CAPITOLO TERZO

 

 

Il dialogo con Nicodemo.

 

1 C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, un capo dei giudei.

 

Finalmente non abbiamo davanti a noi una massa indistinta di persone che cercano di mettere in contraddizione Gesù, ma un uomo con tanto di nome: Nicodemo. Non è un personaggio qualsiasi, ma un capo dei giudei. La fama di Gesù dopo gli scontri con i mercanti del tempio si era sparsa molto velocemente in Gerusalemme assieme all’incertezza su come interpretare ciò che stava accadendo: da una parte infatti circolavano voci sulle sue provocazioni al tempio e dall’altro voci di sostegno per i segni che compiva in città. Quindi la venuta di Gesù smuove la vita di Gerusalemme sia a livello di popolo che dei suoi capi. Nicodemo va dal maestro per conoscerlo di persona, non ama il sentito dire. Forse avrà valutato che stava accadendo qualcosa che andasse fuori dai suoi usuali parametri di comprensione: un capo non si muove per niente. Già il fatto che si sia attivato un ‘capo’ ci fa capire come tutta Gerusalemme aveva percepito chiaramente che qualcosa di nuovo stava accadendo tra le sue mura.

 

La nostra vita e la Parola

 

Se vogliamo nasconderci possiamo benissimo farlo, ma alcune volte è proprio necessario muoversi ed andare a fare esperienza in prima persona.

 

2 Egli andò da Gesù di notte e gli disse: rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui.

 

Nicodemo ci fa subito intendere che quelli della sua cerchia, e quindi non tutti i farisei, avevano capito che Gesù era collegato a Dio. La qualità dei segni che erano sotto i suoi occhi gli fanno avere la certezza che è impossibile che qualcuno possa farli se Dio non è con lui. Quindi i segni di Dio per chi vuole intenderli sono leggibili e non è vero che essi siano sempre così misteriosi, nascosti, imperscrutabili tanto da far pensare ad un’assenza di Dio. I segni sono però degli indicatori che non danno la sostanza di ciò che indicano. Per questo si può credere che Nicodemo non si contenta dei segni, ma come vero cercatore, vuole andare oltre ed arrivare alla stessa fonte dei segni. Dalle parole di Nicodemo sembra che Dio faccia parte della sua esperienza e di quella dei suoi amici. Il modo come egli si presenta a Gesù è particolare: egli si espone fisicamente agli occhi di Gesù, ma poi si nasconde dietro ad un ‘noi’. Nicodemo si sente ancora parte di un gruppo, non si è interrogato sull’effetto che ha per lui la venuta del Cristo. ‘E venuto da Gesù solo perchè attratto dalla forza misteriosa che parte dalla sua persona. Vuole capirne di più e nonostante si faccia scudo del ‘noi’ si intuisce che è lui stesso che  vuol confrontarsi con Gesù perchè scosso dai suoi segni. Di tutti quelli di cui si fa portavoce, solo lui si è mosso per incontrare Gesù, ma lo fa prendendo delle precauzioni. Nella sua posizione infatti avvicinarsi in pubblico avrebbe significato convertirsi oppure criticarlo apertamente. Nicodemo non è pronto nè per l’una, nè per l’altra cosa: ecco perchè cerca di notte un incontro ravvicinato con il Signore: la notte copre bene la sua incertezza e la sua ricerca.

 

La nostra vita e la Parola

 

Noi siamo come Nicodemo sempre timorosi di prendere una decisione netta e nello stesso tempo incapaci di allontanarci dalla zona del tesoro. Ma anche nella notte Gesù ci riceve e mostra di essere vicino al nostro tormentato cammino. Signore, anche se scegliamo di essere verso di te come i ghiacci   dell’antartide, anche lì tu sei disposto a farci sentire il calore del tuo sole!

 

3 Gli rispose Gesù: In verità in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio.

 

Nicodemo essendo un fariseo crede di sapere quali sono le cose Dio e quali no. Egli crede di avere, assieme ai suoi pari, una competenza su Dio e Gesù gliela mette subito in discussione. Per vedere il regno di Dio non basta essere nati o appartenere ad un popolo, ma occorre rinascere. Gesù fa capire a Nicodemo che non esistono situazioni di fatto che possano accreditare l’uomo presso Dio. Nicodemo non sapeva quindi una cosa fondamentale e cioè che oltre alla nascita dal basso, cioè dalla terra, dai genitori, dalla tradizione, si può rinascere e che questa rinascita non dipende dall’uomo, ma viene donata dall’alto. Gesù si trova davanti ad un cieco che dichiara di vedere. Alle parole di Gesù Nicodemo reagisce preparando la domanda del versetto seguente, ma nel cuor suo segretamente vuol sapere da Gesù come si fa a rinascere una seconda volta. ‘E bene tenere a mente che egli  é un capo, è molto furbo e va a trovare Gesù di notte, quindi anche tutto il suo approccio risentirà di questo suo modo essere e di presentarsi.

 

La nostra vita e la Parola

 

Nicodemo potrebbe aiutarci a fare silenzio e a non inserirci nella realtà come quelli che sanno. Grazie a lui potremmo invece attendere dall’alto quelle giuste intuizioni che gettano una vera luce su ciò che stiamo vivendo. Sappiamo troppo di nostro e gli effetti si vedono.

 

4 Gli disse Nicodemo:”Come può un uomo nascere quando é vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”.

 

Nicodemo della risposta di Gesù recepisce solo quello che può o vuole sentire cancellando la parte più importante e cioè la nascita dall’alto. Può essere pure che abbia capito bene e che ad arte faccia delle affermazioni paradossali per indurre Gesù a spiegargli cosa vuol dire rinascere dall’alto. Tuttavia al di là del viraggio paradossale della sua domanda gli è chiaro che per iniziare un nuovo cammino occorre cambiare e che non basta prendere una decisione di tipo mentale. L’accenno al rientro nel grembo della madre ci fa capire che Nicodemo ha giustamente inteso. Non si tratta infatti di operare un cambiamento parziale, ma un abbandono della forma conosciuta per acquistarne una completamente nuova. Si tratta di rientrare nel buio, nella ricerca e nella morte per far emergere una nuova vita. Questa intuizione tuttavia non viene fatta fruttificare nel modo indicato da Gesù, perchè il suo interlocutore gli oppone l’evidenza della sua vecchiaia: come può un vecchio rientrare nel seno materno? E fuori di metafora: come può una persona completamente formata, con la sua storia, con i suoi difetti e i suoi pregi, ricominciare daccapo? Il rinascere dall’alto, ci dice Nicodemo, sarebbe bello, ma è come coltivare una illusione che non si potrà realizzare mai, come mai un vecchio potrà rientrare nel seno materno.

 

La nostra vita e la Parola

 

Quante volte la nostra carne e la nostra mente tenacemente si oppongono al cambiamento! Ed i risultati si vedono: diventiamo sempre più rigidi ed insopportabili.

 

5 gli rispose Gesù: “In verità in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno dei cieli.

 

Gesù chiarifica meglio cosa vuol dire nascere dall’alto e fa intendere a Nicodemo che lui non deve far niente, ma accettare ciò che offre Dio e cioè un battesimo tramite l’acqua e lo Spirito. Il battesimo di Giovanni era dato mediante l’acqua che purificava ed era ricevuto davanti a tutti in atteggiamento di penitenza. Lo Spirito, e questo è l’insegnamento di Giovanni, può arrivare solo se l’uomo riconosce di essere peccatore davanti agli altri e chiede di essere purificato. Gesù non promette quindi liberazioni mirabolanti predicando di rivolgersi direttamente a Dio, ma promette all’uomo di liberarlo sol che voglia farsi carico del primo movimento (riconoscersi peccatore davanti ai fratelli) perchè al secondo (l’acqua che purifica) e al terzo ( lo Spirito che unisce a Dio) penserà lui stesso.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore io sbaglio quando penso di parlare con te come se esistessimo solo tu ed io, perchè sullo sfondo c’è sempre la mia realtà storica con la quale interagisco e pecco. Ho quindi bisogno di essere continuamente purificato da te davanti a tutti per ricevere il tuo santo Spirito.

 

6 Quel che è nato dalla carne è carne, quel che è nato dallo Spirito è Spirito

 

Qui non si dice che la carne non possa essere informata dallo Spirito, ma si dice che la carne può generare altra carne al suo livello ( e quindi con tutti i suoi ordini interni di ordine e intellegibilità ) senza essere visitata dallo Spirito. Vi può quindi essere una carne che fa da supporto, fino all’ultima sua cellula, ad un livello di coscienza che è stato generato solo dallo Spirito. La carne non può che riprodurre se stessa e quindi tutto ciò che concerne il rinascere dall’alto non puo' essere generato da un ordine dove viggono le necessitanti leggi della materia, comprese quelle leggi che la sottomettono al disfacimento. La vita con la ‘V’ maiuscola è data dallo Spirito e tutto ciò che nasce dallo Spirito ha le sue caratteristiche. Il vangelo di Giovanni ci aiuterà a capire quali sono le caratteristiche dello Spirito che dà la vera vita.

