1 Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
Gesù si muove per andare
ad una festa quella di Pentecoste o “delle settimane” dove si portavano al
tempio le primizie della messe maturata nelle sette settimane successive alla
Pasqua (M.J. Lagrange). Gesù ,sempre più pellegrino, è sempre più in ricerca di
un contatto vero con il suo popolo. Deve farsi conoscere come l’inviato di Dio
venuto a salvare il popolo dai suoi peccati e porre fine al tipo di storia
infelice iniziata dai progenitori: storia di infedeltà, di orrori e di sangue.
Gesù era venuto ad iniziare un regno veramente nuovo e solo oggi possiamo
capire la portata della proposta del Signore. Certo se gli israeliti avessero
riconosciuto in Gesù il loro vero Salvatore, come sarebbe diversa oggi la
nostra vita! Per adesso seguiamolo in queste sue peregrinazioni volte a portare
la buona novella tenendo in mente che va ad una festa.
La nostra vita e la Parola
Signore, la vita è anche
una festa dove tu ti aggiri con la tua persona, i tuoi richiami, le tue
indicazioni preziose, i tuoi miracoli. Fa che non ti perdiamo mai d’occhio
perché abbiamo molto da imparare e da ricevere.
2 V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una
piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici,
L’evangelista non sta
raccontando solo favole, ma la vita di uomo che si è mosso attraverso luoghi
ben precisi con tanto di nome. In questo caso cogliere lo spirito e gli
insegnamenti di Gesù da un versetto così storico sembrerebbe impossibile, ma se
questa è parola di Dio sicuramente conterrà qualcosa di prezioso. Il versetto
tocca la portata storica del vangelo nel senso che esso è stato scritto sia per
quelli del tempo che così potevano controllare la verità di alcune
affermazioni, sia per noi che leggiamo oggi il vangelo e che potremmo
attraverso una ricerca storica o l’archeologia trovare che ciò che è stato
scritto corrisponde alla realtà. Se tutto il vangelo si rivolgesse solo alla
nostra intelligenza senza avere dei riferimenti concreti ci troveremmo di
fronte al racconto edificante di un uomo vissuto nel passato non importa
precisamente quando, né precisamente dove. Qui però non si parla di un uomo
qualsiasi, ma di chi, come è scritto all’inizio del vangelo di Giovanni, prima
della creazione del mondo ci ha pensati, voluti ed amati. Ogni riferimento storico
quindi non è causa della nostra fede, ma la supporta dandogli un contesto di
credibilità che per noi uomini è molto importante.
La nostra vita e la Parola
Signore,
ci troviamo anche noi sotto uno dei portici per osservare ciò che succederà e
dal momento che abbiamo la grazia di avere gli occhi fa che nella vita noi non
ci nascondiamo di fronte a ciò che vediamo, ma dacci la forza di farcene
prendere carico.
3 sotto i quali giaceva un gran numero di
infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Una
umanità questa (giocando sul presente di Gesù come se fosse il nostro presente)
che oggi non vediamo così palesemente esposta nelle nostre città. La medicina,
e una maggiore carità diffusa, è entrata nelle nostre società diminuendo o
addirittura azzerando il numero di persone malate per le strade. Ma l’orizzonte sta cambiando e l’arrivo di
extracomunitari ci porrà sempre di più di fronte ad una realtà diversa. Gesù
però non si presenta come il guaritore di massa, non arriva alla piscina e
sotto i portici con l’intenzione di guarire tutti. Se ci si pensa bene il
guarire tutti non può essere disgiunto da un atto di potenza. Ed allora coloro
che si sarebbero rivolti a lui lo avrebbero fatto non tanto per conoscerlo ed
amarlo quanto perché lui era l’uomo che operava atti portentosi. Gesù in altre
occasioni fa dei miracoli in presenza della folla correndo quindi il pericolo
di essere frainteso, ma quando lo fa tutto avviene in un contesto dove la
lettura dell’evento è strettamente collegato ad altre e più evidenti aperture
di senso. Sappiamo però che nonostante tutte le precauzioni del Signore resterà
sempre difficile per i Giudei vederlo in una veste diversa da quella dell’uomo
potente.
La nostra vita e la Parola
Signore,
per noi è difficile vivere i rapporti con le situazioni e le persone in modo
disinteressato. Sembra che la domanda più importante che ci facciamo sia quella
di chiederci: “A me cosa ne viene?”. Fa che possiamo invece ogni volta cambiare
questa domanda con quest’altra: !”Cosa posso offrire di mio a questa realtà che
mi sta interpellando?”.
4 (Un angelo infatti in certi momenti
discendeva nella piscina ed agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo
l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto).
Siamo circondati da
angeli che si prendono cura del benessere degli uomini. Essi operano e noi
normalmente siamo inconsapevoli del loro aiuto. Altre volte ci tendono la mano
e basterebbe che noi fossimo spiritualmente vigili per riuscire a captare la
loro presenza. Il rapporto con gli angeli si instaura quando da parte dell’uomo
c’è un forte desiderio di mettersi in contatto con loro. Purtroppo per tanta
umanità, compresi noi che diciamo di credere, il mondo angelico non è vissuto
come realmente presente nella nostra vita quotidiana. Gli aiuti divini all’uomo
sono numerosi, ma se l’uomo è convinto d’essere gettato in questo mondo come un
orfano privo di ogni aiuto, allora non c’è speranza che egli possa vivere una
realtà diversa da quella che egli stesso intende. Per chi invece si affida
veramente le cose stanno diversamente in quanto la sua vigilanza si fa accorta e selettiva al fine
di armonizzare continuamente il suo mondo interiore con la ricchezza delle
provvidenze divine. In questo suo stato di grazia egli sa fare opera di
discernimento evitando così di lanciarsi in acqua rischiando di bagnarsi, e
magari di perire, solo perché ha
creduto al primo spiffero che ha agitato le acque. Occorre quindi che egli
sappia discernere perché l’angelo scende nella piscina solo in certi momenti e
non in altri. E tuttavia si può pure dire che l’angelo, soprattutto il nostro
angelo custode, sta sempre vicino a noi e ci aiuta sempre. Non ci aiuta però
secondo le nostre convenienze terrestri, ma secondo il piano di Dio. E quindi
se agli occhi degli altri può sembrare ingiusta la morte per incidente di un
uomo, nella vera realtà di Dio la morte di quell’uomo, se egli era in accordo
con la vita divina, è avvenuta usufruendo di tutti gli aiuti angelici.
La nostra vita e le Parole
Signore, abbiamo
continuamente bisogno di non riempire il posto in cui viviamo, compreso il suo
orizzonte, delle nostre chiacchiere e delle nostre proiezioni. Infatti come
potremmo vedere se qualcosa di nuovo sta sorgendo? Facci esitanti nella vita e
nello stesso tempo certi del tuo aiuto perché oltre ed entro il nostro
orizzonte ci sei sempre Tu.
5 Si trovava là un uomo che da 38 anni era malato.
Qui si parla di un male
fisico, di una paralisi alle gambe. Non era nato così e forse aveva dovuto
riconvertire la sua vita ad una nuova situazione esistenziale. 38 anni sono
un’eternità, ma la speranza di guarire non è venuta meno in quest’uomo che
sceglie di starsene vicino alla piscina miracolosa. Per un essere umano quindi
è percorribile la strada della speranza perché su questa terra, sotto gli
occhi, di tutti possono succedere cose incredibili. I giochi per l’uomo non
sono mai fatti completamente neppure sotto l’evidenza di un destino terribile.
Solo la morte sembra porre fine ad ogni possibile gioco, ma anche qui cosa ne
sappiamo dei primissimi momenti dopo la
morte?
La nostra vita e la Parola
Si può stare una vita,
Signore, lontano da te, ma poi basta un momento, uno sguardo e tutto muta e si
ricomincia con una nuova certezza ed una nuova speranza.
6 Gesù vedendolo disteso e, sapendolo che da molto tempo stava
così, gli disse:” Vuoi guarire? “.
Riflettendo su questo
episodio è come se il tempo che ci separa dal Maestro non contasse più e
percepissimo quelle parole pronunciate 2000 anni fa come rivolte direttamente a
noi. Ora la condizione degli uomini,
anche di quelli che credono già in Gesù Cristo, è quella di essere dei malati,
più o meno gravi, che giacciono da lungo tempo nei propri lettini. E gli uomini
possono essere totalmente paralizzati nel corpo e nello spirito, o solo nel
corpo, o solo nello spirito, oppure in settori del loro essere spirituale.
Possono avere tanta parte del loro essere rischiarato, ma in altre zone essere
completamente nell’oscurità più profonda. Tuttavia chi ha iniziato un cammino
di liberazione sa che ogni volta che ci si apre alla luce divina questa va a
schiarire zone che prima erano nel buio più totale.
‘E come quando si ritira
l’acqua di un lago e sulla spiaggia liberata emerge ogni genere di rifiuto. Progredire
nella luce significa allora soffrire di più per ciò che di noi stessi andiamo
scoprendo: sono difetti fastidiosi, inveterate modalità negative di interagire
con il nostro prossimo o di affrontare i grandi problemi della vita. A questa
situazione di ciascun uomo Gesù fa la sua offerta e dice:” Vuoi guarire?”. Non
gli dice:” Tu hai dentro di te le forze per guarire”, ma lo disloca fuori di sé
chiedendogli se veramente vuole uscire da quello stato di menomazione. Lo
chiede perché non è assolutamente evidente che l’uomo voglia uscire dai suoi
mali, che spesso gli danno dei vantaggi che non vuole abbandonare : ad es. fino
a quel momento quell’uomo non si era posto il problema di lavorare; ora era
invitato a decidere se continuare la vita di prima oppure guardare con coraggio
e speranza ad un nuovo futuro. Gesù quindi non fa appello alle energie
esistenti nell’uomo paralitico, perché, se ci si pensa bene, questi ne aveva
poche, ma a quel livello libero dell’uomo in cui non esiste deperimento di
forze, perché esso è governato solo dal cuore, dal suo poter dire, sì oppure
no. La presenza di questo livello può
fargli cambiare la vita da un momento all’altro fosse egli l’uomo più
disgraziato e più odioso presente sulla faccia della terra. Ed ecco pure perché
non ci è permesso giudicare e fissare alcuno in uno stato negativo e definitivo
dicendo: “ Quell’uomo è finito”.
La nostra vita e la Parola
Sapere, Signore, che
anche dal profondo del mio peccato io posso appellarmi alla tua misericordia mi
aiuta a non permanere nei miei stati negativi, ma a rendermi disponibile al tuo
aiuto che mi risana continuamente.
