilizzare il fenomeno Gesù per averne prestigio. Pensavano ad una presenza in
Gerusalemme dove loro avrebbero potuto crescere nella considerazione della
gente per essere quelli che lo conoscevano da tantissimo tempo. Il suggerimento
non era quindi disinteressato e comunque era completamente fuori dal modo come
Gesù aveva immaginato di partecipare
alla festa.
La nostra vita e la Parola
Signore, quanti
suggerimenti interessati diamo durante la nostra vita! Somigliamo ai tuoi
fratelli che volevano piegare la tua alla loro volontà. Dacci l’accortezza di
leggere nella vita tutti quei segnali che ci mandi per non fare la nostra, ma
la tua volontà.
5 Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui.
Non è facile credere:
questa è la conclusione che si ricava dalla lettura di questo versetto. Se
infatti neppure i suoi fratelli credevano alle opere di un Gesù che
conoscevano, come potremmo noi che siamo lontani credere in lui? Eppure in
questo squarcio di vita vissuta attorno a Gesù vi è qualcosa che va al di là
della semplice constatazione che vi erano delle persone, seppur intime, che non
credevano alle sue opere. Questo episodio invece getta luce sul modo come Gesù
aveva vissuto a Nazareth fino a poco prima e cioè in tutta semplicità; i suoi
gesti e il suo essere nella vita di tutti i giorni si erano confusi così
completamente con lo sfondo del suo popolo da non avere quasi alcun rilievo
particolare. Egli era uno dei tanti e anche agli occhi dei parenti che lo
conoscevano da vicino era un normalissimo ebreo del suo tempo. Gesù quindi
aveva nascosto la sua vera natura anche ai parenti che quindi si reputavano i
detentori di un vero sapere. Sapere che si erano formati lungo i trent’anni
della vita di Gesù e che, come possiamo constatare anche noi oggi quando ci
formiamo un’opinione su qualcuno che conosciamo da decenni, è quasi impossibile
cambiare. I parenti quindi, messi di fronte improvvisamente ad un’immagine
diversa da quella che si erano formati negli anni precedenti, non gli credono.
A livello più profondo per loro è impossibile accettare che uno come loro abbia
dei poteri che essi stessi non abbiano. L’invidia in questo rapporto con Gesù
gioca un ruolo importante.
La nostra vita e la Parola
Signore, toglimi dalla
mente e dal cuore ogni omologazione della vita degli altri alla mia e fammi
capire che tu hai arricchito di doni diversi ciascuno di noi. Concedimi di
essere ricettivo e pieno di
ammirazione per i tesori che hai
riversato nel cuore dei miei fratelli.
6 Gesù allora disse loro: “ Il mio tempo non
è ancora venuto, il vostro invece è sempre pronto.
Gesù fa intendere che
non ogni tempo è buono per lui e che come i frutti maturano a suo tempo così vi
sono dei tempi che devono maturare perché sia possibile una particolare sua
manifestazione. Il tempo di Gesù non è quindi solo suo, anche se dice che il
suo tempo non è ancora venuto, ma in relazione con il tempo dell’uomo e cioè
quello in cui si verificano quelle condizioni opportune perché l’uomo cominci ad intendere chi è il Cristo. Non
c’è fretta quindi, ma tutto si svolge secondo un piano in cui la comprensione
del messaggio sarà affidata non tanto alla preoccupazione di farsi intendere
grazie al moltiplicarsi di parole e gesti affannosi, ma al suo scegliere tra i
vari momenti possibili del futuro quelli più significativi ed incisivi per la
sua azione. Nell’affermazione di Gesù si avverte la consapevolezza che c’è ancora
molto cammino da fare perché il tempo di Gesù arrivi a mettersi di fronte al
tempo del popolo di Israele. I suoi parenti invece sono sempre pronti per
ricevere la buona novella, anche se in
quel particolare momento fanno resistenza a credergli.
La nostra vita e la Parola
Signore, insegnaci a
rispettare i piani che il Padre ha su di noi dall’inizio dell’universo. Fa che
non roviniamo tutto con la nostra fretta, ma che impariamo ad aspettare quei segnali che ci vengono
inviati dalla sua premura e tenerezza e che ci permettono di scoprire qual’é la
realtà vera in cui siamo immersi. La tua è una realtà di pienezza e di amore e
solo la nostra autoprodotta cecità ce la fa vedere buia e senza speranza.
7 Il mondo non può odiare voi, ma odia me, perché di lui io
attesto che le sue opere sono cattive.
Gesù mette il dito sulla
piaga del nostro modo di rapportarci al mondo denunciandone la complicità. Noi
siamo amati dal mondo perché grazie a noi esso può proliferare. Gesù invece è
un essere veramente libero su cui il mondo non ha alcun potere. Il Maestro è
venuto in questa realtà terrena proprio per svelarci i trucchi del mondo che
noi vogliamo far finta di non vedere. Questa opera di smascheramento gli avvale
un odio mortale da parte di coloro che si sono compromessi fino in fondo con il
potere di questo mondo. Con Gesù è in atto una lotta spietata tra il potere
della luce e quello delle tenebre: egli è il vero eroe che vuole sottrarre l’umanità dalla menzogna originaria. La
chiarezza con cui Gesù affronta il mondo è il chiaro indice che qui non ci
troviamo di fronte ad un piccolo eroe, ma ad un grande eroe che ha la lucida
consapevolezza di svolgere un compito
riguardante la radice stessa dell’essere umano in questo mondo.
La nostra vita e la Parola
Signore, dacci la tua
stessa forza nell’essere un esempio
luminoso di vita in Dio come tu lo sei stato.
8 Andate voi a questa festa; io non ci vado perché il mio
tempo non è ancora compiuto.
I suoi parenti potevano
andare alla festa senza subire l’odio di cui parla Gesù. Quest’odio infatti si
stava organizzando solo contro di lui ed aspettava proprio la sua comparsa in
pubblico per manifestarsi. I parenti
credono di trovarsi di fronte ad uomo che in fondo ha la loro stessa
sensibilità e quindi pensano che Gesù approfitterà della presenza di un così grande numero di persone in Gerusalemme
per intervenire. A differenza di noi uomini però Gesù non cede al
comportamentismo mentale dei suoi avversari e si comporta come chi è padrone
degli eventi e non li subisce. Andare a Gerusalemme ‘per farsi vedere’ non è il
momento, arriverà anche quello ed allora si compirà il senso della sua venuta
sulla terra, adesso il suo tempo richiede un altro tipo di approccio, diverso
da quello proposto dai parenti. E’ giusto quindi che essi vadano alla festa
senza Gesù. I giudei saranno impegnati
a seguire i parenti nella speranza di vederlo, ma egli intanto potrà
agire più liberamente e soprattutto fuori dall’ottica trionfalistica del parentado.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ci insegni a
diffidare dal fare che non è inscritto nel piano del Padre. Ci fai capire che
agire senza aver presente per chi e per che cosa si agisce significa dar retta
al primo suggeritore interessato del momento. Aiutaci a resistere all’azione fino
a quando non riusciamo a leggere cosa c’è veramente nel nostro cuore.
9 dette loro queste cose, restò nella Galilea,
La parola del Signore è
una parola forte, determinata e siccome è radicata nel bene non può né essere
piegata, né sconfitta dal male. Il suo restare in Galilea non è semplicemente
una notizia relativa allo stare del suo corpo in una regione piuttosto che in
un’altra. Quel suo esserci nella Galilea piuttosto che in viaggio con gli altri
significa che la luce del Signore ha illuminato quella regione per un certo
tempo ancora e se anche quel tempo fosse stato solo di un giorno quella terra
si è trovata investita dell’amore del Signore
e tutto ciò non è stato sicuramente indifferente per i suoi abitanti. Il
suo restare è quindi legato ad una benedizione e ad un’azione particolare verso
quelle persone che lo incontravano. Il suo restare infatti non indica arresto
dell’azione, ma sempre un investimento del suo più grande amore.
La nostra vita e la Parola
Signore, questo tuo
restare ci invita a restare assieme a te, perché l’andar via da te è come
morire.
A
Gerusalemme per la festa
10 Ma andati i suoi fratelli alla festa, allora vi andò anche
lui; non apertamente però: di nascosto.
Gesù avrà aspettato un
po’ di tempo prima di andare ed il suo comportamento somiglia molto a quello
dei figli quando non vogliono concedersi in tutto e per tutto ai loro genitori
o all’ambiente parentale. I figli vogliono che davanti a loro vi sia un vero
futuro e non quello preparato, in modo qualche volta artefatto, dai loro
consanguinei. Quelli che ‘vogliono bene ai figli’ spesso delimitano il loro
spazio vitale in modo che non abbia ad oltrepassare quello che essi stessi
hanno già vissuto. Il giovane però vive tutto ciò come un attentato alla sua
libertà e alla sua voglia di inventarsi un futuro tutto suo. E’ per questo che
le sue mosse spesso possono apparire reticenti e il suo mondo serrato a
qualsiasi intrusione da parte di curiosi anche se bene intenzionati come ad
es, i genitori. Se le categorie degli adulti
fossero veramente all’altezza del futuro dei figli allora il mondo di questi
invece di essere così chiuso ammetterebbe dei confronti e tutto il processo dello scorrere delle
generazioni sarebbe molto più armonioso e produttivo. Gesù quindi in questo
caso cerca il lato d’ombra della realtà e ci insegna a non voler cercare a
tutti i costi di essere sempre visibili agli occhi di questo mondo perché la
visibilità che il mondo ci chiede non è quella che fa gli interessi del Padre,
ma solo i suoi.
La nostra vita e la Parola
Signore, insegnaci a
saper aspettare e a saper vedere quali sono i segnali che il Padre tuo ci invia
tra le pieghe del reale. Il Padre che ci ama e che non vuole la nostra morte ci
da in continuazione segnali di vita. Tu, Signore, che ti sei ben rapportato
alla realtà di questo mondo aiutaci a corrispondere agli inviti continui del
Padre.
11 I Giudei intanto lo cercavano durante la festa e dicevano:
“ Dov’è quel tale?”.
