CAPITOLO 16

 

1 Vi ho detto queste cose perchè non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio.

 

Il messaggio di Gesù , così rivoluzionario e liberatore, non avrebbe dovuto avere da parte dell’uomo alcun rifiuto. La storia invece ci insegna che Gesù stesso ed i suoi discepoli furono messi a morte e che quella scia di sangue iniziale si è ingrandita fino ad arrivare, con i suoi dolorosi risvolti, fino ai nostri giorni.  Il Maestro avverte i suoi discepoli che l’annuncio del suo regno non avrà vita facile tra gli uomini e che a livello storico esso non sempre potrà  opporsi al male fisico e psichico. La realtà spirituale infatti è una forza che sostiene il fisico e lo psichico, ma non sempre può togliere da essi la sofferenza. Le parole del Signore sono un avvertimento per non rigettare, nel momento della prova, ciò in cui si crede. E prova radicale può essere quella in cui  al fondo del proprio animo ci si stupisce del fatto che un messaggio di pace possa diventare occasione di guerre ed uccisioni. Nella semplicità infatti del proprio pensare uno crede  che il bene proposto da Gesù non può produrre altro che bene. Forse ciò è sostanzialmente vero su un piano diverso da quello che noi riusciamo a percepire, ma nell'immediato, e cioè nella storia, esso può diventare occasione di scontro, di rabbie, gelosie, accuse di credere a realtà inesistenti, accuse di intromettersi in ambiti non propri,  rifiuto dell'esistenza cristiana. C’è anche da dire che  non sempre quelli che si fanno portatori delle parole del Signore sono esenti da peccati e ciò, oltre a confondere i più deboli, diventa motivo di persecuzione da parte di chi  avversa il Cristianesimo. Forse consapevole di questo Giovanni Paolo II ha chiesto perdono al mondo per le colpe commesse dai cristiani. Gesù comunque ci invita a non scandalizzarci e cioè a superare il disappunto che ci prende quando la verità  a cui si aderisce sembra essere occasione di divisione. Da questo punto di vista sembrerebbe più rispondente alla nostra sensibilità una religione, come quella buddista, dove il Budda non si presenta come la via, la verità e la vita, ma semplicemente come un uomo che indica una strada da seguire per essere liberati dalla sofferenza. Il Dio di Gesù però non è un Dio della sola salvezza personale, ma un Dio che vuole i suoi figli santi anche a livello storico. Il Dio dell’Antico Testamento si compromette con gli uomini, ne cerca la compagnia, vuole una risposta alle sue promesse, stabilisce con essi un’alleanza. In questo modo la riverberazione della vita di Dio in quella degli uomini libera l’uomo dalla solitudine intramondana e gli offre una prospettiva di crescita infinita. Tutto ciò ha però un prezzo e cioè l’impegno da parte dell’uomo di rendersi disponibile all’azione di Dio. Non tutti però accettano questa proposta divina e non solo la rifiutano, ma la combattono. Il cristiano che vuole testimoniare la vita e non la morte non ha altra scelta che resistere combattendo con il Dio degli Eserciti (da intendere delle forze spirituali) perché le tenebre non abbiano l’ultima parola su questa terra. Il martirio per noi è una realtà possibile che accettiamo, ma che non cerchiamo attivamente presso i nostri persecutori. Non siamo fondamentalisti islamici che scelgono la morte perché mossi da un’ideologia blasfema, ma ci arrendiamo di fronte a chi vuole ucciderci solo per testimoniare come la vita e la vita di Dio in noi è ciò in cui fermamente crediamo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, il tuo amore per gli uomini ha aperto sulla terra un fronte di liberazione e di lotta che non sarà mai chiuso fino a quando le trombe degli angeli annunceranno il ritorno del Salvatore. Anche noi siamo impegnati in questa lotta, ma, deboli come siamo e spesso confusi, abbiamo bisogno del tuo potente aiuto per non scoraggiarci  e rispondere a tono agli assalti del nemico.

 

 2 Vi scacceranno dalle sinagoghe, verrà l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio.

 

Gesù non è un imbonitore che deve sedurre il suo uditorio per poi rifilargli l’imbroglio. Egli è la “verità” e quindi non nasconde ai suoi discepoli quale sarà il prezzo da pagare per la sua sequela. Essi già avevano intuito che stargli vicino non era sempre occasione di gioia perchè molte volte erano dovuti fuggiti per evitare la forsennata ira dei dei giudei. Quando poi il Maestro non ci sarà più  la cosa si ripeterà perché chi vorrà ucciderli crederà di fare una cosa gradita a Dio. Gesù qui mette il dito sulla piaga del fondamentalismo che abusando di Dio, vissuto come Colui che punisce, vuole ereditare sulla terra il potere di dare o togliere la vita. L’influenza dell’ideologia come formativa della credenza viene messa in evidenza dal verbo “crederà”. E’ l’uomo che vuole credere in un certo modo interpretando il pensiero di Dio, ma nelle scritture da cui credono che provengano le loro certezze non c’è nulla che possa fare di Dio un coautore dei misfatti umani. La certezza di possedere la verità, o meglio la certezza di essere nel giusto avendo con sé Dio, offre all’uomo la possibilità di estendere la propria pelle umana fino a coprire il volto di Dio. E così avendo assorbito dentro di sé il divino lo può ammannire agli altri con la soddisfazione di servire Dio e con il godimento proprio di chi riesce a servirlo alla lettera eliminando coloro che essi vivono come oppositori.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, certo noi non arriviamo a questi estremi perché siamo educati e democratici,  però quando ci impuntiamo e difendiamo le nostre idee siamo capaci di distruggere rapporti consolidati e di infliggere  notevoli  ferite ai nostri nemici. Veglia Allora su di noi perché non ci crediamo difensori dell’ortodossia difendendola con le ingiuste armi dell’offesa.

 

3 E faranno ciò perché non hanno conosciuto il Padre, me.

 

Queste parole di Gesù mettono una spina nel fianco a coloro che si dichiarano credenti. Infatti se non si fa conoscere il Padre ed il Figlio i lontani non avranno davanti agli occhi la più bella occasione di salvezza in cui ci si possa imbattere. La Trinità beata ha infiniti modi di parlare al cuore dell’uomo, ma la via privilegiata ed unica per la loro intima conoscenza passa solo attraverso il Figlio che è venuto a parlarci dell’Amore del Padre. Dio salva l’uomo in tutti i modi ed in tutte le religioni ma questo non vuol dire che la salvezza si ottenga comunque in dispregio della ricerca della verità. Tra i molti motivi per cui Dio salva l’uomo ce n’è sicuramente uno che è quello legato al suo non essere stato settario e al non aver difeso la sua verità religiosa contro l’umanità di quelli che non la pensavano nello stesso modo. Ogni uomo salvato ha quindi tra le sue note caratteristiche l’essere stato aperto ad un più di verità e se questa storicamente non gli è arrivata in modo pieno è solo perché inserito in un contesto religioso diverso. Gesù nella sua dichiarazione di essere la ‘via la verità e la vita’ indica a noi credenti l’arduo compito di testimoniare la sua Verità non per sbandierarla ai quattro venti come si usa fare in pubblicità, ma perché vi crediamo con la nostra vita. E’ la nostra vita la bandiera di Gesù ed è sulla nostra vita che sono puntati gli occhi degli altri perché sanno che il nostro riferimento è il Padre, il Figlio e lo Spirito santo. Quelnon lo conoscono’ può anche essere interpretato come ‘non vogliono conoscerlo’, ma qui ci troviamo di fronte al mistero del male di fronte al quale noi potremmo essere tentati di lavarcene le mani. Potremmo pensare infatti che sia inutile e dispendioso predicare il vangelo ai cuori di tenebra ed invece più economico e giusto dedicare tempo ed energie a coloro che sono già predisposti ad accettarlo. La vita di Gesù però scorre su un canale diverso, egli è venuto proprio per i peccatori e chi sono i peccatori? Ognuno di noi è un peccatore e finchè non avremo capito che abbiamo un continuo bisogno d’essere salvati ecco che corriamo il rischio di perderci in assurde difese del nostro preteso buonismo affievolendo la nostra carica missionaria e credendo, a torto, che sia sufficiente per essere cristiani vivere all’interno del proprio ovile (fatto di tante pie pratiche ed anche di una routinaria vita sacramentale), ma privi di quell’afflato d’amore e di incarnazione che portò il Verbo eterno su questa terra. Tutti i terreni umani sono quindi buoni per l’annuncio in quanto solo la morte è colei che fissa in eterno la qualità di un terreno, mentre prima c’è sempre la possibilità di una riconversione anche all’ultimo momento. Gesù dalla pienezza della sua divinità ci fa sentire tutta la sua amarezza nel constatare come la vita divina venga rifiutata da molti, però nello stesso tempo vuole cooptarci nella sua missione di salvezza perché noi non nascondiamo il bene che abbiamo ricevuto, ma con tutte le nostre forze lo facciamo risplendere lungo ogni centimetro della nostra pelle e del nostro cuore.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, tutte le parole sacre che hai consegnato alla tua Chiesa mirano a far conoscere agli uomini i tesori della tua salvezza. Nello stesso modo tutte le rivelazioni private ci raccontano in modo intimo e personale il tuo desiderio di farti conoscere sempre meglio. Aiutaci allora a relazionarci alla tua Parola non come ad un tesoro non da nascondere, ma da fare nostro e pubblicare con la nostra vita.

 

4 Ma io vi ho detto queste cose perchè, quando giungerà la loro ora, ricordiate che ve ne ho parlato.

 

Trascorriamo periodi della nostra vita in cui stiamo bene e siamo contenti di vivere senza avere grossi dispiaceri o problemi di tipo fisico. Quando viviamo così ci sembra naturale credere che questa sia la vera vita e che niente ci possa toccare. Tuttavia dal momento che la nostra esistenza è limitata e normalmente piena di difetti succede che per l’assommarsi del negativo si creano situazioni di vita difficili da cui si può uscire solo con un salto di qualità. Questa realtà viene vissuta da noi continuamente ed in maniera quasi inconscia. E’ un ciclo di autoregolazione che ci permette di vivere ed anche di crescere. Altre volte invece ci sembra che le sofferenze ci vengano esclusivamente dagli altri e che noi poveretti ci troviamo a subire delle situazioni completamente ingiuste. E l’essere vittima degli altri è un dato incontrovertibile del nostro sentire: se siamo nel giusto lo siamo veramente. Tuttavia è anche vero che, in altri momenti, anche noi siamo stati ingiusti verso qualcun altro ed allora se si comincia ad avere percezione di questa nostra realtà umana così complessa ecco che potremmo mettere in campo una reazione che tenga conto del nostro essere stati anche noi ingiusti. Allora ci difenderemo dall’avversario, ma senza quella sottesa boria d’essere noi i buoni e loro i cattivi. La descrizione fatta fin qui è ciò che più o meno ci capita nella vita con qualche suggerimento su cosa possiamo fare per vivere in modo più equo la nostra vita. Insomma dato il nostro essere al mondo ecco che cosa ci può capitare e come possiamo reagire correttamente. Le parole di Gesù però ci ricordano un’altra situazione in cui potremmo trovarci e cioè noi potremmo essere perseguitati a motivo di qualcosa che non è legato al male che abbiamo fatto sia direttamente che indirettamente, ma perché siamo semplicemente seguaci della sua parola o perché in suo nome abbiamo fatto del bene. Il fatto di essere ‘cristiano’ cioè può diventare occasione d’essere cancellati dalla faccia della terra. In questo caso di quell’uomo o di quella donna il nemico vede solo l’etichetta e nulla gli importa  del suo volto o della sua storia. Gesù ci dice che occorre prepararsi ad affrontare situazioni in cui non vi è più niente di umano e dove il fanatismo impera senza possibilità di mettere in campo le risorse pienamente umane del dialogo e dell’amore. Egli in questo momento sta commentando ciò che fra poco capiterà a lui e cioè l’essere ucciso senza motivo e con la perversa convinzione da parte dei suoi nemici di rendere culto a Dio. Dopo la morte di Gesù anche ai discepoli capiterà d’essere messi a morte e scacciati dalle sinagoghe e quindi il fatto che il Signore li prepari fin d’adesso ad un futuro così difficile è, diremmo noi, un atto d’onesta intellettuale, che non vuole nascondere niente di ciò che è. Questa sincerità del Maestro ci può aiutare ad esaminare molti dei nostri vissuti per vedere quante informazioni, che dovremmo dare agli altri, ce le teniamo per noi per paura di perderli.