7 Gli rispose il malato: “ Signore, io non ho nessuno che mi
immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi,
qualche altro scende prima di me”.
Il malato avrebbe potuto
semplicemente rispondere al Signore che il suo desiderio era quello di guarire
e basta. Questa però risulterebbe una lettura affrettata che ha solo gli occhi fissi
sul Maestro non ritenendo di gran rilievo il mondo interiore del paralitico, ma
quel mondo è lo stesso nostro e quindi occorre guardarlo con tutta l’attenzione
possibile.
Ognuno di noi si porta
dietro il proprio mondo, i propri bisogni e i propri limiti, noncchè una
routine interiore che detta a se stesso e agli altri l’unico modo attraverso
cui accettiamo di essere liberati.
Per il malato era del
tutto insignificante dire soltanto ‘sì’, perché egli non aveva dubbi sul fatto
che volesse guarire, era infatti vicino alla piscina proprio per questo. Il suo
problema mentale era che senza un’altro che lo aiutasse egli non sarebbe
guarito mai: questa la sua proiezione.
E così la sua risposta è l’offerta di un posto di volontariato. Dà quindi a
Gesù tutte le informazioni necessarie perché quella guarigione possa avvenire.
Gesù deve diventare in qualche modo una sua proprietà per poter essere
considerato, nel momento dell’agitazione delle acque, l’uomo su cui poter fare
affidamento. Ed ora ci si potrebbe chiedere come mai quest’uomo non ha nessuno
che lo aiuti. La sua vicenda ne richiama, alla lontana, un’altra, quella di
Sisifo che era condannato a rotolare in eterno un masso dall’altra parte della
montagna senza che nessuno lo aiutasse e senza riuscirvi. Il nostro malato,
come Sisifo, non riusciva mai ad arrivare in tempo e doveva stare sempre
all’erta per ricominciare daccapo la sua inutile corsa. Era solo, e forse come
Sisifo, si era inimicato il genere umano. Egli quindi fa presente a Gesù che
senza il suo servizio non potrà mai guarire nonostante volesse guarire davvero.
Con le parole che rivolge a Gesù fa comunque un passo avanti e, riconciliandosi
con il genere umano, passa, forse, dall’odio verso il prossimo ad una nuova
apertura che lo porta ad accettare da un altro ancora un aiuto. Tuttavia l’uomo
rimane vittima (e chi non lo sarebbe stato!) del voler regolare il corso degli
eventi secondo i parametri del suo piccolo mondo. Il futuro che lo aspetta è
per lui inimmaginabile.
La nostra vita e la Parola
Signore, a questo punto
siamo vinti dai tuoi scenari, impossibili per le nostre piccole menti, ed
allora aiutaci ad aprirci al veramente nuovo che Tu ci proponi.
8 Gesù gli disse: ‘Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”.
La preoccupazione del
malato era legata al fatto di non avere nessuno che lo aiutasse ad immergersi,
ma non era l’unica, perché c’era sempre quella legata al competere con gli
altri per arrivare primo alla piscina. La presenza degli altri quindi è vista
come fastidiosa e in opposizione al suo benessere fisico e spirituale. Se
all’agitarsi dell’acqua invece del folle correre verso la guarigione, i malati
si fossero messi d’accordo per immergersi assieme forse sarebbero guariti tutti
in una sola volta. Ma loro non la vivevano così e siccome è impensabile che
l’Angelo si faccia strumento di una competizione occorre pensare che quando uno
dei malati era pronto per ricevere la grazia ecco che tutto si predisponeva in
modo che fosse lui per primo a vedere le acque agitarsi e a capire che era
arrivata la sua ora. Il paralitico del vangelo però credeva che tutto
dipendesse dal suo avere qualcuno che lo immergesse al momento opportuno
e dal suo arrivare prima degli altri. Gesù va completamente oltre ogni suo
pensiero e immaginazione. L’azione di guarigione del Maestro non si serve né
dell’azione dell’angelo, né della piscina, ma è diretta. Questo intervento
mette quell’uomo in contatto diretto con la divinità. Mentre dal racconto del
paralitico sembrava che la guarigione dipendesse solo dalla questione pratica di qualcuno che lo
aiutasse al momento opportuno, ora Gesù lo inizia ad una realtà diversa e cioè
a quella della Sua persona come fonte da cui può scaturire ogni grazia.
La nostra vita e la Parola
Signore, quando depressi
e incapaci di vivere ce ne staremo in un angolo buio della vita, potremo sempre
immaginarci di essere accanto alla piscina per ascoltare le tue parole di vita:
“Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina” e se la nostra intenzione è
veramente quella di metterci di fronte alla tua presenza, allora saremo sicuri
di guarire dai nostri mali.
9 E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio,
cominciò a camminare. Quel
giorno però era un sabato.
La mano divina si posa
completamente su quest’uomo e lo guarisce. Il paralitico comincia a camminare,
ma quell’inizio di cammino non è una prova per vedere se era veramente guarito.
Egli è completamente certo di essere tornato un uomo come tutti, con le gambe
che obbediscono totalmente al suo volere e pertanto la prima cosa che fa è
quella di portare via il lettuccio che per 38 anni era stato il suo destino e
il simbolo del suo stato sociale. Insomma cambia repentinamente vita e sembra
non avere parole per quello che gli è successo. Il suo andar via così muto è sì
nella gioia per la grazia ricevuta, ma anche un po' nella vergogna per non aver
creduto fino in fondo che il miracolo potesse accadere veramente. Egli in
effetti voleva guarire, ma nel suo immaginario non esisteva chi potesse
guarirlo veramente e il suo trovarsi di fronte al fatto compiuto lo fa reagire
come chi, preso alla sprovvista, ha bisogno di mettere di nuovo a punto la sua
visione del mondo.
La nostra vita e la Parola
Non ci capiti così a noi
Signore, ma una volta guariti fa che continuiamo a camminare, ma solo per
seguirti sempre.
10 Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: “E’ sabato e non
ti è lecito prendere su il tuo lettuccio”.
Il nostro uomo è ancora
preso dall’avvenimento più grande della sua vita e soprattutto dalla domanda:
“Perché ha scelto proprio me, io che mi credevo abbandonato dagli uomini e da
Dio”?. E mentre stava portando via il lettuccio e si sente colpito al cuore
dall’amore di Dio, ecco che ode qualcuno provocarlo. Sono i Giudei che gli
ricordano che è sabato e che quindi non può portar via il suo lettuccio. Un
appunto da un certo punto di vista corretto, perché richiamava all’osservanza
della legge, ma piuttosto fuori luogo in un momento in cui c’era altro casomai
di cui parlare e cioè della guarigione miracolosa avvenuta per la parola di uno
sconosciuto. I Giudei si mostrano ciechi
di fronte a quanto di nuovo è successo e preferiscono richiamare la sua
attenzione sul fatto che sì era stato miracolato, ma che comunque doveva, come
loro, rimanere osservante della legge o, come direbbe Paolo, schiavo della
legge. Ed invece Gesù dicendo: “Prendi il tuo lettuccio e cammina”, emancipa
l’uomo proprio dalla legge, perché essa era stata data non per sempre, ma fino
alla sua venuta. Tutto questo i Giudei non potevano capirlo, ma Gesù comincia
così a farsi conoscere e a disegnare un passo dopo l’altro la nuova era che con
lui si andava a schiudere.
La nostra vita e la Parola
Il continuamente nuovo
che tu ci proponi è tale perché sgorga dal tuo Cuore pieno di luce e di amore.
Signore, la nostra mente invece ragiona per certezze, per sicurezze e percorsi
abbondantemente conosciuti e continuamente rivisitati. Immettici dunque lungo
la via del tuo essere luminoso perché possiamo essere diversi da quei Giudei
che invece di gioire per la guarigione, perdevano tempo ed energie sul vecchio.
11 Ma egli rispose loro: “Colui che mi ha guarito mi ha detto:
“ Prendi il tuo lettuccio e cammina”.
L’uomo non aveva intenzione
di violare il riposo sabatico, egli era un ebreo come gli altri e conosceva
bene le usanze del popolo di Israele. Aveva però una intelligenza ed avrà
pensato che se c’era qualcuno a cui obbedivano gli elementi della natura al
punto da guarire un malato cronico come lui, allora ogni parola uscita dalla
sua bocca aveva il potere di rimettere a posto il mondo: non più quindi un
rapporto ebreo-legge-Dio, ma quello ebreo-Gesù-Dio. L’ex paralitico sembra a un
primo sguardo subire gli avvenimenti ed essere totalmente passivo nella
vicenda, ma non lo è affatto perché quel suo rimandare a Gesù non è un lavarsi
le mani della questione, ma averla capita fino in fondo ed avere scelto da che
parte stare. Egli aveva obbedito precisamente alle parole di Gesù. Non gli
era stato detto infatti:” cammina e prendi il tuo lettuccio”, ma prima “prendi
il tuo lettuccio” e poi “cammina”. Gesù aveva attirato l’attenzione dell’uomo
anzitutto sul prendere il lettuccio e l’uomo non gli risponde che non può
perché è paralitico e neppure gli risponde che non può perché è sabato, ma
pensa tutto questo e cioè che è paralitico e che è sabato, e nonostante tutto
ciò, con un grande atto di fede, prende il suo lettuccio e cammina. Quando
prende il lettuccio si è lasciato dietro di sé il mondo ebraico mettendosi in
cammino verso il futuro.
La nostra vita e la Parola
Signore, spesso noi la
viviamo la nostra vita con molta superficialità ed invece essa è ricca di
significati che aspettano di essere colti, dacci il cuore e l’occhio perché
possiamo accorgercene.
12 Gli chiesero allora: “ Chi è stato a dirti: prendi il tuo
lettuccio e cammina”?
Questi Giudei o sono
arrivati un momento dopo il miracolo oppure vogliono spillare informazioni
all’uomo guarito nella speranza che questi ne possedesse di più. In
quest’ultimo caso anch’essi avevano assistito al miracolo ed ora vogliono
sapere chi è quest’uomo che si permette di ordinare cose contrarie alla legge
di Israele. Per questi epigoni dell’antico testamento la legge non è più
simbolo vivente dell’alleanza di Dio con il suo popolo, ma un cumulo di
osservanze da praticare.
