Il dialogo con Nicodemo.
1 C’era tra i farisei un uomo chiamato
Nicodemo, un capo dei giudei.
Finalmente non abbiamo davanti a noi una massa
indistinta di persone che cercano di mettere in contraddizione Gesù, ma un uomo
con tanto di nome: Nicodemo. Non è un personaggio qualsiasi, ma un capo dei
giudei. La fama di Gesù dopo gli scontri con i mercanti del tempio si era
sparsa molto velocemente in Gerusalemme assieme all’incertezza su come
interpretare ciò che stava accadendo: da una parte infatti circolavano voci
sulle sue provocazioni al tempio e dall’altro voci di sostegno per i segni che
compiva in città. Quindi la venuta di Gesù smuove la vita di Gerusalemme sia a
livello di popolo che dei suoi capi. Nicodemo va dal maestro per conoscerlo di
persona, non ama il sentito dire. Forse avrà valutato che stava accadendo
qualcosa che andasse fuori dai suoi usuali parametri di comprensione: un capo
non si muove per niente. Già il fatto che si sia attivato un ‘capo’ ci fa
capire come tutta Gerusalemme aveva percepito chiaramente che qualcosa di nuovo
stava accadendo tra le sue mura.
La nostra vita e la Parola
Se vogliamo nasconderci
possiamo benissimo farlo, ma alcune volte è proprio necessario muoversi ed
andare a fare esperienza in prima persona.
2 Egli andò da Gesù di notte e gli disse: rabbì, sappiamo che
sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se
Dio non è con lui.
Nicodemo ci fa subito
intendere che quelli della sua cerchia, e quindi non tutti i farisei, avevano
capito che Gesù era collegato a Dio. La qualità dei segni che erano sotto i
suoi occhi gli fanno avere la certezza che è impossibile che qualcuno possa
farli se Dio non è con lui. Quindi i segni di Dio per chi vuole intenderli sono
leggibili e non è vero che essi siano sempre così misteriosi, nascosti,
imperscrutabili tanto da far pensare ad un’assenza di Dio. I segni sono però
degli indicatori che non danno la sostanza di ciò che indicano. Per questo si
può credere che Nicodemo non si contenta dei segni, ma come vero cercatore,
vuole andare oltre ed arrivare alla stessa fonte dei segni. Dalle parole di
Nicodemo sembra che Dio faccia parte della sua esperienza e di quella dei suoi
amici. Il modo come egli si presenta a Gesù è particolare: egli si espone fisicamente
agli occhi di Gesù, ma poi si nasconde dietro ad un ‘noi’. Nicodemo si sente
ancora parte di un gruppo, non si è interrogato sull’effetto che ha per lui la
venuta del Cristo. ‘E venuto da Gesù solo perchè attratto dalla forza
misteriosa che parte dalla sua persona. Vuole capirne di più e nonostante si
faccia scudo del ‘noi’ si intuisce che è lui stesso che vuol confrontarsi con Gesù perchè scosso dai
suoi segni. Di tutti quelli di cui si fa portavoce, solo lui si è mosso per
incontrare Gesù, ma lo fa prendendo delle precauzioni. Nella sua posizione
infatti avvicinarsi in pubblico avrebbe significato convertirsi oppure
criticarlo apertamente. Nicodemo non è pronto nè per l’una, nè per l’altra
cosa: ecco perchè cerca di notte un incontro ravvicinato con il Signore: la
notte copre bene la sua incertezza e la sua ricerca.
La nostra vita e la Parola
Noi siamo come Nicodemo
sempre timorosi di prendere una decisione netta e nello stesso tempo incapaci
di allontanarci dalla zona del tesoro. Ma anche nella notte Gesù ci riceve e
mostra di essere vicino al nostro tormentato cammino. Signore, anche se
scegliamo di essere verso di te come i ghiacci dell’antartide, anche lì tu sei disposto a farci sentire il
calore del tuo sole!
3 Gli rispose Gesù: In verità in verità ti dico, se uno non
rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio.
Nicodemo essendo un
fariseo crede di sapere quali sono le cose Dio e quali no. Egli crede di avere,
assieme ai suoi pari, una competenza su Dio e Gesù gliela mette subito in
discussione. Per vedere il regno di Dio non basta essere nati o appartenere ad
un popolo, ma occorre rinascere. Gesù fa capire a Nicodemo che non esistono
situazioni di fatto che possano accreditare l’uomo presso Dio. Nicodemo non
sapeva quindi una cosa fondamentale e cioè che oltre alla nascita dal basso,
cioè dalla terra, dai genitori, dalla tradizione, si può rinascere e che questa
rinascita non dipende dall’uomo, ma viene donata dall’alto. Gesù si trova
davanti ad un cieco che dichiara di vedere. Alle parole di Gesù Nicodemo
reagisce preparando la domanda del versetto seguente, ma nel cuor suo
segretamente vuol sapere da Gesù come si fa a rinascere una seconda volta. ‘E
bene tenere a mente che egli é un capo,
è molto furbo e va a trovare Gesù di notte, quindi anche tutto il suo approccio
risentirà di questo suo modo essere e di presentarsi.
La nostra vita e la Parola
Nicodemo potrebbe
aiutarci a fare silenzio e a non inserirci nella realtà come quelli che sanno.
Grazie a lui potremmo invece attendere dall’alto quelle giuste intuizioni che
gettano una vera luce su ciò che stiamo vivendo. Sappiamo troppo di nostro e
gli effetti si vedono.
4 Gli disse Nicodemo:”Come può un uomo nascere quando é
vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e
rinascere?”.
Nicodemo della risposta
di Gesù recepisce solo quello che può o vuole sentire cancellando la parte più
importante e cioè la nascita dall’alto. Può essere pure che abbia capito bene e
che ad arte faccia delle affermazioni paradossali per indurre Gesù a spiegargli
cosa vuol dire rinascere dall’alto. Tuttavia al di là del viraggio paradossale
della sua domanda gli è chiaro che per iniziare un nuovo cammino occorre
cambiare e che non basta prendere una decisione di tipo mentale. L’accenno al
rientro nel grembo della madre ci fa capire che Nicodemo ha giustamente inteso.
Non si tratta infatti di operare un cambiamento parziale, ma un abbandono della
forma conosciuta per acquistarne una completamente nuova. Si tratta di
rientrare nel buio, nella ricerca e nella morte per far emergere una nuova
vita. Questa intuizione tuttavia non viene fatta fruttificare nel modo indicato
da Gesù, perchè il suo interlocutore gli oppone l’evidenza della sua vecchiaia:
come può un vecchio rientrare nel seno materno? E fuori di metafora: come può
una persona completamente formata, con la sua storia, con i suoi difetti e i
suoi pregi, ricominciare daccapo? Il rinascere dall’alto, ci dice Nicodemo,
sarebbe bello, ma è come coltivare una illusione che non si potrà realizzare
mai, come mai un vecchio potrà rientrare nel seno materno.
La nostra vita e la Parola
Quante volte la nostra
carne e la nostra mente tenacemente si oppongono al cambiamento! Ed i risultati
si vedono: diventiamo sempre più rigidi ed insopportabili.
5 gli rispose Gesù: “In verità in verità ti dico, se uno non
nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno dei cieli.
Gesù chiarifica meglio
cosa vuol dire nascere dall’alto e fa intendere a Nicodemo che lui non deve far
niente, ma accettare ciò che offre Dio e cioè un battesimo tramite l’acqua e lo
Spirito. Il battesimo di Giovanni era dato mediante l’acqua che purificava ed
era ricevuto davanti a tutti in atteggiamento di penitenza. Lo Spirito, e questo
è l’insegnamento di Giovanni, può arrivare solo se l’uomo riconosce di essere
peccatore davanti agli altri e chiede di essere purificato. Gesù non promette
quindi liberazioni mirabolanti predicando di rivolgersi direttamente a Dio, ma
promette all’uomo di liberarlo sol che voglia farsi carico del primo movimento
(riconoscersi peccatore davanti ai fratelli) perchè al secondo (l’acqua che
purifica) e al terzo ( lo Spirito che unisce a Dio) penserà lui stesso.
La nostra vita e la Parola
Signore io sbaglio
quando penso di parlare con te come se esistessimo solo tu ed io, perchè sullo
sfondo c’è sempre la mia realtà storica con la quale interagisco e pecco. Ho
quindi bisogno di essere continuamente purificato da te davanti a tutti per
ricevere il tuo santo Spirito.
6 Quel che è nato dalla carne è carne, quel
che è nato dallo Spirito è Spirito
Qui non si dice che la
carne non possa essere informata dallo Spirito, ma si dice che la carne può
generare altra carne al suo livello ( e quindi con tutti i suoi ordini interni
di ordine e intellegibilità ) senza essere visitata dallo Spirito. Vi può
quindi essere una carne che fa da supporto, fino all’ultima sua cellula, ad un
livello di coscienza che è stato generato solo dallo Spirito. La carne non può
che riprodurre se stessa e quindi tutto ciò che concerne il rinascere dall’alto
non puo' essere generato da un ordine dove viggono le necessitanti leggi della
materia, comprese quelle leggi che la sottomettono al disfacimento. La vita con
la ‘V’ maiuscola è data dallo Spirito e tutto ciò che nasce dallo Spirito ha le
sue caratteristiche. Il vangelo di Giovanni ci aiuterà a capire quali sono le
caratteristiche dello Spirito che dà la vera vita.