 

La nostra vita e la Parola

 

Quante volte mi ostino a volere il nuovo e mi impegno con tutte le mie forze per ottenerlo ed allora perchè non riesco? Forse perchè ciò che voglio far nascere a tutti i costi è frutto di desideri della carne e non dello Spirito.

 

7 Non ti meravigliare se ti ho detto: dovete rinascere dall’alto.

 

Gesù si cala nello sconcerto di Nicodemo e si prepara ad aiutarlo a capire. Ciò che viene dall’alto non è minimamente aspettato dall’uomo: egli vive nella sua nicchia e vede il suo mondo in maniera orizzontale. Non si aspetta soluzioni da un ordine diverso da quello in cui vive. Se ci si pensa bene tutto ciò è tragico per l’uomo che si vive così come appiattito in un mondo ad una sola dimensione: l’avanzare della sua vita dipende da ciò che ha, innato o acquisito che sia. La meraviglia di Nicodemo è la nostra meraviglia perchè anche noi siamo come lui e cioè facciamo dipendere ogni buona riuscita dei nostri progetti e delle nostre azioni solo dalle nostre abilità,  e non ci viene mai da pensare che esistono forze spirituali pronte ad aiutarci solo che lo volessimo. Gesù ci fa capire che rinascere per l’uomo non è un optional, ma qualcosa di necessario se vuole accedere ad una dimensione diversa. Lui che viene dall’alto può dirci delle parole di vita e le può sostenere davanti ad un uomo, come Nicodemo, perchè sa cosa significano.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, tu solo hai parole di vita eterna! ‘E inutile che mi ostini a rinnovarmi, se questo mio movimento non è aperto a ricevere dall’alto la vera vita.

 

8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito.

 

Il paragone del vento serve a Gesù per introdurre qualcosa di diverso dalle strette causalità legate alla materia. Il vento sorge e non si riesce a prevedere in quale sito spirerà, nè qualaesarà il suo percorso. Così chi nasce dallo Spirito non potrà seguire le logiche correnti legate alla razionalità del senso comune. Chi accetta di rinascere deve solo diventare uno strumento disponibile per essere utilizzato quando s’alza il vento dello Spirito. Quindi il tipo d’uomo secondo Dio è un essere che aspetta continuamente la visita dall’alto, è un vuoto in attesa d’essere riempito, è un mondo disponibile ad essere irraggiato dalla luce del sole. Una delle sue virtù più importanti è la speranza che lo collega a Dio sia quando è presente, sia quando si nasconde. Quest’uomo sta continuamente alla porta per percepirne il soffio e sentirne la voce e non tenta di avere potere sul suo prossimo,  ma solo testimoniare un mondo diverso dove la verità non è frutto delle buone intenzioni o delle forze umane, ma viene rivelata dall’alto e in modo gratuito.

Lo Spirito inserisce l’uomo in una vera avventura dove non vi è niente di scontato, ma tutto è continuamente nuovo e pieno di mistero.

 

La nostra vita e la Parola

 

Chi ti segue Signore non solo non si  annoia, ma si vede condotto per mano lungo una strada piena di scorci meravigliosi e di soste indimenticabili: da me vuoi solo fiducia ed intimo amore: al resto pensi Tu.

 

9 Replicò Nicodemo: come può avvenire questo?

 

Come può avvenire che l’uomo esca dall’inesorabile logica del suo egoismo? Come può distaccarsi per vedere la sua vita da un altro punto di vista? Nicodemo sembra disponibile ad accettare la parola di Gesù, non dice: “tu sei matto”, ma continua a confrontarsi esponendosi sempre di più alla rivelazione della verità e quindi correndo il salutare pericolo di rimanervi compromesso. Può essere pure che nella sua domanda si celi, come spesso accade anche nel migliore degli uomini, il desiderio di acquisire potere: l’essere infatti nati dallo Spirito è certamente qualcosa di più che l’essere nati solo dalla carne. Nicodemo però ancora non si decide per Gesù e queste domande ci rivelano come lui sia ancora guardingo e ai margini di un rapporto che potrebbe sconvolgergli la vita.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spesso la vita ci chiede delle cose spropositate rispetto alle nostre forze limitate, ma se capiamo che non siamo noi che dobbiamo risolvere alcune situazioni, allora ci verrà suggerito come essere e come comportarci.

 

10 Gli rispose Gesù: Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?

 

‘E come se Gesù guardasse il re della favola e lo vedesse nudo: come può una persona ritenuta un saggio dal popolo non sapere ciò che sembra essere l’abc della vita spirituale? Gesù conosce il cuore dell’uomo e in quel momento capisce che Nicodemo non è ancora pronto per ricevere quella Parola per cui è venuto al mondo. Non è insensibile alle sue domande e per questo lo aiuta a rinascere anche se lui sembra non accorgersene. Il Maestro sta purificando il suo futuro discepolo, ma per far questo deve bruciare tutta la sua supponenza e per far questo lo mette alle corde per aprirgli la strada ad un sapere altro che non si acquista nè con gli studi, nè con manovre notturne, ma esponendosi in prima persona. Solo chi decide di gettare alle ortiche tutto il suo sapere potrà riceverne uno nuovo dal Cristo che gli dirà pure come utilizzare tutto il bagaglio di conoscenze che fino a quel momento ha accumulato.

Questa resistenza di Gesù a rivelarsi a noi sembra difficile da capire, noi infatti siamo abituati a fare pressione sugli altri per dare loro il nostro verbo, non aspettiamo altro. Se poi qualcuno ci viene a chiedere un parere ci sentiamo importanti e immediatamente disponibili a tirar fuori le nostre sentenze. Gesù invece non ha fretta e sonda il cuore di Nicodemo: vuole che la sua richiesta di aiuto sia libera da un secondo fine, vuole che egli si abbandoni per ricevere la sua luce.

 

La nostra vita e al Parola

 

Dalla mattina alla sera ci sentiamo maestri e così l’apertura del nostro orecchio diminuisce sempre di più e così ascoltiamo sempre meno ciò gli altri, la vita e lo stesso Dio cercano di comunicarci.

 

11 In verità in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.

 

E’ la prima volta che Gesù parla usando il ‘noi’. Non si tratta di demoni che si fanno conoscere per bocca del Maestro perchè il suo essere è collegato ad una storia di luce che viene da lontano e che ha precisi referenti, uno per tutti, Giovanni il Battista. Quel ‘noi’ fa intuire una intima partecipazione di vita con altre persone. Ancora non è perfettamente chiaro in nome di chi, oltre che di se stesso, egli stia parlando, ma è chiaro che chi fa parte di questo ‘noi’ sa ciò che dice e può testimoniarlo con verità ad altri. Di fronte si trovano un presunto maestro ed un vero maestro. La luce è venuta in questo mondo, ma le tenebre non l’hanno accolto. Tra luce e tenebre v’è un abisso, ma i due mondi  hanno una radice nel cuore dell’uomo e questi può nel tempo della vita che ha a disposizione abbandonare un regno per entrare nell’altro. Il senso del dialogo di Gesù con il troppo umano Nicodemo è proprio questo: fargli toccare con mano che nel suo cuore alberga una radice più santa che può diventare madre di un albero ricco di splendidi fiori e frutti saporiti. Gesù si rapporta a Nicodemo non con un ‘tu’, ma con un ‘voi’, non perchè non voglia entrare in intimità con lui, ma perchè questi è andato da lui non come il singolo Nicodemo che cerca luce, ma come il rappresentante di una casta di potere che deve difendere i suoi privilegi. Gesù ha capito tutto di quest’uomo e non si perde in dimostrazioni per accaparrarsi un nuovo adepto, piuttosto lo aiuta riassumendogli chiaramente la sua vera posizione. Di fronte a Gesù che legge nei cuori, non si può barare.

Nelle parole del Maestro si nota un profondo disappunto perchè pur avendo testimoniato e detto la verità questa non viene creduta. Gesù comincia, purtroppo, a conoscere in prima persona quanto sia complicato il cuore dell’uomo. Sul pianeta terra le verità dei cieli dovevano proprio essere portate  da Qualcuno che potesse inseguire l’uomo nel cuore stesso delle sue tenebre: e Gesù lo farà fino in fondo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore grazie perchè tu non disperi mai di noi e fino all’ultimo ci dai la possibilità di accedere al tuo mondo!

 

 12 Se vi ho parlato delle cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose del cielo?

 

La divina pedagogia del Signore attira la nostra attenzione sul fatto che non ogni tempo e non ogni forma è utile per porgere la verità, ma che essa per essere accettata  ha bisogno di  essere preparata a misura dell’interlocutore uomo. E Gesù ha capito che gli occhi degli uomini, rivolti prevalentemente alle cose materiali, hanno bisogno proprio di  questa base di partenza per potersi elevare. Questo è un buon suggerimento per noi che amiamo fare grandi discorsi teorici, ma completamente slegati da un modo di porgere le cose spirituali che partano dalla esperienza concreta, materiale della vita degli uomini. Ad es. il mondo della natura si offre alla nostra intelligenza come un campo meraviglioso di paragoni utili per parlare delle cose divine. Per convincerci di ciò basterebbe mettere uno dopo l’altro tutti i paragoni e le analogie che Gesù trova nel mondo delle natura: il grano, il fico, la senape, la vite, l’acqua ecc…

Molte volte il ricorso all’astrazione è causata dalla fretta del nostro modo di vivere che non si sofferma più sulle stagioni che passano o sulla contemplazione della natura che ci circonda, ma solo su ciò che ci torna utile. E da questo mondo è difficile pescare qualcosa che  presti ad approfondimenti ulteriori perché essendo troppo preso dall’essere utile è poco disponibile per un discorso di verità.