Gesù ha iniziato da poco
la sua vita pubblica e quindi non è ancora molto conosciuto ed è per questo che
c’è molta curiosità attorno a lui. Quel chiedersi: “chi è” è la spia che le
forze avverse cominciano a muoversi e non avranno pace finché non vedranno il
Signore appeso sul legno della croce.
La nostra vita e la Parola
Signore, dopo il
miracolo non sei rimasto vicino alla piscina a prenderti dagli uomini tutta la
gloria per quello che avevi fatto, ma sei andato oltre. Fa che anche noi
possiamo capire come ogni cosa bella e grande che facciamo Te e come sia insano mettersi
nell’atteggiamento falso di aspettare le lodi degli uomini dimenticando di
ringraziarti come fonte e sorgente di ogni nostro operare.
13 Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù
infatti si era allontanato essendoci folla in quel luogo.
Gesù quindi non aveva
aspettato che l’uomo guarito gli manifestasse riconoscenza o gli chiedesse il
nome, ma, molto probabilmente, era andato via perché aveva notato che questi
era troppo preso da ciò che gli era successo. Inoltre Gesù in questo momento
non vuole rivelarsi alle folle. Il suo atteggiamento è proprio dell’uomo
veramente libero che non ha uno schema preconfezionato in testa. Ai nostri
giorni un uomo di successo ricercherà sempre il successo. Per Gesù non è così.
Tutto ciò che egli fa non lo fa per incrementare la sua immagine personale, ma
in relazione alla persona e al contesto in cui sta operando. In quel momento
era importante che l’uomo fosse lasciato solo perché penetrasse più a fondo il
senso del miracolo. L’uomo celava nel suo cuore un segreto, un tormento ed ora
si trovava guarito e nell’abbraccio di Dio. Doveva aver modo di capire fino in
fondo quale immensa grazia aveva ricevuto e perché.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ci investi
di grazia e ci dai anche il tempo per capire ciò che ci hai donato. Non vuoi un
grazie immediato o strappato ad una comprensione non completa, perché la tua
delicatezza aspetta i nostri tempi che si rivelano essere, ahimè troppo lenti,
ma comunque sempre aspettati dalla tua misericordia.
14 Poco dopo Gesù lo trovò al tempio e gli disse:” Ecco che
sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di
peggio.
Quale conclusione si può
tirare da queste parole di Gesù? Che i nostri problemi fisici sono legati al
peccato. Quando l’uomo era nel paradiso terrestre il suo corpo era
inattaccabile dalle malattie e solo dopo il peccato la morte ed il dolore sono
entrati nella sua vita. Allora ci si può chiedere se ogni situazione di
malattia fisica presente in un uomo presuppone che vi sia una sua
corrispondente decadenza morale. E la risposta è negativa perché l’uomo non
sconta solo i suoi peccati personali, ma nel suo corpo sconta i peccati di
quelli che sono venuti prima di lui. Una malattia può sopravvenire a motivo di
una debolezza costituzionale causata, ad es., da genitori o nonni alcolisti,
oppure emergono malformazioni che hanno una radice lontana. Tuttavia sull’uomo
è incontestabile che aleggi una concreta possibilità di ammalarsi quando lo
spirito che informa il corpo ha abbandonato il suo legame con il Creatore. ‘E
come se il suo sistema immunitario fosse diventato più debole e quindi incapace
di opporsi validamente alle forze del disordine che premono per la distruzione.
In questo versetto viene predetto all’uomo che se lui pecca ancora gli accadrà
qualcosa di peggio. La parola del Signore non è rivolta quindi a tutti, ma solo
a quell’uomo, e forse a quei tipi di uomini che se non sono colpiti nel corpo
non riescono ad avere una base per poter chinare la testa e vedere il mondo
attraverso un’altra prospettiva. La minaccia di Gesù quindi mira a far capire
al miracolato qual’è veramente l’origine dei suoi mali e a dargli attraverso la
guarigione un saggio di come si sta bene quando si sta con il Signore. La
minaccia allora è una specie di spada di Damocle per ricordargli che se vuole
conservare la sua completa guarigione fisica e spirituale non deve più peccare.
Il Signore si serve
anche di queste maniere forti, ma si può star certi che quando il Signore ci
tratta duramente è perché prima ci ha riempiti di grazia, come ha fatto verso
con il paralitico.
La nostra vita e la Parola
Signore, siamo
completamente folli quando pensiamo che tu ci punisci perché vuoi vendicarti di
noi. Se tu permetti che ci succeda qualche malanno è perché non vuoi
rassegnarti a lasciarci andare in altre mani. Grazie per essere sempre interno
al nostro cuore nonostante tutte le mosse che facciamo per scrollarci d’addosso
la tua presenza.
15 Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù
a guarirlo.
La vicenda si chiude,
l’uomo si allontana da Gesù ed è pieno di grazia. Si allontana fisicamente, ma
l’immagine di Gesù è impressa a fuoco nel suo cuore. Il suo scopo nella vita
sarà quello di ricordare l’incontro con il Signore, un incontro di guarigione
totale in cui era uscito fresco di stampa, come appena formato dal Creatore sia
nel corpo che nello spirito. ‘E questo corpo così improntato alla luce che
incontra i Giudei. Prima non sapeva chi era colui che l’aveva guarito ora
invece sa il nome di chi l’ha beneficato e questo nome è come una bandiera da
far sventolare su amici e nemici. Dire inoltre ai nemici che Gesù l’aveva
guarito era anche cercare di spostare la loro attenzione sul miracolo e non
sulla questione formale del sabato. Quelli che sono toccati dal Cristo si
uniformano subito a lui e cercano di imitarlo nel bene: l’ex paralitico quindi,
come il vero psicoterapeuta di oggi, cerca di allontanare i loro pensieri da
ciò che ha solo un futuro di morte, per indicare la sua guarigione come segno
tangibile di una nuova e più profonda liberazione.
La nostra vita e la Parola
Signore, abbiamo da
mostrare a noi stessi e agli altri i miracoli avvenuti sulla nostra pelle e sul
nostro spirito? Sicuramente sì, ma allora perché ce ne dimentichiamo e rendiamo
vana l’azione di Dio? Signore, dacci memoria delle tue meraviglie, del sale che
hai posto nei nostri cuori perché se siamo sciapiti chi potremmo servire?
16 Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù,
perché faceva tali cose di sabato
Finchè si sta zitti e
buoni, finchè non si dice di sabato: ”Alzati e cammina’, tutto fila liscio
perché è rispettato il potere di chi vuole che le cose vadano secondo il verso
dei loro interessi, ma se arriva qualcuno che libera veramente allora occorre
che quest’uomo venga perseguitato perché crea, non nella fantasia, ma nella
concreta realtà, una diversa modalità di stare tra gli uomini. Si potrebbe pure
pensare che questi Giudei, tanto
zelanti, prendessero il pizzo dall’uomo paralitico e che trovandosi ora con
l’uomo guarito fossero indispettiti per i mancati introiti. E forse deve essere
stato proprio così perché l’uomo sembra da una parte scusarsi con i Giudei
(forse perché ormai incapace di fornire i soldi delle offerte?), dall’altra
però sembra godere del fatto di essere scampato al loro potere. E Gesù da
questo miracolo invece di guadagnare consenso ne ricava, in maniera del tutto
inspiegabile ai buoni, odio. E’ il mistero del male che comincia ad agire nel
cuore di quanti si vedono minacciati dall’avvento del nuovo regno perché il
loro potere prospera dal mal funzionamento del vecchio.
La nostra vita e la Parola
Signore, cambiare non è
facile perché tutte le forze negative che sostenevano la nostra mala vita si
alleano per riportarci in loro potere. La sola tua presenza ci salva e ci
permette di passare a testa alta di fronte ai nostri nemici. Come faremmo senza
di te?
Le opere e il potere del Figlio
17 Ma Gesù rispose loro:” Il Padre mio opera sempre ed anch’io
opero”.
Gesù dà una risposta in
cui, pur accettando di relazionarsi a chi lo interroga, non ne segue la logica.
La lettura che i Giudei fanno di ciò che è avvenuto è una tra le tanti
possibili e non è neppure la più interessante. Ribadire infatti il divieto di
operare durante il sabato di fronte ad un fatto così eccezionale non dava ai
presenti alcuna chiave di lettura per capire ciò che era accaduto, ma serviva
solo ad aumentare il potere di quanti si attribuivano il compito di far
osservare la legge. Gesù rende onore all’interlocutore uomo e non si ritiene
offeso dal basso livello di discorso a cui i Giudei vogliono attirarlo, ma
comincia ad informarlo sulla realtà come essa è veramente. Egli presenta il
Padre che chiama ‘mio’ e questo aggettivo possessivo indica sia l’affetto che questo figlio ha per il
Padre, sia la differenza tra il Padre di Gesù e il padre di chi fa azioni
opposte a quelle di suo Padre. In seguito Gesù dirà chiaramente che questo
padre è il principe dei demoni e cioè Belzelbub. L’azione di Gesù è talmente
collegata a quella del Padre che egli non può parlare della sua azione senza
richiamare quella del Padre. E tuttavia c’è differenza tra l’azione del Padre e
quella del Figlio. Dall’affermazione del Figlio si può intuire una meravigliosa
unità assieme ad una altrettanta meravigliosa diversità. L’opera di Gesù
somiglia a quella del Padre per il suo incessante sgorgare da un’unica fonte di
Amore (lo Spirito Santo), mentre il modo come questo Amore è incanalato
riguarda le diverse personalità del Padre e del Figlio. L’operare del Padre e
del Figlio è un operare eterno che non può essere fermato ed esso, proprio per
le sue intrinseche qualità di bene, somiglia d un moto perpetuo, distinto, solo
perché è generato da una libera e cosciente volontà di bene. Saper leggere
quindi la qualità superna di questa attività significa mettersi dalla parte
giusta. Anche se qui non è detto chiaramente, tuttavia è interna
all’affermazione di Gesù che questo operare è nella verità ed è così che il
Signore risponde in modo pieno alla provocazione dei Giudei.
La nostra vita e la Parola
Signore, anche noi
operiamo e quante cantonate prendiamo quando ci spostiamo dall’asse della tua
verità alle nostre del tutto personali interpretazioni. Fa che le nostre azioni
siano vere come quelle delle vostre Divine Persone.