 

La nostra vita e la parola

 

Spirito del Signore, fa che non ci meravigliamo d’essere toccati dall’odio del mondo a motivo del tuo nome. Aiutaci pure a superare quello sconforto che ci fa credere d’essere stati abbandonati da te quando invece siamo così presi dalla nostra ferita da non volerti come l’unico e solo nostro guaritore.

 

 

5 Non ve le ho dette dal principio perchè ero con voi.

 

Il Maestro ha sempre avuto nei riguardi dei discepoli una strategia di comunicazione che teneva conto di molti fattori. Credo che ogni maestro, se veramente vuole essere tale deve sempre mettere in relazione ciò che vuol comunicare del suo messaggio con la realtà dei suoi interlocutori. Mentre il Maestro stava con loro era inutile insistere sui pericoli perché la sua stessa presenza li allontanava, ma quando Gesù era sul punto di consegnarsi ai suoi nemici fu allora il momento giusto per parlarne. Diversamente si sarebbe instaurato nei discepoli un clima di timore e di attesa verso un futuro che ai loro occhi sarebbe apparso troppo triste. Solo quando la vita mette Gesù di fronte a un futuro spiacevole solo allora arriva per lui il momento di fare il suo testamento spirituale e preparare i suoi discepoli alla sua morte. Fece tutto bene: ogni intervento al momento giusto. Inoltre Gesù qui appare come un maestro illuminato e perfettamente cosciente di ciò che sarebbe avvenuto fin dall'inizio. E chi di noi può essere consapevole di ciò che avverrà nel futuro? Le nostre previsioni sono sempre pallidi fantasmi di ciò che avverrà veramente, e spesso sono completamente errate. A motivo di questa sua chiara veggenza Gesù si colloca verso i suoi discepoli in un modo ben diverso da qualsiasi altro maestro: egli sa che con la sua morte li avrebbe partoriti a nuova vita e il suo atteggiamento interiore è simile a quello di alcune mamme (Molla la santa di questi giorni) che, pur sapendo di morire, portano per amore fino in fondo la loro gravidanza riempiendo di tenerezza quel figlio che sarà poi nel mondo il segno vivente del loro passaggio. A differenza dei discepoli presenti all’ultima cena noi oggi conosciamo  il quadro d’insieme destinato a chi crede in Gesù e cioè usufruiamo dell’esperienza non solo del Maestro, ma di tutti quelli che in questi duemila anni di storia cristiana lo hanno seguito. Certo non conosciamo a priori il ruolo che avremo nella costruzione del regno, ma sappiamo cosa potrebbe aspettarci anche se dentro di noi c’è pure la speranza di non essere provati come tanti santi lo furono (anche Gesù disse: “Passi da me questo calice” e quindi ci troviamo in buona compagnia anche se guardiamo con ammirazione e stupore quei santi che hanno voluto partecipare fino in fondo alla stessa sofferenza del Cristo). Sappiamo pure però che Gesù è con noi come lo era quando percorreva le strade di Galilea con i suoi apostoli ed allora cosa pensare delle parole in cui Gesù confessa ai suoi discepoli che tra breve essi rimarranno soli? La soluzione di questo enigma si avrà fra qualche versetto quando Gesù presenterà il Consolatore.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, noi possiamo portare avanti con leggerezza la nostra vita perché tu sei con noi. Senza di te ci perderemmo nel trambusto quotidiano delle nostre piccole occupazioni senza alzare lo sguardo verso i campi fioriti del tuo regno. Ci dai proprio la vita, quella vera, che ci rappacifica con l’universo anche se per il perfetto sciogliersi di ogni nostra contraddizione personale e storica ci sentiamo chiamati a darci da fare, ma lo facciamo con gioia perché  tu sei sempre con noi.

 

 7 Anzi perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.

 

Il Maestro non aveva fatto mai simili discorsi e se adesso li faceva il motivo doveva essere ben grave. 'E per questo che loro sono tristi. Gesù però parla da una dimensione altra ed è così preso dal suo essere nel   Padre che registra subito la  differenza tra la sua gioia e la reazione di tristezza dei discepoli. Non li vuole lì imbambolati a sentire le sue parole, vuole capire se hanno recepito qualcosa, vuole delle domande. Non li vuole veder cadere nella tristezza, completamente passivi perché ciò che hanno sentito va contro i loro progetti. Quando Gesù dice: "queste cose" preceduto da 'anzi' fa capire che il fatto stesso di averle dette avrebbe dovuto suscitare nei discepoli una partecipazione piena di speranza per quel qualcosa di nuovo che tutte le parole del Maestro lasciavano intendere. Ma nei discepoli regna incontrastata quella pesantezza tipica della nostra umanità che se non è illuminata dall'alto difficilmente riesce a vedere  al di là del proprio naso. Non vedono perchè ancora attaccati ad una visione del mondo che non è quella del Maestro. E Gesù capisce tutto e li aiuta. E' difficile trovare in altri testi sacri questa premura, questo aver sempre presente l'interlocutore a cui è rivolto il messaggio. Non c'è il rigido prevalere della rivelazione, ma un commisurarsi continuo con il destinatario di questo messaggio: l'uomo. Gesù vuole sapere perché i suoi discepoli sono tristi. Egli li interpella, vuole che parlino e cerca il confronto. Non dice: “Se vi va bene è così se no andate via”. Per lui è importante avere a che fare con uomini dotati di parola e non solo con dei semplici ascoltatori che si bevono o odiano la sua parola. Il suo fare non trascina gli altri in un fare o in un dover essere che li obblighi ‘obtorto collo’ ad un cammino dove non  possono fare delle domande o dare dei contributi. Certo arriverà per ciascuno il momento della scelta, ma per l’uomo ci sarà sempre uno spazio per chiedere, per avere risposte o per un confronto che può modificare realmente tutti e due gli interlocutori e non solo uno. Gesù chiede anche a noi perché siamo tristi. Egli non nega che possiamo essere tristi, ma interrogandoci ci aiuta a prendere coscienza che forse potremmo non esserlo. Se chi ci interroga è una luce che si nasconde, come se egli stesso ci proteggesse prendendo la forma di una porta, allora il nostro rispondere potrebbe essere paragonato al mettere mano alla maniglia per girarla di quel tanto che permetta alla sua luce di dialogare sempre più con le nostre oscurità nella speranza che un moto dello Spirito ci convinca ad aprirla finalmente  tutta quella porta.

 

 

 La nostra vita e la parola

 

Spirito del Signore, ci basta un niente per rimanere turbati e tristi ed è forse per questo che ci creiamo tante corazze. Sotto la tua protezione però le nostre durezze potranno sciogliersi  fino a diventare sensibili al tuo conforto.

 

 

8 Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perchè se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.

 

La presenza di Gesù è stata una cosa grande per l'umanità, ma essa doveva finire per permettere che il disegno del Padre si adempisse. L'uomo con Gesù aveva ricominciato a godere dell'intimità di Dio, quasi un ritorno indietro nel tempo quando Dio passeggiava con Adamo ed Eva nel paradiso terrestre. Questo accompagnarsi al Cristo avveniva però da una condizione decaduta  dell'uomo e da un nascondersi del Figlio nei panni di un uomo. Ora era venuto il momento di svelare come l'incarnazione del Figlio era frutto dell'amore infinito di Dio ed era solo una tappa del progressivo mostrarsi di questo amore. Il passaggio terreno di Gesù era l'inizio del disvelamento e solo prendendo posizione davanti a lui era possibile accedere agli altri livelli di conoscenza e di realtà. Gesù fa quindi capire che il suo andar via avrebbe permesso di ricevere, non più solo con gli occhi, una realtà esterna della divinità, ma una sua presenza interiore nella persona dello Spirito Santo, Spirito consolatore. Gesù è colui che  introduce di nuovo l'uomo alla vita di Dio. E l’uomo non vi poteva essere introdotto se non da un atto di amore così grande da non avere al suo interno alcun interesse nascosto. Un atto d’amore che in termini umani potremmo definire “in pura perdita”. La storia degli uomini ha fornito a Gesù l’occasione  in cui questo amore ha potuto rivelarsi in modo completo ed inequivocabile. Certo le cose potevano andare diversamente ed il Maestro avrebbe sicuramente trovato il modo di farci intendere che ci amava alla follia. Purtroppo il caino che è in noi ha voluto il suo contributo di sangue. Dio quindi in Gesù ci ha amato fino in fondo e noi per imparare di nuovo ad amare avevamo bisogno di un esempio d’amore infinito come infinito è il nostro cuore fatto a sua immagine. Dopo tre anni di vita pubblica Gesù sa che vogliono ucciderlo e che niente potrà trattenere i suoi assassini ed accetta questa sua sorte interpretandola come il più bel regalo che egli possa fare all’umanità. Se egli fosse fuggito non avremmo il cristianesimo ed egli sarebbe uno dei tanti uomini presenti nei thesaurus delle enciclopedie ma senza alcuna presa su di noi. Il suo dono cosciente della vita invece ci interpella perché egli ci ha dato tutto se stesso e questo suo darsi completo è il suo santo Spirito. Egli che ha conosciuto nella vita del Figlio la nostra umanità e tutte le sue difficoltà, i suoi dolori, la sua fatica, sarà Colui che avrà tutti i numeri per consolarla e per proteggerla dal maligno. E noi uomini conoscendo la sua storia, il suo martirio ed il suo folle amore non potremo rifiutarci pena la nostra personale distruzione. Se infatti non si accetta un amore così spassionato ed appassionato nello stesso tempo non si può dire di amare perché l’amore è fatto della stessa pasta di quell’amore che per noi ha dato tutto. Capirlo è grazia, non capirlo è solo tempo dell’attesa in cui finalmente lo si capirà, in Gesù o in un suo esplicito o inconsapevole alleato (uno che ama ma che non conosce il nostro Gesù).

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, vieni , vieni in questo nostro mondo preso dal delirio di onnipotenza e fisso nei suoi criminosi disegni di folle giustizia. Vieni nei nostri cuori perché possiamo finalmente capire come tu sei la soluzione ai nostri mali. Vieni e disserra la porta del nostro cuore perché non vivendo più in difesa usciamo all’aperto dove, alla luce del tuo sole, possiamo accogliere ed amare tutti i nostri fratelli e tu possa finalmente regnare su di noi.

