CAPITOLO 4
Il colloquio
con la samaritana.
1 Quando il Signore venne a sapere che i
farisei avevan sentito dire: Gesù fa più discepoli e battezza più di Giovanni
Gesù è sempre attento a ciò che gli succede
attorno e quindi segue gli umori e le attenzioni di tutti quelli che si
interessavano a lui. Ora gli viene riferito che i farisei cominciano ad
avvertire più la sua presenza che quella di Giovanni. Ciò per noi significa che
la persona di Gesù comincia ad avere uno spessore pubblico non più circoscritto
a quelli che lo conoscevano. Il potere si preoccupa quando si trova davanti a
gruppi che non riesce a controllare e quindi è di estrema importanza per esso
poter conoscere le valenze sia quantitative che qualitative di ciò che nasce e
cresce sul territorio. Così avvenne quando Erode e tutta Gerusalemme furono
presi da grande preoccupazione per la nascita di Gesù nello spazio e nel tempo.
La sorte di tutti i giusti è quella di diventare bersaglio di chi ha paura che
le sue trame oscure vengano svelate dalla luce.
La nostra vita e la Parola
E noi, noi, Signore, sappiamo di qualcosa
come il tuo Giovanni, oppure somigliamo al sale disperso sulla terra che non sa
di niente? Signore, per diventare saporiti non abbiamo che seguirti sapendo che
non ti aspetti da noi estremi sforzi di intelligenza, ma una disponibilità
vera. Come i servi guardano alla mano dei loro padroni, così fa che possiamo
guardare la tua per andare dove tu ci indichi.
2 sebbene non fosse Gesù in persona che
battezzava, ma i suoi discepoli
Immaginiamo per un momento questi
discepoli, subito dopo l’inizio della vita pubblica di Gesù, investiti è vero
di un incarico, ma incapaci di capire fino in fondo cosa stavano facendo, ed
allora potremo capire come il Signore si comporta con chi lo segue. Egli chiama
gli uomini a cose grandi e non aspetta che maturino una comprensione completa
di ciò che mette loro in mano. Dal conferimento di questo incarico pubblico
possiamo intuire come la fiducia che i discepoli avevano nel Maestro era
totale. Avere accettato infatti di essere trasformati da pescatori in uomini
che si prestano anche a gesti diversi da quelli del manovrare la barca o le
reti indica proprio una vera sequela disposta ad essere ed apparire in un modo
diverso da come erano conosciuti dalla gente. I discepoli che battezzano è il
segno che la loro vita quotidiana nelle mani del Maestro comincia a cambiare.
‘E il primo compito di un certo rilievo di cui ci parla il vangelo e il
significato per i discepoli è quello di aprirsi alla constatazione che la
missione di Gesù aveva un ampio respiro e che per iniziare un cammino
spirituale occorreva convertirsi (nel senso del battesimo di Giovanni) e cioè
lasciare le abitudini negative per accogliere la buona novella.
La nostra vita e la Parola
Meno male, Signore, che non guardi troppo
dentro la nostra zucca e ti affidi solo ai movimenti del nostro cuore. Tu sai
che un giorno capiremo e per questo ci metti in mano i tuoi tesori. Tu ci provi
sempre con noi e la tua generosità non ha confini. Sappiamo che la vita è nelle
nostre mani e che possiamo perderla facilmente, per questo ti chiediamo di
aiutarci nei momenti in cui è importante non essere addormentati o chiusi nella
fortezza del nostro io. solo se siamo svegli e disponibili potremo accettare
gli incarichi sempre più interessanti che tu ci proponi.
3 lasciò la Giudea e si diresse di nuovo
verso la Galilea
Il Signore non ha bisogno di competere con
nessuno, anzi fugge qualsiasi situazione in cui altri cercano di chiamarlo ad
un confronto improduttivo. Le manovre del potere coinvolgono sempre le masse,
ma il punto di contatto è il singolo individuo. A questi conviene rimanere sottomesso
alle strutture che lo dominano. Rimanere sottomesso ad un tiranno infatti può
essere conveniente piuttosto che morire. Il rapporto sinergico tra singolo e
potere si interrompe quando si instaura una nuova distribuzione del potere, ma
anche nella nuova situazione ci sarà sempre una convenienza del singolo e del
potere a mantenere una situazione di fatto. Il potere quindi cercherà, in via
ordinaria, di mantenere il controllo sul singolo per averlo sulle masse. Quando
però le masse si formano, essendo esse per loro natura facilmente influenzabili
e infiammabili, possono determinare, se ben manovrate, nuove distribuzioni del
potere o addirittura le condizioni per una disfatta di se stesse e del potere
di riferimento. Ecco perché i farisei seguono con attenzione quale gradimento
hanno i vari personaggi che si presentano di volta in volta sulla scena. Il
potere fondato sul dono di Gesù non era intenzionato ad entrare in competizione
con il potere fondato sull’avere. Ecco perché si allontana al minimo sentore di
un possibile interessamento del potere, anche se religioso, alla sua persona.
Gesù predica una nuova realtà lontana dalle regole di dominio che regolano i
regni di questo mondo e quindi cerca di smorzare sul nascere ogni possibile
interessamento di chi vuole costringerlo a misurarsi al loro livello. Gesù
lascia il terreno facendo intendere che in quel campo non è più possibile, in
quel momento, seminare altro.
La nostra vita e la Parola
Quante volte, Signore, noi non vogliamo
mollare il campo e ci interstardiamo a misurarci con le potenze di questo mondo
quando basterebbe poco per allontanarsi e rimanere nella pace. C’è infatti
qualcosa dentro di noi che vuole entrare in competizione in nome della
giustizia. Tuttavia tu ci insegni che il terreno dello scontro non devono
essere gli altri a determinarlo, ma una nostra valutazione veramente libera da
ogni pressione e determinata solo dal fuoco dell’amore che brucia dentro di
noi.
4 Doveva perciò attraversare la Samaria.
La Samaria è una regione che si trova tra
la Giudea a ovest e la Galilea ad est. Già Gesù l’aveva attraversata la prima
volta quando era salito a Gerusalemme ora doveva di nuovo transitare per quella
regione. Da tutto il vangelo sappiamo che Gesù si sente inviato alla ricerca
delle pecore perdute della casa di Israele e quindi quel suo passaggio per la
Samaria era per lui solo un viaggio di trasferimento. Un viaggio dove Gesù
avrebbe fatto silenzio non avendo una parola da indirizzare alle popolazioni
che abitavano quel territorio. Ed invece assisteremo ad un incontro dei più
belli che ci vengono raccontati nei vangeli. Ciò ci fa riflettere sullo statuto
del dovere. Il dovere ci indica la strada, è come un faro nel nostro cammino,
ma esso rischia di trasformarsi in una gelida luce d’inverno se non viene
riscaldata dall’accettazione di ciò che la vita ci offre come possibilità lungo
il cammino. Tra il tirar dritto perché si deve realizzare qualcosa e
l’attardarsi ad ogni pié sospinto può inserirsi una misura diversa aperta a
cogliere una vera occasione. Guai se dovessimo sempre tirare la carretta in una
direzione, ma guai pure se dovessimo continuamente fermarci perché tirati in
ballo da ogni spiffero di vento. La nostra vera libertà si esercita all’interno
della comprensione di un nostro compito più vasto che ci permette di essere
fermi, ma nello stesso tempo duttili come ci ha insegnato il Maestro.
La nostra vita e la Parola
Non è facile mantenere nella vita di tutti
i giorni uno stato d’animo che ci permetta una via regale tra quello che crediamo
dover fare e quello che invece la vita, alle volte in modo dispersivo altre
volte in modo preciso, ci chiede di fare. Signore facci capire che, se la
musica pensiamo di suonarla senza di te, non riusciremo mai ad uscire in modo
brillante dall’enigma della vita.
5 Giunse pertanto ad una città della
Samaria chiamata Sicàr, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe
suo figlio:
Giacobbe e Giuseppe troneggiano in questo
versetto che si apre alla contemplazione della loro storia. Il figlio Giuseppe,
maltrattato dai fratelli, diventa nelle mani di Dio strumento per la
realizzazione del suo piano di salvezza. Giacobbe dice di Giuseppe:
(Genesi 22-26)
Germoglio di ceppo fecondo è Giuseppe;
germoglio di ceppo fecondo presso una
fonte,
i cui rami si stendono sul muro.
[23]Lo hanno esasperato e colpito,
lo hanno perseguitato i tiratori di frecce.
[24]Ma è rimasto intatto il suo arco
e le sue braccia si muovon veloci
per le mani del Potente di Giacobbe,
per il nome del Pastore, Pietra d'Israele.
[25]Per il Dio di tuo padre - egli ti
aiuti!
e per il Dio onnipotente - egli ti
benedica!
Con benedizioni del cielo dall'alto,
benedizioni dell'abisso nel profondo,
benedizioni delle mammelle e del grembo.
[26]Le benedizioni di tuo padre sono
superiori
alle benedizioni dei monti antichi,
alle attrattive dei colli eterni."
Vengano sul capo di Giuseppe
e sulla testa del principe tra i suoi
fratelli!
Queste benedizioni richiamate in questo
momento dalla memoria biblica sembrano essere ritagliate su Gesù ed è
quest’uomo, così pieno di benedizioni e così speciale, che fra poco incontrerà
la Samaritana.
La nostra vita e la Parola
Signore, ad ognuno di noi piacerebbe essere
benedetto così, ma io so con certezza che tu fin dall’inizio del mondo ci hai
benedetto e adesso ti dai da fare e solo aspetti che le nostre orecchie
possano, finalmente libere, ascoltare le tue benedizioni.
6 Qui c’era il pozzo
di Giacobbe. Gesù dunque stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso
mezzogiorno.
Un pozzo è un luogo di vita. Giacobbe viene
ricordato come chi ha scavato e trovato l’acqua. Gesù si mette all’interno di
questa metafora dello scavare e del trovare e nel racconto dell’evangelista
comincia a viverla. Per la prima volta lo cogliamo in tutta la sua umanità,
uomo come noi, uomo che si stanca e cerca rifugio presso la frescura di un
pozzo. Quando noi siamo affaticati cominciamo a lamentarci e a chiudere ogni
apertura verso gli altri. Molte volte è proprio la stanchezza che ci fa irrigidire
e diventiamo immotivatamente reattivi. Molte ire hanno origine dalla
stanchezza. Infatti quando siamo stanchi vorremmo fermarci a riposare e se
qualcuno ci fa presente che dovremmo fare qualcosa ecco che ci sentiamo
attaccati nel nostro diritto di fare ciò che ci pare e piace. Percepiamo
violentemente che solo noi possiamo disporre di noi stessi e non gli altri.
Inoltre ci arrabbiamo perché il nostro prossimo non vuole entrare in una vera
relazione con noi constatando che siamo stanchi e che non possiamo dare quello
che avremmo dovuto dare. Ci offendiamo perché ci viene chiesta una prestazione
senza tener conto di come siamo in quel momento. Siamo dispiaciuti
tremendamente del poco tatto di chi ci conosce o addirittura ci è amico.
Insomma vorremmo, in simili circostanze, un trattamento di favore e dal momento
che non viene e si pretende da noi qualcosa ecco che troviamo mille scuse per
sottrarci a ciò che la vita comunque ci sta chiedendo. Ci rifiutiamo di
servire, perché vorremmo che l’altro entrasse in relazione con il nostro
bisogno di essere lasciati in pace. Nel nostro immaginario vitale non ci siamo
riservati delle forze supplementari per occasioni in cui siamo senza forze.
Gesù invece, come vedremo, non si tira indietro dall’entrare in rapporto
profondo con la samaritana proprio nel momento in cui era stanco e c’era un
caldo tremendo che certo non invitava ad aver uno scambio tanto intenso.
La nostra vita e la Parola
Signore credo che il segreto del non
stancarsi pur stancandosi sia quello di rimanere in te che sei l’origine di
tutte le forze. Se credo solo in me, Signore, mi stanco subito e non ho energie
sufficienti neppure per me stesso, ma se credo in te troverò sempre
insospettate forze per realizzare ciò che mi chiedi.
7 Arrivò intanto una donna di Samaria ad
attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere".
Cerchiamo di visualizzare la scena. Gesù è
seduto, non è all’impiedi vicino al pozzo, ciò crea una situazione più vivibile
per la donna che si sta avvicinando al pozzo. Gesù è infatti uno sconosciuto,
lei è una donna e in giro non c’è nessuno. Non è una situazione priva pericoli
per la donna di Samaria, ma almeno l’uomo che vedeva era seduto e non in una
posizione da cui mettersi in guardia. Si avvicina così quel tanto da poter
sentire la sua voce. Il Maestro inizia chiedendo aiuto alla samaritana. Questo
approccio di Gesù nei confronti di questa donna, e in generale di Dio con
l’uomo è ciò che l’uomo normalmente non vuole fare con il suo simile o con Dio
stesso: noi non vogliamo mostrarci bisognosi e se ci tocca di esserlo lo
facciamo a denti stretti perché non ci piace ricevere. Dio invece insiste
continuamente perché noi, quando realmente non ce la facciamo con le nostre
forze, chiediamo aiuto al prossimo e a Lui. Questo riconoscimento di essere
piccoli ed insufficienti ci attira le sue grazie. Gesù avrebbe potuto fare un
miracolo e darsi l’acqua di cui aveva bisogno, ma la sua vita era in relazione
con quella dell’uomo: egli non era venuto per mostrarci i suoi poteri. Chiede di
essere dissetato per soddisfare quel desiderio di essere accettato dagli uomini
non per se, ma per l’uomo stesso. Si fece bisognoso davanti alla bisognosa per
togliere il bisogno. Chiede l’acqua, uno degli elementi più importanti presenti
in natura. L’acqua è collegata alla vita, quindi Gesù chiede alla samaritana la
vita. Non sarebbe morto di sete, perché la città era vicina e tra poco
sarebbero arrivati i suoi discepoli, ma il decidere di chiedere l’acqua lo pone
agli occhi della donna in una situazione di inferiorità. Nel paradiso terrestre
è la donna che prende l’iniziativa e propone ad Adamo di prendere il frutto
proibito. Qui invece è un uomo che prende l’iniziativa invitando la donna a
prendere non qualcosa di proibito, ma dell’acqua, e cioè un simbolo di vita.