Gesù aveva previsto bene
le mosse dei Giudei e per questo ha voluto evitare di darsi in pasto a quelli
che lo cercavano sia per curiosità o
per metterlo alla prova. Questa mossa del Signore va a beneficio dei suoi
stessi oppositori che dopo averlo cercato e non trovato avrebbero smesso di
agitarsi e pensato solo a vivere bene
la festa. La loro ricerca non riguarda ‘Gesù il Nazareno’ come sarà quando lo
andranno a prendere nell’orto degli Ulivi, ma ‘un tale’ che di recente aveva
colpito l’immaginario collettivo con la moltiplicazione dei pani. Siamo quindi
in una fase in cui la figura di Gesù comincia ad emergere dallo sfondo, ma non
a sufficienza per essere conosciuto con il nome. Se il vangelo fosse la
scrittura di un falsario, questi molto probabilmente avrebbe semplicemente scritto:
“Dov’è Gesù?, ed invece siccome si tratta di verità ecco che quel: “Dov’è quel
tale?”, colloca noi lettori proprio all’interno di una vera dinamica sociale.
E’ come se noi fossimo in questo momento, 2000 anni dopo, testimoni degli
avvenimenti e di ciò che anima i vari attori di questa vicenda drammatica.
La nostra vita e la Parola
Signore, per fortuna che
tu per noi non sei più “quel tale”, ma il più conosciuto degli uomini di tutti
i tempi. Grazie alla tua vita testimoniata nei vangeli, e a quella dei santi
che si sono plasmati in te, noi possiamo entrare nella tua intimità grazie al dono che ci hai fatto di poterti
conoscere ed amare: grazie, grazie , grazie.
12 E si faceva sommessamente un gran parlare di lui tra la
folla; gli uni infatti dicevano:” E buono”. Altri invece:” No inganna la
gente”.
Quando sulla scena
appare qualcuno che prima non si è conosciuto e questo qualcuno viene presentato come dotato di poteri e si
ha l’occasione pure di assistere a cose straordinarie è nella normalità dei
fatti che nella gente si sviluppino due tendenze opposte quella di chi vi crede
e quella di chi vi vede il solito tentativo di
ingannare la gente per fini di
potere. A livello però di questo primo momento di conoscenza di Gesù da parte
della folla le idee sono molto confuse. Si sa che la folla non va molto per il
sottile nei suoi giudizi e per credere
non ha bisogno di grandi analisi, ma si fa influenzare facilmente da
suoi suggeritori. A questo primo livello il giudizio su Gesù appare fluido e
quindi capace di cambiare in poco tempo a seconda delle suggestioni del
momento. Come Gesù aveva previsto essi si aspettavano che partecipasse alla
festa, ma Gesù non voleva diventarne
l’attrazione principale perché quella festa non era dedicata a Lui .
Gesù quindi aspetta che si smorzi questa attesa e nel loro animo campeggi il
senso della festa che era quello di mettersi in relazione con Dio portandogli
dei doni nella gioia.
La nostra vita e la Parola
Signore, aiutaci a
capire non solo il nostro momento, ma anche quello degli altri. Dacci la tua
delicatezza che si fonda proprio sulla comprensione profonda di ciò che accade
nel cuore del nostro prossimo. In questo modo riusciremo a non imporre il
nostro io, contribuendo così a realizzare la tua volontà che noi così spesso,
anche con le nostre buone intenzioni, disattendiamo.
13 Nessuno però ne parlava in pubblico per paura dei Giudei.
Chi erano quelli che
parlavano di Gesù se non erano i Giudei? Forse quelli di altre regioni o anche
stranieri. I giudei invece erano quelli che detenevano il potere religioso più
delle altre tribù dal momento che Gerusalemme era la città santa e il polo di
identificazione di tutto il popolo di
Israele. Essi quindi si sentono custodi delle tradizioni e a queste sacrificano
ogni evidenza. Questi oggi li potremmo chiamare fondamentalisti dal momento che
non ammettono una via a Dio che non sia quella tracciata da una tradizione
rigida e senza cuore. Un tale atteggiamento non può che incutere paura e di
questo erano ben avvertiti i non giudei che si trovavano a Gerusalemme ed è per
questo che tra loro parlano di Gesù in modo sommesso e non apertamente in
pubblico.
La nostra vita e la Parola
Signore, anche oggi non
si può sempre parlare apertamente di te perché il mondo non vuole ascoltarti e
quindi come tu stesso ti sei mostrato quando l’hai ritenuto giusto, così fa che
anche noi sappiamo tacere o parlare di te quando il tempo è maturo, ma fa pure
che non ci nascondiamo dietro ad una errata interpretazione della maturità del
tempo per non svelare al mondo il tuo volto.
Il discorso nel mezzo della festa.
14 Quando ormai si era al culmine della festa, Gesù salì al
tempio e vi insegnava.
Il tempio è il luogo per
eccellenza dove Gesù avrebbe potuto dimorare in quanto figlio del Padre. E Gesù
che onora il Padre vuole dargli testimonianza proprio nel tempio ed è lì che
insegna ed apre il suo cuore per farne sgorgare i suoi insegnamenti. Arriva al
culmine della festa come lui stesso è arrivato su questa terra quando i tempi
erano maturi. Quando i tempi sono maturi ecco che dal cielo si aprono i canali
della grazia anche se per noi è difficile capire perché un tempo sia maturo
piuttosto che un altro. Ma dal momento che Dio è bontà infinita possiamo
pensare che i tempi diventano maturi quando, a fronte di un uomo che si
allontana sempre più da lui, c’è bisogno che che intervenga il suo
sovrabbondante amore misericordioso.
La nostra vita e la Parola
Signore, rendici maturi
per ricevere le tue lezioni.
15 I giudei ne erano stupiti e dicevano: "Come mai costui
conosce le scritture, senza avere studiato".
Gesù quindi dall'aspetto
non somigliava per niente agli studiosi. L'uomo è plasmato fisicamente da ciò
che fa. Un falegname ha un tipo di corporatura diversa da chi tratta cose
delicate e Gesù aveva un aspetto esteriore molto lontano da chi aveva trascorso
la vita a studiare le scritture. I giudei quando si trovano di fronte Gesù
vengono sempre presi alla sprovvista. Si aspettavano un Gesù che continuasse a
fare miracoli e si trovano di fronte ad un uomo che non ha studiato, ma che si
rivela essere un vero dottore della legge. Essi non sapevano che Gesù era la
trascrizione incarnata di quella parola che i loro maestri avevano appreso dai
sacri libri. Gesù insegnando nel tempio
dava un volto a quella parola scritta: era Dio-Figlio che parlava a nome di Dio-Padre, ma questo i
Giudei non potevano saperlo perché la testimonianza di Gesù non era ancora arrivata
al punto estremo di manifestazione e cioè quello in cui, dando la vita, avrebbe
fatto apparire tutto il suo infinito amore per l'umanità.
La nostra vita e la Parola
Signore, fa che anche
noi rimaniamo continuamente stupiti dalla tua persona, dalle tue parole e dai
piani carichi di felicità che hai per noi. Fa che più che toccarci il dolore
della condizione umana, ci tocchi quella tua mano stesa sempre su di noi, una
mano luminosa e calda che vuole sollevarci
per darci in dono la tua vita.
16 Gesù rispose: "La mia dottrina non è mia, ma di colui
che mi ha mandato."
Nelle parole dei Giudei
Gesù scorge non solo lo stupore per il fatto di assistere a qualcosa di
inspiegabile, ma una invidia profonda. Occorreva sedare questa invidia e
dichiarare subito che quella dottrina che a loro appare essere sua in realtà
non lo è perché appartiene a chi lo ha inviato. E' come se volesse subito
togliere dal campo relazionale ogni impedimento che potesse rendere impossibile
la loro comunicazione. Egli compie un atto di umiltà dichiarando la fonte della
sua dottrina. Gesù si presenta come un messaggero e si sa che chi parla a nome
di un altro è considerato dai suoi interlocutori in modo diverso che se fosse
lui stesso l'autore delle parole che
proferisce. Certo qui non ci troviamo di fronte alla situazione in cui si dice:
"ambasciator non porta pena", perché Gesù non è un semplice latore
della dottrina di chi lo ha mandato, ma un suo convinto assertore.
La nostra vita la Parola
Signore, anche noi
spesso ci troviamo nella tua stessa situazione, ma su di noi pesa il fardello dei nostri limiti e dei nostri peccati
e così invece di passare una testimonianza pura da ogni troppo umano interesse,
le nostre parole molte volte fanno da schermo alla dottrina del Padre celeste.
Dacci la grazia di purificarci.
17 Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina
viene da Dio o se io parlo da me stesso.
Solo chi è orientato
verso Dio può discernere se ciò che Gesù propone è frutto della sua fantasia oppure è veramente
fondato in Dio. Ciò vuol dire che ciascuno dei suoi interlocutori, e quindi
anche noi stessi a cui arriva questa parola, abbiamo nel nostro essere profondo
tutta la capacità di giudicare se quello che ci viene proposto è da Dio oppure
no. Tuttavia per poter veramente recepire il mondo spirituale di Dio occorre
fare la sua volontà. Non basta dirla, ma occorre farla ed solo così infatti si
può sviluppare quella potenzialità interiore che ci fa individuare con
precisione l'ambiente divino e chi vi fa parte e chi no. Solo una decisione
chiara e netta per operare la volontà di Dio crea una nuova piega nella
consapevolezza dell'uomo che gli permette di saper distinguere tra i ciarlatani
e i veri profeti. Gesù quindi affida il giudizio sulla sua opera a quelli che
sono di Dio e così cerca di rincuorare quelli che pur essendo tali non hanno
nel gruppo dei Giudei la forza di venir fuori a dare la loro testimonianza.
La nostra vita e la Parola
Signore, con queste
parole ci fai capire che se facciamo la volontà del Padre sapremo giudicare
ogni persona ed ogni avvenimento della vita. Sapremo capire cioè se ci troviamo
di fronte ad un vero valore oppure a false apparenze. Ogni tanto, anzi più spesso che puoi, Signore, portaci a fare il
tagliando per verificare se veramente stiamo operando la volontà del Padre
oppure la nostra.
18 Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria, ma chi cerca la gloria
di colui che l'ha mandato è veritiero ed in lui non c'è ingiustizia .