 

9 E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.

 

Dopo la venuta del Cristo il peccato e la salvezza sono percepibili dalla coscienza dell'uomo in modo più acuto. Lo Spirito di Dio grazie all'umanità di Cristo si è accampato nel cuore dell'uomo portandolo ad altezze indicibili, ma in controcanto le potenze infernali cercano di trascinarlo in abissi sempre più orrendi. Le forze del male, davanti all'insperata grazia di una volontà divina determinata a darci tutti i suoi tesori, conducono l'estrema battaglia (già persa in Cristo) per attirare l'uomo sulle vie della disintegrazione della sua esistenza personale e collettiva. Ci troviamo, come dice l’arcivescovo Monsignor Caffarra, di fronte a due processi il primo in cui il mondo cerca di convincere i discepoli che ormai tutto è concluso dal momento che Gesù è morto in croce e l’altro in cui lo Spirito Santo cerca di convincerli che invece Gesù è risorto:  : "E quando sarà venuto, Egli convincerà il mondo". E’ questa l’azione che lo Spirito Santo compie nel cuore e nella mente dei fedeli. Riaprire il processo che il mondo ritiene avere definitivamente chiuso; che il mondo ritiene essere ormai "passato in giudicato" a riguardo di Gesù. E la sentenza che il mondo ritiene inappellabile è sempre uguale nel suo contenuto, anche se variabile nelle sue formulazioni, dalla sentenza di Pilato alla sentenza pronunciata dalla società odierna: Gesù il Cristo è un folle, perché dice di essere la Verità, e quindi l’unica via della salvezza; Gesù Cristo è un empio, perché pur dicendosi Figlio di Dio si lascia crocifiggere. Egli poteva allora, può essere ora assolto: rinunci alla sua identità. Lo Spirito Santo viene donato ai credenti perché li convinca intimamente che quella sentenza, quella condanna è sbagliata. Nel cuore dei credenti riapre continuamente il processo che la società in cui vivono fa a Cristo, perché Questi sia da loro conosciuto nella pienezza della sua verità ed identità. E’ lo Spirito Santo che fa dire all’uomo, ci insegna S. Paolo, che "Gesù è il Signore" [cfr. 1Cor 12,3].”. Gesù quindi ci fa sapere che lo Spirito non si comporterà nei nostri riguardi come il mondo che cerca solo e sempre di ergere tribunali da cui non si può che uscire condannati, ma in un modo estremamente rispettoso della nostra sensibilità e dei modi di vita di ciascuno. Egli ci convincerà, e cioè vincerà assieme a noi, e quindi standoci vicino e non trattandoci da rei da giudicare. Lo Spirito Santo cercherà, in tutti i modi, di dimostrare a ciascun uomo, lungo il periodo della sua vita, la convenienza  di seguirlo nelle sue argomentazioni d’amore.  I temi forti del suo intervento saranno il peccato, la giustizia e il giudizio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito Santo, tu ci sussurri continuamente le tue parole di vita che hanno la forza, se accettate, di cambiare la nostra vita. Grazie per la tua cortesia e la tua vicinanza così lontana dalle dure sentenze del mondo che vogliono solo punire e non salvare.

 

 

10 Quanto al peccato, perchè non credono in me

 

Si può credere o no in una filosofia fondandosi su argomenti di carattere razionale, ma come si può, una volta entrati nell'amicizia o semplicemente nella conoscenza di una persona straordinaria, far finta di niente oppure combatterla e addirittura tradirla? Il cuore dell'uomo può fare anche questo. Tuttavia come si condanna chi ha ucciso un bambino innocente così dire di no a Cristo, quando lo si è conosciuto, è come rinnegare tutto ciò che vi è di più bello e di più buono in assoluto nella vita. Anche Giuda dopo il tradimento se ne accorse, ma apparentemente non volle ricevere fino in fondo la verità di ciò che aveva trovato. Lo Spirito convincerà coloro che adesso non credono in lui di aver peccato e cioè gli darà l’occasione per capire che ciò che hanno fatto è male. Il genere umano accostandosi alla santa persona di Gesù tira fuori tutta la sua cattiveria e testimonia agli uomini di tutti i tempi, casomai fosse stato necessario, che aveva bisogno di essere salvato. Gesù non è venuto per i buoni, ma  proprio per coloro che non lo sono e cioè per tutti, perché tutti siamo sull’orlo di rinnegare la nostra naturale bontà. Il mondo ha rifiutato nella persona del Cristo la novità, la pace, la giustizia e l’ha fatto non in astratto come se si rifiutasse un argomento filosofico, ma nel suo corpo vivo. Egli era l’esempio di una umanità nuova, ma i suoi carnefici hanno preferito non ascoltarlo e continuare con le loro pratiche di morte. Lo Spirito santo illuminerà le menti di queste persone e farà loro vedere, nel caso non se fossero accorti perché portatori di pratiche inveterate, che al fondo di tutto c’è modo di arrivare ad una verità che parla da sé, che si può capire e che di fronte alla quale ciascuno è invitato a fare una scelta non in forza di ciò che dicono altri, ma in forza di una propria decisione. Lo Spirito Santo quindi aiuterà ogni uomo a fare questa disamina e quindi non potremo dire di non essere stati aiutati. La morte stessa di Gesù, il suo offrirsi in sacrificio ci ha meritato l’intervento del suo amore, e cioè dello Spirito santo, Spirito di verità. Questi inoltre non ha solo il compito di convincere l’uomo di peccato, ma anche quello di ricordare all’uomo salvato il suo peccato non per farne occasione di lamento e una ulteriore non-vita, ma perché ne prenda occasione per lodare Dio che ha saputo da un pezzo di legno secco ricavare una pianta rigogliosa per metterla nel suo giardino e prodigargli le sue cure.

 

La nostra vita e la parola

 

Santo Spirito del Signore, tu ci aiuti a discriminare le vie del bene da quelle del male e se anche i nostri piedi qualche volta calpestano sentieri che portano alla perdizione Tu continui ad esserci tormentandoci fino all’ultimo respiro perché possiamo accostarci e oltrepassare la porta che tieni sempre aperta e dove ci aspetti con tutti i morti, i santi e gli angeli del Paradiso. 

 

 11 Quanto alla giustizia, perchè vado dal Padre e non mi vedrete piu'.

 

E se gli uomini invece di rifiutare  avessero accettato il messaggio e la persona del Cristo cosa sarebbe successo? Certamente sarebbe finita la storia e lui stesso ci avrebbe presentato al Padre rimanendo sempre davanti ai nostri occhi. Purtroppo non è andata così e noi uomini abbiamo, ancora una volta, preferito farci lusingare dal mondo. La sottrazione della sua presenza agli occhi degli uomini è la conseguenza della cecità dell'uomo stesso. La giustizia del Padre non poteva lasciarci il Figlio che gli uomini avevano rifiutato. Il Consolatore mostrerà l’ingiustizia del mondo e come tutte le parole e le azioni di Gesù erano giuste. Il verbo di Dio fatto uomo ha portato in questo mondo la santità di Dio stesso e chi poteva testimoniare per lui se non le sue stesse parole e le sue azioni? Gesù però ha sempre tenuto in gran conto il problema del suo accreditamento presso gli uomini. Non ha mai detto: “Ecco Io Sono e non ho bisogno che Dio testimoni per me. Credete solo in forza della mia persona e basta”. Conoscendo la diffidenza dell’uomo Gesù ha sempre fornito formidabili motivi per credergli: “Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera;ma c'è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto,(Gv 5,31-37). Eppure dice Gesù che: “ chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio incombe su di lui».(Gv 3,33-36). Gesù quindi chiama continuamente in causa il Padre e lo Spirito perché sono loro che gli rendono testimonianza e chi accetta le sue parole poi sperimenta in se stesso che egli è il giusto di Dio. Gesù quindi non è un imbonitore che convince con le parole e lega ad un interesse complice, ma uno che dà veramente ciò che promette: pace e vita divina nel cuore. Ogni uomo che accetta le sue parole diventa un testimone della verità delle parole del Salvatore. Ecco perché coloro che lo hanno ucciso, sapendo quello che facevano, sono imperdonabili e non lo vedranno più perché hanno estirpato dal loro cuore la fonte della vita voltandole le spalle. La giustizia di Dio però li raggiungerà non per vendetta ma perché, di fronte al cuore di chi ha sete di giustizia, vengano svelati i misteri nascosti e mai portati alla luce del sole. Il Padre stesso risorgendo il Figlio gli darà giustizia di fronte a tutti. La giustizia del Padre quindi diventerà per noi salvezza e lo Spirito Consolatore ce ne paleserà il risultato lungo tutti i secoli e lungo tutta la nostra storia personale una volta che cominciamo ad entrare ed apprezzare questo santo mistero.

 

La nostra vita e la parola

 

Spirito del Signore, continua a palesarci il mistero della nostra salvezza come risultato della giustizia di Dio. Il Figlio, il giusto del Padre, sia il nostro esempio nelle sue parole e nelle sue azioni perché possiamo in ogni momento portare in questo mondo la sua santità e la sua verità. Se infatti mettiamo la nostra vita a registro con la sua vita non temeremo mai i sussulti del non senso e della disperazione.

 

12 Quanto al giudizio, perchè il principe di questo mondo è stato giudicato.

 

Sotto questa forma così sibillina ci viene data una notizia sconvolgente e grandissima per noi uomini. Insomma ci viene detto che l'antico nemico, colui che sembra spuntarla sempre sulle piazze del mondo non è il vincitore, ma colui che è stato già giudicato. Il vincitore è lo sconfitto. Il nemico credeva d’aver chiuso i conti con il Salvatore nel momento in cui, con la complicità dei suoi seguaci, l’aveva messo in croce. Il principe di questo mondo  aveva architettato tutto in modo che Gesù morisse perché, decapitato il capo, anche le membra avrebbero seguito la stessa sorte. Eppure il maligno doveva aver avuto un vago sentore che le cose sarebbero andate diversamente da quello che aveva progettato. La resurrezione di Lazzaro infatti, come le altre operate da Gesù, dovevano averlo messo sull’avviso che i poteri di questo profeta erano grandi, ciononostante egli nutriva la speranza che come nella storia erano apparsi  uomini potenti che erano morti e non più tornati, così la stessa cosa sarebbe successa anche al Maestro. Gesù avrebbe subito la stessa sorte degli altri e lui avrebbe continuato ad essere l’incontrastato principe di questo mondo.  Ed invece Gesù qui afferma che la sentenza su satana è stata emessa grazie al suo stesso darsi da fare per metterlo a morte. Con le sue stesse mani il principe di questo mondo si è cucito addosso l’abito della sua disfatta definitiva. Questo ribaltamento è operato da Dio grazie alla resurrezione del suo Figlio divino che, per la prima volta, ha riacceso nella storia umana la certezza che la morte non ha l’ultima parola rimanendo per l’uomo solo come uno scotto da pagare per l’essersi  lasciato ingannare dalle seduzioni del maligno. La morte che con il suo manto era la negazione per l’umanità di ogni ulteriore prospettiva ora si riduce ad un piccolo momento incapace di trattenere la luce che proviene dal mondo divino.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, fin dalla creazione dell’uomo tu anelavi al suo cuore e quanto hai dovuto aspettare nei secoli perché tutto fosse pronto! Grazie al tuo Verbo che nell’intimità del tuo essere divino disse : Eccomi”, ora puoi stare nei nostri cuore e prendere possesso della tua dimora. Ti chiediamo di aver pazienza se la nostra casa è poco accogliente e ti invitiamo con forza di arredarla assieme a noi. 

 

13  Molte cose ho da dirvi ma per il momento non ne siete capaci.

 

Un’affermazione così, detta da un amico, ci farebbe star male in quanto ci sentiremmo giudicati come poco intelligenti e quindi condannati ad un mondo di poveretti. Per noi che siamo così suscettibili ed orgogliosi ciò non sarebbe accettabile perché avendo una grande stima di noi stessi non vogliamo essere messi da parte. Infatti è fuori dalla nostra comprensione accettare  chi pretende di saperne di più sul mistero della vita mettendo il dito sui limiti del nostro essere. Se quindi uno viene a dirci che alcune cose non riusciamo a capirle ecco che cominciamo a pensare:” Ma questo qui chi si crede di essere!”. Insomma facciamo gli stessi ragionamenti che facevano i giudei di Gesù quando pensavano blasfemo che un uomo potesse presentarsi come Dio. Qui però ci troviamo in una situazione diversa dove Gesù prima di dire queste parole ha umilmente lavato i piedi dei suoi discepoli. Non ci troviamo in presenza di un giudizio sprezzante sulla poca intelligenza dei discepoli, ma davanti alla mirabile opera pedagogica del Maestro verso coloro che si era scelti. Anzitutto bisogna capire che la realtà è qualcosa di misterioso a cui si accede non solo con il potere dell’intelligenza, ma anche grazie ad eventi che vengono dall’esterno e che rendono possibile una migliore comprensione della realtà stessa. La venuta di Gesù su questa terra è stata preparata dalla formazione di un popolo che aveva con Dio un rapporto privilegiato e non perché Dio ne avesse bisogno, ma perché la creazione di un nuovo rapporto con lui aveva bisogno di un radicamento da cui potesse poi irraggiarsi al resto dell’umanità. Gesù è quindi arrivato quando i tempi erano maturi e cioè quando c’erano tutte le condizioni al contorno per recepire il suo messaggio. Tutti gli eventi quindi precedenti alla sua venuta hanno permesso all’intelligenza dell’uomo di entrare a poco a poco nella comprensione del mistero della salvezza. Abramo, a cui era stata promessa una discendenza numerosa come le stelle, ha avuto solo fede nelle parole del Signore, ma noi ora che ci troviamo nel numero della sua discendenza ne abbiamo una diversa comprensione. Oggi sappiamo infatti che i discendenti di  Abramo sono miliardi e miliardi di persone e ciò ci fa entrare in una comprensione più profonda di quella ottenuta da Abramo per sola fede. Tutto ciò per dire come il presente non può essere l’unico portatore di comprensione per ciò che riguarda il mistero della vita. Un atteggiamento umile è la chiave per accogliere ciò che ci può arrivare dal futuro e che spesso è necessario per capire cose impossibili da capire al momento. E Gesù vuole dire ai suoi discepoli che molte altri avvenimenti dovranno accadere perché loro possano capire veramente come stanno le cose. La capacità di intendere è quindi legata non solo al presente, ma anche agli avvenimenti futuri che chiariranno ciò che nel presente è appena accennato o addirittura assente.