 

La nostra vita e la parola

 

Signore, perdonaci se nella testimonianza della tua parola siamo troppo presi dalla foga delle nostre parole che scorrono come niente e a niente portano e rendici sempre più sensibili al tuo modo di porgere le tue divine verità.

 

13 Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo.

 

Questa è una dichiarazione dell’unicità dell’esperienza del Figlio. Prima di Gesù tanti altri santi avevano fatto conoscere la volontà di Dio, ma nessuno di loro aveva mai dichiarato di avere un libero accesso ai cieli come il Figlio dell’uomo. Gesù fa capire che la sua esistenza è precedente alla sua incarnazione e che questo suo stato gli dà la possibilità di ascendere al cielo e cioé di essere in comunione con le cose di Dio. Il Maestro può vivere le realtà del cielo e della terra e quindi è abilitato a rivelarcele tutte e due. Ora dice a Nicodemo di essere la persona che  aspetta, anche se ha presente la sua diffidenza. Gesù però non vuole rimandarlo a mani vuote e comincia a rivelargli qualcosa di sè. In poche parole dice a Nicodemo di essere il Figlio dell’uomo che ha le chiavi dei due regni: quelle del regno umano e quelle del divino. Nessun altro ha queste chiavi e quindi tutti gli sforzi per impadronirsi di questi regni senza passare per la sua persona sono votati al fallimento.

.

La nostra vita e la Parola

 

Solo tu, Signore, puoi introdurci nel tuo regno. Noi siamo solo degli apprendisti stregoni che in modo impaziente pasticciamo credendo di fare dei grandi passi in avanti. Quando tu ci raccogli in mezzo ai nostri passi persi solo allora ci accorgiamo che sarebbe bastato guardarti per capire tante cose.

 

14 e come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

 

Nicodemo conosceva bene la storia del popolo di Israele ed è per questo che Gesù, con un volo di qualche secolo, si riallaccia a quell’episodio biblico per fornire al dottore della legge una chiave di lettura che lo aiuti a capire la sua persona. Il popolo di Israele doveva cominciare a riflettere sulla sua storia alla luce di ciò che stava avvenendo al Figlio dell’uomo verso cui quella storia fin dall’inizio era finalizzata. Gesù quindi parlando con Nicodemo è come se stesse parlando a tutti i dottori della legge ed è a loro che fa, nel vangelo di Giovanni, il primo discorso articolato. Ed è giusto che sia così perchè Dio è fedele e non vuole farsi amico solo di quelli che lo acclamano, ma di ogni mente onesta che, valutando i fatti, e nella  sua grazia, può scorgere nel suo piano un disegno che abbraccia sia i secoli passati che il presente. Nel deserto Dio venne in aiuto del popolo con limmagine di un serpente che  guariva chi, morso da un serpente, lo guardava. Il contesto è il deserto e cioè un luogo poco ospitale dove il popolo, a motivo della sua ingratitudine verso Dio, vagò per quarant’anni. Lo scenario che trova Gesù non è cambiato: il popolo rimane ingrato e non sa riconoscere i segni della liberazione portata da Gesù. Di fronte a questo contesto così negativo la misericordia di Dio interviene permettendo che suo Figlio sia innalzato come il serpente perchè procuri la vita a quanti hanno il coraggio di guardarlo. Nicodemo deve capire che per il popolo il solo punto di riferimento per non morire è quello di alzare gli occhi verso il Figlio dell’uomo proprio come fecero i loro padri nel deserto quando furono costretti a guardare il serpente innalzato da Mosè. C’è, velato, un accenno alla sua morte di croce dove fu innalzato da terra. Nicodemo questo non lo poteva immaginare, ma sicuramente recepì molto chiaramente il messaggio di Gesù e  come lui si presentasse quale vero liberatore del popolo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Se vogliamo capire anche oggi l’assolutezza sterminata di un amore non dobbiamo far altro che alzare gli occhi a Gesù crocefisso: icona dell’infinita misericordia di Dio e causa della nostra vita vera.

 

15 perchè chiunque crede in lui abbia la vita eterna

 

Gesù spiega meglio in che senso libera il suo popolo, e cioè lo libera dalla morte, non quella momentanea, ma quella eterna. Una liberazione quindi più fondamentale di quella che il popolo ebreo ebbe nel deserto grazie al serpente innalzato da Mosè.

Avere una vita che non finisce, ma che dura eternamente significa avere da parte di Gesù il dono più grande a cui l’uomo può aspirare. Si tratta di un vero dono, perchè non viene promessa la penuria, la sofferenza o il declino totale dell’esistenza per mezzo della morte, ma ‘colpi di vita’ costanti e senza fine. C’è però una condizione unica e fondamentale per accedere alla vita eterna quella di credere al Cristo così come appare nella sua condizione umana, in carne ed ossa, e così poco divino da essere continuamente non creduto anche da quelli che beneficava. Gesù invita l’uomo ad alzare lo sguardo al di là delle passioni che ottundono la mente, perchè solo una mente sgombra può vedere la verità come si presenta. Gesù è la verità di Dio e basta alzare lo sguardo, con occhio disinteressato alle convenienze o ai poteri, per vederne la gloria. L’invito quindi a credergli è l’invito ad iniziare un cammino di conversione che possa togliere quelle scaglie che non permettono di vedere la luce. Gesù chiede quindi insistentemente che l’uomo gli si affidi, che non metta condizioni, che si abbandoni al suo amore.

 

La nostra vita e la Parola

 

Amarti, Signore, senza altre mire che quello di abbandonarsi a te sia la cosa più importante della nostra vita!

 

16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perchè chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.

 

Ecco il vero motivo di tutto ciò che da secoli è successo al popolo di Israele e di ciò che succede davanti agli occhi di Nicodemo: Dio ama tanto il mondo, non è indifferente all’uomo, per lui manda ciò che più ama e cioè il suo Figlio unigenito. L’umanità è così preziosa ai suoi occhi da inventare per essa degli scenari storici degni di Dio e da ultimo da inviarci il suo Figlio unigenito, l’unico in cui si rispecchia totalmente la gloria del Padre. Accettando il Figlio, così come si presenta, l’uomo può risolvere il suo problema fondamentale e cioè quello della morte. E’ la morte che lo fa lottare continuamente per la sopravvivenza e lo mantiene, sempre ed in ogni campo, in una situazione di carenza. Dio, che conosce benissimo il dramma dell’uomo e vuole offrirgli la vita eterna, chiede all’uomo di accettare questo dono non con la bramosia di impadronirsi di un potere, ma con un distacco fruttifero che gli faccia riconoscere il volto della verità nel volto del suo Figlio unigenito rivestito della carne umana. Con ciò è come se Dio mettesse in confusione l’uomo: da una parte gli offre quello che lui desidera, invitandolo a capire che lo desidera in malo modo, e dall’altra, mettendogli davanti il Figlio in veste umana, lo sconcerta chiedendogli di credere che la vita eterna che gli vuol dare ha il volto di un comunissimo uomo per niente all’apparenza titolare di una gloria così eccelsa e cioè la vita eterna. E ciò per convincere l’uomo  che, se non si apre alla relazione con l’altro, non può ricevere un dono che poi userebbe solo per arricchire  il suo ego.

 

La nostra vita e la Parola

 

Il diverso da noi è la barriera insormontabile che continuamente innalziamo per non riconoscerlo uguale a noi, figlio cioè del nostro stesso genere umano. E quando le barriere sono tante, ed alte, siamo noi, i lupi, che mettiamo paura agli agnelli. Signore provaci e non ci dare pace fino a quando capiamo che per mangiare non abbiamo bisogno di uccidere gli agnelli!

 

17 Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perchè il mondo si salvi per mezzo di lui.

 

Il Figlio di Dio venendo sulla terra sconvolge le attese dell’uomo. L’uomo infatti non avendo il cuore in pace teme di essere punito da Dio. In tutte le culture si assiste al tentativo di sfuggire con sacrifici all’ira di Dio. L’uomo vive nel peccato e questa sua situazione lo mette nella condizione di non vivere in pace e di temere sempre qualcosa dagli altri, ma soprattutto da Dio. Ora Gesù afferma che il senso della sua missione non è quello di giudicare l’uomo, ma di salvarlo. Anche qui si opera un capovolgimento che spiazza la ragione dell’uomo abituata a calcolare. Dio tramite suo Figlio alza la soglia del suo mare di amore per raggiungere gli sbarramenti che l’uomo ha innalzato a difesa del suo io, piccolo, ma pieno di cose inutili, tra cui la paura. All’uomo basterebbe poco per farsi pervadere da questo amore infinito, basterebbe che si abbassasse anche di un millimetro, e Gesù è venuto sulla terra per prendere per mano l’uomo ed aiutarlo a fare il passo decisivo. Nel volto di Cristo c’è la luce di Dio che chiama l’uomo alla salvezza. Non più quindi il terrore di fronte a un Dio tremendo, ma il volto umano di Gesù e cioè di un uomo accostabile da tutti e riconoscibile come facente parte della nostra stessa storia: Dio non poteva fare di più.