18 Proprio
per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto
violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Nel vangelo di Giovanni
non si era ancora avvertita questa totale avversione dei Giudei contro Gesù. Le
motivazioni sono chiare: Gesù viola il sabato, Gesù si equipara a Dio. I Giudei
qui ci danno una testimonianza non richiesta e cioè ci dichiarano senza
possibilità di dubbi che Gesù si percepiva non come un profeta o un uomo dai
poteri miracolosi, ma come Dio. L’uccisione di Gesù viene qui voluta per
difendere Dio, quasi che Dio avesse bisogno di essere protetto dalle azioni
malvagie degli uomini. Inoltre è come se i Giudei vivessero sotto l’oppressione
di un Dio tremendo che avesse affidato loro il compito di vigilare affinché
nessuno potesse scalzarlo dal trono.
Questa falsa coscienza d'essere difensori di Dio li porta a farsi vindici del
suo onore. Essi sono completamente ciechi di fronte alla stupenda persona di Gesù e alle sue opere. Per loro
ciò che conta è togliere dalla faccia
della terra uno che cominciava a minare le basi del loro potere. Potere che era
ben radicato nel popolo e legittimato all'apparenza da buone e corrette
intenzioni teologiche. Gesù però riesce a stanare l’antico assassino che si
cela nel loro cuore e lo fa anche per educare il popolo ad andare oltre le
apparenze. Il popolo, aiutato dall'azione pedagogica di Gesù, si sarà chiesto
allora sempre più: ”Perché lo vogliono uccidere? Che ha fatto di male?”. E
rispondendo a questa domanda aprirà gli occhi su quelli che lo accusano
gettando una luce sui veri moventi che stanno dietro alle loro apparenti
preoccupazioni teologiche.
La nostra vita e la Parola
Signore, aiutaci a
riconoscere la traccia divina lasciata dentro di noi dal Creatore perché
seguendola possiamo trovare la vita piena a cui ci hai destinati.
19 Gesù riprese a parlare e disse: “In verità in verità vi
dico, il Figlio da sè non può far nulla se non ciò che vede fare al Padre;
quello che egli fa anche il Figlio lo fa.
Il versetto 17 ci aveva
lasciato l’impressione di due persone divine operanti il vero e il bene
attraverso una finestra che ci faceva intravedere la loro autonomia e libertà
dai condizionamenti in cui invece si
trovano gli uomini. Quell’ ”anch’io opero” che poteva essere interpretato come
azione disgiunta nell’ ideazione dall’azione portata avanti dal Padre ora viene
meglio precisata come autonoma capacità
di fare dipendente però nel contenuto dal fare del Padre. La nostra prima
reazione a quest’affermazione è di delusione. Noi infatti pensavamo di trovare
una persona divina tutta di un pezzo e ci ritroviamo di fronte ad una scatola
cinese. L'io dell'uomo, avvoltolato su se stesso, non si decentrerebbe mai per
andare a prendere altrove il senso del suo essere e del su fare. E guardando il
Signore prova delusione perché avendo tanto confidato in lui ora ha
l'impressione di trovarlo come vuoto. Ed allora, per meglio comprendere,
chiediamoci che cosa fa il Padre perché il Figlio lo ripeta uguale. Il Padre
come si legge in Gv.13, 16 ama il mondo e questo amore lo porta ad inviarci il
Figlio che è la sua luce. Gesù quindi porta all’uomo la luce del Padre, luce
che fa vedere la vita del Padre: “Egli attesta ciò che ha visto ed udito”
Gv.3,32, e “proferisce le parole di Dio” Gv.3,34. L’amore del Padre verso il
Figlio è tale che “gli ha dato ogni cosa” Gv.3,36. Ora se il Padre dà ogni cosa
al Figlio questi non avendo niente di suo non può che essere e non può che fare
tutto secondo il Padre ed il contenuto di questa azione, raddoppiato nel
Figlio, è l’amore che il Padre ha per la salvezza del mondo. Gesù quindi ripete
nella sua persona tutto l’amore di Dio per l’uomo. Ora il perdersi della personalità del Figlio nel
Padre è un perdersi apparente perché egli si ritrova pieno anzitutto dell’amore
che il Padre ha per lui e si trova pieno dell’amore traboccante del Padre verso
gli uomini cosa che lo accende di più amore verso gli uomini proprio perché il
suo desiderio più grande è fare la volontà del suo amato che è il Padre. Ed in
questo amore realizza completamente la sua persona di Figlio, diversa da quella
del Padre.
La nostra vita e la Parola
Signore, le tue lezioni
sono a prima vista veramente dure e forse un po' deludenti, ma la tua
conduzione ormai ci porta verso una luce più elevata.
20 Il Padre infatti ama il Figlio, gli
manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di
queste, e voi ne resterete meravigliati.
Non c’è cosa che il
Padre agisca senza che non sia dal Padre partecipata al Figlio. L’autorità
umana tende a celare perché usa il potere per il dominio e quando lo usa per la
sopraffazione cerca dei complici nel segreto e nel segreto compie i suoi
misfatti. Il Dio trinitario fattoci conoscere da Gesù è pura comunicazione
perché tutto ciò che è fatto dal Padre è completamente inteso dal Figlio dal
momento che egli è completamente aperto alla ricezione di ciò che il Padre gli
manifesta. Il Figlio Gesù non ha alcuna preclusione verso il Padre, non deve
difendersi dal Padre e quindi accetta tutto quello che il Padre gli fa vedere e
gli dona. Ecco perché Lui è per noi la perfetta immagine di come dobbiamo
atteggiarci verso Dio Padre. Dobbiamo, come lui, abbandonarci completamente a
ciò che il Padre vuole manifestarci senza ergere difese. Quando la nostra non
sarà solo una finestra aperta verso di lui, ma usciremo all’aperto allora
diventeremo simili al Figlio perché potremo essere investiti completamente
dall’amore comunicante del Padre senza averne paura. La personalità del Padre è
in qualche modo segreta al Figlio, ma questo non per negazione di
comunicazione, ma per rispetto della diversità inerente alla persone divine.
Questa oscurità è paragonabile al deposito di acqua in seno alla montagna. Essa
verrà fuori a livello della sorgente e tutti ne possono beneficiare quando si
manifesta. Questo deposito non può contenere che acqua purissima e noi di essa
ne vediamo solo una piccolissima parte e sappiamo pure che il deposito non può
contenere che altra acqua pura, così il Figlio vede il bene operato dal Padre
che si manifesta in Lui e sa che ciò che è nascosto tra le pieghe dell’amore
divino non è nient’altro che amore che aspetta ancora di manifestarsi in
obbedienza ai suoi piani misteriosi. Tutto ciò è fonte di gioia profonda e per
gli uomini, che pensano a Dio come sempre lontano, una fonte di continua
meraviglia.
La nostra vita e la Parola
Signore, fa che la
nostra vita, come la tua, sia costellata dalle continue meraviglie delle
manifestazioni del Padre e dacci un cuore aperto che le sappia accogliere per
la vostra gloria, per il bene dei fratelli e la nostra interiore illuminazione.
21 Come
il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi
vuole.
Per un uomo il miracolo
più grande in assoluto è quello di vedere risuscitare un morto. Egli infatti sa
che la sua vita e quella degli altri è votata alla morte e che questa è la
legge più certa che egli conosce. Tutto
va verso la distruzione e quindi è impensabile che quando un ordine naturale è
stato distrutto esso possa ricostituirsi. Il Padre, dice Gesù, ha il potere di
invertire il processo e cioè può far passare un uomo dalla morte alla vita. Il
Padre però non è un mago che si diverte a giocare con i suoi poteri e se opera
un miracolo è perché vuole comunicarsi all’uomo in modo speciale. I miracoli di
risurrezione operati dal Padre però riguardano soprattutto la vita spirituale
dell’uomo. Come il Padre così anche il Figlio resuscita e resuscita chi vuole e
cioè chi corrisponde al suo amore. Non bisogna pensare che Gesù, come il suo
divino Padre, abbia una lista di beneamini. Tutti sono chiamati a risorgere
perché tutti ricevono da loro la vita. L'insistenza di Gesù su questa tematica
della vita che viene data all'uomo da Dio è proprio una risposta ben mirata
alla difficoltà dell’uomo a capire fino in fondo che questa vita non è nelle
sue proprie mani. Forse è per questo che Dio ha permesso la vecchiaia e la
malattia perché aiutassero l'uomo a
moderare la sua follia. Chi accetta la
malattia e la vecchiaia sa che, anche
in queste difficili condizioni di vita, c’è donazione di vera vita da parte di
Dio e non punizione. Il Figlio quindi opera come il Padre e questo non può che
rincuorare l’uomo che si sente così oggetto di un amore collettivo: di un
impegno preso dal Padre e voluto pure dal Figlio.
La nostra vita e la Parola
Signore, dammi la vita
vera perché ricevendola da te è come se la ricevessi dal Padre e ciò mi fa
capire che anche nella mia dimensione umana io non posso chiudermi in una sola
relazione, ma devo saper accettare che l’amore
mi arrivi anche da lontani capicorda.
22 Il Padre infatti non giudica nessuno, ma
ha rimesso ogni giudizio al figlio.
Cos’è che l’uomo teme di
più? E’ proprio l’essere giudicato. Egli nella
vita di tutti i giorni si vive come impeccabile e quando non può, per
l’evidenza dei fatti, sostenere dentro se stesso questa parte ecco che non
accetta di essere giudicato dagli altri. Egli sa, perché lo vede con più
chiarezza, come il suo prossimo sbagli in continuazione e quindi non può
ammettere che altri, fatti della sua stessa pasta, abbiano la presunzione di
mettere il dito sulla sua piaga quando dovrebbero guardare la loro. L’uomo ha
paura della verità e cerca di nascondersi per non farsi giudicare da essa. A
quest’uomo così pauroso viene detto che il Padre non giudica nessuno. Molte
religioni hanno presentato Dio come vendicatore e come un Essere tremendo
assetato di sangue, qui invece siamo lontani da questa immagine. Dio Padre non
giudica e lascia ogni giudizio al Figlio. Ed il Figlio però è venuto in questo
mondo per salvare l’uomo. Ci troviamo di fronte ad un mistero che a poco a poco
si svelerà nello svolgersi di questo evangelo.
La nostra vita e la Parola
Signore, con questa tua
dichiarazione sappiamo che dal Padre non abbiamo nulla da temere. Rimani quindi
tu a giudicarci. Ma di te non possiamo aver paura perché sei venuto a salvarci.
23 perché tutti
onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il
Padre che lo ha mandato.