 

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore,  ferma la nostra frettolosità nel voler capire tutto e subito e dacci la coscienza di intendere che non si può vivere la vita navigando a vista, ma stando anche in un luogo dell’anima dove poter immaginare e preparare il nostro incontro con il nuovo che arriva.

 14 Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perchè non parlerà da , ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.

 

Diffidare quindi di tutti quelli che vogliono dirci tutta la verità. Essi ci possono testimoniare delle verità anche molto importanti, ma alla verità tutta intera potrà portaci solo lo Spirito. Inoltre quando qualcuno ci parla della verità è perchè l’ha ascoltata e continua ad ascoltarla ed allora  non potrà mai dircela come se fosse una cosa sua. Se quindi  chi ce la dice continua a riceverla ciò significa che non ce la potrà mai dire tutta. Lo Spirito invece ce la può testimoniare per intero perchè egli la possiede tutta. In Dio non c'è il divenire della verità  ma la contemplazione eterna di tutta la verità per intero. Lo Spirito però, dice Gesù, ascolta la verità  e quindi sembrerebbe che non ce l’abbia, ma il tentativo della nostra ragione di prendere atto di una mancanza all’interno di Dio o di affermare la verità per intera in una sola persona piuttosto che in un’altra deve fermarsi per contemplare come essa è in ciascuna delle tre Sante persone,  ma nello stesso tempo è il risultato di una reciproco ascolto intradivino. Lo Spirito guiderà l'uomo, ogni singolo uomo alla verità intera. Non ci dirà tutta la verità subito, ma inizierà con noi  un cammino dove, a seconda delle nostre risposte, modellerà per noi un percorso per accedere alla verità tutta intera. Questa promessa di Gesù è una risposta adeguata all’infinita richiesta di senso e di verità da parte del cuore dell’uomo. Il Maestro non promette l’accesso alla verità solo per alcuni, ma ci dice che essa esiste e che potrà esserci rivelata se ci facciamo guidare dallo Spirito Consolatore. La guida è necessaria perché Dio non offre rivelazioni standard. Chi si fa portare dalle mani di Dio non è omologato, ma diventa partecipe di una ricchezza infinita che gli arriva secondo la particolare dinamica d’amore che ha instaurato con lo Spirito di verità.  In questo panorama di rivelazioni che Gesù sta consegnando ai discepoli c’è anche quella in cui si afferma che lo Spirito ci annunzierà le cose future. Questa frase si può intendere in tantissimi modi, ma sicuramente uno dei suoi significati più pregnanti è quello in cui lo Spirito di verità ci annuncerà che Gesù con la sua passione, morte e resurrezione ha vinto definitivamente il mondo e che quindi niente di ciò che sarà nel futuro potrà distruggere la sua mediazione celeste che ha collegato in modo definitivo l’umanità a Dio.   

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, ti scegliamo come nostra guida perché tu possa condurci alla verità per intero. Tienici quindi lontani dalle lusinghe di questo mondo che legarci a piccole verità  che sono infinitamente meno di quello che ci prometti. Abbiamo quindi urgente bisogno di uno dei tuoi santi doni, il consiglio, per discernere il bene dal male e predisporre il  nostro cuore alla tua venuta.

 

15 Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà.

 

Non bisogna intendere che il Padre non ha altra ricchezza che ciò che è del Figlio, ma che tutto ciò che è del Padre è del Figlio in quanto il Padre glielo ha donato. Tuttavia c’è qualcosa che il Padre possiede che è  del Figlio in quanto è stato vissuto da lui in prima persona e cioè tutta la sua incarnazione.  Il nostro rapporto con Gesù avviene tramite lo Spirito Santo. Nella lettura dei vangeli noi ci avviciniamo  alla vita del  Maestro ma la comprensione di quanto ha detto e fatto ci viene donata grazie all’azione dello Spirito. Il vangelo infatti non si può leggere come se si leggesse un qualsiasi libro dove è importante avere una certa dose di intelligenza e di cultura. Questo non vuol dire che il racconto della sua vita non abbia bisogno di approfondimenti e di studi, ne ha bisogno eccome!, ma che un livello di comprensione primaria  è garantita a tutti grazie allo Spirito, il cui compito è proprio quello di annunziare ciò che è di Gesù. Nell’attuare la sua opera di Designato a svelarlo a coloro che vogliono conoscerlo Egli  lo glorifica. E’ come se quella comprensione che ci dà fosse accompagnata da messaggio di questo tipo: “Ecco quanto vi ha amato il vostro Salvatore!” assieme ad un’estatica ammirazione per quello che ha compiuto per gli uomini. L’azione di Dio è per noi sempre illuminante come una sorgente d’acqua pura in cui ci si specchia o ci si disseta. Notiamo infatti come agisce:  lo Spirito si presenta a noi come un canale che presta la sua luce divina per illuminare la vita del Figlio. Non parlerà di sé, ma prenderà dal Figlio le cose da annunziare. Insomma ci viene messo sotto gli occhi il più puro esempio di amore senza interesse se non quello della pura verità che basta a se stessa e che non ha bisogno di portarsi dietro la propria presenza o di aggiungere niente che sia proprio. Tra Figlio e Spirito vi è una perfetta integrazione che si rivela in questo offrire da parte di uno e prendere da parte dell’altro. L’insistenza di Gesù nel dire che “prenderà del mio” è una delicatezza verso i suoi discepoli e quelli che nei secoli verranno dopo di loro.  Egli vuole dirci che la divinità che noi dobbiamo immaginarci passa solo attraverso la sua  vita e che quindi non dobbiamo temere che vi sia qualcosa di su Dio che egli non ci abbia rivelato. Gesù è veramente il tutto attraverso cui noi possiamo avvicinarci al vero  Dio. Lo Spirito quindi prende a piene mani dalla vita storica di Gesù per essere per noi davvero la buona novella udibile e comprensibile dalle nostre orecchie umane. Non ci poteva capitare di meglio che avere una vita concreta a disposizione, e non solo quindi teorie, per farne il nostro strumento privilegiato per accostarci a Dio grazie all’azione dello Spirito.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, tu penetri, atteso, nei nostri cuori e ci sveli i misteri di Dio attraverso la vita del nostro Salvatore. Se così hai voluto, compi, sempre più in noi, la tua opera  e forniscici  chiavi di lettura adeguate per interpretare il nostro oggi  alla luce delle tue rivelazioni.

 

16 Ancora un poco e non mi vedrete e un ancora e mi vedrete.

 

Gesù è il Signore della vita e non può permettere che il nulla si insinui tra lui ed i suoi discepoli. Certo ci sarà il momento del lutto e del buio ma solo come prova per i discepoli perché chi dà la sua vita per poi riprenderla è Colui che ha in sé la vita e non può perderla. Il Signore però, sempre con la sua profonda delicatezza, pur  non risparmiando ai discepoli l’impatto con la durezza della vita, vuole prepararli perché quando gli eventi della passione e morte saranno conclusi essi si ricordino, grazie allo Spirito che annunzierà loro le sue cose, delle sue parole. Ad una primo livello di  interpretazione   sembra che il Signore qui alluda al fatto che fra poco i discepoli non lo vedranno più a motivo della sua morte e che passato qualche tempo essi lo rivedranno grazie alla sua resurrezione. Tuttavia se riflettiamo sul fatto che essi  hanno potuto rivedere il Signore risorto solo lungo i 40 giorni della sua permanenza sulla terra, dobbiamo avanzare l’ipotesi che qui Gesù alluda a qualcos’altro e precisamente alla trasformazione del suo modo d’essere presente tra di  loro. Dopo l’ascensione al cielo infatti  Gesù, sottrattosi alla vista, sarà presente solo nel cuore dei suoi discepoli:”  Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».( Mt 28:20). Apprestandosi quindi ad uscire dalla visibilità storica egli rassicura i discepoli promettendogli un altro tipo di presenza completamente nuova ed aperta alla fede in un modo diverso da quella che avevano sperimentato i discepoli. Noi infatti abbiamo lo Spirito del Signore che ci consola e ci dà le chiavi per interpretare nel modo corretto i quadri della vita di Gesù perché diventino per noi esempi luminosi di come ci si debba rapportare al Padre ed ai fratelli. Grazie allo Spirito noi potremo vedere il Signore anche se non lo potremo vedere con gli occhi. La visione è quindi assicurata e noi non temeremo più di perderlo essendo in questo più fortunati dei discepoli che ad un certo punto cedettero d’averlo perso per sempre. L’unico modo per far scomparire dalla scena del nostro cuore il Maestro ed il suo Spirito è il peccato e cioè il consapevole allontanamento dal suo perdono e dalla sua misericordia. Per fortuna che lo Spirito non ci prende troppo sul serio anche se ci prende sul serio quando non lo vogliamo, ma, siccome conosce le nostre incostanze anche nel commettere il male, trova sempre il modo di raggiungerci e di chiederci se ancora vogliamo rimanere lontano da Lui.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, il tuo compito è quello di portare al nostro cuore il tuo Gesù e tutto fai e tutto intenti per compiere a nostro favore la tua missione speciale. In questo obbedisci al Maestro che volle amarci fino alla morte e Tu, che sei lo stesso amore per cui lui ci ama, aiutaci a vederlo sempre meglio guarendoci dalle nostre miopie.

 

 17 Che cos'é questo che ci dice: ancora un poco e non mi vedrete, e questo: Perchè vado al Padre?". Dicevano perciò:"Che cos’è mai questo "un poco" di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire".