 

La nostra vita e la Parola

 

Ciò che più ci fa star male è l’essere giudicati. Non vogliamo che gli altri ci puntino il dito contro e cerchiamo pure in tutti i modi di allontanare dalla coscienza ogni giudizio negativo formulato su noi stessi da noi stessi. Ci succede però che pur non amando essere giudicati ci piace giudicare gli altri. Ed allora il giudizio che diamo sugli altri, soprattutto se senza fondamento, innesta la  paura di essere a nostra volta giudicati per le colpe che facciamo fatica ad ammettere. Il tuo essere apparso, Signore, su questa terra ad illuminare con il tuo meraviglioso volto umano le nostre buie contrade ci dia la forza di rinunciare al giudizio, per riproporre la tua stessa esperienza d’amore!

 

18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è stato già condannato, perchè non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

 

Il Figlio non è venuto a giudicare, ma qui si dice che l’uomo che non crede nel Figlio è condannato. Ce n’è per fare del fondamentalismo. Sembrerebbe che chi non è d’accordo con il Figlio deve essere perseguito e magari ucciso a fil di spada. Tuttavia qui non si tratta di essere o meno d’accordo su di una proposizione, ma di credere in una persona. E se questa persona è la verità, come ci si può separare da essa pensando di essere dalla parte della verità? Gesù quando parlava con gli uomini irradiava una tale forza di verità ed instaurava una tale profondità di rapporto ( pieno di fascino, ma nello stesso tempo rispettosa della libertà) che solo dei fuori di testa potevano non accorgersi di ciò che stavano vivendo. A noi però il mistero dell’esistenza stessa del male ci sembra impossibile e ci chiediamo: ma come non si sono accorti di trovarsi di fronte alla persona che  il Padre ha avuto come modello per la crazione del mondo? La risposta possiamo darcela noi stessi pensando a tutte le volte che pur vedendo il bene abbiamo scelto il male.

Il giudizio tuttavia non viene dal Salvatore perchè nei suoi occhi non vi può essere nello stesso tempo amore e condanna, ma dalla posizione stessa in cui la persona si va a collocare: come chi si avvicina al calore sentirà caldo, così chi se ne allontana sentirà freddo. Siccome ci troviamo in un ambito di realtà e non solo di parole, allora chi non sta nella verità, sta nella menzogna: non ci sono vie di mezzo. Questo discorso quindi che sembra duro, ha invece la forza di rapportare l’uomo alla sua responsabilità di scegliere il bene ed il bene nella sua forma più alta (che storicamente l’uomo può anche non conoscere) è il Figlio di Dio.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, credere in te significa capire nella dura realtà della vita che tua sarà la vittoria, aiutaci allora a non farci sopraffare dalle forze del maligno che continuamente fa mostra di di essere lui il vincitore!

 

19 E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perchè le loro opere erano malvage.

 

Con Gesù nel mondo non sono arrivate le tenebre, ma la luce. Fin dal primo momento della sua nascita il mondo è migliorato. I pastori furono avvolti di luce e dopo aver visto il bambino se ne andarono lodando Dio. Così avvenne anche per  i magi che provarono grandissima gioia nel vedere la cometa e una volta arrivati da Gesù lo adorarono. Ed anche se Gesù visse nel nascondimento tutta la prima parte della sua vita, credo si possa immaginare che quella luce, seppur protetta, ha trovato sicuramente modo di diffondersi. E quando alfine sboccia, come nel miracolo di cana, il mondo comincia ad essere avvertito che qualcosa di grande stava sorgendo all’orizzonte. Saliva il vero astro dell’universo, apportatore di luce e di bene. Le tenebre però pur non accogliendolo, in questo inizio della vita pubblica di Gesù, non riescono ad organizzarsi  per eliminarlo. Il maestro quindi fin dall’inizio della sua vita pubblica non si fa illusioni sull’operato degli uomini e li aspetta al varco perchè sarà nell’attuazione della loro follia che lui avrà l’occasione per redimere il mondo. Gesù non lega la salvezza solo al fatto che si accolga la sua persona fisica, perchè ciò avrebbe potuto essere inteso come la pretesa di un nuovo arrivato che vuole imporsi sulla scena pubblica, ma collega l’accettazione della sua persona all’accettazione del bene: chi accetta la luce e quindi il bene non può non accettare Cristo. Gesù per come si presenta e per quello che dice è la risposta a completa al desiderio di bene e di conoscenza dell’uomo. Il mondo della luce si esprime nella persona del Cristo per richiamare l’uomo ad un destino infinito ed eterno.

 

La nostra vita e la Parola

 

Se la nostra vita non è trasformata è perchè tenebre o residui di tenebre ci ottundono la mente. Abbiamo paura del cambiamento, ma il non aprirci alla luce solare di Cristo che vuole scaldarci ci mantiene in una condizione di costante denutrizione. Così non cresciamo e viviamo una vita piena di lamento e di ingiustizia.

 

20 Chiunqueinfattib fa il male, odia la luce e non viene alla luce perchè non siano svelate le sue opere.

 

Il Signore Gesù è venuto nel mondo come luce, perchè tutti potessero constatare tutto il bene di cui era portatore. La luce, nella nostra umana esperienza, è intimamente legata all’apparire: l’oscurità della notte che azzera ogni luce ci mette nella condizione di collegarla sempre con l’atto dello svelare. Le cose esistono perchè la luce toglie loro i veli dell’oscurità. La luce è in rapporto  con il  bene e con il male. Il male preferisce agire con il favore delle tenebre. Ed anche nella nostra esperienza personale c’è qualcosa di simile. Per noi la possibilità stessa di vedere o il vivere di persona alcune esperienze è sempre un arricchimento, mentre il mantenersi distante, il non provare, il non farsi vedere per non dare troppo nell’occhio portano ad un restringimento, per fini egoistici, della sfera dell’essere. Il nascondimento di Gesù durante i primi trentanni non ha nulla a che fare con il mantenersi nell’oscurità. Gesù seguiva un piano di rivelazione che aveva i suoi tempi e comunque noi possiamo verosimilmente immaginarci  che  egli, nella sua realtà di tutti i giorni, si presentava in modo  luminoso e trasparente. Chi lo guardava non doveva avere l’impressione che nascondesse qualcosa di losco, ma piuttosto che, se non poteva svelarsi di più, ciò dipendeva soprattutto dall’interlocutore e non da Gesù. Gli operatori del male quindi stanno sempre dietro le quinte ed è sempre difficile raggiungerli. Ma gli uomini sembrano più affascinati dal mistero nero del male, che dalla luce solare del Cristo venuto a parlarci di Dio e di come purificarci per accostarlo. L’uomo una volta che ha partorito il male fa fatica a staccarsene, perchè ha paura della punizione e quindi si condanna ad una prigione più tremenda del male che ha commesso. Gesù è venuto a liberarci da questa paura.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore fa che la nostra vita noi la possiamo raccontare come una fiaba ai bambini, che essa sia tutta nella luce e se proprio ci capita di ricadere in sacche piene di oscurità, che sia per un tempo molto limitato, perche noi non vogliamo avere altro destino che la tua luce radiosa.

 

20a Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perchè non siano svelate le sue opere.

 

Chi fa il male non vuole iniziare un cammino di purificazione perchè ciò lo obbligherebbe a guardarsi dentro. Gettare luce dentro se stessi è quanto di più difficile si possa immaginare. Chi opera il male  non si pone tante domande, ma  cerca in tutti i modi di tenere  occupata la mente per realizzare i suoi obiettivi malvagi. Ed infatti, in questa situazione, rimanere senza far niente è la cosa peggiore che possa succedere. Il malvagio ha bisogno continuo di esercitare un dominio che non faccia assolutamente vedere quanto sia corta la coperta tenebrosa che vuole stendere sulla realtà. Chiunque si trova in questa situazione vive nella paura e non sa cosa significhi essere nella pace con tutti gli esseri viventi. Inoltre chi opera il male ruba qualcosa a se stesso e agli altri e di conseguenza avendo  paura di essere a sua volta depredato  aumenta il controllo sulla realtà distorcendola gravemente. Nel fare il male c’è bisogno di volontà, di decisione, il male non viene da sè e quindi non  si può addebitare il male alle situazioni, all’ereditarietà o ad altro: l’uomo nel fare il male è pienamente responsabile. Dio è grande e non ha bisogno di prenderci in castagna, non è un burocrate che può mandare in galera anche se si è innocenti, Dio è infinito nella sua misericordia e infinitamente giusto nei suoi giudizi: un cuore che ama anche quanto un granello di polvere sarà preso da Dio per amalgamarlo ad altri granelli per la preparazione delle sue cattedrali d’amore dove gli uomini a poco a poco possono conoscerLo sempre di più ed aprirsi alla sua luce che sana.