Non c'è scampo di fronte
a questa affermazione di Gesù e cioè che il parlare a proprio nome equivale
alla ricerca della propria gloria. Tutti i nostri bei pensieri che non
provengono dalle sfere divine sono da attribuire al tentativo di farci belli
agli occhi degli altri. Noi siamo uomini, ma se vogliamo essere come Gesù non
possiamo rimanere tali perché il vizio della nostra costituzione, il nostro
peccato originale è quello di pensare a noi stessi e a difendere il nostro
posto su questa terra e per far ciò arriviamo anche a mentire perché siamo
interessati al contenuto dei nostri discorsi e quindi quando la verità si situa
al di là dei nostri interessi allora la tradiamo. Ci può succedere però di
riferire e sostenere le idee di un altro, ma se ne parliamo bene è perché
vediamo che la sua dottrina corrisponde a quello che noi pensiamo e quindi
riferendo le idee dell'altro, che magari è più dotato nel riuscire a portarle
avanti, è come se portassimo avanti le nostre idee. Se invece siamo disposti a
morire per dei valori, o per delle persone che portano avanti un valore, ecco che abbiamo sciolto il nostro legame
umano e diventiamo in qualche modo simili nella testimonianza a quella di Gesù.
Tuttavia perché la nostra testimonianza sia vera non basta morire, ma essa deve
somigliare totalmente a quella di Gesù. Si può infatti morire per il valore
della giustizia, ma se esso dentro di noi non è stato armonizzato con il resto
dei valori, allora la nostra morte non
ha la stessa valenza di quella di Gesù dove la giustizia era armonizzata dall'amore ( e con il resto dei valori
naturalmente) e dove si dichiara che questa armonizzazione è data da Dio. Solo
così si può affermare che la propria testimonianza umana è veritiera se il suo
contenuto è riferibile a Dio e se si è disposti a morire per essa.
La nostra vita e la parola
Signore, quanto poco le
nostre parole sono fondate in Dio e quanto invece nei nostri tentativi
disperati di difendere la nostra posizione umana su questa terra. Facci tacere,
ché almeno non diamo cattiva testimonianza, ma soprattutto apri il nostro cuore che sappia vedere la
fonte vera di ogni bene.
19 Non è stato
Mosè a darvi la Legge? Eppure nessuno di voi osserva la Legge! Perché cercate
di uccidermi?
Gesù va al sodo e
ricorda ai Giudei che la Legge era stata data a Mosè, ma questi l'aveva
ricevuta da Dio. Il loro padre fondatore si trovava quindi nella stessa
condizione di Gesù e cioè era un uomo la cui dottrina non era sua, ma di Colui
che l'aveva inviato. Inoltre getta loro in faccia che benché si appellino a Mosè
essi non osservano proprio quella Legge in nome della quale essi tentano di
ucciderlo. Gesù non fa riferimento a qualcosa di preciso o di dichiarato
apertamente dalla folla, ma costruisce il senso delle sue affermazioni sul
fatto di leggere direttamente nei loro cuori,
ecco perché nel discorso sembra che manchino dei passaggi. La domanda di
Gesù rivela ai Giudei ciò che essi
pensavano veramente facendo finta di non pensarlo. E rivela loro d'autorità che
la loro adesione alla Legge di Mosè è falsa perché, pur riempiendosi la bocca
in difesa della Legge, essi stessi ne sono fuori, perché non la osservano. Li
accusa di essere falsi ed assassini. Una grave accusa che sicuramente sarà
servita per rimettere sulla retta via quanti erano lì per debolezza o erano tentennanti
non percependo chiaramente cosa stesse per succedere. La denuncia chiara dà alle cose il loro giusto nome e permette ai
presenti di poter prendere una vera decisione che non sia quella di trovarsi
per caso intrappolati in una massa di persone.
La nostra vita e la Parola
Signore, se tu sei il
nostro punto di riferimento, dal momento della sveglia a quello in cui andiamo
a dormire ,è impossibile che ci facciamo intrappolare dai falsi giudizi che ci
vengono propinati ad iosa da tutti i mezzi di comunicazione, perché sapremo
sempre, grazie alla tua presenza, se ci troviamo di fronte ad una schiera di
assassini e bugiardi o a persone che fanno la tua volontà.
20 Rispose la folla: " Tu hai un demonio! Chi cerca di
ucciderti?".
Forse loro pensavano di
essere immuni dal proposito di ucciderlo, ma ci sono tanti modi di uccidere uno
dei quali, ad es., è il disconoscere l’altro nella sua originalità e diversità.
La figura di Gesù avrebbe potuto andar bene ai Giudei, ma solo se li avesse
liberati dalla dominazione straniera. Cancellando la sua originalità è come se
lo avessero ucciso. Senza questa previa cancellazione infatti non si sarebbe
verificata la sua passione e morte.
La folla si sente offesa
dal Maestro e attribuisce alla sua persona una presenza demoniaca. 'E il solito
fenomeno della proiezione in cui il mondo delle relazioni, per paura, viene
investito dai contenuti inconsci di chi proietta: erano loro infatti ad avere
un demonio in corpo e non il Signore.
Essi si meravigliano
perché si ritengono giusti, ma a ben considerare i fatti Gesù aveva ragione a
trattarli così e a toglierli da questa illusione di buonismo collettivo.
La nostra vita e la parola
Ecco, Signore, bisogna
star zitti il più che sia possibile, salvo quando facendo silenzio si tradisce
la giustizia e la carità, perché i primi moti dell'animo, se non sono
disciplinati da un forte discernimento, sono quelli che possono farci prendere
delle sonore cantonate a discapito della verità. Il silenzio ci aiuta a capire
le ragioni dell'altro per dargli spazio all'interno della chiusa fortezza del
nostro io.
21 Rispose Gesù: "Un'opera sola ho compiuto e tutti ne
siete stupiti."
Forse qui l'evangelista
intende che Gesù ha fatto un'opera sola in giorno di sabato e non che in
assoluto ha compiuto fino a quel momento
una sola opera sola. Gesù interpreta così la loro avversione contro di
lui. Essi vogliono ucciderlo perché va contro il dettato della Legge che
proibisce di operare nel giorno di sabato. Ed allora capiamo perché prima aveva
tirato in ballo Mosè, proprio per ricordare loro come l'accusa che facevano
contro di lui, in effetti se volevano essere coerenti, dovevano farla contro se
stessi, visto che alla dichiarazione di Gesù: "nessuno di voi osserva la
Legge" essi non avevano eccepito.
La nostra vita e la Parola
Signore, prima di
accusare gli altri concedici la grazia di fare un bell'esame di coscienza, per
vedere se quel dito puntato e quel rilevare così bene la pagliuzza nell'occhio
del fratello, non è indicatore di un nostro
problema irrisolto, prima di essere quello dell'altro.
22 Mosè vi ha dato la circoncisione - non che essa venga da
Mosè - ma dai patriarchi - e voi circoncidete un uomo anche di sabato.
Gesù fa capire che la circoncisione operata in giorno di sabato non viola la legge in
quanto l'azione compiuta è buona: serviva a suggellare nella carne il legame
tra Dio e il suo popolo. L'osservanza di questa legge non era stata data per
oberare l'uomo di inutili pratiche, ma per legare le mani interessate degli
uomini in modo che essi almeno una volta alla settimana potessero ammirare il
creato ed il loro Creatore. Anche l'azione di guarigione di Gesù si inscriveva
tra le cose buone che era lecito fare durante il sabato. Gesù quindi opera
chirurgicamente nella mentalità dei suoi interlocutori per far capire che la
proibizione non riguardava qualsiasi azione, ma solo quelle fatte per interessi
egoistici sia personali che collettivi. Essi di fronte a Gesù non vogliono
vedere e Gesù li porta attraverso dei ragionamenti liberatori a considerare se
veramente lui sta agendo in dispregio della legge, oppure sta operando secondo
il suo più vero e profondo senso. Gesù fornisce loro delle ragioni e quindi non
si comporta come un padrone, che ricco dei suoi beni , costringe gli altri ad
essere e pensare secondo il suo volere. Gesù, che ha impresso nel cuore i volti
di tutti i suoi interlocutori perché li ha pensati prima della creazione
del mondo, è generoso ed insiste, spiega, dà suggerimenti ed interviene come un
vero Maestro che non si adira di fronte alle momentanee difficoltà di
apprendimento di chi gli sta davanti.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ci apri
orizzonti nuovi quando con la tua insistenza nel correggerci ci dai la
possibilità di vedere nel cuore delle nostre azioni. Tu così ci permetti di
verificare le nostre vere motivazioni e capire dal confronto con i tuoi
insegnamenti se esse servono il nostro
egoistico interesse oppure possono ben stare di fronte a Te perché rispecchiano
il tuo bene.
23 Ora se un uomo riceve la circoncisione di sabato perché non
sia trasgredita la legge di Mosè, voi vi sdegnate contro di me perché ho
guarito interamente un uomo anche di sabato?
Ci si può rallegrare per
la guarigione di un essere umano sia
perché fa piacere vedere l'altro di nuovo sano, sia perché la guarigione di un
altro ci rassicura nel profondo in quanto anche noi avremmo potuto essere al
suo posto e quindi sapere che in assoluto c'è speranza anche per le malattie
impossibili ci rincuora. Ma noi possiamo altresì sdegnarci quando vediamo che
il beneficio è legato ad uno solo e non a tutti, possiamo sdegnarci pure quando
pensiamo che chi dà il beneficio vuole affermare la sua superiorità su di noi
oppure quando pur non potendo disconoscere che qualcosa di buono è successo lo
inseriamo in un contesto di regole che a priori detta regole assolute sulla
realtà. Ora Gesù vuole che i Giudei spostino la loro attenzione sulla realtà e
non sulle regole, perché le regole sono fatte per l'uomo e non l'uomo per le
regole.
La nostra vita e la parola
Signore, la nostra
finestra sulla realtà è proprio una finestra con tanto di altezza e di
larghezza, ma l'abbiamo perché senza di essa non potremmo vedere il panorama.
Tu ci suggerisci però che se vogliamo avere una migliore visione l'unica cosa
da fare è ingrandire la nostra finestra piuttosto che dire che non esiste un
panorama più vasto.
24 Non giudicate secondo le apparenze, ma secondo giusto
giudizio."