L’uomo e la donna nei millenni hanno vissuto storie impossibili: la donna è
rimasta dominata dall’uomo, e l’uomo è rimasto incapace di far fruttare il
giardino di delizie della donna. Ora si trovano di nuovo uno di fronte
all’altro, a tentare di riscrivere una nuova storia.
La nostra storia e la Parola
Chiusi a doppia mandata dentro casa nostra
difficilmente riusciamo a percepire le richieste degli altri che continuamente
ci chiedono da bere. Abbiamo un pozzo, ma abbiamo paura che si dissecchi e
quindi siamo avari, insensibili e passiamo la vita a tenerci tutto per noi.
Quel poco che riusciamo a ricavarne è anche marcio. Signore, insegnaci a capire
che non abbiamo bisogno di trattenere, ma di dare perché in te abbiamo trovato
un pozzo senza fondo.
8 I suoi discepoli infatti erano andati in
città a far provvista di cibi.
Il Maestro ama i luoghi fuori dalle città.
E chi oggi più di noi può capire questa predilezione! La città è vero ha
tantissime ricchezze, offre la possibilità di innumerevoli incontri, ma la
città è così presa dal suo frenetico movimento che spesso non riesce a dare
profondità a ciò vive. Al tempo di Gesù forse sarà stato diverso, la città sarà
stata meno caotica, tuttavia rimane che entrare in città è come mettersi in
mostra. Entrare poi con tutti quei discepoli avrebbe fatto subito notizia e il
Signore non andava in cerca di pubblicità. Ci si può chiedere come mai tutti i
discepoli sono andati in città a far provvista di cibo, quando ne sarebbero
bastati solo alcuni e la risposta è che Gesù, sapendo cosa sarebbe avvenuto,
crea di proposito uno scenario adatto per l’incontro con la samaritana.
Gesù utilizza i suoi poteri per favorire l’uomo, non per metterlo in imbarazzo
o per costringerlo ad amarlo.
La nostra vita e la Parola
Tu, Signore, ci parli nel silenzio e
lontano dalla fretta. Forse vivendo vicino alla tua calma potremo accorgerci e
prepararci nel modo migliore alla venuta di nostra sorella morte.
9 Ma la samaritana gli disse:" Come
mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono un donna samaritana?. I
Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i samaritani.
La donna è sospettosa, vede sì l’uomo
stanco ed assetato, ma non si commuove e vuole prima capire qualcosa dell’uomo
che gli sta davanti. Le relazioni tra giudei e samaritani non sono buone,
quindi non c’è motivo di credere che possano cambiare proprio ora. La donna è
convinta che un giudeo non chiederebbe mai da bere a un samaritano perché
credendosi un essere superiore non si abbasserebbe a chiedere qualcosa a chi
ritiene inferiore. Un giudeo che viaggia non si fa cogliere alla sprovvista,
egli porta con sè tutto il necessario. Ed invece questo giudeo solitario si
presenta senza niente e per di più non si vergogna a chiedere un favore. I
conti non tornano alla donna anche perché l’avrà pure visto stanco ed assetato,
ma sicuramente avrà notato in lui qualcosa di particolare che lo differenziava
da un comune giudeo. La richiesta di Gesù alla samaritana supera ogni barriera
legata alla diversità del sesso e al livello sociale e recupera una qualità di
rapporto vietata al modo corrente di rapportarsi tra giudei e samaritani. La
donna infatti mette le mani avanti richiamandosi all’ ostilità presenti tra i
due popoli e non gli dice che non gli darà da bere, ma che prima vuole capire
qual’è la ragione per cui lui supera questi dati di fatto. La risposta della
samaritana, mettendo da parte una interpretazione che la vede sospettosa, può
essere semplicemente interpretata come quella di una donna che è rimasta
favorevolmente colpita dalla richiesta di Gesù e vuole darsi ragione
semplicemente del perché l’uomo che ha di fronte non si comporta come gli altri
giudei. Un’ultima impressione dalla risposta della donna: sembra che lei si
senta separata dal suo popolo non dice infatti ‘con noi samaritani", ma
‘con i samaritani’. Ma è solo un’impressione.
La nostra vita e la Parola
Cogliere la differenza che ci divide dagli
altri è per noi uomini un buon e continuo motivo per allontanarci dai loro
umani bisogni. Fa, Signore, che la loro diversità sia per noi immediata
intuizione della ricchezza che attraverso i fratelli tu ci vuoi donare.
10 Gesù le rispose : Se
tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice:" dammi da
bere" tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva.
Qui Gesù non si nasconde come spesso fa con
chi si accosta a lui con fare interessato o per coglierlo in fallo. Egli dice
alla donna che se lei avesse abitudine con Dio e con il suo dono la percezione
di ciò che gli sta capitando sarebbe sicuramente diversa. E qual’è questo dono
di Dio? Il dono di Dio è la vita di Dio nel cuore dell’uomo. Chi ha questo dono
riesce ad interpretare bene la realtà, riesce a vederla al di là delle
apparenze. Chi è con Dio, interno alla sua vita, ha il dono del discernimento
ed è impossibile che non riconosca un uomo di Dio. La samaritana invece è cieca
e vede solo uno che ha sete e che per di più non è del suo popolo e che forse
potrebbe avere delle cattive intenzioni nei suoi riguardi. Gesù vuole riportare
la donna a quello sguardo iniziale quando come Eva poteva guardare il suo
compagno Adamo e nello stesso tempo il suo Creatore che lo aveva creato con un
atto di amore infinito. E per aprirle uno spiraglio di luce crea un momento di
confusione nella sua mente, sostenendo di poter fornire addirittura lui
dell’acqua. Non è un’acqua qualsiasi quella che offre Gesù, non è depositata
nel fondo di un pozzo, ma un’acqua piena di vita come quella che ciascuno di
noi forse ha sperimentato quando l’ha vista scendere saltellante dalla
montagna. Se uno ha il coraggio di farsi il bagno in quell’acqua si accorge,
subito dopo, come quell’acqua all’inizio freddissima diventa una benedizione
della carne, uno stimolo di vita che penetra in ogni poro della pelle. Forse
Gesù aveva presente questa sensazione elettrizzante quando accenna all’acqua
viva ed è probabile che sia così perché egli amava i luoghi d’acqua per via del
battesimo da Battista e quello dato dai suoi discepoli. Ma l’acqua viva che
Gesù offre non è un’acqua che si possa attingere dal pozzo o che disseta il
corpo, quanto un qualcosa di spirituale che va a colmare l’eterno bisogno
dell’uomo di completezza e di essere finalmente a proprio agio in tutte le sue
relazioni: con la natura, con il prossimo e con Dio. L’uomo da solo non può
immaginare la vita che il Maestro può offrire se lui non gliela dà ed allora ci
si può chiedere come mai la offra alla samaritana e non agli altri? Forse lo
capiremo più avanti. Adesso dobbiamo prendere atto che Gesù offre un qualcosa
di speciale che, se noi non ne avessimo perso memoria, sapremmo subito
riconoscere. Siamo quindi, noi uomini, in una situazione molto precaria nella
quale non sappiamo neppure riconoscere ciò che ci potrebbe fare felici. E
questo qualcosa può anche sfiorarci nella vita quotidiana senza che noi ce ne
accorgiamo minimamente tanto siamo presi dall’attingere acqua per i nostri
bisogni quotidiani. Siamo totalmente fuori di testa, ecco perché poi
rispondiamo come risponderà la samaritana. Condizione essenziale per ricevere
il dono di Dio è che noi glielo chiediamo. Il desiderio di Dio di salvarci non
basta. Noi siamo i partner che egli ha scelto come interlocutori, ma lo statuto
dell’interlocutore è tale solo se egli è libero di esserlo e quindi vuole
esserlo. Ecco perché Gesù dice: "Se tu conoscessi...", e cioè
inizia con lei un cammino di avvicinamento per farle conoscere il dono che
vuole farle. Vuole metterla nella condizione di poter scegliere.
La nostra vita e la Parola
Quante occasioni perdute! Buona parte della
nostra della nostra vita può essere letta come un rifiuto di voler crescere e
una azione costante per mantenere appositamente lontano il concime della
grazia. Per fortuna che il Signore ci sorprende con le sue domande dirette, per
fortuna che ci mette in confusione. Nello sconvolgerci nei nostri rigidi schemi
mondani egli gioca con noi fino a quando seguendolo lungo il filo dei nostri
contorcimenti mentali, non arriviamo, finalmente davanti a Lui per dirgli con
Agostino: ‘Tardi ti ho amato Signore, tardi ti ho amato".
11 Gli disse la donna tu : "Tu non hai
un mezzo per attingere e il pozzo è profondo, da dove hai dunque quest’acqua
viva?".
Succede sempre così quando non vogliamo
capire una parola che ci può liberare, resistiamo e ci inventiamo delle
risposte razionali al cento per cento. Inoltre proiettiamo sempre agli altri,
se siamo generosi, la misura della comprensione della vita che noi stessi
abbiamo raggiunto. Se noi infatti con tutta la nostra vita, la nostra
esperienza non siamo riusciti a raggiungere l’acqua viva, come è possibile che
possa riuscirci un altro, umano come noi? Accettare da un nostro simile
qualcosa che veramente può ribaltare l’esistenza non è facile. La prudenza ci
dice di diffidare o almeno mettere alla prova l’altro e la samaritana non è da
meno. E’ però incuriosita dall’affermazione di Gesù e gli chiede da dove vuole
prendere quest’acqua e senza accorgersene sposta il discorso dal piano della
realtà ad un altro dove si inserirà la parola di vita del Maestro.Ritornando ad
un discorso più interumano questa affermazione esemplifica molto bene certi
nostri atteggiamenti in cui neghiamo profondità alla vita. Noi ci immaginiamo
di avere acquisito una saggezza che difficilmente crediamo essere posseduta
dalla maggior parte degli esseri umani. Noi sì che sappiamo quanto è profondo
il pozzo e quanta è grande la fatica per tirare su l’acqua e non accettiamo che
il primo venuto ci possa dare una lezione a cuor leggero. Aprendosi e
chiedendogli arditamente da dove pensava di attingere quest’acqua viva la
samaritana qui ci insegna a superare la tentazione dei pensieri che volevano
vederla solo diffidente. Un uomo forse avrebbe chiuso il discorso, la donna
samaritana, no. Sarà forse stato il fascino dell’uomo Gesù a trattenerla? E’
possibile.
La nostra vita e la parola
Siamo abissi di senso, Signore, ma come è
difficile riconoscere agli altri la stessa nostra profondità. Vorremmo farlo,
ma ci percepiamo così diversi, che se anche tentiamo di stabilire dei ponti con
gli altri, ci tocca spesso o litigare od arrivare ad una impossibilità di
comunicare che ci fa davvero male. Tu che sei il perfetto comunicatore facci
capire che gli abissi si colmano solo con il tuo aiuto e non perché noi
pensiamo di essere bravi. ‘E il tuo Santo Spirito che può operare questa
meraviglia, operala Spirito Santo e ridacci lo stupore e la gioia di vedere
negli altri una risonanza della tua infinita profondità.
12 Sei tu forse più grande del nostro padre
Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo
gregge?
La memoria di quelli che ci hanno
preceduti, quando ha lasciato un segno, risplenderà sempre. Questo è stato vero
per la samaritana e lo è per noi che così ci sentiamo obbligati, grazie al
vangelo, ad interessarci alla figura di Gacobbe. Giacobbe lotta con Dio, lo
guarda in faccia e non muore; si è guadagnato la sua fortuna servendo; è furbo
e sa districarsela nelle situazioni più difficili; riceve da Dio una promessa
esaltante: "[13]Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di
Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua
discendenza. [14]La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti
estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno
benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra.[15]Ecco
io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in
questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho
detto"(Genesi cap.28). La sua figura è davvero grande e la samaritana,
sentendo che Gesù doveva certamente essere molto di più di quello che appariva,
chiede se per caso lui non si sentisse più grande addirittura del loro padre
Giacobbe. Nella domanda si condensano aspetti contrastanti: da una parte
incredulità ed ironia, dall’altra una incertezza nel giudizio perché non riusce
ad omologarlo ad un uomo comune. Tuttavia il fatto che la donna si dilunghi
nell’enumerazione di quanti avevano beneficato del pozzo sta ad indicare che
nella sua mente c’era presente un sincero sforzo per far capire al suo
interlocutore che l’impresa di aprire un’altro pozzo sarebbe stata molto ardua.
Solo un uomo veramente grande e potente avrebbe potuto far ciò, ma l’uomo che
aveva di fronte non corrispondeva a questi canoni.
La nostra vita e la Parola
In ogni momento nella giornata noi siamo
increduli quando non ci affidiamo, Signore, alle tue parole di vita e vogliamo
fare di testa nostra. Tu sei più grande di tutti i nostri padri, di tutti i
potenti della terra e di tutti i saggi di questo mondo. Saperlo, Signore, non
basta. Se fossi così audace e forte per dirti: "Lotta con me come hai
fatto con il tuo servo Giacobbe", te lo direi per avere sul mio corpo un
segno del tuo passaggio, ma tu conosci la mia debolezza ed allora infondimi il
tuo Spirito per credere che ogni momento di questa mia vita è nelle tue mani .
13 E Gesù le rispose:" Chiunque beve
di quest’acqua avrà di nuovo sete.
L’acqua è legata fortemente ad ogni vita
presente sulla terra. Senza acqua niente può nascere e senza acqua anche l’uomo
non ha possibilità di vita. Ma anche bevendo l’uomo non ha risolto il suo
problema perché la vita che gli viene dall’assunzione del cibo o dell’acqua è
come se gli venisse data a tempo: esaurito il carburante deve di nuovo
provvedere al suo mantenimento mangiando o bevendo. Questa situazione
esistenziale ricorda all’uomo come egli non è padrone della sua vita, ma deve
riceverla continuamente dall’esterno. A questa situazione di carenza si
riferisce Gesù parlando con la samaritana. Le sue parole, limitatissime nel
numero ed assolutamente non complicate, operano uno spostamento di senso così
radicale da lasciare la donna completamente di stucco. Quell’uomo davanti a lei
le stava proponendo qualcosa di assurdo: l’acqua che le offriva avrebbe estinto
per sempre la sua sete. Un dono gratuito del tutto slegato da qualsiasi
comprensibile scambio. Infatti lei credeva di non avere niente di illimitato da
offrire, mentre Gesù offrendogli qualcosa di incondizionato cercava di portarla
a capire che anche lei aveva qualcosa di immensamente grande da offrire. Nella
logica ristretta della donna però ciò al momento era del tutto fuori della sua
portata.
