[1]«In
verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta,
ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.
Queste
parole vengono dopo la guarigione del cieco per significare che c’è una sola
strada per acquisire una vera visione della realtà. Qui viene sottolineata la
partecipazione del cieco nato alla sua stessa guarigione. Il Signore non è
intervenuto infatti in un terreno fuori da ogni grazia di Dio, ma in uno dove il
suo intervento era fortemente desiderato e non solo per acquisire la vista. Chi
vuole entrare per la porta e cioè ottenere d’essere guarito secondo tutti i
sacri crismi, e non comportandosi
da ladro, almeno nell’intenzione, non può mettersi di fronte a Dio
pretendendo la guarigione, ma deve accettare la sua vita così com’è. Se chiede
poi un miracolo sa che potrebbe essere nei piani di Dio agire diversamente dalla
sua richiesta e non per questo amarlo meno. Non si può forzare il mondo di Dio,
ma solo affidarsi perché ogni umano destino è completamente nelle sue mani.
Tutta la vita dell’uomo è un tirocinio per entrare nel modo giusto in rapporto
con Dio ed i suoi doni. Ci troviamo sempre nello stesso punto in cui si
trovarono i nostri progenitori e cioè nella situazione di dover scegliere se
affidarci a Dio o meno.
Signore,
siamo continuamente tentati di
impadronirci dei tuoi doni togliendoli agli altri perché crediamo di
averli meritati. E’ una lotta senza quartiere che ci degrada, ci fa entrare
nell’ombra e vivere da clandestini nel meraviglioso mondo che hai creato per
noi. Facci capire che non abbiamo bisogno di diventare ladri perché tu ci dai
tutto ed in abbondanza. Dobbiamo solo attendere con
fiducia.
[2]Chi
invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.
Se
si vuole entrare nel recinto della pace lontani dai lupi occorre sapere che
esiste una porta per entravi ed un pastore. Non ci si può improvvisare pastori
di se stessi. Forse lo si può fare quando si è giovani e si pensa di avere tutto
chiaro e di riuscire a relalizzare i propri sogni. Tuttavia se uno è un pò
realista, pur non abbandonando le proprie tensioni ideali, deve riconoscere che
da soli è impossibile perseverare nel bene e conservare la pace con se stessi e
con gli altri. Solo chi ha veramente la chiave giusta può entrare per la porta.
E non basta quindi avere un chiavistello e presumere di poter entrare lo stesso.
L’esistenza stessa del pastore è la chiave misteriosa che può introdurci
nell’ovile. Occorre quindi farsi amico il pastore se si vuole entrare, occorre
conoscerlo, meritarsi la sua fiducia, diventare una sua pecorella. Non si entra
per qualsiasi porta, ma solo per quella giusta. Solo così non si è ladri, ma
uomini benedetti il cui passo è sicuro e libero dalla paura. Entrare diventa
facile, perché si viene introdotti ed invitati a contemplare le meraviglie
preparate dal pastore.
Signore,
passiamo la nostra vita a sbattere la testa contro porte ferrate che ci
procurano grandi sofferenze. Tuttavia insistiamo con grande determinazione
perché crediamo di essere furbi e bravi e di non avere bisogno di nessuno. La
verità è che vogliamo innalzarci al di sopra degli altri per vendere loro la nostra merce avariata. Arriviamo
è vero a qualcosa, ma ci si sgretola tra le mani perché non abbiamo dentro di
noi la forza della tua verità. Tu che sei il nostro vero Pastore attiraci alla
tua santa porta e toglici dalle illusioni di una vita gestita in
proprio.
[3]Il guardiano gli apre e le pecore
ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce
fuori.
Le
pecore hanno bisogno di un recinto dove sono custodite e per loro il recinto
è luogo di libertà, non di
costrizione. Nel recinto esse possono riposare lontane dal pericolo, perché chi
le ama ha preparato loro un luogo
ove riposare in modo eccellente. Paradossalmente il limite del recinto, non si
trasforma in un ulteriore limite per loro che sono costituzionalmente limitate.
E’ infatti la consapevolezza di poter essere sempre esposte alle seduzioni del
maligno che le porta a ritrovarsi sotto la protezione del pastore ed in luoghi
dove si respira la sua presenza. La loro vera relazione non è con l’esterno, ma
con il pastore che le conosce una ad una, che sa di che pasta sono fatte, e cosa
vogliono, cosa sperano. Fuori di metafora Gesù si propone come il pastore delle
anime, un pastore capace di farsi ascoltare e che ha per ciascuno la parola
giusta. Le pecorelle umane hanno tantissima paura ed hanno bisogno continuamente d’essere
rassicurate. Vogliono sentire che qualcuno le conosce per nome e non perché
fanno parte di una massa buona per essere fatta oggetto di richieste per dare
potere a chi è più furbo. Se il
pastore conosce ad una ad una le sue pecore vuol dire che ha prestato loro
attenzione, che per lui una non è l’altra, così per Gesù ciascun uomo ha ai suoi
occhi una sua inconfondibile fisionomia. L’intento del Maestro è quello di
preparare i suoi discepoli a comprendere come il Padre abbia di ciascun uomo una
conoscenza intima, non a fine di controllo e di potere, ma solo di amore. In
Gesù Dio si fa prossimo all’uomo e si rivela con la forza del suo amore attento
e rispettoso per la diversità di ciascuno di noi.
Signore,
sei il nostro tu più intimo. Sei la nostra memoria che lotta contro la
dispersione di noi stessi ad opera delle
passioni. Tu ci ricompatti ad ogni momento e ci rimetti continuamente in
gioco. Tu vuoi la nostra vittoria e non risparmi le tue attenzioni.
[4]E
quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le
pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
La
vocazione delle pecore quindi non è quella di riposare al riparo del recinto, ma
quella di riposare in vista della passeggiata da fare con il loro pastore. Fuori
possono brucare a loro piacimento l’erba e quando l’erba si fa scarsa ecco che
seguendo la voce del pastore possono guadagnare pascoli più ricchi. Il pastore
le precede e grazie alla sua vista che spazia lontano sa dove sono i pascoli più
ubertosi che faranno felici le sue pecore. Così si presenta Gesù come il buon
pastore che guida gli uomini per un cammino dove saranno sempre nella gioia,
dove non dovranno preoccuparsi di quello che mangeranno perché saranno sempre
portate dove v’è cibo, materiale e spirituale in abbondanza. Ed anche dove vi fosse
poca disponibilità di quello materiale vi sarà sempre un contesto umano di
fratelli pronto a condividere quello che c’è. Gesù libera i suoi discepoli dai
pericoli perché offre il suo
conforto e la sua forza per superarli.