In ciò che appare quindi
può nascondersi l'inganno. Eppure noi pensiamo di legarci alla verità seguendo
ciò che possiamo vedere e controllare. Ciò che vediamo, ciò che si condensa
davanti ai nostri occhi è ciò che ci conforta a giudicare in un modo piuttosto
che in un altro. Gesù però tira in ballo il concetto di giustizia nel processo
del nostro giudicare. Non dice che la conoscenza attraverso la visione è di per
sé sbagliata, ma ci invita a riflettere che essa deve essere integrata. E c'è
un primo livello di integrazione che può essere fatto dalla stessa visione. Noi
infatti quando guardiamo pensiamo di vedere tutto ciò che c'è da vedere, ma
l'esperienza ci dice che noi subiamo degli oscuramenti proprio nel momento in
cui crediamo di vedere tutto quello che c'è da vedere. Questi oscuramenti sono
prodotti dalle nostre passioni che attirano lo sguardo più da una parte che
dall'altra e che operano delle cancellazioni di cui al momento non ci rendiamo
conto. E' come se la vita trascorsa avesse formato il nostro occhio a vedere
maggiormente alcune cose piuttosto che altre. Quelle che non arrivano alla
percezione della nostra coscienza sono stampate nella nostra retina, ma non
sono riconosciute o per rifiuto di conoscerle o perché non si hanno quegli
elementi che ce le fanno isolare dal contesto. Tuttavia il giusto giudizio non
possiamo formarcelo solo con la visione del momento, ma attraverso un confronto
con le visioni precedenti ritenute nella nostra memoria. E' chiaro che neppure
questa visione integrata del vedere basta per farci giudicare rettamente anche
se nella realtà concreta di tutti i giorni essa è sufficiente. Per arrivare ad
una giusta visione c'è bisogno di un ulteriore livello e cioè di confrontarsi
con parametri che sono a monte dello stesso vedere. I giudei non riescono a
vedere correttamente perché il loro occhio è fisso su una concezione della
legge non collegata al vero bene dell'uomo, mentre per Gesù la realizzazione
del bene non può sottostare ad una regola, perché questa quando c'è è stata
pensata per facilitare proprio la realizzazione del bene. Essa quindi non ha un
valore di per sè, ma solo se aiuta l'uomo. Gesù e i giudei hanno visto gli
stessi fatti, ma ne tirano due conclusioni differenti perché i loro valori di
riferimento sono diversi. Questi valori però non sono equipollenti, perché
mentre Gesù guarisce il paralitico, gli altri si attestano solo su questioni di
correttezza ideologica. Sul piano puramente umano Gesù è il vincitore.
La nostra vita e la Parola
Signore, uno dei nostri
grossi problemi è quello legato alla nostra incapacità di vederti e non perché
tu sei invisibile, ma perché i nostri occhi vengono distratti da altro. Dacci
allora quella giusta visione che sappia vedere il tuo creato come frutto delle
tue mani e così forse partendo dalle tue mani Tu ci concederai di vedere il tuo
volto.
25 Intanto alcuni di Gerusalemme dicevano: "Non è costui
quello che cercate di uccidere?"
Si avverte in questo
versetto che nella folla vi sono molte anime e non tutte contrarie a Gesù.
L'affermazione che attribuisce ad altri l'intenzione di uccidere ci fa capire
che all'interno della folla dei giudei vi erano alcuni che la pensavano
diversamente e che erano capaci di leggere ciò che stava succedendo.
L'uccisione di Gesù quindi non è frutto del pensiero nascosto di qualche
religioso o politico, ma era qualcosa che anche la folla poteva percepire.
L'uccisione inoltre di un essere umano doveva essere qualcosa all'ordine del
giorno se la folla ne percepiva subito la concreta fattibilità. Gerusalemme si
stava quindi preparando a questo evento e sembra anzi che il fatto che Gesù sia
ancora vivo susciti tra la gente una grande meraviglia.
La nostra vita e la Parola
Signore Dio nostro,
quante volte noi cerchiamo di uccidere la tua presenza dentro di noi! E poi ci
lamentiamo che tu sei lontano e che non vieni a parlare con noi. Solo se
capiremo quanto tu ci sei vicino e stabiliremo con te un contatto intimo, solo
allora Signore ti rivelerai al nostro cuore.
26 Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che
forse i capi abbiano riconosciuto
davvero che egli è il
Cristo?
Parlare liberamente
sembra facile, ma nella normalità dei casi è molto difficile perché la nostra
mente non è veramente libera. Gesù non solo era libero di parlare senza timore
alcuno, ma sceglie lui stesso il momento in cui portare avanti la sua
testimonianza. Non ci troviamo di fronte ad un uomo che si fa trascinare dagli
eventi, ma ad un uomo che sceglie le modalità dello scontro e che, consapevole
della reazione alla sua testimonianza, è pronto ad affrontare la morte. La
folla non sa che pensare o forse in cuor suo spera che il messia sia proprio
lui, il Cristo. Sappiamo che è interessata a che i capi si pronuncino a suo
favore per via dei miracoli che ha visto e quindi, a differenza dei capi, è
toccata in qualche modo dalla figura del Cristo. Ma sappiamo bene come le
folle, anche se in alcuni momenti sembrano essere decisive per il cambiamento
di alcuni eventi storici, tuttavia sono sempre usate come bassa forza per il
cambiamento e che i veri protagonisti invece sono quelli che in prima persona
sono pronti a pagare per le proprie idee. Il parere quindi del popolo qui è
nullo perché al suo interno non vi sono
persone disposte a decidersi per Gesù.
La nostra vita e la Parola
Signore, concedici di
formarci una opinione sempre e se essa poi si rivela sbagliata dacci l'umiltà
di cambiarla. Non permettere che ci confondiamo mai con gli umori della folla
perché essa spesso non sa sottrarsi alle insani passioni. Se qualche volta la
nostra gioia è quella di tutti e se la nostra liberazione è quella di tutti,
allora libera il nostro cuore dall'odio verso quelli da cui siamo stati
liberati.
27 Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando
verrà, nessuno saprà di dove sia"
Queste
titubanze di alcuni ci fanno capire come l'attribuzione della messianità ad una
persona storica non era assolutamente facile e poteva essere occasione di
grandi abbagli. Queste persone si rendono conto del pericolo a cui si può
incorrere attribuendo alla leggera il titolo di Messia a Gesù. Infatti nel loro
aspettare la venuta del Messia v'era intimamente connessa la liberazione del
popolo dall'asservimento ai dominatori del momento, i romani. Ora, tirando le
somme di ciò che avevano potuto vedere, essi rimangono molto confusi dal fatto
che l'immagine di questo liberatore non corrisponde completamente alle loro
aspettative. Gesù era un trascinatore di folle (aveva portato cinquemila
persone sulla montagna) ma nello stesso tempo non sapeva approfittare di questo
enorme credito presso il popolo per portare avanti un discorso politico di
liberazione dallo straniero. Che pensare allora? Forse cercare di capire
dov'era nato poteva aiutare, ma il luogo della sua nascita non era un mistero
per nessuno, mentre voci del popolo, tra l'altro poco informate, affermavano che
"quando verrà, nessuno saprà di dove sia". Non era facile quindi
schierarsi, ma se questa questione poteva essere delegata ai dottori della
legge in quanto spettava a loro pronunciarsi sulla corrispondenza della persona
di Gesù con quella del messia atteso, spettava a questi “alcuni di Gerusalemme”
più avvertiti schierarsi fino in fondo per una persona che aveva solo fatto del
bene al popolo. E se anche essi non riuscivano a farsi convincere dai discorsi
scioccanti di Gesù, avrebbero potuto guardarlo ed accostarsi a lui almeno con
un atteggiamento di umile ricerca. Questo secondo la logica della verità e non
secondo la nostra logica umana.
La nostra vita e la Parola
Anche
a noi capita continuamente di prendere dei grossi abbagli, Signore, e perderti
completamente di vista. Noi ti cerchiamo per mari e per terra, ma non ci
accorgiamo che tu sei alla portata del nostro cuore e del volto del fratello
che ci è vicino.
28 Gesù allora mentre insegnava nel
tempio esclamò:" Certo voi mi conoscete e sapete di dove sono. Eppure io
non sono venuto da me e chi mi ha mandato
è veritiero e voi non lo conoscete".
Gesù
qui afferma l'assoluta libertà di Dio e del mondo spirituale. Quelli che
fondano tutta la loro vita su ciò che riescono a conoscere disconoscendo ciò che
non rientra nel dominio dei loro sensi non hanno buon gioco su Dio che è Dio
sia delle cose visibili che delle invisibili. Ora i saggi di questo mondo sanno
che non tutto si vede e i santi, di qualsiasi religione essi siano, si sono
sempre messi in atteggiamento di umile preghiera per poter varcare la soglia
dei sensi. La profondità spirituale della persona non può essere rivelata dai
tratti fisici o dal luogo di nascita, ma solo in un rapporto dove c'è
disponibilità ad accogliere la ricchezza e la diversità dell'altro. Questi
Giudei quindi non è che non avrebbero potuto conoscere qualcosa di 'chi ha
mandato Gesù', ma per la loro abitudine negativa a controllare tutto non
riescono più a rapportarsi alla realtà in modo da poterne cogliere la novità.
Il controllo, infatti, se da una parte si illude di conoscere tutto il
conoscibile, dall'altra parte, nel suo enorme sforzo di tutto codificare, fa
girare un programma di riconoscimento delle forme che, appena vede che qualcosa
somiglia al proprio modo di intendere il mondo, lo classifica velocemente in
ciò che è stato già conosciuto e classificato. Questa forma economica della
conoscenza ha il vantaggio di poter conoscere tantissime cose, ma per non
rimanere indietro nelle cose da conoscere accelera alcuni processi di verifica
tanto che per conoscere o riconoscere alcunché ascolta solo le prime note.
Questo passaggio ansioso aiuta e soddisfa molto perché arricchisce il proprio
catalogo delle cose conosciute, ma è esposto ad una perdita reale quando
qualcosa che somigli a ciò che si conosce non viene esplorato, ma solo
catalogato come etichetta, passando oltre e dando per scontato che ciò che si è
appreso nel passato è uguale a ciò che si ha dinanzi. Questa museruola sulla
realtà non permette all'uomo di conoscere la realtà come essa è. Quindi non è
che la realtà in se stessa non si mostri, ma sono i nostri processi formali di
apprendimento che la oscurano. I giudei infatti non sanno capacitarsi dell'uomo
Gesù perché lo vedono come uno di loro, ma invece di accostarsi a questa
persona con umiltà vi si accostano con
invidia. Gesù invece dice chiaramente che Lui è lì solo perché è stato mandato
e non per aumentare la sua gloria personale o il potere su di loro. Questo i
giudei non lo vedono, ma proiettano su Gesù solo il loro vissuto personale e
storico. Essi non prendono spunto della stessa persona di Gesù per rivedere,
anche alla luce della tradizione, come i grandi patriarchi si erano rapportati
a Dio. Essi non sono interessati ad approfondire i criteri attraverso cui si ha
vero rapporto con Dio. I Giudei non riescono a vedere la buona fede di Gesù e
Gesù imputa loro anche questo peccato perché avendone la possibilità essi non
si aprono alla contemplazione della verità. Essi quindi, pur volendo conoscere
Gesù, esemplificano troppo il processo di apprendimento attribuendo a Gesù una
etichetta che non è la sua. La sua vera etichetta, se così ci si può esprimere,
è quella del Salvatore e Redentore dell’umanità.