 

La nostra vita e la Parola

 

Il male, Signore, rimane un mistero insondabile, lo vediamo però in azione continuamente in noi stessi e negli altri. Capiamo che il male non si può sconfiggere una volta per tutte, e che in ogni momento dobbiamo fare i conti con lui. Ma se il male non ci lascia tregua è perchè ogni momento della nostra vita possiamo scoprire la tua misericordia e il tuo perdono e quindi scoprirti sempre di più come Essere di infinito amore.

 

21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perchè appaia chiaramente che le sue opere sono fatte in Dio

 

Chi opera nella luce, anche se vive in un monastero di clausura nascosto agli occhi del mondo, opera apertamente di fronte ai suoi fratelli e a Dio. Non fa niente di testa sua perché capisce che la sua azione nel mondo non gli appartiene, ma appartiene a Dio che in questo mondo l’ha messo per la sua gloria e per il bene dei fratelli. Il cercare la luce nelle proprie azioni è un costante esercizio di verità che non può essere delegato ad alcuni momenti dell’esistenza, ma deve a poco a poco avvolgerla completamente.

Vi sono molti pericoli lungo questa strada ed uno di questi è la pretesa di esserci sempre nella verità facendola pesare poi come un grave fardello sulla testa degli altri. Si possono fare “opere in Dio” solamente se profondamente radicati nell’umiltà.

 

La nsotra vita e la Parola

 

Signore, senza il caldo sentimento di amore che ci mette nella giusta relazione con Te e con gli altri, rischiamo di insuperbirci e non riconoscere che la vera fonte di ogni operare nella luce sei solo Tu.

 

22 Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava.

 

Gesù non insiste nel rimanere a Gerusalemme e andando via permette alla città di cominciare a metabolizzare la sua presenza. Per lui la città santa è importante, ma il dialogo con la classe sacerdotale e quella dotta non può asssorbire completamente il suo impegno missionario. Dio aveva promesso a tutto il popolo di Israele il liberatore e il Maestro, interprete fedele dell’alleanza, si muove di conseguenza. Va con i discepoli ed il vangelo aggiunge che si ‘trattenne con loro’. Erano successe molte cose a Gerusalemme e Gesù capisce che i discepoli sentivano il bisogno di interrogarlo. La vita pubblica di Gesù non significa una sua continua esposizione al popolo. Il ‘trattenersi con i discepoli’ per noi che leggiamo e vorremmo sapere tutto della vita di Gesù è come un buco nero dal punto di vista della narrazione, ma non lo è per l’informazione che ci fornisce: la sfera privata per Gesù ha la medesima importanza della vita esposta alle sollecitazioni esterne. Per tutto il vangelo il Maestro coltiverà tutti e due questi luoghi della presenza aiutandoci a capire come non possiamo scegliere una vita completamente chiusa e lontana dal testimoniare i valori in cui crediamo, come pure  non possiamo immaginare di essere così bravi dal non avere mai un momento di verifica privata di ciò che proponiamo al mondo.

Gesù, lui stesso, in prima persona battezza e quest’atto introduce il nuovo scenario che lo riaccosta al Battista.

 

La nostra vita e la Parola

 

L’ansia della vita spesso vanifica il bisogno che sentiamo di fermarci, è come se in quei momenti ci accorgessimo di avere delle radici molto corte e quasi incapaci di tenerci radicati alla terra. Signore, dacci quella ferma determinazione nel radicare il nostro essere in te che sei il nostro fondamento e la vera soluzione di tutti i nostri mali.

 

23 Anche Giovanni battezzava a Ennon, vicino a Salim, perchè c’era là molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare.

 

Ecco ancora Giovanni. Ci sembrava che con la venuta di Gesù egli si fosse ritirato completamente ed invece lo vediamo ancora portare avanti la sua  missione tra il popolo di Israele. Questa nostra meraviglia che, come vedremo più avanti, sarà quella dei discepoli dice molto sul nostro corto vedere e tanto sui disegni pieni di vera grandezza di Dio. Dio infinito realizza i suoi piani servendosi di tutti i rivoli, di tutti i torrenti, di tutti i fiumi per purificare l’uomo e portarlo sempre più vicino al suo cospetto. Giovanni continua a battezzare  perchè il dono di essere un tramite prezioso tra Dio e gli uomini non gli era stato tolto con la venuta del Cristo. Il suo era pur sempre un contributo importante alla verità e quindi non avrebbe mai potuto trovarsi in contraddizione con la missione del Cristo. Essere battezzati da Giovanni era comunque una preparazione ottima per poter incontrare Gesù. Anche nella nostra vita spirituale ci accorgiamo che le grazie non ci vengono date tutte in un colpo, ma sono distribuite nel tempo e nel rispetto delle nostre fasi di maturazione. Dio allora si serve di ogni via, di ogni esperienza per metterla davanti alla nostra coscienza perchè noi possiamo indirizzarci a Lui. Noi però non siamo dispensati dal difficilissimo compito di saper discernere, se richiesti, se le opere e le dottrine che ci vengono proposte sono secondo la Sua luce oppure no. Lo Spirito Santo è l’unico che ci può dare il giusto discernimento, ma anche qui dobbiamo stare attenti a non  giudicare la persona, quanto l’ideologia che vi è dietro cercando di valorizzare le aperture e mettendo in guardia da ciò che è poco chiaro o addirittura dannoso.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore fa che io possa accogliere la diversità dell’altro senza paura che mi tolga qualcosa, senza paura  che avvicinandomi all’altro io rimanga preda della sua diversa visione del mondo, senza paura di perdere tempo con qualcuno che  il mio basso sentimento ha dichiarato fuori da ogni possibile mio sguardo d’amore. Signore, alimenta in me uno spirito libero che accetti di dissetarsi ovunque tu hai posto acqua di vita. Liberami dalla mia ostinazione a credere che solo la mia parte ha la verità e permettimi sempre di più di sapermi  ristorare con le acque di tutti coloro che, anche se diversi da me e da ciò in cui credo, possono farmi arrivare diverse qualità di acqua in cui potermi specchiare e purificare.

 

24 Giovanni infatti non era stato ancora imprigionato.

 

La missione di Giovanni era da Dio, ma Dio non può fermare le mani degli uomini quando si accaniscono contro i suoi eletti. Iniziamo qui a meditare su un tema che sarà di tutto il vangelo e cioè come sia possibile che i figli di Dio non siano salvaguardati nella loro vita fisica da quel Dio a cui hanno affidato la loro vita e soprattutto come sia possibile che lo stesso Figlio di Dio soccomba alle mani della prepotenza e delle passioni umane. Questo sarà un mistero su cui getterà una luce vivissima solo la morte del Salvatore. Per Giovanni qui ci viene detto che ancora non era stato imprigionato, ma è come se queste parole cominciassero a segnare la strada che poi lo porterà al martirio. Ma chi poteva temere un eremita visionario ? Lo temevano i potenti perché le sue parole non erano un puro esercizio retorico, sia pur teso a fare proseliti, ma dicevano qualcosa di chiaro su come essi esercitavano il potere. La loro avversione nei confronti del Battista era una operazione di legittima difesa da parte di un potere che non tollerava oppositori lucidi e veri. Ed i potenti in questi casi sanno sempre come liberarsi di loro. La prigione e/o la morte è la soluzione più immediata e meno imbarazzante da prendere quando l’oppositore è una persona troppo amata dal popolo. Adesso Giovanni, non ancora in prigione, battezza in un luogo ricco di acque e battezza vicino a Gesù. L’operare in contemporanea con Gesù lo avrà fatto straordinariamente felice.

 

La nostra vita e la Parola

 

La  nostra vita rischia di diventare piatta perchè i nostri possibili orizzonti sono piccoli e meschini. Solo se miriamo in alto, se siamo disposti a morire per ciò in cui crediamo allora potremo nella vita asssumerci responsabilità sempre più alte. La tragicità non deve essere cercata nella nostra vita, ma neppure esclusa per amore della nostra privata tranquillità.

 

25 Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione.

 

Quando nascono discussioni c’è sempre in mezzo un gioco di potere. La verità non ha bisogno che qualcuno la imponga, ma solo che la testimoni. Al testimone spetta l’annuncio, ma non l’ostinarsi o l’accanirsi nel sottomettere l’altro alla propria verità. Quando quindi ci  troviamo in contesti dove  emergono rabbie o incomprensioni che vengono da un passato personale o collettivo, allora se si riesce a sanarle, bene, se no è sbagliato farsi paladini di una propria verità quando l’interlocutore non è disposto ad un vero ascolto anzi prende spunto da quel contatto per vuotare il sacco delle sue rabbie. Il senso del testimoniare non è quello del convincere, ma soltanto quello del rendere noto e se la persona ha la finestra aperta ecco che la luce del sole potrà entrare. Spesso però chi dovrebbe dare testimonianza ha difficoltà a porsi nella giusta lunghezza d’onda perchè vorrebbe che la sua azione avesse avesse come risultato concreto la conversione dell’altro al proprio mondo. Solo Dio può convertire il cuore dell’uomo e solo lui sa quando è il momento giusto: noi siamo solo una delle voci di quel coro che lui può utilizzare  per toccare il cuore di quella persona.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore aiutami a non discutere, ma a dialogare, ma se non posso dialogare aiutami a fare silenzio e se sono nel silenzio aiutami a pregare.