Signore,
lo so che è difficile credere a queste tue promesse, ma esse sono così calzanti
con il mio essere di uomo limitato che vi aderisco. Non credo però per assurdo
perchè ho già sperimentato la verità della tua parola.
[5]Un
estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non
conoscono la voce degli estranei».
Il
mondo di relazioni che qui ci viene descritto sotto il paragone delle pecore è
un mondo dove non esistono persone che non si conoscono. Tuttti conoscono tutti
e sono accettati come degni di fiducia solo quelli che entrando per la porta
vengono presentati. Queste persone hanno tra di loro una grande comunicazione
che li porta a somigliare sempre di più al Signore, Esse non sono fuori dal
mondo, ma solo da quello che può recare danno. Questa grande partecipazione
della vita di uno a quella di tutti gli altri rende immediata la percezione di
una presenza estranea. Questa non è da intendere come la presenza di un diverso,
che pur nella differenza delle credenze tuttavia è aperto al confronto nel
comune vivere civile, ma come il nemico che attenta alla vita delle persone
proponendo loro percorsi mortali. Quelli che seguono Gesù sanno riconoscere
l’estraneo perché hanno metabolizzato nel loro profondo gli insegnamenti del
Maestro e quindi sanno intuire il pericolo e resistere alle lusinghe
dell’avversario.
Signore, non è sempre facile riconoscere il falsario che
si presenta con idee che sembrano vere tanto sono giocate sul filo di una logica
stringente. Illuminaci con lo Spirito che ci hai inviato dopo la tua morte e
resurrezione perché non rimaniamo preda del nemico.
[6]Questa similitudine disse
loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva
loro.
La
difficoltà di capire la propria guida anche quando il discepolo gli si affida
sta proprio nello scarto che v’è tra l’esperienza dell’uno e quella dell’altro.
Una guarda luci e colori che l’altro non vede e sforzarsi di mettersi
nell’ottica di chi vede diventa quasi impossibile. A questo sforzo del discepolo
corrisponde l’atteggiamento di fede che prende atto della diversità di
percezione e si affida alla guida anche se non vede come lui. Il tempo del
discepolato è quello della tensione a diventare come il Maestro, ma non è la
tensione che produce il cambiamento quanto il tendere cambiando la propria vita
fino al momento in cui in modo gratuito si riceverà il dono di una visione
diversa della realtà.
Signore,
non capiamo i tuoi messaggi che continuamente ci invii in tante forme, eppure
basterebbe fermarsi per scoprire
cosa vuoi da ciascuno di noi in ogni momento della nostra vita e tu vuoi che
andiamo sempre un po’ più in là di ciò che siamo perché tu sei il vento e
l’acqua che vuole ammorbidirci per poterci forgiare con il fuoco del tuo
amore.
[7]Allora
Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle
pecore.
Gesù
è la porta. La sua umanità, la sua vita, la sua amicizia è la porta. Il suo
essere intimi a lui è la porta. Gesù è il modello a cui somigliare: le sue
parole sono le stelle che illuminano il cammino dell’uomo, i suoi silenzi sono
carichi di un senso profondo che lo toccano nel profondo del cuore. Il mondo del
divino non ha altra vera porta che lui. Questa affermazione non vuole essere
polemica riguardo a chi porta avanti altre credenze, ma è un servizio di
testimoninza alla verità e non può servire ai cristiani per sentirsi superiori o
per fare guerre di religione. Non vi possono essere più porte, ma una sola e se
altri sono ammessi ad entrare per quell’unica porta è perché nella sostanza vi
somigliano. L’uomo non può vivere la sua vita credendo di essere solo al mondo o
pensando di non avere un destino che coinvolge anche altri e non può immaginare
il suo futuro prescindendo dal suo pastore. Senza il pastore l’uomo si perde in
regione sconosciute dove unico suo destino sarà la morte.
Signore,
noi per fortuna non siamo così potenti da poter fare a meno di te. Constatiamo
invece ogni giorno che la nostra vita è debole e legata a niente. Siamo forti
solo quando siamo radicati in te e varchiamo la tua porta. Solo tu ci introduci
nei pascoli eterni!
[8]Tutti
coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li
hanno ascoltati.
Ora
si capisce meglio chi sono queste pecore. Sono tutti quelli che hanno
conservato, dall’inizio di tempi fino a quelli di Gesù, un rapporto con Dio vero
e fecondo. Chi ha scelto Dio ha avuto il dono di resistere ai ladri ed ai
briganti che volevano portarle lontano dal loro Signore. Chi ha scelto Dio ha
mantenuto una tale lucidità di mente ed un tale cuore amante da saper sempre discernere
di fronte a chi essi di volta in volta si trovavano se davanti al guardiano
legato al loro Pastore o di fronte a chi voleva forzare il loro recinto per
rapirle.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
aiutaci a non essere affascinati dalle sirene di questo mondo dandoci la virtù
della saggezza.
[9]Io
sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e
troverà pascolo.
Non
siamo definitivamente nel regno del Padre e quindi non possiamo stare sempre
dentro al recinto, ma se vogliamo entrarvi non vi è altra porta che quella del
Signore. Egli tiene conto della particolare conformazione di ciascuno uomo e
nella luce della verità adatta la sua porta alle nostre esigenze. L’uomo sa che
la sua vita è condizionata da limiti infiniti, ma sa pure che anche queste
difficoltà lo aiuteranno a rendere sempre più facile l’entrata e l’uscita dal
recinto. Fuori v’è il pascolo preparato dal Padre e cioè la sua creazione. In
questa vita dobbiamo continuamente varcare la soglia ora in un senso ora
nell’altro, ma è chiaro che tutto ciò è possibile grazie alla al fatto che Gesù
Cristo è il nostro modello sicuro. Se lo imitiamo non ci troveremo in un deserto
senza acqua, ma in un verde pascolo che nutrirà tutti i nostri bisogni di verità
e di amore. Qui viene adombrata anche la natura missionaria della nostra vita in
quanto entrare ed uscire non è solo per noi, ma anche per quelli che ancora non
conoscono la porta di ingresso e devono essere aiutati a trovarla.
Signore, nutrimento divino,che i nostri occhi riescano
sempre a vedere la tua porta e ad indirizzarvi i nostri passi!
[10]Il
ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché
abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Gesù ci conferma,
casomai ne avessimo bisogno, che c’è il male e che esso non è frutto del caso o
del bisogno, ma voluto
deliberatamente da colui che qui chiama ladro, ma che altrove è chiaramente
indicato come Belzebub, il capo dei diavoli. Contro questo progetto di morte del
ladro, e cioè di colui che non fidandosi di Dio voleva impadronirsi delle cose
di Dio, Gesù si presenta come colui che porta la vita e la porta in abbondanza.