La nostra vita e la Parola
Siamo ossessivamente ripetenti di modi di
vivere perdenti, ma ostinatamente non demordiamo nonostante gli schiaffoni che
la vita ci dà. Le tue carezze, Signore, fa che sappiamo accettarle senza
diffidenza, ma con una grande apertura di cuore. Tu non ci prendi in giro e ci
vuoi dare il massimo, anche noi vorremmo essere alla tua altezza, aiutaci.
14 ma chi beve dell’acqua che io gli darò,
non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente
di acqua che zampilla per la vita eterna.
Gesù capisce che non può insistere
nell’offrire il suo dono, per questo la sua frase pur rivolgendosi alla donna
se ne distacca. I destinatari sono tutti quelli che accettano di ricevere il
suo dono. Gesù promette di estinguere la sete di quelli che bevono la sua acqua
e cioè di estinguere quel desiderio dell’uomo che lo fa continuamente
insoddisfatto ed inquieto. Ancora la donna non riesce a capacitarsi ed assiste
a quest’offerta senza sapere che cosa pensare. Potrebbero essere le parole di
un imbonitore, di un furbo che sta cercando di sedurre una donna qualsiasi
incontrata per caso. L’affascinante figura del Cristo mentre si scambiano
parole sta agendo su di lei, e si sarà detta: "la vita è piena di
stranezze e di sorprese, ecco un uomo perfettamente convinto di quello che
dice, ma che vuole da me? proprio da una come me?". E Gesù continua
affermando che addirittura quest’acqua si trasformerà in una sorgente interna
all’uomo stesso e i suoi zampilli congiungeranno il cielo e la terra donando
all’uomo la vita eterna. Ce n’è da far perdere la testa a chiunque. Ma la vita
si sa è dura e nessuno dà niente per niente. Mentre Gesù parlava la samaritana
si sarà chiesta qual’era il prezzo che doveva pagare per avere quest’acqua. La
frase di Gesù però si chiude senza alcuna richiesta e lei rimane lì ferma a
cercare di capire mentre il sole continua a picchiare e sente che questa volta
non se la può cavare come altre volte aveva fatto con altri uomini. Pensa però
che questo giudeo non può promettere ad una donna una cosa simile e poi non
mantenere la promessa. Fidarsi? Forse, ma perché? Gesù promette inoltre di
creare una sorgente di acqua zampillante in chiunque accetta il suo dono. Avere
allora una sorgente al proprio interno cambia completamente la prospettiva
della propria vita e di quella degli altri. Di quella propria perché con il
tempo chi ha ricevuto il dono scoprirà che lungo la colonna vertebrale si può
formare una corrente di vita aperta all’Infinito, di quella degli altri perché
le energie che si riceveranno saranno messe a disposizione perché tutti possano
mettersi nella condizione di ricevere il dono.
La nostra vita e la Parola
Signore, noi non siamo stati al pozzo, non
abbiamo avuto con te un incontro ravvicinato del terzo tipo, tu sei arrivato a
noi attraverso uno stuolo infinito di tuoi testimoni che ti hanno preparato il
terreno. Ma poi sei venuto. Voglio testimoniarti che quelle tue parole dette
due millenni fa in un mezzogiorno di fuoco sono vere e che mentre le dicevi in
quel ‘chi’ avevi visto anche me.
15 "Signore, gli disse la donna, dammi
di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad
attingere acqua".
Normalmente tra gli uomini può succedere
che uno si metta a sbadigliare se gli si comunica delle realtà spirituali da
cui lui è molto lontano. La samaritana non sbadiglia, ma interpreta molto
grossolanamente quello che il Signore le aveva detto. Lei voleva il dono senza
capire il significato del dono stesso e si comporta come una bambina che vuole
subito la bambola che le è stata promessa. Dio ci offre se stesso, ma noi non
siamo pronti per riceverlo. La Samaritana proprio perché non vuole capire
qual’è la posta in gioco si rifiuta di guardarsi dentro e spensieratamente
limita il dono di Dio. Mentre Gesù le offre qualcosa di veramente infinito, lei
con la sua interpretazione riconduce il tutto di nuovo ai limiti di questo
mondo. Avere infatti sempre a disposizione l’acqua sembra sì qualcosa di
illimitato, ma nell’ordine delle cose esistenti serve solo a colmare la sete
del corpo e non quella del cuore. Molto abilmente la donna riconduce l’offerta
di Gesù a qualcosa di comprensibile per lei e nello stesso tempo cerca di
capire con l’ingenuità della sua risposta dove il Maestro effettivamente voleva
andare a parare. Nella sua risposta non si preoccupa più delle modalità
attraverso cui il Signore le darà l’acqua, ma entra, se pur in maniera
interessata, nel mondo assoluto di Gesù. L’importante è avere l’acqua che
disseta per sempre, il modo con cui averla è per adesso secondario.
La nostra vita e la Parola
Quante volte, Signore, faccio finta di non
capire e mi creo degli schermi per non essere troppo vicino al tuo amore
esigente ed infuocato! E poi successivamente mi lamento che non ti sento, che
sei lontano, che la vita è veramente dura senza di te. Sono veramente un
teatrino dove succede tutto e l’incontrario di tutto. Riportami nella vita vera
dove tu continuamente mi offri la tua acqua che disseta in eterno.
16 "Le disse: " va a chiamare tuo
marito e ritorna qui."
Gesù comincia a farle prendere coscienza
che una cosa sono le sue illusioni ed un’altra la vera realtà della sua vita.
Egli non ha intenzione di sedurre la donna promettendogli qualcosa che poi si
ritorce contro di lei. Non vuole farne una schiava, né legarla a sè attraverso
la promessa di doni sempre più grandi. Dio ci chiama a ricevere la sua intimità
e il suo dono, ma rivelando se stesso vuole che anche l’altro si riveli. E per
far questo si avvicina con delicatezza all’uomo. Non gli offre cose marginali o
superflue, ma si innesta sui suoi bisogni fondamentali e gli dà la possibilità
di scoprire che il suo dono è il vero soddisfacimento dei suoi desideri. Gesù
va a toccare il suo punto debole, la sua passione fondamentale. Ora si comincia
a capire che tutto quello che sta succedendo non è un incontro qualsiasi tra
umani, ma qualcosa di più. Gesù non la trattiene a sè, ma la rimanda perché
torni con suo marito. La mente della samaritana, abbandonatasi per un momento
al sogno di avere a buon mercato qualcosa di meraviglioso, a quel punto deve
avere avuto una scossa. Avrà capito che la vicenda cominciava a farsi
estremamente seria. E poi perché le chiedeva di suo marito? Che ne sapeva lui
se aveva un marito? O forse lei, da sola, non era all’altezza di ricevere
quanto lo sconosciuto prometteva? Il dono di Dio non può essere ricevuto
dall’uomo maschio o dall’uomo femmina, non è qualcosa che possa essere pensato
e vissuto solo in beneficio di uno dei sessi. Non può essere preso per il
soddisfacimento dell’uno o dell’altro, non è paragonabile a quanto si vive nel
rapporto sessuale in cui l’appagamento dei due rimane diseguale, ma è qualcosa
che integra profondamente l’uomo e la donna perché li fa partecipare al divino
facendoli uscire dalle comuni umane misure. Gesù chiamando il marito, chiama in
causa in assoluto la coppia umana e il loro rapporto. Il Maestro desidera
portare alla luce come la donna ama l’uomo e l’uomo la donna perché è quel
rapporto che vuole sanare come condizione per poter ricevere il dono di Dio.
La nostra vita e la Parola
Mi metto davanti a te, Signore, in attesa
che tu mi fai le tue domande. Mi faccio piccolo e mi sento un poco di buono
perché so che il rapporto con l’altra potrebbe crescere molto e se non cresce è
per quella valutazione del mio io che in molte situazioni mi dice:"ma devi
pur vivere, no?". E gli anni passano e le situazioni si ripetono quando
basterebbe poco per andare oltre, per aprire nuovi spiragli, per respirare
nuova aria e nuovo futuro. Signore, trattienimi a colloquiare con te finché
capisca veramente!
17 Rispose la donna: "Non ho
marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene: Non ho marito":
I modi soprasegmentali con cui la
samaritana ha risposto non ci sono riferiti quindi dobbiamo immaginarceli.
Nella risposta poteva esservi rimpianto nel non aver marito oppure orgoglio
come se dicesse a Gesù che nessun uomo poteva vantare su di lei il dominio di
possederla. L’interesse di Gesù nel voler conoscere qualcosa della sua vita
personale avrà fatto pensare alla donna che l’uomo che gli stava di fronte
cominciava ad avere un interesse proprio per lei. Ed allora rispondere:
"Non ho marito", era come dire a Gesù che se voleva poteva essere
disponibile per lui. Dichiarare la propria identità o la propria vita intima
non è un qualcosa che si confida al primo venuto e quindi la sua affermazione è
nello stesso tempo un offerta. Se scaviamo ancora in questa risposta troviamo
che la donna confessa di non essere riuscita nella sua vita ad instaurare un
rapporto vero con un uomo. O forse aveva tentato, ma tutto si era svolto a
livello così umano che i motivi per cui si era messa con un uomo non avevano
retto all’usura della vita o ai reciproci egoismi. E quindi dire:"Non ho
marito" significava non solo dichiarare che per lei l’istituto del
matrimonio non era mai esistito, ma che la sua vita per quanto concerneva
l’amore era rimasta lontana da qualsiasi integrazione con i valori superiori.
In questa risposta comincia a profilarsi più chiaramente la posizione
esistenziale della donna samaritana.
La nostra vita e la Parola
Signore, dalla vita ci vengono poste della
domande continuamente e finché non avremo dato la giusta risposta saremo sempre
insoddisfatti e alla ricerca continua di una pace che non può arrivare.
Insegnaci ad essere veri e a non avere tante risposte a seconda della nostra
convenienza. Soltanto se guardiamo te possiamo superarci e imbroccare la strada
maestra della vita.
18 infatti hai avuto cinque mariti e quello
che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero".
Gesù insiste sulla verità detta dalla donna.
Infatti tutte le esperienze che si fanno hanno per qualche verso per la persona
che le vive un aspetto di verità. Passare da un uomo all’altro ( o viceversa da
una donna all’altra) fa parte dell’orizzonte umano, di quel nascere e morire
delle cose che ci fa apparire naturale che ciò avvenga. Sono tante le stagioni
del nostro crescere che è impensabile avere un partner buono per tutto l’arco
della nostra vita. I ritmi delle due persone sono diversi, i sogni sono
diversi: come si fa, finito il tempo dell’innamoramento, a stare forzatamente
assieme? Si potrà farlo per un periodo limitato, ma poi le forze disgregatrici
cominceranno ad agire e ci sarà bisogno di energie nuove. Si segue in fondo
l’istinto della vita fino all’ultimo. Gesù però sembra dare l’impressione,
dicendole di aver detto il vero, di valorizzare, in questo suo passare da un
uomo all’altro, la sua ricerca di una vita migliore. Nell’enumerare poi i
mariti avuti è come se le aprisse uno squarcio di luce per farle intendere
l’inanità di questi sforzi volti ad ottenere quello che il suo cuore
ardentemente desiderava. Non è cambiando uomo che si può raggiungere la
pienezza, ma solo accettando che quel surplus di vita ci venga dato solo da
Dio. Allora, pur amando e lottando per una maggiore integrazione con l’altro,
si capirà che l’appagamento nel rapporto non è solo una questione legata alla
sfera umana, ma un qualcosa di strettamente armonizzato con le sfere superiori.
Quindi non c’è da meravigliarsi se l’uomo e la donna cambiano i loro amori, essi
infatti si rapportano l’uno all’altra come se facessero parte di un processo
naturale che ha la sua nascita, crescita e morte. L’amore invece vissuto in Dio
non potrà mai entrare in questo ciclo di deperimento. Per vivere però questo
tipo di amore occorre accettare l’amore di Dio che vuole essere cercato e
scelto perché solo così potrà portare pace nell’irrequietezza del cuore umano.
La samaritana, come molti delle donne e degli uomini di oggi, passando da una
esperienza all’altra, non per capriccio, ma per l’esperienza di una cocente e
continua delusione, aveva nel fianco una profonda ferita che voleva essere
medicata e guarita. Ecco perché invece di chiudere la conversazione continua a
parlare con uno sconosciuto. E’ la sua ferita aperta, il suo cuore sempre alla
ricerca di un amore vero che la trattiene e la renderà alla fine disponibile al
cambiamento.
La nostra vita e la Parola
Mostraci, Signore, come fare per non
ingolfare la nostra mente nelle preoccupazioni dell’amore umano. Imparando da
te l’amore possiamo darlo veramente e non pretenderlo invano dall’altro. I
conti puoi pareggiarli solo Tu, perché noi siamo sempre in difetto. Certo
sapremo prenderci le nostre responsabilità, sapremo fare la nostra parte, ma in
fondo in fondo c’è una parte che non potremo mai fare se tu non stai vicino a
noi per farci fare il salto nella qualità suprema del tuo divino amore.
19 Gli replicò la donna: "Signore vedo
che sei un profeta."
Quando ci viene detto qualcosa che colpisce
la nostra intelligenza sviluppiamo con i nostri interlocutori un rapporto di
tipo mentale, diversamente quando incontriamo uno sconosciuto che ci dice
qualcosa sul nostro modo di essere rimaniamo non solo sorpresi per quello che
ci viene detto, ma ammirati dell’altro che senza conoscerci è riuscito a
decifrare le pieghe più nascoste del nostro cuore. Una tale persona non può
essere un uomo comune. Se però, come nel caso di Gesù, ci viene detto con
chiarezza qualcosa che l’altro non poteva assolutamente desumere dalle nostre
parole, come nel caso della samaritana, allora percepiamo di trovarci di fronte
ad un uomo che ha pure dei poteri di chiaroveggenza. La donna è subito
all’altezza di capire con chi sta parlando e per lei avere subito questa
chiarezza significa poter cominciare ad organizzare il prosieguo del suo
discorso che, come vedremo, si rivelerà essere una abile tecnica difensiva.