La nostra vita e la Parola
Quante volte mi ostino a
volere il nuovo e mi impegno con tutte le mie forze per ottenerlo ed allora
perchè non riesco? Forse perchè ciò che voglio far nascere a tutti i costi è
frutto di desideri della carne e non dello Spirito.
7 Non ti meravigliare se ti ho detto:
dovete rinascere dall’alto.
Gesù si cala nello
sconcerto di Nicodemo e si prepara ad aiutarlo a capire. Ciò che viene
dall’alto non è minimamente aspettato dall’uomo: egli vive nella sua nicchia e
vede il suo mondo in maniera orizzontale. Non si aspetta soluzioni da un ordine
diverso da quello in cui vive. Se ci si pensa bene tutto ciò è tragico per
l’uomo che si vive così come appiattito in un mondo ad una sola dimensione:
l’avanzare della sua vita dipende da ciò che ha, innato o acquisito che sia. La
meraviglia di Nicodemo è la nostra meraviglia perchè anche noi siamo come lui e
cioè facciamo dipendere ogni buona riuscita dei nostri progetti e delle nostre
azioni solo dalle nostre abilità, e non
ci viene mai da pensare che esistono forze spirituali pronte ad aiutarci solo
che lo volessimo. Gesù ci fa capire che rinascere per l’uomo non è un optional,
ma qualcosa di necessario se vuole accedere ad una dimensione diversa. Lui che
viene dall’alto può dirci delle parole di vita e le può sostenere davanti ad un
uomo, come Nicodemo, perchè sa cosa significano.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu solo hai
parole di vita eterna! ‘E inutile che mi ostini a rinnovarmi, se questo mio
movimento non è aperto a ricevere dall’alto la vera vita.
8 Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai
dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito.
Il paragone del vento
serve a Gesù per introdurre qualcosa di diverso dalle strette causalità legate
alla materia. Il vento sorge e non si riesce a prevedere in quale sito spirerà,
nè qualaesarà il suo percorso. Così chi nasce dallo Spirito non potrà seguire
le logiche correnti legate alla razionalità del senso comune. Chi accetta di
rinascere deve solo diventare uno strumento disponibile per essere utilizzato
quando s’alza il vento dello Spirito. Quindi il tipo d’uomo secondo Dio è un
essere che aspetta continuamente la visita dall’alto, è un vuoto in attesa
d’essere riempito, è un mondo disponibile ad essere irraggiato dalla luce del
sole. Una delle sue virtù più importanti è la speranza che lo collega a Dio sia
quando è presente, sia quando si nasconde. Quest’uomo sta continuamente alla
porta per percepirne il soffio e sentirne la voce e non tenta di avere potere
sul suo prossimo, ma solo testimoniare
un mondo diverso dove la verità non è frutto delle buone intenzioni o delle
forze umane, ma viene rivelata dall’alto e in modo gratuito.
Lo Spirito inserisce
l’uomo in una vera avventura dove non vi è niente di scontato, ma tutto è
continuamente nuovo e pieno di mistero.
La nostra vita e la Parola
Chi ti segue Signore non
solo non si annoia, ma si vede condotto
per mano lungo una strada piena di scorci meravigliosi e di soste
indimenticabili: da me vuoi solo fiducia ed intimo amore: al resto pensi Tu.
9 Replicò Nicodemo: come può avvenire
questo?
Come può avvenire che
l’uomo esca dall’inesorabile logica del suo egoismo? Come può distaccarsi per
vedere la sua vita da un altro punto di vista? Nicodemo sembra disponibile ad
accettare la parola di Gesù, non dice: “tu sei matto”, ma continua a
confrontarsi esponendosi sempre di più alla rivelazione della verità e quindi
correndo il salutare pericolo di rimanervi compromesso. Può essere pure che
nella sua domanda si celi, come spesso accade anche nel migliore degli uomini,
il desiderio di acquisire potere: l’essere infatti nati dallo Spirito è
certamente qualcosa di più che l’essere nati solo dalla carne. Nicodemo però
ancora non si decide per Gesù e queste domande ci rivelano come lui sia ancora
guardingo e ai margini di un rapporto che potrebbe sconvolgergli la vita.
La nostra vita e la Parola
Spesso la vita ci chiede
delle cose spropositate rispetto alle nostre forze limitate, ma se capiamo che
non siamo noi che dobbiamo risolvere alcune situazioni, allora ci verrà
suggerito come essere e come comportarci.
10 Gli rispose Gesù: Tu sei maestro in
Israele e non sai queste cose?
‘E come se Gesù
guardasse il re della favola e lo vedesse nudo: come può una persona ritenuta
un saggio dal popolo non sapere ciò che sembra essere l’abc della vita
spirituale? Gesù conosce il cuore dell’uomo e in quel momento capisce che
Nicodemo non è ancora pronto per ricevere quella Parola per cui è venuto al
mondo. Non è insensibile alle sue domande e per questo lo aiuta a rinascere
anche se lui sembra non accorgersene. Il Maestro sta purificando il suo futuro
discepolo, ma per far questo deve bruciare tutta la sua supponenza e per far
questo lo mette alle corde per aprirgli la strada ad un sapere altro che non si
acquista nè con gli studi, nè con manovre notturne, ma esponendosi in prima
persona. Solo chi decide di gettare alle ortiche tutto il suo sapere potrà
riceverne uno nuovo dal Cristo che gli dirà pure come utilizzare tutto il
bagaglio di conoscenze che fino a quel momento ha accumulato.
Questa resistenza di
Gesù a rivelarsi a noi sembra difficile da capire, noi infatti siamo abituati a
fare pressione sugli altri per dare loro il nostro verbo, non aspettiamo altro.
Se poi qualcuno ci viene a chiedere un parere ci sentiamo importanti e
immediatamente disponibili a tirar fuori le nostre sentenze. Gesù invece non ha
fretta e sonda il cuore di Nicodemo: vuole che la sua richiesta di aiuto sia
libera da un secondo fine, vuole che egli si abbandoni per ricevere la sua
luce.
La nostra vita e al Parola
Dalla mattina alla sera
ci sentiamo maestri e così l’apertura del nostro orecchio diminuisce sempre di
più e così ascoltiamo sempre meno ciò gli altri, la vita e lo stesso Dio
cercano di comunicarci.
11 In
verità in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel
che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza.
E’ la prima volta che
Gesù parla usando il ‘noi’. Non si tratta di demoni che si fanno conoscere per
bocca del Maestro perchè il suo essere è collegato ad una storia di luce che
viene da lontano e che ha precisi referenti, uno per tutti, Giovanni il
Battista. Quel ‘noi’ fa intuire una intima partecipazione di vita con altre
persone. Ancora non è perfettamente chiaro in nome di chi, oltre che di se
stesso, egli stia parlando, ma è chiaro che chi fa parte di questo ‘noi’ sa ciò
che dice e può testimoniarlo con verità ad altri. Di fronte si trovano un
presunto maestro ed un vero maestro. La luce è venuta in questo mondo, ma le
tenebre non l’hanno accolto. Tra luce e tenebre v’è un abisso, ma i due
mondi hanno una radice nel cuore
dell’uomo e questi può nel tempo della vita che ha a disposizione abbandonare
un regno per entrare nell’altro. Il senso del dialogo di Gesù con il troppo
umano Nicodemo è proprio questo: fargli toccare con mano che nel suo cuore
alberga una radice più santa che può diventare madre di un albero ricco di
splendidi fiori e frutti saporiti. Gesù si rapporta a Nicodemo non con un ‘tu’,
ma con un ‘voi’, non perchè non voglia entrare in intimità con lui, ma perchè
questi è andato da lui non come il singolo Nicodemo che cerca luce, ma come il
rappresentante di una casta di potere che deve difendere i suoi privilegi. Gesù
ha capito tutto di quest’uomo e non si perde in dimostrazioni per accaparrarsi
un nuovo adepto, piuttosto lo aiuta riassumendogli chiaramente la sua vera
posizione. Di fronte a Gesù che legge nei cuori, non si può barare.
Nelle parole del Maestro
si nota un profondo disappunto perchè pur avendo testimoniato e detto la verità
questa non viene creduta. Gesù comincia, purtroppo, a conoscere in prima
persona quanto sia complicato il cuore dell’uomo. Sul pianeta terra le verità
dei cieli dovevano proprio essere portate
da Qualcuno che potesse inseguire l’uomo nel cuore stesso delle sue
tenebre: e Gesù lo farà fino in fondo.
La nostra vita e la Parola
Signore grazie perchè tu
non disperi mai di noi e fino all’ultimo ci dai la possibilità di accedere al
tuo mondo!
12 Se vi ho parlato
delle cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose
del cielo?
La divina pedagogia del
Signore attira la nostra attenzione sul fatto che non ogni tempo e non ogni
forma è utile per porgere la verità, ma che essa per essere accettata ha bisogno di essere preparata a misura dell’interlocutore uomo. E Gesù ha
capito che gli occhi degli uomini, rivolti prevalentemente alle cose materiali,
hanno bisogno proprio di questa base di
partenza per potersi elevare. Questo è un buon suggerimento per noi che amiamo
fare grandi discorsi teorici, ma completamente slegati da un modo di porgere le
cose spirituali che partano dalla esperienza concreta, materiale della vita
degli uomini. Ad es. il mondo della natura si offre alla nostra intelligenza
come un campo meraviglioso di paragoni utili per parlare delle cose divine. Per
convincerci di ciò basterebbe mettere uno dopo l’altro tutti i paragoni e le
analogie che Gesù trova nel mondo delle natura: il grano, il fico, la senape,
la vite, l’acqua ecc…
Molte volte il ricorso
all’astrazione è causata dalla fretta del nostro modo di vivere che non si
sofferma più sulle stagioni che passano o sulla contemplazione della natura che
ci circonda, ma solo su ciò che ci torna utile. E da questo mondo è difficile
pescare qualcosa che presti ad approfondimenti
ulteriori perché essendo troppo preso dall’essere utile è poco disponibile per
un discorso di verità.