Noi che siamo il suo popolo dobbiamo continuamente fare attenzione al modo come
si avvicinano a noi le persone per capire come vogliono entrare nel nostro
cuore, se lo vogliono forzare o se vogliono entrarvi portandovi nella libertà
l’armonia dell’amore e quindi di una vita veramente
accresciuta.
La nostra vita
e la Parola
Signore, solo una
continua unione con te può allontanare da noi i ladri che vogliono violentare la
nostra vita. Non abbiamo altra scelta, ma questa che sembrerebbe apparire una
costrizione si manifesta invece come la nostra vera ed unica
liberazione.
[11]Io
sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le
pecore.
La
vita di ciascun uomo è segnata, nel bene e nel male, dalla presenza di grandi
uomini. Uomini che riescono a convincere gli altri della bontà delle loro
intuizioni, dei loro consigli, delle vie che aprono. L’uomo comune si trova
spinto dalla loro testimonianza ad uscire dall’indifferenza e a decidersi per
loro o contro di loro. Si trovano tanti chiaccheroni che sanno parlare bene, che
sanno sorridere, ma una volta ottenuto quello che potevano ottenere cambiano il
loro volto, si dimenticano delle promesse ed all’occasione fuggono via lasciando
nello sconforto quanti avevano creduto in lui. Gesù non è stato così perché sia
in vita che dopo la sua morte ha mantenuto la promessa di offrire la sua vita
per noi. In vita difendendo fino all’ultimo i suoi discepoli e offrendo la sua
vita per il riscatto di molti, da risorto offrendo ogni giorno il suo corpo come
pegno di amore perché l’uomo non si senta abbandonato e possa resistere agli
attacchi del maligno fino al giorno in cui nel regno potrà vivere assieme nella
casa del Padre. E così il buon pastore si rivela come una guida che vuole solo
il bene di chi gli si affida perché dona loro la vita per eccellenza, la
sua.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
fa che impariamo da te fino in fondo questa importante lezione: essere delle
persone affidabili per il nostro prossimo, delle persone che sono sempre
disponibili ed che all’occorrenza, con la grazia della tua fortezza, sappiano
donare la tua stessa qualità d’amore.
[12]
Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono,
vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le
disperde;
Questo
versetto interroga ogni uomo perché si chieda se è mercenario o se crede fino in
fondo alle parole del vangelo tanto da dare la sua vita come ha fatto il
Maestro. Di fronte al Maestro non
si possono avere mezze misure o lo si accetta completamente o si è mercenari e
cioè pagati per un lavoro, ma un lavoro senza pericolo dove non sia richiesto di
esporre la propria vita. Gesù è venuto a darla la sua vita e non ha paura di
perderla. La perderà, ma il suo perdere la vita terrena insegnerà a tutti gli
uomini come acquistare quella eterna che è tra tutte la realtà
incommensurabilmente più
importante.
Rimanendo
nel Cristo non sima soli od esposti al pericolo e questa per noi è una grande
rassicurazione che ci fa attraversare tutta la vita con la gioia nel
cuore.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
quando ci inviti a rassicurare un fratello, dacci sempre la percezione della
grande cosa che ci stai chiedendo per non scoprirci mercenari al soldo
dell’interesse del momento.
[13]egli è un mercenario e non gli
importa delle pecore.
Vi
sono tanti modi di fare il mercenario, alcuni spregevoli, altri invece rientrano
nel modo comune di essere e di rapportarsi agli altri. Questa modalità è la più
insidiosa perché avviene nel vivere quotidiano e consiste nell’accostarsi alle
persone per catturarle ad un proprio interesse precostituito, ma di non
paragonabile alla freschezza che l’altro dona quando inizia un rapporto. Gli
altri diventano allora dei corollari della vita di questi mercenari e sono
chiamati in essere solo quando servono. Non sono fedeli nel rapporto, e quando
due mercenari si incontrano tra loro non vi è che incontro di egoismi. Degli
altri ai mercenari, come dice Gesù, non importa veramente. Essi non si espongono
per crescere assieme agli altri, ma solo perché possono riempire gli spazi della
loro solitudine.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
queste tue parole così chiare ci aiutino a fare un profondo esame di coscienza
per vedere quanti dei nostri rapporti di cosiddetta amicizia non siano da
inscriversi a nostri inconfessati egoismi. Dacci la forza di rivederli e di
orientarli verso la tua verità e fedeltà.
[14]
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono
me,
Molti
dissidi ed incomprensioni sorgono tra noi uomini per mancanza di conoscenza. La
diffidenza è di casa e solo un grande amore può aiutare a vedere gli altri in
una luce positiva. Il tipo di di conoscenza di cui parla Gesù non proviene solo
dalla mente ragionante, ma è legata soprattutto al cuore che sa cogliere ed
accogliere il prossimo nel suo intrinseco bisogno di amore e di verità. Inoltre
c’è nell’uomo una radicale capacità di conoscere la persona del Maestro come
fonte di forza e di determinazione nel volere e nel saper mantenere la sua
elezione per gli uomini per cui ha
dato la vita.
La
nostra vita e la parola
Signore,
se anche questo mondo scomparisse, noi non potremmo mai sparire dal tuo cuore ed
è così anche per noi: se anche sparissero le cose a noi più care, Tu non potrai
mai essere divelto dal nostro cuore.
[15]come il Padre conosce me e io conosco
il Padre; e offro la vita per le pecore.
Gesù
sta parlando della conoscenza delle sue pecore e di come le sue pecore lo
conoscono. Certo c’è una sostanziale differenza tra la conoscenza che Gesù ha di
quelli che lo amano e questi
ultimi. Da una parte abbiamo una conoscenza divina che conosce l’uomo perché ne
ha creato il modello, dall’altra una che riconosce in Gesù il suo Dio, ma fra le
due v’è un abisso. Eppure il Maestro per indicare la sua relazione con noi
uomini, porta a paragone la conoscenza che lui ha del Padre ed il Padre ha di
lui. Sembra che Gesù voglia incoraggiarci dicendoci che esistono delle persone
che hanno di lui una conoscenza così alta da paragonarla a quella del Padre.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
ognuno di noi se ne sta chiuso nei limiti della propria pelle e poco conosciamo
di quello che avviene tra te e tutte le tue creature. Siamo così tronfi di noi
stessi che proiettiamo sugli altri le esperienze della nostra vita limitata, ma
tu che sei il perfetto forgiatore hai un popolo grande che ti conosce
profondamente e ti ama, fa che in
questa vita possiamo conoscere di persona chi è così intimo a te perché porti
fino a noi l’intensità del tuo soave profumo.”
