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Prima o poi doveva accadere.Dopo aver acquistato nuovi spazi,dopo aver fatto breccia nell'animo di una nuova generazione,dopo aver sconfinato in altri generi ed averli contaminati,il gothic � pronto a prostrarsi nuovamente ai piedi dei creatori e signori assoluti dell'american gothic:i Christian Death.La britannica Candlelight ha infatti appena ristampato alcuni dischi della storica band californiana,decidendo di NON rieditare il capolavoro Only Theatre Of Pain(ineguagliabile esordio)e Deathwish(e.p.di sei brani uscito poco tempo dopo),a cui ha gia pensato la Frontier due anni fa.Gli album riesumati sono tutti risalenti agli anni 80,post-Deathwish, ed in ognuno sono state inserite alcune bonus-trax(esclusivamente brani live)ed una traccia cd-rom contenente foto del periodo.Ad aprire le danze troviamo Catastrophe Ballet:copertina blu e quella celebre foto di Gitane Demone nuda e marmorea,distesa e contratta su di un letto sfatto,con quell'urlo cieco e silente,che ci riporta indietro di piu di tre lustri.Basso pulsante ed ossessivo,batteria schematicamente tribale e le chitarre,quelle chitarre,rumorosamente circolari e dolcemente stridule che avrebbero dato vita,di li a poco,a diversi tentativi di clonazione con risultati deprorevoli(lodevoli eccezioni sono state i Mephisto Walz e i Faith and the Muse,grazie alla presenza in entrambe le formazioni di William Faith,gia chitarrista proprio nei Christian Death).Se l'aspetto musicale � stato completamente curato da Valor,il lirismo tetro e romanticamente mortifero lo dobbiamo al compianto Rozz Williams,icona spirituale ed ideologica del Gothic,che qui scrive alcune delle pagine liriche piu coinvolgenti della sua carriera quali Awake at the Wall,The Drowning,The Glass House,cantate con quella brumosa intonazione monocromatica,un bianco e nero dai forti contrasti. |
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Il viaggio prosegue con Ashes,punta massima dell'ispirazione del deathrock e capolavoro dal multiforme ingegno,un disco che trova Rozz e Valor in stato di grazia,capaci di assemblare del materiale dal sapore decisamente poliedrico,senza per questo sembrare dispersivi e pretenziosi,come accadr� in seguito.Il disco si apre con la title track divisa in due parti,tra progressioni per pianoforte ed archi,con una sfuriata iconoclasta finale.Seguono la dolcezza di When I was Bed e la canzone colto-teutonica Lament,quasi in odor di Kurt Weil,per poi concludere con Of the Wound,il brani che tutti i gruppi della Cold Meat Industry vorrebbero nel loro repertorio |
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