Signore, perdonaci se
nella testimonianza della tua parola siamo troppo presi dalla foga delle nostre
parole che scorrono come niente e a niente portano e rendici sempre più
sensibili al tuo modo di porgere le tue divine verità.
13 Eppure
nessuno è mai salito al cielo, fuorchè il Figlio dell’uomo che è disceso dal
cielo.
Questa è una
dichiarazione dell’unicità dell’esperienza del Figlio. Prima di Gesù tanti
altri santi avevano fatto conoscere la volontà di Dio, ma nessuno di loro aveva
mai dichiarato di avere un libero accesso ai cieli come il Figlio dell’uomo.
Gesù fa capire che la sua esistenza è precedente alla sua incarnazione e che
questo suo stato gli dà la possibilità di ascendere al cielo e cioé di essere
in comunione con le cose di Dio. Il Maestro può vivere le realtà del cielo e
della terra e quindi è abilitato a rivelarcele tutte e due. Ora dice a Nicodemo
di essere la persona che aspetta, anche
se ha presente la sua diffidenza. Gesù però non vuole rimandarlo a mani vuote e
comincia a rivelargli qualcosa di sè. In poche parole dice a Nicodemo di essere
il Figlio dell’uomo che ha le chiavi dei due regni: quelle del regno umano e
quelle del divino. Nessun altro ha queste chiavi e quindi tutti gli sforzi per
impadronirsi di questi regni senza passare per la sua persona sono votati al
fallimento.
.
La nostra vita e la Parola
Solo tu, Signore, puoi
introdurci nel tuo regno. Noi siamo solo degli apprendisti stregoni che in modo
impaziente pasticciamo credendo di fare dei grandi passi in avanti. Quando tu
ci raccogli in mezzo ai nostri passi persi solo allora ci accorgiamo che
sarebbe bastato guardarti per capire tante cose.
14 e
come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il
Figlio dell’uomo.
Nicodemo conosceva bene
la storia del popolo di Israele ed è per questo che Gesù, con un volo di
qualche secolo, si riallaccia a quell’episodio biblico per fornire al dottore
della legge una chiave di lettura che lo aiuti a capire la sua persona. Il
popolo di Israele doveva cominciare a riflettere sulla sua storia alla luce di
ciò che stava avvenendo al Figlio dell’uomo verso cui quella storia fin dall’inizio
era finalizzata. Gesù quindi parlando con Nicodemo è come se stesse parlando a
tutti i dottori della legge ed è a loro che fa, nel vangelo di Giovanni, il
primo discorso articolato. Ed è giusto che sia così perchè Dio è fedele e non
vuole farsi amico solo di quelli che lo acclamano, ma di ogni mente onesta che,
valutando i fatti, e nella sua grazia,
può scorgere nel suo piano un disegno che abbraccia sia i secoli passati che il
presente. Nel deserto Dio venne in aiuto del popolo con limmagine di un
serpente che guariva chi, morso da un
serpente, lo guardava. Il contesto è il deserto e cioè un luogo poco ospitale
dove il popolo, a motivo della sua ingratitudine verso Dio, vagò per
quarant’anni. Lo scenario che trova Gesù non è cambiato: il popolo rimane
ingrato e non sa riconoscere i segni della liberazione portata da Gesù. Di
fronte a questo contesto così negativo la misericordia di Dio interviene
permettendo che suo Figlio sia innalzato come il serpente perchè procuri la
vita a quanti hanno il coraggio di guardarlo. Nicodemo deve capire che per il
popolo il solo punto di riferimento per non morire è quello di alzare gli occhi
verso il Figlio dell’uomo proprio come fecero i loro padri nel deserto quando
furono costretti a guardare il serpente innalzato da Mosè. C’è, velato, un
accenno alla sua morte di croce dove fu innalzato da terra. Nicodemo questo non
lo poteva immaginare, ma sicuramente recepì molto chiaramente il messaggio di
Gesù e come lui si presentasse quale
vero liberatore del popolo.
La nostra vita e la Parola
Se vogliamo capire anche
oggi l’assolutezza sterminata di un amore non dobbiamo far altro che alzare gli
occhi a Gesù crocefisso: icona dell’infinita misericordia di Dio e causa della
nostra vita vera.
15 perchè
chiunque crede in lui abbia la vita eterna
Gesù spiega meglio in
che senso libera il suo popolo, e cioè lo libera dalla morte, non quella
momentanea, ma quella eterna. Una liberazione quindi più fondamentale di quella
che il popolo ebreo ebbe nel deserto grazie al serpente innalzato da Mosè.
Avere una vita che non
finisce, ma che dura eternamente significa avere da parte di Gesù il dono più
grande a cui l’uomo può aspirare. Si tratta di un vero dono, perchè non viene
promessa la penuria, la sofferenza o il declino totale dell’esistenza per mezzo
della morte, ma ‘colpi di vita’ costanti e senza fine. C’è però una condizione
unica e fondamentale per accedere alla vita eterna quella di credere al Cristo
così come appare nella sua condizione umana, in carne ed ossa, e così poco
divino da essere continuamente non creduto anche da quelli che beneficava. Gesù
invita l’uomo ad alzare lo sguardo al di là delle passioni che ottundono la
mente, perchè solo una mente sgombra può vedere la verità come si presenta.
Gesù è la verità di Dio e basta alzare lo sguardo, con occhio disinteressato
alle convenienze o ai poteri, per vederne la gloria. L’invito quindi a
credergli è l’invito ad iniziare un cammino di conversione che possa togliere
quelle scaglie che non permettono di vedere la luce. Gesù chiede quindi
insistentemente che l’uomo gli si affidi, che non metta condizioni, che si
abbandoni al suo amore.
La nostra vita e la Parola
Amarti, Signore, senza
altre mire che quello di abbandonarsi a te sia la cosa più importante della
nostra vita!
16 Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito, perchè chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Ecco il vero motivo di
tutto ciò che da secoli è successo al popolo di Israele e di ciò che succede
davanti agli occhi di Nicodemo: Dio ama tanto il mondo, non è indifferente
all’uomo, per lui manda ciò che più ama e cioè il suo Figlio unigenito.
L’umanità è così preziosa ai suoi occhi da inventare per essa degli scenari
storici degni di Dio e da ultimo da inviarci il suo Figlio unigenito, l’unico
in cui si rispecchia totalmente la gloria del Padre. Accettando il Figlio, così
come si presenta, l’uomo può risolvere il suo problema fondamentale e cioè
quello della morte. E’ la morte che lo fa lottare continuamente per la
sopravvivenza e lo mantiene, sempre ed in ogni campo, in una situazione di
carenza. Dio, che conosce benissimo il dramma dell’uomo e vuole offrirgli la
vita eterna, chiede all’uomo di accettare questo dono non con la bramosia di
impadronirsi di un potere, ma con un distacco fruttifero che gli faccia
riconoscere il volto della verità nel volto del suo Figlio unigenito rivestito
della carne umana. Con ciò è come se Dio mettesse in confusione l’uomo: da una
parte gli offre quello che lui desidera, invitandolo a capire che lo desidera
in malo modo, e dall’altra, mettendogli davanti il Figlio in veste umana, lo
sconcerta chiedendogli di credere che la vita eterna che gli vuol dare ha il
volto di un comunissimo uomo per niente all’apparenza titolare di una gloria
così eccelsa e cioè la vita eterna. E ciò per convincere l’uomo che, se non si apre alla relazione con
l’altro, non può ricevere un dono che poi userebbe solo per arricchire il suo ego.
La nostra vita e la Parola
Il diverso da noi è la
barriera insormontabile che continuamente innalziamo per non riconoscerlo
uguale a noi, figlio cioè del nostro stesso genere umano. E quando le barriere
sono tante, ed alte, siamo noi, i lupi, che mettiamo paura agli agnelli.
Signore provaci e non ci dare pace fino a quando capiamo che per mangiare non
abbiamo bisogno di uccidere gli agnelli!
17 Dio non ha mandato il figlio nel mondo per giudicare il
mondo, ma perchè il mondo si salvi per mezzo di lui.
Il Figlio di Dio venendo
sulla terra sconvolge le attese dell’uomo. L’uomo infatti non avendo il cuore
in pace teme di essere punito da Dio. In tutte le culture si assiste al
tentativo di sfuggire con sacrifici all’ira di Dio. L’uomo vive nel peccato e
questa sua situazione lo mette nella condizione di non vivere in pace e di
temere sempre qualcosa dagli altri, ma soprattutto da Dio. Ora Gesù afferma che
il senso della sua missione non è quello di giudicare l’uomo, ma di salvarlo.
Anche qui si opera un capovolgimento che spiazza la ragione dell’uomo abituata
a calcolare. Dio tramite suo Figlio alza la soglia del suo mare di amore per
raggiungere gli sbarramenti che l’uomo ha innalzato a difesa del suo io,
piccolo, ma pieno di cose inutili, tra cui la paura. All’uomo basterebbe poco
per farsi pervadere da questo amore infinito, basterebbe che si abbassasse
anche di un millimetro, e Gesù è venuto sulla terra per prendere per mano
l’uomo ed aiutarlo a fare il passo decisivo. Nel volto di Cristo c’è la luce di
Dio che chiama l’uomo alla salvezza. Non più quindi il terrore di fronte a un
Dio tremendo, ma il volto umano di Gesù e cioè di un uomo accostabile da tutti
e riconoscibile come facente parte della nostra stessa storia: Dio non poteva
fare di più.