[16]E
ho altre pecore che non sono di quest'ovile; anche queste io devo condurre;
ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo
pastore.
Questa
profezia di Gesù fa intendere che
vi sarà un momento in cui il processo storico porterà ad una progressiva
semplificazione e tutti saremo chiamati a dare testimonianza o per il bene o per
il male. Le pecore sono disperse ed il motivo di questa dispersione è dovuto a
mille cause, ma Gesù ci assicura che esse al momento opportuno sapranno
scegliere l’unico ovile grazie alla loro responsabile scelta della verità ed
alla loro intrinseca bontà. Gesù è fedele non solo ai suoi interlocutori, ma a
tutti gli uomini del futuro che trovandosi nel cuore bontà e verità aspettano
che qualcuno venga ad adempiere le promesse iscritte nel loro
cuore.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
noi siamo i tuoi interlocutori di oggi ed abbiamo verso di te l’atteggiamento di
chi si aspetta molto da questo rapporto. Ci accorgiamo altresì che esso cresce
solo se noi ti ascoltiamo. Inviaci allora legioni di Angeli che ci aiutino
sempre a mantenere libero il nostro udito per le tue lusinghe di amore e non per
quelle del mondo anche se ammantate di una parvenza di verità.
[17]Per
questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di
nuovo.
Il
Padre ama il Figlio perché in lui riconosce lo stesso amore di cui sostanziato è
il suo essere. Anche noi potremo essere amati dal Padre e dal Figlio se
ripercorriamo la stessa via d’amore. Solo dando noi stessi riceveremo noi stessi
dal Padre. Conoscersi per autopromozione
non è possibile, perché è solo nel momento in cui noi offriamo noi
stessi nell’atto d’amore che ci
viene dato di capire come siamo fatti e che cosa ci stiamo a fare in questo
mondo. Il perdersi è come ritrovarsi. Il Maestro è l’esempio del modo corretto
di riprendersi la vita. Essa non può essere inseguita con la paura che ci scappi
via di mano, né può essere presa a forza per viverla secondo quello che crediamo
ci spetti di diritto. La vita non è nostra, ma ci è stata data perché essa porti
frutto non solo per noi, ma per tutti. Volerla solo per noi significa
imbalsamarla, svilirla, farne un atto di rapina e non di dono come essa è per
sua natura. Insomma non possiamo sequestrare la vita a nostro uso e consumo. Se
lo facciamo è come se ci chiudessimo in un labirinto da cui poi è difficile
uscire. E se non fosse per il dono
del tempo e della libertà offertici dal Creatore, grazie al quale possiamo
riscattarci dalle scelte sbagliate, rimarremmo per sempre incatenati nei
disastri compiuti dalle nostre stesse mani. L’esempio mirabile di Gesù ci
indirizza nella giusta via e ci rassicura sull’esito magnifico che avranno i
nostri atti di amore sia per noi che per gli altri.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
aiuta noi piccoli e ciechi ragionieri
della nostra vita a fare ad investire generosamente e nostre risorse ed
energie senza pensare al nostro personale tornaconto, ma a quello del tuo regno
dove tu siedi assieme al Padre ed allo Spirito Santo ed a tutti i
santi.
[18]
Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla
e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio».
Gesù
non dice di avere il potere di offrire la sua vita e di riprenderla, e basta, ma
dice di avere avuto questo comando dal Padre. Non si tratta quindi del gioco di
uno che offre la sua vita tanto poi sa che se la può riprendere e sa pure di
poterlo fare senza perderci troppo. Qui il comando è venuto dal Padre e quindi
dall’Essere divino distinto dal Figlio. È’ il Figlio che intuendo profondamente
la volontà del Padre di salvare l’umanità ne condivide profondamente il progetto
accettando di offrire la sua vita. L’atto di offrirsi è per noi più qualificante
di quello del riprendersi la vita, perché è in esso che vediamo rifulgere in
tutto il suo splendore l’obbedienza del Figlio. Essa non è come un chinare la
testa al volere di un superiore, ma l’assunzione piena della volontà del Padre
che diventa la sua stessa volontà di salvare l’umanità dalla sua vita di peccato
per ricongiungerla al Padre.
La
nostra vita e la parola
Signore,
noi invece non possiamo riprendercela la vita perché tra noi e il Padre c’è un
abisso profondo. Solo la tua vita, passione, morte e resurrezione ha riaperto il
sentiero per ricongiungerci al Padre. Senza di te i nostri passi ci avrebbero condotti in
luoghi senza luce, dove la paura della morte avrebbe avvelenato la nostra vita.
Tu sei la nostra stella fortunata, la nostra asola che ci porta ai piani
superiori.
[19] Sorse di nuovo dissenso tra i Giudei
per queste parole.
Le
parole di Gesù scuotono i convincimenti profondi dei suoi interlocutori ed hanno
questo potere proprio per la carica di verità e di santità che promana dalla sua
persona. Gesù interpella ciascun uomo per una decisione. Non si può stare
indifferenti di fronte a lui. Le sue parole non sono dette al vento, ma al cuore
degli uomini ed è per questo che hanno una risposta. Noi uomini di oggi siamo
oberati da una miriade di informazioni che non ci fanno stare attenti alle
splendide parole del Signore. Queste
inoltre, nella nostra cultura mondanizzata e lontana da una pratica di
fede, rischiano di non interpellare più il cuore degli uomini se non sono
contestualmente testimoniate dalla vita di chi vi crede.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
anche dentro di noi siamo spesso divisi dal valore da dare alla tua
testimonianza e alle tue parole, aiutaci, tramite il tuo santo Spirito, a
mettere da parte ogni nostro egoismo quando si tratta di decidere cosa tu vuoi
da noi.
[20] Molti di essi dicevano: «Ha un
demonio ed è fuori di sé; perché lo state ad ascoltare?».
Gesù
lasciando la sua beatitudine in Dio aveva previsto che le reazioni degli uomini
sarebbero arrivate tanto in là da accomunarlo al suo avversario. Se infatti
fossero bastati i miracoli Gesù non avrebbe scelto di dimostrare il suo amore
infinito attraverso la morte e la resurrezione. Il cuore incallito dell’uomo non si contenta solo
di parole o di miracoli, seppur eclatanti, ma vuole che a lui si corrisponda con
un’ampiezza di amore senza confini. L’aver dato la vita per noi ha fatto capire
all’uomo che l’offerta di amore di Gesù era grande quanto il cuore di entrambi.