La nostra vita e la Parola
Signore, la nostra vita è una continua
ricerca di segni, ma questi si rivelerebbero meglio solo se noi chiedessimo
direttamente a te di aiutarci nei nostri continui problemi. Ed allora di sicuro
la tua grande delicatezza e premura ci darebbe segni comprensibili e
definitivi, compreso l’aiuto dei tuoi santi e dei tuoi profeti.
20 "I nostri padri hanno adorato Dio
sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna
adorare".
Come Gesù aveva tirato in ballo il marito
per riportare la samaritana al centro del suo problema esistenziale, così la
donna si attacca al fatto di aver scoperto un profeta per allontanare
l’attenzione di Gesù dalla sua persona. La donna non capisce il senso di ciò
che le sta succedendo e cerca a braccio di cavarsela alla meno peggio riuscendo
brillantemente a portare dentro nel suo discorso la differenza che li
costituiva e cioè l’essere Gesù un ebreo e lei una samaritana. La tematica che
sottopone al profeta è vecchia non in sè, ma in rapporto a chi la sta ponendo e
cioè a Gesù che aveva, appena prima, contestato il modo come i giudei vivevano
il loro rapporto con il tempio. E si rivela doppiamente vecchia perché è
formulata nello stesso momento in cui Gesù cerca di farle intendere qualcosa di
assolutamente nuovo, e cioè il superamento nella sua persona della diatriba
teologica riguardante il luogo dove adorare Dio. Gesù proprio in quel momento
stava cercando farle conoscere il nuovo tempio di Dio e cioè la sua persona. La
samaritana sembra ignorare tutto questo anche se nel sottotesto trapela una
crescente fiducia della donna verso l’uomo che ha di fronte. Gli sta ponendo è
vero una domanda non di poco conto, ma forse lei non è tanto interessata alla
soluzione del problema posto, quanto al modo come risponderà Gesù. Prima di
aprirsi definitivamente la samaritana vuole metterlo alla prova per vedere come
se la sarebbe cavata su una questione di importanza così vitale per i due
popoli. La donna mette in atto un tipo di resistenza di alto livello in cui
cerca di impegnare Gesù in una questione che sembra di difficile soluzione.
Gesù risponderà alla sua domanda, ma nello stesso tempo la riporterà al qui ed ora
del loro incontro vicino al pozzo, nel sole di mezzogiorno.
La nostra vita e la Parola
Per anni ed anni ho cercato, Signore, di
darti delle risposte e di farti delle domande come la samaritana. Tu ti
avvicinavi ed io mi allontanavo con gli artifizi del mio piccolo ego che creava
nebbie per non vederti. Il gioco è durato a lungo e se adesso sono qui a
colloquiare con te è perché, pur continuando a giocare, alcune cose me le hai
fatto capire nonostante i miei sforzi di tenace diniego. La tua parola snebbi la
mia vista ed io possa sempre più beneficiare della tua forza e della tua
pazienza.
21 Gesù le dice:"Credimi, donna, è
giunto il momento in cui nè su questo monte, nè in Gerusalemme adorerete il
Padre".
Gesù premette alla sua rivelazione un
invito a credere in lui perché egli non vuole presentarsi come chi enuncia
principi filosofici e vuole costringere gli ascoltatori con la forza delle sue
argomentazioni. Il suo intento non è quello di spostare l’attenzione della
donna verso un fantasma concettuale, ma quella di riportarla continuamente alla
sua persona. Comincia allora a farle delle rivelazioni grandiose anche se lei
al momento non riesce a capirne la portata più profonda. Le parole di entrata
nella prima rivelazione che fa alla donna si trova in quel:" è giunto il
momento" in cui Gesù si presenta come colui che sa leggere il disegno di
Dio sulla storia. Ciò che fa la differenza tra il prima e il dopo è proprio
l’arrivo di questo momento che divide la storia in modo radicale e definitivo.
E il momento del mondo è Gesù stesso. La seconda radicale rivelazione è che
l’adorazione del Padre non sarà più legata ad un luogo. Da quel momento non ci
saranno più sacri monti deputati alla preghiera. La risposta è formidabile
perché in un sol colpo toglie all’uomo ogni scusa per farsi la guerra in nome
di Dio. Se Dio non è localizzabile in un luogo preciso allora non può essere
proprietà di alcun popolo e non può essere utilizzato come motivo di divisione.
Inizia da qui quel processo di unificazione dell’umanità che da questo momento
in poi potrà guardare ad un unico Dio non come impoverimento
dell’immagine di Dio stesso, ma come garanzia per gli uomini che l’unico
Dio che pregano è Padre di tutti e che quindi essi sono fratelli. L’ultima
rivelazione riguarda l’uso del ‘voi’ al posto del ‘noi’. Gesù ancora non fa
capire cosa vuol dire questo essersi messo fuori dal noi umano, ma questa
affermazione avrà sicuramente colpito la donna, il cui cuore si sta allargando
a progressione supergeometrica.
La nostra vita e la Parola
Signore, le tue parole liberano l’uomo da
quella preoccupazione di cercare dei luoghi particolari dove la preghiera ti è
più accetta. Posso elevare una preghiera a Te, al Padre e allo Spirito Santo
anche battendo sui tasti di una terrena tastiera di computer ed aver fiducia
che, in modo del tutto misterioso, essa sarà ascoltata ed accolta .
22Voi adorate quel che non conoscete, noi
adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai giudei.
Alla verità si può arrivare da tanti punti
di vista e ciò è particolarmente stimolante per noi uomini. Infatti che noia
sarebbe arrivare tutti a pensare la stessa cosa della verità. Se poi la verità
si prestasse ad essere così uniformemente pensata forse sarebbe una ben piccola
verità quella che ci troveremmo tra le mani. Per mantenere il suo statuto di
vera verità essa non deve essere totalmente frutto della mente dell’uomo. Solo
così l’uomo potrà tendere ed essere attirato dalla verità. Ciò rende giustizia
sia alla verità, perché essa è trascendente, che all’uomo stesso, perché il suo
cuore che si apre all’infinito tende a verità senza limiti. Gesù qui però non
parla di una verità filosofica, ma di salvezza e la lega al popolo di Israele.
Ci si può lamentare, ed in modo molto superficiale, che Dio per comunicare se
stesso abbia scelto una via storica legata ad un popolo particolare, ma se si
leggono i primi passi fatti da Dio con l’uomo allora si capisce come Dio sia
stato costretto a questa via dall’uomo stesso, perché all’inizio non era così.
L’uomo è buono ad accusare ed a farsi più grande di Dio quando pensa di essere
più democratico di lui, ma forse dovrebbe far silenzio ed ascoltarlo. E dunque
la salvezza viene dai giudei, ma non si ferma ai giudei. Se si fermasse a
questo popolo allora Gesù non avrebbe fatto alcun passo avanti riguardo alla
samaritana che già all’inizio della loro conversazione aveva sottolineato che
era divisa da Gesù dall’appartenenza ad un popolo diverso. Gesù invece pur
legando la salvezza ad Israele afferma, anche se in forma implicita, che essa
ha come destinatario l’uomo in quanto tale al di là di qualsiasi differenza di
popolo. Tuttavia siccome Dio è fedele alle sue scelte, fino alla venuta di
Gesù, se si voleva conoscere Dio occorreva far parte del suo popolo eletto.
Gesù in tutto quello che dice e fa offre sempre qualcosa di nuovo, un qualcosa
che contagi tutto l’universo, ma lo fa con una estrema delicatezza,
responsabilità ed una visione storica a tutto tondo.
La nostra vita e la Parola
Signore, quanto è grande il tuo cuore e
come ami i fratelli che ti sei conquistato con la tua vita. Questa tua premura
ci sproni sempre ad essere aperti come te, stimolanti come te e soprattutto
portatori di unità là dove le divisioni trascinerebbero il mondo all’ odio e
alla diffidenza.
23 Ma è giunto il momento ed è questo in
cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre
cerca tali adoratori.
Gesù si esprime su come deve essere il
rapporto tra l’uomo e il Padre. Anzitutto deve essere un rapporto libero e per
questo non condizionato da problemi di spazio e di luoghi. L’uomo con la venuta
del Cristo non ha più bisogno di frapporre tra se e Dio nessun tipo di
mediatore spaziale. Egli, grazie al Cristo, può ritornare al tempo primordiale
quando Dio scendeva a passeggiare con gli uomini nel paradiso terrestre in una
relazione diretta tra lo spirito di Dio e quello dell’uomo. Insomma il grande
tempio di Gerusalemme non è amato da Dio quanto il cuore dell’uomo. Il Padre
cerca l’intimità con i suoi adoratori, perché mettersi nell’atteggiamento di
adorazione (ad os) significa avvicinare la propria bocca a quella di Dio per
riceverne un bacio di vita. Il Padre cerca e sappiamo che chi cerca è
continuamente vigile per trovare ad ogni costo l’oggetto della sua ricerca. Noi
quindi siamo sotto l’attenzione costante degli occhi di Dio che leggono nel
nostro cuore e amplificano a nostro vantaggio spirituale anche quel poco che vi
trovano, se quel poco è indirizzato ad accrescere la nostra intimità di vita
con lui. Gesù qui è solenne e questa solennità non ha bisogno di luoghi, nè di
masse osannanti per esprimersi. Egli con questo annuncio dimostra alla donna
samaritana, già da subito, la stessa intensità attribuita al Padre per la
ricerca dei veri adoratori e l’intensità consiste nel restituire profondità e
grandezza al cuore della donna e tramite essa all’umanità intera. La donna è
infatti invitata a diventare adoratrice di Dio nel momento stesso in cui le si
rivela che il Padre la sta cercando e la vuole. Naturalmente, come è nello stile
del Maestro, essa è avvicinata da lui, ma sempre a distanza e non con distacco,
in modo che sia salvaguardata la sua intima libertà.
La nostra vita e la Parola
Mi fa piacere estremo, Signore, pensare che
sono oggetto della ricerca di nostro Padre. Non mi sentirò allora gettato in
questo mondo e se mi succederà qualcosa di negativo potrò sempre fermarmi un
momento e considerare se veramente sono stato abbandonato oppure no. Il guaio
nostro è quello di dichiararci perduti prima di verificare se è proprio così e
con ciò autoavverando le nostre cattive proiezioni. Basterebbe che alzassimo lo
sguardo per vedere frotte di angeli venire in nostro aiuto, basterebbe!
24 Dio è spirito e quelli che lo adorano
devono adorarlo in spirito e verità.
Le parole di Gesù sono chiare, così chiare
che quasi ci viene sconcerto a credervi fino in fondo. Infatti è più consolante
pensare che se si va a pregare in un luogo sacro lì si può gustare di più la
presenza di Dio. Gesù ci offre il luogo virtuale del nostro cuore per farlo diventare
il suo tempio. Virtuale perché finchè non ne prenderemo possesso esso rimarrà
tale e cioè solo una possibilità. Come mettere però assieme queste parole di
Gesù con l’impressione che si ha quando visitando luoghi di devozione, o, come
dicono alcuni, i luoghi di potere, si percepisce una atmosfera di sacralità?
Forse le parole del Signore vogliono liberare il contatto con il Padre dai
vincoli della materialità in tutte le forme in cui esso si può presentare ed
affermare quindi che l’uomo per pregare Dio può farlo prendendo coscienza che
in lui vi è lo stesso spirito del Padre e che lo spirito è il medium comune
all’uomo e a Dio per cui essi possono comunicare. In qualsiasi punto dello
spazio l’uomo può elevare una preghiera al Padre perché il sacro recinto da cui
parte la sua preghiera non è un luogo, ma la sua umana esistenza racchiusa in
un corpo. Il corpo quindi è il tempio di Dio, non per la sua materialità, ma
solo come il veicolo che permette allo spirito di quel corpo di potersi
esprimere. Sarà poi lo spirito dell’uomo, in relazione con lo spirito di Dio,
che aiuterà il corpo-tempio ad essere sempre più un corpo luminoso e cioè
sempre più somigliante al corpo che Dio diede ai progenitori. Affermato questo
nuovo modo di pregare niente vieta all’uomo di pregarlo collettivamente nelle
chiese, nei santuari, nei luoghi dove hanno pregato i santi perché i luoghi si
impregnano della santità di Dio e si rivelano solo a coloro che hanno già
aperto il loro cuore a Dio. Quindi non è il luogo che apre al Padre, ma è il
Padre che donandosi allo spirito dell’uomo santifica per suo tramite il luogo.
Pregare però il Padre in spirito non basta perché occorre pregarlo nella verità
e la verità la samaritana l’aveva in quel momento davanti a sè e cioè Gesù. La
verità di Dio per gli uomini è il Maestro, è lui che apre all’uomo le porte
della sua riconciliazione con il Padre. ‘E lui che detta i tempi di questo
cambiamento radicale di atteggiamento dell’uomo verso Dio. Gesù infatti dice:
" è giunto il momento ed è questo...". La vita personale di ogni uomo
spesso passa soggettivamente per le tappe che sono state dell’umanità e cioè da
un Dio creduto lontanissimo, ad un Dio più vicino ma legato ai luoghi, a un Dio
che invece si fa scoprire dentro la parte più intima dell’uomo stesso ed infine
ad un Dio che non è frutto solo della nostra intuizione e fantasia, ma si
presenta con il volto di chi ce lo ha rivelato e cioè Gesù Cristo.
La nostra vita e la Parola
Quanti veli devono cadere Signore prima di
trovarci a tu per tu con te. Quante false supposizioni, quante cattive
proiezioni. Tu però non ti scoraggi e con infinita pazienza ci aiuti a smontare
pezzo dopo pezzo i nostri castelli in aria. Che duro acquistarsi la tua
intimità! E infatti noi non riusciamo a procurarcela se tu non ci attiri con la
tua grande forza e soavità. A noi sembra tuttavia di puntare i nostri occhi nel
vuoto, ma noi per tuo amore accettiamo anche questa esperienza perché sappiamo
che se anche non ti vediamo Tu ci sei, e questo anche se nel vuoto, questo ci
basta. Per adesso.
25 Gli rispose la donna: "So che deve
venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni
cosa".