La nostra vita e la Parola
Ciò che più ci fa star
male è l’essere giudicati. Non vogliamo che gli altri ci puntino il dito contro
e cerchiamo pure in tutti i modi di allontanare dalla coscienza ogni giudizio
negativo formulato su noi stessi da noi stessi. Ci succede però che pur non
amando essere giudicati ci piace giudicare gli altri. Ed allora il giudizio che
diamo sugli altri, soprattutto se senza fondamento, innesta la paura di essere a nostra volta giudicati per
le colpe che facciamo fatica ad ammettere. Il tuo essere apparso, Signore, su
questa terra ad illuminare con il tuo meraviglioso volto umano le nostre buie
contrade ci dia la forza di rinunciare al giudizio, per riproporre la tua
stessa esperienza d’amore!
18 Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è stato
già condannato, perchè non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
Il Figlio non è venuto a
giudicare, ma qui si dice che l’uomo che non crede nel Figlio è condannato. Ce
n’è per fare del fondamentalismo. Sembrerebbe che chi non è d’accordo con il
Figlio deve essere perseguito e magari ucciso a fil di spada. Tuttavia qui non
si tratta di essere o meno d’accordo su di una proposizione, ma di credere in
una persona. E se questa persona è la verità, come ci si può separare da essa
pensando di essere dalla parte della verità? Gesù quando parlava con gli uomini
irradiava una tale forza di verità ed instaurava una tale profondità di
rapporto ( pieno di fascino, ma nello stesso tempo rispettosa della libertà)
che solo dei fuori di testa potevano non accorgersi di ciò che stavano vivendo.
A noi però il mistero dell’esistenza stessa del male ci sembra impossibile e ci
chiediamo: ma come non si sono accorti di trovarsi di fronte alla persona
che il Padre ha avuto come modello per la
crazione del mondo? La risposta possiamo darcela noi stessi pensando a tutte le
volte che pur vedendo il bene abbiamo scelto il male.
Il giudizio tuttavia non
viene dal Salvatore perchè nei suoi occhi non vi può essere nello stesso tempo
amore e condanna, ma dalla posizione stessa in cui la persona si va a
collocare: come chi si avvicina al calore sentirà caldo, così chi se ne
allontana sentirà freddo. Siccome ci troviamo in un ambito di realtà e non solo
di parole, allora chi non sta nella verità, sta nella menzogna: non ci sono vie
di mezzo. Questo discorso quindi che sembra duro, ha invece la forza di
rapportare l’uomo alla sua responsabilità di scegliere il bene ed il bene nella
sua forma più alta (che storicamente l’uomo può anche non conoscere) è il
Figlio di Dio.
La nostra vita e la Parola
Signore, credere in te
significa capire nella dura realtà della vita che tua sarà la vittoria, aiutaci
allora a non farci sopraffare dalle forze del maligno che continuamente fa
mostra di di essere lui il vincitore!
19 E
il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito
le tenebre alla luce, perchè le loro opere erano malvage.
Con Gesù nel mondo non
sono arrivate le tenebre, ma la luce. Fin dal primo momento della sua nascita
il mondo è migliorato. I pastori furono avvolti di luce e dopo aver visto il
bambino se ne andarono lodando Dio. Così avvenne anche per i magi che provarono grandissima gioia nel
vedere la cometa e una volta arrivati da Gesù lo adorarono. Ed anche se Gesù
visse nel nascondimento tutta la prima parte della sua vita, credo si possa
immaginare che quella luce, seppur protetta, ha trovato sicuramente modo di
diffondersi. E quando alfine sboccia, come nel miracolo di cana, il mondo
comincia ad essere avvertito che qualcosa di grande stava sorgendo
all’orizzonte. Saliva il vero astro dell’universo, apportatore di luce e di
bene. Le tenebre però pur non accogliendolo, in questo inizio della vita
pubblica di Gesù, non riescono ad organizzarsi
per eliminarlo. Il maestro quindi fin dall’inizio della sua vita
pubblica non si fa illusioni sull’operato degli uomini e li aspetta al varco
perchè sarà nell’attuazione della loro follia che lui avrà l’occasione per
redimere il mondo. Gesù non lega la salvezza solo al fatto che si accolga la
sua persona fisica, perchè ciò avrebbe potuto essere inteso come la pretesa di
un nuovo arrivato che vuole imporsi sulla scena pubblica, ma collega
l’accettazione della sua persona all’accettazione del bene: chi accetta la luce
e quindi il bene non può non accettare Cristo. Gesù per come si presenta e per
quello che dice è la risposta a completa al desiderio di bene e di conoscenza
dell’uomo. Il mondo della luce si esprime nella persona del Cristo per
richiamare l’uomo ad un destino infinito ed eterno.
La nostra vita e la Parola
Se la nostra vita non è
trasformata è perchè tenebre o residui di tenebre ci ottundono la mente.
Abbiamo paura del cambiamento, ma il non aprirci alla luce solare di Cristo che
vuole scaldarci ci mantiene in una condizione di costante denutrizione. Così
non cresciamo e viviamo una vita piena di lamento e di ingiustizia.
20 Chiunqueinfattib fa il male, odia la luce e non viene alla
luce perchè non siano svelate le sue opere.
Il Signore Gesù è venuto
nel mondo come luce, perchè tutti potessero constatare tutto il bene di cui era
portatore. La luce, nella nostra umana esperienza, è intimamente legata
all’apparire: l’oscurità della notte che azzera ogni luce ci mette nella
condizione di collegarla sempre con l’atto dello svelare. Le cose esistono
perchè la luce toglie loro i veli dell’oscurità. La luce è in rapporto con il
bene e con il male. Il male preferisce agire con il favore delle
tenebre. Ed anche nella nostra esperienza personale c’è qualcosa di simile. Per
noi la possibilità stessa di vedere o il vivere di persona alcune esperienze è
sempre un arricchimento, mentre il mantenersi distante, il non provare, il non
farsi vedere per non dare troppo nell’occhio portano ad un restringimento, per
fini egoistici, della sfera dell’essere. Il nascondimento di Gesù durante i
primi trentanni non ha nulla a che fare con il mantenersi nell’oscurità. Gesù
seguiva un piano di rivelazione che aveva i suoi tempi e comunque noi possiamo
verosimilmente immaginarci che egli, nella sua realtà di tutti i giorni, si
presentava in modo luminoso e
trasparente. Chi lo guardava non doveva avere l’impressione che nascondesse
qualcosa di losco, ma piuttosto che, se non poteva svelarsi di più, ciò
dipendeva soprattutto dall’interlocutore e non da Gesù. Gli operatori del male
quindi stanno sempre dietro le quinte ed è sempre difficile raggiungerli. Ma
gli uomini sembrano più affascinati dal mistero nero del male, che dalla luce
solare del Cristo venuto a parlarci di Dio e di come purificarci per
accostarlo. L’uomo una volta che ha partorito il male fa fatica a staccarsene,
perchè ha paura della punizione e quindi si condanna ad una prigione più
tremenda del male che ha commesso. Gesù è venuto a liberarci da questa paura.
La nostra vita e la Parola
Signore fa che la nostra
vita noi la possiamo raccontare come una fiaba ai bambini, che essa sia tutta
nella luce e se proprio ci capita di ricadere in sacche piene di oscurità, che
sia per un tempo molto limitato, perche noi non vogliamo avere altro destino
che la tua luce radiosa.
20a Chiunque infatti fa il male, odia la luce
e non viene alla luce perchè non siano svelate le sue opere.
Chi fa il male non vuole
iniziare un cammino di purificazione perchè ciò lo obbligherebbe a guardarsi
dentro. Gettare luce dentro se stessi è quanto di più difficile si possa
immaginare. Chi opera il male non si
pone tante domande, ma cerca in tutti i
modi di tenere occupata la mente per
realizzare i suoi obiettivi malvagi. Ed infatti, in questa situazione, rimanere
senza far niente è la cosa peggiore che possa succedere. Il malvagio ha bisogno
continuo di esercitare un dominio che non faccia assolutamente vedere quanto
sia corta la coperta tenebrosa che vuole stendere sulla realtà. Chiunque si
trova in questa situazione vive nella paura e non sa cosa significhi essere
nella pace con tutti gli esseri viventi. Inoltre chi opera il male ruba
qualcosa a se stesso e agli altri e di conseguenza avendo paura di essere a sua volta depredato aumenta il controllo sulla realtà
distorcendola gravemente. Nel fare il male c’è bisogno di volontà, di
decisione, il male non viene da sè e quindi non si può addebitare il male alle situazioni, all’ereditarietà o ad
altro: l’uomo nel fare il male è pienamente responsabile. Dio è grande e non ha
bisogno di prenderci in castagna, non è un burocrate che può mandare in galera
anche se si è innocenti, Dio è infinito nella sua misericordia e infinitamente
giusto nei suoi giudizi: un cuore che ama anche quanto un granello di polvere
sarà preso da Dio per amalgamarlo ad altri granelli per la preparazione delle
sue cattedrali d’amore dove gli uomini a poco a poco possono conoscerLo sempre
di più ed aprirsi alla sua luce che sana.