In questa gente quindi che si oppone si profila il volto dell’uomo di tutti i
tempi, compreso il nostro, che crede che il Signore stia dando solo qualcosa e
non vuole credere che invece ci dona completamente se stesso come risposta vera
alla nostra domanda di amore infinito.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
davanti a questa scena ci troviamo anche noi in difficoltà, perché vorremmo
dirti subito tutto il nostro amore e che siamo diversi da quelli che ti
combattevano, ma sappiamo pure guardando nelle pieghe della nostra vita e nelle
reazioni che abbiamo verso persone che non ci corrispondono per cultura e colore della pelle, che siamo come loro
e che abbiamo veramente bisogno di una dose della tua grazia tanto grande quanto
grande è la nostra diffidenza e la nostra paura.
[21]
Altri invece dicevano: «Queste parole non sono di un indemoniato; può forse un
demonio aprire gli occhi dei ciechi?».
Dietro
queste risposte così diverse si nasconde a prima vista un profondo mistero.
Perchè i presenti danno una testimonianza così diversa? Gli uni infatti si
chiudono, gli altri si aprono. C’è tuttavia un motivo al succedere di tutto ciò
ed è legato alla vita di ciascuno di loro. Chi era giusto vedeva il giusto,
mentre chi non lo era proiettava in Gesù il suo modo deviato di vedere la
realtà.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
solo se coltiviamo un cuore puro tu ci riveli i tuoi
misteri!
[22]Ricorreva
in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era
d'inverno.
Dopo
la costruzione del tempio i Giudei lo avevano dedicato al loro Signore. Inoltre
a ricordo di questo grande evento avevano istituito con cadenza annuale la festa
della dedicazione. In quel giorno gli ebrei ricordavano come nelle pietre del
Tempio essi avevano impresso amore per la casa di Dio. Dio non ha bisogno di una
casa, ma gli uomini sì, quindi la casa di Dio è da intendersi come quel venire
incontro di Dio all’esigenza dell’uomo, essere limitato dallo spazio e dal
tempo, di avere un luogo protetto dove poterlo onorare. Gesù però sta per
cambiare completamente la geografia dell’incontro di Dio con l’uomo. Come aveva
già detto alla samaritana Dio verrà onorato in spirito e verità e perché ciò si
adempia è necessario che l’umanità di Cristo si appresti a percorrere tutto il
cammino per adempiere a questa sua promessa. Il gelido inverno è alle porte e
cercherà di opporsi con ogni mezzo al progetto di salvezza del Padre tramite il
suo Figlio diletto.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
Dio dell’universo, che i cieli non possono contenere, tu hai voluto venire nel
tempio del nostro cuore come tua sede privilegiata. Aiutaci a non deluderti e fa
che possiamo diventare il tuo cielo d’elezione sempre più puro ed
accogliente.
[23]
Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di
Salomone.
La
vera saggezza passeggiava sotto il portico dedicato a Salomone a cui Dio, a suo
tempo, aveva dato tanta saggezza e
tanta ricchezza. Questa passeggiata di Gesù aiuta noi uomini a meditare sui doni
che Dio potrebbe farci e non ci fa proprio come aiuto ad essere fedeli e a non
perdere la testa dietro la bella immagine di noi stessi, come successe a
Salomone.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
siamo pieni di vanità ed appena tu ci dai qualche possibilità in più ecco che
siamo tentati di dimenticare la fonte dei doni. Signore, brucia la nostra lingua
ogni volta che cerchiamo di attribuire a noi stessi quello che è solo
tuo.
[24]
Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai
l'animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi
apertamente».
La
tattica dei Giudei, che è poi quella di satana, è di spingere la persona oggetto
dei suoi attacchi ad allungare la mano per servirsi da quell’enorme portata che
è l’essere. L’uomo viene spinto a dichiararsi possessore di un qualcosa, di
un’idea, di una competenza, di un insieme di attributi che lo elevino al di
sopra degli altri. Secondo questa logica il Maestro avrebbe dovuto dichiararsi
ritagliando la fetta dell’essere Messia. Non è questa la modalità scelta da
Gesù, ma, come vedremo più avanti, è quella di far capire la sua vera natura
partendo da una sintesi che ciascun
suo interlocutore poteva fare vedendolo parlare ed agire. Egli non porta avanti
se stesso, né ha fiducia che il suo dichiararsi Messia, tramite l’enunciazione
fatta di parole, possa aiutare quella parte invidiosa della mente dei suoi
interlocutori.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
come siamo tentati di accaparrarci
di qualcosa ad ogni piè sospinto. Ci viene naturale. Quello che non vediamo è
che ogni prendere in modo sbagliato ci aliena sia il mondo spirituale che quello
umano. Aiutaci a ricevere solo dalle tue mani!
[25]Gesù
rispose loro: «Ve l'ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del
Padre mio, queste mi danno testimonianza;
Il
Maestro quindi insiste nel non affermare di essere qualcuno o qualcosa e
tuttavia non si sottrae alla risposta. Indica loro la via per arrivare ad
intuire chi lui veramente è e questa via maestra sono le sue opere. E quali sono
le opere che Gesù fa? In questo vangelo è la guarigione del figlio di un
funzionario del re e dell’infermo della piscina di Betzaetà, la moltiplicazione
dei pani, ma soprattutto l’opera della conversione dei cuori: “Il padre
riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: Tuo figlio vive” e
credette con tutta la sua famiglia” (Gv.4,53); “Questi è davvero il profeta che
deve venire nel mondo!” ; (Gv.6,14) ;” ‘Io credo Signore!’. E gli si prostrò
dinnanzi” (Gv.9,38). Questo solo per citare alcuni esempi. Le opere di Gesù però
non sono da percepire solo come guarigioni o riconoscimenti puntuali che
avvenivano in uno spazio ed in un tempo limitato, ma quando Gesù diceva di
guardare le opere intendeva riferirsi al cambiamento stabile nel bene in coloro
che lo avevano accettato fino in fondo. Ed è a questo bene, dato non nel suo
nome, ma in quello del Padre, che Gesù invita a guardare.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
questa tua insistenza sul bene fatto nel nome del Padre e non nel tuo ci sia di
esempio a non portare avanti il nostro nome, il nostro successo, la nostra
voglia di primeggiare. Non abbiamo niente di nostro e vogliamo farci belli di
tutto. Inviaci dei sogni grandi in modo che possiamo attuarli in questo mondo
rivelando sempre che sono tuoi.
[26]
ma voi non credete, perché non siete mie pecore.