Gesù e la donna stanno resistendo l’uno
all’altra con motivazioni diverse. Gesù resiste a farsi riconoscere subito perché
sta cercando di conquistare il cuore della samaritana un passo dopo l’altro,
una apertura dopo l’altra. La donna invece resiste ad aprirsi, anche se è
rimasta scossa da quello che Gesù le ha detto, forse per un riflesso
condizionato a difendersi comunque dagli atteggiamenti seduttivi degli uomini
che tanto nella vita l’avevano messa in difficoltà. E’ come se volesse dirgli:
"Sì, sono cose tutte belle, ma chi potrà veramente dire qualcosa di
definitivo sulla verità non potrà essere altri che il Messia.". Non si
fida quindi e vuole un segno. Ma la sua non fiducia ha come rovescio il suo
voler essere fiduciosa solo verso l’uomo che sta attendendo da tutta la vita:
il Messia. La samaritana pur nella difficoltà di vita in cui si trovava non
aveva perso la speranza ed attendeva veramente il salvatore. Non è un caso che
Gesù l’abbia incontrata. La samaritana l’ha attirato con la sua fede e la sua
preghiera nascosta. Gesù non è venuto per i sani, ma per quelli che hanno
bisogno. E’ venuto per noi che riconosciamo di non farcela e il suo aiuto
arriva: egli ci offre se stesso e la sua acqua che zampilla fino alla vita
eterna.
La nostra vita e la Parola
Signore, questa donna che hai incontrato in
un mezzogiorno di fuoco è per noi una luce che conforta il nostro cuore e ci fa
comprendere che se ti amiamo, se ti desideriamo, nonostante le nostre vite
sbrindellate, saremo da te visitati ed amati. Cosa possiamo desiderare di più
se la stessa Vita ci cerca e si offre a noi? Rendi, Signore, il nostro cuore
capace di ricevere l’incredibile realtà del tuo amore!
26 Le disse Gesù: "Sono io che ti
parlo.".
La rivelazione di una persona ad un’altra è
sempre un dono. ‘E uno svelarsi che accetta il rischio di farsi vedere come si
è. Per Gesù quale poteva essere il rischio? Non tanto quello di farsi prendere
per pazzo, quanto il rischio di perdere il contatto con quella creatura per cui
si era incarnato. A Giuda non era bastato sapere che lui era il messia atteso
da secoli, non erano bastati i continui miracoli così densi di significato
salvifico per convincerlo che Gesù non era un liberatore politico come si era
immaginato. Quindi l’incontro con Gesù non sana di per sè, ma solo se l’uomo
riesce ad andare oltre le sue proiezioni e le sue passioni. Il Signore poi si
rapporta a quelli che incontra non per fissarli nel peccato, ma per essere
occasione della loro salvezza. Lo scenario in cui Gesù parla è completamente
diverso da quello in cui Dio si rivelò a Mosé nel roveto ardente, e cioè come
un Dio lontano, anche se vicino con la parola, e che comunque incuteva paura:
"E Dio disse: "Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio
di Isacco, il Dio di Giacobbe". Mosè allora si velò il viso, perché aveva
paura di guardare verso Dio" [Es. 3,6]. Nell’incontro con la samaritana
rimane presente l’elemento fuoco :"era mezzogiorno", ad indicare che
quando ci si avvicina a Dio occorre purificarsi, ma lo scenario è completamente
cambiato e Dio si fa vicino nella persona di Gesù. Dio è vicino, si può
toccare, gli si può parlare. Anzi è lui stesso che si fa parola di salvezza per
la donna. E’, questo Dio rivelatosi nella persona di Gesù, veramente
accessibile, è un tu per l’uomo, ma l’uomo fa estrema fatica a concepire Dio
come un interlocutore. L’uomo è più bravo a crearsi idoli di Dio, a dipingerlo
con i colori delle sue mentali assolutizzazioni, ma assolutamente incapace di
immaginarlo come un qualcuno a cui si può parlare e da cui poter ricevere
risposte. Gesù è venuto a rivelarci questo volto colloquiale di Dio e per
arrivare a questo punto della sua manifestazione più intima ha dovuto faticare
con l’uomo per millenni. Ora ci ha dato un grande facilitatore : Gesù Cristo.
Se noi vogliamo liberarci dal nostro piccolo io, dobbiamo imparare a parlare
con lui, ma non come si parla con dei muti o dei sordi, ma come con chi può
darci una risposta pronta e all’altezza di ciò che gli chiediamo, ammesso poi
che si voglia noi essere veramente disponibili a ciò che ci viene risposto ed
ai cambiamenti che ci vengono richiesti. Di fronte ad una rivelazione così
grande il cuore della donna sarà andato su di giri da non poterli più
contenere, e il provvidenziale arrivo degli apostoli, interrompendo lo scambio
con Gesù le dà la possibilità di riprendersi un momento dalla sconvolgente
esperienza che stava vivendo.
La nostra vita e la Parola
Tu insisti, Signore, in ogni modo per farci
capire che sei il nostro ‘tu’, il vero interlocutore contro ogni nostro
tentativo di metterti lì lontano sugli altari. Non vuoi essere imbalsamato,
aiutaci allora a vivere questo rapporto sempre in prima persona, a tu per tu,
dove noi possiamo ascoltarti e tu ricevere le nostre risposte perché grazie a
questo continuo dialogo noi possiamo crescere secondo il tuo divino disegno.
27 In quel momento giunsero i discepoli e
si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli
disse: ’Che desideri?, o: "Perché parli con lei?".
Gesù quindi non è venuto a questo mondo per
fare la parte che spetta all’uomo stesso e cioé liberarsi da tante catene a cui
lui stesso si è vincolato. Non è venuto a fare nessun tipo di rivoluzione a cui
noi dedichiamo la vita, testimoniando così i nostri ideali: ad es, non si è
messo a fare il femminista ante litteram, oppure a battersi in prima persona
contro la famiglia patriarcale, o contro la tirannia esercitata dai romani sul
popolo di Israele. Gesù non fa niente di tutto questo, ma più in radice fa più
di tutto questo: realizza nella sua persona il nuovo mondo. E così se la vita
fino a quel momento non gli aveva concesso un rapporto ravvicinato con una
donna, non se ne fa un problema pensando che il suo messaggio doveva arrivare
fin dal primo momento anche a loro. Lascia che la vita gli porti man mano tutti
i protagonisti della vita umana, ma quando si trova davanti a loro li tratta e
li ascolta per quello che sono e cioè dei veri figli di Dio, che sono tali al
di là del sesso o della razza. I discepoli, tardoni, non capiscono il gioco del
maestro e si meravigliano che egli parli con una donna. Che Gesù parlasse così
intensamente e con piacere con una donna significava per i discepoli che i due
avrebbero potuto anche mettersi assieme, ma se il maestro metteva su famiglia
che fine avrebbe fatto quel loro sentirsi così particolari con un maestro tutto
dedicato a loro? L’intimità raggiunta dai due doveva essere palpabile se i
discepoli si trovano in difficoltà a intervenire e dire qualcosa. Sarà
sicuramente nato nei loro cuori un sentimento di invidia come spesso capita a
noi umani quando vediamo che qualcun altro sta prendendo il nostro posto nel
cuore di chi amiamo. Quel :"Che desideri?", non avevano più in quel
momento il potere di dirlo. I discepoli-filtro erano spiazzati perché vedevano
che il desiderio si era instaurato tra i due senza il loro intervento. Bisogna
pure capirli. Insomma si trovano improvvisamente davanti a due persone che
danno tutti i segni di amarsi, e infatti di amore profondo si trattava, e loro
non riuscivano a capirci niente. Ancora non erano a conoscenza di quell’amore
grandioso e travolgente di Gesù per le sue pecorelle, ancora possono pensare in
modo stramaledettamente umano.
La nostra vita e la Parola
Quando riusciamo ad avvicinarci a questo
tipo di amore disinteressato ecco che il cuore di chi ci sta di fronte si apre
come per incanto e noi d’un colpo allarghiamo la nostra umanità. Ci sembra di
volare e ringraziamo Dio per averci dato la possibilità di scambiare con
l’altro qualcosa di buono e di vero e ci ricrediamo continuamente su questa
umanità che da ogni parte ci viene dipinta in modo così truce. Signore, tu sei
per noi il nostro esploratore che portandoci in luoghi bellissimi ce ne lasci
poi l’eredità, ma sempre però ci spingi verso nuove terre e verso nuovi mondi.
28 La donna intanto lasciò la brocca, andò
in città e disse alla gente:
L’incantesimo, rotto a motivo dell’invidia
dei discepoli, rimane però vivo nel cuore della samaritana che non perde tempo.
Ha capito la cosa più importante e sente che il suo posto non è più lì in quel
momento rivelandosi così una donna molto generosa che non pensa solo a se
stessa. Quando una donna come lei si muove non muove solo il suo io privato, ma
è una parte di popolo che si muove con lei. Il cambiamento della sua vita è
repentino, non può continuare a fare ciò che aveva fatto fino a quel momento.
Qualcosa di grande è entrato nella sua vita e vuole che entri anche in quella
degli altri. Ecco perché lascia la brocca e se ne va in città. Non si sente
legata a qualcuno in particolare e non va neppure a chiamare il marito perché
dopo quello che gli ha detto Gesù non può più tornare da lui. Il fatto che si
rivolga direttamente alla gente è segno di questo cambiamento radicale che la
vede una nuova creatura.
La nostra vita e la Parola
Tu qui mi insegni, Signore, ad operare
delle rotture nel ritmo della mia vita quotidiana, ma non per rompere alcunchè,
ma per legarmi più profondamente alla tua parola. Lasciando che mi cadano di
mano anche le cose che sembrano più essenziali io le salvo in te, perché se
davanti ai tuoi occhi esse valgono veramente so che me le ridarai trasformate
dal tuo tocco divino.
29 "Venite a vedere un uomo che mi ha
detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?".
I samaritani della città di Sikar la
conoscevano bene e lei conosceva loro. Doveva essere un contatto a distanza in
cui la donna aveva ben presenti vizi e vizietti degli abitanti di Sikar e dove
questi sapevano bene che lei era una poco di buono, forse una guastafamiglie,
una che non si accontenta mai, che si fa forza della sua bellezza per offrirsi
al miglior pretendente e comunque un’anima inquieta. Eppure tra tutte le
persone rispettabili di quella città Gesù incontra proprio la più disgraziata.
Gesù non è venuto per i giusti o per quelli che si ritengono tali, ma per i
peccatori, sono questi i più disponibili ad accettare un aiuto dal cielo. Il
falso giusto invece si bea del suo essere O.K.e
in questa sua autogratificazione comincia a non sentire più le voci che
potrebbero aiutarlo ad aprirsi. Egli non si fa vedere bisognoso o comunque peccabile
e frappone fra sè e gli altri un’alta barriera di altezzosità morale. In questa
condizione è difficile per lui accettare la parola di una donna abietta se
prima non ha confessato apertamente il suo peccato. E la samaritana, prima
missionaria in assoluto, capisce tutto ciò e sceglie il modo più opportuno per
comunicare la buona novella. Dicendo loro che Gesù le aveva detto tutto quello
che aveva fatto fa cadere il muro di Berlino della loro incomunicabilità.
Riconoscendo apertamente il suo peccato li mette in grado di poter ascoltare
quello che le premeva riferire. Con lei è avvenuto tutto in fretta non solo la
sua conversione, ma la sua riconversione ad un’altra vita. Non ha perso tempo a
fare la bigotta per chissà quanto tempo espiando i suoi peccati, ma tutto il
suo essere è già in azione per la sua nuova vita. La sua azione però non ha
niente a che fare con una nuova voglia di protagonismo, anche se in campo
spirituale, ma con un atteggiamento umile e conforme allo spirito di chi l’ha
salvata. Riassumendo: lei confessa il suo peccato di fronte a quelli che la
conoscono per quella che è, ma nello stesso tempo non dice :"Io ho trovato
il Messia" ( perché così avrebbe suscitato una reazione contraria:
"Ma come si permette di parlare di Messia una come lei che fino ad adesso
ha vissuto nel peccato"), ma dice: "Che sia forse il Messia?"
lasciando così a loro di verificare la verità di questa sua intuizione. La
samaritana ha realizzato in pochissimo tempo una conversione radicale e un
posizionamento, nel nuovo regno di Gesù, di primissimo piano. Il suo essere
stata presa nel punto più basso e disperato della sua esperienza umana le dà la
capacità di un molto vedere che si traduce subito in frutti buoni di cui far
godere gli altri. La sua furbizia poi, legata all’umiltà che la mette a nudo di
fronte ai suoi concittadini, è la chiave vincente per assicurare al regno di
Dio quanti la conoscevano.
La nostra vita e la Parola
Signore, la tua lezione qui è stupenda per
noi che vogliamo avere sempre tanta gente che segua le nostre idee, le nostre
parole di salvezza, anche se fatte in tuo nome. Qui ci insegni che è
l’intensità che deve vincerla su ogni questione di numero e che non si perde
mai tempo con i pochi o con un’unica persona. A noi tu chiedi verità, capacità vera
di esprimere ciò che viviamo realmente e non quello che pensiamo di vivere e
non viviamo. Al resto pensi Tu, pensano i tuoi Angeli, i tuoi Santi, i nostri
morti e l’azione di quelli che in ogni situazione, in ogni cultura, sotto ogni
focolare sanno portare nel modo migliore il tuo messaggio.
30 Uscirono allora dalla città e andavano
da lui
Se la samaritana non li avesse stuzzicati
nel modo giusto loro certo dalla città non sarebbero usciti. La città è il
luogo delle occupazioni, degli affanni e far muovere fuori dalle loro sicurezze
degli uomini non è certo facile. In fondo se ci pensiamo bene noi tuttti
dobbiamo imparare dai samaritani perché il Signore non ci chiede altro che
abbandonare tutto ed andare da lui che ci aspetta ed è tutto per noi. Lasciare
tutto significa che il tutto che lasciamo non ci può aiutare veramente ed
avendo capito questo, avendo constatato che noi non ci possiamo dare la
salvezza allora decidiamo di guardare oltre noi stessi. Nella cultura cristiana
nella quale ci troviamo il punto luminoso di riferimento è il Signore Gesù,
mentre se fossimo nati in un’altra cultura il punto di riferimento sarebbe,
magari, un avatar o uno sciamano o comunque qualcuno la cui esistenza rimandava
al mistero di cui in qualche modo era testimone. Constatare questo non
significa relativizzare ciò in cui si crede o asserire la possibilità di
passare da un credo ad un altro, tanto è lo stesso. No, non è lo stesso, perché
se soggettivamente all’uomo possono essere concesse esperienze veramente
particolari in tutte le forme religiose, oggettivamente, e cioè dal punto di
vista della rivelazione di Dio fa di stesso al mondo, vi sono tra le religioni
delle belle differenze. Il cammino personale di ciascun uomo, nel momento che
si mette a cercare veramente, scoprirà queste differenze. E i samaritani che si
muovevano verso Gesù, proprio perché mossi da una vera ricerca, avranno la
possibilità di fare questi confronti e scoprire di fronte a chi si trovavano
veramente.