 

La fedeltà dei discepoli era sempre stata guadagnata da Gesù con l’amore, ma soprattutto con i miracoli.  La sua potenza era stata messa al servizio dell’attesa di straordinario di coloro che si era scelto, ma sempre con un significato ulteriore e più profondo di quello che  potevano cogliere i loro sensi. Gesù però aveva fatto di più aveva chiamato alcuni discepoli a vivere un’esperienza unica e cioè quella del Tabor in cui avevano avuto un assaggio del suo regno celeste. Insomma i discepoli avevano sperimentato tutto quello che effettivamente poteva farli transitare verso una nuova e più ricca esperienza della realtà. Eppure, e qui sta la veridicità della loro esperienza di fronte agli uomini dei secoli futuri, essi, nonostante avessero visto cose che noi neppure ci sogniamo, si mostrano del tutto incapaci di capire le parole di Gesù. Essi non possono accettare che il Maestro se ne vada via per raggiungere, anche se legittimamente, il Padre. Non si tratta però solo di resistenza. Il fatto è che gli eventi stanno precipitando ed essi non sono pronti a capirne la portata e quindi ci appaiono completamente fuori fase rispetto invece all’alta coscienza che ne ha Gesù. I discepoli erano un piccolo gruppo quindi era possibile che mentre Gesù parlava alcuni ascoltassero attentamente, mentre altri potevano permettersi di scambiare qualche parola senza che al Maestro potesse venir meno l’uditorio. Il formarsi della loro domanda avviene quindi in un cerchio minore rispetto a quello degli altri. Non sappiamo chi dei discepoli lamenta di non comprendere, ma il fatto che non vengono fatti nomi significa che i “noi” del “non comprendiamo” interpretano bene il sentimento diffuso tra tutti i discepoli. Il loro disagio si concentra sull’ “ancora un poco” perché in esso ravvisano un qualcosa che può toccarli direttamente. Nell’ “ancora un poco” essi vogliono avere rassicurazioni e nello stesso tempo capire come esso possa cambiare i rapporti che fino a quel momento avevano avuto con il loro Maestro. Essi quindi non capiscono la dinamica generale di ciò che sta succedendo, ma invece capiscono benissimo che qualcosa succederà a breve e questo qualcosa cambierà la loro vita.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, anche a noi capita spesso di trovarci in una situazione in cui sarebbe facile capire tutto se non avessimo paura del nuovo che sta per arrivare. Il nuovo, specialmente quando scalza via ciò che abbiamo costruito, ci piace poco, ma se lo viviamo sempre alla Tua presenza, ecco che da evento doloroso può trasformarsi in una vera occasione di crescita.

 

 19 Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: "Andate indagando tra voi perchè ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un ancora e mi vedrete?

 

Come è spaziosa la casa del Signore! In essa vi sono tante stanze e non è imposto agli invitati di stare tutti nella sala ad ascoltare il padrone di casa. Gesù quindi non riprende i suoi discepoli perché hanno smesso di starlo a sentire, ma da attento osservatore percepisce gli umori dei suoi ed intuisce che lo vogliono interrogare. I padroni di questo mondo si sarebbero subito offesi per questa mancanza di rispetto. Il silenzio e l’assenso immediato sono più consoni alla formazione ed al mantenimento di una struttura di potere. Qui invece i discepoli indagano sulle parole del Maestro e non lo fanno di nascosto, ma davanti a lui. Ciò ci dà la misura di un modo di stare assieme dei discepoli con il loro Maestro veramente libero. Essi infatti sono abituati ad interrogarlo e ad avere spiegazioni da lui. Ecco i discepoli interroganti sono per noi come un esempio magistrale da seguire per capire chi e che cosa è per noi il Maestro. Il pericolo di vivere in modo monco il nostro rapporto con Dio per noi cristiani si trova nel non creare situazioni di dialogo con Gesù dove possiamo porgli delle domande ed ascoltare delle risposte. Noi infatti siamo portati a semplificare il rapporto con Dio con moti del cuore che hanno però una sola direzione , vanno cioè da noi a Dio e si preoccupano poco di contestualizzare l’Altro come portatore di risposte e come Essere dialogante che ha bisogno di essere accolto in uno spazio completamente dedicato a lui. La vita spesso ci pone di fronte a scelte dure da fare e a realtà spesso difficili da comprendere. Il nostro primo moto non è quello di metterci in dialogo con lo Spirito del Signore ma quello di trovare una soluzione che rischia d’essere solo una nostra proiezione , ma che non corrisponde in sostanza a ciò che la vita ci sta chiedendo in quel momento. Il vero cristiano invece si mette in ascolto per ricevere lumi, avanzare proposte e risolvere quindi i suoi problemi in un più stretto rapporto dialogante con il suo Signore.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, aiutaci ad acquisire la buona abitudine di parlare e confrontarci con la tua divina maestà. Sappiamo che ci vuoi viventi alla tua presenza e dalla nostra storia umana sappiamo pure che cosa si intende  per ‘essere vivi’. Aiutaci quindi a vivere con Te ciò che con tanto piacere facciamo con i nostri simili: parlare di tutto, chiedere tutto, ascoltare tutto.

 

 20 In verità in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.

 

Gesù non nasconde la verità ai suoi discepoli. Non è un seduttore o un ottimista di mestiere, ma quando è il momento giusto, sa dire cose dure. I discepoli non si aspettavano di sentir parlare d’afflizione. Gesù non si era  paragonato allo sposo e al fatto che quando lo sposo c’è si è sempre in festa? Ora invece Gesù sembra non poter più assicurare tranquillità e pace e profetizza loro pianti e tristezze che si tramuteranno in angosciose afflizioni.  Ad aumentare il loro disagio ci penserà il mondo che gioirà del loro stato di prostrazione. Questo quadro però, dice Gesù, è destinato a capovolgersi perché:” la vostra afflizione si cambierà in gioia.”.  I discepoli ancora non possono capire cosa succederà da lì a poco, né hanno presente il piano del Padre che, grazie anche a loro, si sta attuando. In quel cenacolo stanno avvenendo troppe cose a cui né la loro intelligenza, né il loro cuore erano preparati. Eppure nonostante questi loro limiti profondi nell’essere protagonisti di avvenimenti così grandi, essi sono chiamati a viverli. Ciò vuol dire che non è l’intelligenza o la preparazione culturale che ci rende degni di vivere cose grandi, ma solo la disponibilità a vivere ciò che la vita ci propone. Gesù quindi con queste sue parole fa rientrare nella vita dei suoi discepoli il dolore e lo fa anche per noi. Il cristiano patisce come tutti gli altri esseri viventi, tuttavia ciò che cambia la qualità della sua sofferenza è una sorta di valore aggiunto che è frutto solo della fede nelle promesse del Maestro. Il Maestro afferma che le lacrime si trasformeranno in gioia, ma non in forza del loro essere lacrime di sofferenza, quasi che la tristezza fosse ciò che bisogna desiderare per essere suoi seguaci, ma in forza della sua promessa. Ciò vuol dire che il regno di Dio non può essere un regno d’afflizione, ma di gioia. La promessa del Signore quindi ci assicura una vita gioiosa anche se costellata qua e là da dolori fisici e psichici, tali però da non compromettere  il  portato rivoluzionario della sua proposta di vivere cioè già qui in terra un rapporto con Dio pieno di gioia.

                                                                                                                                                                                                                                                                       

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, di queste parole di Gesù dovremmo ricordarci quando siamo abbattuti e stanchi e cioè che la nostra afflizione presto si muterà in gioia. E qual è la gioia profonda che vivremo dopo che ci avrai purificato dalle scorie dei nostri peccati? Sicuramente il sapere di vivere la nostra vita assieme alla tua Trinità: Padre, Figlio e Spirito santo.

 

 21 La donna quando partorisce, è afflitta, perchè è giunta la sua ora; ma quando ha dato la luce il bambino, non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo.

 

C'è oscurità nella mente dei discepoli, come spesso nella nostra mente quando c'é qualcosa che non comprendiamo. Non capire, alcune volte, non è imputabile alla nostra mente, ma alla dinamica stessa della realtà che ancora non è pronta a svelarsi. Bisogna solo aspettare e nel caso di domande importanti occorre attendere l'intervento dello stesso Spirito. Qui i discepoli non avrebbero potuto capire ed allora è Gesù stesso che li aiuta a capire. Chi segue Gesù non può essere afflitto da cose che hanno la loro patria nel nulla. L’unica unica e vera afflizione che può incontrare il cristiano  è gravida di speranza e di futuro. E’ un’afflizione che non lascia dietro di sé il segno del negativo, della pesantezza, ma che si dissolve appena è passato il momento che l’ha causata. Quando notiamo in noi la presenza di tristezze che vengono dal passato allora è il momento d’andare a vedere come mai ancora nel nostro presente troviamo tracce di ciò che non avrebbe dovuto esserci più. E la ricerca non è sempre facile. Succede alle volte di doversi affidare ad un terapeuta o a un padre spirituale per snidare quel qualcosa che rende la nostra vita difficile da vivere. Altra cosa invece è la sofferenza vissuta nel nome del Signore, essa tocca solo il corpo ed esalta tutto ciò che di buono ci portiamo dentro. E’ una sofferenza che permette a qualcosa di prezioso di venire alla luce, come evidenzia Gesù nella donna che partorisce un uomo. Se poi pensiamo che quella sofferenza di cui parla il Maestro fra poco lo riguarderà da vicino ecco che possiamo vedere in azione come la sofferenza è vissuta dallo stesso Gesù.

La donna portata a paragone è lo stesso Gesù che è tutto teso a far nascere un uomo vero ed ecco perché, pur davanti al suo crudele destino, egli può parlare di gioia. Il suo amore infinito trasforma tutto in presentimento di gloria e così ci fa toccare con mano come pur nella sofferenza sia possibile bere al calice della gioia.

 

La nostra vita e la parola

 

Spirito del Signore, spendiamo molto tempo della nostra vita a soffrire senza poter estinguere la causa del nostro dolore dovendo anche constatare, nostro malgrado, che siamo proprio noi la causa di molti inutili dolori. Aiutaci a non abbatterci ma fa che possiamo gettare tutto nel fuoco del tuo amore per ottenere, anche in mondi lontani dai nostri, le consolazioni che tu non neghi mai a chi te le chiedi. 

 

22 Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. In quel giorno non mi domanderete più nulla.

 

In questi giorni abbiamo tutti gioito per la liberazione degli ostaggi italiani prigionieri dei terroristi. Una gioia che ha attraversato tutta l’italia, gioia vera che si poteva leggere negli occhi di tutti. Questa nostra esperienza deve avere avuto qualcosa di simile a quella a cui accenna Gesù, anche se la differenza è grande: gli italiani erano solo dei condannati a morte, mentre Gesù era morto davvero. La gioia quindi dei discepoli nel rivedere il Maestro vivo aveva una profondità maggiore della nostra di oggi proprio perché tutti sanno che dalla morte non si torna. Quella gioia, dice Gesù, nessuno potrà toglierla dal cuore dei discepoli. Rimarrà per loro un’esperienza fondamentale che si porteranno dietro per tutta la vita e che sarà fonte di ogni loro testimonianza. Gesù qui profetizza che i discepoli, fatta l’esperienza di rivederlo, conosceranno tutto tanto che non avranno più bisogno di chiedergli più niente. Certo noi oggi non possiamo immaginare cosa significhino veramente queste parole e ci sembra che la nostra esperienza è molto lontana da quella dei discepoli per suggerirci un qualche paragone per capire il senso di quel. “non mi domanderete più nulla”. Tuttavia se peschiamo nell’esperienza di gioia, fatta ad es. dai familiari dei rapiti, dobbiamo concludere che il momento più forte vissuto da loro è stato quello in cui hanno rivisto ed abbracciato i loro cari. In quel momento ogni parola o interrogazione era superflua, più valeva infatti la presenza che era per loro il contraltare vivente della morte da cui i loro cari erano stati sottratti. Rivedere Gesù, morto da tre giorni, era per i discepoli la risposta ad ogni loro dubbio e la presa di coscienza di tutta la verità che riguardava Gesù. Infatti sarebbero ritornate a mente, grazie allo Spirito santo, tutte le parole-verità del Maestro e sarebbe apparso chiaro tutto il suo progetto di salvezza. Per noi che viviamo a 2000 anni dalla nascita del cristianesimo ‘domandare’ è ancora importante anche se spesso diventa una specie di alibi per non fare esperienza. E' infatti la nostra diffidenza che moltiplica le domande. Affidarsi, quando ce ne è data la possibilità, dovrebbe essere la via maestra per capire veramente qualcosa ed invece rimaniamo per anni dubbiosi senza avere il coraggio di credere veramente a ciò che un uomo di Dio ci dice.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, noi non possiamo vedere Gesù perché viviamo in un tempo diverso da quello che fu il suo, ma siamo però i destinatari di quella sua promessa in cui egli gli ci assicura che starà vicino a noi fino alla fine del mondo. Ora vorremmo, Spirito del Signore, un tuo soffio speciale perché diventi sempre più percepibile per noi la sua presenza.