Ci
si potrebbe chiedere allora perché Gesù continua a parlare ai Giudei se essi non
sono le sue pecore. Forse perché il chiamare con nome la realtà molte volte è la
medicina più salutare che vi possa essere. Gesù dona loro il loro stato di quel
momento, come se avesse scattato una fotografia e così il loro atteggiamento nei
confronti del Maestro viene definito come sfiducia. La storia però non finisce
qui perché noi non sappiamo che risvolto ha avuto per ciascuno di loro l’aver
incontrato Gesù ed essere stati in un certo momento della loro vita increduli di
fronte a lui. Sicuramente nel corso della loro vita si saranno chiesti il senso
del loro incontro ed alla luce degli avvenimenti futuri della vita del
Maestro avranno rivisto il loro
giudizio.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
sapere che siamo le tue pecore ci riempie di gioia, ci toglie la paura e ci rende consapevoli che siamo
continuamente protetti dalla tue premurose cure.
[27]
Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi
seguono.
Tra
il Maestro e i suoi discepoli c’è una profonda intimità. La lontananza tra Dio e
l’uomo qui viene cancellata. Dio è lontano per chi si allontana da lui, ma come
potrebbe essere lontano se è lui stesso che dà l’essere all’uomo? Il suo dono
della vita è grandioso, ma nello stesso tempo silenziosissimo e non rivendica
ritorni. A differenza dell’uomo che batte la grancassa per dire a tutto il mondo
che c’è, Dio preferisce starsene in silenzio e farsi scoprire. La vita dovrebbe
servirci per trasformare l’apparente silenzio di Dio in una captazione sempre
più precisa della sua presenza e della sua parola. E la sua parola non è
generica, ma mira a instaurare un dialogo personale con ciascun uomo, con la sua
cultura, con la sua personalità e con il suo modo di essere in questo
mondo.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
tu ci conosci, tu sai come siamo fatti ed è per questo che solo in te possiamo
trovare la nostra pace.
[28]
Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla
mia mano.
Il
Maestro non stava dando poco ai suoi interlocutori, ma ciò che il cuore
dell’uomo vuole sopra ogni cosa e cioè la vita eterna. La dava però alle sue
condizioni e cioè che si avesse una relazione di amore con lui. L’essere nella
mano del Signore significa proprio questo e cioè aver individuato in lui il
nostro Tu per eccellenza, il nostro vero protettore. Nessuno può dividere l’uomo
dal Maestro e questa percezione lo rende felice.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
che la nostra vita passi nella consapevolezza di essere nella tua mano dove
percepiamo il tuo calore e la stretta del tuo amore che si fa fisica presenza
sulla nostra pelle.
[29]
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla
mano del Padre mio.
Il
Padre, che è il più grande, ha stabilito che fossero proprietà del Figlio tutti
quelli raggiunti dalla forza del suo amore. E’ sufficiente quindi avere gli
occhi rivolti al Maestro per avere la sicurezza di stare nella sua casa. Se
l’uomo si proietta in Cristo, anche se nell’incomparabile distanza che lo separa
da lui, allora il Cristo sarà per lui scudo contro ogni attacco delle potenze
avverse.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
sapere di essere nelle tue mani, accudito e difeso, è il più bel dono che ci
potevi fare. Quello che ti chiediamo è di aiutarci ad averne più consapevolezza
perché siamo distratti da mille e mille preoccupazioni.
[30]Io
e il Padre siamo una cosa sola».
La
proclamazione al mondo di questa verità è per esso di importanza fondamentale.
Il mondo sembra infatti essere votato
senza remissione a tragico destino di divisione. Il Maestro invece
testimonia che l’origine da cui tutto proviene è unita in se stessa. Tra il
Padre ed il figlio non vi è disunione, essi cooperano per la redenzione del
mondo. Nella sua comparsa su questa
terra c’è il disegno di salvezza del Padre che vuole ricapitolare tutto in
Cristo. La loro unità di intenti è la forza dirompente che permette all’uomo di
sperare nella vittoria del bene, nonostante le apparenti cadute o i parziali
cedimenti. Anche degli uomini si dice, quando si amano, che sono un cuor solo ed
un’anima sola, ma questa affermazione non viene percepita come una povertà
collettiva, ma come una potenza che può smuovere le montagne. E’ per noi un
privilegio poter ascoltare dalla bocca del Maestro queste parole, esse saranno
per l’uomo come uno scudo da opporre a tutte le seduzioni che vogliono portarlo
lontano da se stesso e da Dio in un deserto privo di ogni collegamento con la
fonte dell’amore e dal caldo abbraccio dei fratelli.
La
nostra vita e la Parola
Tu,
Signore, ci indichi la via dell’unità, ma nello stesso tempo quella della verità
dandoci la forza per riuscire ad armonizzarle in un vissuto pieno della tua
grazia.
[31]I
Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo.
L’animo
dei Giudei era sì sospeso, ma non per gioire della venuta del messia tanto
atteso, quanto perché cercavano di
farlo fuori come un bestemmiatore. Uccidere il giusto sembra da sempre lo sport
preferito dagli ingiusti, come già era successo all’inizio quando Caino uccise
Abele. Perché? Che cos’è che vede l’ingiusto nel giusto per non sopportare più
la sua presenza? Forse il giusto appare come un mentitore che afferma con la sua
vita di vivere valori che anche gli ingiusti avrebbero voluto possedere, ma che
non hanno. Gli ingiusti credono di avere tutti i numeri per avere ciò che ha il
giusto e se non l’hanno ciò significa che il giusto è un mentitore e che quindi
è loro sacrosanto dovere sbugiardarlo e metterlo a tacere. Sono quindi mossi
dall’invidia perché non trovano la strada giusta per mettersi in una vera
relazione con chi potrebbe dire loro come fare per raggiungere quello che
desiderano. Non vogliono diventare pecore al seguito del
pastore.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
ogni volta che ci dimentichiamo che i doni provengono da te ecco che ci mettiamo
in competizione con gli altri diventando in pectore degli assassini. Aiutaci a
guardare alla tua inesauribile fonte di amore e ad accettare che tu ci guidi ai
tuoi pascoli eterni.
[32]Gesù
rispose loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per
quale di esse mi volete lapidare?».