La nostra vita e la parola
Signore,
dobbiamo continuamente interrogarci se nella realtà ci poniamo con
atteggiamento di umiltà, oppure con quella pretesa aprioristica di saper già
tutto perché siamo convinti nel profondo che nulla ci può sfuggire. Donaci, se
proprio non riusciamo ad essere aperti con il cuore in prima battuta, donaci di
saper ritornare subito sui nostri passi per onorare la verità che tu ci palesi
ad ogni piè sospinto.
29 Io però lo conosco, perché vengo da
lui ed egli mi ha mandato.
L'origine
della nostra stirpe cristiana è fondata su persone che si conoscono. Gesù
conosce il Padre e ci presenta il Padre perché anch'egli sia conosciuto da noi.
Conoscere significa essere nell'intimità della persona conosciuta. Gesù qui
affermando questa verità si oppone a quanti pensano di conoscere Dio per vie
traverse, per sentito dire oppure fondandosi su una interpretazione errata
della sua parola. Conoscenza qui è rivelazione trasparente dell'uno all'altro,
è dono che non sopporta chi vuole averlo questo dono con la forza, l'invidia o la
superbia. Questo dono ricevuto e dato all'interno delle persone divine, questa
modalità di esistere è stata inviata nella persona del Cristo agli uomini.
L'invio dice molto su chi ha inviato e su chi è stato inviato. Su colui che ha
inviato dice della sua immensa misericordia, che consiste nell'aver progettato
un piano di salvezza a misura umana grazie al suo umano Figlio, e su chi è
stato inviato dice del suo infinito amore per noi uomini in quanto si è assunto
in prima persona l'immenso compito di amarci fino alla fine. Dio ha mandato
Gesù e quando Gesù lo afferma apertamente di fronte ai Giudei è come se dal
profondo delle sue viscere si aprisse un glorioso canale di collegamento tra
gli uomini e Dio. Il suo è proprio un annuncio di salvezza.
La nostra vita e la Parola
Tu
sei, Signore, la via maestra che ci porta al Padre e fino a quando non lo
capiremo saremo esposti al pericolo costante dei vicoli ciechi o delle strade
che finiscono nei burroni. La via che ci hai preparato è all'altezza di ogni nostro bisogno di
amore, è una via piana in cui non si fa fatica, è una via piena di angeli e di
presenze benefiche. Signore, dacci la grazia di percorrerla sempre.
30 Allora cercarono di arrestarlo, ma
nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la sua
ora.
Nessuno
è riuscito da duemila a questa parte a mettere le mani addosso allo spirito di
Gesù e al suo essere veramente tra gli uomini il più libero. Libero perché completamente
a conoscenza del mistero del mistero di Dio e dell'uomo. E' il suo spirito e
cioè il suo Spirito santo che decide sui
tempi della sua vita, di ciò che dirà e farà, e dell'ora stessa in cui
inizieranno quegli avvenimenti che lo porteranno a dare la vita per fratelli.
Qui si nota una differenza nelle azioni contro Gesù e cioè questa volta non
tentano di ucciderlo, ma solo di arrestarlo. Ciò può voler dire due cose: la
prima è che i giudei hanno paura di quegli 'alcuni' indecisi che forse non sarebbero
d’accordo con l'uccisione brutale di Gesù (ricordiamoci che stiamo a
Gerusalemme dove comunque viene salvaguardata una forma di diritto) e la
seconda è che già fin da questo momento qualcuno comincia a pensare ai vantaggi
che si potrebbero trarre dal suo arresto e successiva uccisione.
La nostra vita e la Parola
Signore,
a più riprese ho cercato di
imprigionarti e di ucciderti. Quanta passione e fervore ho messo in queste
azioni tremende. Tu che cercavi di avvicinarti in ogni modo al mio cuore ed io
che ti allontanavo con ogni scusa e ti trattavo come un malfattore che voleva
attentare alla mia libertà di uomo, geloso com'eri di ogni mio godimento. Come
dice Sant'Agostino: "Tardi ti ho amato, Signore!", ma tu non ti sei
lasciato impressionare dai miei rifiuti e resistendo a tutto ti sei fatto largo
nel mio cuore per darmi la vera libertà che è quella di amarti e crescere
nell'amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, come nell'amore per i
fratelli.
31 Molti della folla invece credettero in
lui, e dicevano:" Il Cristo quando verrà, potrà fare segni più grandi di
quelli che ha fatto costui?
Il
credere di molti della folla è legata ai segni ed è giusto che sia così perché
diversamente che senso avrebbero avuto gli stessi miracoli fatti da Gesù? Se il
Figlio di Dio ha aperto questo modo di comunicare con l'uomo ciò vuol dire che
questi ne aveva estremo bisogno. La stessa resurrezione del Signore è un
miracolo e cioè qualcosa che si presenta ai nostri occhi come fuori
dall'ordinario, anzi contrario alle leggi della natura come la conosciamo noi.
Sembra che l’uomo nei millenni abbia perso il ricordo del mondo divino e il
Signore utilizzando i miracoli è come se avesse voluto di nuovo fargli rivivere
qualcosa di quel mondo perduto. La grandezza del Signore sta nel fatto che egli
sa migliorare la qualità della vita di
quelli che incontra e soprattutto non usa le masse che incontra per fini di
potere. Molti della folla sembrano avere intuito questa grandezza, ma purtroppo
questi molti non riuscirono essi stessi a trascinare quell'altra folla a
preferire il Signore a Barabba.
La nostra vita e la Parola
Signore,
anche a noi piacerebbe assistere a miracoli eclatanti, ma venendo alla tua
scuola abbiamo capito che ne possiamo fare a meno, perché tu i miracoli li fai in ogni momento, anche se non sono
appariscenti. Tuttavia siccome non è facile vederli, perché spesso tu operi nel
silenzio, affina i nostri sensi ad avvertire il tuo passaggio e le tue
meraviglie.
32 I farisei intanto udirono che la gente
sussurrava queste cose di lui e perciò i sommi sacerdoti e i farisei mandarono
delle guardie per arrestarlo.
Quando
il potere religioso diventa fondamentalista è sempre all'erta perché non vuole
che idee non ortodosse cancellino la sua presa sul popolo. Ma anche questa
gente è vigile perché non va per le strade a proclamare di aver trovato un
grande uomo, ma soltanto sussurra non
tanto di aver trovato il Cristo, ma di aver trovato un grande uomo, un uomo che sa fare dei
grandi segni. Questo sussurro che serpeggia tra la gente va subito messo a
tacere. Gli intolleranti sanno quanto sia pericoloso che appaia una luce che
rischiari le loro tenebre ed allora non hanno altra scelta che quella di
oscurarla. Questa luce, che è libera perché prende l'iniziativa di illuminare
nonostante le tenebre si oppongano, ha anche la qualità di penetrare i corpi e
cioè di arrivare al cuore della gente. I farisei toccati nel loro potere
applicano una logica del tipo: “Dove stiamo noi, che deteniamo il potere
religioso, tu non puoi stare”. Questo tipo di logica produce, proprio per la
sua intrinseca rigidità, uno scontro
fisico con l'eliminazione di chi ha
deciso di non opporsi fisicamente ai violenti. Ecco perché era necessario
eliminare Gesù, proprio per togliere di mezzo una persona capace di liberare
energie e far prendere coscienza alla gente che c’è un modo alternativo,
anch’esso legato alle sacre scritture, di rapportarsi a Dio.
La nostra vita e la Parola
Signore,
anche noi non vogliamo ascoltare la tua parola perché ci scomoda troppo e
scombina il nostro modo di vivere e di organizzare il mondo. Allora gettale a
mare le nostre sicurezze, Signore, dal momento che anche con il senno di poi
continuiamo a scoprire che solo tu hai sempre ragione.
33 Gesù disse per poco tempo ancora
rimango con voi, poi vado da colui che mi ha mandato.
Ci
si potrebbe chiedere come mai il Signore sia stato così poco tempo tra gli
uomini. E la risposta che viene in mente è che un essere così perfetto come lui
non avrebbe potuto in alcun modo annacquare la verità ed è stata questa sua
inflessibile coerenza la causa della sua morte precoce. E' sbagliato pensare
che sia stato lui a voler rimanere poco con noi perché nella realtà sono stati
gli uomini che l'hanno messo al bando della vita. E tuttavia colpisce ancora in
Gesù quel modo di vivere gli eventi come se dipendessero totalmente dalla sua
volontà. Essi, pur non essendo causati da lui quanto alla radice perversa che
li generava, tuttavia erano voluti dal Signore stesso quanto al bene che
avrebbero portato all'umanità. Gesù quindi permettendo che si verificassero gli
episodi che lo avrebbero portato alla morte realizza il suo piano di salvezza e rimane padrone della storia e del suo
evolversi secondo il suo piano pieno di misericordia. Egli dichiara di
ritornare al Padre perché il suo ambiente per eccellenza non è il mondo, ma la
sua dimora in Dio e avverte i suoi interlocutori che c'è Qualcuno che lo
aspetta, che aspetta, se così si può dire, di veder conclusa a favore degli
uomini, l’opera della redenzione.
Signore,
fa che come tu vivevi in costante rapporto con Chi ti ha mandato, così anche
noi possiamo prendere sempre più consapevolezza di essere amati dal Padre e da
lui inviati ai nostri fratelli per continuare la tua missione.
34 "Voi mi cercherete, e non mi
troverete; e dove sono io, voi non potete venire."
Qui
pare che il Signore accenni alla sua morte, ma nello stesso tempo, visto che
noi conosciamo la sua storia, anche alla sua resurrezione. Non si cerca infatti
un uomo morto, ma si cerca un uomo che
morto è risuscitato. Ed allora si capisce che Gesù fa riferimento non solo alla
sua resurrezione , ma anche alla sua permanenza
sulla terra e definitiva ascensione al cielo. Dopo la resurrezione egli
appariva in vari luoghi e forse per questo la gente poteva cercarlo ancora, ma
non più dopo la sua ascensione perché in quel 'dove' nessun vivente avrebbe
potuto raggiungerlo. Gesù fa partecipe per tempo i suoi interlocutori del suo destino per fare di ogni momento
della sua vita qualcosa che avrebbe potuto essere richiamato poi per la
salvezza di quanti, passato il momento della cecità, avessero voluto ritornare
a considerare ciò che avevano visto e sentito da Gesù stesso. Il 'mondo' dove
gli uomini non possono andare si riveste per noi di una grande forza di
attrazione e per i discepoli di un forte sentimento di tristezza.
