CHRISTIAN DEATH_THE RAGE OF ANGELS
Da Rockerilla, Febbraio 1995
E' la rabbia degli angeli a porre fine all'esperienza Christian Death, ed in modo anche piuttosto anomalo: esclusi Gitane Demone, Valor e David Glass, sono Rozz Williams ed Eva O a ritornare per porre (forse) la parola FINE alle antiche sinergie dell'oscuro.The Rage of Angels deve forse di pi� alle realt� parallele di Eva e Rozz, vedi Shadow Project, che non ai tempi colti ed intimisti di Ashes, non a caso la coppia terribile � affiancata da Paris (Shadow Project) e dalla sezione ritmica dei Cradle of Thorns, Scat Elis e Kris Kohls (di cui ricordiamo l'album feed us per la Triple X, cfr.Rockerilla n�164).Come le note della Cleopatra annunciano, The Rage of Angels � il nuovo album in studio, ma anche la pietra tombale, anomala ed ormai assolutamente non ortodossa, di un percorso ultradecennale, scolpito a lettere sanguinanti e desolate, da Theatre of Pain a Catastrophe Ballet, ancora ad Ashes, per citare alcuni dei punti fondamentali.L'aria che si respira nella nuova creazione e' quella che sia stato concesso a Rozz di usare per l'ultima volta il glorioso nome per un progetto che, come gli ultimi tempi hanno dimostrato, ha ben poco a che vedere con il passato.Ma tant'�: ecco il testamento apocrifo della Morte Cristiana.Trust, la professione di fede nel paradiso demoniaco delle menti malate, lasciata a voci accavallate ed a stridenti suoni di fondo;   Lost Minds e Sex, scritte da Eva O.,i brani pi� tradizionalmente dark, impetuosi e disperati, un salto all'indietro di qualche lustro; Rozz Williams � sempre pi�  recitante, declamante nella follia di Still Born I, noise gothic dedicata a Jeffrey Dahmer; Bad Year � la dimostrazione di quanto la new wawe-dark abbia sempre profondamente attinto alla simbologia di Rozz;Torch Song, al grido di The World is Dead, brucia rapida cavalcando il destriero infernale di un rock guidato dalla chitarra di Wayne James; Procession oscilla pericolosamente tra scene di rinascita ed ineluttabilit� di visioni escatologiche, per mostrarci la via musicale che il mondo vede partire dai Joy Division ed arrivare ai Cure per la sunny side (ovviamente i nostri hanno sempre abitato la dark side del dark-gothic, insieme ai Death in June).La chiusura � un omaggio al mito androgino di David Bowie, con la cover di Panic in Detroit.I testi sono sempre il modo pi� terribilmente affascinante di sguazzare nel kitsch maleodorante che lambisce miti neo-romantici andati a male, ovvio decadentismo, simbolismo surreale, demonologia e capacit� di affresco degne di Bosch.Un grande colpo di coda.
Torna indietro
Hosted by www.Geocities.ws

1