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NOTE AL PROGRAMMA
I Carmina Burana, noti più per la loro messa in musica che per il valore letterario, costituiscono la più completa antologia di canti medievali di ispirazione goliardica. Il loro nome deriva da quello dell'abbazia di Benediktbeuren (l'antica Bura Sancti Benedicti) dove era conservato il codice ove sono riportati. Opera di numerose mani, questo testo unisce versi di carattere morale e religioso a liriche d'amore e canti di taverna, rispecchiando la complessità della cultura che gli diede vita. Vario è anche il tono, che passa dal frivolo, al sentenzioso, al dissacrante: non di rado i versi dei goliardi polemizzano con la Chiesa romana, e inneggiano invece a donne, vino e gioco, inseparabili compagni degli studenti nel loro peregrinare, nuova trinità di questo culto profano, il cui tempio è la taverna, chiassoso ritrovo di studenti e viandanti.
I testi erano talvolta accompagnati da un apparato musicale, che è stato per lungo tempo di difficile decifrazione a causa della notazione neumatica (un tipo di scrittura che si avvale di simboli collocati direttamente sul testo, ma che non consente di individuare con precisione l'esatta altezza delle note). Carl Orff ha musicato i testi in una maniera totalmente personale; si è servito però di elementi (l’utilizzo di una ricca gamma di strumenti a percussione, l’incisività ritmica, l’uso quasi ossessivo della ripetizione, la conduzione “a blocchi” delle parte vocali, che si muovono per lo più in parallelo, rinunciando alle complessità del contrappunto) che contribuiscono a creare un’atmosfera popolaresca e arcaicizzante. La versione che qui viene presentata è quella in cui l'organico orchestrale è ridotto a due pianoforti e un nutrito gruppo di strumenti a percussione, riduzione effettuata dallo stesso Orff per consentire esecuzioni più "agili" della sua opera, dopo lo straordinario successo che ottenne nella sua prima rappresentazione alla Staatsoper di Francoforte nel 1937.
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