La nostra vita e la Parola
Il male, Signore, rimane
un mistero insondabile, lo vediamo però in azione continuamente in noi stessi e
negli altri. Capiamo che il male non si può sconfiggere una volta per tutte, e
che in ogni momento dobbiamo fare i conti con lui. Ma se il male non ci lascia
tregua è perchè ogni momento della nostra vita possiamo scoprire la tua
misericordia e il tuo perdono e quindi scoprirti sempre di più come Essere di
infinito amore.
21 Ma chi opera la verità viene alla luce, perchè appaia
chiaramente che le sue opere sono fatte in Dio
Chi opera nella luce, anche se vive in un monastero di clausura nascosto
agli occhi del mondo, opera apertamente di fronte ai suoi fratelli e a Dio. Non
fa niente di testa sua perché capisce che la sua azione nel mondo non gli
appartiene, ma appartiene a Dio che in questo mondo l’ha messo per la sua
gloria e per il bene dei fratelli. Il cercare la luce nelle proprie azioni è un
costante esercizio di verità che non può essere delegato ad alcuni momenti
dell’esistenza, ma deve a poco a poco avvolgerla completamente.
Vi sono molti pericoli lungo questa strada ed uno di questi è la pretesa
di esserci sempre nella verità facendola pesare poi come un grave fardello
sulla testa degli altri. Si possono fare “opere in Dio” solamente se
profondamente radicati nell’umiltà.
La nsotra vita e la Parola
Signore, senza il caldo sentimento di amore che ci mette nella giusta
relazione con Te e con gli altri, rischiamo di insuperbirci e non riconoscere
che la vera fonte di ogni operare nella luce sei solo Tu.
22 Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nella
regione della Giudea; e là si trattenne con loro, e battezzava.
Gesù non insiste nel
rimanere a Gerusalemme e andando via permette alla città di cominciare a
metabolizzare la sua presenza. Per lui la città santa è importante, ma il
dialogo con la classe sacerdotale e quella dotta non può asssorbire
completamente il suo impegno missionario. Dio aveva promesso a tutto il popolo
di Israele il liberatore e il Maestro, interprete fedele dell’alleanza, si
muove di conseguenza. Va con i discepoli ed il vangelo aggiunge che si
‘trattenne con loro’. Erano successe molte cose a Gerusalemme e Gesù capisce
che i discepoli sentivano il bisogno di interrogarlo. La vita pubblica di Gesù
non significa una sua continua esposizione al popolo. Il ‘trattenersi con i
discepoli’ per noi che leggiamo e vorremmo sapere tutto della vita di Gesù è
come un buco nero dal punto di vista della narrazione, ma non lo è per l’informazione
che ci fornisce: la sfera privata per Gesù ha la medesima importanza della vita
esposta alle sollecitazioni esterne. Per tutto il vangelo il Maestro coltiverà
tutti e due questi luoghi della presenza aiutandoci a capire come non possiamo
scegliere una vita completamente chiusa e lontana dal testimoniare i valori in
cui crediamo, come pure non possiamo
immaginare di essere così bravi dal non avere mai un momento di verifica
privata di ciò che proponiamo al mondo.
Gesù, lui stesso, in
prima persona battezza e quest’atto introduce il nuovo scenario che lo
riaccosta al Battista.
La nostra vita e la Parola
L’ansia della vita
spesso vanifica il bisogno che sentiamo di fermarci, è come se in quei momenti
ci accorgessimo di avere delle radici molto corte e quasi incapaci di tenerci
radicati alla terra. Signore, dacci quella ferma determinazione nel radicare il
nostro essere in te che sei il nostro fondamento e la vera soluzione di tutti i
nostri mali.
23 Anche Giovanni battezzava a Ennon,
vicino a Salim, perchè c’era là molta acqua; e la gente andava a farsi
battezzare.
Ecco ancora Giovanni. Ci
sembrava che con la venuta di Gesù egli si fosse ritirato completamente ed
invece lo vediamo ancora portare avanti la sua
missione tra il popolo di Israele. Questa nostra meraviglia che, come
vedremo più avanti, sarà quella dei discepoli dice molto sul nostro corto
vedere e tanto sui disegni pieni di vera grandezza di Dio. Dio infinito
realizza i suoi piani servendosi di tutti i rivoli, di tutti i torrenti, di tutti
i fiumi per purificare l’uomo e portarlo sempre più vicino al suo cospetto.
Giovanni continua a battezzare perchè
il dono di essere un tramite prezioso tra Dio e gli uomini non gli era stato
tolto con la venuta del Cristo. Il suo era pur sempre un contributo importante
alla verità e quindi non avrebbe mai potuto trovarsi in contraddizione con la
missione del Cristo. Essere battezzati da Giovanni era comunque una
preparazione ottima per poter incontrare Gesù. Anche nella nostra vita
spirituale ci accorgiamo che le grazie non ci vengono date tutte in un colpo,
ma sono distribuite nel tempo e nel rispetto delle nostre fasi di maturazione.
Dio allora si serve di ogni via, di ogni esperienza per metterla davanti alla
nostra coscienza perchè noi possiamo indirizzarci a Lui. Noi però non siamo
dispensati dal difficilissimo compito di saper discernere, se richiesti, se le
opere e le dottrine che ci vengono proposte sono secondo la Sua luce oppure no.
Lo Spirito Santo è l’unico che ci può dare il giusto discernimento, ma anche
qui dobbiamo stare attenti a non
giudicare la persona, quanto l’ideologia che vi è dietro cercando di
valorizzare le aperture e mettendo in guardia da ciò che è poco chiaro o
addirittura dannoso.
La nostra vita e la Parola
Signore fa che io possa
accogliere la diversità dell’altro senza paura che mi tolga qualcosa, senza
paura che avvicinandomi all’altro io
rimanga preda della sua diversa visione del mondo, senza paura di perdere tempo
con qualcuno che il mio basso
sentimento ha dichiarato fuori da ogni possibile mio sguardo d’amore. Signore,
alimenta in me uno spirito libero che accetti di dissetarsi ovunque tu hai
posto acqua di vita. Liberami dalla mia ostinazione a credere che solo la mia
parte ha la verità e permettimi sempre di più di sapermi ristorare con le acque di tutti coloro che,
anche se diversi da me e da ciò in cui credo, possono farmi arrivare diverse
qualità di acqua in cui potermi specchiare e purificare.
24 Giovanni infatti non era stato ancora
imprigionato.
La missione di Giovanni
era da Dio, ma Dio non può fermare le mani degli uomini quando si accaniscono
contro i suoi eletti. Iniziamo qui a meditare su un tema che sarà di tutto il
vangelo e cioè come sia possibile che i figli di Dio non siano salvaguardati nella
loro vita fisica da quel Dio a cui hanno affidato la loro vita e soprattutto
come sia possibile che lo stesso Figlio di Dio soccomba alle mani della
prepotenza e delle passioni umane. Questo sarà un mistero su cui getterà una
luce vivissima solo la morte del Salvatore. Per Giovanni qui ci viene detto che
ancora non era stato imprigionato, ma è come se queste parole cominciassero a
segnare la strada che poi lo porterà al martirio. Ma chi poteva temere un
eremita visionario ? Lo temevano i potenti perché le sue parole non erano un
puro esercizio retorico, sia pur teso a fare proseliti, ma dicevano qualcosa di
chiaro su come essi esercitavano il potere. La loro avversione nei confronti
del Battista era una operazione di legittima difesa da parte di un potere che
non tollerava oppositori lucidi e veri. Ed i potenti in questi casi sanno
sempre come liberarsi di loro. La prigione e/o la morte è la soluzione più
immediata e meno imbarazzante da prendere quando l’oppositore è una persona
troppo amata dal popolo. Adesso Giovanni, non ancora in prigione, battezza in
un luogo ricco di acque e battezza vicino a Gesù. L’operare in contemporanea
con Gesù lo avrà fatto straordinariamente felice.
La nostra vita e la
Parola
La nostra
vita rischia di diventare piatta perchè i nostri possibili orizzonti sono
piccoli e meschini. Solo se miriamo in alto, se siamo disposti a morire per ciò
in cui crediamo allora potremo nella vita asssumerci responsabilità sempre più
alte. La tragicità non deve essere cercata nella nostra vita, ma neppure
esclusa per amore della nostra privata tranquillità.
25 Nacque allora una discussione tra i
discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione.
Quando
nascono discussioni c’è sempre in mezzo un gioco di potere. La verità non ha bisogno
che qualcuno la imponga, ma solo che la testimoni. Al testimone spetta
l’annuncio, ma non l’ostinarsi o l’accanirsi nel sottomettere l’altro alla
propria verità. Quando quindi ci
troviamo in contesti dove
emergono rabbie o incomprensioni che vengono da un passato personale o
collettivo, allora se si riesce a sanarle, bene, se no è sbagliato farsi
paladini di una propria verità quando l’interlocutore non è disposto ad un vero
ascolto anzi prende spunto da quel contatto per vuotare il sacco delle sue
rabbie. Il senso del testimoniare non è quello del convincere, ma soltanto quello del rendere noto e se la persona ha la finestra aperta ecco che la luce
del sole potrà entrare. Spesso però chi dovrebbe dare testimonianza ha
difficoltà a porsi nella giusta lunghezza d’onda perchè vorrebbe che la sua
azione avesse avesse come risultato concreto la conversione dell’altro al
proprio mondo. Solo Dio può convertire il cuore dell’uomo e solo lui sa quando
è il momento giusto: noi siamo solo una delle voci di quel coro che lui può
utilizzare per toccare il cuore di
quella persona.