Nel cristianesimo tutto
si fonda sul credere che Gesù è inviato dal Padre. Non c’è un accesso diretto a
Dio. L’uomo non può pensare di farsi un Dio a sua immagine e somiglianza. La
distesa nel tempo della vita dell’uomo è la possibilità che ha di abbandonare a
poco a poco questa sua aria di umana sufficienza per mettersi all’ascolto di
una parola che è umana, ma viene dal seno di Dio tramite suo Figlio Gesù
Cristo. Onorare il Figlio è la stessa cosa che onorare Dio. Gesù quindi avverte
gli uomini che il rapporto di onore che hanno con Dio, quello stesso devono
avere con lui. Egli quindi non afferma che vuole essere onorato come il Padre,
ma che è il Padre a chiedere agli uomini di onorare suo Figlio come se stesso.
Anzi il Padre va più in là ed afferma che chi non onora il Figlio non può
neppure onorare il Padre. La porta di accesso a Dio è sbarrata se non passa
attraverso Gesù Cristo.
La nostra vita e la Parola
Signore, quante volte tu
invii dei segnali in cui ci fai capire che vuoi essere onorato nei fratelli che
incontriamo e quante volte tiriamo diritto rifiutandoti questo onore. In altri
momenti poi cerchiamo di ricevere onore dagli altri, ma tu ci guardi e non
capisci i nostri giochi inconsistenti.
24 In verità in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e
crede in colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al
giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
Gesù precisa con grande
tempismo cosa significa giudizio. Il giudizio è solo per coloro che non credono
alla sua parola e al Padre che l’ha inviato. Credere nella sua parola significa
poter accedere ad un mondo che il Maestro definisce eterno e cioè senza fine.
Questa eternità non è il perdurare all’infinito dei nostri attuali malesseri
umani, ma una vita veramente piena in Dio e cioè libera dalla morte. Scegliere
Gesù quindi significa scegliere la vita.
La nostra vita e la Parola
Signore, di fronte alle
tue chiare parole e alla tua assunzione di responsabilità nei nostri confronti
non ci rimane che obbedire perché sappiamo che solo tu hai parole di vita
eterna. Dove potremmo andare?
25 In verità in verità vi dico: è venuto il momento ed è
questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che
l’avranno ascoltata, vivranno.
L’entrata in scena del Salvatore è per l’uomo occasione
radicale di un nuovo inizio. In qualsiasi momento della sua vita ed in
qualsiasi stato di più o meno peccato egli si trovi gli è data la possibilità
di ascoltare la voce del Figlio. Non ci sono sordità possibili che possano
vietargli questo ascolto. La grazia del Figlio consiste proprio nel rendere
possibile che la sua parola di salvezza arrivi ad ogni uomo nonostante egli si
sia reso con ogni mezzo impermeabile ad ogni cambiamento. La voce del Figlio di
Dio arriverà chiara alle sue orecchie ed egli capirà di trovarsi veramente di
fronte ad una scelta. Capirà la richiesta di questa parola che è quella di
vedere l’uomo aprire il proprio cuore con un atteggiamento di affidamento
totale. Capirà che le molte parole degli uomini potranno acquisire senso solo
se sono in sintonia con questa parola fondamentale. La parola del Figlio è
quella che ha guarito il paralitico, è quindi una parola di vita. ‘E una parola
che è espressione del Figlio che opera sempre come il Padre, nel senso che fa
le opere del Padre. Le opere del Padre sono fatte nella verità e la verità ama
la luce. Questa luce, che è apparsa con la venuta di Gesù, dice al mondo che
Egli è l’espressione visibile della volontà del Padre di amare il mondo e di
salvarlo. Chi guarda a Gesù entra nel cono
di luce della sua vera vita e della rivelazione della vita interna delle
persone divine.
La nostra vita e la Parola
Signore, la morte ci
lambisce da ogni parte, solo la luce affascinante del tuo mistero radioso ci
solleva e ci ristora, discendi dunque su di noi e cambiaci il cuore come hai
promesso.
26 Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha
concesso al Figlio di avere la vita in se stesso.
L’uomo non ha la vita in
se stesso perché la perde con la morte. Egli non ha in sè neppure la ragione
della sua esistenza ed in questo somiglia al Figlio. Il Figlio infatti confessa
di avere la vita in se stesso solo perché gli è stata donata dal Padre. Il
Figlio però, in modo completamente opposto al modo come noi uomini ci
comporteremmo, pur avendo in se stesso la vita riconosce di averla avuta dal Padre.
La logica divina è completamente opposta a quella umana che sembra strutturata
più per predare e impossessarsi che per rendere testimonianza alla verità. E
Gesù è il perfetto testimone che non ha paura della verità anzi la proclama
perché essa possa cambiare anche il nostro cuore. Anche a noi piacerebbe avere
la vita in noi stessi, ma finchè non accetteremo di riceverla da Dio saremo
destinati ad una sterile opposizione e ad una evidente inconcludenza. La scelta
vera è quindi quella di ricevere da Dio la vita. E non c’è altro mezzo se non
quella di aprirsi, riconoscere i propri limiti ed attendere che Dio compia la
sua promessa.
La nostra vita e la Parola
Signore, la nostra vita
è piena di turbolenze, di alti e bassi, di malattie e sofferenze. Solo quando
solleviamo lo sguardo verso di te riusciamo a capire come tutto fa parte di
quella vera vita che tu ci doni, ma sappiamo pure che quando ci allontaniamo da
te tutto si trasforma in una vita infernale.
27 e
gli ha dato il potere di giudicare perché è Figlio dell’uomo.
Sembrerebbe che Dio si
astenga dal giudicare l’uomo e attribuisce al Figlio questo compito in quanto
il figlio ne ha competenza perché uomo. Questa è una estrema delicatezza da
parte di Dio e comunque, come abbiamo appreso, il giudizio di Dio è un giudizio
di salvezza per quelli che lo accettano. Nessun uomo potrà mai dire che Dio lo
ha condannato perché la vera intenzione di Dio è quella di salvare l’uomo con
ogni mezzo della sua fantasia e della sua generosità. Per l’uomo Dio ha fatto
prendere carne a suo Figlio legando in modo indissolubile la divinità alla
forma umana.
La nostra vita e la Parola
Signore, non abbiamo
parole di fronte alla continua scoperta che facciamo del tuo amore per noi. Non
ci sentiamo umiliati dal nostro essere niente, ma il nostro essere niente ci fa
vedere la giustizia di questo tuo operare e ci convince veramente del tuo
grande amore per noi.
28 Non vi meravigliate di questo perché verrà l’ora in cui
tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno.
Questo giudizio avverrà
non solo per i vivi, ma anche per i morti. Gesù qui si presenta come punto
focale della storia. La sua facies non è rivolta solo al tempo presente, ma
copre ogni tempo. Il Signore si presenta come punto di riferimento totale ed ha
consapevolezza dell’enormità di quanto sta affermando tanto da dire ai suoi
discepoli di non meravigliarsi. Ma come saranno giudicati questi morti che non
hanno conosciuto il Cristo? Il Cristo è direttamente necessario all’uomo dal
momento in cui lo viene a conoscere, per gli altri, lo è necessario solo in
modo indiretto in quanto la loro storia non è che una preparazione alla sua
venuta. Quindi i morti sono giudicati a seconda della vicinanza storica al Cristo,
nel senso che quelli che erano più lontani da lui partecipavano ad una
concezione di Dio meno evoluta e quindi anche il giudizio terrà conto del punto
di rivelazione di Dio comunicato a quell’uomo particolare in un determinato
momento della storia della salvezza. Il mondo dei morti che si riteneva completamente andato ritorna
improvvisamente brulicante di vita.
La nostra vita e la Parola
Signore quante zone
oscure vi sono dentro di me ed è grazie alla tua venuta e alla tua parola che
mi invii una voce che scoperchia i miei sepolcri permettimi di affrontare le
mie zone morte per farle diventare vive.
29 quanti fecero il bene per una resurrezione di vita e quanti
fecero il male per una resurrezione di condanna.
La vita o la condanna
non sono un arbitrio della voce udita da quelli che si trovano nel sepolcro
perché esse sono collegate al bene o al male fatto in vita. Il Signore, che è
bontà infinita, al vedere quelli che hanno fatto il male e non hanno voluto
cogliere le infinite occasioni che Dio ha offerto loro per fare il bene, non
prova gioia per la condanna, ma un
dolore pari all’amore infinito avuto per quelle creature disgraziate. Noi
pensiamo di essere buoni e inorridiamo di fronte al fatto che qualcuno possa
risorgere per essere condannato ed allora veniamo tentati da Lucifero che vuole
mettere in dubbio l’infinita bontà di Dio. Dio però non è arbitrio e la
salvezza dell’uomo non dipende da lui se l’uomo stesso non l’ha cercata e
voluta. Dio amplifica a dismisura la nostra stessa volontà di bene rendendoci
capaci di volere ed essere ciò a cui noi aspiriamo. Nulla però può Dio se gli
siamo apertamente contro. Può quindi essere attribuita una insensibilità a Dio
se l’uomo non sa che farsene e disprezza la sua persona, può egli salvarlo
contro la sua volontà? Se egli si presentasse in tutta la sua gloria
dicendogli: “Guarda cosa perdi nel non amarmi!”. Egli lo amerebbe allora solo
per le realtà meravigliose mostrate e non per Lui stesso. Un tale Dio che parla
così all’uomo però non può essere il Dio delle scritture, ma somiglia piuttosto
al diavolo e alle sue promesse di potere.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ci conduci
in questa vita mostrandoci continuamente il bene da compiere e le persone da
amare. Non è vero che sei muto, ma ci parli in ogni momento e del tuo cuore
infuocato di amore per noi ci dai infinite prove. Se il male della vita cerca
di oscurare questa chiara percezione del bene che ci vuoi ti preghiamo con
forza di far intervenire il tuo Spirito d’amore perché non possiamo vivere se
non avvolti costantemente dalla tua fedele protezione.
30 Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello
che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la
volontà di colui che mi ha mandato.
Per un uomo questo modo
di pensare è proprio duro perché fa dipendere il proprio giudizio da qualcun
altro. Si cerca di formare dei ragazzi che abbiano un proprio giudizio
indipendente sulla vita ed ora queste parole di Gesù ci dicono che Lui che è
Dio non ha un sua idea, ma la riceve da colui che l’ha mandato. E a rincarare
la dose Gesù afferma candidamente che da solo egli non può far nulla. Hic rodhus, hic salta. Il Padre sta con
il Figlio dall’eternità e la loro vita intima è un rapporto in cui le due (tre
con lo Spirito Santo) persone hanno una relazione immediatamente conoscibile,
per la parte rivelata, solo dagli angeli. E solo creando l’uomo, e dopo la
caduta, che si apre su Dio una finestra in cui le Persone divine si manifestano
all’uomo secondo una divina pedagogia. Essendo stato infatti l’uomo
disobbediente ecco che Dio ci prospetta una relazione di obbedienza del Figlio
verso il Padre. Nella vita intratrinitaria non c’è obbedienza, ma intima
relazione amorosa tra le Persone divine. E’ solo con l’incarnazione, e a motivo
del peccato, che il Signore colora il suo amore incondizionato verso il Padre
con l’umana obbedienza, che ha nel suo patrimonio genetico un ricordo del
peccato.