 

26 Andarono perciò  da Giovanni e gli dissero: “Rabbi, colui che era con te dall’altra parte del giordano e al quale hai reso testimonianza, ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui.

 

Dio nella persona dei santi ci aiuta a vedere come sono falsi gli steccati che con tanta buona fede ergiamo tra noi e gli altri. I discepoli che vanno da Giovanni saranno aiutati da lui ad andare oltre la loro corta visione. E più in generale si può dire che il Padre che assegna dei compiti all’uomo e lo fa tenendo conto di tutta la storia e di tutte le tradizioni in cui quell’uomo è inserito. Ogni nuova generazione si vede rinnovato da parte di Dio il suo prezioso dono (calore di amore e luce di verità) come se l’umanità nascesse ancora per la prima volta. Il popolo di Israele è stato scelto da Dio come interlocutore privilegiato perchè la venuta di suo Figlio Gesù Cristo potesse trovare nella distensione della storia l’ambiente ermeneutico ideale per esservi collocato e compreso. Ma, a prescindere da questo disegno divino riguardante l’umanità nel suo complesso, Dio è vicino all’uomo dovunque lo portano le scelte della sua libertà.  Grazie alla fedeltà di Dio ogni nuova generazione riceve suggerimenti di amore e di luce per far crescere il suo rapporto con Dio. Tutte le tradizioni quindi hanno al loro interno questi semi divini che attendono solo di essere riconosciuti ed integrati all’interno di un piano  che vede in Gesù Cristo la parola suprema attraverso cui Dio ha scelto di comunicarsi all’umanità.   I discepoli che vanno da Giovanni rimangono all’interno di una logica di separazione (all’origine del concetto di nemico) che vede come non paragonabile la propria verità rispetto a quella degli altri. Secondo questa logica i discepoli davano  per scontato che l’acqua di Giovanni purificasse di più di quella di Gesù e nulla si chiedevano sulla sostanza dei due battesimi: cosa avessero in comune e che cosa li differenziasse. Rimangono prigionieri di una logica settaria che non vuol vedere come Dio distribuisce i suoi tesori di verità ovunque ed operi sempre al di là dei confini perchè non v’è confine per Dio.

 

La nostra vita e le Parole

 

Signore, nello scambio con gli altri spesso affermo le mie idee come premessa perchè l’altro si accorga della mia esistenza,  fammi capire  allora che solo stando alla tua presenza posso sentirmi vivo senza aver bisogno di appoggiarmi all’altro per essere.

 

27 Giovanni rispose: “nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo”.

 

La categoria dell’essere discepolo è facilmente esposta al peccato di invidia. Il discepolo non potrà mai capire, con i normali strumenti della ragione, come possa succedere che un nuovo venuto possa sopravanzarlo agli occhi del maestro. Il discepolo, se si è veramente messo a seguire la sua guida, ha dovuto fare enormi sforzi per stargli dietro ed ha sviluppato una sensibilità che lo porta  ad innalzare una netta divisione tra quelli che fanno la strada assieme a lui e gli altri che ne rimangono esterni. ‘E facilmente portato a pensare di essere un privilegiato ed a ritenere  la sua esperienza non paragonabile a quella degli altri che non fanno parte del gruppo. Nel caso di Gesù essi si trovavano davanti ad un uomo che non solo aveva ricevuto la testimonianza di Giovanni, ma addirittura compiva un gesto, quello del battezzare, che era propria del loro Maestro. Essi non vivevano assolutamente  bene quanto stava accadendo perchè nella ristrettezza del loro cuore pensavano: “Come è possibile che l’ultimo arrivato possa battezzare quando a noi non è permesso farlo?”. I corti di spirito, includendomi a viva forza tra questi anche se con riluttanza, cercano sempre di egemonizzare la fonte del valore ritenendo che la luce da cui si sentono pervasi splenda solo per loro e attraverso di loro. Essi spengono la luce sulla realtà mentre invece Giovanni il Battista volge lo sguardo verso la fonte della luce. La sua vera grandezza, sembra voler dire ai discepoli, non è l’ aver iniziato un movimento di rinnovamento, quanto il saper riconoscere chi ha ricevuto dall’alto. I discepoli di Giovanni erano ancora nell’ottica del ‘prendere’ e non del ricevere dall’alto e Giovanni con le sue parole li spinge ad inserirsi nella grande sinfonia collettiva in cui ognuno è sollecitato a suonare lo strumento che gli è stato consegnatio dall’alto.

 

La nostra vita e la Parola

 

Quante volte, Signore, mi è capitato di volere qualcosa e di lamentarmi per non averla ancora. Solo il tuo aiuto mi ha fatto capire che il vero dispensatore dei doni sei  Tu e che non v’è maestro umano che possa darmi ciò che ancora non è il momento di ricevere.  Signore, fammi vivere sempre nella certezza incrollabile che tu mi stai vicino e mi doni sempre ciò di cui ho bisogno per crescere.

 

28 Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato davanti a lui.

 

I discepoli sono inclini a rendere grande il loro maestro mettendolo al di sopra di qualsiasi altro maestro. I discepoli, forse in buona fede, avevano apprezzato più l’atto di umiltà di Giovanni che la verità della sua testimonianza. Non è assolutamente facile essere un discepolo perchè occorre rimanere se stessi pur rinunciando a se stessi. Il discepolo infatti segue il maestro perchè non sa la strada, tuttavia questa sequela non può significare azzeramento della personalità del discepolo, nel suo essere in questo mondo. Perchè i discepoli di Giovanni non hanno capito ciò che avveniva sotto i loro occhi? Sta nell’essere stesso del discepolo diffidare del proprio io. Molte volte infatti ha dovuto constatare il fallimento di tanti suoi progetti. Il maestro gli ha prospettato degli ideali per cui valeva la pena di vivere e morire e lui l’ha scelto perchè lo conducesse per un cammino sicuro  aiutandolo a  mettersi al riparo da se stesso. Presa la decisione, se è un buon discepolo, non segue altre vie e tende quasi naturalmente a fare ciò che gli viene chiesto senza interessarsi d’altro. Tutto ciò è positivo, ma se non è gestito con prudenza e  umiltà  da parte del discepolo questi rischia di commettere prendere grossi abbagli venendo meno agli stessi insegnamenti di chi si era scelto come maestro. I discepoli di Giovanni invidiando Gesù che battezza si trovano nella situazione paradossale di non sentire come il loro Maestro. I discepoli spesso non colgono la complessità del messaggio del Maestro che non è solo quello di aprire ad una realtà più grande, ma di farli diventare più responsabili di fronte ai mondi che fa loro intravedere. Il maestro è un trampolino privilegiato verso la realtà e non un circuito chiuso dove ama mantenere i suoi discepoli. Questi però possono cucirgli addosso una veste che non è la sua per farne il loro idolo. Insomma amano il Maestro e il suo mondo, ma a questo credono meno, amano la persona e poco il fuoco che lo divora. Allora se il discepolo vuole veramente essere tale deve capire che la sua responsabilità verso la vita non viene eliminata per il fatto di essere discepolo, ma solo affinata e provata perchè sia all’altezza dei compiti che gli verranno richiesti e non solo alla fine del suo discepolato, ma durante lo stesso periodo del suo apprendistato. Pur allora obbedendo egli è chiamato sempre ad operare delle scelte perchè la vita che vive è  sempre la sua e non quella del maestro: sua è la responsabilità di stare al mondo in un modo piuttosto che in un altro. Ed il vero Maestro è pronto a cogliere la maturazione del discepolo per aiutarlo ancora nel suo cammino di avvicinamento alla realtà vera.

 

La nostra vita e la Parola

 

‘E difficile, Signore, accedere a questa soglia della responsabilità perchè abbiamo paura sbagliare e soprattutto perchè siamo pigri, ma tu lavoraci dal di dentro perchè sappiamo che tutto ciò che mai  sarebbe possibile ottenere da noi, tu lo ottieni.

 

29 Chi possiede la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta.

 

L’immagine dello sposo e della sposa  ci mostra in che cornice si svolgono gli avvenimenti che riguardano il rapporto  tra Gesù e gli uomini. E la cornice è veramente di qualità : si tratta del rapporto d’amore sponsale vissuto tra uomo e donna. Chi è la sposa in questo caso? La sposa è il popolo di Israele e lo sposo è Gesù. I discepoli erano lontanissimi da questa percezione, eppure Giovanni aveva dichiarato pubblicamente che la sua missione era quella di preparare la via allo sposo. Giovanni è l’amico dello sposo e come ogni vero amico gioisce se può aiutare nei preparativi dello sposalizio e gode di poter partecipare alla felicità dello sposo. Questi sprazzi di luce   sono  così lontani dalle preoccupazioni dei discepoli che i loro due mondi sembrano completamente estranei. Eppure l’essere discepolo dipende proprio dalla percezione di questa lontananza e dal desiderio di accorciare le distanze per amare come ama il maestro. Il maestro fa vedere, nei limiti della sua stessa umanità, che ciò è possibile ed offre al discepolo  uno spaccato trasfigurato di realtà perchè guardandolo egli possa convincersi che esso non è evanescente, ma è ben reale. Inoltre offre loro la chiave di accesso a questo nuovo mondo e la chiave non è la rapina o la paura di essere rapinati di qualcosa , ma il il servizio: solo il servizio può generare la gioia. Giovanni grazie alla sua disponibilità aveva capito qual’era il suo compito sulla terra.