 

 

24 Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perchè la vostra gioia sia piena.

 

Noi possiamo sempre chiedere a Dio delle grazie, ma chiedere in nome di Gesù fa diventare il Padre più disponibile alle nostre richieste.  Occorre quindi capire che cosa significa chiedere ed ottenere dal Padre chiedendo nel nome del Figlio. Anzitutto occorre togliere a Dio la maschera di Dio per dargli il volto preciso di Padre come ce lo ha rivelato Gesù. Per fare questo però non basta immaginarci un padre umano per trasferire le sue caratteristiche al Padre divino. Vi sono delle somiglianze ma sono più le differenze ed allora per capirci di più occorre vedere come Gesù parla del Padre. Il Padre, secondo Gesù, è perfetto, ma la sua perfezione non lo isola da noi anzi egli sa sempre ciò di cui abbiamo bisogno. Senza il suo consenso neppure un capello del nostro capo può cadere. Gesù quindi ci mostra un Padre veramente vicino, anzi più vicino di quanto noi lo siamo a noi stessi. Di fronte a lui possono stare solo le persone umili perché dei saccenti non sa che farsene. I piccoli sono i suoi preferiti.  Il Padre risuona come un diapason e cioè se noi perdoniamo i nostri nemici anche lui ci perdona, se noi siamo misericordiosi anche lui è misericordioso nei nostri confronti. Come Gesù affida nelle mani del Padre il suo Spirito così anche noi possiamo affidarci completamente a lui. Per conoscere quindi il Padre non abbiamo che da guardare la vita del Figlio in quanto nessuno sa chi è il Padre se non il Figlio. Il Padre ha voluto redimere il mondo attraverso suo Figlio e al Figlio ha dato tutti noi in modo che credendo in lui abbiamo la vita eterna e possiamo essere risuscitati nell’ultimo giorno. Dall’affermazione di Gesù: “ Io e il Padre siamo una cosa sola». (Gv 10:30) possiamo intuire come ascoltando il Figlio e le sue parole noi centriamo in pieno la conoscenza del Padre. Potremmo continuare a parlare del Padre, ma ce n’è a sufficienza per capire di fronte a quale tipo di  interlocutore ci troviamo. Il Padre vuole la nostra salvezza e se noi gliela chiediamo nel nome del Figlio, che si è incarnato per darcela, egli non ce la può rifiutare. Essere salvi significa essere nell’amicizia del Padre e del Figlio ed in questo stato non vi può essere che gioia piena. Questa però  può arrivarci solo se, nel momento in cui chiediamo, ci  poniamo davanti al Padre con quell’umile atteggiamento di figlio che vuole veramente ricevere tutto da lui. Occorre quindi non barare e cioè non credere che in fondo in fondo siamo noi capaci di sanarci con le nostre forze. La nostra richiesta deve essere un atto sapiente in cui riassumiamo l’incapacità della nostra vita ad avere la gioia piena se essa non ci viene donata da Dio tramite Gesù ,mediatore umano-divino, che ci strappa da quella errata credenza che vuole la salvezza come frutto di un rapporto diretto con Dio senza alcun riferimento ai fratelli.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, spira nei nostri cuori la giusta modalità di rivolgerci al Padre attraverso l’intercessione del Figlio in modo che su di noi discenda la sua benedizione sotto forma di una gioia così celeste da portare su questa terra un raggio della luce divina a beneficio nostro e dei nostri fratelli.

 

25 Queste cose vi ho dette in similitudini; ma verrà l'ora in cui non vi parlerò più in similitudini, ma apertamente vi parlerò del Padre.

 

La verità quindi sopporta molte vicende intellettuali e tutte legittime se sono rapportate ad un piano di crescita dell'uomo. La similitudine è uno dei modi attraverso cui la verità ci può toccare e non è meno verità, ma è un motore verso la verità. L'intelligenza creativa di Gesù ha continuamente tradotto nel nostro linguaggio concetti difficili da accettare: ad es. che il Padre non è un Dio terribile, ma un Padre buono che ci ama all'infinito.

Ai discepoli si sarà aperto il cuore di fronte all'incalzare di così tante e grandi promesse. Gesù li porta a poco a poco al massimo della dedizione da loro sopportabile in quel momento. Il divino Maestro sta gettando i ponti per il suo ritorno e trasmettendo ai suoi discepoli la percezione che se anche qualcosa di tragico  succederà tuttavia ci sarà ancora dell'altro. E quest’altro è la promessa che egli parlerà loro del Padre apertamente. Ciò che ora vorremmo sapere è che cosa avrà detto il Signore di così sconvolgente ai suoi discepoli. Sarebbe bello saperlo, ma più che una conoscenza derivata solo dalle parole, potremmo cercare di cogliere la percezione che i discepoli avevano del Padre dopo la discesa dello Spirito Santo e che ci hanno lasciato nei restanti scritti del Nuovo Testamento. Trascrivo alcuni testi per lasciarli alla nostra contemplazione:

 

Galati 4:6 E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!

 

Efesini 1:3 Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

 

Efesini 1:17 perché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui.

 

Efesini 4:6 Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.

 

Colossesi 1:12 ringraziando con gioia il Padre che ci ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

 

2Tessalonicesi 2:16 E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza,

 

1Pietro 1:3 Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo; nella sua grande misericordia egli ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva,

 

1Giovanni 1:3 quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.

 

1Giovanni 2:23 Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre.

 

1Giovanni 3:1 Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui.

 

1Giovanni 4:14 E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, aiutaci ad avere sempre più coscienza del nostro essere figli del Padre, perché solo così lo potremo conoscere sempre più apertamente per dargli l’onore e la gloria che si aspetta da noi sue creature. In questo tempo dell’odio aumenta il numero dei figli in modo che con le loro lodi possano coprire il mare di ingratitudine che uccide il nostro mondo.

 

 26 In quel giorno chiederete nel nome mio ed io non vi dico che pregherò il Padre per voi:

 

Il rapporto quindi con ciò che l'uomo desidera, nella proposta di Gesù, deve passare attraverso il suo nome. Quante realtà l'uomo vuole! Ha desiderio di conoscenza e di amore: questi bisogni sono riconosciuti in radice dal Maestro. Egli, con i suoi inviti ripetuti, incanala questi bisogni fondamentali nell'unica possibilità vincente di essere veramente esauditi e cioè passare attraverso la sua persona. Per realizzare i suoi desideri quindi l'uomo non può più ricorrere a se stesso come aveva fatto nel paradiso terrestre mangiando la mela, ma deve confrontarli con la vita del Cristo. Solo così potrà avere la certezza che le sue richieste saranno in sintonia con il Padre. In Cristo i discepoli sono amati direttamente dal Padre. Nella vita quindi di tutti i giorni non abbiamo bisogno di d’altro per essere nella luce e nell'amore del Padre. Questi ci ha inviato il Figlio e quindi è lui il primo attraverso cui l'uomo, se vuole, deve passare. Tuttavia per rendere reale questo riferimento al Cristo non abbiamo altra via che i segni che ci vengono dagli  altri e dalle pa role della nostra guida spirituale se ci siamo affidati a lui, naturalmente qui parliamo sempre di persone che liberamente hanno accettato la via cristiana, per gli altri invece è solo la loro coscienza che li guida. L'insistenza di Gesù nel proporre  di chiedere al Padre è commisurata alla testardagine umana nel non voler ricorrere a Dio quando ne avrebbe veramente bisogno: ecco perchè non deve meravigliare che Gesù inviti continuamente a pregare il Padre. Inoltre nella richiesta di pregare il Padre nel suo nome, come abbiamo già visto in precedenza, c’è l’intenzione del Maestro di farci notare che l’unica vita possibile che noi possiamo portare avanti con successo è quella che passa per la sua imitazione. Oggi, nel momento in cui  vengono a confronto religioni diversamente ispirate è importante leggere la ricchezza della nostra partendo da ciò che sembra scontato o meglio messo poco in luce. Quando Gesù ci invita all’imitazione anzitutto vuole correggere la nostra distorta visione di Dio. Egli dichiara apertamente che gli uomini non hanno visto e non conoscono Dio e quindi come  possono affermare di sapere cosa  piace a Dio e cosa gli dispiace. Certo egli ha impresso nel nostro cuore la sua immagine, ma sappiamo come in tutta la nostra storia l’abbiamo infangata anche se credevamo nel nostro cuore di fargli piacere. Solo Gesù ci dà l’interpretazione corretta di Dio e ce la dà andando contro alla nostra propensione di angelicarci, e quindi separarci dai fratelli umani, per umanizzarci. Egli ci dice che senza servizio ai fratelli non potremo far parte del regno dei cieli e ciò vuol dire che senza quest’immersione nell’umano non potremo mai avere di Dio un’immagine corretta. Ora quindi chiedere nel nome di Gesù significa aver presente tutto questo e metterlo in pratica.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, i nostri continui tentativi di ritagliarci un Dio a nostra immagine e somiglianza, non solo ci allontanano dal vero Dio, ma anche dai nostri fratelli. Solo servendo il nostro prossimo noi potremo, con il tuo aiuto, capire qualcosa del mistero di Dio.

 

27 il Padre stesso vi ama, poichè voi mi avete amato, e avete creduto che io vengo da Dio.

 

Sempre seguendo la linea della trasposizione delle parole di Gesù ai discepoli come se fossero rivolte a noi apprendiamo che la nostra fede nel Signore incanala l’amore del Padre su di noi. Amando il Maestro infatti noi amiamo Dio stesso e quindi Dio, nella persona del Padre, ci contraccambia l’amore. Ma cosa vede il Padre quando ci ama? Vede noi e vede il Figlio che è in noi. Gioisce quindi per il Figlio, e in questo non ama se stesso in quanto ama una delle persone della sua sostanza divina, ma non è neppure un amore che  amando noi è come se amasse solo il Figlio, ma un amore che riguarda delle persone umane diverse da sé che gli somigliano in quanto sono state fatte a sua immagine e somiglianza e perché hanno accettato la redenzione offerta loro dal Figlio. L’amore ad extra della Trinità si rivolge quindi al diverso, ma un diverso che gli somiglia nel bene e non potrebbe essere diversamente. Dio non può amare ciò che gli è contrario. Una volta quindi che il Padre ci vede nell’armonia del bene, del bello e del giusto, perché abbiamo accettato di ricevere tutto ciò dalle mani del Figlio, ecco che egli ci ama direttamente. Ciò vuol dire che viene ricostruito quel ponte che l’umanità aveva distrutto e che non permetteva più un rapporto diretto con il Padre. Il Figlio venendo su questa terra è divenuto lui stesso ponte dandoci la possibilità  di percorrerlo per andare a trovare il Padre che non se n’è stato fermo ma che ci viene incontro con grande gioia per abbracciarci e farci vedere le cose del suo regno. Tutto ciò comporta che anche noi cominciamo a cambiare prospettiva quando pensiamo a Dio. E l’inversione che dobbiamo fare, quando pensiamo a lui, è di 360° perché dobbiamo pensarlo come Padre amorevole e non più come un  padrigno autoritario che non aspetta altro che di punirci per i nostri numerosi peccati. Questa è l’inversione di rotta più grande che dobbiamo fare e che ci impegna continuamente e cioè quella di passare dalla visione di un padre che punisce, a quella del Padre buono che vuole la nostra salvezza. C’è infatti una parte di noi che tende sempre ad accusare Dio per tutto ciò di male che ci succede su questa terra, ma se cominciamo a percorrere la strada indicataci da Cristo cominceremo a scoprire le meraviglie impensabili della bontà del nostro Padre celeste.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, gli uomini bestemmiano contro il Padre perché non vogliono conoscerne l’intima bontà, sta a noi che l’amiamo far si che cambino idea. Il compito è così arduo che solo Tu puoi operare in modo che le nostre azioni diventino per gli altri degli eccellenti appigli per la tua azione di salvezza.

 

28 Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre.