La nostra vita e la Parola
Signore,
noi siamo qui su questa terra e vorremmo rimanerci tanto, ma nello stesso tempo
capiamo che il mondo dove tu ti trovi è qualcosa di così incommensurabilmente
bello che il nostro cuore ne rimane attratto. Signore, non vogliamo però ingannare noi stessi pensando ad un mondo
che per noi non esiste ancora, e ti preghiamo pertanto di aiutarci a saper discernere
in questo mondo quei fili colorati che da quei cieli arrivano ai nostri.
35 "Dove mai sta per andare costui,
che noi non potremo trovarlo? Andrà forse tra quelli che sono dispersi tra i
Greci ed ammaestrerà i Greci?
In
questa interpretazione dei giudei c'è forse tra le righe la loro cattiva
coscienza. Essi sentono di essersi comportati male verso di lui e quindi
pensano che Gesù voglia punirli, abbandonandoli, per andare da quelli che
magari gli daranno una accoglienza più favorevole. In queste fantasie c'è
l'intuizione implicita che il suo insegnamento si colloca completamente fuori
da ciò che loro avrebbero, come ebrei, potuto accettare. Ed allora l'indicare i
gentili è come voler dire che tra i
gentili Gesù avrebbe trovato un terreno più favorevole. Ed in questo loro
pensare sono stati buoni profeti perché poi, dopo la morte di Gesù, i
cosiddetti 'gentili' sono stati veramente il terreno favorevole in cui è
cresciuto e si è sviluppato il cristianesimo.
Signore,
se non ci teniamo disponibili alla tua
persona, sul nostro terreno arriveranno solo semi di rovo. Per estirpare poi i
rovi, si sa, non si finisce mai! Liberaci dal male e intrattienici sempre alla
tua presenza.
36 Che discorso è questo che ha fatto:
“Mi cercherete e non mi troverete e dove sono io non potete venire?"
Del
discorso di Gesù loro vogliono intendere poco. Gesù infatti aveva detto che
sarebbe ritornato da Colui che l'aveva mandato, ma i Giudei non si interrogano
su questo 'Colui' (v.33) che così rimane cancellato dalla loro attenzione. Per
Gesù invece il ritorno a Colui che l'aveva mandato è il punto focale verso cui
tutta la sua vita era indirizzata. I Giudei sono attratti dal luogo fisico dove
Gesù dice che andrà e il luogo dice terra, e cioè qualcosa che loro possono
capire. Il 'grande vecchio' che sta alle spalle di Gesù non interessa loro,
interesserà i loro capi quando capiranno, se non l'avevano già capito, che quel
grande vecchio è Dio stesso. E in questo chiedersi c'è anche un non voler vedere
cosa il potere stava preparando per Gesù: " Ed i farisei mandarono delle
guardie per arrestarlo" (v.32). Alla luce infatti di quanto stava
accadendo proprio in quel momento è strano che essi non abbiano pensato al
carcere come luogo in cui essi non avrebbero potuto raggiungerlo. O forse
avevano ben inteso ciò che stava succedendo e proprio per questo prendono tanto
alla lettera le parole di Gesù in quanto lo ritengono capace di fare miracoli e
quindi di potersi sottrarre al destino incombente. Si avverte in questo loro
interrogarsi così angosciato un attaccamento al Signore anche se i motivi per
cui volevano stare con Lui erano ben altri da quelli per cui Lui voleva stare
con loro.
La nostra vita e la Parola
Signore,
ora noi non ci interroghiamo dove tu ti trovi. Noi sappiamo che tu sei con il
Padre ed operi continuamente per noi. Ciò di cui invece ci dimentichiamo o a
cui non vogliamo credere è che tu operi veramente per noi ed in noi. Fino a
quando lo diciamo o lo scriviamo non ci costa niente farlo, ma quando invece
dobbiamo trasferire questa consapevolezza sulla nostra pelle di momento in
momento ed in ciascuna situazione della nostra vita ecco che ce ne
dimentichiamo. Tu stai veramente alle nostre costole, ma non per ossessionarci,
ma per allargarle e farci respirare di più.
Il disorso dell’ultimo giorno
della festa.
37 Nell'ultimo giorno, il grande giorno
della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce : "Chi ha sete
venga a me e beva".
Il
settimo giorno, che è giorno di compimento ( il settimo giorno Dio si riposò,
il settimo giorno Dio contemplò la sua opera e noi guardandola il settimo
giorno lo ringraziamo) Gesù trasforma in realtà ciò che simbolicamente si
celebrava durante la festa. Al termine della festa delle Capanne infatti veniva
trasportata dalla piscina di Siloe al tempio
una brocca d'oro piena d'acqua simbolo sia di quell'acqua fatta sgorgare
da Mosè dalla roccia che dell'attesa del Messia liberatore. Gesù gridando si
offre come compimento della speranza del suo popolo. Si offre a chi ha sete, a
chi è in ricerca, perché a coloro che sono sazi non può dar niente. Gesù non si
rifiuta, ma sono i sazi che avendo colmato il loro vuoto con il soddisfacimento
dei loro desideri terreni non hanno più mente per altro. Sono stati resi ebeti
dal loro continuo immergersi in situazioni a immediato appagamento sensuale e
quindi sono impreparati ed inadatti a ricevere qualcosa di diverso da ciò in
cui sono abituati. Eppure siccome l'uomo è in se stesso una apertura di
speranza, nonostante questo abbrutimento che gli rende quasi impossibile una
scelta diversa, ha sempre la possibilità dell'ultima parola contro ogni
determinismo causato e costruito come una fortezza inespugnabile dal peccato.
Gesù
arriva a questa affermazione non ex abrupto, ma dopo aver manifestato in ogni
modo il suo amore tramite ogni sorta di favore, di
illuminazioni e miracoli.
L'acqua
che il Signore offriva è un'acqua di vita che disseta veramente, che non dà la
morte e non la dà perché collega l'uomo alla fonte della vita e cioè al suo
Dio. Solo un amore immenso, solo una sincerità che si abbandona al suo amato,
l'uomo, poteva convincerlo a gridare ai quattro venti questa sua disponibilità.
Gesù, dichiarando apertamente di essere Colui che può dissetare veramente la sete
del popolo, scopre davanti a tutti le sue carte e comincia così a consegnare,
in questo momento culminante della festa, se stesso ai suoi nemici.
Signore,
tu ci disseti veramente, tu dai sollievo alla nostra arsura e ci liberi dai
nostri inessenziali bisogni accogliendoci nel lago della tua pace. Se ci
volgiamo a te fiumi di acqua limpida e salutare alimenteranno le nostre radici
per dare slancio al nostro fusto ed avere a suo tempo fiori e frutti
meravigliosi.
38 chi crede in me; come dice la
scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno".
Gesù
cerca un rapporto personale, non gli interessano le tessere. Anzitutto vuole
che ci si affidi a lui, che si abbia nei suoi confronti un accettazione totale.
Accettare infatti chi è completamente comprensibile in ciò che dice e fa non
necessita alcuna mobilitazione dell'affettività: basta l'intelligenza. Gesù
invece vuole che ci si affidi a lui con il cuore e cioè con quella parte
profonda dell'uomo che non rischia per calcolo, ma per un moto della propria
totalità. Gesù cerca di stanare tutti i nostri interessi nascosti che con il
loro continuo valutare il guadagno o la perdita bloccano il movimento genuino del cuore. Ad una tale
persona saranno dati fiumi di Spirito Santo che vivificheranno non solo la sua
persona, ma anche gli altri. Questo essere una fonte gorgogliante dà la
sensazione di qualcosa di festoso che attira la gente, che la invoglia a
dissetarsi di quest'acqua pura.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ci prepari anche questo futuro e molte volte
nascosti, quando ci affidiamo completamente a te anche questo presente. Tu ci
prepari la festa: una gioia collettiva con i nostri fratelli e con te,
invisibile Fratello, ma che te ne
stai in mezzo a noi e dipingi sul nostro volto un sorriso simile al tuo.
39 Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero
ricevuto i credenti in lui: infatti non c'era ancora lo Spirito, perché Gesù
non era stato ancora glorificato.
Gesù quindi con la sua
venuta, con la sua nascita, morte, resurrezione e glorificazione è lo snodo
cardine attraverso cui ci viene dato lo Spirito. Quando il Signore emise sulla
croce il suo Spirito, dette tutto di sé e lo offrì al Padre. Gli uomini così
potettero vedere come veramente egli li aveva amati fino in fondo e cioè a
costo della vita. Il condensato di
questo amore è lo Spirito che, uscito fuori dal cuore della testimonianza del
Figlio, a suo volta può testimoniare al Padre questo amore e riversarlo, così
come intensamente era stato vissuto da Gesù, sui credenti.
Nell'uomo prenderà
dimora lo Spirito che diverrà un suo coinquilino come lo era stato di Gesù ed
in più parteciperà all'uomo quella stessa gloria che il Padre aveva conferito
al Figlio dopo la sua morte. E così si capiscono meglio le parole del versetto
precedente e cioè quella profezia di Gesù che vede il credente unito a lui
pervaso di fiumi di acqua viva sgorganti dal suo seno di uomo.
Signore, noi siamo
ancora sulla via e alla fine della nostra vita apparirà quanto ti abbiamo amato
e quanto invece ci siamo allontanati da te, ma se anche i conti fossero
completamente a nostro sfavore concedici di credere di più alla tua
misericordia che al sentimento, suggerito dal maligno, di non essere più degni
di te.
40 All'udire queste parole, alcuni fra la gente
dicevano: «Questi è davvero il profeta!».
Per gli israeliti il
vero profeta era chi parlava in nome del Signore e quindi alcuni tra la gente
riconoscono che Gesù parla in nome di Dio. Questi non possono far a meno di
professare che la persona di Gesù ha qualcosa di particolare che lo collega al
divino.
Signore, quanto cammino
dobbiamo fare per avvicinarci alla tua divinità e questo perché ci siamo
allontanati così tanto dalla fonte della vita che ci viene difficile
riconoscerti. Tu hai pazienza con noi e passo dopo passo ci sveli il tuo vero
volto: grazie.