La nostra vita e la
Parola
Signore
aiutami a non discutere, ma a dialogare, ma se non posso dialogare aiutami a
fare silenzio e se sono nel silenzio aiutami a pregare.
26 Andarono perciò da Giovanni e gli dissero: “Rabbi, colui che
era con te dall’altra parte del giordano e al quale hai reso testimonianza,
ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui.
Dio
nella persona dei santi ci aiuta a vedere come sono falsi gli steccati che con
tanta buona fede ergiamo tra noi e gli altri. I discepoli che vanno da Giovanni
saranno aiutati da lui ad andare oltre la loro corta visione. E più in generale
si può dire che il Padre che assegna dei compiti all’uomo e lo fa tenendo conto
di tutta la storia e di tutte le tradizioni in cui quell’uomo è inserito. Ogni
nuova generazione si vede rinnovato da parte di Dio il suo prezioso dono
(calore di amore e luce di verità) come se l’umanità nascesse ancora per la
prima volta. Il popolo di Israele è stato scelto da Dio come interlocutore
privilegiato perchè la venuta di suo Figlio Gesù Cristo potesse trovare nella
distensione della storia l’ambiente ermeneutico ideale per esservi collocato e
compreso. Ma, a prescindere da questo disegno divino riguardante l’umanità nel
suo complesso, Dio è vicino all’uomo dovunque lo portano le scelte della sua
libertà. Grazie alla fedeltà di Dio
ogni nuova generazione riceve suggerimenti di amore e di luce per far crescere
il suo rapporto con Dio. Tutte le tradizioni quindi hanno al loro interno
questi semi divini che attendono solo di essere riconosciuti ed integrati
all’interno di un piano che vede in
Gesù Cristo la parola suprema attraverso cui Dio ha scelto di comunicarsi
all’umanità. I discepoli che vanno da
Giovanni rimangono all’interno di una logica di separazione (all’origine del
concetto di nemico) che vede come non paragonabile la propria verità rispetto a
quella degli altri. Secondo questa logica i discepoli davano per scontato che l’acqua di Giovanni purificasse
di più di quella di Gesù e nulla si chiedevano sulla sostanza dei due
battesimi: cosa avessero in comune e che cosa li differenziasse. Rimangono
prigionieri di una logica settaria che non vuol vedere come Dio distribuisce i
suoi tesori di verità ovunque ed operi sempre al di là dei confini perchè non
v’è confine per Dio.
La nostra vita e le
Parole
Signore,
nello scambio con gli altri spesso affermo le mie idee come premessa perchè
l’altro si accorga della mia esistenza,
fammi capire allora che solo
stando alla tua presenza posso sentirmi vivo senza aver bisogno di appoggiarmi
all’altro per essere.
27 Giovanni rispose:
“nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stato dato dal cielo”.
La
categoria dell’essere discepolo è facilmente esposta al peccato di invidia. Il
discepolo non potrà mai capire, con i normali strumenti della ragione, come
possa succedere che un nuovo venuto possa sopravanzarlo agli occhi del maestro.
Il discepolo, se si è veramente messo a seguire la sua guida, ha dovuto fare
enormi sforzi per stargli dietro ed ha sviluppato una sensibilità che lo
porta ad innalzare una netta divisione
tra quelli che fanno la strada assieme a lui e gli altri che ne rimangono
esterni. ‘E facilmente portato a pensare di essere un privilegiato ed a
ritenere la sua esperienza non
paragonabile a quella degli altri che non fanno parte del gruppo. Nel caso di
Gesù essi si trovavano davanti ad un uomo che non solo aveva ricevuto la
testimonianza di Giovanni, ma addirittura compiva un gesto, quello del
battezzare, che era propria del loro Maestro. Essi non vivevano
assolutamente bene quanto stava
accadendo perchè nella ristrettezza del loro cuore pensavano: “Come è possibile
che l’ultimo arrivato possa battezzare quando a noi non è permesso farlo?”. I
corti di spirito, includendomi a viva forza tra questi anche se con riluttanza,
cercano sempre di egemonizzare la fonte del valore ritenendo che la luce da cui
si sentono pervasi splenda solo per loro e attraverso di loro. Essi spengono la
luce sulla realtà mentre invece Giovanni il Battista volge lo sguardo verso la
fonte della luce. La sua vera grandezza, sembra voler dire ai discepoli, non è
l’ aver iniziato un movimento di rinnovamento, quanto il saper riconoscere chi
ha ricevuto dall’alto. I discepoli di Giovanni erano ancora nell’ottica del
‘prendere’ e non del ricevere dall’alto e Giovanni con le sue parole li spinge
ad inserirsi nella grande sinfonia collettiva in cui ognuno è sollecitato a
suonare lo strumento che gli è stato consegnatio dall’alto.
La nostra vita e la
Parola
Quante
volte, Signore, mi è capitato di volere qualcosa e di lamentarmi per non averla
ancora. Solo il tuo aiuto mi ha fatto capire che il vero dispensatore dei doni
sei Tu e che non v’è maestro umano che
possa darmi ciò che ancora non è il momento di ricevere. Signore, fammi vivere sempre nella certezza
incrollabile che tu mi stai vicino e mi doni sempre ciò di cui ho bisogno per
crescere.
28
Voi stessi mi siete testimoni che ho
detto: non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato davanti a lui.
I discepoli sono inclini
a rendere grande il loro maestro mettendolo al di sopra di qualsiasi altro
maestro. I discepoli, forse in buona fede, avevano apprezzato più l’atto di
umiltà di Giovanni che la verità della sua testimonianza. Non è assolutamente
facile essere un discepolo perchè occorre rimanere se stessi pur rinunciando a
se stessi. Il discepolo infatti segue il maestro perchè non sa la strada,
tuttavia questa sequela non può significare azzeramento della personalità del
discepolo, nel suo essere in questo mondo. Perchè i discepoli di Giovanni non
hanno capito ciò che avveniva sotto i loro occhi? Sta nell’essere stesso del
discepolo diffidare del proprio io. Molte volte infatti ha dovuto constatare il
fallimento di tanti suoi progetti. Il maestro gli ha prospettato degli ideali
per cui valeva la pena di vivere e morire e lui l’ha scelto perchè lo
conducesse per un cammino sicuro
aiutandolo a mettersi al riparo
da se stesso. Presa la decisione, se è un buon discepolo, non segue altre vie e
tende quasi naturalmente a fare ciò che gli viene chiesto senza interessarsi
d’altro. Tutto ciò è positivo, ma se non è gestito con prudenza e umiltà
da parte del discepolo questi rischia di commettere prendere grossi
abbagli venendo meno agli stessi insegnamenti di chi si era scelto come
maestro. I discepoli di Giovanni invidiando Gesù che battezza si trovano nella
situazione paradossale di non sentire come il loro Maestro. I discepoli spesso
non colgono la complessità del messaggio del Maestro che non è solo quello di
aprire ad una realtà più grande, ma di farli diventare più responsabili di
fronte ai mondi che fa loro intravedere. Il maestro è un trampolino
privilegiato verso la realtà e non un circuito chiuso dove ama mantenere i suoi
discepoli. Questi però possono cucirgli addosso una veste che non è la sua per
farne il loro idolo. Insomma amano il Maestro e il suo mondo, ma a questo
credono meno, amano la persona e poco il fuoco che lo divora. Allora se il
discepolo vuole veramente essere tale deve capire che la sua responsabilità
verso la vita non viene eliminata per il fatto di essere discepolo, ma solo
affinata e provata perchè sia all’altezza dei compiti che gli verranno
richiesti e non solo alla fine del suo discepolato, ma durante lo stesso
periodo del suo apprendistato. Pur allora obbedendo egli è chiamato sempre ad
operare delle scelte perchè la vita che vive è
sempre la sua e non quella del maestro: sua è la responsabilità di stare
al mondo in un modo piuttosto che in un altro. Ed il vero Maestro è pronto a
cogliere la maturazione del discepolo per aiutarlo ancora nel suo cammino di
avvicinamento alla realtà vera.
La nostra vita e la
Parola
‘E
difficile, Signore, accedere a questa soglia della responsabilità perchè
abbiamo paura sbagliare e soprattutto perchè siamo pigri, ma tu lavoraci dal di
dentro perchè sappiamo che tutto ciò che mai
sarebbe possibile ottenere da noi, tu lo ottieni.
29 Chi possiede la sposa è lo sposo; ma
l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce
dello sposo. Ora questa mia gioia è compiuta.
L’immagine
dello sposo e della sposa ci mostra in
che cornice si svolgono gli avvenimenti che riguardano il rapporto tra Gesù e gli uomini. E la cornice è
veramente di qualità : si tratta del rapporto d’amore sponsale vissuto tra uomo
e donna. Chi è la sposa in questo caso? La sposa è il popolo di Israele e lo
sposo è Gesù. I discepoli erano lontanissimi da questa percezione, eppure
Giovanni aveva dichiarato pubblicamente che la sua missione era quella di
preparare la via allo sposo. Giovanni è l’amico dello sposo e come ogni vero
amico gioisce se può aiutare nei preparativi dello sposalizio e gode di poter
partecipare alla felicità dello sposo. Questi sprazzi di luce sono
così lontani dalle preoccupazioni dei discepoli che i loro due mondi
sembrano completamente estranei. Eppure l’essere discepolo dipende proprio
dalla percezione di questa lontananza e dal desiderio di accorciare le distanze
per amare come ama il maestro. Il maestro fa vedere, nei limiti della sua
stessa umanità, che ciò è possibile ed offre al discepolo uno spaccato trasfigurato di realtà perchè
guardandolo egli possa convincersi che esso non è evanescente, ma è ben reale.