 

In Dio non vi può essere costrizione. Qui contempliamo la bellezza del decidere come espressione di una volontà libera che non si fa condizionare da niente se non dal fatto di volere fare qualcosa. Per noi, che ci troviamo in una situazione diversa, poter immaginare l’esistenza si  uno stato di vita che possa regolarsi così ci sembra il non plus ultra della vita. Anche qui però quando facciamo questi pensieri li formuliamo alla maniera ‘potente’ e cioè come possibilità di fare tutto quello che si vuole. Non così in Dio in cui tutto ciò che egli vuole è santo e dove ogni sua potenza è correlata intrinsecamente al vero, al giusto e al bello. Il Figlio quindi è uscito liberamente dal Padre e quindi non essendo stato obbligato da nessuno liberamente si è fatto uomo. Questo atto libero, che è all’origine del suo muoversi, ha una grande importanza in quanto ha conseguenze liberanti per noi uomini. Se infatti all’origine dell’atto dell’incarnazione c’è un atto libero allora tutte le azioni del Gesù terreno saranno libere e prive di costrizione, ma ciò che più conta i suoi rapporti con gli uomini saranno privi degli effetti negativi di un atto di  costrizione ( il Padre che obbliga Gesù ad incarnarsi) che si sarebbe riversato sull’umanità in questo modo: “Dal momento che non mi (Gesù) avete voluto ora ve la faccio pagare”. La sua venuta quindi è frutto di un puro amore che aveva già messo in conto il rifiuto umano. Insomma una decisione a tutto beneficio nostro fatta in modo da essere completamente santa e da non prestare il fianco a nessun attacco nostro e del maligno. Gesù incarnandosi per la nostra salvezza non diventava infatti un Dio più potente o un Dio che potesse prendersi, rispetto agli altri dei, il favore degli uomini a motivo della sua incarnazione. Il Figlio non ci guadagnava niente. Ma allora ci si potrebbe chiedere: Se non ci guadagnava, allora perché si è incarnato? E se ci guadagnava che tipo di guadagno era da sfuggire completamente all’accusa di un suo interesse privato? Se pensiamo alla gioia del pastore che ritorna con la sua centesima pecorella sulle spalle allora possiamo intuire la risposta. Ad essere felici in quel momento sono in due la pecorella ed il pastore. Dio infatti creando l’universo e gli uomini li ha situati nel bene e non nel male, se poi l’uomo ha scelto diversamente non per questo Dio si rimangia l’intenzione per cui ha creato. Il Figlio incarnandosi liberamente accetta di continuare a far esistere quel bene che il Padre ha messo in essere nel momento della creazione. Poter quindi ritornare all’ovile con la pecorella smarrita sulle spalle è per il pastore l’attuazione della sua vocazione originaria e cioè quella di amare le sue pecore ed essere corrisposto da loro. Se c’è un guadagno è quello proveniente dal bene che trionfa e cioè dalla celebrazione dell’originaria intenzione di Dio di avere dei figli che lo amino non come servi, ma come liberi, perché libero è stato l’amore che li ha amati.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del signore, come poterti eguagliare in questo tuo amore così eccelso? Non abbiamo né forze, né intenzioni così pure per mettere in atto un tale amore. Tu però scaldando il cuore del Figlio nella sua incarnazione, ci metti sulla strada della purificazione per diventare perfetti come il nostro Padre celeste. 

 

 29 Gli dicono i suoi discepoli: " Ecco adesso parli chiaramente e non fai più uso di similitudini.

 

I discepoli possono finalmente dire la loro sul modo che aveva Gesù di rispondere ai loro interrogativi. E’ vero che Gesù non parlava ai discepoli in parabole tuttavia il suo messaggio lo proclamava soprattutto alle folle ma i discepoli che erano presenti avevano sempre bisogno di chiedergli delle spiegazioni: “Tutte queste cose Gesù disse alla folla in parabole e non parlava ad essa se non in parabole,” (Mt 13:34 ); “Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa. (Mc 4:34)”.“Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?».”(Mt 13:10); Per questo parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono. (Mt 13:13); ed ancora :“A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole,” (Mc 4:11). Rimaneva tuttavia difficile per i discepoli capire perché il Maestro avesse due modi di comunicare uno per la folla e l’altro per loro. Essi non facevano abbastanza attenzione al fatto che la presentazione di certi argomenti avesse bisogno di una certa cautela: “ Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. “(Mt 7:6). Gesù conosceva bene il cuore dell’uomo e quindi sapeva che dire la verità a chi non voleva ascoltarla significava solo fornire all’avversario degli argomenti che poi avrebbero usato contro di lui. L’imbarazzo dei discepoli di fronte all’utilizzo delle parabole da parte di Gesù era fondata su un loro modo ingenuo e  ed immediato di comunicare che all’apparenza sembra sano, ma in realtà è una specie di difesa verso mondi che si vuole mantenere lontani. E le parabole del Signore invece servivano proprio ad avvicinare verità a prima vista lontane, ma che poi si rivelavano il modo migliore di dare uno sguardo penetrante su situazioni che toccavano da vicino i suoi interlocutori. Inoltre l’utilizzo delle parabole serviva al Maestro per avere un ritorno da parte dei suoi interlocutori e dar loro la possibilità di esprimersi, di interrogare, di partecipare. Le  similitudini erano un modo di creare un corridoio di comunicazione per selezionare in qualche modo chi era interessato seriamente alla verità da chi invece era solo un curioso o una spia che si trovava lì per riferire ai suoi nemici. Questo suo modo di parlare non trovava molto ben disposti i discepoli che poi si trovavano costretti ad interrogarlo. Ora però, dopo la dichiarazione di Gesù d’essere uscito dal Padre, dicono di avere chiaro tutto il quadro di riferimento della persona del loro Maestro. Tuttavia sebbene essi dicano che ora egli parli chiaramente ciò non significa che abbiano compreso appieno il significato del suo essere uscito dal Padre. Anzi di sicuro la loro comprensione era sbagliata perché legata ad una interpretazione della figura di Gesù all’insegna della potenza. Lo svolgimento dei fatti sembra avvalorare questa ipotesi. Quando infatti essi si troveranno di fronte a un Gesù arrestato e crocifisso quella chiara comprensione, a cui dicevano d’essere pervenuti, non servirà loro per compensare la loro cocente delusione.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, anche nella nostra vita troviamo che tu ci parli per parabole. Interi segmenti della nostra esistenza somigliano a delle grandi parabole da meditare per capire cosa Tu ci vuoi dire veramente. Ogni tanto occorrerebbe avere l’accortezza di fare delle sintesi della propria vita ed immaginarla come un fiume che va verso l’oceano. Ed una volta che si sono radunati i fatti e le intenzioni vedere come essi si sono distribuiti lungo questo fiume immaginario per coglierne le deviazioni, gli impantanamenti, le cascate, le soste o anche quando è andato calmo e determinato verso la sua destinazione.

 

30 Ora conosciamo che sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio.

 

Gesù non ha fatto la dichiarazione d’essere uscito dal Padre all’inizio della sua vita pubblica, ma dopo una lunga preparazione dei discepoli.  Se avesse cominciato dichiarando la sua derivazione divina lo avrebbero preso sicuramente per matto. Egli dunque nella rivelazione di se stesso ha seguito un piano che, pur mirando allo svelamento della verità, non la metteva subito in primo piano. Egli ha tenuto conto dei suoi interlocutori umani e quindi noi possiamo trarre la conclusione che la stessa verità per poter scendere nei cuori dell’uomo ha bisogno sempre di planare in uno spazio preparato per poter essere accolta. La verità, secondo Gesù, non si può gridare in faccia a nessuno, ma va portata avanti con la propria testimonianza. Quelli che vogliono convertire gli altri sbandierando solo l’inferno non sono veri discepoli del Maestro. Ciò non significa che non si possano prendere delle posizioni dure, ma esse devono essere sempre legate ad un contesto che le possa comprendere e dove anche la condanna ha senso solo se può ottenere dei reali frutti di redenzione. Ora, dopo tre anni di discepolato, gli apostoli davanti al parlar chiaro di Gesù gli accordano la loro fiducia in modo totale. Essi  non hanno più dubbi sul fatto che Gesù sappia tutto e, grazie a questa sua dichiarazione, adesso possono capire tanti tratti dell’operato del loro Maestro che non avrebbero avuto una spiegazione adeguata se egli fosse stato solo un uomo come tutti. Ora si lasciano andare ad un’affermazione un po’ sibillina (“non hai bisogno che alcuno t'interroghi”) , ma che ci rivela chiaramente il loro raffinato modo di mettersi in relazione con un capo.  Essi fin dall’inizio avevano avuto coscienza del fatto che per diventare discepoli di qualcuno dovevano partecipare attivamente, di fronte agli occhi di terzi, alla costruzione dell’immagine del loro Maestro come quella di se stessi come discepoli. Essere discepoli esclusivi infatti comportava il differenziarsi dagli altri, ma questo poteva avvenire solo con la loro attiva partecipazione nel mostrare a coloro che non erano discepoli come il loro Maestro era davvero unico. Per far questo però essi avevano bisogno di interrogarlo in modo da poterne in qualche modo succhiare l’essenza per diventarne i legittimi interpreti. Insomma Gesù aveva bisogno di  loro in quanto essi erano i tramiti attraverso cui egli poteva accreditarsi presso gli altri giudei. I discepoli quindi si sentivano parte di un gioco di squadra che serviva a tutti, a Gesù in quanto attraverso i discepoli poteva essere accettato dai giudei e ai discepoli in quanto essi potevano godere di riflesso della grandezza del loro Maestro. Ora si accorgono che il gioco portato avanti fino a quel momento si è disfatto nelle loro mani. Scoprono che il Signore non ha mai avuto bisogno di loro e che questo gioco delle parti teso a favorirsi l’un l’altro è stato un grande abbaglio. La verità del loro rapporto quindi non è più ascrivibile ad un interesse privato delle parti ma a qualcosa di più profondo che ha le radici in Dio stesso. Quale Dio però? Come vedremo presto nei versetti successivi un Dio che è frutto del modo comune di immaginarsi la divinità da parte degli uomini.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, siamo talmente limitati che il nostro modo di pensare alla divinità è quello della potenza. Ciò che a noi manca lo attribuiamo a Dio e così facendo chiudiamo la gestalt tra noi e lui togliendo dal nostro orizzonte ogni riferimento ai fratelli e al male che affligge la nostra umanità. Gesù quando in Te ama il Padre lo ama avendo nel cuore i suoi fratelli umani ed allora aiutaci ad amarvi nella vostra Trinità beata come lo stesso Gesù ci ha insegnato.