Le parole di Gesù sul
giudizio si accordano con quanto ci
viene detto da Gesù sul giudizio in un altro passo del vangelo in cui siamo
invitati a non giudicare. Allora a noi, che in Adamo abbiamo aperto la strada
al giudizio reputando la strada del serpente migliore di quella di Dio, proprio
a noi viene detto di non giudicare. E ci viene offerto come modello Gesù che
non giudica di suo, ma secondo quello che ascolta dal Padre. La via migliore
quindi per seguire Gesù è quella di imitarlo in questo ascolto assoluto del
Padre. Cercare la volontà del Padre ci mette in sintonia profonda con Gesù che
ci insegna a non pensare più con la testa propria, ma con quella del Padre. E
il Padre è la fonte del vero, del bello e del bene. Ascoltandolo saremo salvi.
La nostra vita e la Parola
Obbedire, obbedire, ma a
te Signore. E questa obbedienza ci apre le sorgenti della verità e noi potremo
vedere più chiaramente in noi stessi e nella vita.
La
testimonianza a favore del Figlio
31 Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia
testimonianza non sarebbe vera;
Che colpo mortale al
nostro modo di relazionarci agli altri! Normalmente infatti noi stessi siamo i
promotori della nostra immagine. Noi avanziamo tra gli altri aprendoci un varco
e la forza che spesso ci porta avanti è il complesso di giudizi e pregiudizi
che ci siamo formati durante la nostra vita.
‘E così grande la forza
e l’impressione che gli avvenimenti esterni hanno sui nostri sensi che noi
siamo portati a credere che quanto viviamo abbia un incontrovertibile senso di
verità. Infatti cosa c’è di più vicino ed intimo di ciò che è interno alla
nostra coscienza? Solo che, se questa coscienza non è correttamente formata, è
come se essa catturasse con la sua piccola rete una sua verità ritenendo di
avere in mano la Verità. Ma questo punto di affermazione che è l’uomo come può
pretendere di essere testimone per gli altri della verità se non ha qualcuno
che garantisca per lui? Il risultato dell'affermazione precedente è che l'uomo
in quanto tale è nel pieno del suo essere solo quando può rivelare il suo cuore
a qualcun altro. Ciò vuol dire che l’uomo in quanto tale non può esistere se
egli non ha aperto il suo cuore a qualcun altro. Questa apertura sarà per lui
la via per essere accreditato in questo mondo. Quindi quando Gesù dice di non
poter testimoniare per se stesso dice una verità che è inscritta nel fondamento
dell’essere stesso dell’uomo. Gesù quindi ci ricorda come siamo fatti e come
dobbiamo comportarci se vogliamo essere accettati e riconosciuti dagli uomini e
da Dio. La nostra vita deve essere aperta e partecipata solo così potremo ricevere
testimonianza dagli altri ed essere liberi da quel grave difetto umano che è quello di volerci
imporre agli altri.
La nostra vita e la Parola
Signore, nostro maestro
di umanità, salvaci!
32 ma
c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi
rende è verace.
La certezza di Gesù è
che un altro diverso da lui, ma aperto a lui gli rende testimonianza. Giovanni
il Battista infatti ha detto pubblicamente: ” Io non lo conoscevo, ma chi mi ha
inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: l’uomo sul quale vedrai
scendere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho
reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio.”. Quindi Gesù non parla con
un linguaggio oscuro ai suoi accusatori perché essi conoscevano bene Giovanni
il Battista e la testimonianza che aveva dato. Il modo di procedere del Padre
nel portare avanti la salvezza dell’uomo è molto delicato. Egli non manda suo
Figlio come un deus ex machina a
risolvere la situazione, ma fa sempre precedere il suo intervento da segnali
forti che informino l’uomo su ciò che sta per avvenire, siano essi prodigi o persone. L’affermazione
di Gesù è carica di forza e di gioia. Egli ci dice: “Io non sono solo, la mia
vita è in relazione ad un altro che ha tutta la mia fiducia e che mi ricambia
con la stessa assoluta fiducia.”.
Gesù inoltre afferma di
conoscere quest’altro e di non conoscerlo solo per un atto di fede, no, egli
non crede, ma sa. Questo implica che il suo sguardo ha tutti i criteri
interiori di valutazione per sapere che la testimonianza di Giovanni il
Battista è verace e cioè che essa è completamente vera nella sua formulazione e
cioè che Gesù è veramente il Figlio di Dio mandato dal Padre per la salvezza
dell’uomo. Per il Battista Gesù rappresenta in maniera assoluta la vera
intenzione del Padre di salvare gli uomini e Gesù sa che egli la pensa
veramente così.
La nostra vita e la Parola
Signore, possiamo noi
dire con la stessa forza che c’è qualcuno che testimonia per noi? E se non lo
possiamo dire però possiamo capire come fare perché qualcuno possa renderci
testimonianza. Possiamo imitare l’amore con il quale tu ci hai amato perché
amando così saremo sicuri che, se anche non trovassimo alcun uomo disposto a
testimoniare per noi, tu manderesti i tuoi angeli al loro posto.
33 Voi avete inviato messaggeri ed egli ha reso testimonianza
alla verità.
I Giudei sembrano
preoccuparsi di conoscere la verità e quindi inviano messaggeri da Giovanni il
Battista per sapere come stanno le cose. E da Giovanni ricevono una chiara
testimonianza, ma pare che questa testimonianza non basti perché se fosse
bastata il loro atteggiamento verso Gesù sarebbe stato diverso. E cioè essi non
avrebbero chiesto spiegazioni sulla guarigione fatta in giorno di sabato, ma si
sarebbero rallegrati con lui per aver dato una divina interpretazione su come,
anche rispettando lo spirito del sabato, si poteva fare del bene. La verità
però è che, come Erode viene a sapere della futura nascita del bambino e
comincia a preoccuparsi e con lui tutta Gerusalemme, così questi Giudei per
niente amanti della verità cominciano ad agitarsi e preoccuparsi perché vedono
qualcuno che mette in crisi il loro potere. Solo chi è dalla verità può
accettarla, gli altri, che non vogliono vederla, fanno di tutto per occultarla,
anzi si precipitano nei luoghi dove essa appare per poter prendere informazioni
che malamente prendono e divulgano.
La nostra vita e la Parola
Signore, se non ci
teniamo stretti a te e alle tue preziose indicazioni di vita, possiamo essere
facilmente preda delle ideologie false di questo mondo. Il confronto con te sia
allora quotidiano perché, purtroppo, come niente ci facciamo abbindolare da
questo mondo.
34 Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste
cose perché possiate salvarvi.
Gesù in prima istanza
non dice di non ricevere testimonianza da un uomo (v.31), ma sottomette se
stesso e la sua azione alla testimonianza di Giovanni assumendo completamente
la logica umana che non accetta alcuno se questi non viene presentato da un
altro. Questa assunzione di umanità è un prendere atto da parte di Gesù del
modo di funzionamento della mente dell’uomo, ma una volta che questo passo
dovuto è stato fatto ecco che può affermare di non avere bisogno che un uomo
gli renda testimonianza. Gesù conosce la debolezza dell’uomo e, siccome gli
preme salvarlo, ha tutte le attenzioni possibili perché niente si opponga a
questo evento sperato. E il dire ai Giudei queste cose è come se li aiutasse,
grazie a questi suoi compendi divini, a decidere nel migliore dei modi. E’ come
se facesse di tutto, con queste continue facility ( …vi dico queste cose…), per
indicare la via della salvezza.
Tutto l’essere di Gesù è
presente in ogni momento a questo suo grande compito che è quello della
salvezza dell’uomo. La parola 'salvezza' usata da Gesù, vuole richiamare l’uomo
al suo fondamentale bisogno di essere sanato dal momento che ha una quasi
insanabile tendenza a dimenticarsene. E questa piaga che ha nel cuore è così
grande che uno sguardo puro come quello di Gesù non può non vederla: si tratta
di uno squilibrio radicale che oppone continuamente l’uomo a Dio. Gesù non è un
monotematico noioso, ma il grande uomo-Dio che indica alla creatura umana la
strada della sua vera vocazione e cioè quella di diventare una lampada
splendente, come dirà di Giovanni nel versetto seguente.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu te ne stavi
beato nei cieli ed hai voluto, per il tuo grande amore verso di noi, incarnarti
in questo nostro mondo, in questo nostro corpo, in questa nostra mente, in
questa nostra parola e ne hai accettato tutti i limiti. Di tutto ciò è stata
capace la tua divinità gloriosa ed allora continua alla tua maniera a
ricordarcelo continuamente perché, come vedi, non abbiamo né occhi per vedere,
né orecchi per ascoltare. Usa tutti i mezzi purché alla fine possiamo stare con
te, salvati da te. Qualsiasi sia il prezzo che dovremo pagare, intervieni!
35 Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete
voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.
Gesù dà di Giovanni una
testimonianza splendida e vera. Non parla solo della sua luce come faremmo noi.
Egli sottolinea che quella lampada ardeva e cioè che quella luce di cui gli
altri potevano godere era frutto diretto del consumarsi di Giovanni. Egli però
non era un masochista buono solo a farsi del male, ma il suo donarsi portava
luce nel mondo. Il suo essere era quindi a servizio degli altri e in questo
trovava la sua ragione di vita. Gesù non li accusa direttamente della morte del
Battista, ma neppure li scusa, anzi li tira in causa in modo paradossale. I
Giudei non erano stati per niente allegri della presenza di Giovanni e con
tutti i mezzi avevano cercato di spegnere quella luce perché non illuminasse a
lungo la scena del loro mondo. Il linguaggio paradossale di Gesù svela i loro
veri pensieri e ci fa intendere come i farisei non sopportavano quella luce che
li aveva messi in difficoltà.