La nostra vita e la Parola
Veniamo, quasi sempre, a Te Dio nostro,
gravati da una infinita serie di proiezioni su come Tu sei che la maggior parte
del tempo della nostra vita passa nello scoprire che Tu non sei come ti abbiamo
pensato. Ti ringraziamo per questa infinita pazienza e per come ci guidi passo
dopo passo verso il tuo vero volto. Ti ringraziamo ancora di averci dato un
aiuto così formidabile in Gesù Cristo perché attraverso di lui possiamo
bruciare le nostre false immagini di Dio e possiamo pensarti ed amarti come
Padre amoroso che vuole per noi una vera vita all’altezza delle nostre
ambizioni più nobili.
31 Intanto i discepoli lo pregavano:
"Rabbi, mangia".
Quando si vivono esperienze molto intense
anche a noi capita di non avere fame e Gesù è fatto di spirito e di carne come
noi. I discepoli insistono nel farlo mangiare per tanti comprensibili motivi e
forse anche per un senso di protezione verso un uomo giovane che pensa poco ai
bisogni materiali, ma che deve pur mangiare per vivere. Gesù probabilmente era
intento a seguire con il suo cuore ciò che stava succedendo a Sikar dove la
samaritana, degna sua discepola, si stava riconciliando con la comunità nello
stesso momento che annunziava la sua venuta. Gesù insomma non può mangiare
perché è intento ad altro. Possiamo imparare da Gesù questa modalità di
preparazione dell’avvento del regno. Quante volte nella giornata incontriamo
persone che poi vanno via da noi, ma che percepiamo impegnate e desiderose di
pace e di luce. In questi casi posiamo inviare lor delle benedizioni tramite
l’intervento del nostro cuore. Basta concentrarsi, visualizzare la persona nei
suoi bisogni di liberazione più profonda e immetterla in una strada-futuro di
amore e di luce. Questa diventa anche per noi una esperienza molto profonda ed
illuminante su come gira il mondo nel campo spirituale.
La nostra vita e la Parola
Sì, Signore, abbiamo bisogno di cibo, ma di
quello che solo tu sai donarci, facci capire che se non ce ne nutriamo
rimaniamo degli eterni disaffettivi spirituali.
32 Ma egli rispose: "Ho da mangiare un
cibo che voi non conoscete".
Il Signore non è indifferente alla nostra
sorte. ‘E venuto al mondo per eliminare la lontananza che ci separa da lui e da
suo Padre. Gesù è pieno di desiderio come se fosse un innamorato che aspetta il
suo amore e finchè non l’ha rivisto non desidera altro. Di fronte agli stupiti
discepoli che portavano i fagotti del cibo, Gesù dichiara che esiste un cibo a
loro sconosciuto, ma di cui lui realmente si ciba. Fa tenerezza vedere il
Maestro che dichiara la sua debolezza, il bisogno che attraversa tutto il suo
essere. Se poi cominciamo a sospettare che noi abbiamo parte in causa in questo
cibo che lui aspetta allora non possiamo rimanere degli spettatori passivi, ma
dobbiamo cominciare a chiederci cosa ci può essere in noi di tanto prezioso da
essere sospirati come suo cibo? I discepoli sono veramente all’oscuro di ciò
che passa nel cuore del loro Maestro e valutandoli un po' ci sembrano degli
uomini piccoli piccoli, ma se poi guardiamo a ciò che diventeranno allora
possiamo capire come ciò che è successo loro è ciò che succederà a noi se
seguiremo il Maestro. Noi, come loro, siamo chiamati a cambiare i nostri
atteggiamenti interiori e non perché i nostri sono cattivi, forse pure, ma
perché grazie a Gesù cominceremo a conoscere e a vivere cose che, senza di lui,
non avremmo mai e poi mai incontrato.
La nostra vita e la Parola
Signore, il livello di vita in cui tu sei
vissuto, le cose che tu hai percepito siano per noi una molla che ci spinga
fuori da noi stessi per servire la vita così come si presenta, come tu vuoi che
noi la incontriamo e la viviamo per donarla a Te, e assieme a Te donarla al
Padre. Fa che non ci contentiamo degli scarti, ma del vero cibo che nutre le
nostre anime: dacci coraggio perché non è facile.
33 E i discepoli si domandavano l’un
l’altro: "Qualcuno forse gli ha portato da mangiare?.
L’uomo finchè non capisce che moltissimi
dei suoi pensieri sono sue proiezioni sulla realtà non potrà cogliere il
mistero che vi si cela dietro. Se infatti egli legge ciò che succede solo con
il programma legato alle sue sensazioni più grossolane si perde la grande
possibilità di esplorare un mondo molto più interessante di quello che vede.
Bastava una minima sensibilità, ma di tipo diverso da quella dei discepoli, per
capire che qualcosa di grande era successo tra il Maestro e la samaritana e che
quelle parole dovevano aver un significato diverso. In una simile notte dei
sensi ci troviamo anche noi quando affrontiamo la vita con i paraocchi delle
nostre immaginazioni e dei nostri desideri. La vita ci parla, ma invece siamo
noi che vogliamo imporre alla vita il nostro ruolino di marcia. Ed allora tutto
si restringe e i continui segnali che essa ci manda sono ignorati e così non
capiamo niente degli avvenimenti che succedono e di quelli che non succedono ci
lamentiamo perché non succedono senza capire che la causa di ciò siamo solo
noi. Se riflettiamo veramente a come siamo fatti ci sarebbe proprio da ridere,
eppure tutto ciò che ci capita è estremamente serio e ci causa molta
sofferenza. Ecco perché nella vita è importante stare sempre vicini a qualcuno
di veramente illuminato perché queste persone sanno aiutarci a interpretare nel
modo giusto ciò che avviene fino a quando anche noi abbiamo acquisito la stessa
sensibilità.
La nostra vita e la Parola
Signore, salvaci dalle nostre illusioni!
34 Gesù disse loro: "Mio cibo è fare
la volontà di colui che mi ha mandato e di compiere la sua opera".
Con questa affermazione Gesù doveva
sembrare un marziano per i suoi discepoli. Egli afferma però, al di là di ogni
accomodamento, la verità sulla sua missione e su quella dei discepoli che lo
seguiranno. In quel momento egli non sentiva la necessità di conformarsi al
quotidiano rituale di assumere il cibo, perché il suo corpo, a differenza del
nostro, aveva ricevuto vero nutrimento da quanto era successo. Ed egli spiega
ai discepoli la qualità di questo cibo perché riconoscendolo possano anch’essi
nutrirsene. Se noi facessimo sempre la volontà del Padre quasi sicuramente non
avremmo bisogno di mangiare. Gesù Cristo mangiava e beveva è vero, ma per non
essere un diverso da noi dal momento che aveva scelto di essere come noi. Ma
"l’essere come noi" non voleva significare per lui accettare i nostri
limiti quanto, pur assumendoli, farci toccare con mano come essi siano
momentanei e destinati ad essere superati per qualcosa di veramente oltre. ‘E
quindi conforme al suo compito verso di noi cogliere ogni occasione per
ricordarci la vera realtà, quella dietro le apparenze. La realtà dove tutto si
pacifica, dove non ci sono bisogni impellenti da soddisfare, dove c’è la vera
libertà di non sottomettersi ai rituali, perché il rituale è superato da
qualcosa di più importante. Fare la volontà del Padre e compiere la sua opera
sono le realtà per cui conviene vivere e morire, per cui non prendere cibo o
fare qualcosa che agli occhi del mondo sembra strano.
La nostra vita e la Parola
Quando siamo presi dai nostri riti
abitudinari, Signore, non guardiamo in faccia a nessuno. Vogliamo avere con
tutte le forze ciò che pensiamo ci spetti di diritto. E se qualcuno ce lo
toglie allora ci arrabbiamo e non vogliamo sentire scuse. Se gli altri si
azzardano a toglierci l’osso di bocca diventiamo dei mostri capaci di far
piangere gli altri. Aiutaci allora ad avere sempre la mascella rilassata.
35 Non dite voi: ci sono ancora quattro
mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: levate i vostri occhi e
guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura?
La natura offre all’uomo una quantità di
esempi che lo aiutano continuamente ad uscire da quel suo ristretto modo di
agire in cui vuole totalizzare tutto e subito. La natura ci mostra in
continuazione i suoi tempi che non sono nè affrettati, nè lunghi ma sono quelli
giusti per ogni specie di essenze. Da questo punto di vista è come se la natura
fosse fuori dal tempo. Noi invece ci siamo immersi perché lo creiamo con la
nostra mente ed è proprio questa mente che lo dilata o lo accorcia a seconda
dei suoi desideri. Gesù servendosi della mietitura come orologio ancora
l’attesa dell’uomo alla natura e ai suoi tempi che sono certi. Il Maestro legge
l’ora presente e rende noto ai suoi interlocutori che non si trovano a quattro
mesi dalla mietitura, ma che se fanno attenzione, se sollevano il capo dalle
loro abitudini quotidiane possono constatare come il grano è già biondo e
pronto per essere mietuto. Questo paragone è una esortazione a vedere di più,
ad osare una maggiore apertura del proprio cuore che nell’attesa rischia di
annoiarsi e perdere ogni riferimento con l’oggetto della propria speranza.
La nostra vita e la Parola
Questo stacco che ci proponi, Signore, ci
fa guardare dritto dritto alla fine della vita quando il mietitore verrà a
cogliere la nostra vita. Donaci Signore di essere allora biondi, maturi e
disponibili per il tuo regno.
36 E chi miete raccoglie e riceve salario e
raccoglie frutto per la vita eterna, perché ne goda assieme chi semina e chi
mieta.
Lavorare e ricevere salario non sono
contrari alla vita eterna. Ciò vuol dire che tutta la nostra vita, anche se
all’esterno di noi è suddivisa secondo le gerarchie della vita materiale, è
santa e degna di essere vissuta. E’ all’interno di questa vita di servizio che
noi possiamo raccogliere il frutto ed esso non si annichila, quasi che fosse un
sottoprodotto buono solo per essere consumato e scartato, ma è destinato alla
vita in Dio. La nuova relazione tra Dio e l’uomo, e tra l’uomo e gli altri
uomini, è legata al modo come si accede al frutto. Nel Paradiso terrestre la
presa del frutto fu legata ad una sfiducia nelle parole del Signore e il frutto
fu mangiato direttamente per soddisfare i bisogni di un di più immaginato e
desiderato ardentemente. Nella nuova relazione al frutto non si può accedere
direttamente, ma faticando ed in collaborazione con gli altri. La
collaborazione con gli altri determina la capacità stessa di poter godere del
frutto, infatti dove vi è guerra il frutto non può essere goduto essendo le
energie dell’uomo investite nella distruzione. Solo quindi dividendo con
l’altro il frutto del proprio lavoro si aprono le porte del godimento della
vita che è sempre in Dio. La distinzione tra il seminatore e il mietitore sta
ad indicare che nella casa del Padre come nella vita materiale non è necessario
fare tutto. Dio che è il tutto farà in modo che il frutto sia completo in tutte
le sue parti grazie all’intervento di quanti sollecitati da lui avranno
risposto per la loro parte. Quando Gesù si rivela alla samaritana dicendole di
essere il Messia egli, proprio in quel momento, si identifica con il mietitore
riconoscendo così di non essere l’unico autore del frutto, e cioè della
conversione della donna. Il Maestro così ci invita a vivere continuamente in
uno stato di umiltà e quindi a non appropriarci indebitamente dei meriti della
crescita del frutto, ma a entrare nella contemplazione di tutti gli interventi
umani e divini che sono stati necessari per arrivare a quel punto di grazia.
La nostra vita e la Parola
Anche nel bene, e pur gioendo del bene,
possiamo commettere ingiustizia in quanto ce ne attribuiamo il merito. Signore,
tu ci insegni che la nostra gioia non può essere pura se non è una gioia
collettiva, e cioè condivisa. Se non c’è alcuno che gioisce con me per il
ritorno del figliol prodigo forse non è il figliol prodigo che sta tornando, ma
un fantasma frutto della mia fantasia che ha solo bisogno di gratificazioni.
37 Qui infatti si realizza il detto: uno
semina ed uno miete.
La speranza e il godimento, il desiderio e
la soddisfazione. Tutto ciò è legittimo se non è riferito solo al
soddisfacimento dei propri bisogni, ma anche a quelli degli altri. Il servizio
ci fornisce quel distacco utile per non fare dei nostri desideri degli assoluti
la cui mancata realizzazione può gettare nello sconforto e nella disperazione.
Il godimento quindi non è messo al bando nel cristianesimo, ma è moltiplicato
nella gioia collettiva. La divisione del lavoro, che sembra togliere all’uomo
il piacere di seguire tutto il processo di produzione dall’inizio alla fine, se
guardata da un altro punto di vista lo aiuta a distaccarsi dal voler conseguire
ad ogni costo il proprio frutto aprendolo così alle arricchenti influenze
esterne. Ed ancora se ci capita di mietere dove non abbiamo seminato, saremo
più disponibili a seminare lì dove non è certo che saremo noi raccogliere: una
mano lava l’altra e così giorno dopo giorno avremo coscienza di quanto è vasto
il mondo, di quanto grandi sono le forze in campo e di come l’impegno di
ciascuno di noi è importante per raccogliere i frutti.
La nostra vita e la Parola.
Non ci chiedi, Signore, di fare grandi cose,
ma piccole. Tu poi le metti assieme e sfami tutti, anche noi. E noi mangiando
con la gioia nel cuore ci dimentichiamo delle nostre piccolezze perché Tu sei
vicino a noi.
38 Io vi ho mandato a mietere ciò che voi
non avete lavorato; altri hanno lavorato e voi siete subentrati nel loro lavoro.