 

31 Rispose allora Gesù : “Adesso credete?”

 

Gesù davanti alla parole dei discepoli si meraviglia come essi possano dire di credere solo per il fatto di avere affermato di essere uscito da Dio. Non c’è solo lo stupore però, ma anche un rimprovero. Cerchiamo di capire lo stato d’animo del Signore. Neppure una settimana prima aveva risuscitato Lazzaro e prima ancora aveva fatto vivere ad alcuni discepoli un’esperienza fantastica in cui avevano potuto toccare con mano come nella persona di Gesù c’era tutta la continuità con il passato. Pietro, Giacomo  e Giovanni infatti avevano visto parlare Gesù con Mosè ed Elia. Tuttavia l’amarezza di Gesù però non è solo dovuta al fatto che essi non gli hanno creduto nonostante  la loro partecipazione ad eventi tanto straordinari, ma perché durante i loro tre anni di vita comune essi non avevano  neppure intuito lontanamente che tra lui e Dio esistesse un rapporto speciale. Sappiamo dallo stesso vangelo come il segreto di Gesù, e cioè il suo essere Figlio di Dio, non è stato svelato subito ma progressivamente, ma sappiamo pure che i discepoli avevano avuto rispetto agli altri particolari aiuti nell’accostarsi alla comprensione dell’identità del loro Maestro. Pietro  infatti aveva fatto la sua confessione: “ Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.( Mt 16,16) e nell’occasione di questa sua confessione aveva ricevuto il suo mandato: “E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.”.( Mt 16,18). Ora Gesù scopre che, dopo tante sue prove d’amore, solo adesso e grazie a quella sua frase (Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre) essi dichiarano d’aver capito. Forse le parole di Gesù relative al suo lasciare il mondo e ritornare dal Padre sono state per i discepoli un chiarificatore di prospettiva che li ha aiutati a capire qualcosa di più, ma resta il fatto che il loro modo di accostarsi al Signore rimaneva, sembra buffo dirlo per dei pescatori, ancora di tipo intellettuale  e cioè come quello dei dottori della legge. Essi si attaccano alle parole, che rimangono certamente importantissime, ma se pensiamo che loro avevano a portata di mano il Verbo di Dio fatto carne ecco che, oltre al fattore ’parola’, per intuire qualcosa del Signore avrebbe dovuto giocare un ruolo importante la sua stessa presenza. E Gesù ci rimane male proprio perché in quel momento tocca con mano quanto sono distanti i suoi discepoli dal suo amore vivo e presente. Il Signore quindi si lamenta. E’ come se dicesse: “Solo adesso dunque credete? Solo alla fine del mio stare con voi? Che cosa avrei dovuto fare che non ho fatto per aprirvi gli occhi?”. Questo suo lamento e questo suo stupore ci fanno capire che le cose tra i suoi discepoli e lui avrebbero potuto andare diversamente. Infatti come l’odio di chi l’ha messo a morte è stato totale, così pure anche l’amore dei suoi discepoli poteva avere i connotati della totalità. Sbaglieremmo quindi  se pensassimo che i discepoli non potevano capire di più di quello che hanno capito perché questo modo rassegnato-determinista di pensare va contro al modo, che è rimasto libero, con cui ogni discepolo si è aperto o meno al Signore. Certo ciò che avevano per le mani i discepoli era l’impensabile, ma è pur vero che questo impensabile s’era affacciato alla porta della loro casa.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, a ciascuno di noi sicuramente dirai : “Adesso credete?” e ci farai venire in mente tutte le volte che ci sei stato vicino per aprirci gli occhi. Allora dovremo riconoscere che avremmo potuto fare di più, capire di più, ma adesso che siamo ancora su questa terra sostienici in quelle occasioni in cui con il tuo aiuto potremo credere di più.

 

32 Ecco verrà l'ora, anzi è gia venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo, ma io non sono solo, perchè il Padre è con me"

 

Agli increduli discepoli Gesù dichiara che lo abbandoneranno. Ci troviamo qui davanti ad specie di resa dei conti. Infatti le strade sbagliate, una volta tramontati gli orizzonti della seduzione, mettono, coloro che le hanno intraprese, di fronte ad un risultato deludente e fallimentare. I discepoli ancora non hanno chiaro questo passaggio, ma la profezia di Gesù li mette sull’avviso. Gesù fornisce, praticamente in anteprima, le conclusioni che fra poco tireranno anche loro quando, dovendo scegliere se seguire il loro Maestro per dargli conforto, spariranno  dalla circolazione piuttosto che condividere la sua sorte. Gesù qui rivela la sua divina signorilità. Egli infatti fa le sue dichiarazioni non con astio o con quel disprezzo di chi, pur avendo dato tanto, si vede ritornare indietro solo ingratitudine, ma con la cura di descrivere i fatti come avverranno. Non fa alcuna accusa  personale e non mette in atto alcuna vendetta ma vuole solo lasciare nei loro cuori una traccia d’aiuto per la ricostruzione susseguente dei fatti e per l’elaborazione del loro percorso di pentimento. Quando dice che essi fuggiranno per proprio conto ci offre una prospettiva di lettura interessante anche per noi infatti anche noi possiamo sperimentare che ogni volta che ci allontaniamo dal nostro Salvatore ci condanniamo ad una vita di separati dai nostri fratelli.

Solo con Gesù  potevano sperimentare l’unità ma senza di lui la loro sorte era quella di vivere da dispersi. La Chiesa è fatta da coloro che Gesù tiene assieme come li sta tenendo assieme anche in questo momento in cui il loro peccato, diventato palese anche ai discepoli, non è motivo di condanna o di scissione del loro rapporto. La Chiesa, tutta la Chiesa, e quindi anche quella che tanti con la puzza sotto il naso condannano perché istituzionale o perchè non dà quello che loro vorrebbero, è il luogo della salvezza. Non c’è n’è un altro, non c’è una Chiesa di soli santi o un posto dove si riesce ad essere più santi. Se fosse così non avremmo avuto bisogno che Gesù si incarnasse. Contribuire a fomentare questa scissione all’interno del popolo di Dio questo sì che è peccato. La verità è che siamo tutti peccatori e tutti abbiamo bisogno di salvezza. Certamente ci sono poi vari posti nel Regno del Padre non solo in cielo, ma anche sulla terra  e quindi è giusto che ciascuno segua la sua vocazione, ma mai contro qualcuno o l’esperienza di chi la porta avanti in modo diverso magari la fatica di una lunga storia. E’ lo Spirito che fa ricominciare tutto daccapo, ma questo secondo i suoi disegni e per l’edificazione comune sia di chi si sente chiamato a qualcosa di nuovo sia di quelli che in trincea aspettano che le nuove forze arrivino e non perché sono più brave, ma perché sono state inserite in una storia diversa. Per noi tutto ciò è difficile da comprendere e da mettere in atto perché spesso ci facciamo trascinare dalla nostra emotività e magari da argomentazioni che all’apparenza sembrano vere, ma se ci mettiamo di fronte al Signore morto in croce per il peccato di tutti allora, se siamo onesti, dobbiamo confessare che quando il mondo va male, quando nella Chiesa si verificano tradimenti e peccati prima di dare la colpa agli altri dobbiamo chiederci: “E noi dov’eravamo?”. Forse scopriremo che la nostra sorte non è poi tanto diversa da quella degli apostoli fuggitivi.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, le nostre fughe sono continue come pure continui sono i nostri tentativi di sentirci superiori ai fratelli. Forse un aiuto potremmo riceverlo da chi è andato lontano tra quelli che non fanno notizia e che in questo momento subiscono i torti di un occidente ricco ed egoista. Penso ai tuoi missionari che nel silenzio e nel servizio non condannano nessuno ma aprono il regno dei cieli ai loro fratelli  più materialmente più sfortunati.

 

 32b e mi lascerete solo, ma io non sono solo, perchè il Padre è con me"

 

I discepoli avevano accettato l’onore di seguire il Maestro, ma nello stesso tempo sentivano che essi erano importanti per accreditarlo presso gli altri. Gesù ai loro occhi aveva bisogno di un gruppo che lo seguisse perché non poteva esistere uno che facesse quello che lui faceva senza avere dei discepoli. Essi si sentivano quindi necessari al Maestro come gestalt o forma di cui lui non poteva fare a meno. Insomma essi credevano di essere l’unica vera compagnia di Gesù, ma ora Gesù dichiara che egli non è solo perché con lui c’è il Padre. Insomma come se avesse detto loro: “Non vi preoccupate perché io non sono mai stato solo perché la mia comunione è stata e sarà sempre con il Padre”. Gesù non dice che non ha bisogno di loro dal momento che c’è il Padre, ma che il venir meno della loro compagnia non lo lascerà in balia della solitudine. Messe così le cose i discepoli poi non potranno dire: “ Anche se noi non ci siamo sappiamo che comunque non è solo dal momento che il Padre è con lui”. Nel suo: “ mi lascerete solo” infatti c’è tutto il dolore dello strappo che lo ferisce profondamente. Gesù quindi dichiara come stanno le cose per lui ma fra poco tutte le sue azioni punteranno sul far sì che la stessa sua realtà diventi patrimonio di tutti gli uomini. Infatti senza la sua redenzione non avremmo mai potuto sperimentare nello stesso modo la vicinanza del Padre. E’ il Figlio infatti che nella sua carne, umana come la nostra, vince il peccato permettendo al Padre di poter posare su di noi il suo sguardo senza leggervii solo le nostre proiezioni su come è o non è Dio. Grazie alla vittoria del Figlio verranno fuori dei suoi figli che potranno guardarlo come Padre amoroso e non come giudice vendicativo o come Padre fino ad un certo punto. Tutti infatti sono buoni a immaginarsi Dio come buono quando tutto va bene, ma quando le cose vanno male, siamo proprio sicuri che gli uomini sono disposti a credere fino in fondo alla bontà di Dio? In questo tragico momento di verità il Maestro ci dice la cosa più importante che noi uomini volevamo sentirci dire da un inviato di Dio e cioè che nelle burrasche delle vita, e sempre grazie alla sua fatica redentiva, se ci mettiamo nella dovuta disposizione di ascolto potremo sempre sperimentare di non essere soli ma di avere vicino a noi un Padre buono e giusto.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, mentre spirano venti di terrore sul nostro mondo sapere che tu con il Padre ed il Figlio ci stai vicino ci apre un’orizzonte di impagabile speranza e di gioia.

 

33 Vi ho dette queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo.

 

Gesù qui mostra una grande gentilezza ed una grande misericordia verso i suoi discepoli. Avrebbe potuto lamentarsi per la loro debolezza ed infedeltà ma vuole estinguere alla radice i loro futuri sensi di colpa. In questo modo, e cioè augurando loro la pace, e non una pace qualsiasi ma quella di chi avrebbe dovuto sentirsi offeso e non lo diventa, egli sana già fin da quel momento ogni futuro rigurgito di coscienza negativa. In Gesù, e cioè rimanendo in lui non vi possono essere ombre perché nella sua luce si vive lontano da ciò che affatica lo spirito facendolo rinchiudere in se stesso. Il senso del suo augurio è proprio quello di liberarli da un ripiegamento che non avrebbe più lasciato pace al loro cuore. Giuda non accetterà la pace del Maestro e si farà rodere da un rimorso che lo porterà alla morte. Il Signore augura la pace perché li sta perdonando con un perdono pieno e totale. Un perdono, offerto ai discepoli ma anche a noi, la cui peculiarità è la completa cancellazione dell’offesa dalla sua memoria e il rilancio in avanti dei suoi amati perché possano investire le loro energie in qualcosa di positivo. Non si può quindi essere discepoli di Gesù e vivere con l’anima malata perché presi da dispiacere morboso di non essere stati all’altezza, del non aver capito quando c’era da capire (altro è naturalmente il timor di Dio e il nostro sentirci peccatori dove la percezione dei nostri limiti è occasione necessaria per affidarci all’aiuto del Signore.) Tutto ciò fa entrare l’uomo in un circuito malato che lo fissa nella condizione esistenziale di aspettarsi una punizione. Se i discepoli avessero preso questa strada noi non avremmo tramandata tutta la bellezza del messaggio di Gesù. Il Maestro invece li pone su un piano di realtà che guarda lontano e li richiama esplicitamente alle responsabilità che dovranno assumersi per il fatto di essere stati con lui. Essi avranno delle tribolazioni ma non perchè presi dal rimorso dei loro peccati, ma perché il mondo non vorrà accettare il messaggio di cui si fanno portatori.   “Abbiate fiducia” queste sono le parole che egli dice anche a noi spiegandocene anche il motivo: “Io ho vinto il mondo”. Gesù non dice che lo vincerà grazie alla sua morte e resurrezione, no, questa avverrà per noi che potremo usufruire della sua redenzione, ma dice che già nel suo presente l’ha vinto. Il suo presente quindi già risuona ed è colmo di vita eterna. In Lui cioè tutte le sofferenze causate da un mondo che non vuole Dio sono state superate e vinte. La statura meravigliosa del Salvatore si eleva qui non per farsi bello, ma per dirci che quell’  “io ho vinto il mondo”significa: “in me voi avete vinto il mondo”. E se questa non è una grande notizia, quale di più grande  possiamo mettere a confronto?

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, grazie per l’incoraggiamento che ci dai nonostante le nostre continue cadute. Abbiamo bisogno della tua pace perché siamo sollecitati continuamente dal maligno che non vuole rassegnarsi al fatto di perderci.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1