Inoltre offre loro la chiave di accesso a questo nuovo mondo e la chiave non è
la rapina o la paura di essere rapinati di qualcosa , ma il il servizio: solo
il servizio può generare la gioia. Giovanni grazie alla sua disponibilità aveva
capito qual’era il suo compito sulla terra.
Scoprire
e riconoscere la propria vocazione mette l’uomo nel posto riservatogli da Dio
da tutta l’eternità facendogli così superare qualsiasi invidia e
mettendolo in condizione di operare con i fratelli con l’animo di un bambino.
Quando si arriva alla percezione del compimento del destino della propria vita,
allora si è anche pronti per la morte.
la nostra vita e la Parola
Signore
non mi fare girare molto a vuoto, ma conducimi con mano ferma verso il punto di
fuoco che è il motivo vero per cui sono venuto al mondo, solo allora la mia
gioia potrà essere piena. Tu tante volte, è vero, hai esaudito questo mio
desiderio, ma siccome io sono un
eterno carente, una spugna, un pozzo senza fondo, allora ti prego moltiplica in
me i momenti di gioia perchè non facciamo assieme una trista figura davanti agli altri quando dico loro che Ti amo.
30 Egli deve crescere,
io invece diminuire.
Ed
ecco il colpo da maestro che Giovanni infligge ai suoi invidiosi discepoli:
dice loro che quelli che accorrono da Gesù hanno saputo bene valutare dove tira
aria di novità e hanno capito che gli avvenimenti di salvezza dell’immediato
futuro avranno come centro la persona di Gesù di una statura molto più grande della sua. Questo mettersi da parte è il
messaggio più interessante che ci viene da Giovanni. In un momento storico,
come il nostro, dove vogliamo essere protagonisti ad ogni costo la sua figura
ci fa capire che mettersi da parte non significa morire, ma solo una risposta
ad una situazione che lo richiede. Quando c’è lo sposo non c’è bisogno di altri
protagonisti, si può semplicemente gioire della sua gioia. La gioia è quindi un
qualcosa che si può vivere in prima persona perchè i motivi della gioia sono
dentro di noi, ma si può anche essere pieni di gioia perchè sono gli altri che
ce la partecipano. Non si può acquistare la gioia, ma essa è come un qualcosa
che succede quando noi ci troviamo nel posto e nell’atteggiamento giusto che la
situazione richiede. Il diminuire di Giovanni riguarda la sua esposizione all’attenzione
pubblica e non una diminuzione della gioia o del significato stesso della sua
vita. Gesù non è venuto a sostituirlo, ma tutti e due fanno parte del disegno
del Padre: ecco perchè non vi è lotta tra i due, ma collaborazione ed amore.
Solo i discepoli si vedono esautorati e ben a ragione essendo partiti da una
cattiva comprensione del ruolo di Giovanni nei disegni del Padre.
La nostra vita e la
Parola
Signore,
così è più bello perchè mi hai fatto capire che in qualsiasi stagione della
vita si può vivere nella gioia. Non vi sono momenti privilegiati per essere
felici, non vi sonono momenti più che devo acquistarmi per realizzare la tua
gioia: essa può apparire anche quando pelo le patate o in altro momento
spazio-temporale che gli occhi del mondo valutano zero, ad es. vivere a
Castelluccio.
La testimonianza di colui che viene dal cielo.
31 Chi viene dall’alto è al di sopra di
tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi
viene dal cielo è al di sopra di tutti.
Il
nostro destino è il limite, siamo fatti di fango e quindi di un materia che può
subire tutte le trasformazioni, ma sempre all’interno di un orizzonte
misurabile. Anche i nostri pensieri risentono del nostro essere legati alla
materia, anzi questa è il presupposto per lo sviluppo del nostro pensiero.
Abbiamo un marchio di origine che occorre riconoscere per poter accogliere ciò
che viene dall’alto. Ed anche se apparteniamo alla terra e parliamo della terra
tuttavia possiamo accogliere chi viene dall’alto. Abbiamo una potenzialità di
accoglienza infinita che ci permette di essere coloro che stanno sotto a chi
sta sopra di noi. E chi sta sopra di noi è là perchè ha cercato un contatto con
noi. Se l’uomo quindi vuole essere veramente e cioè aprirsi agli orizzonti
senza limiti della sua vera natura deve acconsentire a chi nella sua vita si presenta come
messaggero di Chi viene dall’alto. E le vie di cui si serve Dio per
raggiungerci sono continue ed infinite, come continuo ed infinito è il suo
desiderio di comunicarci il suo essere più intimo. Non ci sono alternative alla
nostra vera vita che quella di essere umili e cioè di riconoscere di essere
limitati e pieni di colpe. Il Padre non gode di vederci così come siamo, ma
gode, per liberarci dalle nostre colpe, di vederci sinceri. La nostra terra, e noi che siamo fatti di
terra, e i nostri pensieri che sanno di terra stiamo in mezzo ad infinità:
anche la struttura del versetto ce lo dice con il ‘Chi viene dall’alto è al di
sopra di tutti’ all’inizio e alla fine. Ma Giovanni non parla solo in senso
generico perchè quel ‘Chi’ si riferisce proprio a Gesù a cui comincia a dare
una ulteriore testimonianza. Vuole dire ai suoi discepoli di non interpretarlo
con parole di uomo fatte di terra, ma di aprirsi veramente ad un qualcosa che
loro non possono immaginare tanto è la differenza che intercorre tra le cose
del cielo e quelle dela terra.
La nostra vita e la
Parola
Signore
perchè la maggior parte delle volte non capiamo niente di quello che ci vuoi
dire? E’ perchè non prendendoti sul serio ci illudiamo di capire quello che sei
venuto a dirci e così alla fine, dal momento che non troviamo altro che le
nostre proiezioni, invece di trovare la vita ci troviamo annoiati e a poco a
poco ti crediamo sempre meno e
abbandoniamo i tuoi sentieri di vita.
32 Egli attesta ciò che
ha visto ed udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza.
Giovanni
traduce in parole umane l’esperienza che ha Gesù del Padre. La visione e
l’udito stanno a testimoniare che Gesù è un testimone veritiero che riporta
fedelmente ciò che il Padre gli ha comunicato per noi. Gesù inoltre si prende,
di fronte all’uomo, la responsabilità delle sue affermazioni. Con le parole del
Maestro arriva agli uomini qualcosa che proviene da lontano: l’uomo rimane affascinato
da ciò che ha uno spessore storico e nel caso di Gesù ci troviamo di fronte ad
una fonte che risale agli inizi della creazione ed ancora più in su. Non è
venuto parlandoci di un qualcosa che si esauriva nelle sue parole, senza radici
lontane, ma ci contatta collegandoci con la stessa sua fonte. Il Maestro non è
venuto a glorificare se stesso per mezzo dei messaggi meravigliosi che dava
agli uomini, ma a convincere l’uomo che esiste un mondo che si trova al di là
della percezione dei nostri sensi. Egli vuole guidarci verso un regno che non è
di questo mondo. La sua è un’operazione quasi disperata visto che gli uomini
vogliono credere solo a ciò che vedono e sentono, almeno nelle intenzioni,
perchè invece poi operano delle cancellazioni e restringono il campo percettivo
per non vedere o udire ciò che invece andrebbe visto e udito. Gesù al contrario
ci riferisce tutta la verità che ha appreso dal Padre, non ce la nasconde,
anche se per nostro amore ce la svela a poco a poco per quello che di volta in
volta noi possiamo accettare.
La nostra vita e la
Parola
Signore
siamo ciechi e sordi perchè abbiamo paura di perdere la nostra tranquillità e
molte volte lo siamo senza pensarci obbedendo
alle abitudini distorte che ci siamo formati. Solo il tuo Spirito Santo
può incrinare le nostre male certezze e farci respirare in quel contesto di
vita dove Tu te ne stai assieme al Padre e allo Spirito Santo in unione di
verità e di amore.
33 Chi però ne accetta
la testimonianza certifica che Dio è veritiero.
C’è
sempre la possibilità per l’uomo di accettare la parola di un altro essere solo
perchè chi la pronunzia è degno di fede. Il regno di Dio non potrà essere mai
dimostrato a nessuno, proprio perchè è al di fuori dalla portata immediata dei
nostri sensi. Allora ci vuole sempre qualcuno che ce ne renda testimonianza
adesso come allora al tempo di Gesù. Uno però si potrebbe chiedere: ‘Perchè
abbiamo sempre bisogno di questa mediazione? Non potrebbe il regno di Dio
esserci dato e basta?”. Dal momento che siamo su questa terra limitata non v’è
altro modo. Infatti se tutti credessimo
nel regno di Dio, allora non ci sarebbero guerre e non ci sarebbe il male, ma
di fatto non vi crediamo ed allora l’unico modo possibile per accedervi è
credere alla testimonianza di qualcuno che c’è stato e ce lo viene a riferire.
L’incarnazione di Dio aiuta noi umani proprio lungo la logica di ciò che i nostri mezzi limitati riescono ad
accettare. Un uomo in carne ed ossa che parla con potenza leggera, che sa
quello che dice e lo fa vedere, solo un uomo così può attirare a sè l’uomo dal
profondo. E l’uomo che gli dice sì vive l’esperienza della verità e capisce
come in Dio non vi sia stata mai menzogna e che invece essa derivi dal mondo
tenebroso e da quanti vi hanno perso dentro il loro cuore. Dio ha sempre amato
l’uomo ed ogni cellula del suo corpo, se solo avesse una bocca, lo potrebbe
testimoniare in ogni istante. Dio è un tenero Padre sempre pronto ad ascoltarci
nei nostri desideri più veri e più arricchenti. Quando ci accorgeremo veramente del suo illimitato
amore ne saremo profondamente stupiti e, se Dio vorrà, saremo travolti da un
pianto liberatore.