Si può passare tutta una vita chiusi nel
giro delle proprie conoscenze e, avendone la capacità, riuscire a capire come
mai si conoscano delle persone piuttosto che altre. I nostri amici sono in
qualche modo la proiezione esterna di ciò che a noi piace. Se poi si vuole
applicare ad altri questo tipo di indagine allora basterà conoscere che tipo di
amici frequenta una persona per capire molto della sua personalità. Ciò per
dire che ciascuno di noi si relaziona agli altri a partire dalla sua visione
del mondo. Nel caso però in cui non si fa soltanto il proprio gioco, ma sempre
di più quello del Signore, allora si entra in una dimensione diversa di
incontro con gli altri e si vengono a conoscere persone che sono come regalate
perché seguendo i normali canali delle proprie conoscenze personali non le si
sarebbe mai incontrate. Ed ecco che per usare le stesse parole del Maestro si
mietono persone che sono come un regalo del Signore per noi. Avendole poi
conosciute nel particolare contesto della loro ricerca spirituale è come se si
spezzasse quella spessa barriera che oppone normalmente gli uomini tra di loro.
Così si crea un tipo di fraternità non più fondata sulla carne e sulle sue
propagini anche intellettuali, ma fondata solo sullo spirito ed i suoi doni.
Questo vivere le persone nel Signore e con il Signore, e quindi mettendo
anzitutto avanti i suoi interessi, che sono poi i nostri più veri, ci
predispone a lavorare senza pretendere di raccogliere un frutto dal nostro lavoro.
Questo scambio divino tra chi non dà e riceve e tra chi dà e non riceve ci
aiuta a superare i limiti strutturali del nostro egoismo e ci fa capire che la
nostra vera umanità sarà tanto più vera quanto più l’avremo fatta crescere per
gli altri e con gli altri.
La nostra vita e la Parola
Mettersi al tuo servizio, Signore, è come
vivere sempre in festa tra i tuoi amici che poi diventano anche nostri. ‘E un
tuo modo di avvicinarti a noi per farci conoscere attraverso gli altri la
ricchezza e la profondità del tuo amore. Più siamo assieme a te, più gioia
avremo su questa terra.
39 Molti samaritani di quella città
credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: "Mi ha detto
tutto quello che ho fatto".
La vita degli uomini è fatta in maniera
tale che quanto più essa è lontana dal bene, tanto più si cela agli occhi degli
altri. Fare il male significa anche creare una caligine attorno al proprio
mondo in maniera che gli altri non vedano le opere cattive. E siccome non si
può star da soli anche nel male, allora ci si circonda di gente complice a cui
non fa problema comportarsi in modo obiettivamente negativo. La gente sveglia e
retta però capisce cosa si cela dietro all’attività di queste persone anche se
alcune volte pecca di ingenuità e non percepisce fino in fondo i pericoli di
certe situazioni e della presenza di alcune persone. Sikar però non era una
grande città in cui era facile nascondersi nell’anonimato, e quindi tutti
conoscevano la samaritana. Tutti sapevano e forse avevano trovato il modo di
isolarla nella periferia della città nascondendola così ai loro occhi e alla
loro convivenza. Non completamente però perché lei riusciva ad insinuarsi dove
molto probabilmente la noia aveva già reso invivibili alcune situazioni. C’era
quindi nella città qualcosa che non andava bene e la donna samaritana non era
che la cartina al tornasole di questo disagio. Quando allora lei confessa
pubblicamente i suoi peccati, gli altri non rincarano la dose dicendole che non
c’era bisogno che si presentasse uno venuto dall’esterno per sapere come
stavano le cose, perché già da tanto tempo loro sapevano tutto, ma realizzano
che nel momento stesso in cui la samaritana confessa forse in quello stesso
momento una speranza si apriva anche per loro. Gesù ricordando alla samaritana
la sua vita di peccato è come se ricordasse anche ai samaritani di Sikar i loro
peccati. Ecco perché credono, perché percepiscono che Gesù è un uomo di Dio a
cui non sfuggono non solo i peccati della donna, ma anche i loro. La
conversione della donna li colpisce profondamente, perché anch’essi vogliono
avere perdonati i loro peccati e vogliono riavvicinarsi a Dio.
La nostra vita e la Parola
Stare vicino ai tuoi santi, Signore, può
aiutarci a capire fino in fondo quanto siamo lontani da te e dal tuo amore.
Mettici lungo la strada i tuoi amici intimi in modo che possiamo imparare da
loro come amarti in modo che svaniscano così tutte le nostre illusioni e le
nostre cattive abitudini.
39a
Molti samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna
che dichiarava: "Mi ha detto tutto quello che ho fatto".
La nostra situazione attuale di discepoli
somiglia molto a quella dei samaritani al primo annunzio dell’arrivo del Messia
fatto loro dalla donna. Essi credettero per la forza e la credibilità di chi
annunziava loro che qualcuno non solo aveva sconvolto la sua vita, ma era
addirittura la speranza di tutto il popolo. Anche noi non abbiamo visto il
Messia e siamo quindi, in un primo momento, completamente dipendenti dalla
forza e dalla credibilità di chi ci annunzia la salvezza. La samaritana in un
sol colpo riacquista la sua credibilità confessando apertamente ai concittadini
i suoi errori. E loro credono non tanto perché sentono le sue colpe, quasi non
le conoscessero, ma perché vedono negli occhi della donna una nuova luce, una
nuova esistenza che li sconcerta e nello stesso tempo li convince. Se qualcuno
era riuscito, avranno pensato, a cambiare il cuore di una tale donna non poteva
che essere un uomo veramente grande quello che era arrivato alle porte della
loro città.
La nostra vita e la parola
Signore, nella nostra piatta vita fatta di
piccole cose, non riusciamo a percepire profondità di cambiamenti nè per noi,
nè per gli altri. Facci capire che, comunque, occorre coltivare grandi
ambizioni, piuttosto che sotterrare quel poco che abbiamo per paura di
perderlo. Anche i nostri errori all’incontro con Te possono diventare occasione
di vera vita per noi e per gli altri.
40 E quando i samaritani giunsero a lui, lo
pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni.
La samaritana deve proprio aver fatto
centro nel cuore dei suoi concittadini se questi addirittura si muovono per
andare a trovare Gesù. Se l’impatto della donna su di loro non fosse stato così
forte essi avrebbero potuto dirle: "Fai venire qui quell’uomo". Al
contrario si muovono e questo ci fa capire quanto questi cittadini, anche se
alcuni di loro erano complici della donna, fossero nel loro complesso buoni e
giusti. Essi fino a quel momento avevano mantenuto verso la donna una giusta
distanza morale e sociale. Frequentarla infatti avrebbe significato per loro
convalidare la sua condotta. Essi accorrono quindi per capire come uno
sconosciuto abbia potuto operare il miracolo della conversione della donna
quando loro con tutte i loro divieti e le loro prediche, anche fatte con le
migliori intenzioni, non erano riusciti a farle cambiare vita. Era davvero
buona gente e Gesù li premia stando con loro addirittura due giorni. La
permanenza prolungata di Gesù presso di loro è un segno che quei due giorni
devono essere stati qualcosa di speciale, un incontro tra le vere attese di
redenzione di quella gente e la volontà di offrire la salvezza da parte del
Signore.
La nostra vita e la Parola
Signore, a chi ti invita tu non dici mai di
no, il problema è che quasi sempre il nostro campo vogliamo coltivarlo solo
noi, con il nostro concime, con la nostra fatica, con le nostre sementi. Ma
come può rendere veramente un campo così se non si apre a quelle forze che
possono integrare al meglio tutto quello che nel campo c'é, comprese quelle
essenze che noi non sappiamo prendere in considerazione?
41 molti di più credettero per la sua
parola
Noi siamo dei niente con un puntino sopra,
come la i. Il Signore ci può chiedere di mettergli a disposizione il nostro
puntino per i suoi giochi provvidenziali. Lo prende e lo tira verso qualcun
altro, e se noi non lo rincorriamo gridando che quel puntino è nostro e non
vogliamo cederlo a nessuno, esso viaggia carico del nostro spirito e di quello
di Dio. Esso poi tornerà su di noi pieno delle meraviglie che Dio ci ha
preparato. Se gli altri sono toccati positivamente dal nostro puntino, colmo di
una carica positiva divina, ecco che anche in loro avrà inizio una
trasformazione tanto più interessante quanto il nostro puntino era libero da
scorie e trasparente all’azione divina che lo muoveva. La samaritana aveva
lanciato il suo puntino ai suoi concittadini e vi aveva operato una bella
trasformazione. Ma che succede se è la stessa fonte divina che contatta
direttamente il cuore degli uomini? Tutto si espande in proporzione della luce,
della forza e dell’amore della fonte. Gesù era la fonte e i samaritani parlando
con lui ricevono direttamente da lui il messaggio di vita ed i risultati si
vedono.
La nostra vita e la Parola
Signore, fa che io sia veramente quel
niente pieno di te che va per il mondo ad annunciare la tua leggerezza, il tuo
perdono e il tuo amore. Fa che io non sia uno che sa, ma uno che ama: solo
l’amore infatti quando è intenzionale, cosciente e presente alla situazione può
bruciare le tenebre che lo angustiano e lo fanno sentire impari alle
situazioni.
42 e dicevano alla donna: " Non è più
per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e
sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo.".
ll problema di chi annunzia è quello di non
oscurare la fonte. Noi umani tuttavia con il nostro modo proiettivo di pensare
e di agire operiamo sempre un qualche oscuramento della fonte divina e solo l’intervento
degli esseri superiori possono far sì che l’attenzione che gli altri prestano a
quello che diciamo vada meno al nostro essere piuttosto opaco e più a ciò che
si sta annunciando. Spesso però, se in noi non v’è coscienza della nostra
piccolezza e dell’insufficienza delle nostre forze, nonostante la nostra buona
volontà, invece che attirare respingiamo i destinatari del messaggio evangelico
e non c’è aiuto divino che possa cambiare le cose. Questo avviene a
salvaguardia del messaggio stesso che non può essere veicolato se non da chi si
mette nella medesima lunghezza d’onda del Cristo. La samaritana aveva veramente
capito lo spirito di Gesù e nonostante il suo passato riesce a mettere in
comunicazione i suoi concittadini con il Signore. Ciò vuol dire per noi che non
ci sono peccati della nostra vita passata che possano metterci in una
condizione di inferiorità psichica e/o morale nell’operare l’annuncio del
Signore. Il Signore aiuta il nostro desiderio di farlo conoscere e partecipa
alla nostra fatica dandovi buon fine. Quando poi vediamo che anche gli altri
vedono e toccano con mano la bellezza, la bontà, l’unicità, la verità del
Signore ecco che siamo felici perché gli altri ci aiuteranno a loro volta ad
essere fedeli proprio alle stesse cose e allo stesso Signore che abbiamo loro
annunziato.
La nostra vita e la Parola
E’ grande sentire delle parole di
ringraziamento da parte di chi abbiamo aiutato a far conoscere il Signore. La
grandezza consiste nel capire che anche noi siamo sull’onda del ‘grazie’, un
‘grazie’ verso chi ci ha fatto conoscere un così grande Salvatore ed un grazie
continuo per tutti gli aiuti che continuamente riceviamo dalle forze superiori.
43 Trascorsi due giorni, partì di là per
andare in Galilea.
Quando si sta bene in una situazione si
cerca di viverla intensamente per tutto il tempo che si può e poi, quando il
momento magico è passato, si vuole subito parteciparlo agli amici. Così sarà
stato per i samaritani che vissero con il Signore due giorni memorabili. La
nostra vita è chiamata sempre di più a vivere della freschezza e della festa
che accompagnava la vita del Maestro. Non si tratta di forzare, quasi che noi
potessimo essere gli autori della qualità di questo tipo di vita, ma di vivere
sempre in Dio perché solo Lui è l’autore della vita vera. Ed una premessa
importante per poter godere della gioia divina è l’essere disposti, come la
samaritana, a lasciarsi lavorare dal Signore cambiando ciò che è incompatibile
con la sua presenza.
La nostra vita e la Parola
Signore, i giorni passano spesso senza che
succeda niente di importante, ma io so che se si sta in Te non è possibile che
ciò avvenga. Allora insegnami a vivere come tu hai vissuto: oltre le apparenze
nella vita vera.
44 Ma Gesù stesso aveva dichiarato che un
profeta non riceve onore nella sua patria.
Quando si cresce in un contesto comune si
pensa di aver ricevuto una forma uguale a quella degli altri cresciuti nel
medesimo contesto. E se si è stati formati in una famiglia abbiente si è
portati a credere di essere migliori rispetto a chi è cresciuto in una famiglia
povera e senza mezzi. Il valore sia nell’uguaglianza che nella diversità è data
dal comune destino con gli altri. Inoltre il valore delle persone viene
giudicato in relazione al massimo del valore che nei singoli contesti è stato
raggiunto. Se qualcuno quindi si mette sulla strada per raggiungere un
determinato valore trova nel suo contesto qualcuno che l’ha preceduto e che può
aiutarlo o contrariarlo nei suoi sforzi. Quando però qualcuno si pone nella
realtà in modo veramente innovativo allora vengono fuori, prima o poi, degli
oppositori che, oltre a criticare lo spirito di libertà con il quale si pongono
rispetto all’autorità e ad invidiare profondamente il loro coraggio e la loro
determinazione, non vogliono riconoscere i nuovi contenuti perché nuovi
rispetto alla loro esperienza che così si rivelerebbe ai loro occhi limitata: e
questo è difficile da accettare. E’ difficile accettare che qualcosa sia potuto
sfuggire alla propria intelligenza quando si sa che il mondo va in un certo
modo. Gesù era conosciuto come figlio di un falegname e quindi legato ad una
sfera molto bassa della gerarchia sociale: che cosa si poteva apprendere da
lui? Gesù è sensibile ai contesti con i quali viene in relazione e non vuole
sopraffarli con la forza dei suoi miracoli.
La nostra vite e la Parola
Come siamo diversi, Signore, da te! Noi
infatti vogliamo convincere gli altri che la strada che stiamo percorrendo è
quella giusta. Tu ti avvicini e quasi ti nascondi, noi invece suoniamo le trombe
per annunziare il nostro arrivo. E poi, Signore, che non ci accada che a forza
di dichiararci tua appartenenza diveniamo ciechi rispetto alla tua novità tanto
da non volerti in noi più di tanto!