Scoprire e riconoscere la propria vocazione mette l’uomo nel posto riservatogli da Dio da tutta  l’eternità  facendogli così superare qualsiasi invidia e mettendolo in condizione di operare con i fratelli con l’animo di un bambino. Quando si arriva alla percezione del compimento del destino della propria vita, allora si è anche  pronti per  la morte.

 

la nostra vita e la Parola

 

Signore non mi fare girare molto a vuoto, ma conducimi con mano ferma verso il punto di fuoco che è il motivo vero per cui sono venuto al mondo, solo allora la mia gioia potrà essere piena. Tu tante volte, è vero, hai esaudito questo mio desiderio, ma    siccome io sono un eterno carente, una spugna, un pozzo senza fondo, allora ti prego moltiplica in me i momenti di gioia perchè non facciamo assieme  una trista figura davanti agli altri quando dico loro che Ti amo.

 

30 Egli deve crescere, io invece diminuire.

 

Ed ecco il colpo da maestro che Giovanni infligge ai suoi invidiosi discepoli: dice loro che quelli che accorrono da Gesù hanno saputo bene valutare dove tira aria di novità e hanno capito che gli avvenimenti di salvezza dell’immediato futuro avranno come centro la persona di Gesù di una  statura molto più grande della sua. Questo mettersi da parte è il messaggio più interessante che ci viene da Giovanni. In un momento storico, come il nostro, dove vogliamo essere protagonisti ad ogni costo la sua figura ci fa capire che mettersi da parte non significa morire, ma solo una risposta ad una situazione che lo richiede. Quando c’è lo sposo non c’è bisogno di altri protagonisti, si può semplicemente gioire della sua gioia. La gioia è quindi un qualcosa che si può vivere in prima persona perchè i motivi della gioia sono dentro di noi, ma si può anche essere pieni di gioia perchè sono gli altri che ce la partecipano. Non si può acquistare la gioia, ma essa è come un qualcosa che succede quando noi ci troviamo nel posto e nell’atteggiamento giusto che la situazione richiede. Il diminuire di Giovanni riguarda la sua esposizione all’attenzione pubblica e non una diminuzione della gioia o del significato stesso della sua vita. Gesù non è venuto a sostituirlo, ma tutti e due fanno parte del disegno del Padre: ecco perchè non vi è lotta tra i due, ma collaborazione ed amore. Solo i discepoli si vedono esautorati e ben a ragione essendo partiti da una cattiva comprensione del ruolo di Giovanni nei disegni del Padre.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, così è più bello perchè mi hai fatto capire che in qualsiasi stagione della vita si può vivere nella gioia. Non vi sono momenti privilegiati per essere felici, non vi sonono momenti più che devo acquistarmi per realizzare la tua gioia: essa può apparire anche quando pelo le patate o in altro momento spazio-temporale che gli occhi del mondo valutano zero, ad es. vivere a Castelluccio.

 

La testimonianza di colui che viene dal cielo.

 

31 Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti.

 

Il nostro destino è il limite, siamo fatti di fango e quindi di un materia che può subire tutte le trasformazioni, ma sempre all’interno di un orizzonte misurabile. Anche i nostri pensieri risentono del nostro essere legati alla materia, anzi questa è il presupposto per lo sviluppo del nostro pensiero. Abbiamo un marchio di origine che occorre riconoscere per poter accogliere ciò che viene dall’alto. Ed anche se apparteniamo alla terra e parliamo della terra tuttavia possiamo accogliere chi viene dall’alto. Abbiamo una potenzialità di accoglienza infinita che ci permette di essere coloro che stanno sotto a chi sta sopra di noi. E chi sta sopra di noi è là perchè ha cercato un contatto con noi. Se l’uomo quindi vuole essere veramente e cioè aprirsi agli orizzonti senza limiti della sua vera natura deve acconsentire a  chi nella sua vita si presenta come messaggero di Chi viene dall’alto. E le vie di cui si serve Dio per raggiungerci sono continue ed infinite, come continuo ed infinito è il suo desiderio di comunicarci il suo essere più intimo. Non ci sono alternative alla nostra vera vita che quella di essere umili e cioè di riconoscere di essere limitati e pieni di colpe. Il Padre non gode di vederci così come siamo, ma gode, per liberarci dalle nostre colpe, di vederci sinceri.  La nostra terra, e noi che siamo fatti di terra, e i nostri pensieri che sanno di terra stiamo in mezzo ad infinità: anche la struttura del versetto ce lo dice con il ‘Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti’ all’inizio e alla fine. Ma Giovanni non parla solo in senso generico perchè quel ‘Chi’ si riferisce proprio a Gesù a cui comincia a dare una ulteriore testimonianza. Vuole dire ai suoi discepoli di non interpretarlo con parole di uomo fatte di terra, ma di aprirsi veramente ad un qualcosa che loro non possono immaginare tanto è la differenza che intercorre tra le cose del cielo e quelle dela terra.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore perchè la maggior parte delle volte non capiamo niente di quello che ci vuoi dire? E’ perchè non prendendoti sul serio ci illudiamo di capire quello che sei venuto a dirci e così alla fine, dal momento che non troviamo altro che le nostre proiezioni, invece di trovare la vita ci troviamo annoiati e a poco a poco ti crediamo sempre  meno e abbandoniamo i tuoi sentieri di vita.

 

32 Egli attesta ciò che ha visto ed udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza.

 

Giovanni traduce in parole umane l’esperienza che ha Gesù del Padre. La visione e l’udito stanno a testimoniare che Gesù è un testimone veritiero che riporta fedelmente ciò che il Padre gli ha comunicato per noi. Gesù inoltre si prende, di fronte all’uomo, la responsabilità delle sue affermazioni. Con le parole del Maestro arriva agli uomini qualcosa che proviene da lontano: l’uomo rimane affascinato da ciò che ha uno spessore storico e nel caso di Gesù ci troviamo di fronte ad una fonte che risale agli inizi della creazione ed ancora più in su. Non è venuto parlandoci di un qualcosa che si esauriva nelle sue parole, senza radici lontane, ma ci contatta collegandoci con la stessa sua fonte. Il Maestro non è venuto a glorificare se stesso per mezzo dei messaggi meravigliosi che dava agli uomini, ma a convincere l’uomo che esiste un mondo che si trova al di là della percezione dei nostri sensi. Egli vuole guidarci verso un regno che non è di questo mondo. La sua è un’operazione quasi disperata visto che gli uomini vogliono credere solo a ciò che vedono e sentono, almeno nelle intenzioni, perchè invece poi operano delle cancellazioni e restringono il campo percettivo per non vedere o udire ciò che invece andrebbe visto e udito. Gesù al contrario ci riferisce tutta la verità che ha appreso dal Padre, non ce la nasconde, anche se per nostro amore ce la svela a poco a poco per quello che di volta in volta noi possiamo accettare.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore siamo ciechi e sordi perchè abbiamo paura di perdere la nostra tranquillità e molte volte lo siamo senza pensarci obbedendo  alle abitudini distorte che ci siamo formati. Solo il tuo Spirito Santo può incrinare le nostre male certezze e farci respirare in quel contesto di vita dove Tu te ne stai assieme al Padre e allo Spirito Santo in unione di verità e di amore.

 

33 Chi però ne accetta la testimonianza certifica che Dio è veritiero.

 

C’è sempre la possibilità per l’uomo di accettare la parola di un altro essere solo perchè chi la pronunzia è degno di fede. Il regno di Dio non potrà essere mai dimostrato a nessuno, proprio perchè è al di fuori dalla portata immediata dei nostri sensi. Allora ci vuole sempre qualcuno che ce ne renda testimonianza adesso come allora al tempo di Gesù. Uno però si potrebbe chiedere: ‘Perchè abbiamo sempre bisogno di questa mediazione? Non potrebbe il regno di Dio esserci dato e basta?”. Dal momento che siamo su questa terra limitata non v’è altro modo. Infatti se tutti  credessimo nel regno di Dio, allora non ci sarebbero guerre e non ci sarebbe il male, ma di fatto non vi crediamo ed allora l’unico modo possibile per accedervi è credere alla testimonianza di qualcuno che c’è stato e ce lo viene a riferire. L’incarnazione di Dio aiuta noi umani proprio lungo la logica di ciò che  i nostri mezzi limitati riescono ad accettare. Un uomo in carne ed ossa che parla con potenza leggera, che sa quello che dice e lo fa vedere, solo un uomo così può attirare a sè l’uomo dal profondo. E l’uomo che gli dice sì vive l’esperienza della verità e capisce come in Dio non vi sia stata mai menzogna e che invece essa derivi dal mondo tenebroso e da quanti vi hanno perso dentro il loro cuore. Dio ha sempre amato l’uomo ed ogni cellula del suo corpo, se solo avesse una bocca, lo potrebbe testimoniare in ogni istante. Dio è un tenero Padre sempre pronto ad ascoltarci nei nostri desideri più veri e più arricchenti. Quando ci  accorgeremo veramente del suo illimitato amore ne saremo profondamente stupiti e, se Dio vorrà, saremo travolti da un pianto liberatore.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, se non piangiamo è perchè viviamo ancora nel mondo delle illusioni. Splenda sul nostro volto la tua verità di amore perchè solo così potremo essere come te, e cioè degli aiutanti passatori di confine: il tuo regno ci attende.