La nostra vita e la Parola
Signore, buona parte
della nostra vita passa dentro delle oscure caverne lontani dalla luce che può
rendere manifesti i nostri peccati, i nostri complessi e l’inconsapevole
alterigia della nostra vita. Ti preghiamo di illuminarci e di togliere dai
nostri occhi le pesanti scaglie che ci proibiscono di vederti.
36 Io però ho una testimonianza superiore a quella di
Giovanni: le opere che il Padre mi ha
dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me
che il Padre mi ha mandato.
Questa affermazione di
Gesù è di estrema importanza perché ci aiuta ad avere fiducia nelle nostre
facoltà intellettive. Il Padre, che ha creato anche la nostra mente, l’ha
dotata di facoltà capaci di discernere ciò che vede. Solo il peccato può
mettere l’uomo nella incapacità di saper relazionare le opere del Figlio con
quelle del Padre. Le opere quindi di Gesù hanno una intrinseca capacità di
parlare alla mente e al cuore dell’uomo. Addirittura Gesù afferma che la
testimonianza di Giovanni deve essere messa in secondo piano rispetto
all’esperienza diretta di quelli che si trovano ad assistere alle sue opere.
Ciò vuol dire anche che il bene ha una sua forza originaria che sa parlare
direttamente all’uomo senza altra mediazione se non quella dell’evento stesso.
Nel bene fatto si aprono dei canali che mettono direttamente in contatto l’uomo
con l’autore di quel bene e con il mondo che egli rappresenta. Il bene non si
presenta mai da solo ma sempre in relazione con un disegno più vasto. Le opere
del Signore quindi, per lo spirito che le pervade, indicano che il Padre è
colui che si è preso cura di inviare il Figlio a cui ha dato il compito di
realizzare le opere che sono davanti agli occhi di tutti. La mente dell’uomo
quindi poteva vedere tutto ciò, poteva aprirsi al Figlio, al suo messaggio e
alle sue opere.
La nostra vita e la Parola
Signore, meno male che
la nostra salvezza non dipende dalla comprensione di astratte formule
matematiche o di astrusi sillogismi filosofici, ma solo dall’aprirci alle tue
opere che portano in sé una intrinseca capacità di metterci in comunicazione
con Te e con il nostro Padre Celeste. Tu ci circondi delle tue opere in modo
che non abbiamo scampo e a noi piace questa dolce persecuzione che ci consegna
nelle mani del tuo amore e della tua luce.
37 Ed anche il Padre che mi ha mandato, ha
reso testimonianza di me, ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete
visto il suo volto.
Dapprima Gesù ha messo
davanti ai Giudei la testimonianza di Giovanni il Battista come un aiuto adatto
alla loro umanità e proprio come ulteriore tentativo per aprire i loro occhi,
ma Gesù sapeva che ciò non sarebbe bastato cecità. Ora ricorda loro che anche il Padre gli ha reso testimonianza, ma
che anche questo intervento divino non ha avuto esito a motivo della loro
durezza di cuore. Giovanni aveva udito
la voce di Dio. Essa tuttavia, fa intendere Gesù, non era stata indirizzata
solo a Giovanni, ma a tutti. Gesù quindi non imputa loro qualcosa a cui non
avrebbero potuto accedere, ma il fatto che potendo vedere ed udire non l’hanno
fatto. Sembra che attorno a Gesù si stiano coagulando avversari coriacei e
temibili. Chi non vede il bene, di fatto si prepara a mali terribili.
La nostra vita e la Parola
Signore, le tue parole
ci rassicurano perché ora sappiamo con certezza che Dio Padre ci parla sempre e
così, se ci capita di avvertire la nostra sordità, sapremo che siamo noi ad
avere problemi di ricezione. E’ il nostro cuore che non ne vuol sapere di
esporsi alla tua parola e alla luce beata del volto di tuo Padre. Dacci il
coraggio di andare a fondo, oltre i nostri guai, dove alberga il tuo infinito
amore.
38 e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non
credete a colui che egli ha mandato.
Da una parte si afferma
che quelli che non credono in Gesù non hanno la parola del Padre, ma nello
stesso tempo viene rivelato qualcosa di grandioso e cioè che riconoscere il
Figlio significa in qualche modo attivare quella parola del Padre che dimora
all’interno di ogni uomo. Il Padre ha scritto nel cuore dell’uomo la sua legge,
l’uomo è stato fatto ad immagine di Dio. Questa impronta divina viene come
stimolata dalla vita. Sono gli altri che ci danno la possibilità di rientrare
in noi stessi e scoprire le meravigliose ricchezze di cui ci ha fornito il
creatore. Gesù è il grande attivatore di questa parola. Se uno guarda Gesù e
non lo riconosce è come se mettesse una cappa di piombo a quella parola che è
scritta nel suo cuore. Perché è così importante riconoscerlo? Se uno trova
abbandonato per strada un bambino appena nato e tira dritto è come se dicesse
di no a quella parola scritta dal Padre nel suo cuore. Ora Gesù è come un
bambino piccolo perché come non si può dire male di un bambino piccolo così non
si può dire male di Gesù, ma con una differenza fondamenatale e cioè che mentre
il neonato si mostra solamente, Gesù aveva cominciato a fare le opere del Padre
che erano opere di amore.
La nostra vita e la Parola
Tu Signore sei come un
focalizzatore. Focalizzi la tua luce su di noi per mettere in evidenza tutti i
tesori di cui il Padre ci ha arricchito e così ci riveli che siamo fatti della
stessa pasta e cioè, tu e noi, siamo amati del Padre.
39 Voi scrutate le scritture credendo di avere in
esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza.
Un attaccamento alla
sola parola scritta non basta a discernere ciò che avviene nella realtà, perché
questa già contiene dei messaggi utili per farsi decifrare in modo corretto.
Tuttavia non c’è contraddizione tra le scritture e la realtà perché l’una
rimanda all’altra ed assieme portano la persona ad un livello di comprensione
più elevato della sola realtà o della sola scrittura. Se avessero ben
interpretato le scritture sicuramente avrebbero visto in Gesù l’inviato di Dio,
il Messia, ma le loro attese su di lui erano diverse dal Messia, voluto ed
inviato da Dio. Il loro era un Messia liberatore politico, mentre quello che il
Padre presenta libera dal male e porta la gioia nei cuori. La lettura quindi ci
serve a dare profondità storica ed verità intellettuale a ciò che viviamo,
tuttavia lo stimolo che ci viene dalla stessa realtà è il giusto catalizzatore
per permetterne una lettura che non sia solo intellettualistica.
La nostra vita e la Parola
Signore, passiamo tratti
della nostra vita nella confusione di interpretazioni che crediamo corrette.
Poi Tu, grazie agli aiuti che ci fai pervenire dalla realtà stessa, ci liberi
un passo dopo l’altro da quanto ci trattiene lontano da te e così ci fai
assistere alle tue meraviglie.
40 Ma voi non volete venire a me per avere la vita.
Gesù dice chiaro e tondo
ai Giudei che essi non vogliono fare alcun movimento per ricevere da lui la
vita. Vogliono solo rimanere vincolati alle loro credenze senza farsi sfiorare
da alcun dubbio. La loro volontà si oppone strenuamente a Gesù. Non ne vogliono
sapere di quest’uomo che sconvolge i loro piani e la loro rete/sete di potere.
Non sono sufficienti neppure i miracoli perché si interroghino sull’origine di
tanta forza. Gesù con questa affermazione mette in luce davanti ai loro stessi
occhi che cosa hanno dentro il cuore, sperando di smuoverli anche così. Infatti
se lui afferma che essi non vogliono dalle sue mani la vita, allora è
sottinteso, almeno nello stesso risuonare delle parole, che essi non si trovano
nella vita, ma nella morte. Gesù non cattura nessuno. La sua è una proposta che
ha bisogno però di essere accolta e l’accoglienza è un movimento chiaro verso
di lui. ‘E questo movimento che apre le porte della vita.
La nostra vita e la Parola
Beati, Signore, i piedi
di chi si incammina verso di te per ricevere dalle tue mani la vita. Sono piedi
che torneranno indietro verso il fratello e li porteranno a lui. Tu, eterno
viaggiatore, fai anche noi viandanti, ma solo perché sono infiniti e
meravigliosi i luoghi e le persone da visitare.
41 Io non ricevo gloria dagli uomini.
Gesù ci da la vita, ma
questo suo gesto è disinteressato
perché il nostro assenso non accresce il suo potere. L’amore di Gesù è un amore
pulito che non ha bisogno del nostro sì per farsi bello davanti al Padre. Gesù
non è un politicante che deve crearsi una base elettorale. L’azione quindi del
guarire, come quella di affermare alcune verità ha una sua ragione d’essere in
una realtà che non è quella umana. In questa lontananza-vicinanza dell’azione
di Gesù c’è tutta la sapienza di un Dio che ha capito bene come è fatto il
cuore dell’uomo a cui si rivolge. Gesù è nello stesso tempo lontano e vicino e
per noi è importante comprendere il senso di questa lontananza. Gesù non vuole
imporsi alla nostra presenza con la sua sfolgorante divinità diminuendo così
ogni distanza tra noi e lui, ma vuole che ai confini della nostra vicendevole
lontananza noi lo scegliamo perché lo sentiamo disinteressato e nello stesso
tempo estremamente vicino. Che questa decisione per il Signore si produca così
è fondamentale perché non avvenga che sia l’uomo a ridurre nei suoi confini
Gesù, ma avvenga che sia Gesù ad allargare il cuore dell’uomo per farlo simile
al suo cuore infinito.
La nostra vita e la Parola
Signore, abbiamo bisogno
di continue correzioni, perché, come tu ben sai, siamo capaci di ridurre tutto
a nostro uso e consumo, come del resto stiamo facendo con la nostra madre
terra. Per fortuna che abbiamo Te che ci sei lontano, in quanto inserito nella
tua gloria divina, ma nello stesso tempo vicino perché ci vuoi simili a te.
42 Ma io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio.
Il Signore sapeva con
chi aveva a che fare eppure egli parla e continua la sua opera. Il male non lo
ferma perché il bene che è in lui ha una sua originaria autonomia. Siamo noi
uomini che spesso siamo fermati dal male, perché esso ci ferisce profondamente.
Noi al posto di Gesù ci saremmo già ritirati dall’operare il bene a favore
dell’uomo. La tenacia di Gesù è legata anche al suo sapere come sta andando il
gioco. Ad es. nello stesso momento in cui sembra che i suoi interlocutori siano
impermeabili a qualsiasi proposta,
proprio in quel momento nel cuore dei suoi discepoli stava diventando sempre
più grande la fiducia e l'amore incondizionato verso il Maestro. Anche questa
dichiarazione così cruda e netta della loro vera situazione di fronte a Dio è
un aiuto che il Signore offre perché prendano coscienza del loro vero stato e
si convertano e vivano.