L’amore
infinito che Gesù ha per il Padre esce fuori in continuazione come lo zampillo
di una fonte che non può essere fermato. Il suo essere all’interno della vita di
Dio in una compresenza di comunicazione amorosa lo porta con naturalezza a
partecipare agli uomini la vita del Padre che non si vede, ma che opera in
continuazione attraverso di lui. Ed il Maestro cerca di indirizzare l’attenzione
dei suoi interlocutori verso le opere fatte per conto del Padre sottolineandone la
bontà. Il Maestro è stupito davanti alla loro follia e vuole aiutarli a
considerare la sua persona non solo dalle parole, ma dalle opere compiute. E si
sa che siccome noi uomini siamo più buoni a parlare che a bene operare, se
trovassimo qualcuno disposto ad essere giudicato più per quello che fa che per
quello che dice, ci sembrerebbe strano, ma per amore dello stesso giudizio ne godremmo. E Gesù sembra suggerire
loro proprio la via reggia del giudizio sulle opere perché come in altro momento
dirà parlando dei malvagi : “dalle loro opere le riconoscerete”. Le opere quindi
sono un proseguimento della persona, ne portano l’impronta e da esse si può
risalire alle intenzioni stesse di chi le ha compiute.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
capita di operare pensando di fare bene, ma poi scopriamo che gli altri vi hanno
visto qualcosa di non propriamente secondo il tuo cuore e quando ce ne
accorgiamo siamo presi dallo sgomento. Aiutaci a non sopravvalutarci per il bene
che pensiamo di fare perché tra le sue pieghe può esserci sempre in agguato lo
zampino del maligno.
[33]Gli
risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e
perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Quale
può essere la paura di un uomo di fronte ad un altro che si proclama Dio? La
paura è quella di diventare niente di fronte ad uno che con questa proclamazione
vuole tutto e tutti. Gesù però non si è proclamato Dio e cioè non ha detto:”Io
sono Dio”, ma ha usato altre parole per far intendere chi fosse veramente: io
sono la luce, io sono il pane disceso dal cielo, io sono il buon pastore, io
sono la porta. Come si può notare ad ogni immagine che il Maestro usa è legato
un dono per l’uomo. Se dunque i Giudei si risentono per quello che Gesù dice di
sé è perché non vogliono accettare tutti questi doni che li farebbero passare verso un’altra
visione della vita. Ed anche quando usa solo la prima persona del verbo essere:
“io sono” si autoreferenzia, perché come dice egli stesso: “ non prendo gloria
dagli uomini”, ma questo suo autoreferenziarsi sta solo ad indicare la pienezza
dell’essere che non è un attributo da presentare ad altri come qualcosa di
scollato, ma nello stesso tempo aderente a se stesso al fine di autopromuoversi
di fronte agli occhi degli uomini. Se Gesù avesse detto :”io sono Dio” ci
troveremmo davanti ad una richiesta di riconoscimento quasi che il suo essere
Dio dipendesse dall’assenso di altri. A ben vedere però i Giudei non lo accusano
qui di dirsi di Dio, ma di comportarsi come Dio. Tuttavia la loro strategia è
quella di far si che Gesù si dichiari Dio. Davanti al sinedrio infatti il sommo
sacerdote si straccia le vesti quando alla domanda: “Sei tu il Cristo, il Figlio
di Dio benedetto?”, egli risponde “Io lo sono”. Ed anche qui il Maestro non
dice: “io sono Dio” , ma solo :”io lo sono”
La
nostra vita e la parola
Signore,
quante volte ci poniamo di fronte agli altri affermando di essere questo o
quello, ma quando lo facciamo sentiamo dentro di noi di essere un po’ falsi.
Aiutaci a capire che il nostro vero essere è nascosto in Te e che tu ce lo
riveli solo dalle testimonianze degli altri.
[34]Rispose
loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete
dei?
Gesù
risponde in radice all’obiezione dei Giudei invidiosi e ricorda loro che nella
Bibbia viene attribuita all’uomo la divinità. L’intenzione di Dio nel momento
della creazione dell’uomo non è quella di farne uno schiavo, ma un essere a sua
immagine e somiglianza. L’uomo dopo la caduta non vede questa realtà e
preferisce combattere il male del mondo senza prendere atto della sua realtà
divina. Il risultato è che quando poi si trova davanti all’espressione fontale
della divinità, com’ è Gesù, non sa
riconoscerla.
La
nostra vita e la parola
Signore,
rendici sempre più consapevoli della nostra origine perché solo così potremo
vivere alla grande la nostra vita.
[35]
Ora, se essa ha chiamato dei coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio (e la
Scrittura non può essere annullata),
La
Scrittura è parola di Dio e quindi l’uomo
deve averla, assieme all’eucarestia, come la cosa più preziosa che gli è
stata donata. Essa ha un carattere
divino perché rappresenta Dio stesso e quello che Dio vuole dall’uomo.
Ogni virgola, ogni punto ogni segno linguistico è importante perché porta
all’uomo la stessa infinità e complessità di Dio. Non vi è al mondo studio più
grande che si possa fare tra le scienze che eguagli quello fatto sulla parola di
Dio. La parola ci porta nei suoi segreti ed interpella l’uomo personalmente. La
parola cambia la vita dell’uomo; è fuoco, vento, aria, terra, acqua che si
impastano e danno origine a nuove forme di vita. Essa è stata pronunciata da Dio
e rimane per l’eternità a dimostrazione della sua infinita bontà e della ferma
volontà di volerci salvi nel suo regno in paradiso.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
senza la tua parola saremmo annebbiati e confusi. Non potremmo muoverci senza
sprofondare nelle sabbie mobili dei nostri interessi privati. Dacci la stessa
apertura della tua parola che è vita vera non solo per il singolo uomo, ma per
tutti.
[36]a
colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi,
perché ho detto: Sono Figlio di Dio?
Il
Padre ha consacrato ed inviato suo Figlio per la redenzione del mondo. Questa è
l’esplicita volontà del Padre dichiarata dal Figlio. Il mondo quindi per stare
di fronte a Dio ha bisogno di redenzione. Così com’è il mondo non è presentabile
ai suoi occhi perché porta avanti valori che contrastano fortemente con la sua
santità. Il fatto stesso di non riconoscere la divinità presente in ciascun uomo
e in Gesù è un chiaro esempio di come l’uomo, e nel caso particolare i Giudei,
invece di espandersi si trinceri dietro steccati che lo chiudono sempre di più.
Il Maestro li accusa di non conoscere le scritture, di non vivere di esse, di
non vivere secondo Dio perché chi è da Dio lo sa riconoscere. E paradossalmente
i Giudei lo accusano di farsi Dio lui stesso mettendosi fuori dal comune
sentire.
La
nostra vita e la parola
Signore,
fa che la tua venuta sia per noi l’occasione di riconciliarci con il Padre per
scoprire sempre di più le meraviglie presenti nell’uomo che tu hai creato a tua
immagine.