41 Altri dicevano: «Questi è il Cristo!». Altri
invece dicevano: «Il Cristo viene forse dalla Galilea?
C’è una grande
oscillazione nella valutazione della gente a riguardo di Gesù. La gente infatti
invece di rimanere colpita dal fatto che c’è qualcuno tra gli uomini che ha il
potere di rimettere i peccati, pensa invece alla dimostrazione di potenza data
da Gesù nella guarigione del paralitico e vola con la fantasia al Cristo inteso
come liberatore dal dominio straniero. C’è solo un piccolo, ma importante
particolare che loro non quadra ed è che il Cristo non era atteso dalla Galilea
e Gesù nel portamento e nel modo di parlare appariva come un Galileo.
Signore, tutto quello
che ti riguarda non è mai scontato. La tu presenza sulla terra non è stata mai
deducibile dalle poco attente attese della gente comune, ma solo da chi ti aspettava
con amore e nell’amore sapeva riconoscerti ed avere parte ai tuoi segreti. Solo
se ti cerchiamo instancabilmente noi avremo parte alla tua eredità.
42 Non dice forse la
Scrittura che il Cristo verrà dalla
stirpe di Davide e da Betlemme,
il villaggio di Davide?».
I magi non sapevano dove
sarebbe nato il Salvatore, ma gli israeliti sì e quindi rimangono nel dubbio
perché sanno bene che l’unto del Signore sarebbe sorto dalla stirpe di Davide e
sarebbe nato a Betlemme. Sembra che nel vangelo tutto sia orchestrato in modo
che alla verità si giunga non dalle prime evidenze. In qualche modo tutto è
palese, ma nello stesso tempo nascosto. Ciò vuol dire che la verità che ci
viene tramite il Signore non è un teorema modo geometrico demonstrato,
ma un qualcosa che si disvela solo se ci si avvicina con un cuore disposto ad
accettare una relazione intima con lui. La folla che non aveva alcun rapporto
direttto con il Signore che ne sapeva della storia di Maria, Giuseppe e Gesù?
Della loro fuga in Egitto? La folla vedeva e sentiva un uomo che parlava con
accento Galileo e quindi non poteva farlo giudeo, come giudei erano Davide e la
sua stirpe. Tuttavia nessuno prende l’iniziativa per chiedergli direttamente se
lui era il Cristo. Verrà il momento in cui questa domanda sarà fatta dal Sommo
Sacerdote : “Sei tu il Cristo, il Figlio del Dio benedetto? (Mc. XV 61) e sarà
Gesù stesso a dichiarare la sua identità di fronte a tutto il Sinedrio.
Signore, quando cadranno
i veli quante sorprese avremo! Ci accorgeremo con nostro grande rammarico che
tu ci sei stato vicino con mille storie inventate appositamente per noi e noi non ti abbiamo riconosciuto.
Ti chiediamo perdono per la nostra superficialità e autosufficienza di fronte
ai tuoi doni e ti chiediamo la grazia di poterti onorare come un ospite
lungamente atteso e portatore di luce e di grazia nella nostra casa.
43 E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui.
Quelli che sono generati
dalla sua parola non possono entrare in dissenso. Quelli che lo ascoltavano
volevano solo possederlo per i loro scopi, non volevano mettersi all’ascolto
della sua parola di vita. In verità c’erano anche quelli che lo difendevano
perché convinti che lui fosse un profeta. Tuttavia questo spicchio di folla
doveva essere molto piccolo se al momento della scelta, quando fu chiamata in
causa da Pilato, non non si oppose al suo giudizio suscitando in noi il
sospetto che si sia fatta influenzare completamente dalla maggioranza.
Signore, anch’io ho
litigato per imporre la giusta interpretazione di un passo del vangelo, ma
salvo le volte in cui tu mi guidavi nell’affermazione della verità, quante
altre volte invece mi sono fatto trampolino della tua parola per affermare la
mia parola! Che il vero ascolto produca in me quella tensione all’unità che è
propria di quanti ti amano veramente.
44 Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno
gli mise le mani addosso.
Una presenza come quella
di Gesù cominciava a diventare veramente ingombrante per l’establishement che
si sentiva minacciato nella stessa sua funzione di mediazione tra Dio ed il
popolo. Gesù infatti ha l’ardire di riassumere nella sua persona la Scrittura
ed osa affermare che chi crede in lui avrà accesso ad una propria fonte interna
da cui scaturiscono fiumi di acqua viva. L’idea che un uomo possa portare la
liberazione aprendo in ciascun uomo l’accesso alla fonte del bene viene
reputata blasfema e ridicola. L’invidia, comincia a rodere questi ‘alcuni’ che ancora
non sono maggioranza. Vogliono arrestarlo, ma non riescono e Gesù diventa un
ricercato da cogliere in contraddizione per poterlo eliminare. Il loro volere
non basta a creare la storia, perché questa è in mano di Dio che se ne serve
per i suoi disegni provvidenziali. Inoltre se
arrestarlo fosse stata la folla e non Giuda allora si sarebbe spostato
l’asse della redenzione che vuole salvi i popoli per la virtù dei loro singoli
partecipanti e non viceversa. La storia quindi è misteriosamente nelle mani di
Dio.
Signore, io sì che
voglio metterti le mani addosso, ma solo per accarezzare il tuo corpo
continuamente spintonato dalle passioni tremende degli uomini restii alla
salvezza. Permetti che io versi in anticipo su di te quell’olio di nardo
profumato che Maria cosparse sul tuo corpo per lenire i tuoi tremendi dolori di
fronte all’odio ingiustificato di quelli che eri venuto a salvare.
45 Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti
e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto?».
La domanda più che
legittima è frutto di un loro stupore misto a stizza. Loro pensavano di
avere potere di vita e di morte su
quelli che volevano inquisire ed invece qui devono constatare che c’è qualcosa che
si oppone ai loro voleri. Il braccio secolare, sembra incredibile, non è
riuscito a mettere le mani addosso ad un uomo disarmato. Ciò vuol dire che i
misfatti non si possono compiere se la gente non è perfettamente connivente. In
questo caso la folla, non unanime nella condanna, fa attivamente da cuscinetto
protettivo e non permette che la spedizione dei soldati abbia successo. Gesù
non poteva essere preso in mezzo alla gente perché, anche se al suo interno vi
erano parereri discordi, c’era sempre qualcuno che ricordava i suoi benefici.
Sono i soldati qui ad essere i veri politici e cioè quelli che, valutata la
situazione, decidono di non forzarla. Arrestare Gesù avrebbe significato far sollevare parte del popolo e quindi un
tumulto ed un intervento dei romani.
Signore, una parte di
noi vorrebbe racchiuderti nelle celle buie e remote della cattiva coscienza, ma
la forza delle tua presenza ci tiene lì sospesi e toccati da quello che tu fai
e dici. Non permettere che ti scaviamo una tomba per cancellarti, ma accendi
forte la luce del tuo amore che vinca tutta la nostra diffidenza.
[46]Risposero le
guardie: «Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!».
Il Signore è destinato
ad essere riconosciuto veramente solo dai peccatori, dalle prostitute ed in
questo caso dai soldati. Quelli che avrebbero dovuto riconoscerlo, perché
equipaggiati da tutta l’attrezzatura storico-critica, gli mettono continuamente
il bastone tra le ruote e gli si oppongono a tal punto da ordinare il suo arresto.
Gli ultimi, quelli cioè che hanno il loro destino negativo scritto in fronte,
capiscono fino in fondo che si trovano davanti ad uomo che è più che uomo. Il
parlare di Gesù viene interpretato, come già altrove nel vangelo, come una
parola detta con autorità e non come quella degli scribi e dei dottori della
legge. I soldati mettono a confronto le parole di quest’ultimi quando avevano
dato loro l’incarico di arrestare Gesù con le parole del Maestro e intendono
che esse hanno veramente un suono ed una pregnanza diverse. Le parole di Gesù
liberano e liberano loro stessi dalla costrizione di doverlo arrestare. Il
cuore dei soldati è quindi scosso da questa parola tanto da rimanere sedotti e
convinti da Gesù. Ai farisei essi non sanno che riferire come la potenza di quella parola abbia esautorato
la loro. I soldati sono per noi i veri testimoni di quello che sta succedendo,
essi sono veri proprio perché fuori dalle logiche interessate sia delle folle
che dei loro capi. Ed inoltre essendo il soldato un uomo duro, un uomo che non
discute, ma esegue è incredibile come essi abbiano potuto contravvenire alla
loro natura se non per un qualcosa che si imponesse alla loro coscienza in un
modo veramente autorevole.
Signore, come doveva essere
bello e forte ed intrigante il tuo essere in mezzo alla folla a proclamare le
tue verità. Anche i soldati se ne sono accorti ed è un mistero come proprio i
tuoi non ti abbiano capito.
47 Ma
i farisei replicarono loro: «Forse vi siete lasciati ingannare anche voi?
Il potere la sa lunga
perché è lunga la storia del suo sapersi difendere dagli attacchi esterni. Il
potere di qualsiasi tipo sia, religioso o civile, dal momento che è custode di
un deposito deve difenderlo dagli attacchi di coloro che in qualche modo
vogliono destabilizzarlo. Ora c’è modo e modo di portare avanti questo servizio
alla comunità. Nel caso di Gesù l’esercizio del potere è prevaricante in quanto
non si può arrestare una persona, che non fa niente di male, solo perché porta
avanti una linea di pensiero diversa da quella ufficiale. Inoltre dove arrivava
Gesù arrivava la pace e dove invece
arrivavano i farisei subentrava il dissidio. Quindi i possibili tumulti non
erano da addebitare a Gesù in quanto sobillatore del popolo, ma a quelli che
continuamente andavano a provocarlo. Questo tipo di potere vuole essere
ossequiato e niente può succedere se non dà il suo assenso. E’ lo spirito del branco che agisce e finchè
il diverso non viene gerarchizzato al proprio interno non vi può essere pace
con lui. Già i discepoli erano caduti
nello stesso tranello quando sentendo che v’era qualcuno che operava nel nome
di Gesù si erano lamentati con il
Maestro, ma Gesù aveva risposto che chi non era contro era per lui. Chi fa
dunque il bene non ha bisogno di alcun permesso, esso ha un suo valore
intrinseco perché è già collegato con la fonte divina. Nelle parole dei farisei
si nota un senso di scoramento nel constatare che anche i duri soldati si sono
fatti sedurre dalla parola di Gesù ed
essi capiscono che da quel momento in poi impossessarsi di Gesù quando è tra la
folla è un’impresa impossibile.