 

 34 Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura.

 

Più ci si avvicina a Dio, più il linguaggio diventa essenziale, quasi scarno. Dio non ha bisogno di orpelli, nè di sedurre l’uomo mettendo avanti se stesso come spesso fa l’uomo per darsi importanza. L’unica aspirazione di Dio è quella di convincerci del suo amore disinteressato ed eterno: per far questo trova mille vie  per raggiungerci. Non vuole mettersi in competizione con noi, ma condurci verso la verità del suo amore. Le parole di Dio sono vere e per questo rispettose della libertà dell’uomo. Dio ha creato l’uomo perchè si potesse stabilire tra di loro un legame di amore, ma questo legame può nascere solo nel rispetto di questa libertà che Dio stesso ha voluto: quindi sta nella verità di Dio che noi ci avviciniamo a lui nella libertà e non nella costrizione. Essendo quindi Dio fedele a stesso e alla sua verità egli può farci avere notizia di se stesso solo tramite intermediari che raccordino la sua realtà con quanto  noi ne possiamo sopportare senza perdere mai la coscienza di essere liberi di sceglierlo oppure no. Gesù che è inviato da Dio ci porta le stesse parole di verità del Padre con lo stesso amore, con la stessa premura e con lo stesso rispetto per la nostra libertà. La testimonianza di Giovanni è grandiosa: egli non cerca prebende, nè di stare alla sua destra, egli ha il presentimento  di dover scomparire al più presto dalla scena, quindi è per questo che ciò che dice acquista un valore immenso. Pere quale motivo avrebbe detto il falso? No, ci troviamo davanti ad una pura testimonianza, che ha la forza di diventare per gli interlocutori presenti e futuri   supremamente  credibile. Chi accetta le parole del Cristo riceverà lo Spirito senza misura: anche questa affermazione  rispecchia Dio come è nella sua verità, e cioè un essere Infinito che non può dare ai suoi figli piccole cose, ma soltanto  il massimo. A questo punto se Dio è così possiamo ben capire da dove vengono tutte le difficoltà: vengono dalla diffidenza dell’uomo e dalla sua infinita bravura nell’inventare menzogne su Dio e su se stessi.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore, c’è proprio da vergorganrsi nel toccare con mano quanto siamo infingardi e bugiardi, possiamo confidare solo nella tua clemenza, nella tua compassione ed aggrapparci con tutte le forze all’amore che ci hai dichiarato e alla  fedeltà che  continuamente ci dimostra.

 

35 Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa.

 

Noi umani pensiamo che per essere felici occorre fare tantissime esperienze e per questo ci agitiamo  continuamente. Dio invece ci offre un modello diverso: il Padre ama il Figlio e in questo circuito di amore ama tutto ciò che è frutto del loro amore. L’universo e noi siamo il libero frutto di questa intensa circolazione di amore. Ci viene suggerito che l’amore non ha bisogno di dividersi, ma ha bisogno per poter essere di un unico referente, perchè se non è vissuto così, non è amore, ma fuga dall’amore. Ciò che non vogliamo vivere con la persona amata, non lo potremo mai più vivere con un’altra persona. Questo perchè l’amore non può fare calcoli, ma deve darsi completamente. Non ci possono quindi essere riserve. Non possiamo non amare la persona amata prendendo scusa del fatto che vi sono dei pesanti vincoli che ci impedirebbero  di amare veramente. Tutta l’umana fantasia deve essere investita nel rapporto di amore, diversamente è un amore frenato e insincero. I più grandi progetti devono essere gettati nel fuoco dell’amore , se non facciamo così, il rapporto diventa limitato e povero. L’amore quindi è generoso e  si pone su un piano di realizzazioni infinite. L’aver costretto l’amore tra un uomo e una donna a rimpicciolirsi per via dell’età, delle abitudini o per via della propria incapacità di rinnovarsi significa non credere alla forza grandiosa dell’amore che prende il suo modello dall’amore del Padre verso il Figlio: tutto ciò che di meraviglioso vediamo nel creato è stato pensato e posto in essere proprio grazie a questo amore assoluto e vivicante del Padre verso il Figlio. Credere al Padre e al Figlio quindi significa voler realizzare su questa terra, per quello che ci è possibile e secondo la volontà di Dio, la stessa qualità del loro amore, che è amore trasformante e continuamente creativo all’infinito. In questo amore del Padre verso il Figlio ci viene rivelata ancora una cosa importante ed è che l’amore ha un ‘primum’ in ordine all’inizio del movimento di relazione. C’è sempre chi inizia ad amare coinvolgendo l’altro nel suo amore. Per noi è estremamente vitale capire che non è assolutamente vero che i nostri rapporti d’amore devono essere intesi come due fari che si accendono nello stesso momento e con la stessa intensità. Non è così, c’è sempre un primo movimento proveniente da uno dei due partner che coinvolge l’altro e lo invita a rispondere secondo un livello di amore superiore. In amore non esiste egualitarismo perchè chi ha penetrato di più l’amore lo può dare aiutando l’altro a corrispondere nello stesso modo. Diciamo che l’amore è una strada più spaziosa che l’altro ci apre perchè noi la possiamo percorrere e rendere sempre più transitabile. Quando tra gli uomini si innesta questo circuito virtuoso è perchè inizialmente il Padre ha amato il Figlio ed il Figlio, non invidioso di questo primo movimento, gli ha corrisposto con tutto il suo ardore di amore infinito. Il Figlio ha le mani piene dei doni del Padre, quindi un vero amore non può essere privo di doni. Un segno per noi  per capire se il nostro amore è veramente tale è quello di vedere se siamo disposti a donare ogni cosa per chi amiamo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Signore il tuo amore per il Padre è la  leva attraverso cui possiamo sollevare il mondo. Grazie per avercelo rivelato, perchè per noi è difficile capire che un rapporto unico con un’altra persona può essere fonte di vita. Tu ci fai capire  che i problemi, i litigi, le chiusure, le insoddisfazioni ci squassano perchè affrontiamo l’altro con occhio interessato ed è per questo che poi il limite lo troviamo davvero. Ci riveli anche che non ci può essere limite all’amore e che siamo chiamati ad amare tutte le creature che ci metti vicino, ma di un amore puro per la crescita del tuo regno.

Signore, non ci rimane quindi che guardarci dentro per vedere se viviamo un esperienza in cui diamo amore, oppure una in cui noi corrispondiamo all’amore di qualcuno che ci ama. Se siamo attenti e sinceri non possiamo fare a meno di esultare con voci di gioia che siamo amati da Te e che siamo stracolmi di riconoscenza per essere arrivati a capire che è proprio così. Per quanto riguarda poi l’amore che diamo all’altro, se non ci fosse il tuo primo amore per noi, saremmo veramente rovinati perchè, avendo solo a disposizione le limitate conquiste dell’amore umano, non sapremmo come fare a raggiungere le vette del tuo amore infinito.

 

36 Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui”.

 

Dio non è indifferente alla sorte dell’uomo ed anche attraverso la minaccia vuol fargli capire quanto l’ama. L’amore di Dio si inventa per noi l’ira pur di farci intendere ragione e portaci in un porto sicuro. Ma Dio è verità e se noi non vogliamo corrispondergli è costretto ad inventare un posto privo di ogni caratteristica che si rifaccia alla sua essenza divina. Una delle cose che non piacerà ai demoni è constatare che la dimensione in cui vivono è frutto dell’amore di Dio per le sue creature.  La salvezza ci viene dal Cristo, ammonisce il Battista, e termina il suo discorso in modo molto duro. Anche in questo finale, all’apparenza così duro, Giovanni si rivela grande. Egli doveva allontanare da sè i suoi discepoli e quindi calca appositamente le tinte perchè i suoi discepoli non abbiano più dubbi su chi seguire. Con questo discorso egli realizza quanto prima aveva predetto e cioè il suo volersi abbassare di fronte a Gesù che cresce.

 

La nostra vita e la Parola

 

Giovanni Battista, maestro  di vita, facci capire quando nelle situazioni dobbiamo scomparire, perchè c’è qualcun altro più importante di noi che batte alla porta. Nonostante ci suonino ancora nell’orecchio le tue dure parole e ci appaia  la tua fine atroce, ci lasci in questo vangelo con un sorriso nel cuore, un sorriso che poggia sulla percezione della tua grande sapienza ed umiltà. Soccorrici nella vita perchè possiamo imitarti e crescere nella comprensione di ciò che Dio vuole da noi.

 

 

 

 

 

 

Hosted by www.Geocities.ws

1