[37]
Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi;
Tutto
è legato alle opere, e la certezza che sono state fatte in Dio la danno le
stesse opere e non la persona o le parole di chi le ha fatte. Sono le opere che
portano impressero a fuoco il nome di chi le ha operate. Per l’uomo deve essere
così, diversamente egli potrebbe rimanere fascinato dalle doti, dalle promesse o
anche dai miracoli ma con grave pericolo di perdere la sua libertà per averla
giocata sull’altare dell’impressione immediata. Le opere invece sono consegnate
al tempo che a poco a poco ne svolge il programma e ne visita tutti i luoghi più
nascosti facendone venire a galla tutta la verità. Le opere del Cristo avevano
la sua impronta, che era quella del Padre, e quindi erano cariche di bene e di
verità. L’appello di Gesù ai suoi interlocutori era un’appello alla loro
intelligenza, a non farsi convincere solo dal fascino che emanava dalla sua
persona, ma da quella capacità insita in ciascun uomo di saper valutare nella
realtà la presenza del bene o del male.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
tu hai scelto di offrirci costantemente le tue opere perché noi possiamo
trovarvi dentro i segni che ci portino alla pienezza del tuo amore infinito.
Aiutaci a mantenere sveglia la nostra mente per cogliere, anche durante la
notte, le luci che ci indicano la strada del tuo regno.
[38]ma
se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere,
perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel
Padre».
Gesù
insiste nell’indicare le opere come
sicuri indicatori dell’amore del Padre verso gli uomini. E’ proprio vero
quindi che ogni cosa che esiste porta il segno di chi l’ha fatta nel bene come
nel male. L’esistente conta, ma conta anche saperlo leggere perché è certo che
dentro ha tutti gli indizi e gli appigli che possono portare alla luce il suo
senso profondo. E le opere del Maestro non hanno altro scopo che dimostrare
l’unione effettiva con il Padre e cioè dimostrare che la carne umana ha
l’effettivo potere di ricevere in sé stessa la divinità. E’ questo il messaggio
di Gesù: voler dimostrare che quella divinità che loro misconoscevano in se
stessi era talmente presente nel tessuto della loro trama umana da poter vibrare
assieme alla divinità del Padre.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
grazie per questa insistenza che ci porta nel profondo di noi stessi a scoprire
di che pasta siamo fatti veramente. In questa luce fulgida in cui ci porti fa
che non rimaniamo presi dal sogno di una vita solo beata, ma solo più
determinati a far conoscere anche agli altri il tesoro meraviglioso che abbiamo
scoperto.
[39]Cercavano
allora di prenderlo di nuovo, ma egli sfuggì dalle loro
mani.
La
volontà dell’uomo nulla può su quella divina, solo quando i tempi saranno maturi
sarà Gesù stesso che si consegnerà. Nel Getsemani infatti, quando i Giudei
arrivano con spade e bastoni, Gesù non viene preso, ma si consegna. Ad illuminare il significato vero di quella
scena sono gli stessi Giudei che indietreggiano e cadono per terra. La caduta è
il segno che Gesù ci ha lasciato per mostrarci come pur possedendo poteri divini
non è abbia voluto farne uso e come
abbia scelto invece di consegnarsi liberamente ai suoi carnefici. Nessuna forza
umana o diabolica può qualcosa di fronte ai disegni di Dio e ciò è consolante
per l’uomo perché ora sa che è volontà di Dio volerlo salvare. Nessuno quindi
può opporsi a questa sua volontà di divinizzarci e se difficoltà vi sono queste
non arrivano da lui, ma da noi.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
tu sei il nostro paladino e il nostro eroe. I nostri occhi vogliamo puntarli
sempre su di te, perché tu sei la fonte pura da cui possiamo trarre ispirazione
per ogni nostra parola ed azione.
[40]
Ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava,
e qui si fermò.
Gesù
si sposta nei luoghi del Battista quasi ad indicare che dove non vi è pentimento
dei propri peccati non possono che regnare sentimenti di morte. Ritorna quindi
per trovare consolazione presso quelli che lo avevano conosciuto e che lo
avevano visto ricevere il battesimo di penitenza da Giovanni. Gesù però non
cerca un conforto legato solo alla sfera affettiva, ma al sapere che lì c’era gente convertita
e che quindi era disposta ad ascoltare le sue parole.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
vogliamo essere noi il tuo porto che ti consola dalle amarezze del mondo.
Aiutaci ad essere svegli e vicini al tuo cuore per percepire sempre i tuoi
segnali di amore.
[41]
Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto
quello che Giovanni ha detto di costui era vero».
Qui
troviamo da parte dei ‘molti che andavano da lui’ una valutazione importante
sull’operato e sulla persona di Gesù. Questi avevano ascoltato ciò che Giovanni
aveva detto di Gesù e l’avevano conservato nel cuore. Ora confrontano ciò che
vedono con quelle parole e danno testimonianza che Giovanni nonostante non
avesse fatto segni, tuttavia su Gesù era stato grande profeta. Ciò è importante
per il Maestro che trova così consolazione presso la gente di buona volontà,
gente semplice, lontana dagli interessi di potere dei capi dei Giudei, ma
soprattutto gente che già dal tempo di Giovanni aveva intrapreso un cammino di
conversione.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
ogni volta che noi riconosciamo la nostra piccolezza e ci affidiamo a te ecco
che tu trovi un luogo di consolazione
nei nostri cuori e noi la vera pace.
[42]
E in quel luogo molti credettero in lui.
In
qualsiasi luogo ci si può convertire a Dio, perché tutto a ben vedere parla di
lui, ma vi sono dei luoghi privilegiati che accelerano il processo di
conversione. Sono luoghi che attirano il nostro cuore di uomini predisponendolo
ad una maggiore attenzione ed una maggiore accoglienza della Parola di Dio.
Questi luoghi sono così fortemente visitati dagli spiriti, dagli Angeli alle
Persone divine, che ne ricevono l’imprinting, ma è anche vero che solo un cuore
predisposto ad accogliere il mondo spirituale può rilevarne la santità e
coglierne i benefici. Chi va a visitare questi luoghi inizia già a goderli al
pensiero di andarci e ciò crea le condizioni perché in quei luoghi il mondo
umano e quello divino possano avvicinarsi ulteriormente. Ecco perché “in quel
luogo molti credettero in lui”.
La
nostra vita e la Parola
Signore,
ti ringraziamo perché hai estremo riguardo alla composizione materiale del
nostro essere. I luoghi che hai scelto per incoraggiarci alla conversione sono
santi e degni di ogni venerazione. Essi ci aiutano in questa vita come fari
luminosi che ci indicano la via. Aiutaci allora a coglierne il vero senso di
pace e di continua manifestazione della tua alleanza verso di
noi.