Signore, anche noi, dopo
2000 anni, rimaniamo colpiti e sedotti dalla tua parola di vita e sogniamo di
incontrarti un giorno di persona per riandare a tutti questi nostri aneliti
verso di te per vedere se ogni volta ti amavamo veramente oppure eravamo solo
dei mestieranti della parola, ma senza vero amore.
48 Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei?
Questi farisei, interlocutori dei soldati, non si
prendono la responsabilità chiara e precisa della condanna di Gesù. Essi si
sentono portatori più del pensiero di altri che del loro proprio. Se infatti qualcuno dei capi avesse creduto al nazareno
allora le cose si sarebbero potute vedere da una angolatura diversa, ma nessuno
dei capi e nessuno dei farisei si era convertito al suo verbo. Questi farisei
quindi non sono i capi, ma dei quadri intermedi che però sovrintendono alle
questioni che via via emergono tra il popolo. Essi sono i primi sensori di ciò
che succede e quelli che in caso di necessità si sentono in dovere di
intervenire. Sono quindi l’anello di congiunzione tra i vertici e la base.
Questa volta però dall’altra parte c’è un avversario che loro avevano
sottovalutato. Non si aspettavano un fallimento dell’azione dei soldati ed è
proprio questo smacco che fornisce a tutta la storia susseguente il motore per
un incremento di ostilità verso Gesù fino a farlo morire sulla croce.
Signore, non voglio
passare la mia vita come gregario di nessuno, ma nello stesso tempo concedimi
l’amicizia di quelli che ti amano, perché solo così mi potrò sentire libero di fare
la mia parte, ma nello stesso tempo aiutato dagli angeli che mi metti vicino.
49 Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!».
I farisei si percepivano
profondi conoscitori della Legge, ma il problema qui è capire se basta la sola
conoscenza della legge per essere benedetti. Non basta perché la legge è stata
scritta per praticarla e non solo per conoscerla. Loro intendevano maledire
quelli che cominciavano a tentennare
ritenendoli incapaci di esprimere un giudizio di valore su Gesù. Il Maestro
aveva appena detto loro di non giudicare secondo le apparenze, ma secondo un
giusto giudizio. Le scritture sono date agli uomini per essere interpretate e
chi le interpreta è sempre l’uomo che si avvale non solo del giudizio, ma del
giudizio retto. Questo tipo di giudizio non può essere esercitato se non in
relazione a Dio che è la fonte della verità. Se fossimo stati dei servi agli
occhi di Dio non avremmo avuto bisogno di così tante parole, sarebbero bastate
quelle contenute nei dieci comandamenti, ma così non è perché per Dio è
importante che noi capiamo ed aderiamo con il cuore a quello che ci chiede e
non che siamo puri esecutori senza esercitare il ben dell’intelletto. Inoltre
Gesù contesta loro una pratica di giudizio legata solo alla conoscenza della
scrittura staccata dalla vita. La vita infatti ha sempre del nuovo da proporre
che è legato o al bene o al male e quindi non lo si può giudicare se non
ascoltando che cosa porta veramente nel cuore. Quest’opera di discernimento va
fatta guardando, nel caso di Gesù, le sue opere e le sue opere sono luce e
bene. Se la scrittura sembra in apparenza non accordarsi con esse allora
bisogna concludere con umiltà che è lo strumento umano non all’altezza di
intenderla e che quindi occorre studiarla ed interpretarla meglio per farla
cantare nel modo giusto dal momento che in Dio non vi è contraddizione. Ciò è
chiaro per noi che crediamo con indiscussa fede che Gesù è il Figlio di Dio, ma
se Gesù con loro ha utilizzato la parola e i miracoli allora bisogna concludere
che questi mezzi erano adatti a far
comprendere i suoi messaggi e se essi non sono passati nei loro cuori era
perché questi erano pesantemente gravati dalle passioni.
Signore, abbiamo una
mente piccola piccola e l’applichiamo con grande superbia alla tua santa
scrittura. I passi sbagliati del nostro quotidiano incedere sono spesso legati
a cattive interpretazioni della scrittura o, ciò che è peggio, alla messa fra
paretesi di ciò che non ci piace vedere . Eppure tu ce l’hai data per aiutarci
e per convincerci della bontà di ogni tuo operato.
50 Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era
venuto precedentemente da Gesù:
Quando Gesù comincia a
toccare il cuore di qualcuno lo trasforma a poco a poco. Nicodemo era venuto di
notte a parlare con il Maestro per non farsi vedere dai suoi pari e non essere
giudicato da quelli della sua stessa fede. Quando l’uomo crede in qualcosa non
vi crede mai da solo, ma in modo
collettivo. La fede ha una origine collettiva. Chi crede in genere ha ricevuto
una rivelazione e questa non riguarda solo lui, ma anche gli altri. Non esiste
per questo un credente che non cerchi di proporre la sua fede ad altri. La fede
infatti alla lunga non può reggersi da sola e proprio per l’investimento di energie
che comporta essa ha bisogno di un bacino umano in cui il credere possa
consolidarsi, crescere verso la futura visione ed anche appoggiarsi nei momenti
di difficoltà. La fede è una modalità umana che è per sua intima natura nello
stesso tempo personale e collettiva: ha la sua sede elettiva nel singolo, ma il
suo prosperare nei molti. Ecco perché chi crede si separa da quelli che non
hanno la sua stessa fede ed ecco perché quando si viene a contatto con persone
di fede diversa questo incontro non può essere come quello che si fa con chi ha
la propria stessa fede. La fede dell’altro si guarda con sospetto perché può
mettere in pericolo non solo le proprie convinzioni, ma tutto l’ordine
esteriore che si è costruito attorno a quella fede. E noi uomini di oggi
capiamo bene i problemi legati alla presenza sempre più massiccia di uomini di
fede diversa nel nostro mondo contemporaneo. Ecco messa nella giusta luce la
circospezione di Nicodemo
Nel suo primo incontro
con Gesù Nicodemo non era solo, ma con
lui si presentavano tutti quelli che avevano la sua stessa fede, egli era un
pioniere in avanscoperta, prudente e timoroso per quello che gli altri credenti
avrebbero pensato di lui, ma nello stesso tempo curioso e smosso da quello che
aveva saputo di Gesù. Nicodemo è un uomo che si nutre della fede tradizionale,
ma nello stesso tempo è un attento osservatore della realtà e di ciò che di
nuovo vi si presenta. Questo suo coraggio, legato all’aver esposto la sua fede
a qualcosa di diverso anche se di notte, viene premiato e la parola del Signore
che era rimasta nel suo cuore, gli dà il coraggio, questa volta in pieno
giorno, di pronunciare le parole del giusto.
Signore, fai che le tue
parole, anche se non ci hanno convinto subito, rimangano nel nostro cuore e lì
maturino in modo che, quando tu ci darai un’altra occasione, noi saremo pronti
a darti la testimonianza che vuoi.
51 «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo
ascoltato e di sapere ciò che fa?».
Nicodemo mette in atto
un tipo di conoscenza diversa da quella dei suoi colleghi farisei e ciòè che un
giudizio può essere emesso solo se l’imputato è stato interrogato e solo se si è fatta un’indagine su ciò che
ha fatto. ‘E nello statuto strutturale della legge il suo essere obbedita o
meno. La legge è propria degli uomini. In tutti gli altri campi in modo
improprio si parla di leggi, ma si dovrebbe parlare di sistemi in cui valgono
regole costrittive prive di libertà. Chi promulga la legge apre sempre un
tribunale, dove possono essere
denunciati quelli che non osservano la legge, e detta procedure per valutare se
la legge è stata effettivamente lesa. I farisei che si presentano come coloro
che conoscono bene la Legge erano
quindi dei fuorilegge in quanto volevano far arrestare Gesù e ucciderlo senza
alcun processo. Nicodemo, invocando il giudizio, ci fa implicitamente capire
che la vera intenzione dei farisei era proprio quella di ucciderlo.
La nostra vita e la
parola
Signore, dammi il
coraggio della verità in modo che io non mi vergogni mai né di te, né del
fratello che ha bisogno di me.
52 Gli risposero: «Sei
forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla
Galilea».
Gli altri farisei non capiscono
come mai Nicodemo difenda Gesù e l’unica ragione che riescono a trovare è
quella del campanile: il galileo Nicodemo difende il galileo Gesù. Il limite
dello studio malcompreso è quello di voler far quadrare a forza il reale con il
razionale e viceversa. Hegel ci aveva provato, ma era in ritardo di quasi 2000
anni su questi farsisei. Lo studio è un aiuto per penetrare con più facilità
nei misteri della realtà, ma se pretende di poterla spiegare in tutto ecco che
cancella il mistero di cui la realtà stessa è portatrice. Il problema per
Nicodemo, come per noi, quando ci troviamo in simili circostanze è di capire
come muoversi. Quando è evidente la malafede degli altri cosa fare? Insistere
perché si ravvedano oppure lasciarli nel loro brodo? Ritengo che, salvo rari
casi di palese provocazione, occorra almeno fornire all’altro la propria
motivazione per un duplice motivo: il primo perché potrebbe essere che loro non
abbiano veramente l’informazione corretta, il secondo per non inorgoglirci noi
per il fatto di avere l’informazione giusta. Senza dire che il nostro intento
non deve essere quello di demonizzare l’altro, ma di aiutarlo comunque a venir
fuori dal suo pregiudizio.
Signore, molte delle
nostre discussioni si basano su un nostro preteso sapere che spesso alla luce
dei fatti svanisce come nebbia al sole. Dacci quel sano discernimento per cui
possiamo evitare di inimicarci l’altro
e liberaci delle nostre verità preconfezionate che come dure lastre di marmo ci
precludono la verità con il fratello.
53 E tornarono ciascuno
a casa sua
Per fortuna l’attacco
del demonio alla vita di Gesù si ferma qui per il momento, ma è solo una pausa.
Tuttavia questo ritorno a casa dei farisei, di Nicodemo e dei soldati fa
pensare che per il momento Gesù può andare avanti nella sua azione di annuncio
della parola di Dio senza immediate ripercussioni sulla sua vita. Il temporale si allontana ed anche noi prendiamo
respiro.
La nostra vita e
la Parola
Signore, come è bello
essere rimasti fedeli a te dopo un attacco del nemico. E’ stata dura, ma Tu
dopo ci consoli e ci fai sentire come la strada fatta a assieme è stata una
vera crescita.