45 Quando però giunse in Galilea, i Galilei
lo accolsero con gioia, poichè aveva visto tutto quello che aveva fatto a
Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
L’uomo si difende con ogni mezzo contro chi
vuole in qualche modo imporgli qualcosa, ma non sa assolutamente come difendersi
di fronte a qualcosa che la sua stessa esperienza gli porta. E così i galilei a
Gerusalemme non essendo stati puntati da Gesù come destinatari delle sue parole
e delle sue azioni si erano trovati, al di là di ogni loro attesa o difesa, ad
essere testimoni di ciò che stava accadendo. E si sa che il testimone non
avendo parte in ciò che accade non solo è completamente permeabile agli
avvenimenti, ma ha con essi un rapporto di maggiore verità. Gesù quindi non
viene vissuto come chi vuol saperne più di loro, ma come colui che ne sa più di
quelli di Gerusalemme. Inoltre i galilei a Gerusalemme, ascoltando Gesù,
avranno sicuramente capito che era un galileo, ma un galileo che fa sentire la
sua voce a Gerusalemme non è la stessa cosa di un galileo che fa sentire la sua
voce in Galilea. Quindi pur avendo visto ciò che accadeva e averlo letto nel
loro giusto senso, dal momento che in cuor loro erano contenti per quello che
Gesù aveva operato, tuttavia sentendolo parlare gioivano pure perché in fondo
era il loro campanile galileo che stava suonando.
La nostra vita e la Parola
Signore, è bene che noi siamo contenti
quando è il nostro campanile che suona, ma aiutaci ad essere attenti anche alle
campane dei vicini!
Gesù guarisce il figlio di un
funzionario del re, a Cana.
46 Andò dunque a Cana di Galilea, dove
aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re che aveva un
figlio malato a Cafarnao.
A stare con Gesù si passa di gioia in
gioia. Erano gioiosi i samaritani, sono gioiosi i galilei e l’evangelista ci
ricorda la gioia della festa del matrimonio dove era stata cambiata l’acqua in
vino. La gioia di Gesù però non è una fuga dalla realtà, ma accoglie ogni
aspetto della vita come quello portato dalla malattia del figlio di questo
funzionario del re. Sarà interessante scoprire che tipo di relazione possa
esserci tra Gesù e una persona malata.
La nostra vita e la Parola
La vita, prima o poi, ci porta ogni genere
di fatti e di richieste. Signore, aiutaci a capire come tutto ciò che ci
succede debba da noi essere preso nei suoi limiti e nelle sue aperture e
portato avanti di quel passo che tu ci richiedi.
47 Costui udito che Gesù era venuto dalla
Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio
perché stava per morire.
Quando si è in zona morte ciò che
normalmente mai si farebbe diventa praticabile. La morte ha veramente quel
potere tremendo di farci distinguere ciò che vale veramente da ciò che è palta.
Il senso del pericolo mette l’uomo in una vera ricerca ed immancabilmente chi
cerca trova, come dirà lo stesso Gesù. Il funzionario del re non si è chiesto
se Gesù era abilitato alla professione, ma avendo molto probabilmente sentito
dai galilei che erano stati in Gerusalemme cosa Gesù aveva operato, decide di
affidarsi comunque. Sicuramente aveva già contattato tutti i migliori medici
del luogo, ma senza risultato. Quando si è disperati ci si sente disponibili
per rischiare. Ed in questo atteggiamento il funzionario somiglia in tutto e
per tutto ai papà e alle mamme di oggi che pur di guarire i loro figli sono
disposti a vendere anche la camicia. Anche seil funzionario è un personaggio
importante non manda un servo a chiamare Gesù, ma si muove di persona e questo
suo affrontare le vie di Galilea allontanandosi dal figlio morente ci dà la
misura dell’amore, della fede e della speranza di ques’uomo.
La nostra vita e la Parola
Signore, mi viene da dire :"Lui beato
che ti ha trovato vicino nel momento del bisogno. Così sia per me e per noi
nell’ora suprema.".
48 Gesù gli disse: "Se non vedete
segni e prodigi voi non credete."
Alla percezione di di chi assiste alla
scena, se pur attraverso la lettura, sembra tutto veramentec osì strano. Sembra
strano che un uomo vada per strada alla ricerca di Gesù solo perché qualcuno
aveva parlato bene di lui. E Gesù non era neppure un medico. Sembra ancora più
strano che il Maestro di fronte alla richiesta di aiuto e al dolore dell’uomo
dica una frase così apparentemente fuori tema. Il bambino che sta morendo
infatti non è per lui che l’occasione per esplicitare un tema molto più
profondo che riguarda l’uomo stesso in quanto tale. ‘E come se dicesse: "O
uomo si può credere che qualcosa di nuovo succeda in questo mondo senza che
questo credere sia originato da segni e prodigi.". Forse Gesù, dando
questa risposta, si trovava davanti ad uno di quegli uomini lontani da Dio e
che non credono più a niente, ma che poi quando si trovano costretti dalla
necessità sono disposti a credere a qualsiasi cosa o persona pur di risolvere
il loro problema. Gesù quindi fa capire che la dimensione del credere si addice
perfettamente all’uomo e che il suo abbandonarsi ad una dimensione più grande
di lui può aiutarlo anche nella risoluzione dei suoi problemi concreti. Il
Maestro con queste parole svela il cuore di quest’uomo e cioé il suo modo di
essere al mondo consegnato solo alla tirannia di ciò che si può vedere e
valutare. Una grave sciagura per lui perché per questa via vedrà sempre meno.
Gesù prende atto di questa situazione e della difficoltà in cui l’uomo in
quanto tale si trova ed entra comunque in una relazione vitale con il
funzionario del re.
La nostra vita e la Parola
Signore, nonostante le nostre povere parole
e la nostra visione distorta del mondo tu non ti sottrai da una relazione con
noi ed operi in continuazione per condurci nel tuo regno di gloria.
49 Ma il funzionario del re
insistette:" Signore, scendi prima che il mio bambino muoia".
Tutto è imperniato su quel verbo:
"scendere". Il funzionario vuole che lui si muova, che arrivi prima della
morte del bambino. A suo modo quindi crede, ma il suo di credere è legato a ciò
che ci si può aspettare da un guaritore o da un medico molto esperto. Incita
Gesù a non perdersi in chiacchere e ad operare nel regno delle realtà che si
possono toccare, come la salute fisica che chiedeva per suo figlio. L’uomo,
senza saperlo, conta il tempo di fronte al padrone del tempo e si preoccupa
della perdita della vita di fronte a Colui per mezzo del quale tutto è stato
fatto. Gesù invece non ha assolutamente fretta e vive il momento dell’incontro
non in funzione di terzi, ma del suo interlocutore. E davanti ha un uomo che
crede solo a ciò che vede ed allora deve portarlo a fare un passo avanti in
questo suo modo di porsi guagnandolo ad una realtà ed una persona, la sua, che
gli possono aprire orizzonti molto più vasti di quelli d’essere il semplice
padre di un bambino.
La nostra vita e la Parola
Signore, la tua divina premura ci sta
vicina per farci fare, uno dopo l’altro, tutti i passi che sono necessari
perché noi diventiamo avvertiti della tua presenza e del meraviglioso mondo in
cui sei ansioso di introdurci.
50 Gesù gli risponde:" Va tuo figlio,
vive". Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise
in cammino.
L’uomo gli aveva chiesto di muoversi ed
invece Gesù invita l’uomo a muoversi lui e cioè a mutare il suo modo di vedere
il mondo. Mentre il funzionario del re era andato dal Maestro con la pretesa
molto umana di prescrivergli il quadro operativo per ottenere la guarigione del
figlio ora è lui che è messo di fronte ad una scelta: rinunciare alla sua
modalità molto sensoriale di inquadrare il futuro oppure ricredersi e ritornare
a mani vuote. Gesù non offre altro all’uomo che la sua persona e la sua voce.
Il segreto dell’assenso di quest’uomo sta nella relazione che al momento si
instaura tra il suo bisogno e la persona divina del Cristo. Nel rapporto il suo
bisogno diventa come un gradino che lo aiuta a vedere oltre il suo stesso
bisogno di vedere guarito il figlio. Egli scopre in Gesù la persona di cui ci
si può fidare in assoluto, una persona che a distanza può comandare alla
malattia di lasciare il figlio. Egli ritorna a casa con una ricchezza nel cuore
e cioè quella di avere incontrato l’essere più meraviglioso di tutta la sua
vita. Quel cammino di ritorno non era sotto l’insegna dell’incertezza, non era
un cammino per andare a controllare se tutto si era verificato secondo le
parole del Maestro, ma un andare nella gioia e con un cuore pieno di
gratitudine. Egli sta tornando con la coscienza di un padre che sa che il
figlio è guarito e torna per abbracciarlo e raccontargli l’incontro memorabile
che grazie alla sua malattia aveva avuto con Gesù. Il vero guarito è proprio il
funzionario.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ti servi delle nostre
piccolezze e dei nostri difetti per metterci di fronte a delle scelte che ci
permettono di superare noi stessi. Il grande magnete che ci attira sei Tu.
Grazie alla tua persona e al tuo fascino noi facciamo passi da giganti.
51 Proprio mentre scendeva gli vennero
incontro i servi a dirgli: "Tuo figlio vive".
Questo funzionario dunque aveva dei servi e
ciò a noi uomini del ventesimo secolo disturba molto. Uno dei nostri puritani
si scandalizzerebbe subito al pensiero che Gesù ha addirittura fatto un miracolo
ad un uomo che aveva dei servi. In noi uomini infatti prevale molto spesso un
atteggiamento punitivo che vorremmo fosse pure di Dio. Ed invece lui ci prende
ad un livello che è al di là dei nostri stessi difetti sia personali che
storici. E questo perché noi possediamo una capacità potenziale di infinito
avendoci Dio creati a sua immagine e somiglianza. Gesù quindi conoscendo come
siamo fatti si rivolge a questo nostro essere profondo al di là di qualsiasi
sua concretizzazione storica. Sì quell’uomo aveva dei servi, ma da quel
contatto con il divino Maestro avrà sicuramente tirato delle conclusioni su che
cosa è veramente l’uomo quando è collegato a Dio e quindi avrà scoperto
d’essere figlio di Dio non per niente diverso, sotto questo aspetto, da quelli
che fino a quel momento aveva vissuto come servi.
La nostra vita e la Parola
Signore tu guardi solo al nostro cuore, fa
allora che possiamo non oscurarlo con i nostri saggi pensieri o le nostre
illuminate visioni del mondo.
52 S’informò poi a che ora avesse
cominciato star meglio. Gli dissero: "Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la
febbre lo ha lasciato".
Il funzionario quindi allontanandosi dal
figlio così tanto ( una giornata di cammino) aveva preso una decisione non di
poco conto. E l’aveva presa grazie a qualcuno che era stato a Gerusalemme ed
aveva visto all’opera Gesù. Il racconto deve essere stato così convincente da
indurre un povero padre a lasciare il capezzale del figlio con l’implicito
rischio che al ritorno l’avrebbe trovato morto. Eppure deve essere stata così
grande l’impressione lasciata da Gesù nel cuore di quei galilei che loro
riescono ad accendere nel cuore del padre una speranza vera. Questo padre che
si muove per amore del figlio può essere messo vicino ad altri esempi di padri
presenti nel vangelo, ad es, il padre del figliol prodigo o al Padre celeste
che non lascia intentata alcuna cosa pur di assicurare la salvezza ai suoi
figli.
La nostra vita e la Parola
Quando i nostri piedi sono mossi dal
bisogno fa, Signore, che si diriggano solo verso di te perché tu solo puoi
pronunciare quelle parole che ci salvano.
53 Il Padre riconobbe che proprio in
quell’ora Gesù gli aveva detto: "Tuo figlio vive" e credette lui con
tutta la sua famiglia.
La famiglia aveva assistito al
miglioramento improvviso del figlio, ma non sapeva darsi spiegazione di quanto
era accaduto. I servi vanno alla ricerca del padre portandogli la buona
notizia, riferiscono l’ora della guarigione e apprendono, come poi tutta la
famiglia, che essa è stata causata da un uomo di nome Gesù. E così credettero
tutti al Cristo. Ma cosa credettero? Credettero che non esiste solo la linea
dell’interesse che muove l’uomo, che ciò che appare non è tutto, che c’è un
uomo in particolare a cui obbediscono gli elementi e che sa guarire a distanza,
che da quest’uomo sgorgano parole di vita.
La nostra vita e la Parola
Signore, dove crediamo di andare quando ci
allontaniamo da te, quando inseguiamo le chièmere dei nostri sogni? Crediamo di
darci una felicità che sentiamo spettarci di diritto e per questo corriamo a
prenderla: ecco cosa pensiamo di fare. Signore, l’unica strada vera è quella
percorsa da te perché tu ci sveli il mistero del nostro essere. E il nostro
mistero è completamente svelato nella tua persona. Non abbiamo alternative a
Te, ma la tua alternativa è quanto di meglio ci possa capitare in questa vita.
54 Questo fu il secondo miracolo che Gesù
fece tornando dalla Giudea in Galilea.
Si va alla ricerca del secondo miracolo di
Gesù immaginandolo come una guarigione ed invece le cose non sono come noi ce
le aspetteremmo. Il ‘secondo miracolo’ può essere interpretato almeno in due
modi differenti: il primo si riferisce alla conversione della samaritana e dei
cittadini di Sikar, il secondo alla conversione del funzionario del re e di
tutta la sua famiglia. Qui comincia ad apparire evidente che Gesù si servirà
sempre più dei miracoli per avvicinare l’uomo. Basterebbero solo le sue parole
se l’uomo fosse meno buffo di quello che è, ed invece per tirarlo fuori dal
vedere il mondo diverso da quello che è Gesù ha bisogno di mettere in scena i
miracoli. L’uomo è buffo perché vivendo nel miracolo ed essendo lui stesso un
miracolo ha bisogno dei miracoli per credere.
La nostra vita e la Parola
E’ la nostra poca fede che forza la mano di
Dio a farci vedere uno spartito diverso del mondo attraverso i miracoli.
Signore, dacci i tuoi occhi per vedere che già la natura e gli stessi uomini
sono così meravigliosi da portare in sè tutte le tracce del tuo divino mondo.