La nostra vita e la Parola
Capita, Signore, che,
nella vita, tu ci getti a terra e ci dici chiaro e tondo cosa c’è nel nostro
cuore. Noi facciamo fatica comunque a comprenderti perché c’è in noi qualcosa
di oscuro che ci proibisce di vedere chiaro. Però Ti preghiamo con forza,
Signore, perché tu non receda dal dirci come siamo veramente perché, ogni volta
che tu ci parli, assieme a ciò che non ci piace c’è sempre una tale forza
d’amore che ci basta ed avanza per sollevarci e riprendere il cammino.
43
Io sono venuto nel nome del Padre mio e
voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome lo ricevereste.
Nelle parole di Gesù si
intravede la tenerezza del bene ed il suo essersi esposto con la forza della
sua innocenza al mondo e agli uomini. Gesù ha attraversato eoni ed eoni di
lontananza per approdare davanti agli uomini. Egli ha ristretto la sua infinità
nei limiti dell’essere umano per poter esser un interlocutore dell’uomo ed ecco
che, come nel Paradiso terrestre, l’uomo preferisce seguire un’altra voce
piuttosto che aprirsi alla forza divina che vuole attrarlo nel suo regno beato.
L’uomo preferisce seguire qualcun altro che giocando sulle sue passioni sappia
blandirlo e promettergli qualcosa. In queste parole c’è tutta la sofferenza di
un uomo/Dio che si sente tradito, ma che con forza prosegue nel su cammino
avendo forse l’occhio rivolto a quanti invece si faranno convincere del suo
amore disinteressato.
La nostra vita e la Parola
Signore, ti stiamo
vicini in questo momento e ti vogliamo avvolgere con tutto il nostro affetto e
il nostro amore. Soffriamo con te per tutto quello che hai dovuto sopportare da
noi uomini duri e malevoli. Signore, dicci di nuovo, come facesti sulla croce,
che non sappiamo quello che facciamo e fai scendere di noi il tuo perdono.
44 E come potete credere voi che ricevete gloria gli uni dagli
altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?
Se quindi l’orizzonte
dell’uomo è il suo stesso orizzonte umano, non c’è posto per credere in Dio. Se
l’uomo non guarda a qualcosa di più grande ed aperto rimane intrappolato nelle
sue relazioni mondane. Ciò significa che egli si trova con un potente bisogno
di essere gratificato e qualsiasi altro che porti acqua al suo mulino della
gloria è ben visto. L’uomo ama essere adorato e mettersi al centro degli
avvenimenti. Questo suo modo di essere però è causa di continue tragedie perché
ad esso sacrifica la verità. Gesù non è contro la gloria dell’uomo, quasi che
voglia farne un povero guitto, ma per quella gloria che non toglie niente all’uomo stesso in quanto viene da
chi sa che cosa rende l’uomo veramente felice. Dio può sapere questo perché è
lui che ha creato l’uomo. La gloria che l’uomo cerca per se è sempre a scapito
di qualcun altro, è quindi una gloria che si regge sull’aver tolto qualcosa a
qualcun altro. Non così la gloria che Dio dà, essa appaga totalmente l’uomo ed
è una risposta divina al bene che egli fa. Questo bene fruttifica e con l’aiuto
di Dio fruttifica infinitamente di più delle povere forze che sono state
investite per metterlo in essere.
La nostra vita e la Parola
Signore, con queste
chiare parole, attiri la nostra attenzione proprio su un punto dove noi non
vogliamo vederci chiaro. Il nostro proporci agli altri ha questo continuo
desiderio di essere gratificati e ammirati. E come non vogliamo prendere
coscienza di questa nostra tendenza, così non ci accorgiamo come tutto ciò che
nasce da questa radice porta il segno della provvisorietà e dell’inconsistenza.
Signore, facci rimanere umili su questa terra per ricevere solo da Dio la
gloria che veramente risplende non solo in questo mondo, ma anche nell’altro.
45 Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è
già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza.
Il compito di Gesù era
quello di amare e salvare l’uomo. Non era venuto per giudicare. ‘E l’uomo che
sentendosi scoperto nelle sue trame malvagie si sente giudicato da Gesù. In
particolare i Giudei si sentono accusati da uno che ritengono soltanto superbo.
‘E difficile accettare la verità e quando essa si presenta in tutta la sua
chiarezza fa mettere l’uomo in posizione di difesa. Gesù quindi coglie i Giudei
mentre si difendono perché si autopercepiscono giudicati. Solo che non è quel
Gesù che hanno davanti che li sta giudicando, ma qualcosa che loro ben
conoscono. Gesù afferma che saranno portati davanti ad un altro tribunale, ai
loro occhi, più comprensibile. Si richiama alla loro storia e a quello stesso
Mosé che dette loro la legge. Li invita quindi, in qualche modo, a rivisitare
la loro storia. Gesù quindi si mette dalla loro parte quando capisce la loro
difficoltà nell’accettare una persona come lui spuntata dal nulla e così per
aiutarli nella comprensione della sua persona li rimanda a ciò che essi stessi
credono: sarà lo stesso Mosè ad accusarli davanti al tribunale del Padre.
Rifila loro una bella patata bollente che è solo una provocazione fatta apposta
perché si interroghino veramente sulla vita e il messaggio di Mosè e capiscano
che tra Mosè e Gesù non vi è contraddizione.
La nostra vita e la Parola
Anche nella nostra
storia personale, Signore, se ben l’analizziamo, abbiamo avuto momenti in cui
tu sei intervenuto con i tuoi inviati per indicarci la via. E quando abbiamo
deviato dai loro insegnamenti ci siamo fatti del male. Ma niente è stato
perduto perché, quando eravamo nella polvere, la testimonianza della loro santa
vita, ci ha aiutato a venirne fuori per dirti con tutto noi stessi: Signore,
perdona la nostra durezza di cuore e liberaci dal nostro presuntuoso io.
46 Se credeste infatti a Mosè credereste anche a me; perché di
me egli ha scritto.
Gli interlocutori di
Gesù pretendono di rappresentare la tradizione, ma questa volta si vengono a
trovare di fronte ad persona veramente accreditata per poterne dare una interpretazione legittima. Il Signore
quindi scende sul loro stesso campo per dire che ciò in cui credono è solo
frutto della loro fantasia e della loro malafede. Dimostra che Dio non può
contraddirsi e che nella sua persona c’è la verità di Dio, in quanto risposta alla
promessa fatta all’uomo di un salvatore, e la verità dell’uomo ebreo, in quanto
ogni contemporaneo poteva arrivare a capire la verità su Gesù solo che si fosse
preso briga di leggere le scritture. Gesù insomma mette il dito sulla piaga del
loro sentirsi, e falsamente, integerrimi difensori dell’ortodossia. Essi
stavano spendendo la loro vita dietro ad inconsistenti fantasie frutto solo di
una rigida visione del mondo. Per i Giudei infatti giusto è colui che, dato un
ordine costituito, lo onora, invece per Gesù giusto è colui che fa la volontà
del Padre, appunto come Lui, che opera secondo i suoi suggerimenti. Gesù fa
intendere che essi hanno sostituito al rapporto diretto con il Padre un
attaccamento alla lettera della legge. Gesù li spinge ad andare oltre la
lettera per trovare che la realtà ha nel profondo un cuore e che Lui è venuto
ad indicarci questo cuore.
La nostra vita e la Parola
Signore, tu ci fai
andare sempre oltre le nostre convinzioni e rigide proiezioni e ci inviti ad
immergerci sempre di più nella realtà. Questa è profonda e si svela solo a
quelli che sono disponibili a sbarazzarsi del proprio io per accogliere il tuo
cuore ricco di un amore infinito. L’amore del tuo cuore ci appaga di qualsiasi
sacrificio noi possiamo immaginare di affrontare.
47 Ma se non credete ai suoi scritti, come potete credere alle
mie parole.
Gesù ci fa capire che
l’apertura verso il bene è previa verso qualsiasi cosa che dall’esterno possa
arrivare all’uomo. Una vera coerenza alla propria vocazione storica è necessaria
perché poi si possano accogliere le parole del Signore. E questo vale per i
Giudei dei tempi di Gesù, come vale per i nostri tempi rispetto alle tradizioni
delle varie popolazioni del mondo. Esistono filoni di spiritualità legati alle
varie culture che rappresentano i canali di umanizzazione e di divinizzazione
dell’uomo. Gesù non è venuto a portare il totalmente nuovo, ma a perfezionare
quello che già esiste. Esiste già in tutte le culture una rivelazione che il
Padre ha fatto di se stesso tramite la creazione e Gesù, come ha fatto nella
sua vita terrena con la cultura ebraica, si presenta come colui che può portare
a perfezione i patrimoni spirituali di tutti i popoli della terra. Chi si
discosta però da questa rivelazione primitiva è come se si bruciasse le radici
con la conseguente incapacità di poter ricevere l’ulteriore rivelazione portata
dal Figlio. La parola di Gesù, proprio per la sua grande profondità e
ricchezza, ha avuto bisogno di una storia, quella del popolo ebraico, e di una
parola, la bibbia, per poter essere creduta. Gesù quindi non poteva arrivare
qui come un marziano, di cui non si conosce niente e di cui non si riesce
neppure a farsi una rappresentazione, ma doveva essere aspettato come uno di
noi, solo così avrebbe avuto delle chances per poter essere accettato. Quindi i
Giudei che non vogliono accoglierlo agli occhi di Gesù sono responsabili del
fatto che, pur essendo nati in un contesto culturale preparato per poterlo
accogliere, non ne hanno voluto beneficiare avendo scelto altro.
La nostra vita e la Parola
Signore, noi, da un
certo punto di vista, siamo più fortunati dei Giudei dei tuoi tempi, perché
abbiamo un background storico lungo 2000 anni
ricco di testimoni che hanno creduto alla tua parola. Abbiamo però altri
problemi legati all’usura della tua immagine legata a 2000 anni di tradimenti
da parte di quelli che ti avevano scelto. Signore, ti preghiamo, dacci quella
vera curiosità per cui possiamo vedere, partendo dalle realtà che ci sono più
vicine, come la tua meravigliosa incarnazione sia la risposta a tutte le nostre
più vere speranze umane.