La nostra vita e la
Parola
Signore,
se non piangiamo è perchè viviamo ancora nel mondo delle illusioni. Splenda sul
nostro volto la tua verità di amore perchè solo così potremo essere come te, e
cioè degli aiutanti passatori di confine: il tuo regno ci attende.
34
Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito
senza misura.
Più
ci si avvicina a Dio, più il linguaggio diventa essenziale, quasi scarno. Dio
non ha bisogno di orpelli, nè di sedurre l’uomo mettendo avanti se stesso come
spesso fa l’uomo per darsi importanza. L’unica aspirazione di Dio è quella di
convincerci del suo amore disinteressato ed eterno: per far questo trova mille
vie per raggiungerci. Non vuole
mettersi in competizione con noi, ma condurci verso la verità del suo amore. Le
parole di Dio sono vere e per questo rispettose della libertà dell’uomo. Dio ha
creato l’uomo perchè si potesse stabilire tra di loro un legame di amore, ma
questo legame può nascere solo nel rispetto di questa libertà che Dio stesso ha
voluto: quindi sta nella verità di Dio che noi ci avviciniamo a lui nella
libertà e non nella costrizione. Essendo quindi Dio fedele a stesso e alla sua
verità egli può farci avere notizia di se stesso solo tramite intermediari che
raccordino la sua realtà con quanto noi
ne possiamo sopportare senza perdere mai la coscienza di essere liberi di
sceglierlo oppure no. Gesù che è inviato da Dio ci porta le stesse parole di
verità del Padre con lo stesso amore, con la stessa premura e con lo stesso
rispetto per la nostra libertà. La testimonianza di Giovanni è grandiosa: egli
non cerca prebende, nè di stare alla sua destra, egli ha il presentimento di dover scomparire al più presto dalla
scena, quindi è per questo che ciò che dice acquista un valore immenso. Pere
quale motivo avrebbe detto il falso? No, ci troviamo davanti ad una pura testimonianza,
che ha la forza di diventare per gli interlocutori presenti e futuri supremamente credibile. Chi accetta le parole del Cristo riceverà lo Spirito
senza misura: anche questa affermazione
rispecchia Dio come è nella sua verità, e cioè un essere Infinito che
non può dare ai suoi figli piccole cose, ma soltanto il massimo. A questo punto se Dio è così possiamo ben capire da
dove vengono tutte le difficoltà: vengono dalla diffidenza dell’uomo e dalla
sua infinita bravura nell’inventare menzogne su Dio e su se stessi.
La nostra vita e la Parola
Signore,
c’è proprio da vergorganrsi nel toccare con mano quanto siamo infingardi e
bugiardi, possiamo confidare solo nella tua clemenza, nella tua compassione ed
aggrapparci con tutte le forze all’amore che ci hai dichiarato e alla fedeltà che
continuamente ci dimostra.
35 Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in
mano ogni cosa.
Noi
umani pensiamo che per essere felici occorre fare tantissime esperienze e per
questo ci agitiamo continuamente. Dio
invece ci offre un modello diverso: il Padre ama il Figlio e in questo circuito
di amore ama tutto ciò che è frutto del loro amore. L’universo e noi siamo il
libero frutto di questa intensa circolazione di amore. Ci viene suggerito che
l’amore non ha bisogno di dividersi, ma ha bisogno per poter essere di un unico
referente, perchè se non è vissuto così, non è amore, ma fuga dall’amore. Ciò
che non vogliamo vivere con la persona amata, non lo potremo mai più vivere con
un’altra persona. Questo perchè l’amore non può fare calcoli, ma deve darsi
completamente. Non ci possono quindi essere riserve. Non possiamo non amare la
persona amata prendendo scusa del fatto che vi sono dei pesanti vincoli che ci
impedirebbero di amare veramente. Tutta
l’umana fantasia deve essere investita nel rapporto di amore, diversamente è un
amore frenato e insincero. I più grandi progetti devono essere gettati nel
fuoco dell’amore , se non facciamo così, il rapporto diventa limitato e povero.
L’amore quindi è generoso e si pone su
un piano di realizzazioni infinite. L’aver costretto l’amore tra un uomo e una
donna a rimpicciolirsi per via dell’età, delle abitudini o per via della
propria incapacità di rinnovarsi significa non credere alla forza grandiosa
dell’amore che prende il suo modello dall’amore del Padre verso il Figlio: tutto
ciò che di meraviglioso vediamo nel creato è stato pensato e posto in essere
proprio grazie a questo amore assoluto e vivicante del Padre verso il Figlio.
Credere al Padre e al Figlio quindi significa voler realizzare su questa terra,
per quello che ci è possibile e secondo la volontà di Dio, la stessa qualità
del loro amore, che è amore trasformante e continuamente creativo all’infinito.
In questo amore del Padre verso il Figlio ci viene rivelata ancora una cosa
importante ed è che l’amore ha un ‘primum’ in ordine all’inizio del movimento
di relazione. C’è sempre chi inizia ad amare coinvolgendo l’altro nel suo
amore. Per noi è estremamente vitale capire che non è assolutamente vero che i
nostri rapporti d’amore devono essere intesi come due fari che si accendono
nello stesso momento e con la stessa intensità. Non è così, c’è sempre un primo
movimento proveniente da uno dei due partner che coinvolge l’altro e lo invita
a rispondere secondo un livello di amore superiore. In amore non esiste
egualitarismo perchè chi ha penetrato di più l’amore lo può dare aiutando
l’altro a corrispondere nello stesso modo. Diciamo che l’amore è una strada più
spaziosa che l’altro ci apre perchè noi la possiamo percorrere e rendere sempre
più transitabile. Quando tra gli uomini si innesta questo circuito virtuoso è
perchè inizialmente il Padre ha amato il Figlio ed il Figlio, non invidioso di
questo primo movimento, gli ha corrisposto con tutto il suo ardore di amore
infinito. Il Figlio ha le mani piene dei doni del Padre, quindi un vero amore
non può essere privo di doni. Un segno per noi
per capire se il nostro amore è veramente tale è quello di vedere se
siamo disposti a donare ogni cosa per chi amiamo.
La nostra vita e la Parola
Signore
il tuo amore per il Padre è la leva
attraverso cui possiamo sollevare il mondo. Grazie per avercelo rivelato,
perchè per noi è difficile capire che un rapporto unico con un’altra persona
può essere fonte di vita. Tu ci fai capire
che i problemi, i litigi, le chiusure, le insoddisfazioni ci squassano
perchè affrontiamo l’altro con occhio interessato ed è per questo che poi il
limite lo troviamo davvero. Ci riveli anche che non ci può essere limite
all’amore e che siamo chiamati ad amare tutte le creature che ci metti vicino,
ma di un amore puro per la crescita del tuo regno.
Signore,
non ci rimane quindi che guardarci dentro per vedere se viviamo un esperienza
in cui diamo amore, oppure una in cui noi corrispondiamo all’amore di qualcuno
che ci ama. Se siamo attenti e sinceri non possiamo fare a meno di esultare con
voci di gioia che siamo amati da Te e che siamo stracolmi di riconoscenza per
essere arrivati a capire che è proprio così. Per quanto riguarda poi l’amore
che diamo all’altro, se non ci fosse il tuo primo amore per noi, saremmo
veramente rovinati perchè, avendo solo a disposizione le limitate conquiste
dell’amore umano, non sapremmo come fare a raggiungere le vette del tuo amore
infinito.
36 Chi crede nel Figlio ha la vita eterna;
chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di
lui”.
Dio
non è indifferente alla sorte dell’uomo ed anche attraverso la minaccia vuol
fargli capire quanto l’ama. L’amore di Dio si inventa per noi l’ira pur di
farci intendere ragione e portaci in un porto sicuro. Ma Dio è verità e se noi
non vogliamo corrispondergli è costretto ad inventare un posto privo di ogni
caratteristica che si rifaccia alla sua essenza divina. Una delle cose che non
piacerà ai demoni è constatare che la dimensione in cui vivono è frutto dell’amore
di Dio per le sue creature. La salvezza
ci viene dal Cristo, ammonisce il Battista, e termina il suo discorso in modo
molto duro. Anche in questo finale, all’apparenza così duro, Giovanni si rivela
grande. Egli doveva allontanare da sè i suoi discepoli e quindi calca
appositamente le tinte perchè i suoi discepoli non abbiano più dubbi su chi
seguire. Con questo discorso egli realizza quanto prima aveva predetto e cioè
il suo volersi abbassare di fronte a Gesù che cresce.
La nostra vita e la Parola
Giovanni
Battista, maestro di vita, facci capire
quando nelle situazioni dobbiamo scomparire, perchè c’è qualcun altro più
importante di noi che batte alla porta. Nonostante ci suonino ancora
nell’orecchio le tue dure parole e ci appaia
la tua fine atroce, ci lasci in questo vangelo con un sorriso nel cuore,
un sorriso che poggia sulla percezione della tua grande sapienza ed umiltà.
Soccorrici nella vita perchè possiamo imitarti e crescere nella comprensione di
ciò che Dio vuole da noi.